Guardare ogni prossimo come figlio di Dio

Buon lunedì

«Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare,

ho avuto sete e mi avete dato da bere;

ero forestiero e mi avete ospitato,
nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato,

carcerato e siete venuti a trovarmi.»

Mt 25, 35

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11 MARZO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/san-costantino.htm

SAN COSTANTINO

Re di Cornovaglia e Martire

Cornovaglia, 520 circa – Kintyre, Scozia, 9 maggio 576

Vissuto nel VI secolo, fu re dell’attuale Cornovaglia. (Questo santo non va confuso con il celeberrimo imperatore, anch’egli venerato come santo specialmente dalle Chiese Orientali, sia cattoliche che ortodosse, e festeggiato al 21 maggio). Il primo periodo della sua vita fu a quanto si racconta “scellerato”. Sacrilego e pluriassassino, si sarebbe separato dalla moglie, figlia del re di Bretagna Armoricana, per essere più libero. Convertitosi al cristianesimo, cambiò radicalmente vita, abbandonò il trono e si ritirò in un monastero irlandese. Dopo sette di vita vissuta in austerità e penitenza, studiando le scritture, fu consacrato sacerdote e invitato in Scozia sotto la direzione di San Columba, per evangelizzare le popolazioni indigene. Lì fu martirizzato da fanatici pagani. La sua vita ci testimonia quale sia la potenza del Vangelo di Cristo che può portare cambiamenti radicali nella vita dell’uomo.

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Lunedì 11 Marzo 2019

Lunedì della I settimana di Quaresima

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 25,31-46

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria.
E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri,
e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo.
Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato,
nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.
Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere?
Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito?
E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?
Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.
Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.
Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere;
ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.
Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?
Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me.
E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».

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Commento del giorno:

Omelia attribuita a Sant’Ippolito di Roma (? – ca 235)

sacerdote e martire

Trattato sulla fine del mondo, 41-43; GCS I, 2, 305-307

“Venite, benedetti del Padre mio”

“Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Venite voi che avete amato i poveri e gli stranieri. Venite, voi che siete rimasti fedeli al mio amore, poiché io sono l’amore… Ecco il mio Regno è pronto e il mio cielo aperto. Ecco la mia immortalità si mostra in tutta la sua bellezza. Venite tutti, ricevete in eredità il Regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo”. Allora i giusti si meraviglieranno di essere stati invitati ad avvicinarsi come amici – o meraviglia – di colui di cui le schiere angeliche non possono avere una chiara visione. Gli risponderanno a voce alta: “Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Eri nudo e ti abbiamo vestito, tu che sogniamo? Tu, l’immortale, quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato? Tu che ami gli uomini, quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Tu sei l’Eterno. Col Padre tu non hai inizio, e sei co-eterno con lo Spirito. Sei tu che hai creato tutto dal nulla, tu, re degli angeli, tu che gli abissi temono. Tu hai per manto la luce (Sal 104,2). Si tu che ci hai fatti e modellati col fango (Gen 2,7), tu che hai creato gli esserei invisibili. Tutta la terra scompare davanti a te (Ap 20,11). Come possiamo accogliere la tua regalità e sovranità?” Allora risponderà loro il Re dei re: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. Ogni volta che avete accolto e vestito i poveri di cui ho parlato, che avete dato loro da mangiare e da bere, a loro che sono mie membra (1Co 12,12), l’avete fatto a me. Ma venite nel regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Voi gioirete eternamente dei beni di mio Padre che sta nei cieli, e dello Spirito santissimo che dà vita”. Quale lingua potrà descrivere tali benefici? “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano” (1Co 2,9).

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Passa Parola

11/03/2019: Guardare ogni prossimo come figlio di Dio

Buona settimana.

[…] In Paradiso non si vedrà da che parte venne Cristo in noi, se per la Misericordia o per l’Amore, ma si vedrà che ogni anima è tutta Misericordia e tutto Amore: è Gesù. Infatti Misericordia è Gesù Abbandonato. Amore è Gesù. Ma Gesù Abbandonato è Gesù.

Guarda perciò l’uomo come Dio lo vedrà e non come lo vedi tu. Ché il vero lo vede Lui! […]

(Fonte: Centro Chiara Lubich – Chiara Lubich – Guarda l’uomo come Dio lo vedrà – 24 Luglio 1949)

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“Nel matrimonio è bene avere cura della gioia dell’amore. Quando la ricerca del piacere è ossessiva, rinchiude in un solo ambito e non permette di trovare altri tipi di soddisfazione. La gioia, invece, allarga la capacità di godere e permette di trovare gusto in realtà varie, anche nelle fasi della vita in cui il piacere si spegne. Per questo san Tommaso diceva che si usa la parola “gioia” per riferirsi alla dilatazione dell’ampiezza del cuore. La gioia matrimoniale, che si può vivere anche in mezzo al dolore, implica accettare che il matrimonio è una necessaria combinazione di gioie e di fatiche, di tensioni e di riposo, di sofferenze e di liberazioni, di soddisfazioni e di ricerche, di fastidi e di piaceri, sempre nel cammino dell’amicizia, che spinge gli sposi a prendersi cura l’uno dell’altro: «prestandosi un mutuo aiuto e servizio».

