Avere un cuore di madre

Buon venerdì

«Verranno però i giorni quando lo sposo

sarà loro tolto e allora digiuneranno»

Mt 9, 15

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08 MARZO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/san-giovanni-di-dio.htm

SAN GIOVANNI DI DIO

fondatore dei fate-bene-fratelli / patrono degli ospedali e dei malati

Juan Ciudad, nato a Montemor-o-novo, presso Evora (Portogallo) l’8 marzo 1495, all’età di otto anni scappò di casa. A Oropesa nella Nuova Castiglia la gente, non sapendo nulla di lui, neppure il cognome, cominciò a chiamarlo Giovanni di Dio e tale rimase il suo nome. Fino a 27 anni fece il pastore e il contadino, poi si arruolò tra i soldati di ventura. Chiusa la parentesi militaresca, vagò per mezza Europa e finì in Africa a fare il bracciante; per qualche tempo fece pure il venditore ambulante a Gibilterra; stabilitosi infine a Granata vi aprì una piccola libreria. Fu allora che Giovanni di Dio mutò radicalmente indirizzo alla propria vita, in seguito a una predica del B. Giovanni d’Avila. Giovanni abbandonò tutto, vendette libri e negozio, si privò anche delle scarpe e del vestito, e andò a mendicare per le vie di Granata, rivolgendo ai passanti la frase che sarebbe divenuta l’emblema di una nuova benemerita istituzione: “Fate (del) bene, fratelli, a voi stessi”.
Fondò un ospedale e raccolse i suoi collaboratori in una grande famiglia religiosa, l’ordine dei Fratelli Ospedalieri, meglio conosciuti col nome di Fatebenefratelli. 
Morì a soli cinquantacinque anni, il giorno del suo compleanno, l’8 marzo 1550.  Fu canonizzato nel 1690. Leone XIII lo dichiarò patrono degli ospedali e di quanti operano per restituire la salute agli infermi.

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https://www.facebook.com/domenico.iervolino/videos/10218044904584945/  (Rosario e cenacolo del 6 Marzo 2019)

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Venerdì 08 Marzo 2019

Venerdì dopo le Ceneri

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 9,14-15

In quel tempo, si accostarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché, mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno.

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Commento del giorno:

San Giovanni Paolo II (1920-2005)

papa

Angelus del 10 marzo 1996

“Allora digiuneranno”

Tra le pratiche penitenziali suggerite dalla Chiesa soprattutto in questo tempo di Quaresima vi è il digiuno. Esso comporta una speciale sobrietà nell’assunzione del cibo, fatte salve le necessità dell’organismo. Si tratta di una forma tradizionale di penitenza, che non ha perso il suo significato, anzi forse è da riscoprire, specie in quella parte del mondo e in quegli ambienti in cui non solo il nutrimento abbonda, ma si va talora incontro a malattie da iper-alimentazione. Ovviamente, il digiuno penitenziale è cosa ben diversa dalle diete terapeutiche. Ma a suo modo si può considerare una terapia dell’anima. Praticato infatti come segno di conversione, facilita l’impegno interiore a mettersi in ascolto di Dio. Digiunare è riaffermare a se stessi quanto Gesù replicò a Satana che lo tentava, al termine dei quaranta giorni di digiuno nel deserto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4,4). Oggi, specialmente nelle società del benessere, il senso di questa parola evangelica si coglie a fatica. Il consumismo, invece di placare i bisogni, ne crea sempre di nuovi generando spesso un attivismo smodato… Il digiuno penitenziale, tra gli altri significati, ha appunto quello di aiutarci in questo recupero dell’interiorità. Lo sforzo di moderazione dal cibo si estende anche alle altre cose non necessarie, ed è di grande sostegno alla vita dello spirito. Sobrietà, raccoglimento e preghiera vanno di pari passo. Un’applicazione di tale principio si può fare opportunamente per quanto riguarda l’uso dei mezzi di comunicazione di massa. Essi hanno un’indiscutibile utilità, ma non debbono farla da “padroni” nella nostra vita. In quante famiglie il televisore sembra sostituire, più che agevolare, il dialogo tra le persone! Un certo “digiuno” anche in questo ambito può essere salutare, sia per destinare del tempo in più alla riflessione e alla preghiera, sia per coltivare i rapporti umani.

 

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Passa Parola

08/03/2019: Avere un cuore di madre

Buona giornata.

[…] Anche a noi viene chiesto di avere, imparando da Lui, un amore di padre, un amore di madre, un amore di misericordia nei confronti di quanti incontriamo nella nostra giornata, specialmente di chi sbaglia. A quanti poi sono chiamati a vivere una spiritualità di comunione, ossia la spiritualità cristiana, il Nuovo Testamento chiede ancora di più: “Perdonatevi scambievolmente” (Cf Col 3,13). L’amore reciproco domanda quasi un patto fra noi: essere sempre pronti a perdonarci l’un altro. Solo così potremo contribuire a creare la fraternità universale.[…]

(Fonte: www.centrochiaralubich.org – Commento alla Parola di vita: Perdona l’offesa al tuo prossimo e allora … Roma (Città Nuova), 25 luglio 2002 – Chiara Lubich)

