Scoprire la natura come un dono d’amore

Buon sabato

«Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un pò»

Mc 6, 31

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09 FEBBRAIO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/eusebia-palomino.htm

BEATA EUSEBIA PALOMINO

– Figlia di Maria Ausiliatrice –

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Sabato 09 Febbraio 2019

Sabato della IV settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 6,30-34

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato.
Ed egli disse loro: «Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un pò». Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare.
Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte.
Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città cominciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero.
Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

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Commento del giorno:

Isacco di Siria (VII secolo)

monaco nella regione di Mossul

Discorsi ascetici, prima serie, n. 60

“Si commosse per loro”

Se Davide definisce Dio giusto e retto, il Figlio di Dio ci ha rivelato che è buono e affettuoso… Lungi da noi il pensiero ingiusto che Dio non compatisce… Quanto è ammirabile la compassione di Dio! Che meraviglia la grazia di Dio nostro Creatore, quale potenza che arriva a tutto! Quale infinita bontà di cui investe la nostra natura di peccatori per ricrearla. Chi può dire la sua gloria? Rialza chi l’ha offeso e ha bestemmiato, rinnova la polvere senz’anima…, e fa del nostro spirito sbandato e dei nostri sensi smarriti una natura dotata di ragione e capace di pensare. Il peccatore non è capace di comprendere la grazia della sua resurrezione… Cos’è la geenna davanti alla grazia della resurrezione, quando egli ci solleverà fuori della dannazione e darà a questo corpo corruttibile di vestire l’incorruttibilità? (1Co 15,53)… Voi che avete il discernimento, venite e ammirate. Chi, dotato di un’intelligenza sapiente e meravigliosa, ammirerà come lo merita la grazia del nostro Creatore? Questa grazia è il compenso dei peccatori. Poiché, al posto di quanto meritano giustamente, lui dà loro in cambio la resurrezione. Al posto di corpi che hanno profanato la sua Legge, li riveste della gloria dell’incorruttibilità. Questa grazia – la resurrezione che ci è data dopo il peccato – è più grande della prima, quando ci ha creati, dall’inesistenza. Gloria alla tua grazia incommensurabile, Signore! Non posso altro che tacere davanti all’abbondanza della tua grazia. Sono incapace di dirti la gratitudine che ti devo.

 

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“Essere pazienti non significa lasciare che ci maltrattino continuamente, o tollerare aggressioni fisiche, o permettere che ci trattino come oggetti. Il problema si pone quando pretendiamo che le relazioni siano idilliache o che le persone siano perfette, o quando ci collochiamo al centro e aspettiamo unicamente che si faccia la nostra volontà. Allora tutto ci spazientisce, tutto ci porta a reagire con aggressività. Se non coltiviamo la pazienza, avremo sempre delle scuse per rispondere con ira, e alla fine diventeremo persone che non sanno convivere, antisociali incapaci di dominare gli impulsi, e la famiglia si trasformerà in un campo di battaglia. Per questo la Parola di Dio ci esorta: «Scompaiano da voi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità» (Ef 4,31). Questa pazienza si rafforza quando riconosco che anche l’altro possiede il diritto a vivere su questa terra insieme a me, così com’è. Non importa se è un fastidio per me, se altera i miei piani, se mi molesta con il suo modo di essere o con le sue idee, se non è in tutto come mi aspettavo. L’amore comporta sempre un senso di profonda compassione, che porta ad accettare l’altro come parte di questo mondo, anche quando agisce in un modo diverso da quello che io avrei desiderato.”

(Papa Francesco Amoris Laetitia 92)
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Lectio Divina Carmelitana:

Sabato, 9 Febbraio, 2019

1) Preghiera
Dio grande e misericordioso,
concedi a noi tuoi fedeli
di adorarti con tutta l’anima
e di amare i nostri fratelli nella carità del Cristo.
Egli è Dio, e vive e regna con te…

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Sabato 9 febbraio 2019 – IV settimana del Tempo Ordinario

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.»
Mc 6, 30-34

 

Come vivere questa Parola?

Che cosa significa per Gesù “riposo”? Egli invita i discepoli a riposarsi e poi si trovano nuovamente tutti avvolti dalla folla. Forse per Gesù il vero riposo dei suoi discepoli “è stare con Lui”, anche in mezzo alla folla; è imparare ad “avere compassione”. Gesù effonde, trasmette, estende quella comunione e quell’amore che lo unisce al Padre e che è la forza della Sua Esistenza. Egli ci insegna a “stare con cuore unificato” in tutto quello che si fa e si vive, per dare “riposo” alla nostra vita. Contro la frammentazione e la dispersione di energie che ci affaticano e stancano, Gesù ci propone di vivere unificati nella volontà del Padre.

