Cantieri di carità aperti: chi può aiuti.

Luigi, Marco, Rosa e Alessandro… volti di Gesù da amare concretamente

1. Luigi sei mesi di cucciolo d’uomo.

Sabato sera, dopo la messa siamo andati in questa famiglia della parrocchia che don Peppino conosce e già sta aiutando. Quando tocchi la povertà da vicino torni a casa con un dolore e una tristezza nel cuore e vorresti fare chissà cosa per alleviare un pò quelle difficoltà, che poi sono Croci ed anche pesanti. In questa famiglia vivono 5 persone adulte e 1 neonato di 4 mesi Luigi, Il papà di Luigi ha perso il lavoro, in casa c’è anche un rgiovane di 25 anni cerebroleso, zio di Luigi, fratello del padre. Il bambino, Luigi, dovrà subire un intervento, nel mese di maggio è già stato fissato il day hospital al Santobono. Anche se ancora piccolo è stato già svezzato quindi ha bisogno non solo di latte ma anche di omogeneizzati di vari gusti, pastina, etc etc.

In tutto questo poi, sabato sera ci hanno detto che una loro zia è stata sfrattata… quindi hanno deciso di accogliere in casa tutta la famiglia composta da 5 persone. È stata una grande lezione per noi. Rendersi conto che nonostante le situazioni di per se così gravi, hanno deciso anche di accogliere la zia.. non potevano lasciarla per strada. Allora mi sono chiesta io che avrei fatto al loro posto?… Non lo so… ma sicuramente loro hanno amato il prossimo come se stessi… Ci siamo subito attivati inviando messaggi nei vari gruppi e come sempre la provvidenza è arrivata…

“Chiedete e vi sarà dato in misura pigiata traboccante vi sarà versata nel grembo”. È così è stato subito sono arrivati Latte, omogeneizzati, pannolini, pastina ed altro anche offerte in soldi, abbiamo raccolto 230,00 euro, Che spenderemo Per le esigenze più impellenti per Luigi e non solo, dopo l’intervento avrà bisogno di un cuscino particolare, e sicuramente noi provvederemo a comprarlo. Io personalmente passoda loro un paio di volte a settimana, portando ciò che arriva di provvidenza. Ancora non sono riuscita a incontrare il ragazzo diversamente abile, anche perché spesso dorme. Speriamo e preghiamo per il piccolo che deve subire l’intervento e per il
papà che trovi un lavoro. Noi in questa situazione siamo come il Cireneo che aiuta Gesù a portare la Croce.
Grazie 😊

Referente: Maria De Cicco della Rettoria del Carmine 0818841219
————————-

2. Marco è un volto.
         Marco è una storia.
              Marco è una persona.

Un volto normale di un uomo sopra la cinquantina, almeno credo, un volto vissuto di una persona proprio come noi, con la sua storia.
Il suo numero di cellulare è registrato nel mio telefono come Marco Macchina.
Ora so come si chiama di cognome, ma l’ho lasciato così.
Marco Macchina.
Ma Marco non è il mio meccanico e nemmeno il mio autista.
Lui è un nuovo amico, con qualche problemino.
Ma Marco, in realtà, è anche un dono per la nostra comunità, come sapientemente ci ha detto il nostro Don Peppino.
Un dono del Signore.
Per metterci alla prova.
Per darci una grande opportunità.
Per darci gioia.
La gioia di aiutare il prossimo in difficoltà, proprio come faceva Gesù.
Marco macchina.
Lo abbiamo conosciuto alle due di notte di una giornata a dir poco particolare.
Da Avellino a Pomigliano in piena notte col cambio rotto. Siamo arrivati, per un vero miracolo, sani e salvi sotto casa.
E poi la macchina si è totalmente spenta.
Morta.
Fosse successo sull’autostrada avremmo rischiato di fare la stessa fine dell’auto.
La macchina in panne in mezzo alla strada ed io e Paola a cercare di spostarla, senza ovviamente riuscirci.
All’improvviso è apparso Marco e ci ha dato una mano. In modo spontaneo, in modo gratuito.
Come in un sogno.
Poi sarebbe andato via.
Ma la Misericordia divina la pensava diversamente.
Non poteva andare via.
Marco aveva dei cartoni in una mano ed una bici nell’altra.
E dall’aspetto sembrava una persona “normale” e parlava come una persona “normale”…

