Superare con l’amore i malintesi

Buon venerdì

«Giovanni il Battista è risuscitato dai morti

e per questo il potere dei miracoli

opera in lui»

Mc 6, 14

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08 FEBBRAIO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/san-girolamo-emiliani.htm

SAN GIROLAMO EMILIANI

Venezia, 1486 – Somasca di Vercurago, Lecco, 8 febbraio 1537

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Venerdì 08 Febbraio 2019

Venerdì della IV settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 6,14-29

In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, poiché intanto il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risuscitato dai morti e per questo il potere dei miracoli opera in lui».
Altri invece dicevano: «E’ Elia»; altri dicevano ancora: «E’ un profeta, come uno dei profeti».
Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare è risuscitato!».
Erode infatti aveva fatto arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, che egli aveva sposata.
Giovanni diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello».
Per questo Erodìade gli portava rancore e avrebbe voluto farlo uccidere, ma non poteva,
perché Erode temeva Giovanni, sapendolo giusto e santo, e vigilava su di lui; e anche se nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode per il suo compleanno fece un banchetto per i grandi della sua corte, gli ufficiali e i notabili della Galilea.
Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla ragazza: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò».
E le fece questo giuramento: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno».
La ragazza uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista».
Ed entrata di corsa dal re fece la richiesta dicendo: «Voglio che tu mi dia subito su un vassoio la testa di Giovanni il Battista».
Il re divenne triste; tuttavia, a motivo del giuramento e dei commensali, non volle opporle un rifiuto.
Subito il re mandò una guardia con l’ordine che gli fosse portata la testa.
La guardia andò, lo decapitò in prigione e portò la testa su un vassoio, la diede alla ragazza e la ragazza la diede a sua madre.
I discepoli di Giovanni, saputa la cosa, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

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Commento del giorno:

San Cipriano (ca 200-258)

vescovo di Cartagine e martire

Esortazione al martirio, 13

Giovanni Battista, martire per la verità

“Le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi” (Rom 8,18). Chi non farebbe di tutto per ottenere una tale gloria diventando amico di Dio, per rallegrarsi al più presto in compagnia di Gesù e ricevere la ricompensa divina dopo le pene e i tormenti di questa terra? E’ una gloria per i soldati di questo mondo rientrare trionfanti in patria, dopo la vittoria sui nemici. Ma non è forse una gloria maggiore aver vinto il demonio e ritornare trionfanti in quel paradiso da cui Adamo era stato espulso a causa del suo peccato? E, dopo aver sconfitto colui che l’aveva ingannato, riportarvi il trofeo della vittoria? Offrire a Dio come un magnifico bottino una fede integra, un coraggio spirituale ineccepibile, una lodevole dedizione? … Diventare coerede di Cristo, eguale agli angeli, gioire felicemente del regno celeste coi patriarchi, gli apostoli, i profeti? Quale persecuzione può vincere tali pensieri, che possono aiutarci a superare le torture? … La terra ci chiude in prigione con le persecuzioni, ma il cielo resta aperto…. Quale onore, quale certezza andarsene da qui nella gioia, trionfando in mezzo ai tormenti e alle prove! Socchiudere gli occhi che vedevano gli uomini e il mondo, e riaprirli immediatamente sulla gloria di Dio e di Cristo! … Se la persecuzione si abbatte su un soldato così preparato, non potrà sconfiggere il suo coraggio. E anche se siamo chiamati in cielo prima della lotta, una fede così preparata non resterà senza ricompensa. … Nella persecuzione, Dio ricompensa i suoi soldati; nella pace premia la buona coscienza.

 

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“La prima espressione utilizzata (nell’inno alla carità) è macrothymei. La traduzione non è semplicemente “che sopporta ogni cosa”, perché questa idea viene espressa alla fine del v. 7. Il senso si coglie dalla traduzione greca dell’Antico Testamento, dove si afferma che Dio è «lento all’ira» (Es 34,6; Nm 14,18). Si mostra quando la persona non si lascia guidare dagli impulsi e evita di aggredire. È una caratteristica del Dio dell’Alleanza che chiama ad imitarlo anche all’interno della vita familiare. I testi in cui Paolo fa uso di questo termine si devono leggere sullo sfondo del libro della Sapienza (cfr 11,23; 12,2.15-18): nello stesso tempo in cui si loda la moderazione di Dio al fine di dare spazio al pentimento, si insiste sul suo potere che si manifesta quando agisce con misericordia. La pazienza di Dio è esercizio di misericordia verso il peccatore e manifesta l’autentico potere.”

(Papa Francesco Amoris Laetitia 91)
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Lectio Divina Carmelitana:

 Venerdì, 8 Febbraio, 2019

1) Preghiera
Dio grande e misericordioso,
concedi a noi tuoi fedeli
di adorarti con tutta l’anima
e di amare i nostri fratelli nella carità del Cristo.
Egli è Dio, e vive e regna con te…

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Venerdì 8 febbraio 2019 – IV settimana del Tempo Ordinario

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». Altri invece dicevano: «È Elia». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!». Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri. (…)

 «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista» …

Mc 6, 14-29

 

Come vivere questa Parola?