Insegnaci ogni giorno, Signore Gesù, perché impariamo a “riposare” in Te, nella Volontà del Padre

 

La voce di Papa Francesco

“In queste circostanze, siamo chiamati ad imitare quanto ha fatto Gesù: «Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose» (v.34). In questa breve frase, l’evangelista ci offre un flash di singolare intensità, fotografando gli occhi del divino Maestro e il suo insegnamento. Osserviamo i tre verbi di questo fotogramma: vedere, avere compassione, insegnare. Li possiamo chiamare i verbi del Pastore. Lo sguardo di Gesù non è uno sguardo neutro o, peggio, freddo e distaccato, perché Gesù guarda sempre con gli occhi del cuore. E il suo cuore è così tenero e pieno di compassione, che sa cogliere i bisogni anche più nascosti delle persone. Inoltre, la sua compassione non indica semplicemente una reazione emotiva di fronte ad una situazione di disagio della gente, ma è molto di più: è l’attitudine e la predisposizione di Dio verso l’uomo e la sua storia. […] Dato che Gesù si è commosso nel vedere tutta quella gente bisognosa di guida e di aiuto, ci aspetteremmo che Egli si mettesse ora ad operare qualche miracolo. Invece, si mise a insegnare loro molte cose. Ecco il primo pane che il Messia offre alla folla affamata e smarrita: il pane della Parola. Tutti noi abbiamo bisogno della parola di verità, che ci guidi e illumini il cammino. Senza la verità, che è Cristo stesso, non è possibile trovare il giusto orientamento della vita. Quando ci si allontana da Gesù e dal suo amore, ci si perde e l’esistenza si trasforma in delusione e insoddisfazione. Con Gesù al fianco si può procedere con sicurezza, si possono superare le prove, si progredisce nell’amore verso Dio e verso il prossimo. Gesù si è fatto dono per gli altri, divenendo così modello di amore e di servizio per ciascuno di noi”.

(PAPA FRANCESCO, Angelus del 22 luglio 2018.)

 

Commento di suor Monica Gianoli FMA

gianoli.monica@gmail.com

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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L’argomento di oggi

IL CERCHIO E I RAGGI

Pensate a un cerchio tracciato per terra. Il cerchio è il mondo e il centro è Dio. I raggi sono le vie degli uomini: quanto più essi avanzano, tanto più si avvicinano a Dio e più si avvicinano anche tra di loro. E viceversa.

Doroteo di Gaza

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La riflessione di oggi

Forse aveva proprio tracciato nella polvere del deserto un cerchio coi raggi l’antico monaco Doroteo di Gaza (VI secolo), a cui dobbiamo questa suggestiva parabola «geometrica». L’idea è semplicissima: quanto più gli uomini si avvicinano a Dio, tanto più diventano solidali tra loro, e quanto più si stringono nell’amore tra loro, tanto più scoprono Dio vicino. Certo, c’è anche il rischio di procedere sui raggi al contrario, ossia verso l’esterno, e allora si spezza l’incontro con Dio e delle persone tra loro. L’autentica fede è principio di unità, non di divisione e, per dirla con san Giovanni, chi ama il prossimo ama anche Dio e viceversa.

La parabola è idealmente ripresa – anche se in un’altra forma simbolica – dal teologo svizzero Hans Urs von Balthasar nel suo volumetto Il chicco di grano (1944). Ascoltiamo il suo racconto. «Il razzo è come un raggio di fuoco che rapido vola verso il cielo. Raggiunge il centro, scoppia (nell’attimo dell’estasi) e mille scintille discendono rapide verso la terra. E Dio che ti rimanda, lacerato in mille pezzi, ai tuoi fratelli». La vera esperienza mistica ti proietta, sì, verso l’infinito di Dio, ma non ti lascia sospeso nella luce. Ti rimanda ai fratelli, alla storia, alla terra. Divenuto fuoco, puoi riscaldare; trasformato in scintilla, puoi illuminare; trasfigurato in Dio, diventi un seme di luce che si sfrangia per raggiungere il gelo e le tenebre di tanti uomini e donne. L’amore per Dio non è tale se non è anche amore per i fratelli.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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In questo salmo, Davide esprime la sua gioia e la sua riconoscenza davanti all’assemblea: ha conosciuto il pericolo e l’angoscia, ma ha invocato con fiducia il Dio di Israele ed ha ritrovato pace.

Il protagonista di questo inno è Dio con la sua misericordia, la sua presenza forte e decisiva accanto al povero e all’oppresso che Lo invoca.
Perché altri raggiungano la stessa salvezza, Davide suggerisce alcuni atteggiamenti del cuore: evitare di compiere il male, ma piuttosto operare sempre il bene.

E sottolinea la necessità di non diffamare il prossimo. La parola infatti può portare alla guerra.

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Updated: 9 febbraio 2019 — 21:17

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