Aprire il cuore all’accoglienza dell’altro

Buon martedì

«Non temere, continua solo ad aver fede!»

Mc 5, 36

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05 FEBBRAIO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/santa-agata.htm

SANT’AGATA

Catania, 235 – 5 febbraio 251

Sant’Alice (Badessa)

5 febbraio

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Pubblicato da Domenico Mimmo Iervolino su Lunedì 4 febbraio 2019

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Martedì 05 Febbraio 2019

Martedì della IV settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 5,21-43

In quel tempo, essendo passato di nuovo Gesù all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla, ed egli stava lungo il mare.
Si recò da lui uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, vedutolo, gli si gettò ai piedi
e lo pregava con insistenza: «La mia figlioletta è agli estremi; vieni a imporle le mani perché sia guarita e viva».
Gesù andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.
Or una donna, che da dodici anni era affetta da emorragia
e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza nessun vantaggio, anzi peggiorando,
udito parlare di Gesù, venne tra la folla, alle sue spalle, e gli toccò il mantello. Diceva infatti:
«Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita».
E subito le si fermò il flusso di sangue, e sentì nel suo corpo che era stata guarita da quel male.
Ma subito Gesù, avvertita la potenza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi mi ha toccato il mantello?».
I discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che ti si stringe attorno e dici: Chi mi ha toccato?».
Egli intanto guardava intorno, per vedere colei che aveva fatto questo.
E la donna impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità.
Gesù rispose: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Và in pace e sii guarita dal tuo male».
Mentre ancora parlava, dalla casa del capo della sinagoga vennero a dirgli: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?».
Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, continua solo ad aver fede!».
E non permise a nessuno di seguirlo fuorchè a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo.
Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava.
Entrato, disse loro: «Perché fate tanto strepito e piangete? La bambina non è morta, ma dorme».
Ed essi lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della fanciulla e quelli che erano con lui, ed entrò dove era la bambina.
Presa la mano della bambina, le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico, alzati!».
Subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare; aveva dodici anni. Essi furono presi da grande stupore.
Gesù raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e ordinò di darle da mangiare.

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Commento del giorno:

San Girolamo (347-420)

sacerdote, traduttore della Bibbia, dottore della Chiesa

Omelie sul Vangelo di Marco, n. 3 (SC 494)

“Alzati”

“Presa la mano della bambina, le disse: “Talità kum”, che significa: “Fanciulla, io ti dico, alzati!”. “Poiché sei nata una seconda volta, sarai chiamata ‘fanciulla’. Fanciulla, alzati per me, non per tuo merito, ma per l’azione della mia grazia. Alzati dunque per me: la tua guarigione non viene dalla tua forza”. “Subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare”. Gesù tocchi anche noi e subito cammineremo. Anche se fossimo paralizzati, anche se le nostre opere fossero cattive e non potessimo camminare, anche se fossimo coricati sul letto dei nostri peccati…, se Gesù ci tocca, subito saremo guariti. La suocera di Pietro era tormentata dalla febbre: Gesù le ha toccato la mano, ed ella si è alzata e subito si è messa a servirli (Mc 1,31)… “Essi furono presi da grande stupore. Gesù raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo”. Vedete perché aveva allontanato la folla mentre stava per compiere un miracolo? Ha raccomandato e non solo ha raccomandato , ma ha raccomandato con insistenza che nessuno venisse a saperlo. L’ha raccomandato ai tre apostoli, l’ha raccomandato ai parenti che nessuno lo sapesse. Il Signore ha raccomandato a tutti, ma la fanciulla non può tacere, lei che si è rialzata. “E ordinò di darle da mangiare”: perché la sua resurrezione non sia considerata come l’apparizione di un fantasma. E lui stesso, dopo la resurrezione, ha mangiato pesce e dolce di miele (Lc 24,42)… Ti supplico Signore, toccaci la mano a noi pure che siamo coricati; rialzaci dal letto dei nostri peccati e facci camminare. E dopo aver camminato, facci dar da magiare. Coricati non possiamo mangiare; se non siamo in piedi, non siamo capaci di ricevere il Corpo di Cristo.

 

 

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“L’amore vissuto nelle famiglie è una forza permanente per la vita della Chiesa. «Il fine unitivo del matrimonio è un costante richiamo al crescere e all’approfondirsi di questo amore. Nella loro unione di amore gli sposi sperimentano la bellezza della paternità e della maternità; condividono i progetti e le fatiche, i desideri e le preoccupazioni; imparano la cura reciproca e il perdono vicendevole. In questo amore celebrano i loro momenti felici e si sostengono nei passaggi difficili della loro storia di vita […] La bellezza del dono reciproco e gratuito, la gioia per la vita che nasce e la cura amorevole di tutti i membri, dai piccoli agli anziani, sono alcuni dei frutti che rendono unica e insostituibile la risposta alla vocazione della famiglia», tanto per la Chiesa quanto per l’intera società. “

(Papa Francesco Amoris Laetitia 88)
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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo ordinario

1) Preghiera

Dio grande e misericordioso,
concedi a noi tuoi fedeli
di adorarti con tutta l’anima
e di amare i nostri fratelli nella carità del Cristo.
Egli è Dio, e vive e regna con te…

http://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-marco-521-43

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Martedì 5 febbraio 2019 – S. Agata Vergine e Martire –  Memoria

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno.[…] Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!».»
Mc 5, 21-24. 35-36

 

Come vivere questa Parola?

