Dimenticare le offese ricevute

Buon sabato

«Perché mi cercavate?

Non sapevate che io devo occuparmi

delle cose del Padre mio?»

Lc 2, 49

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MESE di GIUGNO

dedicato al 

S. CUORE di CRISTO GESU’

(più avanti trovate una serie di preghiere dedicate al Sacro Cuore)

https://www.preghiereperlafamiglia.it/GIUGNO.htm

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Sabato 20 Giugno 2020

Cuore Immacolato della Beata vergine Maria, memoria

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 2,41-51

I genitori di Gesù si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua.
Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l’usanza;
ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero.
Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti;
non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava.
E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo».
Ed egli rispose: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?».
Ma essi non compresero le sue parole.
Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore.

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Commento al Vangelo: 

San Giovanni Maria Vianney (1786-1859)

sacerdote, curato d’Ars

Pensieri scelti del santo Curato d’Ars

Maria, il cuore che batte per me

Si paragona spesso la Santa Vergine a una madre, ma lei è molto più grande della migliore delle madri: è tanto buona che ci tratta sempre con amore. Il Cuore di questa buona madre è solo amore e misericordia, non desidera altro che vederci felici. Basta volgersi a lei per essere esauditi… Anche se siamo peccatori, la Santa Vergine è piena di tenerezza e compassione per noi. Il figlio che costa più lacrime alla madre non è forse il più caro al suo cuore? Una madre non è sempre vicina al più debole, al più problematico? Tutti i santi hanno avuto una grande devozione per la santa Vergine; dal cielo non viene alcuna grazia senza passare dalle sue mani. Non si entra in una casa senza parlare al portiere: ebbene, la santa Vergine è la portinaia del cielo! Finché c’è il mondo, lei è tirata da tutte le parti. E’ come una madre che ha molti figli. E’ continuamente occupata ad andare dall’uno e dall’altro.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Mt 11, 25-30)


Passa Parola

20/06/2020: Dimenticare le offese ricevute.

Buon fine settimana.

[…] Spesso le famiglie si sfasciano perché non ci si sa perdonare. Odi antichi mantengono la divisione tra parenti, tra gruppi sociali, tra popoli. A volte c’è addirittura chi insegna a non dimenticare i torti subiti, a coltivare sentimenti di vendetta… Ed un rancore sordo avvelena l’anima e corrode il cuore. Qualcuno pensa che il perdono sia una debolezza. No, è l’espressione di un coraggio estremo, è amore vero, il più autentico perché il più disinteressato. “Se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete?” – dice Gesù – questo lo sanno fare tutti: “Voi amate i vostri nemici” (cf Mt 5,42-47). […]

(Fonte: Centro Chiara Lubich – Chiara Lubich – Commento alla Parola di Vita: Perdona l’offesa al tuo prossimo e allora … – Roma (Città Nuova), 25 luglio 2002)


Lectio divina carmelitana

1) Preghiera

O Dio, che hai preparato una degna dimora dello Spirito santo nel cuore della beata Vergine Maria, per sua intercessione concedi anche a noi, tuoi fedeli, di essere tempio vivo della tua gloria. Per il nostro Signore…


AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Sabato 20 giugno 2020 – Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria – Memoria

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«48Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo».» 
Lc 2,48 

Come vivere questa Parola?

All’indomani della festa del Sacro Cuore di Gesù, la liturgia ci propone di guardare ad un altro cuore: quello di Maria. Oggi festeggiamo il Cuore Immacolato di Maria e il Vangelo ci presenta la Madre di Gesù e Giuseppe alle prese con un Figlio che si trova a fare una scelta inaspettata: quella di rimanere a Gerusalemme, senza avvisare nessuno. Anche in Maria – come in ogni madre – vedere il figlio crescere, fare scelte da lei non calcolate, non pensate, si genera stupore, anzi il Vangelo parla di angoscia! Questo episodio è emblematico della preoccupazione e della fatica di tante mamme, che non sanno dare risposte alcuni modi di fare dei loro figli, ad alcuni “perché, ci hai fatto questo?”!

L’angoscia nel cuore di Maria è solidale con l’angoscia di tanti cuori che hanno smarrito il bene più prezioso, che non sanno più ritrovare la luce della speranza, la pace del cuore! Il Suo Cuore ha vissuto questa fatica, l’ha sofferta. Sentiamoci allora capiti da questa Madre e con fiducia mettiamo il nostro cuore nel suo.

