Passa La Parola

Passa Parola

07/06/2018

Avere la pace anzitutto con Dio

Buon Giovedì

«Amerai il prossimo tuo come te stesso»

Mc 12, 31

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MESE di GIUGNO

dedicato al

S. CUORE di CRISTO GESÙ

https://www.preghiereperlafamiglia.it/GIUGNO.htm

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Giovedì 07 Giugno 2018

Giovedì della IX settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Santo(i) del giorno : S. Antonio Maria Gianelli, vescovo e fondatore (1789-1846),  B. Marie-Thérèse de Soubiran (F), fondatrice (1834-1889)

Meditazione del giorno : San Gregorio Magno
“Non c’è comandamento più grande di questi”

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 12,28-34.

In quel tempo, si accostò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore;
amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza.
E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questi».
Allora lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico e non v’è altri all’infuori di lui;
amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/09/09596.pdf Mc 12, 28-44

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Passa parola

Buona giornata

Avere la pace anzitutto con Dio. “E questo perché solo Dio possiede l’unica vera pace. Lui ci aspetta e desidera farci il dono della pace. Ma affinché la pace sia preservata, i nostri cuori devono restare puri per aprirsi veramente a Lui, e al tempo stesso, dobbiamo resistere a ogni tentazione del mondo. Molto spesso, però, pensiamo che le cose del mondo possano darci la pace. Ma Gesù ha detto molto chiaramente: “lo vi do la mia pace, perché il mondo non può darvi la pace”.” (Padre Slavko https://medjugorje.altervista.org/doc/pslavko/noncepace.html)
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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo ordinario
 
1) Preghiera
O Dio, che nella tua provvidenza
tutto disponi secondo il tuo disegno di salvezza,
allontana da noi ogni male
e dona ciò che giova al nostro vero bene.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

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Giovedì 7 giugno 2018 – IX Settimana del Tempo Ordinario –  Anno Pari

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Egli è l’unico e non v’è altro al infuori di Lui: amarlo con tutto il cuore e con tutta la mente e con tutte le forze, e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici»
Mc 12,32-33

 

Come vivere questa Parola?

Interessante l’interrogativo che uno scriba (uno dei dotti spirituali del tempo) pone a Gesù. Ed è per noi una conferma la risposta del Signore che con forte ed esplicita risposta, mette a fuoco quello che è il nucleo della fede ebrea e di quella cristiana.

L’unicità di Dio, proclamata in un tempo in cui c’erano più idoli che verità da vivere, è una delle tante conferme che Gesù non venne per rivoluzionare ciò che Dio aveva rivelato a Mosè e ai Profeti, ma piuttosto per “dare compimento”

Il compimento fu la sua stessa vita coronata con una morte in croce espressione d’amore infinito e dalla risurrezione: vittoria su ogni morte, anche sulla nostra.

Quello poi che fa luce qui è la sintesi stupenda che – se vogliamo renderla in  parola, la vediamo coincidere con il nome stesso di Dio: AMORE che, dice Dante Alighieri – muove il sole e l’altre stelle”, l’amore che è il nome stesso di Dio (CF 1,Gv 16,4). E l’amore di Dio – in lingua ebraica – è Rahamin che significa grembo materno, grembo che dà la vita.

Sì, amare implica spesso anche sacrifici, ma essi perdono aculei e pesantezza perché ciò che conta è l’essenza dell’amore stesso che è dono vita stessa donata all’Infinito e dall’Infinito Iddio continuamente ricevuta.

 

La voce di un biblista cardinale e pastore

Nulla può intaccare la gioia cristiana. È un dono dello Spirito che ci permette di essere lieti pure nelle situazioni difficili e di agire responsabilmente anche nei momenti oscuri

Card. C. M. Martini

Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA

info@sanbiagio.org

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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La Parola.it

 

L’OMBRA DEL DUBBIO

Quando l’ombra cresce, è la fine della giornata. Quando il dubbio aumenta, è il tramonto della religione.

Victor Hugo

La riflessione di oggi

In una giornata serena e assolata è sempre emozionante, qui a Roma, vedere stendersi sul profilo del Cupolone l’ombra del crepuscolo. Prima è tenue e lascia emergere il disegno armonico dei costoloni, delle aperture, del pinnacolo supremo; poi tutto si cancellerebbe nell’indistinto dell’oscurità, se non ci fosse l’irrompere dei fari elettrici. È, questa del tramonto, una metafora che Victor Hugo, il celebre autore francese, nella frase citata applicava alla vicenda della fede. Proprio perché credere non ha l’evidenza automatica di un teorema, ma è un’adesione intima a una verità e a una persona, Dio, è naturale che la fede sia alonata dal dubbio. Anche il cuore di Abramo, mentre saliva l’erta del monte Moria sentendo echeggiare nella mente lo sconcertante imperativo divino sul sacrificio del figlio, doveva certamente essere striato di tenebra. C’è, quindi, un dubbio sano o almeno fisiologico che impedisce la quiete dell’indifferenza o, peggio, l’acquiescenza all’errore.

Il pericolo è quando il dubitare si trasforma lentamente in un sudario nero che dilaga dispiegandosi su tutta la mente e il cuore. Ciò che sta sotto scompare e si dissolve nel buio dell’incredulità o dell’indifferenza. In italiano, quando una cosa è certa, diciamo: «Non c’è ombra di dubbio». Tuttavia, sopra abbiamo detto che ci può essere un dubbio naturale nel credere e nell’amare: esso è, in verità, domanda e richiesta di fronte a una realtà vivente e non statica, personale e non matematica. Il rischio è quando il dubbio si allarga e diventa scetticismo radicale e universale. I due estremi da evitare, perciò, sono questi: l’estrema e inconcussa sicurezza e il dubbio radicale e sistematico. E questa è una legge che può riguardare tutto il nostro pensare, agire e vivere.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5,9).
Il Vangelo di Matteo apre il racconto della predicazione di Gesù con il sorprendente annuncio delle Beatitudini. In esse, Gesù proclama “beati”, cioè pienamente felici e realizzati, tutti quelli che agli occhi del mondo sono considerati perdenti o sfortunati: gli umili, gli afflitti, i miti, chi ha fame e sete della giustizia, i puri di cuore, chi si adopera per la pace.
Ad essi Dio fa grandi promesse: saranno da Lui stesso saziati e consolati, saranno eredi della terra e del Suo regno. E’ dunque una vera rivoluzione culturale, che stravolge la nostra visione spesso chiusa e miope, per la quale queste categorie di persone sono una parte marginale ed insignificante nella lotta per il potere ed il successo.

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Updated: 7 giugno 2018 — 22:39

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