Passa La Parola

Passa Parola

13/05/2018

Prenderci cura gli uni degli altri

Buona Domenica

«Andate in tutto il mondo e proclamate

il Vangelo a ogni creatura»

Mc 16, 15

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MESE di MAGGIO

dedicato a

MARIA SANTISSIMA

https://www.preghiereperlafamiglia.it/MAGGIO.htm

Per ogni giorno del mese di Maggio abbiamo riportato

una meditazione, un esempio, un fioretto e una giaculatoria

tratti dal libretto del Salesiano Don Giuseppe Tomaselli

“Maria Regina e Madre di Misericordia”

(per scaricare tutto il libretto clicca QUI)

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Domenica 13 Maggio 2018

Ascensione del Signore, solennità

Santo(i) del giorno : S. Giuliana di Norwick, mistica inglese (1342-1430),  S. Gemma, vergine e reclusa in Abruzzo (ca. 1375-1426)

 

Meditazione del giorno : Beato Guerrico d’Igny
“La vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio” (Col 3,3)

 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 16,15-20.

In quel tempo Gesù apparve agli Undici e disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.»
Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato.
E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove,
prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano.

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/10/10638.pdf Ascensione di Gesù

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Passa parola

Buona giornata

“La vocazione del custodire, però, non riguarda solamente noi cristiani, ha una dimensione che precede e che è semplicemente umana, riguarda tutti. E’ il custodire l’intero creato, la bellezza del creato, come ci viene detto nel Libro della Genesi e come ci ha mostrato san Francesco d’Assisi: è l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo. E’ il custodire la gente, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore. E’ l’aver cura l’uno dell’altro […]. In fondo, tutto è affidato alla custodia dell’uomo, ed è una responsabilità che ci riguarda tutti. Siate custodi dei doni di Dio!” (fonte: http://www.focolare.org/news/2013/03/19/papa-francesco-siamo-custodi-gli-uni-degli-altri/)

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Lectio Divina Carmelitana:

“Andate in tutto mondo portando la Buona Novella!”
Egli è vivo in mezzo a noi!
Marco 16,15-20

1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’ hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.
Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

http://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-domenica-dellascensione-b

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Domenica 13 maggio 2018 – ASCENSIONE DEL SIGNORE – Anne B
Solennità

 

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

 «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».
At 1, 11
«Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di    Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano».              
 
Mc 16, 20
Come vivere questa Parola?

Celebriamo in questa domenica la solennità dell’Ascensione di Gesù al cielo, nella quale il mistero pasquale del Cristo, il suo esodo da questo mondo al Padre, è letto in un’ottica particolare, che non è facile decifrare in modo adeguato. Con la morte e la sepoltura di Gesù è avvenuta una separazione tra Lui e i suoi discepoli, e la Risurrezione non ripristina la situazione pre-pasquale, quella cioè di un’esistenza vissuta insieme a Lui visibilmente, ma dà origine a un modo ‘altro’, con cui Gesù, Risorto e Vivente, si rende presente ora alla sua Chiesa.

I Vangeli hanno espresso tutto questo mediante l’immagine dell’Ascensione di Gesù al cielo. Presso quasi tutti popoli il cielo sta ad indicare l’abitazione della divinità e anche la Bibbia usa questo linguaggio spaziale. Con l’avvento però dell’era scientifica, tutto questo linguaggio religioso ‘celeste’ oggi è entrato in crisi. Il cielo è per gli uomini del nostro tempo lo spazio in cui si muove il nostro pianeta e l’intero sistema solare, e nulla più. Anche noi cristiani siamo d’accordo nel dire che il ‘cielo’, come luogo della dimora di Dio, è più uno ‘stato’ che un ‘luogo’. Quando si usa questo termine, non ha più senso dire sopra o sotto, alto o basso, perché ci mancano le categorie adatte per poterci esprimere adeguatamente.

Alla luce di quanto abbiamo detto, proclamare che Gesù “è asceso al cielo” significa dire che Egli, anche come Uomo, è entrato nel mondo di Dio: «siede alla destra del Padre». Insomma, il nostro vero cielo è il Cristo Risorto col quale noi andremo a ricongiungerci dopo la nostra morte.

