“Lievito di fraternità”

“Lievito di fraternità” è il titolo di un sussidio della CEI (Conferenza Episcopale Italiana) che a detta di Mon. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti, ha “l’intento di aiutare i presbiteri a inserirsi come evangelizzatori in questo tempo, attrezzati ad affrontarne le sfide e attenti a promuovere una pastorale di prossimità” (fonte: http://www.webdiocesi.chiesacattolica.it/cci_new/documenti_diocesi/55/2017-10/19-548/Presentazione%20di%20Lievito.pdf).

Io e don Peppino qualche settimana fa riceviamo l’invito di tenere il ritiro del clero di Campobasso dove c’è il famoso Vescovo Bregantini. Il vicario generale è un nostro vecchio Amico, antonio, ma non è per lui che siamo stati lì. Infatti don Adriano, giovane sacerdote della diocesi, aveva conosciuto questa estate don Eudo del centro sacerdotale e avevano trascorso insieme un pò di tempo, insieme ad altri sacerdoti. In vista della programmazione degli incontri di presbiterio, don Adriano ha consigliato al suo Vescovo di invitare don Eudo. Il Vescovo che accoglie sempre le buone intenzioni dei propri sacerdoti, si è fatto dare il numero ed ha chiamato al Centro Sacerdotale del Movimento dei Focolari a Grottaferrata, ma don Eudo impossibilitato, ha chiesto a don Paolo responsabile dei sacerdoti della zona napoletana, se qualcuno poteva andarci e così ha chiamato don Peppino, che ovviamente non potendo andare solo ha chiesto a me di accompagnarlo. Abbiamo trascorso una settimana in cui abbiamo letto il Sussidio, alcuni articoli che ne evidenziavano pregi e difetti e poi ci siamo divisi i compiti. Io avrei descritto sommariamente il documento, e presentato il primo capitolo e don Peppino avrebbe raccontato la sua esperienza di presbitero, pastore aiutato dalla Spiritualità dell’Unità..

Il giorno prima ci siamo visti per concretizzare il come degli interventi di ognuno. Ho fatto vedere le diapositive che avevo preparato, ho scelto anche due cant miei per dire anche in canzone e musica il concetto principale: Amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutti noi stessi… don Peppino ha letto i punti principali che avrebbe fatto risaltare dal suo raccontarsi. Si è deciso a che ora partire e ognuno alle sue incombenze.

Il giorno del ritiro, siamo partiti sotto una pioggia battente che non ci ha lasciato per tutto il giorno fino al ritorno. E così gli ottantasette chilometri sono stati caratterizzati da maggiore attenzione e concentrazione. Per strada abbiamo preso il nostro amico vicario generale, don Antonio e siamo arrivati a Matrice (CB), presso le suore dell’Amore Misericordioso, dove ero stato per i miei primissimi esercizi spirituali, appena entrato in seminario proprio con don Peppino che allora era rettore del seminario minore della diocesi di Nola, e poi ci sono ritornato al terzo anno di seminario maggiore sempre per gli esercizi spirituali. Ritornavici dopo ventotto anni, è stato un tuffo nel passato. La struttura è molto più funzionale, ma le suore sono invecchiate parecchio ed un solo sacerdote dell’Amore Misericordioso è in questo posto davvero molto, molto particolare.

Come faccio sempre sono andato nella sala dove ci sarebbe stato l’incontro ho controllato che tutto funzionasse dopo aver montato i miei strumenti e dopo abbiamo atteso i sacerdoti e il Vescovo. Siamo andati in cappella dove siamo stati in adorazione e recitato l’ora media. In sala il Vescovo ha presentato il programma diocesano del mese di Novembre-Dicembre e poi ha dato a noi la parola.

