Ricominciare

Buon martedì

«Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto»

Gv 1, 11

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MESE di DICEMBRE

dedicato all’

IMMACOLATA

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 e al  SANTO NATALE

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31 DICEMBRE

SAN SILVESTRO

335 – (Papa dal 31/01/314 al 31/12/335)

San Silvestro I, papa, che per molti anni resse con saggezza la Chiesa, nel tempo in cui l’imperatore Costantino costruì le venerande basiliche e il Concilio di Nicea acclamò Cristo Figlio di Dio. In questo giorno il suo corpo fu deposto a Roma nel cimitero di Priscilla. (Martirologio Romano)

https://www.preghiereperlafamiglia.it/san-silvestro.htm

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Martedì 31 dicembre 2019

VII giorno fra l’Ottava di Natale

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 1,1-18

In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.
Egli era in principio presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.
In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta.
Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.
Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.
Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe.
Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto.
A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome,
i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli rende testimonianza e grida: «Ecco l’uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi è passato avanti, perché era prima di me».
Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia.
Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.

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Commento al Vangelo:

Sant’Amedeo di Losanna (1108-1159)

monaco cistercense, poi vescovo

Omelia mariale III, SC 72

Egli si è fatto nostro Salvatore

Signore, abbiamo visto le tue opere e siamo stati impressionati; abbiamo contemplato le tue meraviglie e siamo rimasti attoniti. Quando il tuo Verbo è disceso, il nostro cuore si è sciolto e tutte le nostre viscere si sono mosse e aperte a lui. Infatti, mentre il silenzio avvolgeva tutte le cose e la notte aveva persorso metà del suo corso, la tua Parola onnipotente è venuta dai palazzi reali (cfr Sap 18,14-15). Poiché hai sparso per noi, Padre, la tua carità più profonda e non hai trattenuto più a lungo l’infinita tua misericordia. Hai diffuso la luce nelle tenebre, la rugiada nella siccità e squarciando il freddo hai acceso il fuoco più forte. Ecco perché tuo Figlio ci è apparso come un’abbondanza di viveri quando minaccia una carestia estrema, e come una sorgente d’acqua viva per l’anima che soffre e che sta per venir meno al culmine del calore. O meglio ancora, come si manifesta l’aiuto potente e il liberatore agli assediati che stanno per lanciarsi a combattere, unica prospettiva la morte, sotto la minaccia della spada nemica: così ci è apparso e si è fatto nostro Salvatore. E’ molto importante e salutare per noi ricordare le origini di colui che è la nostra salvezza e ri-parlare della sua incarnazione, ricordare da dove è venuto, in qual modo è disceso.

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…    (Gv 1, 1-18)

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Passa Parola

31/12/2019: Ricominciare.

Buon fine anno.

“L’importante – ricorda Chiara Lubich – non è riuscire ad amare  (spesso, per i nostri limiti, non ci riusciamo): ma l’importante è voler sempre amare. (“Beati gli uomini di buona volontà”). Importante è ricominciare sempre. Ricominciare è credere all’amore. Infatti, se ricominciamo, dimostriamo di credere nella potenza e grandezza dell’ amore di Dio più che nella nostra debolezza….

(Fonte: www.focolaritalia.it)

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Lectio divina carmelitana

Tempo di Natale

1) Preghiera

Dio onnipotente ed eterno, che nella nascita del tuo Figlio hai stabilito l’inizio e la pienezza della vera fede, accogli anche noi come membra del Cristo, che compendia in sé la salvezza del mondo. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

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Martedì 31 dicembre 2019 – VII giorno fra l’ottava di Natale

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«In principio era il Verbo,

e il Verbo era presso Dio

e il Verbo era Dio.

Egli era, in principio, presso Dio:

tutto è stato fatto per mezzo di lui

e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.»

 Gv 1,1-3

 

Come vivere questa Parola?

“In principio”…, ma non siamo alla fine dell’anno? Certo, ma la Parola ci parla di “un principio” non legato allo scorrere del tempo, ma “un principio” che ci porta a riflettere sul senso dato al tempo che viviamo. È “il principio” posto all’origine della nostra esistenza, del cosmo, quel ” principio” che era presso Dio ed era Dio, per il quale “tutto è stato fatto (…) e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.” La grandezza di questa affermazione porta a sentirci dentro quella storia di amore che lega nello Spirito, il Verbo al Padre. Noi non solo siamo dentro questa storia, ma noi siamo attori di questa storia, siamo amati e continuiamo ad essere amati nella relazione tra il Verbo e il Padre. Il senso della nostra vita lo ritroviamo tutte le volte che ci lasciamo amare ed entriamo consapevolmente in questo flusso di amore. E’ questo amore e non altro a farci vivere, e “tutto ciò che vive” attinge e si colloca all’interno di questa relazione.

