Passa La Parola

Passa Parola

17/05/2018

Mettersi al servizio degli altri

Buon Giovedì

«Come tu, Padre, sei in me e io in te,

siano anch’essi in noi una cosa sola,

perché il mondo creda»

Gv 17, 21

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MESE di MAGGIO

dedicato a

MARIA SANTISSIMA

https://www.preghiereperlafamiglia.it/MAGGIO.htm

Per ogni giorno del mese di Maggio abbiamo riportato

una meditazione, un esempio, un fioretto e una giaculatoria

tratti dal libretto del Salesiano Don Giuseppe Tomaselli

“Maria Regina e Madre di Misericordia”

(per scaricare tutto il libretto clicca QUI)

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da ri-pregare…

Rosario del mercoledì

Migliorarsi sempre è la logica della ascensione. Intercessione ed evangelizzazione le due parole chiave. Pregate con noi.

Pubblicato da Associazione Nazionale Papaboys su mercoledì 16 maggio 2018

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Giovedì 17 Maggio 2018

Giovedì della VII settimana di Pasqua

Santo(i) del giorno : S. Pascual Baylón, religioso O.F.M. (1540-1592),  S. Giulia Salzano, vergine e fondatrice (1846-1929)

 

Meditazione del giorno : San Pier Damiani
“Come tu Padre sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola”

 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 17,20-26.

In quel tempo, Gesù, alzati gli occhi al cielo, così pregò:
«Non prego solo per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno in me;
perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
E la gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano come noi una cosa sola.
Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.
Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato; poiché tu mi hai amato prima della creazione del mondo.
Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto, ma io ti ho conosciuto; questi sanno che tu mi hai mandato.
E io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro».

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/09/09600.pdf Gv 15-18

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Passa parola

Buona giornata

L’anima che vuol portare l’unità deve mantenersi costantemente in un abisso tale di umiltà, da perdere a favore del servizio di Dio nel prossimo anche l’anima sua. Non rientra in sé se non per trovarsi con Dio e pregare per i fratelli e per sé. Vive costantemente « svuotata » perché innamorata della Volontà di Dio. Un servo non fa che ciò che il padrone comanda. Se tutti gli uomini o almeno un gruppo esiguo di uomini fossero veri servi di Dio « nel prossimo », presto il mondo sarebbe di Cristo. L’importante è avere un’unica idea del prossimo. E’ il fratello che ci passa accanto nell’attimo presente della vita nostra. Essere pronti sempre a servirlo perché in esso si serve Dio. Avere un unico Padre: Dio. Avere un solo fratello: Gesù. L’occhio semplice ravvisa in ogni uomo un « Cristo in fieri ». Mettersi al servizio di tutti questi « altri Cristo », perché Cristo divenga e cresca in essi. (Fonte: http://www.indaco-torino.net/gens/73_04_01.htm)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo di Pasqua

1) Preghiera

Venga, o Padre, il tuo Spirito
e ci trasformi interiormente con i suoi doni;
crei in noi un cuore nuovo,
perché possiamo piacere a te
e cooperare al tuo disegno di salvezza.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

http://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-giovanni-1720-26

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Giovedì 17 maggio 2018 – VII SETTIMANA DI PASQUA

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo: “Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola: perché tutti siano una cosa sola; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato”».
Gv 17, 20-21

 

Come vivere questa Parola?

Il Vangelo odierno è un brano del cap. 17 di Giovanni, che ci riporta la celebre “Preghiera sacerdotale” di Gesù, o meglio ancora, il suo “Testamento spirituale”. Prima di tornare al Padre, Gesù sente il bisogno di aprire il suo cuore agli Apostoli per manifestare loro i segreti che giacciono nel profondo della sua anima. Il primo di questi ci tocca da vicino e fa balzare il nostro cuore di gioia e di esultanza. Gesù afferma con chiarezza: «Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola». Pertanto, io sono sicuro che Lui ha pregato anche per me durante la sua vita terrena; per te, caro fratello e sorella, e ciò ci deve commuovere nel profondo dell’anima: sapere che Gesù, prima di morire, ha pensato a me e ha pregato anche per me!

E qual è lo scopo fondamentale della preghiera di Gesù per ciascuno di noi? È quello dell’unità con Lui e con il Padre: «perché tutti siano una cosa sola; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi… perché siano perfetti nell’unità». Gesù ci vuole introdurre nella corrente infinita di Amore che fluisce tra Lui e il Padre e lo Spirito Santo!

