Testimoniare concretamente il Vangelo

Buon mercoledì

«Come Giona fu un segno per quelli di Nìnive,

così anche il Figlio dell’uomo

lo sarà per questa generazione»

Lc 11, 30

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13 MARZO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/agnello-da-pisa.htm

BEATO AGNELLO DA PISA

Milano, 1410 – Taggia, 1484

Nacque a Pisa nel 1194 circa dalla nobile famiglia degli Agnelli. Fu compagno di san Francesco d’Assisi dal 1212. Da quest’ultimo fu inviato, nel 1217, insieme ad Alberto da Pisa, in Francia, come provinciale. In seguito, nel 1224, venne inviato presso Oxford in Inghilterra per istituirvi la nuova provincia francescana, di cui mise a capo Roberto Grossatesta. Morì a Oxford il 13 marzo 1235. Tommaso da Eccleston narra che il corpo di Agnello, incorrotto, fu conservato con grande venerazione a Oxford fino al tempo di Enrico VIII. Il suo culto fu confermato da Leone XII il 4 settembre 1892.

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Rosario meditato del Mercoledì – 13 marzo 2019 ore 20.30 dalla Parrocchia San Felice in Pincis. Si potrà seguire dalle nostre pagine faceboook: https://www.facebook.com/domenico.iervolino ; https://www.facebook.com/sanfeliceinpincis/ ; https://www.facebook.com/donMimmoIervolino/

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Mercoledì 13 Marzo 2019

Mercoledì della I settimana di Quaresima

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 11,29-32

In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato nessun segno fuorchè il segno di Giona.
Poiché come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
La regina del sud sorgerà nel giudizio insieme con gli uomini di questa generazione e li condannerà; perché essa venne dalle estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, ben più di Salomone c’è qui.
Quelli di Nìnive sorgeranno nel giudizio insieme con questa generazione e la condanneranno; perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, ben più di Giona c’è qui».

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Commento del giorno:

San Bernardo (1091-1153)

monaco cistercense e dottore della Chiesa

Seconda omelia per il primo giorno della Quaresima, 2-3 ; PL 183, 172-174

“Ritornate a me con tutto il cuore” (Gl 2,12)

“Convertitevi, dice il Signore, con tutto il cuore”. Fratelli, se egli avesse detto: “Convertitevi” senza aggiungere altro, forse avremmo potuto rispondere: ecco fatto, puoi prescriverci qualcos’altro. Invece Cristo qui ci parla – se intendo bene – di una conversione spirituale che non si realizza in un giorno solo; anzi, potesse compiersi entro questa vita! Quindi sii attento a ciò che ami, a ciò che temi, a ciò che ti rallegra o ti addolora: vedrai che, a volte, sotto l’abito religioso, rimani un uomo di questo mondo. Infatti il cuore si concentra interamente su questi quattro sentimenti ed è rispetto ad essi che dobbiamo intendere le parole: “Convertitevi al Signore con tutto il cuore”. Il tuo amore si converta in modo tale da non amare nulla se non il Signore, oppure da non amare nulla se non per Dio. Anche il tuo timore si rivolga verso di lui, perché ogni timore che ci fa temere qualcosa all’infuori di lui e non a causa di lui è cattivo. La tua gioia e la tua tristezza si convertano a lui; sarà così se soffrirai e ti rallegrerai soltanto in lui. Quindi, se ti affliggi per i tuoi peccati o per quelli del prossimo, fai bene e la tua tristezza è salutare. Se ti rallegri dei doni della grazia, questa tua gioia è santa e puoi gustarla in pace nello Spirito Santo. Devi rallegrarti, nell’amore di Cristo, della prosperità dei tuoi fratelli e compatire le loro sventure secondo questa parola: “Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto” (Rm 12, 15).

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Passa Parola

13/03/2019: Testimoniare concretamente il Vangelo

Buona giornata.

[…] Una convinzione che si è rafforzata in questi decenni di dialogo è che ciò che si aspettano, da noi cristiani, le persone di altre religioni, è soprattutto una testimonianza concreta dell’amore attinto dal Vangelo, che tutti desiderano e accolgono, quasi fosse

la risposta alla connaturale vocazione all’amore di ogni essere umano. Non a caso è comune ad ogni religione la regola d’oro: “Fa’ agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”. Nel clima di amore reciproco che l’attuazione della ‘Regola d’oro’ suscita, si può infatti stabilire il dialogo con i propri partner, dialogo nel quale si cerca di “farsi nulla”, “farsi uno” con l’altro, per “entrare”, in certo modo, in loro. Sta qui ilsegreto di quel dialogo che può generare la fraternità. […]

(Fonte: Centro Chiara Lubich – Chiara Lubich – Intervista a Zenit – Roma, giovedì 8 aprile 2004)

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“L’esperienza estetica dell’amore si esprime in quello sguardo che contempla l’altro come un fine in sé stesso, quand’anche sia malato, vecchio o privo di attrattive sensibili. Lo sguardo che apprezza ha un’importanza enorme e lesinarlo produce di solito un danno. Quante cose fanno a volte i coniugi e i figli per essere considerati e tenuti in conto! Molte ferite e crisi hanno la loro origine nel momento in cui smettiamo di contemplarci. Questo è ciò che esprimono alcune lamentele e proteste che si sentono nelle famiglie. “Mio marito non mi guarda, sembra che per lui io sia invisibile”. “Per favore, guardami quando ti parlo”. “Mia moglie non mi guarda più, ora ha occhi solo per i figli”. “A casa mia non interesso a nessuno e neppure mi vedono, come se non esistessi”. L’amore apre gli occhi e permette di vedere, al di là di tutto, quanto vale un essere umano.”

