Passa La Parola

Passa Parola

10/05/2018

Accogliere tutti con gioia

Buon Giovedì

«Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia»

Gv 16, 20

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MESE di MAGGIO

dedicato a

MARIA SANTISSIMA

https://www.preghiereperlafamiglia.it/MAGGIO.htm

Per ogni giorno del mese di Maggio abbiamo riportato

una meditazione, un esempio, un fioretto e una giaculatoria

tratti dal libretto del Salesiano Don Giuseppe Tomaselli

“Maria Regina e Madre di Misericordia”

(per scaricare tutto il libretto clicca QUI)

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Rosario meditato del mercoledì

Pubblicato da Associazione Nazionale Papaboys su Mercoledì 9 maggio 2018

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Giovedì 10 Maggio 2018

Giovedì della VI settimana di Pasqua

Santo(i) del giorno : S. Damiano De Veuster, sacerdote SS.CC. (1840-1889),  S. Juan (Giovanni) d’Ávila, Dottore della Chiesa (1499-1569)

 

Meditazione del giorno : San Giovanni Paolo II
“Vado al Padre”

 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 16,16-20.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Ancora un poco e non mi vedrete; un po’ ancora e mi vedrete».
Dissero allora alcuni dei suoi discepoli tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: Ancora un poco e non mi vedrete, e un po’ ancora e mi vedrete, e questo: Perché vado al Padre?».
Dicevano perciò: «Che cos’è mai questo “un poco” di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire».
Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «Andate indagando tra voi perché ho detto: Ancora un poco e non mi vedrete e un po’ ancora e mi vedrete?
In verità, in verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia.»

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/09/09600.pdf Gv 15-18

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Passa parola

Buona giornata

“Maria si fa icona dell’amore fraterno per coloro che, per tradurre in pratica la scelta di Dio, si impegnano ad amare ogni prossimo condividendo con lui gioie e dolori. Nell’incontro con il fratello amato essi scoprono quel filo d’oro che intesse tutta la loro esistenza. Scoprono che l’amore è luce che fa cogliere il senso di ogni avvenimento passato ed è luce che illumina il futuro” (fonte: https://paroledivita.myblog.it/2010/05/14/sulle-tracce-di-maria-nella-via-dell-amore-chiara-lubich-e-m/)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo di Pasqua
1) Preghiera
O Dio, nostro Padre,
che ci hai reso partecipi dei doni della salvezza,
fa’ che professiamo con la fede
e testimoniamo con le opere
la gioia della risurrezione.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

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Giovedì 10 maggio 2018 – VI SETTIMANA DI PASQUA

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.»
Gv 16, 20
 

Come vivere questa Parola?

Gesù parla di emozioni. Quelle di cui a volte ci vergogniamo, mettiamo in secondo piano, reprimiamo oppure lasciamo agire sfrenatamente, pur non riconoscendole. La gioia e la tristezza.  Sembra che ci voglia dire che esse non possono dipendere dalle circostanze esterne, dall’approvazione che riceviamo dagli altri, dai risultati che il nostro agire raggiunge. Sembra che la radice di queste debba risiedere altrove. I discorsi di addio di san Giovanni preludono la mancanza di Gesù, preparano gli apostoli a stare senza di lui. Ma valgono anche per noi che Gesù non lo abbiamo mai visto. Essere felici, perché? Da dove nascono tristezza e gioia? Maturare nella vita potrebbe implicare divenire più sensibili a cosa dia la vera gioia e potrebbe rendere meno volubili nella ricerca di questa.  Meno preoccupati di vincolare questa a risultati o benefici, ma radicarla nella vitalità della resurrezione, dell’esperienza vitale di Gesù che fa nuove tutte le cose. Il discorso delle beatitudini sintetizza un cammino concreto verso la gioia, che passa attraverso la fame di giustizia, la mitezza, la pace, il distacco. Un cammino di gioia che è immediatamente cammino di santità.

