Passa La Parola

Passa Parola

08/07/2018

Farsi carico dei pesi del prossimo

Buona Domenica

«Un profeta non è disprezzato che nella sua patria,
tra i suoi parenti e in casa sua»
Mc 6, 4

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/LUGLIO.htm

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Domenica 08 Luglio 2018

XIV Domenica del Tempo Ordinario

Santo(i) del giornoSS. Aquila e Priscilla, esempio di coppia cristiana,  B. Pierre (Pietro) Vigne, «missionario itinerante» († 1740)

 

Meditazione del giorno : Sant’Ilario di Poitiers
“Non fece molti miracoli a causa della loro incredulità”

 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 6,1-6. 

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i discepoli lo seguirono.
Venuto il sabato, incominciò a insegnare nella sinagoga. E molti ascoltandolo rimanevano stupiti e dicevano: «Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani?
Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?». E si scandalizzavano di lui.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua».
E non vi potè operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì.
E si meravigliava della loro incredulità. Gesù andava attorno per i villaggi, insegnando.

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/04/04246.pdf    Mc 6, 1-6

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Passa parola. Buona giornata. Farsi carico dei pesi del prossimo

“È bene ricordare spesso che esiste una gerarchia delle virtù, che ci invita a cercare l’essenziale. Il primato appartiene alle virtù teologali, che hanno Dio come oggetto e motivo. E al centro c’è la carità. San Paolo dice che ciò che conta veramente è «la fede che si rende operosa per mezzo della carità» (Gal 5,6). Siamo chiamati a curare attentamente la carità: «Chi ama l’altro ha adempiuto la Legge […] pienezza della Legge infatti è la carità» (Rm 13,8.10). Perché «tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: Amerai il tuo prossimo come te stesso» (Gal 5,14). Detto in altre parole: in mezzo alla fitta selva di precetti e prescrizioni, Gesù apre una breccia che permette di distinguere due volti, quello del Padre e quello del fratello. Non ci consegna due formule o due precetti in più. Ci consegna due volti, o meglio, uno solo, quello di Dio che si riflette in molti. Perché in ogni fratello, specialmente nel più piccolo, fragile, indifeso e bisognoso, è presente l’immagine stessa di Dio. Infatti, con gli scarti di questa umanità vulnerabile, alla fine del tempo, il Signore plasmerà la sua ultima opera d’arte. Poiché «che cosa resta, che cosa ha valore nella vita, quali ricchezze non svaniscono? Sicuramente due: il Signore e il prossimo. Queste due ricchezze non svaniscono!».” (G. E. 60-61 http://w2.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20180319_gaudete-et-exsultate.html)

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Lectio Divina Carmelitana:

14ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (B)

A Nazaret, dove non c’era fede,
Gesù non poté compiere miracoli!
La missione di tutti: ricreare la Comunità
Marco 6,1-6

1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.
Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

http://www.ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-14-domenica-tempo-ordinario-b

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Questa rubrica RITORNA dopo l’estate

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La Parola.it

SUORE NERE

Vecchie suore nere / con che fede in quelle sere /avete dato a noi / il senso del peccato e dell’espiazione!

Francesco Guccini

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La riflessione di oggi

Sono certo che non se la prenderanno le suore per questi strani versi che dedico non solo a loro. Non si offenderanno perché il contenuto è ben più luminoso di quel colore che viene loro assegnato, il nero. Non si sentiranno colpite perché mi conoscono e mi leggono e tante volte ho parlato, predicato, insegnato a loro. Non si infastidiranno perché dietro a quei versi c’è un ricordo di molti di noi, quello della suora della scuola materna e del catechismo: anch’io ne ho avuto una, indimenticata, che mi ha seguito fino al mio sacerdozio e oltre. Ma diciamo subito di chi è quel testo: sono alcune battute di una canzone di Francesco Guccini, nato a Modena nel 1940 e cantore della sua terra ove religione e ateismo s’incrociavano, si scontravano ma si rispettavano.

Veniamo, però, al contenuto che ritengo significativo. Meno male che ci sono state quelle «vecchie suore nere» che ci hanno insegnato il senso del peccato e il dovere dell’espiazione, cioè della correzione e del riscatto. Si vede bene ai nostri giorni quanto triste sia una società senza canoni morali, a partire da chi regge la cosa pubblica, giù giù fino alla gente semplice e alle scelte quotidiane. Come si avrebbe ancora bisogno di quel rimorso che ci istillavano le «suore nere», unendolo però al perdono della colpa nella confessione. Certo, si poteva allora esagerare in questa purificazione, ma lasciare tutto all’istinto, all’amoralità e all’indifferenza è ben peggio. Grazie, dunque, alle suore della nostra infanzia, più spesso vestite di bianco che di nero, ma sempre immerse nella luce della fede («con che fede… avete dato a noi»).

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“TI BASTA LA MIA GRAZIA; LA FORZA INFATTI SI MANIFESTA PIENAMENTE
NELLA DEBOLEZZA”
(2Cor 12,9).

Nella sua seconda lettera alla comunità di Corinto, l’apostolo Paolo si confronta con alcuni che mettono in discussione la legittimità della sua attività apostolica, ma non si difende elencando i propri meriti e successi. Al contrario, mette in evidenza l’opera che Dio ha compiuto, in lui e tramite lui.
Paolo accenna ad una sua esperienza mistica, di profondo rapporto con Dio1, ma per condividere subito dopo la sua sofferenza per una “spina” che lo tormenta. Non spiega di cosa si tratti esattamente, ma si capisce che è una difficoltà grande, che potrebbe limitarlo nel suo impegno di evangelizzatore. Per questo, confida di aver chiesto a Dio di liberarlo da questo impedimento, ma la risposta che riceve da Dio stesso è sconvolgente…

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