Fare spazio alla voce di Dio dentro di me

Buon sabato

«Ecco l’agnello di Dio!»

Gv 1, 36

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MESE di GENNAIO

dedicato a

GESU’ BAMBINO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/GENNAIO.htm

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Inaugurazione della mostra sui MIracoli Eucaristici di Carlo Acutis

Bellissima testimonianza della mamma del Venerabile Carlo Acutis che per maggio sarà anche Beatificato… lo ha anticipato la Signora Antonia.

Pubblicato da Domenico Mimmo Iervolino su Venerdì 3 gennaio 2020

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Sabato 04 gennaio 2020

4 gennaio prima dell’Epifania

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 1,35-42

In quel tempo, Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli
e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!».
E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: «Che cercate?». Gli risposero: «Rabbì (che significa maestro), dove abiti?».
Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro.
Egli incontrò per primo suo fratello Simone, e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)»
e lo condusse da Gesù. Gesù, fissando lo sguardo su di lui, disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)».

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Commento al Vangelo:

Sant’Agostino (354-430)

vescovo d’Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa

Commento al vangelo di Giovanni, n° 7

« Quel giorno si fermarono presso di lui »

«Giovanni stava là con due dei suoi discepoli». Giovanni era talmente «amico dello Sposo» che non cercava la propria gloria, ma rendeva testimonianza alla verità (Gv 3.29.26); cercò forse di trattenere presso di sé i suoi discepoli, impedendo loro di seguire il Signore? Al contrario, lui stesso indicò ai suoi discepoli colui che dovevano seguire… «Perché rivolgete a me la vostra attenzione? Io non sono l’Agnello: Ecco l’Agnello di Dio. Ecco colui che toglie il peccato del mondo.» A quelle parole, i due che erano con Giovanni, seguirono Gesù.«Gesù si voltò, vide che lo seguivano e dice loro: Che cosa cercate? E quelli gli dissero: Rabbi – che si traduce: maestro – dove abiti?». Essi non lo seguivano ancora con l’intenzione di unirsi a lui in modo definitivo, perché si sa che questo avvenne quando li chiamò… a lasciare le loro barche, dicendo: «Seguitemi, e vi farò pescatori di uomini» (Mt 4, 19). Da quel momento essi si unirono a lui per non lasciarlo più. Ora, volevano solo vedere dove abitava, realizzando ciò che sta scritto: «Il tuo piede logori la sua soglia; levati e va’ da lui con assiduità, e medita i suoi comandamenti» (Sir 6, 36-37). Cristo mostrò loro dove abitava; quelli andarono e rimasero con lui. Che giornata felice dovettero trascorrere, che notte beata! Chi ci può dire che cosa ascoltarono dal Signore? Mettiamoci anche noi a costruire nel nostro cuore una casa dove il Signore possa venire, e ci ammaestri, e si trattenga a parlare con noi.

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…    (Gv 1, 35-42)

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Passa Parola

04/01/2020: Fare spazio alla voce di Dio dentro di me.

Il filo spinato, il fumo denso che esce dai comignoli dei forni, le urla degli aguzzini, uomini e donne stremati per i lavori forzati, un odore di morte e un respiro di disperazione. Tutto questo è il lager nazista di Auschwitz. In quella folla di vittime c’è una giovane donna ebrea olandese dotata di una straordinaria intelligenza e di un cuore mistico. Nei fogli sgualciti di un taccuino annota il suo «diario» e il suo sguardo non si perde nel grumo oscuro del male che la avvolge, ma si leva lassù, in quello spicchio di cielo che riesce a intravedere nella baracca in cui è relegata. Ed è in quella contemplazione che «il dominio della morte» circostante scompare e appaiono i campi infiniti del firmamento e la danza delle stelle, e in quei segni brillano la libertà e la bellezza che invano gli oppressori cercano di cancellare sulla terra. Nel cuore fiorisce, allora, la speranza, la pace, la serenità. Noi che, invece, abbiamo tutto spesso non crediamo che questo sia possibile e siamo incupiti, insoddisfatti, agitati. Scriveva ancora questa donna: «La mia vita è un  ininterrotto ascoltare – dentro me stessa e gli altri -Dio. In realtà è Dio che ascolta dentro di me… Di sera, quando, coricata sul letto, mi raccolgo in te, mio Dio, lacrime di gratitudine mi inondano il volto ed è questa la mia preghiera». Tra le vittime delle camere a gas di Auschwitz del 30 novembre 1943 – secondo un rapporto della Croce Rossa – c’era anche lei, Etty (Esther) Hillesum di 29 anni.

(Fonte:  G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

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Lectio divina carmelitana

La chiamata dei primi discepoli 

1. Preghiera

O Padre, Tu che sei Dio onnipotente e misericordioso, accogli la preghiera di noi tuoi figli; il Salvatore che tu hai mandato, luce nuova all’orizzonte del mondo, sorga ancora e risplenda su tutta la nostra vita. Egli è Dio…  

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Sabato 4 gennaio 2020 – Feria propria

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.»