Signore, aiutaci ad essere felici. Beati. Santi.

 

La voce di Papa Francesco (Gaudete et exultate)

“Lascia che la grazia del tuo Battesimo fruttifichi in un cammino di santità. Lascia che tutto sia aperto a Dio e a tal fine scegli Lui, scegli Dio sempre di nuovo. Non ti scoraggiare, perché hai la forza dello Spirito Santo affinché sia possibile, e la santità, in fondo, è il frutto dello Spirito Santo nella tua vita” (cfr Gal 5,22-23).

 

Commento di Sr Silvia Biglietti FMA

silviabiglietti@libero.it

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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La Parola.it

UN DIO SORDOMUTO?

«Abbiate pietà di me, ascoltatemi, Signore! Abbiate pietà di quelli che si amano e sono stati separati!» – «Mi avete chiamato?» – «Aiutatemi, ho bisogno d’aiuto, abbiate pietà e vogliate aiutarmi!» – «No!».

Albert Camus

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La riflessione di oggi

Per comprendere questo dialogo, è necessario narrare la trama del dramma Il malinteso (1944) di Albert Camus, scrittore ateo ma con una sua originale domanda di Dio e su Dio. In una locanda remota e isolata la padrona uccide talvolta i viandanti che ospita per rubare i loro beni. Un giorno giunge un suo figlio fuggito di casa molti anni prima e ora sposo di Maria. Nella notte la madre, che non l’ha riconosciuto, lo uccide per rapinare i suoi averi. All’alba, la moglie Maria scopre il delitto e lancia disperata il suo grido a Dio e agli altri. Nel dialogo da noi citato le sue parole sono raccolte da un vecchio servo sordomuto che rompe il silenzio e risponde con un gelido monosillabo finale: «No!». E qui cala il sipario.

È evidente che egli incarni il Dio muto e indifferente al dolore dell’umanità, chiuso nel suo silenzio. Si delinea, così, un’esperienza tragica, vissuta anche da molti credenti quando scivolano nel gorgo della desolazione: «Dalla città si alza il gemito dei moribondi e la gola dei feriti grida aiuto: Dio non presta attenzione alle loro preghiere» esclama sconfortato Giobbe (24,12). È l’amarezza condivisa anche dal morente Gesù, che così si rivela nostro fratello nel dolore: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Ed è proprio qui la risposta di Dio che non replica da un cielo dorato come il vegliardo sordomuto, ma che scende nel Figlio a bere il calice aspro e avvelenato della sofferenza e della morte per infondervi l’antidoto della sua divinità, della vita, della luce, perché sorga l’alba della sua e nostra Pasqua.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5, 22).

L’apostolo Paolo scrive ai cristiani della regione della Galazia, che avevano accolto da lui l’annuncio del Vangelo, ma ai quali ora rimprovera di non aver compreso il significato della libertà cristiana. Per il popolo di Israele la libertà è stata un dono di Dio: Egli lo ha strappato alla schiavitù in Egitto, lo ha condotto verso una nuova terra ed ha stipulato con lui un patto di reciproca fedeltà. Allo stesso modo, Paolo afferma con forza che la libertà cristiana è un dono di Gesù. Egli, infatti, ci dona la possibilità di diventare in Lui e come Lui figli di Dio, che è Amore. Anche noi, imitando il Padre come Gesù ci ha insegnato1 e mostrato2 con la sua vita, possiamo imparare lo stesso atteggiamento di misericordia verso tutti, mettendoci al servizio degli altri. Per Paolo, questo apparente non-senso della “libertà di servire” è possibile per il dono dello Spirito, che Gesù ha fatto all’umanità con la sua morte in croce. È lo Spirito infatti che ci dà la forza di uscire dalla prigione del nostro egoismo – con il suo carico di divisioni, ingiustizie, tradimenti, violenza – e ci guida verso la vera libertà.

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Updated: 11 maggio 2018 — 23:35

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