Ma che ci fai a quest’ora per strada?
Come ti chiami?
Marco.
Perché non sei a casa?
Fa freddo e sta pure piovendo.
Fra un po’ rinevica.
Vai a casa Marco.
Ma Marco la casa non ce l’ha più.
Non può tornarci.
Non ho nemmeno più il lavoro.
Ho solo una bici e dei cartoni.
Ma che dici, Marco.
Ma non è possibile.
Torna a casa. E Dove vai ora?
C’è una panchina vicino al Municipio, in piena movida pomiglianese, mi metto la’, dormo un po’ e poi vado via.
I cartoni saranno la mia coperta.
Non vi preoccupate.
Tornate a casa.
Le vostre figlie vi aspettano.
Io mi arrangio.
Dal mese prossimo forse ritorno a lavorare.
Forse.
E tornerò a vivere.
Sennò…
Sennò non ha più neanche senso.
Non ha più senso vivere…
La dignità.
Andate a casa.
Eh no Marco.
Non puoi fare mica così.
Eh no Marco.
Questo sì che è un pugno in faccia.
Tu ha aiutato noi.
Tu hai bisogno, non noi.
Tu non sei diverso da noi.
Aspettami qua.
Guardo Paola, pensiamo la stessa cosa, vado a casa, prendo una coperta e torno alla panchina. Marco non c’è più.
Maledizione.
Non dovevo lasciarlo.
Non so manco come si chiama di cognome, non ho il suo telefono, ammesso che ce l’abbia un telefono.
Ora come lo trovo?
Dove sarà mai?
Comincia a nevicare. Nu fridd ‘e pazz.
Sta nevicando.
Sulla panchina un cumulo di cartoni.
Aspe’…
Ma i cartoni si muovono…
Mi si stringe il cuore per la pena, ma mi si riaccende la speranza.
Ma come si può dormire su una panchina a Pomigliano, a pochi passi da casa mia, nel duemiladiciotto?
Altro che sogno.
Ma che è un incubo?
Marco…
Per favore…
Prendi la coperta.
Però…
Per favore…
Non puoi restare qua.
Vai in macchina non puoi restare qui, fa troppo freddo…fallo per me.
Facciamo così l’auto è aperta così le fai la guardia. Così nessuno la ruba.
Marco è una persona modesta e molto umile. Anche un po’ cocciuta in verità. Non era facile ma ha accettato.
Faceva davvero freddo.
Alle sette dell’indomani Marco era lì e ci aspettava. E c’era pure ancora l’auto per fortuna.
E dal giorno dopo ha accettato il nostro aiuto. È stato un paio di settimane alla Caritas di San Giuseppe Vesuviano.
Da questo lunedì sta lavorando in una azienda del Consorzio il Sole. In prova.
Alloggia presso una saletta della parrocchia che Don Peppino ha messo a disposizione.
Grazie alla provvidenza e a dei cari amici abbiamo trovato una rete ed un materasso.
Non è il Grand Hotel Santa Lucia, ma va bene così al momento. Stiamo cercando una casa e presto la troveremo. Lui pensa ad andare a lavorare ed a fare il suo. In tanti si stanno prodigando per dargli una mano, fosse solo per fargli avere un pasto caldo la sera o fargli fare una doccia.
Marco è un dono, ha ragione il Don.
È un dono del Signore.
Possiamo crescere con lui come comunità.
Facciamo comunità intorno a questo volto.
Facciamo comunità intorno a questa persona.
Facciamo comunità intorno a questa storia.
Perché possiamo far nascere qualcosa di importante.
E magari dare corpo ad un sogno di un gran prete, un po’ visionario.
Perché possiamo far sì che i Marco da aiutare siano sempre più.
INSIEME possiamo farlo.
Come comunità.
I poveri non sono entità astratte.
Sono volti.
Sono storie.
Sono persone.
Proprio come Marco.
E la città invisibile, ahinoi, esiste.
È sotto i nostri occhi. E se non la vediamo è solo perché siamo miopi. Ciechi.
Noi possiamo avere un privilegio.
Il privilegio di donare e donarsi agli altri. Gratuitamente.
Come ha fatto Marco con noi per primo.
Il Centuplo.
Poi indietro ti torna il centuplo.

