Costruire la pace prima di tutto in noi stessi

Buona Domenica

«Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini»

Lc 5, 10

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10 FEBBRAIO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/santa-scolastica.htm

SANTA SCOLASTICA

Norcia, Perugia, ca. 480 – Montecassino, Frosinone, ca. 547

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Domenica 10 Febbraio 2019

V Domenica del Tempo Ordinario

 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 5,1-11

In quel tempo, mentre, levato in piedi, stava presso il lago di Genèsaret
e la folla gli faceva ressa intorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù vide due barche ormeggiate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti.
Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e calate le reti per la pesca».
Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti».
E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano.
Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche al punto che quasi affondavano.
Al veder questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore».
Grande stupore infatti aveva preso lui e tutti quelli che erano insieme con lui per la pesca che avevano fatto;
così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

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Commento del giorno:

 San Josemaría Escrivá de Balaguer (1902-1975)

sacerdote, fondatore

Omelia in “Amigos de Dios”

“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”

Quando Gesù è uscito in mare coi discepoli, non pensava solo a questa pesca. Perciò … risponde a Pietro: “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini”. E a questa nuova pesca l’efficacia divina non mancherà più: gli apostoli saranno strumenti di grandi prodigi, nonostante la propria miseria. Anche noi, se lottiamo ogni giorno per raggiungere la santità nella vita quotidiana, ognuno nella propria condizione nel mondo e nell’esercizio della sua professione, oso affermare che il Signore farà di noi strumenti capaci di realizzare miracoli, e ancor più straordinari, se c’è bisogno. Ridaremo la luce ai ciechi. Chi può raccontare mille esempi del modo con cui un cieco riscopre la vista e riceve tutto lo splendore della luce di Cristo? Un altro era sordo e un altro muto, non potevano ascoltare o articolare parola come figli di Dio… : ora comprendono e si esprimono da veri uomini… “Nel nome di Gesù” gli apostoli ridanno le forze a un infermo incapace di qualsiasi azione…: “Nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!” (At 3,6) Un altro, un morto, già in decomposizione, sente la voce di Dio, come nel miracolo del figlio della vedova di Nain: “Giovinetto, dico a te, alzati!” (Lc 7,14) Faremo miracoli come Cristo, miracoli come i primi apostoli. Forse questi prodigi si sono realizzati in te, in me: forse eravamo ciechi, o sordi, o infermi, o sentivamo la morte, quando la Parola di Dio ci ha strappati alla nostra prostrazione. Se amiamo Cristo, se lo seguiamo sul serio, se cerchiamo solo Lui, e non noi stessi, potremo trasmettere gratuitamente nel suo nome quanto gratuitamente abbiamo ricevuto.

 

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“Segue la parola chresteuetai, che è unica in tutta la Bibbia, derivata da chrestos (persona buona, che mostra la sua bontà nelle azioni). Però, considerata la posizione in cui si trova, in stretto parallelismo con il verbo precedente, ne diventa un complemento. In tal modo Paolo vuole mettere in chiaro che la “pazienza” nominata al primo posto non è un atteggiamento totalmente passivo, bensì è accompagnata da un’attività, da una reazione dinamica e creativa nei confronti degli altri. Indica che l’amore fa del bene agli altri e li promuove. Perciò si traduce come “benevola”.”

(Papa Francesco Amoris Laetitia 93)
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Lectio Divina Carmelitana:

 Domenica, 10 Febbraio, 2019La fede nella parola di Gesù e la pesca miracolosa
La chiamata dei primi discepoli
Luca 5, 1-11

1. Orazione iniziale

Padre mio, ora la tua Parola è qui! Si è levata come sole dopo una notte buia, vuota e solitaria: quando manca lei, è sempre così, lo so. Dal mare, ti prego, soffi il dolce vento dello Spirito Santo e mi raccolga, mi accompagni a Cristo, tua Parola vivente: Lui voglio ascoltare. Non mi scosterò da questa spiaggia, dove Li ammaestra e parla, ma rimarrò qui, finché non mi avrà preso con sé; allora lo seguirò e andrò con Lui, dove mi condurrà.

http://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-5-domenica-tempo-ordinario-c

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

10 febbraio 2019 – V domenica del Tempo Ordinario

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Per grazia di Dio sono quello che sono e la sua grazia in me non è stata vana. Anzi ho faticato più di tutti loro, non io però ma la grazia di Dio che è in me»
1 Cor 15,10

 

Come vivere questa Parola?

