Dimenticare l’offesa ricevuta

Buon giovedì

«Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli,

quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!»

Mt 7, 11

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14 MARZO

BEATO GIACOMO CUSMANO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/giacomo-cusmano.htm

Palermo, 15 marzo 1834 – Palermo, 14 marzo 1888

Il sacerdote palermitano Giacomo Cusmano è noto per aver fondato nel 1867 l’associazione del “Boccone del povero”. Si era laureato in medicina a 21 anni ed era subito divenuto il “medico dei poveri” del capoluogo siciliano, dove era nato nel 1834. Il giovane dottore nel 1860 venne ordinato prete. Poi fondò il sodalizio caritativo, con l’appoggio del cardinale Naselli, e nel 1887 due congregazioni: le Serve e i Servi dei poveri. Morto nel 1888 è beato dal 1983. (Avvenire)

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Giovedì 14 Marzo 2019

Giovedì della I settimana di Quaresima

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 7,7-12

Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto;
perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra?
O se gli chiede un pesce, darà una serpe?
Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti.

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Commento del giorno:

Santa Elisabetta della Trinità (1880-1906)

carmelitana

Lettera 224

Il Principe della Pace

Gettate l’anima vostra sulle onde della fiducia e dell’abbandono e pensate che tutto quanto la turba e la getta nel timore non viene dal Buon Dio, Poiché Lui è il Principe della Pace e l’ha promessa “agli uomini di buona volontà” (Lc 2,14). Quando temete di aver abusato delle sue grazie, allora è il momento di raddoppiare la fiducia, poiché, dice ancora l’Apostolo, “laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia” (Rm 5,20) e dopo: “Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo” (2Co 12,9). “Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati” (Ef 2,4).

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Passa Parola

14/03/2019: Dimenticare l’offesa ricevuta

Buona giornata.

[…] Spesso le famiglie si sfasciano perché non ci si sa perdonare. Odi antichi mantengono la divisione tra parenti, tra gruppi sociali, tra popoli. A volte c’è addirittura chi insegna a non dimenticare i torti subiti, a coltivare sentimenti di vendetta… Ed un rancore sordo avvelena l’anima e corrode il cuore. Qualcuno pensa che il perdono sia una debolezza. No, è l’espressione di un coraggio estremo, è amore vero, il più autentico perché il più disinteressato. “Se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete?” – dice Gesù – questo lo sanno fare tutti: “Voi amate i vostri nemici” (cf Mt 5,42-47). […]

(Fonte: Centro Chiara Lubich – Chiara Lubich – Commento alla Parola di Vita: Perdona l’offesa al tuo prossimo e allora … – Roma (Città Nuova), 25 luglio 2002)

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“La gioia di tale amore contemplativo va coltivata. Dal momento che siamo fatti per amare, sappiamo che non esiste gioia maggiore che nel condividere un bene: «Regala e accetta regali, e divertiti» (Sir 14,16). Le gioie più intense della vita nascono quando si può procurare la felicità degli altri, in un anticipo del Cielo. Va ricordata la felice scena del film Il pranzo di Babette, dove la generosa cuoca riceve un abbraccio riconoscente e un elogio: «Come delizierai gli angeli!». È dolce e consolante la gioia che deriva dal procurare diletto agli altri, di vederli godere. Tale gioia, effetto dell’amore fraterno, non è quella della vanità di chi guarda sé stesso, ma quella di chi ama e si compiace del bene dell’amato, che si riversa nell’altro e diventa fecondo in lui.”