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“Dopo l’amore che ci unisce a Dio, l’amore coniugale è la «più grande amicizia». E’ un’unione che possiede tutte le caratteristiche di una buona amicizia: ricerca del bene dell’altro, reciprocità, intimità, tenerezza, stabilità, e una somiglianza tra gli amici che si va costruendo con la vita condivisa. Però il matrimonio aggiunge a tutto questo un’esclusività indissolubile, che si esprime nel progetto stabile di condividere e costruire insieme tutta l’esistenza. Siamo sinceri e riconosciamo i segni della realtà: chi è innamorato non progetta che tale relazione possa essere solo per un periodo di tempo, chi vive intensamente la gioia di sposarsi non pensa a qualcosa di passeggero; coloro che accompagnano la celebrazione di un’unione piena d’amore, anche se fragile, sperano che possa durare nel tempo; i figli non solo desiderano che i loro genitori si amino, ma anche che siano fedeli e rimangano sempre uniti. Questi e altri segni mostrano che nella stessa natura dell’amore coniugale vi è l’apertura al definitivo. L’unione che si cristallizza nella promessa matrimoniale per sempre, è più che una formalità sociale o una tradizione, perché si radica nelle inclinazioni spontanee della persona umana; e, per i credenti, è un’alleanza davanti a Dio che esige fedeltà: «Il Signore è testimone fra te e la donna della tua giovinezza, che hai tradito, mentre era la tua compagna, la donna legata a te da un patto: […] nessuno tradisca la donna della sua giovinezza. Perché io detesto il ripudio» (Ml 2,14.15.16).”

(Papa Francesco Amoris Laetitia 123)
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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo di Quaresima

1) Preghiera

Accompagna con la tua benevolenza,
Padre misericordioso,
i primi passi del nostro cammino penitenziale,
perché all’osservanza esteriore
corrisponda un profondo rinnovamento dello spirito.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

https://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-matteo-914-15

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8 marzo 2019 – VENERDÌ DOPO LE CENERI

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Non è piuttosto questo il digiuno che voglio:

sciogliere le catene inique,
togliere i legami del giogo,
rimandare liberi gli oppressi
e spezzare ogni giogo? “
 Is 58, 6

 

Come vivere questa Parola?

L’impegno per la vita, il comando di amare che abbiamo meditato ieri, si sostanzia di una virtù difficilissima: la giustizia. Nei tribunali essa è strapazzata, tradita al punto che diviene vero e giusto il risultato malvagio di manipolazioni astute di parole e fatti. Nella vita vera non è così. Nel desiderio di Dio, nella sua beatitudine degli affamati e assetati di giustizia, essa è il volto umano, l’incarnazione della volontà di Dio. È il suo volere, il suo desiderio che prendono forma. Una forma libera da vincoli, costrizioni, deformazioni. Il peccato ha costretto le creature, uomini, ma anche animali, piante, spazio e tempo in determinazioni diminuite, asfittiche. La giustizia di Dio, anche esercitata per mano d’uomo, libera, toglie catene, gioghi, legami inutili.

Signore, aiutaci a concorrere alla liberazione degli oppressi, concretamente, ogni giorno, combattendo le scelte di chi vorrebbe ancora catene, discriminazioni ed esclusione.

 

La voce di un profeta dei nostri tempi
“Giustizia è riportare tutte le cose al loro senso.”
 Oreste Benzi

  

Commento di Sr Silvia Biglietti FMA

silviabiglietti@libero.it

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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L’argomento di oggi

DONNE E UOMINI

È una delle grandi difficoltà della vita indovinare ciò che una donna vuole. / Se c’è un genere che mi è estraneo, è il genere maschile. Lo trovo troppo determinato, tradizionalista, triste, fedele alle abitudini, perduto in automatismi, in credenze sulle quali non s’interroga mai.

Italo Svevo / Alice Ceresa

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La scrittrice inglese George Eliot (1819-80), che aveva assunto questo pseudonimo maschile, annotava: «Certo che le donne sono stupide. Dio onnipotente le ha create per essere uguali agli uomini!». Ebbene, sulla scia di questa provocazione ironica ho voluto accostare due considerazioni antitetiche, eppure entrambe dotate di una loro verità. Da un lato, c’è la prima frase, desunta da quel romanzo originalissimo che è La coscienza di Zeno (1923) di Italo Svevo. Che la donna sia spesso capace di sorprendere e di spiazzare il suo interlocutore maschile è un’esperienza abbastanza frequente e non necessariamente negativa. Si pensi che in Cina c’è un villaggio, Pumei, ove le donne usano una lingua solo femminile, il nushu, incomprensibile ai maschi e tramandato dalle madri alle figlie.

D’altro lato, però, è anche fondata la seconda frase della scrittrice Alice Ceresa (1923-2001) che bolla la noiosa pedanteria maschile. Certo, anche questo aspetto può avere un risvolto positivo nella determinazione, nella fermezza, ma può irrigidirsi nell’automatismo, nell’abitudine, perdendo la freschezza della ricerca, della sorpresa, della domanda di senso. Tutto questo ci conduce alla specularita dei due sessi, entrambi limitati e criticabili, ma necessari per l’armonia e la vita dell’umanità. Stupidità e grandezza sono ugualmente ripartite perché siamo sempre in presenza di creature e non di divinità. Eppure, come insegna la Bibbia (Genesi 1,27), l’immagine divina nella creatura umana è proprio nella dualità sessuale, nel suo profilo originale e creativo.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36).

Secondo il racconto di Luca, Gesù, dopo aver annunciato ai suoi discepoli le beatitudini, lancia il suo rivoluzionario invito ad amare ogni uomo come un fratello, persino se si dimostra nemico.

Gesù lo sa bene e ce lo spiega: siamo fratelli perché abbiamo un unico Padre, che è sempre alla ricerca dei suoi figli. Egli vuole entrare in rapporto con noi, ci chiama alle nostre responsabilità, ma allo stesso tempo il suo è un amore che si prende cura, che risana, che nutre. Un atteggiamento materno di compassione e tenerezza…

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Updated: 8 marzo 2019 — 21:29

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