Uscire da noi stessi per incontrare i fratelli

Buon martedì

«Se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore;

ma quando me ne sarò andato,

ve lo manderò»

Gv 16, 7

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MESE di MAGGIO

dedicato a 

MARIA SANTISSIMA

Per ogni giorno del mese di Maggio abbiamo riportato

una meditazione, un esempio, un fioretto e una giaculatoria 

tratti dal libretto del Salesiano Don Giuseppe Tomaselli

“Maria Regina e Madre di Misericordia”

(per scaricare tutto il libretto clicca QUI)

https://www.preghiereperlafamiglia.it/MAGGIO.htm

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Martedì 19 Maggio 2020

Martedì della VI settimana di Pasqua

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 16,5-11

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: Dove vai?
Anzi, perché vi ho detto queste cose, la tristezza ha riempito il vostro cuore.
Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò.
E quando sarà venuto, egli convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio.
Quanto al peccato, perché non credono in me;
quanto alla giustizia, perché vado dal Padre e non mi vedrete più;
quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato».

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Commento al Vangelo:

Santa Teresa Benedetta della Croce [Edith Stein] (1891-1942)

carmelitana, martire, compatrona dell’Europa

Poesia Pentecoste 1937/1942

« È bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore »

Chi sei, dolce luce che mi colmi e illumini la tenebra del mio cuore?… Sei forse il Maestro, il costruttore della cattedrale eterna che dalla terra si eleva fino al Cielo? Dai vita alle sue colonne, che si alzano, alte e diritte, solide e immutabili (Ap 3, 12). Segnate con il Nome divino ed eterno, si slanciano verso la luce e sostengono la cupola che compie e corona la santa cattedrale, la tua opera che abbraccia l’universo intero: Santo Spirito, Mano di Dio creatrice ! … Sei forse il dolce cantico dell’amore e del rispetto sacro che risuona senza fine intorno al trono della Trinità Santa (Ap 4, 8), sinfonia in cui risuona la nota pura data da ogni creatura? Il suono armonioso, l’accordo unanime delle membra e del Capo (Ef 4, 15), in cui ognuno, al culmine della gioia, scopre il significato misterioso del proprio essere e lo lascia zampillare in un grido di giubilo, reso libero dal partecipare al tuo zampillare: Santo Spirito, giubilo eterno!


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…    (Gv 15, 18-21)


Passa Parola

19/05/2020: Uscire da noi stessi per incontrare i fratelli.

[…] non è necessario andare lontano, basta uscire da noi stessi e cominciare a “vedere” tanti fratelli e sorelle che l’egoismo, vero tempio del diavolo a cui restiamo accanitamente attaccati, tiene invece nascosti allo sguardo del nostro cuore e della nostra mente.

(Fonte: www.silvestromartino.com)


Lectio divina carmelitana

Tempo di Pasqua 

1) Preghiera

Esulti sempre il tuo popolo, o Padre,
per la rinnovata giovinezza dello spirito,
e come oggi si allieta
per il dono della dignità filiale,
così pregusti nella speranza
il giorno glorioso della risurrezione.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…


AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Martedì 19 maggio 2020 –  VI Settimana di Pasqua

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo,
la tristezza ha riempito il vostro cuore.
Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi».
Gv 16,5-7

 

Come vivere questa Parola?

La tristezza ha riempito il cuore dei discepoli quando Gesù dice loro che se ne sarebbe andato. La tristezza e il senso d’abbandono hanno spesso abitato negli apostoli: il Venerdì Santo quando l’hanno visto sulla croce rendere lo Spirito e morire; il Sabato Santo quando con Maria hanno pregato e atteso, in silenzio e col cuore lacerato, che tornasse e desse compimento ai loro sogni; sulla via di Emmaus quando discutevano perché non avevano compreso fino in fondo ciò che era avvenuto; nel cenacolo quando dopo tante lacrime l’avevano rivisto ma… trasformato, diverso da com’era prima, da come l’avevano conosciuto, glorioso!

