Superare il conformismo

Buon mercoledì

«Un profeta non è disprezzato che nella sua patria,

tra i suoi parenti e in casa sua»

Mc 6, 4

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06 FEBBRAIO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/san-paolo-miki-e-compagni.htm

SAN PAOLO MIKI e COMPAGNI

Kyoto, Giappone, 1556 – Nagasaki, Giappone, 5 febbraio 1597

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Siamo il sole in un giorno di pioggia…

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Mercoledì 06 Febbraio 2019

Mercoledì della IV settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 6,1-6

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i discepoli lo seguirono.
Venuto il sabato, incominciò a insegnare nella sinagoga. E molti ascoltandolo rimanevano stupiti e dicevano: «Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani?
Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?». E si scandalizzavano di lui.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua».
E non vi potè operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì.
E si meravigliava della loro incredulità. Gesù andava attorno per i villaggi, insegnando.

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Commento del giorno:

San Josemaría Escrivá de Balaguer (1902-1975)

sacerdote, fondatore

Omelia del 19/03/1963 in Es Cristo que pasa

“Non è costui il carpentiere?”

Giuseppe amò Gesù come un padre ama suo figlio e gli si dedicò dandogli il meglio che poteva.Giuseppe, prendendo cura di quel Bambino che gli era stato affidato, fece di Gesù un artigiano: gli trasmise il suo mestiere. Gli abitanti di Nazaret parleranno pertanto di Gesù chiamandolo a volte “carpentiere” o “il figlio del carpentiere” (Mt 13,55)…. Gesù dovette rassomigliare a Giuseppe in molti aspetti: nel modo di lavorare, nei lineamenti del suo carattere, nell’accento. Il realismo di Gesù, il suo spirito di osservazione, il modo di sedere a mensa e spezzare il pane, il gusto per il discorso concreto, prendendo spunto dalle cose della vita ordinaria: tutto ciò è il riflesso dell’infanzia e della giovinezza di Gesù, e quindi pure il riflesso della dimestichezza con Giuseppe. Non è possibile negare la grandezza del mistero: questo Gesù, che è uomo, che parla con l’inflessione di una determinata regione di Israele, che assomiglia a un artigiano di nome Giuseppe, costui è il Figlio di Dio. E chi può insegnare qualcosa a chi è Dio? Ma Gesù è realmente uomo e vive normalmente: prima come bambino, poi come ragazzo che comincia a dare una mano nella bottega di Giuseppe, finalmente come uomo maturo, nella pienezza dell’età: “E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini” (Lc 2,52). Giuseppe è stato, nell’ordine naturale, maestro di Gesù: ha avuto con Lui rapporti quotidiani delicati e affettuosi, e se n’è preso cura con lieta abnegazione. Tutto ciò non è forse un buon motivo per considerare questo uomo giusto (Mt 1,19), questo santo Patriarca, in cui culmina la fede dell’Antica Alleanza, come Maestro di vita interiore?

 

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“Tutto quanto è stato detto non è sufficiente ad esprimere il vangelo del matrimonio e della famiglia se non ci soffermiamo in modo specifico a parlare dell’amore. Perché non potremo incoraggiare un cammino di fedeltà e di reciproca donazione se non stimoliamo la crescita, il consolidamento e l’approfondimento dell’amore coniugale e familiare. In effetti, la grazia del sacramento del matrimonio è destinata prima di tutto «a perfezionare l’amore dei coniugi». Anche in questo caso rimane valido che, anche «se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla. E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe» (1 Cor 13,2-3). La parola “amore”, tuttavia, che è una delle più utilizzate, molte volte appare sfigurata.

(Papa Francesco Amoris Laetitia 89)
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Lectio Divina Carmelitana:

1) Preghiera
Dio grande e misericordioso,
concedi a noi tuoi fedeli
di adorarti con tutta l’anima
e di amare i nostri fratelli nella carità del Cristo.
Egli è Dio, e vive e regna con te…

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Mercoledì 6 febbraio 2019 – S. Paolo Miki e compagni martiri – Memoria

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Partì di là e venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono. Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.»

Mc.  6, 1-6a

 

Come vivere questa Parola?

Gesù insegna nella sinagoga di Nazareth e lo stupore, la meraviglia invadono il cuore, le orecchie, la mente dei presenti, che si interrogano: “Da dove gli vengono queste cose? Che sapienza è quella che gli è stata data? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?”

