Dare fiducia

Buon martedì

«Questo popolo mi onora con le labbra,

ma il suo cuore è lontano da me»

Mc 7, 6

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San Melezio di Antiochia Vescovo

12 febbraio

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Martedì 12 Febbraio 2019

Martedì della V settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 7,1-13

In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani immonde, cioè non lavate –
i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavate le mani fino al gomito, attenendosi alla tradizione degli antichi,
e tornando dal mercato non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, stoviglie e oggetti di rame –
quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani immonde?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me.
Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
E aggiungeva: «Siete veramente abili nell’eludere il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione.
Mosè infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e chi maledice il padre e la madre sia messo a morte.
Voi invece andate dicendo: Se uno dichiara al padre o alla madre: è Korbàn, cioè offerta sacra, quello che ti sarebbe dovuto da me,
non gli permettete più di fare nulla per il padre e la madre,
annullando così la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».

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Commento del giorno:

San [Padre] Pio da Pietrelcina (1887-1968)

cappuccino

T, 7; CE, 39-40

“Questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore è lontano da me”

La preghiera, è un cuore a cuore con Dio… L’orazione fatta bene tocca il cuore di Dio e lo incita ad esaudirci; quando preghiamo, rivolgiamoci verso Dio con tutto il nostro essere: i nostri pensieri, il nostro cuore… Il Signore si lascerà persuadere e verrà in nostro aiuto. Prega e spera. Non agitarti; l’agitazione non giova a nulla. Dio è misericordioso e ascolterà la tua preghiera. La preghiera è la nostra migliore arma: è la chiave che apre il cuore di Dio. Devi rivolgerti a Gesù non tanto con le labbra quanto con il cuore.

 

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“Quindi si rifiuta come contrario all’amore un atteggiamento espresso con il termine zelos (gelosia o invidia). Significa che nell’amore non c’è posto per il provare dispiacere a causa del bene dell’altro (cfr At 7,9; 17,5). L’invidia è una tristezza per il bene altrui che dimostra che non ci interessa la felicità degli altri, poiché siamo esclusivamente concentrati sul nostro benessere. Mentre l’amore ci fa uscire da noi stessi, l’invidia ci porta a centrarci sul nostro io. Il vero amore apprezza i successi degli altri, non li sente come una minaccia, e si libera del sapore amaro dell’invidia. Accetta il fatto che ognuno ha doni differenti e strade diverse nella vita. Dunque fa in modo di scoprire la propria strada per essere felice, lasciando che gli altri trovino la loro.”

(Papa Francesco Amoris Laetitia 95)
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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo ordinario
1) Preghiera
Custodisci sempre con paterna bontà
la tua famiglia, Signore,
e poiché unico fondamento della nostra speranza
è la grazia che viene da te,
aiutaci sempre con la tua protezione. Per il nostro…

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Martedì 12 febbraio 2019 – V Settimana del Tempo Ordinario (Anno Dispari)

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio”, non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».
 Mc 7,11-13

 

Come vivere questa Parola?

Gesù prende posizione coraggiosa nei confronti di Scribi Farisei Dottori della Legge abili nel disdegnare i comandamenti di Dio pur di osservare la Tradizione; in questo caso si tratta addirittura del Padre e della Madre per i quali la stessa Legge ricevuta da Dio, inculcava l’obbligo di onorarli, assistendoli nelle loro necessità. Ma il formalismo imperante in cui erano caduti gli Israeliti giustificava ogni trascuratezza nei riguardi dei vecchi genitori, purché si offrisse il denaro dovuto al Tempio.

No, la Tradizione di uomini accomodati nel loro egoismo non sostituisce mai l’esigenza primaria della Legge di Dio. Egli infatti è il Creatore Padre di quegli uomini che creò e, dopo la caduta, redense con l’infinito prezzo della morte in croce di Gesù suo Figlio Unigenito.

Signore Gesù, fammi aderire con quotidiana fedeltà alla tua Parola per convertirmi davvero a una vita più autenticamente umana e cristiana.

 

La voce di un politico filosofo e avvocato indiano

I diritti aumentano automaticamente per chi compie debitamente i suoi doveri.

Mahatma Gandhi

Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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L’argomento di oggi

IL DEGRADO

In generale ho notato che il degrado è molto più rapido del progresso. E per di più, se il progresso ha dei limiti, il degrado è illimitato.

Sergej Dovlatov

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La riflessione di oggi

 

La fiducia nel progresso è stata non di rado sbandierata come un’insegna destinata a illuminare la via della modernità. E questa è una convinzione che ha una sua verità, anche religiosa: la stessa fede biblica è scandita, da un lato, dal messianismo che è attesa di un salvatore e, d’altro lato, dall’escatologia che è speranza in una piena salvezza finale, posta a suggello della storia. Non si può, però, ignorare che c’è un progresso solo apparente, come ironizzava il filosofo francese Henri Bergson: «L’umanità geme, per metà schiacciata sotto il peso dei progressi che ha fatto». In verità, in molti «progressi» scientifici o sociali si annida una sorta di veleno, un peccato d’origine che li ribalta in degrado spirituale e in degenerazione morale.

Acquista, allora, valore l’osservazione di un autore russo del secolo scorso, Sergej Dovlatov (1941-90), che si affaccia sul nadir infernale verso cui spesso l’umanità si sente attratta. Questo abisso sembra essere senza fondo, segnato com’è da gironi di perversione sempre più cupi. Quasi ogni giorno sui giornali si scoprono delitti di volta in volta più efferati; si assiste a una decadenza dello stesso stile di vita; si scoprono forme nuove di avvilimento della dignità umana, di abbrutimento e di abiezione. Certo, l’uomo è un piccolo mondo di meraviglie, ma può trasformarsi anche in un abisso oscuro ove si agitano tempeste di follie o si aggrovigliano i serpenti dei vizi e delle degenerazioni. Eppure la stessa libertà che ci fa decadere ci può far ascendere verso l’alto; abbrutirsi non è l’unico destino umano, ma anche il riabilitarsi, l’elevarsi, il nobilitarsi.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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In questo salmo, Davide esprime la sua gioia e la sua riconoscenza davanti all’assemblea: ha conosciuto il pericolo e l’angoscia, ma ha invocato con fiducia il Dio di Israele ed ha ritrovato pace.

Il protagonista di questo inno è Dio con la sua misericordia, la sua presenza forte e decisiva accanto al povero e all’oppresso che Lo invoca.
Perché altri raggiungano la stessa salvezza, Davide suggerisce alcuni atteggiamenti del cuore: evitare di compiere il male, ma piuttosto operare sempre il bene.

E sottolinea la necessità di non diffamare il prossimo. La parola infatti può portare alla guerra.

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Updated: 12 febbraio 2019 — 17:24

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