Passa La Parola

Passa Parola

18/05/2018

Trattare l’altro da fratello

Buon Venerdì

«Seguimi»

Gv 21, 19

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MESE di MAGGIO

dedicato a

MARIA SANTISSIMA

https://www.preghiereperlafamiglia.it/MAGGIO.htm

Per ogni giorno del mese di Maggio abbiamo riportato

una meditazione, un esempio, un fioretto e una giaculatoria

tratti dal libretto del Salesiano Don Giuseppe Tomaselli

“Maria Regina e Madre di Misericordia”

(per scaricare tutto il libretto clicca QUI)

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Venerdì 18 Maggio 2018

Venerdì della VII settimana di Pasqua

Santo(i) del giorno : S. Leonardo Murialdo, sacerdote e fondatore (1828-1900),  S. Felice da Cantalice, religioso O.F.M. (1515-1587)

Meditazione del giorno : San Giovanni Paolo II
“Simone di Giovanni, mi vuoi bene?”

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 21,15-19.

In quel tempo, quando si fu manifestato ai discepoli ed essi ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli».
Gli disse di nuovo: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci le mie pecorelle».
Gli disse per la terza volta: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi vuoi bene?, e gli disse: «Signore, tu sai tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecorelle.
In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi».
Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: «Seguimi».

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/09/09600.pdf Gv 15-18

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Passa parola

Buona giornata

Infatti, la fraternità è una dimensione essenziale dell’uomo, il quale è un essere relazionale. La viva consapevolezza di questa relazionalità ci porta a vedere e trattare ogni persona come una vera sorella e un vero fratello; senza di essa diventa impossibile la costruzione di una società giusta, di una pace solida e duratura. E occorre subito ricordare che la fraternità si comincia ad imparare solitamente in seno alla famiglia, soprattutto grazie ai ruoli responsabili e complementari di tutti i suoi membri, in particolare del padre e della madre. La famiglia è la sorgente di ogni fraternità, e perciò è anche il fondamento e la via primaria della pace, poiché, per vocazione, dovrebbe contagiare il mondo con il suo amore. (fonte: http://w2.vatican.va/content/francesco/it/messages/peace/documents/papa-francesco_20131208_messaggio-xlvii-giornata-mondiale-pace-2014.html)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo di Pasqua

1) Preghiera

O Dio, nostro Padre,
che ci hai aperto il passaggio alla vita eterna
con la glorificazione del tuo Figlio
e con l’effusione dello Spirito Santo,
fa’ che, partecipi di così grandi doni,
progrediamo nella fede
e ci impegniamo sempre più nel tuo servizio.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

http://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-giovanni-2115-19

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Venerdì 18 maggio – VII SETTIMANA DI PASQUA

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Gesù disse a Simon Pietro: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?”. Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene”. Gli disse: “Pasci i miei agnelli”. Gli disse di nuovo, per la seconda volta: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami tu?”. Gli rispose: “Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene”. Gli disse: “Pasci le mie pecorelle”. Gli disse per la terza volta: “Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?”. Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: “Mi vuoi bene?”. E gli disse: “Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene”. Gli rispose Gesù: “Pasci le mie pecore […]. E detto questo, aggiunse: “Seguimi”».

Gv 21, 15-17; 19

 

Come vivere questa Parola?

È l’ultimo incontro di Gesù col suo Apostolo, dopo la Risurrezione. Si tratta della seconda chiamata di Pietro, anch’essa caratterizzata dal seguimi finale. L’ultima parola di Gesù a Pietro in questa seconda chiamata, è soltanto per chiedere e dare ‘amore’. Infatti, è proprio questa la differenza tra la prima chiamata di un Pietro ‘novizio’ e la seconda di un Pietro maturo. L’Apostolo ha raggiunto ormai una tale profondità nell’amore umile e generoso, che Gesù osa affidargli la custodia della sua Chiesa. D’altronde il Maestro glielo aveva predetto:

«Simone, Simone, ecco, satana ha ottenuto di passarvi al vaglio come il grano. Ma io ho pregato per te, perché non venga meno la tua fede. E tu, quando sarai tornato, conferma i tuoi fratelli” (Lc 22,31-32).

Pietro è stato salvato dalla preghiera di Gesù e dal suo sguardo pieno d’amore. «Allora il Signore, voltatosi, guardò dentro Pietro» (Lc 22,61). Uno sguardo carico di tenerezza e di amore.

