Vedere in ognuno un fratello

Buon mercoledì

«Sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo»

Mc 7, 15

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San Giuliana Laica venerata a Torino

13 febbraio

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Mercoledì 13 Febbraio 2019 ore 20.30 dalla Parrocchia San Felice in Pincis, Rosario meditato del mercoledì e Cenacolo degli Apostoli della Pace. Si potrà seguire dalle nostre pagine faceboook:

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Mercoledì 13 Febbraio 2019

Mercoledì della V settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 7,14-23

Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e intendete bene:
non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo».
.
Quando entrò in una casa lontano dalla folla, i discepoli lo interrogarono sul significato di quella parabola.
E disse loro: «Siete anche voi così privi di intelletto? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può contaminarlo,
perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va a finire nella fogna?». Dichiarava così mondi tutti gli alimenti.
Quindi soggiunse: «Ciò che esce dall’uomo, questo sì contamina l’uomo.
Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi,
adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza.
Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo».

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Commento del giorno:

San Bernardo (1091-1153)

monaco cistercense e dottore della Chiesa

Discorsi sul Cantico dei Cantici, n. 61, 3

“Crea in me, o Dio, un cuore puro” (Sal 51,12)

Dove può trovare riposo e sicurezza la nostra fragilità se non nelle piaghe del Signore? Vi resto con tanta più fiducia quanto più è grande la sua forza di salvarmi. Il mondo vacilla, il corpo pesa con la sua mole, il demonio tende insidie: ma io non cado perché mi trovo su una solida roccia… Quanto mi manca per causa mia, lo prendo con fiducia nelle viscere misericordiose del Signore, perché il suo corpo è squarciato abbastanza affinché si spanda tutto il suo amore. Hanno forato le sue mani e i suoi piedi e il costato con un colpo di lancia (Gv 19,34). Attraverso questi fori spalancati, posso gustare il miele di roccia (Sal 81,17) e l’olio che discende dalla pietra durissima, cioè vedere e gustare quanto è buono il Signore (Sal 34,9). Egli pensava progetti di pace ed io non lo sapevo (cfr Ger 29,11)… Ma il chiodo che penetra in lui è divenuto per me chiave che mi apre il mistero dei suoi disegni. Come non vedere attraverso queste aperture? I chiodi e le piaghe gridano che veramente, nella persona di Cristo, Dio riconcilia il mondo a sé (2Co 5,19). Il ferro ha trafitto il suo essere e toccato il suo cuore, affinché sappia compatire la mia natura vulnerabile. Il segreto del suo cuore è messo a nudo nelle piaghe del suo corpo: si vede ormai scoperto il mistero di bontà infinita, questa bontà misericordiosa del nostro Dio, per cui verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge” (Lc 1,78). Come poteva quel cuore non manifestarsi attraverso quelle piaghe? Come mostrare più chiaramente che con le tue piaghe tu, Signore, sei dolce e pietoso e pieno di misericordia? Poiché non c’è compassione più grande che dare la propria vita per coloro che sono destinati alla morte (cfr Gv 15,13).

 

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13/02/2019: Vedere in ognuno un fratello.

Buona giornata.

[…] Dice San Vincenzo de Paoli: ‘Essere cristiani e vedere il proprio fratello che soffre senza soffrire con lui, senza essere malaticon lui, significa essere senza carità, essere cristiani di nome…’. Ascoltando questi santi, è chiaro che ognuno di noi deve amare con tutto se stesso, non può amare a metà, né senza cuore. Gesù vuole un amore che, come dice Luca, «muove a compassione» ). Dobbiamo donarci totalmente al fratello ed accogliere il fratello in noi.

(Fonte: Centro Chiara Lubich – Chiara Lubich – Rocca di Papa, 24 ottobre 1978 – Come amare il fratello (II parte))

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“In definitiva si tratta di adempiere quello che richiedevano gli ultimi due comandamenti della Legge di Dio: «Non desidererai la casa del tuo prossimo. Non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo né la sua schiava, né il suo bue né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo» (Es 20,17). L’amore ci porta a un sincero apprezzamento di ciascun essere umano, riconoscendo il suo diritto alla felicità. Amo quella persona, la guardo con lo sguardo di Dio Padre, che ci dona tutto «perché possiamo goderne» (1 Tm 6,17), e dunque accetto dentro di me che possa godere di un buon momento. Questa stessa radice dell’amore, in ogni caso, è quella che mi porta a rifiutare l’ingiustizia per il fatto che alcuni hanno troppo e altri non hanno nulla, o quella che mi spinge a far sì che anche quanti sono scartati dalla società possano vivere un po’ di gioia. Questo però non è invidia, ma desiderio di equità.”