«Non temere, soltanto abbi fede!». Così Gesù incoraggia uno dei capi della sinagoga, dopo aver appreso che purtroppo la sua bambina, per la quale aveva chiesto la guarigione, è morta. La presenza di Gesù è ormai inutile, è troppo tardi, ma la fede può fare miracoli. Per questo Gesù invita Giairo ad avere fede in Lui. E’ un invito anche per noi: Gesù ci chiede di passare da una fede debole, a una fede grande, quella del granello di senape. A non temere. Ad avere fiducia. “Fidati di me”, dice Gesù a Giairo. Non ti deluderò. Non sono venuto fin qui per nulla”. E Giairo si fida. Continua ad avere fede e la fede apre la strada alla vita, quella di sua figlia e la sua.

 

La voce di Papa Francesco

La guarigione miracolosa della figlia di Giairo ci insegna che sulla strada del Signore sono accolti tutti: nessuno deve sentirsi un intruso, un abusivo o un non avente diritto. Per avere accesso al suo cuore, al cuore di Gesù, c’è un solo requisito: sentirsi bisognosi di guarigione e affidarsi a Lui. Io vi domando: ognuno di voi si sente bisognoso di guarigione? Di qualche cosa, di qualche peccato, di qualche problema? E, se sente questo, ha fede in Gesù? Sono i due requisiti per essere guariti, per avere accesso al suo cuore: sentirsi bisognosi di guarigione e affidarsi a Lui.”

(PAPA FRANCESCO, Angelus del 1° luglio 2018)

Commento di suor Monica Gianoli FMA

gianoli.monica@gmail.com

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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L’argomento di oggi

VEDERE LE COSE

Sospetto che il bambino colga il suo primo fiore con una percezione della sua bellezza e del suo significato che il futuro botanico non conserverà mai più.

Henry D. Thoreau

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La riflessione di oggi

Così annotava nel suo diario, il 5 febbraio 1852, lo scrittore americano Henry David Thoreau. Devo confessare di essere sempre conquistato dal modo di giocare di un bambino: prima che sia pervertito dalla playstation e dai giochi elettronici, egli si accosta a un oggetto con una sorprendente girandola di gesti, di movimenti, di sguardi. Egli compie veramente l’atto primordiale dell’affacciarsi sul mondo con meraviglia per scoprirne le meraviglie («Il mondo perirà per mancanza di meraviglia, non di meraviglie» osservava acutamente lo scrittore inglese Chesterton). È ciò che noi, frettolosi consumatori di tecnologia, non proviamo più. Siamo forse capaci di «vedere un mondo in un granello di sabbia, e un cielo in un fiore selvaggio, l’infinito in un palmo di mano e l’eternità in un’ora?», come cantava il poeta inglese William Blake?

Il botanico non ha più nulla dello stupore del bambino davanti al fiore, alla sua corolla, ai suoi colori. Egli classifica, cataloga, noto-mizza, disseziona, verifica, esamina, ma non riesce più a godere il fascino della bellezza. Il poeta irlandese contemporaneo – sono i veri poeti i grandi maestri della contemplazione – Seamus Heaney, Nobel 1995, ha intitolato una sua raccolta Seeing Things. Sì, abbiamo bisogno di ritornare a «vedere le cose», anzi – come sottintende l’espressione inglese – ad «avere la visione» profonda della realtà, dei volti, degli oggetti, dei segni, dei colori, della vita. E per far questo bisogna sapersi fermare, sostare, stare in silenzio, contemplare.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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In questo salmo, Davide esprime la sua gioia e la sua riconoscenza davanti all’assemblea: ha conosciuto il pericolo e l’angoscia, ma ha invocato con fiducia il Dio di Israele ed ha ritrovato pace.

Il protagonista di questo inno è Dio con la sua misericordia, la sua presenza forte e decisiva accanto al povero e all’oppresso che Lo invoca.
Perché altri raggiungano la stessa salvezza, Davide suggerisce alcuni atteggiamenti del cuore: evitare di compiere il male, ma piuttosto operare sempre il bene.

E sottolinea la necessità di non diffamare il prossimo. La parola infatti può portare alla guerra.

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Updated: 5 febbraio 2019 — 22:12

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