Passa La Parola

Passa Parola

16/05/2018

Essere costruttori di relazioni positive

Buon Mercoledì

«Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro

che mi hai dato, perché siano

una cosa sola, come noi»

Gv 17, 11

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MESE di MAGGIO

dedicato a

MARIA SANTISSIMA

https://www.preghiereperlafamiglia.it/MAGGIO.htm

Per ogni giorno del mese di Maggio abbiamo riportato

una meditazione, un esempio, un fioretto e una giaculatoria

tratti dal libretto del Salesiano Don Giuseppe Tomaselli

“Maria Regina e Madre di Misericordia”

(per scaricare tutto il libretto clicca QUI)

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Rosario del mercoledì

Ore 20.30 di mercoledì 16 Maggio 2018 in streaming dalle nostre pagine. Bisogna migliorarsi sempre, è questa la possibilità che richiama l'Ascensione. “Nella vita dello Spirito chi non va avanti va indietro e chi non cammina guadagnando cammina perdendo”. (S. Giovanni della Croce). Con l'aiuto di una bellissima omelia di papa Francesco, cercheremo di fare un altro passettino nella nostra vita spirituale. Pregate con noi e lasciate qui le vostre intenzioni.

Pubblicato da Associazione Nazionale Papaboys su mercoledì 16 maggio 2018

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Mercoledì 16 Maggio 2018

Mercoledì della VII settimana di Pasqua

Santo(i) del giorno : S. Luigi Orione, sacerdote e fondatore (1872-1940) ,  B. Vladimir Ghika, principe, sac. e martire (1873-1954)

 

Meditazione del giorno : San Cirillo d’Alessandria
“Perché siano una cosa sola, come noi”

 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 17,11b-19.

In quel tempo, Gesù, alzati gli occhi al cielo, così pregò:
«Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi.
Quand’ero con loro, io conservavo nel tuo nome coloro che mi hai dato e li ho custoditi; nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si adempisse la Scrittura.
Ma ora io vengo a te e dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia.
Io ho dato a loro la tua parola e il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno.
Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
Consacrali nella verità. La tua parola è verità.
Come tu mi hai mandato nel mondo, anch’io li ho mandati nel mondo;
per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità».

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/09/09600.pdf Gv 15-18

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Passa parola

Buona giornata

“Colui che ha ricomposto l’unità fra Dio e gli uomini e degli uomini fra di loro. E’ Gesù, che in croce grida: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?” (Mt 27,46; Mc 15,34). In quel dolore straziante di un Dio che si sente abbandonato da Dio, ogni dolore, ogni sofferenza, ogni disunità è racchiusa e assunta e… tramutata in amore.” (fonte: http://www.focolare.org/news/2005/02/13/costruire-veri-rapporti-di-fraternita/)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo di Pasqua

1) Preghiera

Padre misericordioso,
fa’ che la tua Chiesa,
riunita dallo Spirito Santo,
ti serva con piena dedizione
e formi in te un cuore solo e un’anima sola.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

http://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-giovanni-1711b-19

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Mercoledì 16 maggio 2018 – VII SETTIMANA DI PASQUA

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«In quei giorni, Paolo diceva agli anziani della Chiesa di Èfeso: “Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha costituiti come custodi per essere pastori della Chiesa di Dio, che si è acquistata con il sangue del proprio Figlio. Io so che dopo la mia partenza verranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge”».

At 20, 28-29

 

Come vivere questa Parola?

I due testi della liturgia odierna (Atti e Vangelo di Giovanni) sono molto belli e speculari. Si tratta di due «discorsi di addio», di due “testamenti”: di Paolo e di Gesù. Per brevità e per dare più spazio al tema dello Spirito, che ci interessa più da vicino nella preparazione alla festa di Pentecoste, mi limito a evidenziare solo il primo di essi.

Il contesto è il medesimo di quello già visto nella lectio di ieri: l’addio agli anziani di Èfeso. Ora S. Paolo lascia ad essi come ‘testamento spirituale’ il compito di “vegliare su loro stessi e su tutto il gregge” e ricorda loro il ruolo divino dei responsabili della Chiesa: essi, nel loro incarico, hanno origine dallo Spirito Santo, che li «ha costituiti come custodi per essere pastori della Chiesa di Dio». Pertanto egli affida ad essi la custodia della Chiesa che appartiene a Dio e allo Spirito Santo, e devono vigilare perché non entrino, dopo la sua morte, “lupi rapaci” a rovinare il gregge.

