Passa La Parola

Passa Parola

06/07/2018

L´amore ci rinnova in ogni momento

Buon Venerdì

«Misericordia io voglio e non sacrificio»
Mt 9, 13

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/LUGLIO.htm

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Venerdì 06 Luglio 2018

Venerdì della XIII settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Santo(i) del giorno : S. Maria Goretti, vergine e martire (1890-1902) mem. fac.,  B. Maria Teresia Ledochowska, vergine e fond. (1863-1922)

 

Meditazione del giorno : San Giovanni Crisostomo
« Non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori »

 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 9,9-13.

In quel tempo, Gesù passando, vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli.
Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.
Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/02/02097.pdf    Mt 9, 9-13

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Passa parola. Buona giornata. L´amore ci rinnova in ogni momento.

“L’Eucaristia ci porta sempre al vertice dell’azione di salvezza di Dio: il Signore Gesù, facendosi pane spezzato per noi, riversa su di noi tutta la sua misericordia e il suo amore, come ha fatto sulla croce, così da rinnovare il nostro cuore, la nostra esistenza e il nostro modo di relazionarci con Lui e con i fratelli. Dice il Concilio Vaticano II: «Ogni volta che il sacrificio della croce, col quale Cristo, nostro agnello pasquale, è stato immolato, viene celebrato sull’altare, si effettua l’opera della nostra redenzione» (Cost. dogm. Lumen gentium, 3).” (https://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2017/documents/papa-francesco_20171122_udienza-generale.html)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo ordinario

1) Preghiera

O Dio, che ci hai reso figli della luce
con il tuo Spirito di adozione,
fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore,
ma restiamo sempre luminosi
nello splendore della verità.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Questa rubrica RITORNA dopo l’estate

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La Parola.it

PADRI E FIGLI

All’inizio i figli amano i genitori. Dopo un po’li giudicano. Alla fine raramente, o quasi mai, li perdonano.

Oscar Wilde

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La riflessione di oggi

Forse hanno ragione quelli che la considerano la grande malata del nostro tempo. Io aggiungerei anche «la disprezzata», tant’è vero che così poco si fa per essa, a partire dal livello politico. Sto parlando della famiglia. Certo, i segni della crisi sono evidenti, le ferite che mostra sono talora impressionanti: pensiamo solo alle violenze che si consumano nel chiuso delle pareti domestiche. Oppure ci si può riferire al simbolo delle porte blindate che isolano, rinchiudendo egoisticamente splendori e miserie, gioie e tragedie. Purtroppo ha qualche traccia di verità l’eccessiva definizione che lo scrittore francese André Gide aveva dato nei suoi Nutrimenti terrestri (1897) della famiglia: «focolari chiusi, porte sprangate, possessi gelosi di felicità».

Oggi proponiamo un’altra notissima rappresentazione della famiglia: è anch’essa eccessiva, ma custodisce la sua anima di verità. A formularla è quello spirito mordace e provocatorio che è stato Oscar Wilde (1854-1900). Le tre tappe effettivamente si compiono nella vita di molti: il ragazzo che si fida, ama e ammira i suoi genitori; il giovane che li giudica scoprendo le loro ipocrisie e, infine, l’adulto che ha una sorta di rivalsa contro di loro, accusandoli di non averlo attrezzato a vivere. C’è indubbiamente del vero in tutto questo e i genitori, spesso disinteressati o distratti nei confronti dei loro figli, riflettano su queste parole. Un po’ brutalmente il nostro Giuseppe Giusti scriveva che «i figli non basta farli, v’è la seccaggine dell’educarli!». Ma c’è il rovescio della medaglia che riguarda i figli e le loro colpe. E questo è tutto un altro capitolo.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“TI BASTA LA MIA GRAZIA; LA FORZA INFATTI SI MANIFESTA PIENAMENTE
NELLA DEBOLEZZA”
(2Cor 12,9).

Nella sua seconda lettera alla comunità di Corinto, l’apostolo Paolo si confronta con alcuni che mettono in discussione la legittimità della sua attività apostolica, ma non si difende elencando i propri meriti e successi. Al contrario, mette in evidenza l’opera che Dio ha compiuto, in lui e tramite lui.
Paolo accenna ad una sua esperienza mistica, di profondo rapporto con Dio1, ma per condividere subito dopo la sua sofferenza per una “spina” che lo tormenta. Non spiega di cosa si tratti esattamente, ma si capisce che è una difficoltà grande, che potrebbe limitarlo nel suo impegno di evangelizzatore. Per questo, confida di aver chiesto a Dio di liberarlo da questo impedimento, ma la risposta che riceve da Dio stesso è sconvolgente…

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