È dunque l’Amore grande del Cristo Risorto che interroga ora Pietro sull’Amore, facendo sgorgare in lui dinamismi segreti, più veri della sua presunzione e del suo tradimento. Gesù si manifesta ancora sul mare di Tiberiade, come salvatore dell’umanità di Pietro. Un’umanità che rischiava d’essere schiantata dal triplice rinnegamento, di essere frustrata e sfiduciata per il resto della sua vita. Gesù, invece, la riprende, la risveglia, la ricostruisce. Con l’ultima parola, (seguimi), che riconferma quella rivoltagli la prima volta, Gesù ha riedificato la vocazione di Pietro sulla sua natura più profonda, quella in cui l’anima ed il tocco dello Spirito Creatore si fondono in uno.

Grazie, Signore, per questo tuo Apostolo! Ci è così vicino, Pietro! La tua Parola, ancora una volta, ci aiuta a far chiarezza in noi, a purificare la nostra fede, a toccare con mano le nostre tante povertà e fragilità.

 

«O Dio, nostro Padre, che ci hai aperto il passaggio alla vita eterna con la glorificazione del tuo Figlio e con l’effusione dello Spirito Santo, fa’ che, partecipi di così grandi doni, progrediamo nella fede e ci impegniamo sempre più nel tuo servizio» (Dall’orazione-colletta del giorno).

 

La voce del predicatore della Casa Pontificia

«Grazie, Spirito creatore, perché trasformi continuamente il nostro caos in cosmo; perché hai visitato le nostre menti e hai riempito di grazia i nostri cuori (Raniero Cantalamessa, Il canto dello Spirito, p. 417).

 

Commento di Don Ferdinando Bergamelli SDB

f.bergamelli@tiscali.it

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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La Parola.it

OLTRE IL MIRACOLO

Per me il cristianesimo è infinitamente più che un precetto morale. Di precetti morali ne abbiamo di più precisi ed esaurienti in altri testi sacri. Ed è anche molto di più della devozione, altrimenti molti ideali sarebbero al suo stesso livello. O il cristianesimo è una vita in Dio al di là del mondo e delle sue regole, oppure non esiste.

Bjornstjerne Bjornson

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La riflessione di oggi

In un paesino che si affaccia su un fiordo, nella Norvegia di fine Ottocento, il pastore luterano inizia a compiere miracoli. Il vescovo e i colleghi giungono in ispezione e in attesa di una prova che tarda a compiersi, quella della guarigione della moglie dello stesso pastore, da un mese immobilizzata a letto e scettica nei confronti dei poteri taumaturgici del marito. L’esito della vicenda sarà sorprendente. È, questa, in sintesi la trama del dramma Al di là delle forze umane del norvegese Bjornstjerne Bjornson, premio Nobel 1903, figlio di un pastore protestante, divenuto più tardi razionalista e agnostico.

Le domande che affiorano in queste pagine sono quelle costanti del rapporto tra scienza e fede. Noi, invece, abbiamo voluto proporre ai nostri lettori la considerazione che fa uno dei personaggi del dramma, un altro e più colto pastore. Giustamente egli esclude che il cristianesimo sia solo morale e devozione. È qui che si attorciglia il nodo del nesso con la pura e semplice scienza. La fede è un «oltre», è un affacciarsi sull’infinito e sull’eterno, oltre il tempo e lo spazio. Anzi, è una comunione vitale – e non solo ideale -con Dio. Siamo, quindi, su un altro sentiero che procede in altura e ha uno sbocco verso un altro orizzonte rispetto a quello delle leggi immediate e sperimentali della scienza. Un po’ come la «logica» dell’amore che ha itinerari e approdi diversi e più alti rispetto alla logica formale della ragione.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5, 22).

L’apostolo Paolo scrive ai cristiani della regione della Galazia, che avevano accolto da lui l’annuncio del Vangelo, ma ai quali ora rimprovera di non aver compreso il significato della libertà cristiana. Per il popolo di Israele la libertà è stata un dono di Dio: Egli lo ha strappato alla schiavitù in Egitto, lo ha condotto verso una nuova terra ed ha stipulato con lui un patto di reciproca fedeltà. Allo stesso modo, Paolo afferma con forza che la libertà cristiana è un dono di Gesù. Egli, infatti, ci dona la possibilità di diventare in Lui e come Lui figli di Dio, che è Amore. Anche noi, imitando il Padre come Gesù ci ha insegnato1 e mostrato2 con la sua vita, possiamo imparare lo stesso atteggiamento di misericordia verso tutti, mettendoci al servizio degli altri. Per Paolo, questo apparente non-senso della “libertà di servire” è possibile per il dono dello Spirito, che Gesù ha fatto all’umanità con la sua morte in croce. È lo Spirito infatti che ci dà la forza di uscire dalla prigione del nostro egoismo – con il suo carico di divisioni, ingiustizie, tradimenti, violenza – e ci guida verso la vera libertà.

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