(Papa Francesco Amoris Laetitia 128)
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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo di Quaresima

1) Preghiera

Guarda, o Padre, il popolo a te consacrato,
e fa’ che mortificando il corpo con l’astinenza
si rinnovi nello spirito
con il frutto delle buone opere.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

https://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-luca-1129-32

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Mercoledì 13 marzo – 2019 – I Settimana Di Quaresima

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione. […] Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».”

 Lc 11,29-32

 

Come vivere questa Parola?
Gesù sembra non aver riguardo per i tanti che Gli fanno ressa attorno, e anziché cavalcare l’onda del successo per riscuoterne uno ancora maggiore, conformandosi alle loro aspettative, lancia provocatoriamente una sfida. I contemporanei che lo cercano, forse abituati ad andar dietro all’occasione a buon mercato, in verità non conoscono Lui, ma guardano con malcelata cupidigia ai doni di un anonimo predicatore. Sono ciechi di fronte alla verità ed erranti senza fede, e mentre invocano il nome del Signore non vogliono accettare che la salvezza abbia i tratti di un uomo, che Dio si faccia carne, che in Gesù Dio possa dire a me oggi: «sono qui, accanto a te, per salvarti!». Il chiedere continuamente segni vuol dire non riconoscere il significato delle cose, vuol dire rimandare sbrigativamente tutto ad un “oltre” che sfuma evanescente e che non potrà mai dirsi presente. Chi chiede segni non riconosce la salvezza di Dio viva e operante nel mondo, hic et nunc. Nei circoli viziosi ricorrenti nella storia, vediamo Gesù circondato da una folla di miopi che vede come unita mèta il soddisfacimento delle proprie richieste personali, va dietro ai propri sogni vagheggiati con i paraocchi, e non viene sfiorata dall’idea dell’Incarnazione: il Figlio dell’uomo non significa, ma è la presenza di Dio su questa terra!
Il segno più grande il Signore lo ha manifestato morendo sulla croce per tutti. Nel mio itinerario di conversione quaresimale intendo oggi convincermi sempre di più che le mie azioni, più o meno buone, e le mie migliori intenzioni valgono a poco, se non sono disposto come Gesù a compromettere veramente la mia vita per il Regno di Dio. Avrò dunque a cuore che attraverso ogni gesto e parola io doni me stesso, tutta la mia persona e tutto il mio cuore, senza riserve.
 
La voce del Magistero
 “La dissociazione, che si può constatare in molti, tra la fede che professano e la loro vita quotidiana, va annoverata tra i più gravi errori del nostro tempo.”
Gaudium et Spes 

Commento di don Enrico Emili

enricoemili@tiscali.it

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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L’argomento di oggi

IL PESO DELLE LACRIME

Nel giorno del giudizio verranno pesate solo le lacrime.

Emile Cioran

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Sono stato tante volte in Egitto e devo confessare di essere sempre rimasto affascinato dalle pitture parietali con le scene del giudizio del defunto, giunto davanti al dio arbitro del suo destino. Una bilancia raccoglieva su un piatto l’anima del morto, mentre sull’altro piatto era posata una piuma. Solo l’anima lieve come quella piuma, cioè libera da colpe, sarebbe stata ammessa nell’eternità beata. Era la cosiddetta «psicostasia», la pesatura delle anime. Lo scrittore pessimista Emile Cioran immagina un’altra pesatura per il giorno del giudizio, quella delle lacrime. È sostanzialmente un’idea biblica perché l’antico Salmista ebreo cantava: «Le mie lacrime, o Dio, nell’otre tuo raccogli: non sono forse scritte nel tuo libro?» (Salmo 56,9).

Dio è raffigurato come un pastore che avanza nel deserto tenendo sulle spalle un otre, «il pozzo portatile» come lo chiamano i beduini, con la riserva d’acqua che permette di sopravvivere prima di raggiungere l’oasi. È, quindi, uno scrigno di vita, prezioso e custodito con cura. Ebbene, il Signore nel suo otre raccoglie le nostre lacrime, spesso ignorate dagli altri e ignote ai più. Esse non cadono nella polvere del deserto della storia, dissolvendosi nel nulla. C’è Dio che le depone nel suo otre conservandole come fossero perle. Ad attenderci non c’è, dunque, l’assurdo; né una divinità implacabile pronta a pesare solo le nostre colpe. Siamo lontani dall’amaro scetticismo del poeta greco Eschilo che, nei Persiani, di fronte all’insonne respiro di dolore che sale dalla terra al cielo, s’interrogava: «Io grido in alto le mie infinite sofferenze, dal profondo dell’ombra chi mi ascolterà?». Quel silenzio è squarciato dal Dio che pesa le lacrime per trasformarle in luce.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36).

Secondo il racconto di Luca, Gesù, dopo aver annunciato ai suoi discepoli le beatitudini, lancia il suo rivoluzionario invito ad amare ogni uomo come un fratello, persino se si dimostra nemico.

Gesù lo sa bene e ce lo spiega: siamo fratelli perché abbiamo un unico Padre, che è sempre alla ricerca dei suoi figli. Egli vuole entrare in rapporto con noi, ci chiama alle nostre responsabilità, ma allo stesso tempo il suo è un amore che si prende cura, che risana, che nutre. Un atteggiamento materno di compassione e tenerezza…

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Updated: 13 marzo 2019 — 22:21

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