Vieni Santo Spirito, riempici del Tuo Amore. Illumina il nostro cuore e la nostra mente! Accordaci quell’Amore che è al principio della nostra esistenza ed è l’unico vero senso della nostra vita. Donaci la grazie di amare con verità, come da te, Dio Padre, Figlio e Spirito Santo siamo amati. AMEN!

 

La voce di Papa Francesco        

“Nel giorno di Natale è stato già proclamato questo solenne inizio del Vangelo di Giovanni; oggi ci viene proposto ancora una volta. È l’invito della santa Madre Chiesa ad accogliere questa Parola di salvezza, questo mistero di luce. Se lo accogliamo, se accogliamo Gesù, cresceremo nella conoscenza e nell’amore del Signore, impareremo ad essere misericordiosi come Lui (…). Questa è la vocazione e la gioia di ogni battezzato: indicare e donare agli altri Gesù; ma per fare questo dobbiamo conoscerlo e averlo dentro di noi, come Signore della nostra vita. E Lui ci difende dal male, dal diavolo, che sempre è accovacciato davanti alla nostra porta, davanti al nostro cuore, e vuole entrare” (Angelus 3 gennaio 2016).

Commento di suor Monica Gianoli FMA

gianoli.monica@gmail.com

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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Breviario Laico, LE FAMIGLIE INFELICI

Le famiglie felici si somigliano tutte; le famiglie infelici sono infelici ciascuna a modo suo.

Lev Tolstoj

La famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe s’affaccia nella tradizione cristiana natalizia. Una certa oleografia (penso, ad esempio, a una tela del Murillo, reiterata in mille copie) la presenta come un delizioso quadretto di luminosa serenità, un po’ come accade alla «posa» di certe fotografie nuziali. In realtà, se stiamo ai Vangeli, le vicende della famiglia di Nazaret non furono né quiete né «domestiche», fin dagli inizi. Proprio su questa rappresentazione tutt’altro che idilliaca, ho voluto proporre una frase che m’è rimasta in mente da sempre, dalla lettura di quel grandioso romanzo che è l’Anna Karenina di Tolstoj, un testo che scava in profondità i drammi della coppia, in particolare quelli di Anna e di Vronskij (ma non solo: c’è anche la difficile vicenda matrimoniale del fratello di Anna e quella di un’altra coppia, Kitty e Levin).

Il grande scrittore russo, sulla base anche della sua esperienza personale, ci ricorda che, se la felicità ha una sua semplicità, l’infelicità familiare ha una complessità che esige un’attenzione specifica. L’esito del romanzo, come è noto, è tragico perché il suicidio della Karenina suggella un rapporto tormentato e lacerante. È, dunque, importante affrontare la crisi di coppia mai con superficialità, né è giusto lasciare sola una famiglia in difficoltà. Ogni vicenda in questo ambito ha una sua identità: non si può ricorrere a schemi psico-sociologici, è necessario coinvolgere tutte le energie interne ed esterne, bisogna con pazienza e amore ritessere la trama lacerata dagli squarci, non si deve risparmiare tempo e ascolto. Ed è solo con questo realismo intrecciato alla delicatezza che si ricostruisce l’unità, senza lasciarsi andare subito verso la deriva dello scoraggiamento o dell’atteggiamento rinunciatario.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori

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«Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà» (Mt 24,42).

In questo passo del vangelo di Matteo, Gesù prepara i discepoli al suo ritorno definitivo e inatteso, che li sorprenderà. Anche in quell’epoca storica esistevano molte difficoltà, guerre, sofferenze di ogni genere. Per il popolo di Israele la speranza si posava sull’intervento del Signore che avrebbe posto fine alle lacrime. L’attesa perciò non era motivo di spavento, ma piuttosto di sollievo, come tempo della salvezza.

Qui Gesù ci indica un grande segreto: vivere bene l’attimo presente perché Egli stesso tornerà quando saremo al lavoro, occupati nelle cose normali del nostro quotidiano, quelle nelle quali spesso ci dimentichiamo di Dio, perché troppo presi dalle preoccupazioni per il domani.

 

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Updated: 1 Gennaio 2020 — 17:21

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