Maria, tu che hai vissuto l’ansia della ricerca condividendola con Giuseppe, dona ai nostri cuori soli una mano, una voce amica che ci aiuti a continuare a cercare!

La voce di Papa Francesco

“ Il fatto è che «neppure Gesù crebbe in una relazione chiusa ed esclusiva con Maria e Giuseppe, ma si muoveva con piacere nella famiglia allargata in cui c’erano parenti e amici». Comprendiamo così perché, al momento di ritornare dal pellegrinaggio a Gerusalemme, i genitori fossero tranquilli pensando che quel ragazzo di dodici anni (cfr Lc 2,42) camminasse liberamente tra la gente, benché non lo vedessero per un giorno intero: «credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio» (Lc 2,44). Di certo – pensavano – Gesù stava lì, andava e veniva in mezzo agli altri, scherzava con quelli della sua età, ascoltava i racconti degli adulti e condivideva le gioie e le tristezze della carovana. Il termine greco usato da Luca per la carovana dei pellegrini – synodía – indica precisamente questa “comunità in cammino” di cui la Santa Famiglia è parte. Grazie alla fiducia dei suoi genitori, Gesù si muove con libertà e impara a camminare con tutti gli altri”. (Christus vivit n°29)

Commento di suor Monica Gianoli FMA

gianoli.monica@gmail.com

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

Breviario Laico, L’ALBERO DEL RANCORE

Se seghi un albero, getterà di nuovo, se ferisci una persona con una spada, la ferita guarirà dopo un po’, e se qualcuno ti conficca una freccia nel cuore, puoi estrarla, ma la ferita provocata da una parola non guarisce mai. Non si può annullare l’effetto di quella parola. L’albero del rancore che hai piantato getterà radici profonde nel terreno e i suoi rami arriveranno fino alla stella rossa.

KADER ABDOLAH

Calila e Dimna è «uno dei sei o sette libri antichi persiani più importanti, la nostra prosa più bella»: così scrive Kader Abdolah, persiano rifugiato in Olanda per ragioni politiche e da allora scrittore nella sua nuova lingua. Egli ha preso quell’«antico gioiello» della sua terra d’origine (ma dalla genesi antica, indiana e araba) e l’ha offerto ai lettori occidentali. In un caleidoscopio di racconti, che s’intrecciano tra loro come nelle Mille e una notte, affiorano ininterrottamente moniti ed esortazioni morali, come quella da noi oggi proposta sull’efficacia perversa della parola.

Chi non sa che una frase cattiva, emessa in pochi secondi su impulso dell’ira, può lasciare tracce che non si cancellano più e che striano di odio per anni anche le relazioni tra fratelli? «L’albero del rancore», lussureggiante nei suoi frutti avvelenati, nasce dal seme microscopico di una parola maligna: essa sembra morta appena detta, il suo suono subito si dissolve, ma la sua energia negativa comincia allora a fiorire dando origine a un male che non si estingue. Per questo dovremmo essere sorvegliati appena apriamo le labbra, come il Salmista che fa questo proposito: «Veglierò sulla mia condotta, per non peccare con la mia lingua, porrò un freno alla mia bocca» (39,2).

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


 

“Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato”(Mt 10,40).

Il Vangelo di Matteo racconta in questo capitolo la scelta che Gesù fa dei Dodici e il loro invio alla predicazione del suo messaggio.

Sono nominati ad uno ad uno, segno del rapporto personale che hanno costruito con il Maestro, avendolo seguito fin dall’inizio della sua missione. Ne hanno conosciuto lo stile, fatto soprattutto di vicinanza con i malati, i peccatori e quelli considerati indemoniati; tutte persone scartate, giudicate negativamente, da cui tenersi alla larga. Solo dopo questi segni concreti dell’amore per il suo popolo, Gesù stesso si prepara ad annunciare che il Regno di Dio è vicino.

Gli apostoli sono dunque inviati a nome di Gesù, come suoi “ambasciatori” ed è Lui che deve essere accolto attraverso di loro. Spesso i grandi personaggi della Bibbia, per l’apertura del cuore verso un ospite inatteso, fuori programma, ricevono la visita di Dio stesso. Anche oggi, soprattutto nelle culture che mantengono un forte senso comunitario, l’ospite è sacro anche quando è sconosciuto e per lui si prepara il posto migliore.

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Updated: 21 Giugno 2020 — 23:49

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