(Papa Francesco Amoris Laetitia 96)
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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo ordinario
1) Preghiera
Custodisci sempre con paterna bontà
la tua famiglia, Signore,
e poiché unico fondamento della nostra speranza
è la grazia che viene da te,
aiutaci sempre con la tua protezione. Per il nostro…

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Mercoledì 13 febbraio 2019 – V Settimana del Tempo Ordinario (Anno Dispari)

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«E diceva: «Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo»
Mc 7,20-23

 

Come vivere questa Parola?

La forza di questa Parola del Signore sta nel rovesciare il peso valutativo della nostra autentica vita umana.

Non conta quel che introduciamo in noi stimolati da vario appetito; è invece molto importante che ci proponiamo di curare quel che, come dice la Bibbia, abita nei nostri cuori. Non dalle belle parole o da grandiosi atti suscitanti encomio e gloria, ma da quello che coltiviamo interiormente, verremo giudicati da Dio.

Signore Gesù, tienimi sempre accesa la fiamma di un amore vigilante. Dammi di essere autentica anzitutto nel pensare e nel sentire interiore; di lì conducimi a vivere il mio quotidiano in assoluta coerenza tra quel che sono e quello che esprimo e realizzo nelle mie giornate.

 

La voce di un antico Padre del deserto

Chi porta coscientemente il peso del proprio peccato, non guarda quello del prossimo.

Abate Mosè

 

Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA

info@sanbiagio.org

 

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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L’argomento di oggi

LE PROFONDITÀ DELL’IO

Solo chi ha raggiunto una piena identità con se stesso non ha più paura della paura. Il traguardo estremo di ogni fatica umana è vivere la propria vita.

Rainer W. Fassbinder

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La riflessione di oggi

«Conosci te stesso» era scritto sul tempio di Delfi. Un monito apparentemente semplice, e invece arduo da praticare. Ma è solo per questa via che ci si libera dalle paure e dalle insicurezze. Altrettanto semplice, eppure difficile da attuare, è anche il monito a vivere la propria vita in pienezza. Entrambe le considerazioni sono offerte dal regista tedesco Rainer W. Fassbinder (1945-82) nel suo saggio I film liberano la testa. Molti, infatti, si accontentano di vivere in superficie, quasi galleggiando, ed è per questo che possono essere travolti da ogni increspatura del mare dell’esistenza o afferrati dagli incubi che si parano a ogni angolo della storia. Ma il vero problema è proprio quello di scendere in profondità.

Lo scrittore francese Julien Green (1900-98) osservava che «il più grande esploratore non compie viaggi così lunghi come chi discende nel profondo del proprio cuore». E uno dei padri della psicoanalisi, Carl Gustav Jung (1875-1961), era convinto che fosse «più facile andare su Marte o sulla Luna che penetrare nel proprio io». Spesso si cerca di evitare una simile esplorazione perché essa può riservare sorprese amare ed è anche per questo che corriamo fuori da noi stessi, distraendoci nel rumore e riempiendoci di cose. «Come è insondabile il cuore dell’uomo» esclamava Pascal nei suoi Pensieri «e come è pieno di sporcizia!» Eppure è solo attraverso questa discesa nelle profondità dell’io che ci si può liberare dalle catene e dalle paure. «Dal profondo a te grido, Signore!» invoca il Salmista, e dall’alto scende una voce e si stende una mano sicura.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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In questo salmo, Davide esprime la sua gioia e la sua riconoscenza davanti all’assemblea: ha conosciuto il pericolo e l’angoscia, ma ha invocato con fiducia il Dio di Israele ed ha ritrovato pace.

Il protagonista di questo inno è Dio con la sua misericordia, la sua presenza forte e decisiva accanto al povero e all’oppresso che Lo invoca.
Perché altri raggiungano la stessa salvezza, Davide suggerisce alcuni atteggiamenti del cuore: evitare di compiere il male, ma piuttosto operare sempre il bene.

E sottolinea la necessità di non diffamare il prossimo. La parola infatti può portare alla guerra.

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Updated: 13 febbraio 2019 — 23:39

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