Anche noi abbiamo spesso, come i discepoli, provato la tristezza dell’abbandono di Gesù, la sofferenza di non sentirlo accanto a noi, la paura del fallimento in ciò che credevamo, il dubbio che, forse, “non è come Lui ci ha detto”.

Ma Gesù conosce bene i nostri cuori e non ci lascia soli, mai!

E ci promette lo Spirito Santo consolatore.

Donaci, Signore, il tuo Santo Spirito che non ci lasci mai soli ma ci accompagni in ogni momento della vita.

La voce di Don Luigi Maria Epicoco

Amare significa ad un certo punto saper fare un passo indietro affinché emerga l’altro, emerga la sua libertà, emerga uno spazio dove possa arrivare davvero il Consolatore. Arriva un momento in cui la Presenza deve passare attraverso una distanza…Quello che Gesù ha fatto con i suoi discepoli siamo chiamati noi stessi a farlo nella nostra vita, in tutte quelle relazioni che noi definiamo d’amore.

Commento al Vangelo del 2 maggio 2018

 Commento di suor Sandra Bona FMA

suorsandra61@gmail.com

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

Breviario Laico, IMMAGINE DI DIO

La natura ha delle perfezioni per mostrare che è l’immagine di Dio, ma ha anche dei difetti per mostrare che ne è soltanto l’immagine.

PASCAL

Così il grande Pascal nei suoi Pensieri (n. 90 ed. Brunschvicg). La natura si svela in tutta la sua magnificenza e potenza e sembra ammiccare al Creatore. Anzi, in tutte le religioni c’è la convinzione che Dio parli di sé attraverso il creato. Il Salmista ne è certo: «I cieli narrano la gloria di Dio … Non è linguaggio e non sono parole di cui si oda il suono; eppure per tutta la terra si diffonde la loro voce» (19,2- 5). C’è, dunque, una rivelazione cosmica aperta a tutti; l’universo è un riflesso dell’infinita grandezza e potenza del suo Signore, ne è un’immagine vivida.

Tuttavia è indiscutibile che la natura rivela imperfezioni e limiti incompatibili col concetto stesso di Dio. È per questo che essa non può identificarsi col Creatore né essere adorata, come è spesso accaduto nella storia dell’umanità. Si configurano, allora, due atteggiamenti opposti: da un lato, la contemplazione del creato, perché «dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si conosce l’autore» (Sapienza 13,5); d’altro lato, la tentazione di un materialismo sacrale che piomba nell’idolatria. È quest’ultimo un rischio sotteso anche a una certa visione ecologista radicale, a una conoscenza che si affida solo alla realtà sperimentale, a una visione della vita basata solo sul benessere e la corporeità. È ancora il libro biblico della Sapienza ad ammonire: «Se, stupiti per la bellezza degli elementi cosmici, li hanno presi per dèi, pensino quanto è superiore il loro Signore, perché li ha creati lo stesso autore della bellezza» (13,3).

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Dopo l’ultima cena con gli apostoli, Gesù esce dal Cenacolo e si incammina verso il Monte degli Ulivi. Con lui ci sono gli Undici: Giuda Iscariota se ne è già andato, e presto lo tradirà. È un momento drammatico e solenne. Gesù pronuncia un lungo discorso di addio, vuole dire cose importanti ai suoi, consegnare parole da non dimenticare.

I suoi apostoli sono ebrei, che conoscono le Scritture, e ad essi ricorda un’immagine molto familiare: la pianta della vite, che nei testi sacri rappresenta il popolo ebraico, oggetto delle cure di Dio, che ne è l’agricoltore attento ed esperto. Adesso è Gesù stesso (1) che parla di sé, come della vite che trasmette la linfa vitale dell’amore del Padre ai suoi discepoli. Essi dunque devono preoccuparsi soprattutto di restare uniti a lui.

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Updated: 19 Maggio 2020 — 22:33

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