Non avere risentimenti

Buon martedì

«Non gettate le vostre perle davanti ai porci»

Mt 7, 6

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MESE di GIUGNO

dedicato al 

S. CUORE di CRISTO GESU’

(più avanti trovate una serie di preghiere dedicate al Sacro Cuore)

https://www.preghiereperlafamiglia.it/GIUGNO.htm

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Martedì 23 Giugno 2020

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Martedì della XII settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 7,6.12-14

6In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: ” Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.   12Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti. 13Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; 14quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!”

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Commento al Vangelo: 

San Clemente di Roma

papa dal 90 al 100 circa

Lettera ai Corinzi, § 36-38

« La via che conduce alla vita »

Miei cari, questa è la strada nella quale troviamo salvezza: Gesù Cristo, il sommo sacerdote delle nostre offerte, il protettore e l’aiuto della nostra debolezza (Eb 10,20; 7,27; 4,15). Per mezzo suo fissiamo lo sguardo sulle altezze dei cieli, per mezzo suo osserviamo come in uno specchio il viso immacolato e sublime del Padre, per mezzo suo si sono aperti gli occhi del cuore, per mezzo suo la nostra mente ottusa e ottenebrata rifiorisce alla luce, per mezzo suo il Signore ha voluto farci gustare la scienza immortale. “Egli, splendore della maestà divina, (…) di tanto è superiore agli angeli di quanto il nome che ebbe in eredita è più eccellente” (Eb 1,3-4). (…) Prendiamo il nostro corpo. La testa non può stare senza i piedi, né i piedi senza la testa. Le più piccole parti del nostro corpo sono necessarie ed utili a tutto il corpo; ma tutte convivono ed hanno una sola subordinazione per salvare tutto il corpo (1 Cor 12,14). Assicuriamo dunque la salute del corpo che formiamo in Cristo Gesù e ciascuno si sottometta al suo prossimo, secondo la grazia in cui fu posto. Il forte si prenda cura del debole, e il debole rispetti il forte. Il ricco soccorra il povero, il povero benedica Dio per avergli dato chi supplisce alla sua indigenza. Il saggio dimostri la sua saggezza non nelle parole, ma nelle opere buone. L’umile non testimoni a se stesso, ma lasci che sia testimoniato da altri. Il casto nella carne non si vanti, sapendo che un altro gli concede la continenza. Consideriamo, fratelli, di quale materia siamo fatti, cosa eravamo quando entrammo nel mondo, da quale fossa e tenebra colui che ci plasmò e ci creò ci condusse al mondo. Egli aveva preparato i suoi benefici prima che nascessimo. Abbiamo tutto da lui, di tutto lo dobbiamo ringraziare.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Mt 7, 7-12)


Passa Parola

23/06/2020: Non avere risentimenti.

Buona giornata.

Moglie e suocera

Un amico mi confidò il dolore di non riuscire a mettere armonia tra la moglie e la suocera: litigi e risentimenti mettevano il malumore in famiglia e i figli ne risentivano. Lo ascoltai a lungo. Riuscii soltanto a dirgli di non schierarsi, ma di ascoltare sia l’una che l’altra. Poi a casa essere vicini a quella famiglia in difficoltà con qualche dolce e altre attenzioni. Dopo un po’ di tempo l’amico mi venne a trovare sul posto di lavoro. Tutto si era risolto nel modo più impensato. “È stato il tuo ascolto che mi ha dato la forza per fare lo stesso”.

(J.F. – Corea)

(Fonte: www.focolare.org – Vangelo Vissuto)c


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario 

1) Preghiera

Dona al tuo popolo, o Padre,
di vivere sempre nella venerazione e nell’amore
per il tuo santo nome,
poiché tu non privi mai della tua guida
coloro che hai stabilito sulla roccia del tuo amore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…


AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Martedì 23 giugno 2020 – XII settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«6Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
12Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti.
13Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. 14Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!»
Mt 7,6.12-14

Come vivere questa Parola?