Sono domande che fanno capire che i presenti, invece di gioire dello stupore che provano, del “nuovo” che accade, sono chiusi nel consueto, nel pregiudizio, nello scetticismo. Non sanno uscire dai propri schemi di pensiero, non vedono al di là della propria esperienza, non sanno guardare la realtà con occhi diversi! Non sanno cogliere il diverso, lo straordinario nell’ordinario, nel conosciuto, nel noto. Sanno benissimo chi è quell’uomo, conoscono tante cose su di lui! L’hanno etichettato.

Converti Signore il nostro cuore, “la nostra pretesa di sapere, capire, essere all’altezza di tutto”, per poterti riconoscere presente nel quotidiano fatto di lavoro, relazioni, persone. Dacci il coraggio di “sospendere il giudizio”, per riassaporare la grandezza e il dono della diversità di vedute, di percezioni e con umiltà convertirci dalla meraviglia alla fede, alla fiducia! AMEN!

 

La voce di Papa Benedetto XVI

“Dunque, sembra che Gesù si faccia – come si dice – una ragione della cattiva accoglienza che incontra a Nazareth. Invece, alla fine del racconto, troviamo un’osservazione che dice proprio il contrario. Scrive l’Evangelista che Gesù «si meravigliava della loro incredulità» (Mc 6,6). Allo stupore dei concittadini, che si scandalizzano, corrisponde la meraviglia di Gesù. Anche Lui, in un certo senso, si scandalizza! Malgrado sappia che nessun profeta è bene accetto in patria, tuttavia la chiusura del cuore della sua gente rimane per Lui oscura, impenetrabile: come è possibile che non riconoscano la luce della Verità? Perché non si aprono alla bontà di Dio, che ha voluto condividere la nostra umanità? In effetti, l’uomo Gesù di Nazareth è la trasparenza di Dio, in Lui Dio abita pienamente. E mentre noi cerchiamo sempre altri segni, altri prodigi, non ci accorgiamo che il vero Segno è Lui, Dio fatto carne, è Lui il più grande miracolo dell’universo: tutto l’amore di Dio racchiuso in un cuore umano, in un volto d’uomo. (BENEDETTO XVI,  Angelus a Castel Gandolfo, 8 luglio 2012)

 

Commento di suor Monica Gianoli FMA

gianoli.monica@gmail.com

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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L’argomento di oggi

UNA FIUMANA UMANA

Il maggior pericolo non è tanto la tendenza della massa a comprimere la persona, ma la tendenza della persona a precipitarsi ad annegare nella massa.

Simone Weil

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La riflessione di oggi

Se in un pomeriggio di festa si dovesse contemplare dall’alto piazza Duomo e le vie adiacenti, a Milano, o via del Corso e le traverse che raggiungono piazza di Spagna, a Roma, si avrebbe l’incarnazione della metafora «una fiumana umana». È, infatti, una sorta di vortice che dilaga in ondate di corpi che si muovono compatti, spinti dalla deriva che lascia ai bordi solo i detriti dei venditori ambulanti o dei mendicanti. Ancor più impressionante è la metafora del «branco», applicata soprattutto ai giovani, rappresentazione di un «collettivo» che contiene nel suo grembo germi ferini di violenza (chi non ricorda Arancia meccanica?).

Una finissima interprete dell’esistenza come Simone Weil (1909-43), ebrea parigina di straordinaria intelligenza e spiritualità, ci mette impietosamente – nel passo da noi tratto dai suoi Scritti di Londra -di fronte a un’amara verità. Se è vero che la massa schiaccia e talora annulla la persona, è ancor più vero che sotto quello schiacciasassi molti si distendono quietamente aspettando di essere «spianati» da ogni loro identità o, per stare all’immagine della fiumana, vi accorrono per annegarvisi. L’avere una convinzione propria e tenerla ben eretta come una fiaccola sopra la marea delle teste «omologate» è un impegno serio e severo. La folla anonima può persino essere un orizzonte sicuro in cui riparare, dissolvendo in essa non solo le proprie paure, ma anche la fede, l’identità e la coerenza. La massa o la grigia collettività non è mai da scambiare con la comunità viva in cui le diversità creano armonia nell’unità.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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In questo salmo, Davide esprime la sua gioia e la sua riconoscenza davanti all’assemblea: ha conosciuto il pericolo e l’angoscia, ma ha invocato con fiducia il Dio di Israele ed ha ritrovato pace.

Il protagonista di questo inno è Dio con la sua misericordia, la sua presenza forte e decisiva accanto al povero e all’oppresso che Lo invoca.
Perché altri raggiungano la stessa salvezza, Davide suggerisce alcuni atteggiamenti del cuore: evitare di compiere il male, ma piuttosto operare sempre il bene.

E sottolinea la necessità di non diffamare il prossimo. La parola infatti può portare alla guerra.

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Updated: 6 febbraio 2019 — 21:49

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