Referenti: Paola e Felice della Rettoria Carmine 0818841219
———————

3. Doposcuola a bambini in difficoltà

Diversi mesi fa, spinti da una richiesta fatta ad alcuni di noi da don Peppino, è partito un nuovo progetto a favore dei ragazzi della nostra parrocchia che vivono situazioni di disagio economico e/o familiare. Un progetto che prevede il coinvolgimento degli stessi, in attività ludiche e creative, allo scopo di offrire loro un’alternativa alla strada. Il don ha sempre sentito forte la necessità di aiutare questi ragazzi e difatti è già da tempo che ha messo a loro disposizione il servizio del ‘doposcuola gratuito’ , portato avanti da volontari che ogni giorno assicurano il loro supporto nello svolgimento dei compiti assegnati dalla scuola. A questo, il don ha voluto affiancare un progetto che li vede coinvolti in un ‘tempo libero organizzato’. In particolare, in seguito all’episodio delle baby gang (che ha visto protagonisti dei ragazzi proprio del nostro territorio) don Peppino ha sentito in maniera ancora più forte la necessità di offrire ‘un canale di prevenzione’ affinché altri ragazzi non si imbattano in episodi come quelli che hanno riempito la cronaca nei mesi scorsi.
Lo sport, l’arte, il gioco, sono da sempre un trampolino di crescita e di sviluppo che possono aiutare i ragazzi a valorizzare le loro propensioni e i loro talenti. Don Bosco ci ricorda che ‘in ogni giovane anche il più disgraziato, esiste un punto accessibile al bene’ ed è a quel bene che stiamo puntando per individuarlo e farlo crescere. A questi ragazzi vogliamo donare la speranza che quella che conoscono non è l’unica strada percorribile e vogliamo provare ad offrire loro modelli differenti rispetto a quelli a cui sono abituati.

Come ci siamo mossi… Dunque… abbiamo iniziato prima un po’ a farci conoscere, per poi proporgli qualche attività da fare insieme. In un primo momento siamo partiti col corso di chitarra che però non ha avuto seguito in quanto i ragazzi non hanno mostrato un reale interesse. Ci siamo allora seduti con loro per capire cosa desiderassero fare durante il tempo insieme e ‘rovistando’ tra i loro interessi abbiamo individuato la passione per il ballo, la voglia di giocare e la passione per il calcio. Per cui al momento, il mercoledì fanno balli di gruppo sotto la guida di una delle ragazze che avendo preso lezioni in passato, insegna alle sue amiche quello che sa e si divertono insieme. Il giovedì invece facciamo giochi di gruppo che a noi servono anche ad individuare le loro abilità al fine di valorizzarle e farle crescere… E poi stiamo cercando di organizzare un torneo di calcetto.

Nel frattempo stiamo ristrutturando il centro ‘Amalia Sgammato’, generosamente messo a nostra disposizione da don Peppino, che presto vogliamo diventi una vera e propria ludoteca all’interno della quale i ragazzi troveranno biliardino, tavolo da ping-pong, giochi da tavolo, video per il cineforum (che vogliamo organizzare più avanti) ed altro materiale che ci aiuterà a svolgere attività ricreative di vario tipo. Abbiamo in mente anche il bricolage ed altre attività, che speriamo incontreranno l’interesse dei ragazzi. Vorremmo sulla scia dell’esempio di don Bosco e di San Filippo Neri dare un riferimento al gruppo e piano piano offrirgli oltre all’intrattenimento ludico, la possibilità di affacciarsi alla spiritualità. Tra gli obiettivi infatti prevediamo la formazione e momenti di preghiera. Questo chiaramente in una seconda fase. Il nostro desiderio in sintesi, è quello di arrivare pian piano a garantire loro un posto che possa rappresentare ‘un’isola felice’, un punto di riferimento e soprattutto un luogo dal quale attingere possibilità differenti rispetto a quello che la vita gli ha proposto fino ad ora.

 

Referenti: Elisabetta  e Felice  0818841629

—————

4. La piccola Rosa

Don Peppino ha affidato a Carmela e me (Paola) la piccola Rosa nata a dicembre e chiaramente anche la sua famiglia. La piccola ha altri 3 fratelli, il più grande Vincenzo farà la Prima Comunione prossimamente. Il papà lavora saltuariamente come manovale mentre la mamma è casalinga. Fin’ora è andata a fargli visita solo Carmela con don Peppino. La bambina necessita per il momento solo di latte in polvere e pannolini.

