Valorizzare ogni prossimo

Buon lunedì

«Non si allontanava mai dal tempio,

servendo Dio notte e giorno

con digiuni e preghiere»

Lc 2, 37

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MESE di DICEMBRE

dedicato all’

IMMACOLATA

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 e al  SANTO NATALE

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30 DICEMBRE

SAN LORENZO DA FRAZZANO’

(San Lorenzo il confessore) Monaco

Nacque probabilmente intorno al 1116, nella piccola borgata di Frazzanò. I suoi genitori morirono nel giro di un anno, lasciando orfano il figlio. Lorenzo venne così affidato alla giovane nutrice Lucia, una vicina di casa. A sei anni, dopo i primi approcci con la liturgia e le scritture, Lorenzo chiese a Lucia di potere studiare le lettere umane e divine. Fu così indirizzato al monastero basiliano di San Michele Arcangelo a Troina, dove il giovane stupì tutti per le sue doti umane e religiose. Lo stesso vescovo di Troina lo invitò a vestire l’abito monacale basiliano e a ricevere gli ordini minori e maggiori. A soli 20 anni Lorenzo era già sacerdote e la sua fama andava diffondendosi nella regione. Si recò presso il monastero di Agira e qui i fedeli andavano per sentire la parola del santo. Nel 1155 circa Lorenzo entrò nel monastero di San Filippo di Fragalà. In questo periodo, Lorenzo si adoperò per fare edificare a Frainos (Frazzanò) una chiesetta dedicata a San Filadelfio. Nell’autunno del 1162 si conclusero i lavori della nuova chiesa di Tutti i Santi, da lui desiderata «ad honore della Santissima Trinità». Morì il 30 dicembre dello stesso anno. (Avvenire)

https://www.preghiereperlafamiglia.it/san-lorenzo-da-frazzano.htm

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Lunedì 30 dicembre 2019

VI giorno fra l’Ottava di Natale

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 2,36-40

In quel tempo, c’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza,
era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere.
Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret.
Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui.

 

 

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Commento al Vangelo:

San Bernardo (1091-1153)

monaco cistercense e dottore della Chiesa

Discorsi sul Cantico dei cantici, 2, §8

« Parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme »

O Ramo di Iesse, tu che sei un segno per i popoli (Is 11, 10), quanti re e profeti hanno desiderato vedere te, ma non ti videro (Lc 10,24). Beato colui che nella sua vecchiaia è stato colmato del dono divino di vederti (Lc 2,30). Esultò nella speranza di vedere il segno, lo vide e se ne rallegrò (Gv 8, 56). Ricevuto il bacio di pace, ha lasciato questo mondo, con la pace nel cuore, dopo aver proclamato che Gesù è nato per essere segno di contraddizione. E questo è quanto successe: appena apparso, il segno di pace è stato contraddetto – da coloro però che odiano la pace. Infatti egli è la pace per gli uomini di buona volontà (Lc 2, 14), invece, per coloro che sono male intenzionati, è una pietra d’inciampo (Lc 2, 34). Erode si turbò, insieme a tutta Gerusalemme. Il Signore venne fra la sua gente, « ma i suoi non l’hanno accolto » (Gv 1,11). Beati i poveri pastori che, vegliando nella notte, sono stati ritenuti degni di vedere questo segno! In quel tempo, già, egli si teneva nascosto a coloro che pretendevano essere saggi e prudenti, ma si rivelava agli umili (Mt 11,25). Ai pastori, l’angelo disse: « Questo per voi il segno » (Lc 2,12). Esso è per voi, gli umili e gli ubbidienti, per voi che non vi gloriate di scienza superba, ma vegliate giorno e notte meditando la legge di Dio (Sal 1,2). Ecco il segno per voi! Quello promesso dagli angeli, richiamato dai popoli, predetto dai profetti; ora Dio l’ha fatto e ve lo mostra. (…) Questo dunque il segno per voi, ma segno di che cosa? Segno di perdono, di grazia, di pace, una pace che non avrà fine (Is 9,6). « Questo per voi il segno: un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia ». Ma Dio è in lui, riconciliando a sé il mondo. (…) È il bacio di Dio, il mediatore fra Dio e gli uomini (1Tm 2,5), Gesù uomo e Cristo, che vive e regna per i secoli.

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…    (Lc 2, 36-40)

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Passa Parola

30/12/2019: Valorizzare ogni prossimo.

Buona settimana.

In un tempo nel quali sembrano prevalere sempre di più i sovranismi, questa iniziativa è di una stupenda attualità. Perché invita i popoli a lavorare affinché ci si voglia bene non solo tra persone, ma anche tra nazioni e si cerchi di conoscere e valorizzare tutto il positivo degli altri Paesi e culture. È un’unità tra i popoli che mantiene, anzi accresce, la diversità perché ogni popolo dovrebbe essere preoccupato a contribuire alla crescita e realizzazione degli altri popoli. Un sogno? Di sicuro! Ma in tutte le nazioni ci sono già persone che vivono per la sua realizzazione.