Giovanni è un uomo abituato a concepire la sua vita in relazione ad un Altro, che sente infinitamente più grande di lui e nel quale trova un senso profondo tutta la sua esistenza. Per questo non ha timore del giudizio degli uomini, anzi, con linguaggio diretto, mette gli altri di fronte alle loro responsabilità e al bisogno di conversione.

Allontana la sua vita da ogni segno di potere e con grande libertà denuncia ipocrisie e maschere che annacquano e confondono la Verità.

Si è messo “dietro” Gesù e per Lui ha dato la vita accettando che la spada lo decapitasse per poter continuare così, con la sua vita, a testimoniare la tagliente spada della Parola.

Non fare mancare, o Signore, anche oggi, profeti alla tua Chiesa, perché la tua Parola sia gridata e abbia la forza di convertire la nostra vita!

 

La voce di Papa Francesco

«E così Giovanni finisce la sua vita sotto l’autorità di un re mediocre, ubriaco e corrotto, per il capriccio di una ballerina e per l’odio vendicativo di un’adultera. Così finisce il grande, l’uomo più grande nato da donna.

Quando io leggo questo brano, mi commuovo. Penso a due cose: primo, penso ai nostri martiri, ai martiri dei nostri giorni, quegli uomini, donne, bambini che sono perseguitati, odiati, cacciati via dalle case, torturati, massacrati. E questa, non è una cosa del passato: oggi succede questo. I nostri martiri, che finiscono la loro vita sotto l’autorità corrotta di gente che odia Gesù Cristo». Perciò «ci farà bene pensare ai nostri martiri. […] Questo brano mi spinge anche a riflettere su me stesso: Anche io finirò Tutti noi finiremo. Nessuno ha la vita “comprata”. Anche noi, volendo o non volendo, andiamo sulla strada dell’annientamento esistenziale della vita. E ciò, mi spinge a pregare che questo annientamento assomigli il più possibile a Gesù Cristo, al suo annientamento. […]Giovanni, il grande, che diminuisce continuamente fino al nulla; i martiri, che diminuiscono oggi, nella nostra Chiesa di oggi, fino al nulla; e noi, che siamo su questa strada e andiamo verso la terra, dove tutti finiremo. Che il Signore ci illumini, ci faccia capire questa strada di Giovanni, il precursore della strada di Gesù; e la strada di Gesù, che ci insegna come deve essere la nostra».

Cfr. Papa Francesco, Meditazione mattutina a Santa Martha, 6 febbraio 2015).

 

Commento di suor Monica Gianoli FMA

gianoli.monica@gmail.com

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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L’argomento di oggi

LA TORRE DI BABELE

Non credo all’opinione diffusa che, allo scopo di rendere feconda una discussione, coloro che vi partecipano debbano avere molto in comune. Anzi, credo che più diverso è il loro retroterra, più feconda sarà la discussione. Non c’è nemmeno bisogno di un linguaggio comune per iniziare: se non ci fosse stata la torre di Babele avremmo dovuto costruirne una.

Karl Popper

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La riflessione di oggi

Oggi ricorriamo a una fonte piuttosto difficile: la citazione è desunta nientemeno che dal Poscritto alla logica della scoperta scientifica del filosofo viennese Karl Popper (1902-94). Il senso è, però, limpido: la diversità è necessaria. In realtà la torre di Babele è il simbolo di un’unità obbligata e artificiosa, una globalizzazione forzata. Infatti, il sogno dell’imperialismo di Babilonia è quello di imporre «un unico labbro», come si dice nell’originale ebraico della Genesi, cioè una sola lingua, una sola cultura, una sola concezione della vita, precettata a tutti. Il risultato è paradossale e antitetico ed è la confusione, come reazione all’uniformità imposta.

L’autentica diversità è, invece, ben altro: è la ricchezza dei colori dell’arcobaleno. La tradizione giudaica affermava che Dio, quando creò l’umanità, lo fece con un unico conio, eppure ogni persona – a differenza di ciò che accade per le monete – è sempre diversa dall’altra, anche a livello fisico (si pensi solo alle impronte digitali). Unica è la dignità, ossia l’appartenenza all’essere umani, infinita è la pluralità dei volti e delle anime. Il rabbi Giacobbe Isacco di Lublino degli antichi ebrei Chassidim polacchi diceva: «In ogni uomo c’è qualcosa di prezioso che non si trova in nessun altro. Si deve, perciò, rispettare ognuno secondo le virtù che egli solo possiede e che non ha nessun altro». Ma attenzione: il crinale tra diversità benefica e confusione malefica è sottilissimo…

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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In questo salmo, Davide esprime la sua gioia e la sua riconoscenza davanti all’assemblea: ha conosciuto il pericolo e l’angoscia, ma ha invocato con fiducia il Dio di Israele ed ha ritrovato pace.

Il protagonista di questo inno è Dio con la sua misericordia, la sua presenza forte e decisiva accanto al povero e all’oppresso che Lo invoca.
Perché altri raggiungano la stessa salvezza, Davide suggerisce alcuni atteggiamenti del cuore: evitare di compiere il male, ma piuttosto operare sempre il bene.

E sottolinea la necessità di non diffamare il prossimo. La parola infatti può portare alla guerra.

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Updated: 8 febbraio 2019 — 23:33

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