Passa La Parola

Passa Parola

08/06/2018

Far crescere l’amore

Buon Venerdì

«Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto»

Gv 19, 37

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MESE di GIUGNO

dedicato al

S. CUORE di CRISTO GESÙ

https://www.preghiereperlafamiglia.it/GIUGNO.htm

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Venerdì 08 Giugno 2018

Sacratissimo Cuore di Gesù, solennita

Oggi la Chiesa celebra : Sacratissimo Cuore di Gesù, solennità

Santo(i) del giorno : B. Nicola da Gèsturi, religioso O.F.M. Cap. (1882-1958),  B. István Sandor, coadiutore S.D.B. e martire (1914-1953)

Meditazione del giorno : San Bonaventura
La ferita del cuore

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 19,31-37.

Era il giorno della Preparazione e i Giudei, perché i corpi non rimanessero in croce durante il sabato (era infatti un giorno solenne quel sabato), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via.
Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all’altro che era stato crocifisso insieme con lui.
Venuti però da Gesù e vedendo che era gia morto, non gli spezzarono le gambe,
ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua.
Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera e egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate.
Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: Non gli sarà spezzato alcun osso.
E un altro passo della Scrittura dice ancora: Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto.

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/10/10609.pdf Gv 19, 31-39

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Passa parola

Buona giornata.

Far crescere l’amore.  L’amore reciproco quindi e l’amore verso tutti. L’Apostolo sapeva che con l’amore reciproco Gesù sarebbe stato in mezzo a quei cristiani tentati di cedere, e che, se fedeli nell’amare gli altri, il Signore sarebbe stato nel loro cuore. Perciò afferma, e questa è la Parola: “Il Signore vi faccia crescere e abbondare nell’amore vicendevole e verso tutti” (1 Ts 3, 12). (www.centrochiaralubich.org/en/pdf/italiano/1282-chi-19851205-it-1/file.html)

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Lectio Divina Carmelitana:

Un soldato trafigge il Cuore di Gesù
Giovanni 19,31-37

1. LECTIO

a) Orazione iniziale:

Donaci, Signore Gesù, di sostare in atteggiamento di ascolto davanti alla tua Parola. Aiutaci a non essere frettolosi, di non avere la mente e il cuore immersi nella superficialità e nella distrazione. Se saremo capaci di meditare sulla tua Parola, di certo, faremo l’esperienza di essere invasi dal fiume di tenerezza, di compassione, di amore, che dal tuo cuore trafitto riversi sull’umanità. Donaci di comprendere il simbolismo del sangue e dell’acqua che sgorgano dal tuo cuore. Fa che possiamo raccogliere, anche noi, quel sangue e quell’acqua per partecipare alla tuo infinita passione di amore e di sofferenza nella quale ti sei fatto carico di ogni nostra sofferenza fisica e morale. Il meditare su quei simboli della tua passione spacchi i nostri egoismi, le nostre chiusure, le nostre freddezze. Quell’acqua e quel sangue, di cui la parola del vangelo oggi ci parla, lenisca le nostre ansie e angosce, lavi la nostra vanagloria, purifichi la nostra cupidigia, trasformi le nostre paure in speranze, le nostre tenebre in luce. Mentre ci apriamo alla forza della tua Parola ti diciamo con il cuore e la vita: «Gesù, tu sei davvero la rivelazione dell’amore».

http://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-sacro-cuore-gesu-b

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Venerdì 8 giugno 2018 – Sacratissimo Cuore di Gesù
Solennità

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua.»
Gv 19,32-34

 

Come vivere questa Parola?

La festa del SSmo. Cuore di Gesù è stata istituita non solo a gloria di Dio, ma per aiutare i fratelli ad approfondire quell’amore di Cristo per noi che lo ha portato a non opporre resistenza al male: quel vero male che avevano deciso contro di Lui i suoi persecutori.

Anzi, questo suo Amore senza confini lo ha spinto all’accettazione piena del sacrificio cruento sul patibolo infamato della croce.

Così tutto quello che è storicamente avvenuto acquista un significato profondo, oltre a quello che già dice l’evento in se stesso.

Questo è quanto vuol ricordare la festa del Cuore di Cristo: talmente capace di amare fino a darsi in preda alla morte per riscattare la nostra vita.

La legge ebraica voleva che, quasi a conseguire assoluta certezza della morte avvenuta in croce per i criminali, essa fosse garantita al cento per cento.

