Passa La Parola

Passa Parola

20/07/2018

Donare amicizia vera

Buon Venerdì

«Misericordia io voglio e non sacrificio»

Mt 12, 7

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MESE di LUGLIO

dedicato al

PREZIOSISSIMO SANGUE DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/LUGLIO.htm

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Venerdì 20 Luglio 2018

Venerdì della XV settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Santo(i) del giorno : B. Luigi Novarese, sacerdote e fondatore (1914-1984),  S. Elia Tesbita, profeta (960-850 a.C.)

Meditazione del giorno : Afraate
Il signore del sabato

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 12,1-8.

In quel tempo, Gesù passò tra le messi in giorno di sabato, e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere spighe e le mangiavano.
Ciò vedendo, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare in giorno di sabato».
Ed egli rispose: «Non avete letto quello che fece Davide quando ebbe fame insieme ai suoi compagni?
Come entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che non era lecito mangiare né a lui né ai suoi compagni, ma solo ai sacerdoti?
O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio infrangono il sabato e tuttavia sono senza colpa?
Ora io vi dico che qui c’è qualcosa più grande del tempio.
Se aveste compreso che cosa significa: Misericordia io voglio e non sacrificio, non avreste condannato individui senza colpa.
Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/03/03217.pdf    Mt 12, 1-8 Le spighe colte di sabato

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Passa parola. Buona giornata. Donare amicizia vera

“Dunque, si è amici solo se l’incontro non rimane esterno o formale ma diventa condivisione del destino dell’altro, compassione, coinvolgimento che conduce fino a donarsi per l’altro. Ci fa bene pensare a ciò che fa un amico: si affianca con discrezione e tenerezza al mio cammino; mi ascolta in profondità, e sa andare oltre le parole; è misericordioso nei confronti dei difetti, è libero da pregiudizi; sa condividere il mio percorso, facendomi sentire la gioia di non essere solo; non mi asseconda sempre, ma, proprio perché vuole il mio bene, mi dice sinceramente quello che non condivide; è pronto ad aiutarmi a rialzarmi ogni volta che cado.” (https://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2017/june/documents/papa-francesco_20170623_convention-serrainternational.html)

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Lectio Divina Carmelitana:

1) Preghiera

O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità,
perché possano tornare sulla retta via,
concedi a tutti coloro che si professano cristiani
di respingere ciò che è contrario a questo nome
e di seguire ciò che gli è conforme.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

http://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-matteo-121-8

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Questa rubrica RITORNA dopo l’estate

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La Parola.it

COME PACHIDERMI

Siamo come pachidermi, tendiamo le braccia l’uno verso l’altro, ma è fatica sprecata. Riusciamo appena a sfregare l’uno contro l’altro le nostre ruvide pellacce. Siamo molto solitari.

Georg Buchner

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La riflessione di oggi

«Wir sind sehr einsam», «siamo molto solitari»: è amara la finale della nostra citazione odierna, tratta dal dramma La morte di Danton di un autore tedesco, Georg Buchner, morto di tifo nel 1837 a soli 24 anni, lasciando capolavori come il celebre Woyzeck, che ebbe anche una riduzione musicale con Alban Berg. Nel dramma da noi evocato il protagonista è il noto corifeo della Rivoluzione francese, Danton, al quale si associa Robespierre. Una battuta dell’opera è significativa: «Perché soffro? Ecco la rocca dell’ateismo!». Dolore, solitudine, morte sono segni dell’assenza, del silenzio e quindi della negazione di Dio. Ma ritorniamo all’immagine forte dei pachidermi che non riescono ad abbracciarsi ma solo a sfregarsi e che, perciò, non conosceranno mai la tenue delicatezza di una carezza che riscalda il cuore.

Per fortuna dobbiamo smentire il cupo pessimismo di Buchner che denuncia sia l’isolamento dell’uomo, sia la sua condizione schizoide di creatura capace e desiderosa di amore, ma votata alla crudeltà e alla misantropia. È possibile rompere quel cerchio magico e incontrarci. Le nostre pelli sono più delicate di quelle degli elefanti e possiamo abbracciarci. Tuttavia, non si deve ignorare la bestialità che pure ospitiamo in noi e che ci allontana o, peggio, ci spinge a incrociare le braccia in duelli, in assalti e prove di forza. O ancora, a ignorarci, ciascuno nella sua solitudine, come scriveva il poeta Giorgio Caproni: «Un uomo solo, / chiuso nella sua stanza… / Solo in una stanza vuota, / a parlare. / Ai morti»,

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“TI BASTA LA MIA GRAZIA; LA FORZA INFATTI SI MANIFESTA PIENAMENTE
NELLA DEBOLEZZA”
(2Cor 12,9).

Nella sua seconda lettera alla comunità di Corinto, l’apostolo Paolo si confronta con alcuni che mettono in discussione la legittimità della sua attività apostolica, ma non si difende elencando i propri meriti e successi. Al contrario, mette in evidenza l’opera che Dio ha compiuto, in lui e tramite lui.
Paolo accenna ad una sua esperienza mistica, di profondo rapporto con Dio1, ma per condividere subito dopo la sua sofferenza per una “spina” che lo tormenta. Non spiega di cosa si tratti esattamente, ma si capisce che è una difficoltà grande, che potrebbe limitarlo nel suo impegno di evangelizzatore. Per questo, confida di aver chiesto a Dio di liberarlo da questo impedimento, ma la risposta che riceve da Dio stesso è sconvolgente…

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Updated: 20 luglio 2018 — 22:34

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