Riconoscere le proprie fragilità e ricominciare

Buona Domenica

«Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto»

Lc 9, 29

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17 MARZO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/san-patrizio.htm

SAN PATRIZIO

Britannia (Inghilterra), 385 ca – Down (Ulster), 461

Patrizio nasce verso il 385 in Britannia da una famiglia cristiana. Verso i 16 anni viene rapito e condotto schiavo in Irlanda, dove rimane prigioniero per 6 anni durante i quali approfondisce la sua vita di fede. Fuggito dalla schiavitù, ritorna in patria. Trascorre qualche tempo con i genitori, poi si prepara per diventare diacono e prete. In questi anni raggiunge probabilmente il continente e fa delle esperienze monastiche in Francia. Nel 432, egli è di nuovo in Irlanda. Accompagnato da una scorta, predica, battezza, conferma, celebra l’Eucaristia, ordina presbiteri, consacra monaci e vergini. Il successo missionario è grande, ma non mancano gli assalti di nemici e predoni, e neppure le malignità dei cristiani. Patrizio scrive allora la Confessione per respingere le accuse e celebrare l’amore di Dio che l’ha protetto e guidato nei suoi viaggi così pericolosi. Muore verso il 461. È il patrono dell’Irlanda e degli irlandesi nel mondo.

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https://www.maranatha.it/Liturgiadelgiorno/domenica.htm

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Domenica 17 Marzo 2019

II Domenica di Quaresima

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 9,28b-36

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare.
E, mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante.
Ed ecco due uomini parlavano con lui: erano Mosè ed Elia,
apparsi nella loro gloria, e parlavano della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; tuttavia restarono svegli e videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quel che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li avvolse; all’entrare in quella nube, ebbero paura.
E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo».
Appena la voce cessò, Gesù restò solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

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Commento del giorno:

Anastasio Sinaita (? – dopo 700)

monaco

Discorso sulla Trasfigurazione

“Mosè ed Elia, apparsi nella loro gloria, parlavano con lui della sua dipartita che avrebbe portato a compimento a Gerusalemme”

Oggi, sul monte Tabor, ci viene misteriosamente manifestata la condizione della vita futura e del Regno della gioia. Oggi, in un modo stupendo, gli antichi messaggeri dell’Antica e della Nuova Alleanza sono radunati intorno a Dio sul monte, portatori di un mistero pieno di paradosso. Oggi, sul monte Tabor si profila il mistero della croce che, oltrepassata la morte, dona la vita: come Cristo fu crocifisso in mezzo a due uomini sul monte Calvario, così egli è innalzato nella sua divina maestà tra Mosè e Elia. E la festa di oggi ci mostra quest’altro Sinai, monte molto più prezioso dell’antico Sinai, per le sue meraviglie e gli eventi che vi accadono: con la sua teofania, supera le visioni divine, figurate ed oscure. … Rallegrati, o Creatore di ogni cosa, Cristo Re, Figlio di Dio, tutto splendente di luce, tu che hai trasfigurato a tua immagine tutta la creazione e l’hai ricreata in un modo migliore. Rallegrati, o immagine del Regno celeste, monte santissimo del Tabor, tu che superi in bellezza tutti i monti! Monte del Gòlgota e monte degli Ulivi, cantate insieme l’inno di lode e rallegratevi; con voce unanime, cantate Cristo sul monte Tabor e celebratelo tutti insieme!

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Passa Parola

17/03/2019: Riconoscere le proprie fragilità e ricominciare

17/03/2019: Riconoscere le proprie fragilità e ricominciare

Buona domenica.

[ndr L’umile] «È, nel senso evangelico, un irriducibile ottimista (atteggiamento, questo, completamente diverso dal “buonismo” ingenuo); perciò, nonostante tutto, persevera con fondate ragioni nella speranza cristiana. Anche di fronte alla prova più devastante non si abbatte, ma, dopo avere confessato le sue fragilità, proclama, con una voce più alta di ogni avvilimento, che Dio gli vuole bene e può salvarlo. Non si rassegna alla sconfitta, perché crede che dopo ogni caduta è possibile, facendo leva sulla sconfinata misericordia di Dio, rialzarsi e risalire la china.[…]

(Fonte: Città Nuova – Diventare se stessi – Mons. Petrocchi – 19 dicembre 2011)

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“Scegliere il matrimonio in questo modo esprime la decisione reale ed effettiva di trasformare due strade in un’unica strada, accada quel che accada e nonostante qualsiasi sfida. A causa della serietà di questo impegno pubblico di amore, non può essere una decisione affrettata, ma per la stessa ragione non la si può rimandare indefinitamente. Impegnarsi con un altro in modo esclusivo e definitivo comporta sempre una quota di rischio e di scommessa audace. Il rifiuto di assumere tale impegno è egoistico, interessato, meschino, non riesce a riconoscere i diritti dell’altro e non arriva mai a presentarlo alla società come degno di essere amato incondizionatamente. D’altra parte, quelli che sono veramente innamorati, tendono a manifestare agli altri il loro amore. L’amore concretizzato in un matrimonio contratto davanti agli altri, con tutti gli obblighi che derivano da questa istituzionalizzazione, è manifestazione e protezione di un “sì” che si dà senza riserve e senza restrizioni. Quel “sì” significa dire all’altro che potrà sempre fidarsi, che non sarà abbandonato se perderà attrattiva, se avrà difficoltà o se si offriranno nuove possibilità di piacere o di interessi egoistici.”