Interessante e ardito questo modo in cui il grande Apostolo Paolo parla di sè. La sua è una espressione forte, lontanissima da certe dichiarazioni di falsa umiltà in cui il cristiano di nome (non di fatto) asserisce di essere peggio di niente.

Qui l’umiltà è verità.

Signore, rendimi umile nel cuore come Paolo. Se c’è qualcosa di bello di buono, di utile agli altri, non voglio negarlo; rendimi però verace e trasparente; sì, quel che di positivo c’è in me è tuo continuo dono. Che io non me ne appropri ma lodi e ringrazi il Signore, servendomene per migliorare me e fare del bene al mio prossimo.

 

La voce del fondatore della Comunità di Taizè

“Essere se stessi secondo il Vangelo è scavare a fondo fino a scoprire il dono insostituibile che esiste in ogni essere. Grazie a quel dono specifico, che non coincide col dono di nessun altro, l’uomo si realizza in Dio”.

Frére Roger di Taizé

 

Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA

info@sanbiagio.org

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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L’argomento di oggi

LE DUE ALI

Carità e verità non sono nemiche; come non lo sono scienza e fede, pensiero umano e pensiero divino; estrema elaborazione critica ed estrema semplicità mistica.

Giovanni Battista Montini

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La riflessione di oggi

Così scriveva, nella sua Lettera agli Assistenti della Federazione Universitari Cattolici Italiani, il trentunenne Giovanni Battista Montini. Era il 1928 e colui che sarebbe divenuto Paolo VI già intuiva la necessità di un dialogo tra scienza e fede, tra filosofia e mistica, tra verità e amore. Alle spalle c’era una lunga stagione – che sarebbe continuata negli anni successivi – di duelli tra fede e ragione con una teologia arroccata in autodifesa apologetica e una scienza che bersagliava di frecciate quella che considerava ormai una roccaforte in disarmo. Montini andava già oltre la «teoria dei due livelli», ossia il rispetto e la non conflittualità tra i due ordini, quelli della ragione scientifica e della ragione teologica.

Egli proponeva una sorta di duetto: come accade in musica ove persino due voci agli estremi del registro vocale, come il soprano e il basso, possono coesistere, incontrarsi, dialogare creando armonia, così deve avvenire nel contrappunto tra critica e contemplazione, tra ragione e morale, tra cultura e spiritualità. Come il soprano non deve cercare di abbassare il suo timbro né il basso ricorrere al falsetto, in un accordo che risulterebbe ridicolo, così anche il teologo e lo scienziato devono stare ciascuno coi piedi piantati nel loro territorio, ma devono anche guardare e ascoltare ciò che nell’altro campo si presenta e si afferma. Il pensiero corre, allora, all’immagine evocata da un altro papa, Giovanni Paolo II, quando nella sua enciclica emblematicamente intitolata Fides et ratio rappresentava la fede e la ragione come le due ali per spiccare il grande volo nel cielo della verità.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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In questo salmo, Davide esprime la sua gioia e la sua riconoscenza davanti all’assemblea: ha conosciuto il pericolo e l’angoscia, ma ha invocato con fiducia il Dio di Israele ed ha ritrovato pace.

Il protagonista di questo inno è Dio con la sua misericordia, la sua presenza forte e decisiva accanto al povero e all’oppresso che Lo invoca.
Perché altri raggiungano la stessa salvezza, Davide suggerisce alcuni atteggiamenti del cuore: evitare di compiere il male, ma piuttosto operare sempre il bene.

E sottolinea la necessità di non diffamare il prossimo. La parola infatti può portare alla guerra.

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Updated: 11 Febbraio 2019 — 7:17

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