Gv. 1,35-42

Come vivere questa Parola?

Anche oggi Giovanni si fa nostro compagno di cammino e ci invita a rendere nuova e decisiva, come per quei suoi due discepoli, la scelta di seguire Gesù. Ecco: il testimone orienta ad un’esperienza personale e ad una scelta. Il primo passo per i due discepoli, dopo le parole del Battista, è una rottura con il cammino fatto fino a quel momento, ma questa rottura viene intrapresa e sostenuta dalla libertà e dall’umiltà del testimone che indica, senza remore, l’Unico che veramente ha il diritto di essere seguito. Trasparenza di cuore, limpidezza di pensiero e purezza di vita favoriscono la nascita di coloro che faranno della sequela di Gesù il fine della loro esistenza.

Fa o Signore, che ogni passo della nostra sequela dietro Te, sia contemporaneamente sguardo che Ti indica ad altri e cuore libero, radicato nella tua sequela. AMEN!

La voce di Papa Francesco

“Questa volta è Giovanni il Battista che indica (Gesù) ai suoi discepoli come «l’Agnello di Dio» (v. 36), invitandoli così a seguire Lui. Così è anche per noi: Colui che abbiamo contemplato nel mistero del Natale, siamo ora chiamati a seguirlo nella vita quotidiana (…), in una dinamica che si muove tra epifania e sequela, tra manifestazione e vocazione.  Il racconto del Vangelo indica le caratteristiche essenziali dell’itinerario di fede. C’è un itinerario di fede; questo è l’itinerario dei discepoli di tutti i tempi, anche il nostro, a partire dalla domanda che Gesù rivolge ai due che, spinti dal Battista, si mettono a seguirlo: «Che cosa cercate?» (v. 38) (…). In questa ricerca è fondamentale il ruolo di un vero testimone, di una persona che per prima ha fatto il cammino e ha incontrato il Signore. Nel Vangelo, Giovanni il Battista è questo testimone. Per questo può orientare i discepoli verso Gesù, il quale li coinvolge in una nuova esperienza dicendo: «Venite e vedrete» (v. 39). “(Angelus 14 gennaio 2018)

Commento di suor Monica Gianoli FMA

gianoli.monica@gmail.com

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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Breviario Laico, OGNUNO … NESSUNO

Questa è la storia di quattro persone chiamate Ognuno, Qualcuno, Ciascuno, Nessuno. C’era un lavoro urgente da fare e Ognuno era sicuro che Qualcuno lo avrebbe fatto. Ciascuno avrebbe potuto farlo, ma Nessuno lo fece. Finì che Ciascuno incolpò Qualcuno perché Nessuno fece ciò che Ognuno avrebbe potuto fare.

ANONIMO

«Quest’estate mentre ero in ferie sui monti della Valsassina sulla porta d’ingresso del panificio di una località ho trovato esposta questa «storia» di autore ignoto, un testo originale e simpatico». Con queste righe un amico mi ha spiegato e contestualizzato tempo fa l’apologo morale che ho pensato di proporre agli esordi del nuovo anno. È una semplice parabola popolare che registra una vicenda destinata a ripetersi chissà quante volte, incarnando quella malattia della società che è lo scaricabarile, l’inerzia, l’indifferenza, il ricorso all’alibi per sottrarsi a un impegno personale, destinato a creare un beneficio anche per gli altri.

Noncuranza, trascuratezza, negligenza, disinteresse alla fine corrompono la democrazia, sporcano le nostre città, inquinano l’ambiente, debilitano la sensibilità etica. Si è pronti forse a essere esigenti sui propri diritti, vomitando insulti di fronte alla più piccola difficoltà o contrarietà. Ma di fronte ai propri doveri si batte subito in ritirata accampando ogni genere di scusa. Lo scrittore inglese Oscar Wilde (1854-1900) ironizzava affermando che «il dovere è quello che ci aspettiamo dagli altri». Proprio come suppone la storiella citata, emblema di un egoismo ottuso che scardina il tessuto della convivenza. Ritroviamo, perciò, la responsabilità dell’essere tutti un Ognuno con un compito, prima di diventare tutti un vuoto e inerte Nessuno.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori

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Duecentosettantasei naufraghi raggiungono le coste di un’isola del Mediterraneo, dopo due settimane alla deriva. Sono fradici, sfiniti, terrorizzati; hanno sperimentato l’impotenza di fronte alle forze della natura ed hanno visto la morte in faccia. Tra loro, c’è un prigioniero in viaggio verso Roma, per essere sottoposto al giudizio dell’imperatore.

Sì, perché questa cronaca non è uscita dal notiziario dei nostri giorni, ma è il racconto di un’esperienza dell’apostolo Paolo, condotto a Roma per coronare la sua missione di evangelizzatore attraverso la testimonianza del martirio.

 

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Updated: 7 Gennaio 2020 — 21:54

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