(Papa Francesco Amoris Laetitia 132)
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Lectio Divina Carmelitana:

Luca 9,28-36

La Trasfigurazione di Gesù
Una nuova maniera per la realizzazione delle profezie
Luca 9,28-36

1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché Egli ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con che Tu la hai letta per i discepoli nella strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e morte. Così, la croce che sembrava d’essere la fine di ogni speranza, è apparsa a loro come sorgente di vita e di risurrezione.

Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella Creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, sopratutto nei poveri e sofferenti. La tua parola ci orienti finché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua resurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi Ti chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci ha rivelato il Padre e inviato il tuo Spirito. Amen.

https://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-2-domenica-quaresima-c

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17 marzo 2019 – II Domenica di Quaresima – Anno C

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: “Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia”. Egli non sapeva quel che diceva. Mentre parlava così venne una nube e li avvolse, all’entrare in quella nube ebbero paura. E dalla nube uscì una voce che diceva:” Questi è il Figlio mio, l’eletto, ascoltatelo”.”

Lc 9,33-35

 

Come vivere questa Parola?

E’ da poco iniziata la Quaresima. Il cammino nel deserto che ci chiama alla conversione, all’essenzialità.Ma ecco che la liturgia ci raggiunge con la visione del Tabor. Ci dice che se poniamo gesti di conversione e di solidarietà, di rinuncia e di digiuno, di preghiera è solo per poter essere liberi interiormente e, così, vedere la gloria del Maestro. Gesù è trasfigurato, il suo volto, immerso nella preghiera, è raggiante. Ma i suoi più intimi dormono. I discepoli, qui come avverrà poi nel Getsemani, sono oppressi dal sonno. Per vedere la bellezza di Dio, invece, dobbiamo duramente lottare, combattere, restare svegli. “Oggi restare cristiani richiede uno sforzo immane, sovrumano, che solo lo Spirito ci permette di realizzare”. Difficilmente, nella vita di ogni giorno, ci è dato di poterci trasfigurare. I rapporti personali sono rapidi; rimangono non dette troppe parole d’amore. La natura viene continuamente derubata del suo splendore. La politica delude le nostre aspettative di giustizia e onestà. Tuttavia, qualche momento di Tabor l’abbiamo gustato. Avremmo voluto che fosse per sempre. Abbiamo sognato le “tende” della pace e della gioia. Ma Gesù ci invita a ridiscendere a valle, nella città, per regalare a tutti il segreto di una Bellezza che salva.

Durante la giornata, ripeterò spesso: “Signore, illumina su di me il tuo Volto!”.

 

La voce di un poeta

“Il volto di Dio che la mia oscurità desidera. Il volto di Dio chi me lo saprà dire? In quale secolo, in quale luogo troveremo quel volto. Il volto di Dio non ha luogo e non ha tempo. Il volto di Dio ha saputo dirmelo solamente un santo nel sorriso del suo ultimo addio.”

Vuaillat

Commento di Sr Graziella Curti

direttice@fmamelzo.com

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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L’argomento di oggi

IL DOVERE

Il dovere, il dovere terrestre, il dovere di aiutare, il dovere di risvegliare; non c’è altro dovere, e lo stesso impegno dell’uomo verso la divinità e della divinità verso l’uomo è il dovere dell’aiuto.

Hermann Broch

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«Il dovere è quello che ci aspettiamo dagli altri» scherzava (ma non troppo) Oscar Wilde. Implacabili nel denunciare i doveri della società, della politica, della carità pubblica nei confronti nostri, siamo invece reticenti e sfuggenti quando si tratta di elencare i nostri impegni nei riguardi del prossimo. Siamo draconiani nell’esigere il rispetto dei nostri diritti, ma evasivi quando di scena sono i nostri obblighi. L’enfasi o la perentorietà con cui si celebra la tavola dei diritti si dissolve come neve al sole quando si elencano le mancanze rispetto alle nostre responsabilità, lasciando invece fiorire una distesa di giustificazioni, scusanti, attenuanti.

Ma oggi, con quanto ha scritto sul dovere l’autore austriaco da noi citato, Hermann Broch, morto esule in America nel 1951 per sfuggire al nazismo, siamo invitati a considerare la radice profonda del nostro impegno verso gli altri, ossia l’aiuto (la riflessione è desunta dall’opera La morte di Virgilio che è un monologo interiore, un esame di coscienza dello scrittore viennese). Dio e uomo si ritrovano proprio in questo atto, che si potrebbe cristianamente chiamare amore. Io, però – di fronte a un tema così chiaro ed esplicito da non aver bisogno di tanti commenti ma solo di attuazione -, tenterei di rigirarlo al negativo con una frase severa ma incontestabile dei Promessi Sposi di Manzoni: «Volete aver molti in aiuto? Cercate di non averne bisogno». È amara questa annotazione, ma quanti accorrono in aiuto del vincitore e si guardano bene di interessarsi di chi è caduto o è in difficoltà.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36).

Secondo il racconto di Luca, Gesù, dopo aver annunciato ai suoi discepoli le beatitudini, lancia il suo rivoluzionario invito ad amare ogni uomo come un fratello, persino se si dimostra nemico.

Gesù lo sa bene e ce lo spiega: siamo fratelli perché abbiamo un unico Padre, che è sempre alla ricerca dei suoi figli. Egli vuole entrare in rapporto con noi, ci chiama alle nostre responsabilità, ma allo stesso tempo il suo è un amore che si prende cura, che risana, che nutre. Un atteggiamento materno di compassione e tenerezza…

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Updated: 17 marzo 2019 — 22:22

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