Passa La Parola

Passa Parola

15/05/2018

Dire di Sì all’amore verso il prossimo

Buon Martedì

«Tu gli hai dato potere sopra ogni essere umano,

perché egli dia la vita eterna a tutti coloro

che gli hai dato»

Gv 17, 2

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MESE di MAGGIO

dedicato a

MARIA SANTISSIMA

https://www.preghiereperlafamiglia.it/MAGGIO.htm

Per ogni giorno del mese di Maggio abbiamo riportato

una meditazione, un esempio, un fioretto e una giaculatoria

tratti dal libretto del Salesiano Don Giuseppe Tomaselli

“Maria Regina e Madre di Misericordia”

(per scaricare tutto il libretto clicca QUI)

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Martedì 15 Maggio 2018

Martedì della VII settimana di Pasqua

Santo(i) del giorno : S. Isidoro, contadino (1070-1130),  B. Zofia Czeska-Maciejowska, fondatrice (1584-1650)

 

Meditazione del giorno : Sant’Agostino
«Padre, è giunta l’ora, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te»

 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 17,1-11a.

In quel tempo, Gesù, alzati gli occhi al cielo, disse:
«Padre, è giunta l’ora, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te.
Poiché tu gli hai dato potere sopra ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato.
Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo.
Io ti ho glorificato sopra la terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare.
E ora, Padre, glorificami davanti a te, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse.
Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me ed essi hanno osservato la tua parola.
Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te,
perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro; essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.
Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che mi hai dato, perché sono tuoi.
Tutte le cose mie sono tue e tutte le cose tue sono mie, e io sono glorificato in loro.
Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te».

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/09/09600.pdf Gv 15-18

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Passa parola

Buona giornata

“A questo Dio ha chiamato noi e chiama molti. Perché l’amore è tutto nel cristianesimo. Sant’Agostino, maestro di carità, ammonisce in maniera forte: “Se tutti si sapessero segnare con la croce, se rispondessero amen e cantassero l’alleluia; se tutti ricevessero il battesimo ed entrassero nelle chiese, se facessero costruire i muri delle basiliche, resta il fatto che soltanto la carità fa distinguere i figli di Dio… Quelli che hanno la carità sono nati da Dio, quelli che non l’hanno non sono nati da Dio. E’ questo il grande criterio di discernimento. Se tu avessi tutto, ma ti mancasse quest’unica cosa, a nulla gioverebbe ciò che hai; se non hai le altre cose, ma possiedi la carità, tu hai adempiuto la legge…”.” (Fonte: http://www.indaco-torino.net/gens/90_34_05.htm)

Ma i santi sono tutti d’accordo su ciò.

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo di Pasqua

1) Preghiera

Padre onnipotente e misericordioso,
fa’ che lo Spirito Santo
venga ad abitare in noi
e ci trasformi in tempio della sua gloria.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

http://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-giovanni-171-11a

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Martedì 15 maggio – VII SETTIMANA DI PASQUA
Festa liturgica di Santa Maria Domenica Mazzarello Cofondatrice  
Dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Ed ecco, dunque, costretto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme, senza sapere ciò che là mi accadrà. So soltanto che lo Spirito Santo, di città in città, mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni. Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al vangelo della grazia di Dio».
At 20, 22-24

 

Come vivere questa Parola?

Stiamo vivendo questa settima ed ultima settimana liturgica di Pasqua che ci porterà alla festa di Pentecoste. Perciò vorrei scegliere dei testi che ci aiutino a prepararci a questa solennità. Nella prima lettura di oggi troviamo uno scorcio rapido, ma assai illuminante, tratto dagli Atti degli Apostoli, sulla figura di S. Paolo, che riguarda proprio il tema che ci interessa da vicino: lo Spirito. L’Apostolo delle genti è in partenza per Gerusalemme, e in un clima di commozione e di affetto fraterno, egli rivolge il suo ultimo ed accorato addio agli anziani di Èfeso.

Egli afferma di essere costretto dallo Spirito, o meglio – con maggiore fedeltà al testo originale – incatenato (dedeménos) dallo Spirito. Paolo, dunque, sa di essere del tutto dipendente dallo Spirito Santo, come dominato da Lui irresistibilmente, tanto da lasciarsi guidare e condurre anche là dove egli non avrebbe mai voluto andare, là dove lo Spirito gli aveva fatto intendere che lo attendevano «catene e tribolazioni».

  1. Paolo si presenta come nostro modello sublime di docilità assoluta allo Spirito Santo, a costo anche di molte sofferenze e tribolazioni, che certo non sono mancate nella vita del grande Apostolo del «vangelo della grazia di Dio».