(Papa Francesco Amoris Laetitia 126)
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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo di Quaresima

1) Preghiera

Convertici a te, o Padre, nostra salvezza
e formaci alla scuola della tua sapienza,
perché l’impegno quaresimale
lasci una traccia profonda nella nostra vita.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

https://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-matteo-2531-46

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Lunedì 11 marzo 2019 – I Settimana Di Quaresima

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Mt 25,31-46
Come vivere questa Parola?

La prospettiva ultraterrena e mitologica di Matteo ci vuole ricordare l’urgenza di convertirci finché abbiamo tempo, su questa terra, nella breve vita che ci si spalanca davanti oggi. Infatti un re è in mezzo a noi, percorre le nostre strade, incrocia i nostri sentieri, camuffandosi sotto le sembianze del povero, del bisognoso, del carcerato, del nudo e dello sprovveduto, ma non è riconoscibile se non attraverso la fine sensibilità di chi è diventato familiare di Dio. Il giorno del giudizio è oggi, quando mi trovo davanti qualcuno che vuole qualcosa di mio, un pizzico del mio tempo, un sorriso riparatore dei torti subìti, una stretta di mano disinteressata, un ascolto paziente perché in troppi gli hanno negato udienza. Il mito di Matteo si fa storia, è la nostra vita, è la nostra giornata, laddove si è chiamati irrevocabilmente a scegliere da che parte stare. Il re è alle porte, bussa alla porta di casa mia, mi sorprende mentre sto pensando agli affari miei, mentre mi perdo nel bicchiere d’acqua che non ho saputo donare con gioia. Ci penso, mi convinco che è vero prima di richiudere infastidito: solo se mi fermerò un attimo e ricorderò questa infantile, banale storiella del Vangelo che ho ascoltato tante volte in chiesa come un ritornello, gli aprirò la porta con una luce nuova negli occhi!

Ci sono sogni e desideri che mi sorpassano, che collimano con i miei grandi ideali e con la naturale volontà di realizzazione, ma che non appartengono all’oggi. Rimando queste traiettorie vertiginose a quando avrò il brevetto per pilotare l’aereo … Il mio oggi è fatto invece di “piccoli” che attraversano la mia strada, che chiedono una risposta concreta, e ai quali posso dire veramente il mio “sì”. Oggi avrò riguardo per loro, perché non possono aspettare, e domani forse non li incontrerò più. È amando che mi realizzo appieno

 

La voce di un Sapiente
 “Dà due volte chi dà velocemente”.
Publilio Sirio
 

Commento di don Enrico Emili

enricoemili@tiscali.it

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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L’argomento di oggi

VIVERE IL MOMENTO

L’importante è pensare meno, ricordare e immaginare e aspettare meno. Prendere subito quello che c’è e basta. Vivere il momento.

Andrea De Carlo

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Provate a rileggere le parole dello scrittore Mark Twain che proponevo nella precedente riflessione. Ne rievoco solo l’avvio: «Non facciamo altro che sentire, e l’abbiamo confuso col pensare». Ebbene, oggi cito uno scrittore contemporaneo, Andrea De Carlo, nato a Milano nel 1952 ma vissuto a lungo in Australia e negli Stati Uniti, tanto da saper pubblicare il suo romanzo, Treno di panna, in italiano e in inglese (Cream Train). La sua considerazione riflette una scelta che è quasi un programma per le giovani generazioni (ma non solo per esse). Il pensare è sempre più anchilosato, il ricordare è spento, l’immaginare è rattrappito, l’attesa è dissolta. Tutte queste attività alte che costituivano una sorgente di vitalità per la ricerca umana e spirituale sono state abbandonate come relitti inutili.

Troppe persone ai nostri giorni sono ferme in quell’incrocio tra passato e futuro che è il «momento», un presente grigio e statico, radicalmente diverso da quell’«istante» perfetto a cui il Faust di Goethe aspirava come a uno stato di pienezza «puntuale», ossia eterna e traboccante. No, ora ci si accontenta di quel che è lì davanti, lo si afferra, ci si nutre e ci si rimette seduti ai bordi del fiume del tempo e della storia. De Carlo incarna in questo progetto di vita un modello che, certo, critica ed evita le illusioni delle ideologie o la retorica del progresso. Ma alla fine condanna solo a «sentire» e non più a pensare, a ignorare e non più a ricordare, a raggelare la fantasia e non più a sognare, a rassegnarsi e non più a sperare.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36).

Secondo il racconto di Luca, Gesù, dopo aver annunciato ai suoi discepoli le beatitudini, lancia il suo rivoluzionario invito ad amare ogni uomo come un fratello, persino se si dimostra nemico.

Gesù lo sa bene e ce lo spiega: siamo fratelli perché abbiamo un unico Padre, che è sempre alla ricerca dei suoi figli. Egli vuole entrare in rapporto con noi, ci chiama alle nostre responsabilità, ma allo stesso tempo il suo è un amore che si prende cura, che risana, che nutre. Un atteggiamento materno di compassione e tenerezza…

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Updated: 11 marzo 2019 — 22:03

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