Le parole dell’angelo, citate sopra nel primo testo, contengono un velato rimprovero ai discepoli: non bisogna stare a guardare in cielo e speculare sull’aldilà, ma piuttosto vivere in attesa del ritorno di Gesù, proseguire la sua missione, portare il suo Vangelo fino ai confini del mondo. Egli è andato in cielo, ma senza lasciare la terra, è solo uscito dal nostro campo visivo terreno, ma rimane con noi. Del resto proprio Marco, al termine del Vangelo odierno, afferma che «il Signore agiva insieme con loro», e anche nel brano parallelo di Matteo, lo stesso Gesù ci assicura: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20).

 

La voce di una esegeta del nostro tempo

“I discepoli proclamano una santità che non è data dalla separazione, ma dal contagio … Il vangelo di oggi ci dice che la comunità credente muore quando si rinchiude in se stessa, perché la chiesa è nata dalla missione del Figlio, per la missione … Ogni chiusura nei propri confini culturali o etnici, nei propri privilegi… è una condanna a morte per asfissia. In questo continuo andare la comunità dei discepoli non comunica un passato che è sacro, ma un presente che è sacro, perché Cristo continua ad essere con noi” (Nicoletta Gatti).

 

Commento di Don Ferdinando Bergamelli SDB

f.bergamelli@tiscali.it

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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La Parola.it

MANI IN TASCA

Non dobbiamo aver paura di sporcarci le mani. A che servirà averle pulite, se le avremo tenute in tasca?

Lorenzo Milani

La riflessione di oggi

«È sepolto nel cimitero di Barbiana, sperduto e vuoto paese abitato dagli spiriti. Ma don Lorenzo parla ancora». Aveva ragione Enzo Biagi quando, anni fa, scriveva queste righe finali di un ritratto di don Lorenzo Milani (1923-67) che lui aveva conosciuto proprio lassù in quella sperduta pieve toscana in cui era stato relegato, ma da dove la sua voce risuonava forte e chiara anche attraverso i suoi scritti indimenticabili. Sue sono appunto le parole che oggi abbiamo proposto, nitide nel loro rigore, simili a un colpo di frusta benefico che cala sulle nostre sonnolenze religiose e sul torpore della nostra carità. Certo, se uno sceglie il quieto vivere come norma suprema del suo agire e si mette le mani in tasca, potrà forse dire di essere ineccepibile, pulito, incontaminato.

Ma a che serve questa purità rituale, se è solo una sorta di onorificenza legata a un’esistenza incolore ed egoistica? Sappiamo bene cosa pensasse Cristo di questi perbenisti, attenti «a filtrare il moscerino e a lasciarsi sfuggire il cammello» per ostentare il loro formalismo. Quel Cristo che ebbe fin da neonato la definizione di «segno di contraddizione», come lo chiamò il vecchio Simeone, non temeva di sporcare il suo mantello con la polvere delle strade e di stringere le mani a persone infettate dalla lebbra fisica e da quella morale. Dobbiamo, allora, avere più coraggio, come lo ebbero i profeti, le cui labbra ardevano del carbone infuocato che Dio aveva usato per renderli suoi messaggeri e la cui vita non temeva neppure di scendere nelle cisterne fangose del mondo o di intervenire negli areopaghi della storia.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5, 22).

L’apostolo Paolo scrive ai cristiani della regione della Galazia, che avevano accolto da lui l’annuncio del Vangelo, ma ai quali ora rimprovera di non aver compreso il significato della libertà cristiana. Per il popolo di Israele la libertà è stata un dono di Dio: Egli lo ha strappato alla schiavitù in Egitto, lo ha condotto verso una nuova terra ed ha stipulato con lui un patto di reciproca fedeltà. Allo stesso modo, Paolo afferma con forza che la libertà cristiana è un dono di Gesù. Egli, infatti, ci dona la possibilità di diventare in Lui e come Lui figli di Dio, che è Amore. Anche noi, imitando il Padre come Gesù ci ha insegnato1 e mostrato2 con la sua vita, possiamo imparare lo stesso atteggiamento di misericordia verso tutti, mettendoci al servizio degli altri. Per Paolo, questo apparente non-senso della “libertà di servire” è possibile per il dono dello Spirito, che Gesù ha fatto all’umanità con la sua morte in croce. È lo Spirito infatti che ci dà la forza di uscire dalla prigione del nostro egoismo – con il suo carico di divisioni, ingiustizie, tradimenti, violenza – e ci guida verso la vera libertà.

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Updated: 13 maggio 2018 — 23:07

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