Ho cominciato col mezionare il quarto capitolo del sussidio che comincia con una frase di Gesù: “Pietro mi ami tu più di costoro” ed ho detto che la questione della crisi dei sacerdoti si gioca probabilemnte tutta qui e di come proprio per paura di non riuscirvici ho scritto la canzone “Innamorami di te”. L’ho fatta ascoltare e vedere con un video e dopo ho cominciato a spiegare il documento e il primo capitolo: Costruttori di comunità. L’ultima diapositiva l’ho scritta in seguito alla comunione d’anima durante il viaggio con don Antonio e don Peppino. Ho spiegato che quello che mi sembrava mancasse al capitolo e all’intero documento, era proprio la chiave per realizzare la comunità, la comunione, l’Unità. Allora ho parlato di un altro lavoro che avevo fatto per la diocesi dove avevo lavorato e studiato la comunione, proprio per una “regola esortativa” per i presbiteri della mia diocesi, e ne ho descritto la sintesi. La comunione s’impara da Gesù Crocifisso dal quale si possono ricavare tre atteggiamenti che sono sintetizzabili in tre parole: Agape, Kenosi, Pericoresi. L’Amore che viene da Dio, lo Spirito Santo, che è gratuito e non pretende niente; Il dare la vita svuotandosi di sè. La reciprocità. Questi tre atteggiamenti hanno il pregio di far accadere la presenza di Dio fra noi e di farci vivere trinitariamente. Ho concluso dicendo che l’Amore o è trinitario o non è. Questi concetti li ho poi resi più chiari con un’altra canzone che si intitola “Desideri infiniti”. Il tutto in mezz’ora.

Qui si è innestato don Peppino che ha raccontato la sua esperienza sacerdotale, partendo dalla crisi del ’68, di come era diventato scomodo per la diocesi, perché con altri preti contestatori, mettevano a ferro e fuoco il vecchio sistema verticistico della curia. Ma l’incontro con l’Ideale, gli ha fatto capire che la vera rivoluzione è dentro e non fuori e così con l’aiuto di focoalrini laici molto motivate e incandescenti come erano tutti a quei tempi, si è risvegliato ad una nuova esperienza che poi è confluita nella nascita del primo focoalre sacerdotale nella zona di Napoli. Lui con don Raf, il nostro super sacedote cieco, ha cominciato l’avventura del primo focolare sacerdotale. Aderendo a questa vita altri sacerdoti, come Pasquale, Virgilio e Michele (ora defunto), a Torre Annunziata in zona Cattori, è nato il focolare sacerdotale della diocesi di Nola che ancora vive.

Rileggendo alcuni passi del Sussidio “Lievito di fraternità”, e confrontandoli con la sua esperienza ha fatto capire come quanto ora chiedono i Vescovi, è in sintonia con la Spiritualità dell’Unità, anzi il positivo è che noi abbiamo già tanti anni di esperienza e non c’è da guardare lontano per individuare “animatori” e “percorsi” per la formazione alla Comunione e all’Unità e far diventare la Chiesa “casa e scuola di comunione”.

Le conclusioni del Vescovo Mons. Bregantini e poi un pranzo semplice e veloce. Le suore in mezz’ora ci avevano già dato tutto….anche il caffè. Questo ci ha favorito un rientro più lesto e meno appesantiti.

All’andata avevamo chiesto un pò a tanti amici di pregare per noi e farci “unità” e così al ritorno abbiamo richiamato per ringraziare e informare che era andato tutto bene. Risentendo don Eudo abbiamo saputo che mentre parlavamo in sala, don Andrea e qualcun altro l’avevano già messaggiato ringraziandolo per aver mandato me e Peppino.

Siamo arrivati a Pomigliano che non pioveva, con un pò di stanchezza per il viaggio, ma col cuore pieno della gioia che solo Gesù in mezzo sa dare.

 

Metto qui a chiosa le due canzoni ascoltabili su Youtube

Innamorami di Te: https://youtu.be/oOlKwN-HlHc

Desideri infiniti: https://youtu.be/OM66p8GBj18

Il video di Peppino che ho registrato e mandato in diretta su Facebook

Ritiro spirituale ai sacerdoti della Diocesi di Cambobasso…

Pubblicato da Domenico Mimmo Iervolino su Martedì 14 novembre 2017

Così ha scritto a caldo don Peppino di questa bellissima esperienza.

