Essere pazienti

Buon martedì

«Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi;

ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro

perdonerà le vostre colpe»

Mt 6, 14-15

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12 MARZO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/san-luigi-orione.htm

SAN LUIGI ORIONE

Pontecurone, Alessandria, 23 giugno 1872 – Sanremo, Imperia, 12 marzo 1940

Nacque a Pontecurone nella diocesi di Tortona, il 23 giugno 1872. A 13 anni entrò fra i Frati Minori di Voghera. Nel 1886 entrò nell’oratorio di Torino diretto da san Giovanni Bosco. Nel 1889 entrò nel seminario di Tortona. Proseguì gli studi teologici, alloggiando in una stanzetta sopra il duomo. Qui ebbe l’opportunità di avvicinare i ragazzi a cui impartiva lezioni di catechismo, ma la sua angusta stanzetta non bastava, per cui il vescovo gli concesse l’uso del giardino del vescovado. Il 3 luglio 1892, il giovane chierico Luigi Orione, inaugurò il primo oratorio intitolato a san Luigi. Nel 1893 aprì il collegio di san Bernardino. Nel 1895, venne ordinato sacerdote. Molteplici furono le attività cui si dedicò. Fondò la Congregazione dei Figli della Divina Provvidenza e le Piccole Missionarie della Carità; gli Eremiti della Divina Provvidenza e le Suore Sacramentine. Mandò i suoi sacerdoti e suore nell’America Latina e in Palestina sin dal 1914. Morì a Sanremo nel 1940. (Avvenire)

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Martedì 12 Marzo 2019

Martedì della I settimana di Quaresima

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 6,7-15

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole.
Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome;
venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi;
ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.»

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Commento del giorno:

San Leone Magno (? – ca 461)

papa e dottore della Chiesa

Discorso 48, 2-5: PL 54, 299-300

“Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”

Coloro che desiderano accogliere la Pasqua del Signore in santità di spirito e di corpo devono sforzarsi prima di tutto di conquistare questa grazia che contiene la somma delle virtù e “copre una moltitudine di peccati” (1P 4,8). Nel momento in cui stiamo per celebrare il più grande di tutti i misteri, quello in cui il sangue di Gesù Cristo ha cancellato le nostre iniquità, prepariamo innanzi tutto il sacrificio della misericordia. Quanto la bontà di Dio ci ha donato, noi lo renderemo così a coloro che ci hanno offeso. Siano gettate nell’oblio le ingiurie, ignorino ormai la pena i peccati e tutte le offese siano liberate dalla paura della vendetta! Nessuno sia trattenuto in prigione! … Se qualcuno trattiene simili prigionieri…, sappia che lui stesso è peccatore e per ricevere il perdono si rallegri di aver trovato a chi perdonare. Così quando diremo, secondo l’insegnamento del Signore: “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori” (Mt 6,12), non dubiteremo pregando di ottenere il perdono di Dio.

 

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Passa Parola

12/03/2019: Essere pazienti

Buona giornata.

[…] Il nostro equilibrio non è quiete soltanto, né moto soltanto, né miscuglio dei due. È da paragonarsi a una corda tesa e tirata da ambo le parti da uguali forze. Se uno per impazienza trascura la presenza di

Dio dentro la sua anima, la sua vita – anche se appare carità fraterna – è una carità frivola, leggera, superficiale e pericolosa, perché non poggia sulla Roccia: non è quindi carità. Quest’anima appare come

una trottola. Se invece una persona è rattrappita su se stessa, senza l’amore, è morta. L’anima che ha il vero amore è come Maria, la Mamma celeste, tutta presa dal suo Dio, dal solo

Dio, che trovò in sé nel raccoglimento della sua vita prima dell’Annunciazione, nella volontà di Dio manifestata dall’angelo, in Gesù Bambino, nella Croce, in san Giovanni, nel richiamo lassù

all’Assunzione. Dio tutto per lei, perché sempre possedette l’anima sua con la pazienza.

(Fonte: www.centrochiaralubich.org – Chiara Lubich – Equilibrio divino – Roma 1950)

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“L’amore di amicizia si chiama “carità” quando si coglie e si apprezza “l’alto valore” che ha l’altro. La bellezza – “l’alto valore” dell’altro che non coincide con le sue attrattive fisiche o psicologiche – ci permette di gustare la sacralità della sua persona senza l’imperiosa necessità di possederla. Nella società dei consumi si impoverisce il senso estetico e così si spegne la gioia. Tutto esiste per essere comprato, posseduto e consumato; anche le persone. La tenerezza, invece, è una manifestazione di questo amore che si libera dal desiderio egoistico di possesso egoistico. Ci porta a vibrare davanti a una persona con un immenso rispetto e con un certo timore di farle danno o di toglierle la sua libertà. L’amore per l’altro implica tale gusto di contemplare e apprezzare ciò che è bello e sacro del suo essere personale, che esiste al di là dei miei bisogni. Questo mi permette di ricercare il suo bene anche quando so che non può essere mio o quando è diventato fisicamente sgradevole, aggressivo o fastidioso. Perciò, «dall’amore per cui a uno è gradita un’altra persona dipende il fatto che le dia qualcosa gratis».