(Fonte: www.focolare.org – Notiziario Mariapoli 4/2019 – Joachim Schwind – Ufficio Comunicazione Focolari)

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Lectio divina carmelitana

Tempo di Natale

1) Preghiera

Dio grande e misericordioso,
la nuova nascita del tuo unico Figlio
nella nostra carne mortale
ci liberi dalla schiavitù antica,
che ci tiene sotto il giogo del peccato.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

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Lunedì 30 dicembre 2019 – VI giorno fra l’ottava di Natale

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«[Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore.] C’era una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.»
Lc 2, 36-38

 

Come vivere questa Parola?

La profetessa Anna ci fa toccare con mano la conseguenza dell’attesa vissuta con fedeltà e speranza. Questa donna è rimasta capace per tanti anni, in mezzo a sofferenze e fatiche, di attendere, di volgere lo sguardo in avanti senza piegarlo con nostalgia e con risentimento verso il passato. Ed è stata questa capacità di attendere, di stare nel tempio, mantenendo vivo un desiderio autentico, che le ha permesso di riconoscere fra i tanti bambini quel Bambino e di additarlo a tutti coloro che “aspettavano la redenzione di Gerusalemme” (Lc 2,38) come Colui nel quale il Signore si è reso presente con la sua benedizione. Lui è la vera benedizione.

Signore, donaci la perseveranza di questa donna, perché ogni nostra attesa sia rivestita del coraggio e della sicurezza che quello che è per il nostro bene si avvererà! Grazie Gesù! AMEN!

 

La voce di Papa Francesco

“Erano certamente anziani, il “vecchio” Simeone e la “profetessa” Anna aveva 84 anni. Non nascondeva l’età questa donna. Il Vangelo dice che aspettavano la venuta di Dio ogni giorno, con grande fedeltà, da lunghi anni. Volevano proprio vederlo quel giorno, coglierne i segni, intuirne l’inizio. Forse ormai erano anche un po’ rassegnati a morire prima: quella lunga attesa continuava però ad occupare tutta la loro vita; non avevano impegni più importanti di questo: aspettare il Signore e pregare. Quando Maria e Giuseppe giunsero al tempio per adempiere le disposizioni della Legge, Simeone e Anna si mossero di slancio, animati dallo Spirito Santo (cfr Lc 2,27). Il peso dell’età e dell’attesa sparì in un momento. Essi riconobbero il Bambino e scoprirono una nuova forza per un nuovo compito: rendere grazie e rendere testimonianza per questo Segno di Dio. (Udienza generale 11 marzo 2015) 

Commento di suor Monica Gianoli FMA

gianoli.monica@gmail.com

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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Breviario Laico, UN GELO NELLE MIDOLLA

La morte ha mille mani e cammina lungo mille sentieri. Può giungere quando tutti la vedono e può passare inosservata e non udita. Può giungere come un sussurro all’orecchio o come un colpo improvviso sul cranio. Un uomo può camminare di notte con una lampada e tuttavia cadere in un fossato. Può salire lungo una scala di giorno e scivolare su un gradino malfermo. Può sedersi a mensa e sentire all’improvviso un gelo nelle midolla.

Thomas S. Eliot

In realtà queste frasi sono nel testo originale scandite da tre personaggi diversi, il coro, i preti e i tentatori, ma le loro voci s’infilano come perle su un unico tema che ha per protagonista la morte col suo lento e implacabile avanzare. Siamo nell’Assassinio nella cattedrale di Thomas S. Eliot, uno dei poeti più alti del Novecento e dei più cari a me. L’ho voluto ancora riproporre, e questa volta le sue parole rivelano una certa asprezza: si seguano le scene di morte improvvisa e inattesa che egli fa scorrere davanti ai nostri occhi.

Ma la giornata che la cristianità dedica ai Santi Innocenti, le piccole vittime della strage «di Stato» ordinata da Erode, e il declinare di un altro anno ci devono spingere a guardare in volto questa presenza costante nella nostra esistenza, ossia la compagnia segreta della morte. Essa intreccia la sua mano già con la nostra, sussurra all’orecchio oppure si fa sentire col dolore atroce di una malattia. Ma è lì anche dove tutto parla d’altro, nei viaggi, nei pranzi, nella quotidianità. Esorcizzarne la vicinanza, non pensandoci mai, non ci libera dalla sua realtà. Pensarci e prepararci alla sua chiamata è, invece, un segno di serietà, un principio di verità, uno stimolo alla moralità.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori

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«Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà» (Mt 24,42).

In questo passo del vangelo di Matteo, Gesù prepara i discepoli al suo ritorno definitivo e inatteso, che li sorprenderà. Anche in quell’epoca storica esistevano molte difficoltà, guerre, sofferenze di ogni genere. Per il popolo di Israele la speranza si posava sull’intervento del Signore che avrebbe posto fine alle lacrime. L’attesa perciò non era motivo di spavento, ma piuttosto di sollievo, come tempo della salvezza.

Qui Gesù ci indica un grande segreto: vivere bene l’attimo presente perché Egli stesso tornerà quando saremo al lavoro, occupati nelle cose normali del nostro quotidiano, quelle nelle quali spesso ci dimentichiamo di Dio, perché troppo presi dalle preoccupazioni per il domani.

 

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Updated: 30 Dicembre 2019 — 21:57

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