Inoltre sono la mamma di Mariachiara che farà la prima comunione il 20 maggio. Don Peppino all’incontro con i genitori del gruppo ci ha espresso il desiderio di avviare un progetto di adozione delle famiglie, per cui abbiamo deciso per ora di destinare tutti i soldi raccolti per i poveri a questa famiglia. Spero che il progetto possa essere portato avanti e possa essere un modo anche per tenere unito il gruppo

Referenti: Paola e Carmela di San Felice 0818841629
————

5. Dal Perù in cerca di VITA vivibile

Lima (Perù) uno dei Paesi in cui si può osservare il contrasto stridente tra l’apparenza e la realtà, tra i ricchi che vivono in grattacieli lussuosi e i poveri che popolano le periferie, senza avere neppure il necessario. Quasi ventimila persone vivono senza energia elettrica e acqua potabile e occupano una parte della città in ‘abitazioni’ (se così si possono definire) messe su, con stuoie di paglia, legno e lamiere. Vere e proprie ‘baraccopoli’, in cui manca tutto! L’acqua viene fornita (a pagamento) tramite camion cisterna che periodicamente riempiono i recipienti di plastica collocati fuori alle baracche. Possiamo solo immaginare a quale rischio di infezioni siano esposti, in particolare i più piccoli a causa di queste scarse condizioni igieniche. Per quanto concerne il lavoro, chi riesce si districa in occupazioni occasionali e spesso si tratta di vendita ambulante. Solo una piccola minoranza ha opportunità di impiego in fabbriche.
Queste sono in linee generali le condizioni in cui vessano gli abitanti indigenti di Lima e che spesso li conducono ad immigrare in cerca di condizioni di vita migliori. Purtroppo come per tutti coloro che sono costretti ad abbandonare le proprie radici, la propria cultura, gli affetti non è semplice e anzi spesso il ‘lasciare tutto’ non significa automaticamente che le condizioni diventino favorevoli. Spesso ci si trova impelagati in una nuova povertà, come quella che vive la famiglia che ha chiesto aiuto alla nostra parrocchia. Loro hanno certamente di più rispetto a quanto potrebbero avere nel loro Paese d’origine ma è pochissimo, perché si possa affermare che la loro sia una condizione di vita dignitosa. Vivono per ora in una stanza. Lui lavora come badante 24 ore su 24, per uno stipendio misero, mentre lei si occupa dei tre figli che hanno bisogno praticamente di tutto. Il più piccolo ha appena un mese e necessita di latte e pannolini, come di tutto il resto. Quella che ci viene proposta è la possibilità di aiutarli, perché attraverso loro (come attraverso tutti gli indigenti), abbiamo la possibilità di vivere concretamente la richiesta del Vangelo, ovvero quella di amare gli ultimi, gli indifesi, tutti coloro che sono ai margini della società. Gesù li erge a ‘privilegiati’, perché attraverso loro abbiamo l’occasione di amare nella concretezza. Attraverso loro possiamo farci fratelli. Attraverso loro possiamo farci ‘prossimo’ e far crescere una comunità basata sull’amore reciproco. Come ci ricordava il Papa nella visita fatta nei luoghi di don Tonino Bello, siamo invitati ad essere chiesa ‘contempl-attiva’, che vive la preghiera e la devozione in stretta comunione col servizio… Una chiesa non in attesa di ricevere, ma di prestare ‘pronto soccorso’. Pronta a sfuggire agli ‘immobilismi’ e alle ‘giustificazioni’, alla ‘tiepidezza’ e ai ‘forse’ che ci impediscono di essere cristiani autentici, pronti a ‘correre il rischio’, pronti ad andare verso gli altri… a spalancare le porte della propria famiglia, a quella più grande, costituita dai nostri fratelli in Cristo, che hanno bisogno di tutti noi!!!

 

Referente: diacono Luigi e Elisabetta a San Felice 0818841629

Print Friendly, PDF & Email
Updated: 12 maggio 2018 — 10:32

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

chiesa di san felice in pincis © 2018