(Papa Francesco Amoris Laetitia 127)
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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo di Quaresima

1) Preghiera

Volgi il tuo sguardo, Padre misericordioso,
a questa tua famiglia,
e fa’ che superando ogni forma di egoismo
risplenda ai tuoi occhi per il desiderio di te.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

https://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-matteo-67-15

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Martedì 12 marzo – 2019 – I Settimana Di Quaresima

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
         Padre nostro che sei nei cieli, …”

 

Mt 6,7-15

Come vivere questa Parola?

Se ogni tanto veramente comprendessimo la portata rivoluzionaria del “Padre nostro”, credo che faremmo come San Francesco, che dopo una notte intera riuscì a pronunciarne solo le due prime parole! … Lo sappiamo a memoria e ci è entrato negli orecchi, il “Padre nostro”, spesso ci scivola addosso e con superficialità ci passiamo sopra, non riflettiamo più sul significato e lo riteniamo una formula ormai acquisita. Solo chi ha l’ardire di andare a fondo, nel dialogo col Signore, si rende conto che il protagonista deve essere il cuore, più che alle parole. Tornare ad essere sbigottiti dinanzi al mistero, ed esserlo al punto da rendersi muti … Chissà se un giorno torneremo a recitare il Pater come se fosse la prima volta! Ogni parola segna un limite, definisce un concetto, cerca di afferrare una realtà circoscrivendola. Ma il Signore non si lascia avvincere dai nostri tentativi improvvisati di piegarlo alle nostre attese. Conversando con Lui, spesso ci ingarbugliamo innalzando monologhi che difendono come bastioni i nostri pensieri ricorrenti. Più ci preoccupiamo di dare una bella forma alle nostre preghiere, più esse rischiano di essere un vuoto artificio incapace di vera relazione. È amante delle cose vere, sincere, Gesù, e il suo insegnamento è un martellante e incisivo debellare le nostre sovrastrutture: culturali ed esistenziali. Se solo pensassimo che prima e al di là delle nostre parole, prima di un figlio che si ricorda di Lui, c’è un Padre che attende

Ho fatto questa esperienza: ogni volta che mi ripropongo di pregare, qualche pensiero o preoccupazione cerca di distogliermi, facendomi credere che ci sia qualcosa di più importante da fare … Oggi voglio credere e verificare che soprattutto il fermarmi e stare in silenzio davanti a Dio è ingresso nella preghiera e itinerario per un rapporto sincero con Lui.

 

La voce di un Letterato

“Gli uomini vanno escogitando tutto il possibile, a eccezione di quell’unica cosa che può salvarli, o che, se anche non potesse salvarli, potrebbe almeno alleviare la loro situazione, e che consiste appunto nel fermarsi almeno per un istante e nel non continuare ad accrescere con le proprie azioni sbagliate le proprie sventure”

Lev Tolstòj

Commento di don Enrico Emili

enricoemili@tiscali.it

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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L’argomento di oggi

La parola di Dio è come l’acqua. Come l’acqua, essa discende dal cielo. Come l’acqua, rinfresca l’anima. Come l’acqua non si conserva in vasi d’oro o d’argento ma nella povertà dei recipienti di terracotta, così la parola divina si conserva solo in chi rende se stesso umile come un vaso di terracotta.

Talmud

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In questo periodo dell’anno cade il tempo della Quaresima che, a suo modo, è simile a un deserto dello spirito e, quando si vive in una steppa arida, la realtà a cui più si anela è l’acqua, il principio stesso della sopravvivenza. Ho voluto oggi proporre a tutti -anche a chi mi legge e forse si considera non credente – un passo molto suggestivo del Talmud ebraico che celebra la fecondità della parola divina. Sì, abbiamo bisogno di una voce che non sia sempre e solo la nostra, spesso scaduta a chiacchiera vana e vacua, ma che provenga dall’alto, abbia il sigillo dell’immortalità, della solidità, della certezza. Abbiamo bisogno di una parola che non annebbi l’anima, che non la rattrappisca nella paura o nella rigidità dell’insensibilità, ma che la rinfreschi, la rinvigorisca, la rinnovi, la ridesti e la ravvivi.

Ma per accogliere quest’acqua «che zampilla per la vita eterna» – se vogliamo usare una ben nota espressione pronunziata da Gesù davanti al pozzo di Giacobbe – dobbiamo avere un cuore simile a un vaso di terracotta. Ecco, allora, fuor di metafora, un vocabolo che non si usa più ai nostri giorni, anzi, che è fin sbeffeggiato: l’umiltà o, se si vuole, la semplicità. Mi è rimasta sempre nella memoria la frase della preghiera di un autore spirituale che si leggeva ai miei tempi di seminarista, Léonce de Grandmaison (1868-1927): «Santa Maria, Madre di Dio, conservami un cuore di fanciullo, puro e limpido come acqua di sorgente». Un cuore dolce e umile, arduo da custodire con questa semplicità, ma l’unico capace di ospitare una parola eterna e liberatrice.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36).

Secondo il racconto di Luca, Gesù, dopo aver annunciato ai suoi discepoli le beatitudini, lancia il suo rivoluzionario invito ad amare ogni uomo come un fratello, persino se si dimostra nemico.

Gesù lo sa bene e ce lo spiega: siamo fratelli perché abbiamo un unico Padre, che è sempre alla ricerca dei suoi figli. Egli vuole entrare in rapporto con noi, ci chiama alle nostre responsabilità, ma allo stesso tempo il suo è un amore che si prende cura, che risana, che nutre. Un atteggiamento materno di compassione e tenerezza…

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Updated: 12 marzo 2019 — 23:15

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