Tornare a Matrice nella casa dell’amore misericordioso di madre Speranza insieme a don Mimmo è stato per me emozionante, era in passato una meta amata, vi andavo con i seminaristi da rettore dopo averla scoperta attraverso il carissimo ed indimenticabnile don Rosario.

Ci sono tornato martedí 14 novembbre, in na giornata piovosa che annunciava la neve.

Mai come in questa occasione ho potuto sperimentare la differenza tra il mondo dello spirito e quello metereologico, luce e tenebre.

Eravamo lí per presentare il 1 capitolo del sussidio  della CEI ” Lievito di fraternità” letto alla luce dell’esperienza della spiritualità del Movimento dei focolari.

L’ aspetto che emerge fortemente in modo diversificante  nella vita delle fraternità sacerdotale del movimento de focolari è la visione di comunione. La fraternità sacerdotale del movimento dei focolari è una delle esperienze di “casa e scuola” di comunione di cui parlava Giovanni Paol II nella ” Novo Millennio ineunte”.

Come immaginano il sacerdote, la parrocchia con i suoi organi di partecipazione, il rapporto con la società civile e con i nostri vescovi?

Come invece emrge dall’asperienza dei focolari sacerdotal?

La risposta che abbniamo potuto offrire è stata solo esperienziale e non sociologica o antropologica, una risposta che nasce dalla lunga esperienza di vita della fraternità.

Gesù Risorto è l’unica risposta teologica, pastorale, ecclesilogica e sociale.

Il focolare sacerdotale fa solo questo, è nato per questo e non cerca altro, vuole essere il laboratorio vivo dove si produce la presenza di Gesù.

Ma come?

Il ritiro è stato concentrato su questo.

L’ amore, vita stessa di Dio, è la grande forza motrice della vita del focolare attraverso relezioni produttive, della parrocchia con la nuova  l’evangelizzazione di una Chiesa in uscita, della vita, di relazioni presbiterali e di rapporti con il mondo sociale.

Tutto nasce dall’amore e non da analisi , studi e programmi, anche se tutto questo non viene ignorato.

I volti dei sacerdoti che ci ascoltavano erano belli nei giovani, nobili negli anziani di frontrte ai quali veniva da inginocchiarsi per la loro dedizione e la fedeltà alla loro vocazione di pastori.

Ma qualcuno cercava altro e la nostra esperienza era una risposta per questo ci ringraziavano. Un sacerdote novantenne diceva: “grazie, vi ammiro ” ed il Vescovo: ” è andata benissimo voi non potete immaginare quello che è stato, avete dato idee per una metodolgia, idee per una nuova pastorale”.

Qual è il nuovo? La visione di comunione e di relazioni che offre la spiritualità del Focolare in opposizione ad una visione individualistica proposta dalla vita dei seminari e dei presbitèri diocesani.

Non è passata ancora nella prassi la vita di comunione nella pastorale e nell’organizzazione delle strutture delle diocesi ed ecclesistiche in genere.

Soprattutto nella vita sacerdotale mancano esperienze di comunione, i preti vivono da soli o inseriti nelle propri famiglie.

Emerge la precarietà dellla loro vita privata.

Il modello comunitario attira, lo si ammira ma è troppo alto ed esigente, esso stana le persone ed esige svuotamento e servizio, mettersi in discussione e perdere le sicurezza.

Certo è più comodo restare da soli, godersi il calduccio del proprio mondo e delle proprie abitudini.

Ci si rende conto che c’è tanta strada da fare per la Chiesa per assumere lo stile mariano della comunione e delle relazioni, dell’essere più che del fare.

Sono passati piú di 50 anni dalla chiusura del Concilio ma la meta di una Chiesa comunionale è tanto lntano sia nel  clero che tra i laici.

Lasciamo il molise sotto una pioggerellina lenta che fa intravedere la neve, ci portiamo il sorriso e la generosità di P. Giancarlo vescovo dal sorriso mesto forse gravato dal fardello ecclesiale, ma dal desiderio dei sacerdoti fratelli di sperimentare questo cammino di comunione ed anche dal desiderio di alcuni di conoscere meglio la nostra vita.

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Updated: 16 Novembre 2017 — 22:45

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