Nella preparazione alla Pentecoste che si avvicina, dobbiamo pregare in particolare per il nostro Papa Francesco, i vescovi e i sacerdoti di tutta la Chiesa, perché lo Spirito Santo, che li ha «costituiti come custodi per essere pastori della Chiesa di Dio», sappiano svolgere il loro ruolo con piena dedizione e responsabilità, nell’unità cordiale col Successore di Pietro e soprattutto con la testimonianza della santità della loro vita e non permettano ai lupi rapaci di entrare nella Chiesa a devastare il popolo santo di Dio e a seminare discordia e divisione.

«Padre misericordioso, fa’ che la tua Chiesa, riunita dallo Spirito Santo, ti serva con piena dedizione e formi in te un cuor solo e un’anima sola» (Dall’orazione-colletta del giorno).

 

La voce di un grande Patriarca della Chiesa orientale antica

«Come i corpi limpidi e diafani divengono splendenti quando un raggio luminoso li colpisce e diffondono a loro volta splendore, così le anime che portano in sé lo Spirito, illuminate da lui, diventano spirituali e diffondono la grazia sugli altri. Di qui derivano la conoscenza del futuro, l’intelligenza dei misteri, la comprensione delle cose occulte, la distribuzione dei carismi, la partecipazione alla vita celeste e ai cori degli angeli, la grazia senza fine, la dimora in Dio, la somiglianza con Dio e, infine, ciò che di più grande si può desiderare, la divinizzazione dell’anima» (Basilio Magno, Lo Spirito Santo 9, 23).

 

Commento di Don Ferdinando Bergamelli SDB

f.bergamelli@tiscali.it

 

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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La Parola.it

LA GIRAFFA E IL CONTADINO

C’era una volta, tanti anni fa, un contadino ignorante che per la prima volta in vita sua andò a visitare un giardino zoologico. A un certo punto arrivò al recinto dove si trovava la giraffa. Visibilmente stizzito, rimirò a lungo l’animale. Infine gli volse le spalle e s’allontanò, borbottando arrabbiato: Un animale così non esiste!

Amos Oz

La riflessione di oggi

È uno dei più noti e apprezzati scrittori israeliani, Amos Oz, a inserire nel suo libro In terra d’Israele questo buffo apologo tradizionale che ben esprime, sotto il velo della fiaba metaforica, un atteggiamento che non è certo appannaggio solo di qualche «contadino ignorante». Un po’ tutti, infatti, talvolta nella vita ci siamo fasciati la testa, come si suol dire, abbiamo chiuso gli occhi e tappato le orecchie per non ammettere una verità che non coincideva con le nostre ipotesi o supposizioni. Anzi, non di rado siamo stati pronti a rasentare il ridicolo pur di non sconfessare una nostra idea. E non è detto che alla fine l’evidenza trionfi, perché in molti casi una convinzione personale è talmente forte da accecare.

Ecco, allora, il tentativo patetico di contraffare o di respingere la realtà pur di salvaguardare la propria granitica certezza. Un maestro di retorica oratoria com’era il greco Demostene, che ben conosceva i meccanismi della persuasione, in una delle sue «orazioni» – la cosiddetta Terza Olintiaca per la precisione – osservava che «nulla è più facile dell’illudersi, perché quello che ogni uomo desidera, crede anche che sia vero». Rassegnarsi a riconoscere l’errore del proprio convincimento è un’impresa quasi eroica quando l’orgoglio e l’incrollabile sicurezza si sono radicati nella mente e nel cuore. «Una convinzione» ammoniva il critico russo dell’Ottocento Vissarion Belinskij «ci dev’essere cara perché è vera, non perché è nostra».

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5, 22).

L’apostolo Paolo scrive ai cristiani della regione della Galazia, che avevano accolto da lui l’annuncio del Vangelo, ma ai quali ora rimprovera di non aver compreso il significato della libertà cristiana. Per il popolo di Israele la libertà è stata un dono di Dio: Egli lo ha strappato alla schiavitù in Egitto, lo ha condotto verso una nuova terra ed ha stipulato con lui un patto di reciproca fedeltà. Allo stesso modo, Paolo afferma con forza che la libertà cristiana è un dono di Gesù. Egli, infatti, ci dona la possibilità di diventare in Lui e come Lui figli di Dio, che è Amore. Anche noi, imitando il Padre come Gesù ci ha insegnato1 e mostrato2 con la sua vita, possiamo imparare lo stesso atteggiamento di misericordia verso tutti, mettendoci al servizio degli altri. Per Paolo, questo apparente non-senso della “libertà di servire” è possibile per il dono dello Spirito, che Gesù ha fatto all’umanità con la sua morte in croce. È lo Spirito infatti che ci dà la forza di uscire dalla prigione del nostro egoismo – con il suo carico di divisioni, ingiustizie, tradimenti, violenza – e ci guida verso la vera libertà.

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Updated: 16 maggio 2018 — 22:36

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