Erano a quel tempo i romani ad occupare la Palestina fu uno di loro a spezzare le gambe di coloro che erano appesi alla croce: i due ladroni e Gesù.

Gesù però aveva subito tale vituperio durante tutto l’iter della passione, che la certezza della sua morte era assoluta ed evidente.

Uno di loro però estrasse repentinamente una lancia e l’affondò nel fianco del Signore. L’Evangelista Giovanni, certamente testimone della scena, scrisse ciò che deve aver colto: “Dalla ferita usci sangue e acqua” (Cf. Gv 19,34)

Tutto qui. Il racconto è quasi scarno, essenziale.

Chiede solo che, con l’aiuto dello Spirito Santo, anche noi partecipiamo spiritualmente all’evento, ponendoci la domanda: Che cosa dice a me, oggi, questa scena, a cui la corsa dei secoli non ha strappato veridicità e tanto meno la forte grazia del significato emblematico?

Signore, né l’insignificanza di sentimentalismi dolciastri, né l’abitudinarietà di ciò che si legge da più di un millennio, ma la forza della fede: questo io ti chiedo, dammi di capire che contemplare il tuo cuore trafitto, vuol dire vivere meglio, più profondamente il Credo a cui voglio aderire in tutta la mia vita.

Ti chiedo dunque una fede operativa che, libera dal calcolo e dalle paure, si dona e si spende con un amore che è pur vero e santo, perché Tuo, fluisce dal tuo cuore trafitto.

 

La voce di S. Paolo

“Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, così che quel giorno possa sorprendervi come un ladro: voi tutti infatti siete figli della luce e figli del giorno; noi non siamo della notte, né delle tenebre. Non dormiamo dunque come gli altri, ma restiamo svegli e siamo sobri”.2Tes 5,4-6

 

Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA

info@sanbiagio.org

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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La Parola.it

 

DICONO MALE DI TE

Su venti persone che parlano di noi, diciannove ne dicono male e la ventesima, che ne dice bene, lo dice male. / Non direte mai tanto male di me, quanto io ne penserei di voi, se pensassi a voi.

Antoine de Rivarol / Jules Renard

La riflessione di oggi

Quella di oggi è una riflessione al vetriolo. A suggerirmela è stata un’antologia di testi dello scrittore satirico francese Antoine de Rivarol (1753-1801) che mi è rimasta sul tavolo, dopo averla usata per la considerazione di qualche giorno fa. Che lo sparlare degli altri sia un esercizio che dà soddisfazione è, ahimè, una verità incontrovertibile perché – se siamo sinceri – siamo noi per primi a provarla. Quella della mormorazione è una prassi che può essere inoffensiva (e persino segno di un certo interesse per il prossimo) quando rimane a livello di pettegolezzo. Essa, però, diventa pericolosa e una vera piaga (e naturalmente un peccato) quando si trasforma in calunnia che aggredisce con cattiveria e con odio sottile l’altra persona.

Rivarol, nella prima frase sopra citata, ci disillude quando crediamo di essere ammirati: sono di più i maldicenti, e anche quelli che ci lodano forse lo fanno con scarso entusiasmo e non come il nostro orgoglio desidererebbe. Che questa sia una triste e costante consuetudine, come sopra si diceva, lo ribadisce la seconda battuta che abbiamo desunto da Jules Renard. E se rileggete le sue parole, vi accorgete che c’è una punta di malizia e di cattiveria in più. In pratica si mette come vertice del disprezzo non il parlar male, ma l’ignorare l’altro, il non pensare minimamente a lui, non considerandolo neppure meritevole di attenzione. Fermiamoci qui e andiamo a rileggere nel Vangelo il monito di Cristo su chi insulta e disprezza il fratello (Matteo 5,22).

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5,9).
Il Vangelo di Matteo apre il racconto della predicazione di Gesù con il sorprendente annuncio delle Beatitudini. In esse, Gesù proclama “beati”, cioè pienamente felici e realizzati, tutti quelli che agli occhi del mondo sono considerati perdenti o sfortunati: gli umili, gli afflitti, i miti, chi ha fame e sete della giustizia, i puri di cuore, chi si adopera per la pace.
Ad essi Dio fa grandi promesse: saranno da Lui stesso saziati e consolati, saranno eredi della terra e del Suo regno. E’ dunque una vera rivoluzione culturale, che stravolge la nostra visione spesso chiusa e miope, per la quale queste categorie di persone sono una parte marginale ed insignificante nella lotta per il potere ed il successo.

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Updated: 9 giugno 2018 — 1:51

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