(Papa Francesco Amoris Laetitia 129)
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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo di Quaresima

1) Preghiera

Ispiraci, o Padre, pensieri e propositi santi,
e donaci il coraggio di attuarli,
e poiché non possiamo esistere senza di te,
fa’ che viviamo secondo la tua volontà.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

https://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-matteo-77-12

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Giovedì 14 marzo – 2019 – I Settimana Di Quaresima

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO
“In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. […] quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!”
Mt 7,7-12
Come vivere questa Parola?
Le parole di Gesù di quest’oggi ci illuminano in merito a quello che il Padre desidera da noi. Se è lecito, anzi doveroso, interrogarsi su ciò che gli altri uomini possono volere da noi, ancora più ardito, ma essenziale, è domandarsi la stessa cosa rispetto a Dio, e arrivare alla naturale conclusione che quello che Dio desidera da noi è il nostro vero bene. Conoscendo dunque il desiderio di Dio, arriviamo a capire che il bene più grande che dobbiamo chiedere è lo Spirito Santo. Dio nella sua onnipotente misericordia ci ama talmente da lasciarci liberi di chiedere quello che vogliamo, una volta che ci ha resi consapevoli di cosa vale la pena chiedere. Dunque lo Spirito Santo agisce in noi già nel momento in cui lo invochiamo, perché è Spirito di libertà, che ci libera dalla schiavitù dell’antica Legge fatta di obbedienza esteriore. E’ lo Spirito Santo, che il Padre insufflò nell’uomo già al momento della creazione, che ci rende veramente uomini, poiché ci rende consapevoli di aver sempre bisogno di invocare il Signore e di aprirci a Lui.

Oggi voglio andare più a fondo nella mia preghiera indagando cosa il mio cuore veramente desidera e ponendo la mia richiesta davanti al Padre, chiedendoGli di purificare il cuore e di farmi aspirare ai beni più grandi.

La voce del Magistero
“Affinché l’umana società sia uno specchio il più fedele possibile del regno di Dio, è necessario l’aiuto dall’alto.”
Pacem in terris
Commento di don Enrico Emili
enricoemili@tiscali.it

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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L’argomento di oggi

IL NUOVO PROVINCIALISMO

Nella nostra epoca gli uomini sembrano più portati a confondere la saggezza con la dottrina e la dottrina con l’informazione. Si sta sviluppando una nuova specie di provincialismo, fatto non di spazio ma di tempo:… il mondo è proprietà esclusiva dei vivi, una proprietà di cui i morti non possiedono azioni.

Thomas S. Eliot

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È morto da quasi mezzo secolo, nel 1965, eppure le parole di uno dei massimi poeti del Novecento, Thomas S. Eliot, colpiscono nel segno la società e la cultura in cui oggi viviamo. Non è forse vero che anche la scuola si sta adeguando a venerare la nuova trinità «Internet-Inglese-Impresa», fissandosi tutta sul presente, sull’utilitarismo, sull’informazione? È un provincialismo temporale (e non solo spaziale: c’è anche quello): la grande eredità civile, culturale e spirituale del passato è ormai ostracizzata o ignorata; ben altre sono le questioni che premono, quelle appunto dell’efficienza, della logica di mercato e di consumo, della produttività.

E, così, si scambia la sapienza, che è visione d’insieme, con le teorie di una tecnica sofisticata ma disumana e amorale, e si confonde la dottrina teorico-pratica con una superficiale informazione. È, dunque, necessario non aver timore di riproporre, anche nella religione, la conoscenza seria del grande lascito che sta alle nostre spalle, evitando la riduzione all’immediato, all’utilitaristico, alla superficialità. Bisogna ritornare al rigore della ricerca non solo scientifica, ma anche umanistica. Aveva ragione il filosofo francese Jean-Jacques Rousseau quando, nella Nuova Eloisa, scriveva: «L’arte di interrogare non è facile come si pensa. È arte più da maestri che da discepoli: bisogna aver già imparato molto per saper domandare ciò che non si sa».

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36).

Secondo il racconto di Luca, Gesù, dopo aver annunciato ai suoi discepoli le beatitudini, lancia il suo rivoluzionario invito ad amare ogni uomo come un fratello, persino se si dimostra nemico.

Gesù lo sa bene e ce lo spiega: siamo fratelli perché abbiamo un unico Padre, che è sempre alla ricerca dei suoi figli. Egli vuole entrare in rapporto con noi, ci chiama alle nostre responsabilità, ma allo stesso tempo il suo è un amore che si prende cura, che risana, che nutre. Un atteggiamento materno di compassione e tenerezza…

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Updated: 14 marzo 2019 — 23:15

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