 

«Padre onnipotente e misericordioso, fa che lo Spirito Santo venga ad abitare in noi e ci trasformi in tempio della sua gloria (Dall’orazione–colletta del giorno).

 

Come esempio di preparazione ad accogliere lo Spirito Santo nella imminente Pentecoste, riporto qui sotto un testo stupendo, tratto dal diario spirituale del Venerabile Don Giuseppe Quadrio, un santo sacerdote salesiano, morto una cinquantina d’anni fa e del quale è in corso la causa di beatificazione.

 

La voce di Santa Maria Mazzarello

‘Coraggio a tutte, buone care sorelle, facciamo il bene finché‚ siamo in tempo. Non scoraggiatevi mai per qualunque difficoltà che possiate incontrare. Dite sempre: Gesù deve essere tutta la nostra forza! e con Gesù i pesi diventeranno leggeri, le fatiche soavi, le spine si convertiranno in dolcezze. Ma, attente neh, a vincere voi stesse, se no tutto diventa pesante, insoffribile e la malignità risorgerà come le pustole nel nostro cuore’.

L37 Alle suore della casa di Carmen de Patagones (Argentina)

Nizza [Monferrato], 4 maggio 1880

Commento di Don Ferdinando Bergamelli SDB

f.bergamelli@tiscali.it

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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La Parola.it

A DUE A DUE

Il dolore può bastare a se stesso, ma per apprezzare a fondo una gioia bisogna avere qualcuno con cui condividerla.

Mark Twain

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La riflessione di oggi

«Pasqua splendida, Pasqua del Signore, Pasqua! Con gioia abbracciamoci gli uni gli altri!» Secondo il calendario cristiano, questo è il periodo pasquale, segnato quindi dalla festosa allegria dello spirito, come si dice in questo stichirion, l’acclamazione cantata dai fedeli che si abbracciano, secondo il Canone pasquale di san Giovanni Damasceno dell’antica liturgia orientale. Si pensi che nel IX secolo questo e altri simili inviti erano intonati in greco pure a Roma, davanti al papa, nella liturgia pasquale. Noi, però, per la nostra riflessione ci siamo rivolti a un autore americano spesso ironico, che abbiamo già evocato. Si tratta di Mark Twain (1835-1910) e dal suo Seguendo l’Equatore scegliamo un’acuta annotazione sul dolore e sulla felicità.

Sì, è vero: la sofferenza tende a rinchiuderci a riccio, umiliati e scoraggiati, ed è per questo che bisogna andare in cerca della pecora smarrita, come dice Gesù, ossia rintracciare nelle strade della notte o nei bassifondi della città chi si rintana come un animale ferito. La gioia, invece, ci fa esplodere, è comunicativa, si irradia. Non si può godere da soli, ma si tende a partecipare agli altri la propria festa, come accade appunto al pastore che ha ritrovato la pecora perduta o alla donna che ha recuperato la moneta dispersa nella polvere. E per stare ancora alle parabole di Cristo, qui scatta nell’altra persona un meccanismo perverso, quello dell’invidia: il fratello maggiore non si rassegna a partecipare alla gioia di suo padre e dell’intera famiglia per il figlio perduto e ritornato a casa. La grettezza, la gelosia, l’egoismo di avere tutto per sé. È importante, allora, saper gioire con chi fa festa e non solo piangere con chi soffre. Infatti, «non verremo alla meta a uno a uno / ma a due a due» cantava il poeta francese Paul Eluard.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5, 22).

L’apostolo Paolo scrive ai cristiani della regione della Galazia, che avevano accolto da lui l’annuncio del Vangelo, ma ai quali ora rimprovera di non aver compreso il significato della libertà cristiana. Per il popolo di Israele la libertà è stata un dono di Dio: Egli lo ha strappato alla schiavitù in Egitto, lo ha condotto verso una nuova terra ed ha stipulato con lui un patto di reciproca fedeltà. Allo stesso modo, Paolo afferma con forza che la libertà cristiana è un dono di Gesù. Egli, infatti, ci dona la possibilità di diventare in Lui e come Lui figli di Dio, che è Amore. Anche noi, imitando il Padre come Gesù ci ha insegnato1 e mostrato2 con la sua vita, possiamo imparare lo stesso atteggiamento di misericordia verso tutti, mettendoci al servizio degli altri. Per Paolo, questo apparente non-senso della “libertà di servire” è possibile per il dono dello Spirito, che Gesù ha fatto all’umanità con la sua morte in croce. È lo Spirito infatti che ci dà la forza di uscire dalla prigione del nostro egoismo – con il suo carico di divisioni, ingiustizie, tradimenti, violenza – e ci guida verso la vera libertà.

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Updated: 15 maggio 2018 — 22:26

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