Preparandoci alla Pentecoste, chiediamo allo Spirito di potere essere immersi anche noi, secondo la preghiera di Gesù, nella corrente infinita d’amore che scorre dal Padre al Figlio e al Santo Spirito, fino a ciascuno di noi.

«Venga, o Padre, il tuo Spirito e ci trasformi interiormente con i suoi doni; crei in noi un cuore nuovo, perché possiamo piacere a te e cooperare al tuo disegno di salvezza”.

(Dall’orazione-colletta del giorno).

 

La voce di un vescovo orientale del nostro tempo

«Senza lo Spirito Santo:

Dio è lontano,

il Cristo resta nel passato,

il Vangelo è lettera morta,

la Chiesa una semplice organizzazione,

l’autorità una dominazione,

la missione una propaganda,

il culto un’evocazione,

l’agire cristiano una morale da schiavi.

 

Ma con lo Spirito Santo:

il cosmo è sollevato e geme nel parto del Regno,

l’uomo lotta contro la carne,

il Cristo è presente,

il Vangelo è potenza di vita,

la Chiesa segno di comunione trinitaria

l’autorità servizio liberatore,

la missione una Pentecoste,

la liturgia memoriale è anticipazione,

l’agire umano è divinizzato».

(Ignazio di Latakia)

 

Commento di Don Ferdinando Bergamelli SDB

f.bergamelli@tiscali.it

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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La Parola.it

IL LEGNO VERDE

I calunniatori sono come il fuoco che annerisce il legno verde non potendo bruciarlo.
Voltaire

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La riflessione di oggi

Penso che tutti i lettori appena sentono la parola «calunnia» si lascino tentare dall’eco della celebre aria del Barbiere di Siviglia di Rossini: «La calunnia è un venticello / un’auretta assai gentile / che insensibile sottile / leggermente dolcemente / incomincia a sussurrar..».. Sulla scia di questo motivetto sarebbe facile far scorrere pagine e pagine di letteratura dedicate al tema. Infatti, per continuare coi versi – non certo memorabili poeticamente – di Cesare Sterbini, il librettista del Barbiere, la calunnia si irradia con una straordinaria forza propulsiva: «Piano piano, terra terra, / sotto voce sibilando, / va scorrendo, va ronzando, / nelle orecchie della gente / s’introduce destramente / e le teste e i cervelli / fa stordire e fa gonfiar…».

Tutti siamo stati, credo, vittime e artefici di calunnie e si deve riconoscere che più l’accusa è inverosimile, meglio viene diffusa e ricordata. Come giustamente osservava Voltaire nella frase che oggi ho proposto, la persona corretta che viene diffamata non può uscirne distrutta; tuttavia ne esce annerita, come accade al legno verde che non è combustibile. Da questa piaga non è indenne nessuno degli ambiti sociali, compresi quelli religiosi, nonostante il severo monito di Cristo: «Col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati» (Matteo 7,2). Finirò con un episodio che mi è stato raccontato. Una persona non trovava più un oggetto prezioso. «È stato il ragazzo dei miei vicini: basta vederlo in faccia e come si muove e parla, è un ladro». Poi quell’uomo ritrovò il gioiello in fondo a un cassetto e concluse: «Ciò non toglie che avrebbe potuto rubarmelo proprio quel ragazzo!».

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

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Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5, 22).

L’apostolo Paolo scrive ai cristiani della regione della Galazia, che avevano accolto da lui l’annuncio del Vangelo, ma ai quali ora rimprovera di non aver compreso il significato della libertà cristiana. Per il popolo di Israele la libertà è stata un dono di Dio: Egli lo ha strappato alla schiavitù in Egitto, lo ha condotto verso una nuova terra ed ha stipulato con lui un patto di reciproca fedeltà. Allo stesso modo, Paolo afferma con forza che la libertà cristiana è un dono di Gesù. Egli, infatti, ci dona la possibilità di diventare in Lui e come Lui figli di Dio, che è Amore. Anche noi, imitando il Padre come Gesù ci ha insegnato1 e mostrato2 con la sua vita, possiamo imparare lo stesso atteggiamento di misericordia verso tutti, mettendoci al servizio degli altri. Per Paolo, questo apparente non-senso della “libertà di servire” è possibile per il dono dello Spirito, che Gesù ha fatto all’umanità con la sua morte in croce. È lo Spirito infatti che ci dà la forza di uscire dalla prigione del nostro egoismo – con il suo carico di divisioni, ingiustizie, tradimenti, violenza – e ci guida verso la vera libertà.

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Updated: 22 maggio 2018 — 17:09

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