La nostra fede in Gesù e nel Vangelo non ci chiede di rinunciare alla nostra sensibilità e intelligenza. Anche se presi da ardore e da amore appassionato, non dobbiamo passare dal considerarci “pecore” al seguito del “bel pastore”, all’essere “pecoroni” all’inseguimento di ogni cosa che svolazza scambiandola per la propria bandiera. Un sano discernimento passa attraverso il riconoscimento dei propri limiti, come anche attraverso l’umile presa di coscienza delle proprie capacità: non lasciamoci prendere dall’illusione che tutto sia facile e che l’obiettivo sia sempre visibile e alla propria portata. Lasciamoci guarire dalle illusioni che abbiamo verso noi stessi e anche dall’illusione di poter cambiare gli altri con un colpo di bacchetta. Quel che piace a Dio, e non quel che voglio io, è la cosa migliore per me oggi.

Prenderò la saggia decisione di non preoccuparmi per chi non riesco ad aiutare veramente, per dedicarmi di più a custodire i doni del mio cuore, coltivando i carismi che il Signore mi ha donato.

La voce di un Papa

“La mancanza di un riconoscimento sincero, sofferto e orante dei nostri limiti è ciò che impedisce alla grazia di agire meglio in noi, poiché non le lascia spazio per provocare quel bene possibile che si integra in un cammino sincero e reale di crescita”
(Papa Francesco)

Commento di Don Enrico Emili

enricoemili@tiscali.it

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

Breviario Laico, GUARDARE E ASCOLTARE

Sfuma il turchino in un azzurro tutto stelle. Io siedo alla finestra, e guardo. Guardo e ascolto; però che in questo è tutta la mia forza: guardare ed ascoltare.

UMBERTO SABA

S’intitola semplicemente Meditazionequesta poesia del grande poeta triestino Umberto Saba (1883-1957), un autore che mi è caro fin dalla prima giovinezza: nel 1961, all’esame di maturità liceale, scelsi di commentare, tra i temi proposti, proprio un testo del suo Canzoniere, con un esito nel voto che mi fece forse peccare di orgoglio ma che suggellava anche una lettura appassionata che avevo praticato a lungo. A distanza di anni, m’imbatto ora in questi versi e mi viene spontaneo proporli negli attuali giorni estivi che si spengono in un crepuscolo limpido rivelandoci nel cielo «un azzurro tutto stelle».

Credo accada a tutti – certo, con una frequenza e una sensibilità differenti – di rimanere talora incantati a scoprire gli arabeschi di luce che le stelle disegnano nel firmamento notturno. Ma Saba da quell’esperienza spontanea e tenera estrae due sensazioni capitali della vita e le esprime attraverso una coppia verbale, «guardare e ascoltare». L’occhio e l’orecchio sono fondamentali nella conoscenza ma anche nell’esistenza. Attraverso essi noi scopriamo la bellezza della realtà, ma riusciamo anche a intuirne il mistero, tant’è vero – come dice il sapiente biblico Qohèlet – che «l’occhio non è mai sazio di guardare né l’orecchio è sazio di udire» (1,8). La stessa fede si regge sull’ascolto della parola divina e sulla contemplazione del volto di Dio. E nella notte buia e silenziosa è paradossalmente più facile «guardare e ascoltare» l’epifania della luce e della parola divina. Ma siamo ancora capaci di farlo?

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


 

“Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato”(Mt 10,40).

Il Vangelo di Matteo racconta in questo capitolo la scelta che Gesù fa dei Dodici e il loro invio alla predicazione del suo messaggio.

Sono nominati ad uno ad uno, segno del rapporto personale che hanno costruito con il Maestro, avendolo seguito fin dall’inizio della sua missione. Ne hanno conosciuto lo stile, fatto soprattutto di vicinanza con i malati, i peccatori e quelli considerati indemoniati; tutte persone scartate, giudicate negativamente, da cui tenersi alla larga. Solo dopo questi segni concreti dell’amore per il suo popolo, Gesù stesso si prepara ad annunciare che il Regno di Dio è vicino.

Gli apostoli sono dunque inviati a nome di Gesù, come suoi “ambasciatori” ed è Lui che deve essere accolto attraverso di loro. Spesso i grandi personaggi della Bibbia, per l’apertura del cuore verso un ospite inatteso, fuori programma, ricevono la visita di Dio stesso. Anche oggi, soprattutto nelle culture che mantengono un forte senso comunitario, l’ospite è sacro anche quando è sconosciuto e per lui si prepara il posto migliore.

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Updated: 24 Giugno 2020 — 7:43

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