Aiutiamoci a rimanere nella carità

Buon venerdì

«Signore, se vuoi, tu puoi sanarmi»

Mt 8, 2

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MESE di GIUGNO

dedicato al 

S. CUORE di CRISTO GESU’

(più avanti trovate una serie di preghiere dedicate al Sacro Cuore)

https://www.preghiereperlafamiglia.it/GIUGNO.htm

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Venerdì 26 Giugno 2020

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Venerdì della XII settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 8,1-4

1Quando Gesù fu sceso dal monte, molta folla lo seguiva. 2Ed ecco venire un lebbroso e prostrarsi a lui dicendo: «Signore, se vuoi, tu puoi sanarmi». 3E Gesù stese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii sanato». E subito la sua lebbra scomparve. 4Poi Gesù gli disse: «Guardati dal dirlo a qualcuno, ma và a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè, e ciò serva come testimonianza per loro».

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Commento al Vangelo: 

Benedetto XVI

papa dal 2005 al 2013

Enciclica « Spe Salvi », 36 (© Libreria Editrice Vaticana)

« Lo voglio, sii sanata »

Come l’agire, anche la sofferenza fa parte dell’esistenza umana. Essa deriva, da una parte, dalla nostra finitezza, dall’altra, dalla massa di colpa che, nel corso della storia, si è accumulata e anche nel presente cresce in modo inarrestabile. Certamente bisogna fare tutto il possibile per diminuire la sofferenza: impedire, per quanto possibile, la sofferenza degli innocenti; calmare i dolori; aiutare a superare le sofferenze psichiche. Sono tutti doveri sia della giustizia che dell’amore che rientrano nelle esigenze fondamentali dell’esistenza cristiana e di ogni vita veramente umana. Nella lotta contro il dolore fisico si è riusciti a fare grandi progressi; la sofferenza degli innocenti e anche le sofferenze psichiche sono piuttosto aumentate nel corso degli ultimi decenni. Sì, dobbiamo fare di tutto per superare la sofferenza, ma eliminarla completamente dal mondo non sta nelle nostre possibilità – semplicemente perché non possiamo scuoterci di dosso la nostra finitezza e perché nessuno di noi è in grado di eliminare il potere del male, della colpa che – lo vediamo – è continuamente fonte di sofferenza. Questo potrebbe realizzarlo solo Dio: solo un Dio che personalmente entra nella storia facendosi uomo e soffre in essa. Noi sappiamo che questo Dio c’è e che perciò questo potere che « toglie il peccato del mondo » (Gv 1,29) è presente nel mondo. Con la fede nell’esistenza di questo potere, è emersa nella storia la speranza della guarigione del mondo.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Mt 8, 1-4)


Passa Parola

26/06/2020: Aiutiamoci a rimanere nella carità.

Buona giornata.

Rimanere, dunque, nel suo amore. Ma che cosa vuol dire Gesù con questa espressione?

Senza dubbio vuol dire che l’osservanza dei suoi comandamenti è il segno, la prova che siamo suoi veri amici; è la condizione perché anche Gesù ci ricambi e ci assicuri la sua amicizia.

Ma sembra voler dire anche un’altra cosa e cioè che l’osservanza dei suoi comandamenti costruisce in noi quell’amore che è proprio di Gesù.

Ci comunica quel modo di amare, che noi vediamo in tutta la sua vita terrena: un amore che faceva di Gesù una cosa sola con il Padre e, nello stesso tempo, lo spingeva ad immedesimarsi e ad essere una cosa sola con tutti i suoi fratelli, specialmente i più piccoli, i più deboli, i più emarginati.

(Fonte: Centro Chiara Lubich – Commento alla Parola di Vita di aprile 1994: Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.)


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario

1) Preghiera

Dona al tuo popolo, o Padre,
di vivere sempre nella venerazione e nell’amore
per il tuo santo nome,
poiché tu non privi mai della tua guida
coloro che hai stabilito sulla roccia del tuo amore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…


AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Venerdì 26 giugno 2020 – XII Settimana del Tempo Ordinario (anno pari)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Scese dal monte e molta folla lo seguì. 2Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi». 3Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita. 4Poi Gesù gli disse: «Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno; va’ invece a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro».» Mt 8,1-4

Come vivere questa Parola?

Il primo frutto del discorso della montagna è il riconoscimento della propria indegnità, del peccato che ci ha profondamente segnati e che ci rende repellenti, inavvicinabili. Avere disgusto di questa condizione di lontananza da Dio è la molla necessaria per trovare il coraggio di avvicinarsi a Gesù, il conseguimento di quella povertà spirituale che ci associa a chi veramente ascolta la parola di Dio. Questo non curarsi più di chi si ha accanto, sfidare perfino le norme sociali per gettarsi ai piedi del Cristo, è il primo passo verso la salvezza. Che sorprendente rivelazione, quando ci si accorge che Gesù non ci rifiuta ma ci tende la mano, inizia con noi un cammino di crescita personale, lontano dai clamori e dagli umori altalenanti della massa anonima. Ci rende belli, ci ricrea nuovi, rifonda la nostra vita sull’amore e ci restituisce la dignità perduta!

Il mio impegno di oggi sarà di non giudicare la persona che mi trovo di fronte, pur vedendola brutta o abbrutita dalle vicende della vita, di non fuggire da lei. E’ facile prendere le distanze da chi mi crea disagi, ma il Signore mi insegna a tendere la mano e a farmi compagno di viaggio dei tanti lebbrosi che incontro.

La voce di un Religioso

“Fare l’elemosina, dare del proprio a chi non ha, non è un’opera supererogatoria di bontà, ma dovere di giustizia: chi è figlio, è anche fratello” (S. Fausti).

Commento di Don Enrico Emili

enricoemili@tiscali.it

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

Breviario Laico, SCOPRI LA VITA

Prendi un sorriso e regalalo a chi non l’ha mai avuto. Prendi un raggio di sole e lancialo là dove regna la notte. Scopri una sorgente e immergi in essa chi vive nel fango. Prendi il coraggio e infondilo nell’animo di chi non sa lottare. Scopri la vita e raccontala a chi non sa capirla.

GANDHI

Forse c’è un pizzico di enfasi, legato alla cultura da cui queste parole provengono, quella indiana. Tuttavia il monito di Gandhi che ho sopra citato lascia nell’anima un fremito di autenticità. Noi non sappiamo di avere in noi stessi delle straordinarie potenzialità che spesso lasciamo rinsecchire non portandole a compimento. Perché non donare qualche volta di più un sorriso a una persona cupa e sala? Perché non spalancare la finestra dell’anima e far irrompere un raggio di luce che squarci il corruccio, il malumore, la grettezza? Perché non donare la freschezza dissetante e purificatrice dell’acqua del perdono, della fiducia, della speranza? Perché non aver vergogna di piangere e insegnare ad altri a non tenersi dentro il grumo di amarezza e di acredine o a spogliarsi della gelida corazza dell’indifferenza e dell’insensibilità? Perché non infondere coraggio a chi si sta lasciando andare lungo la china della disperazione?

L’ultimo appello di Gandhi è forse quello riassuntivo: dobbiamo scoprire che la vita è una realtà grande e mirabile, nel bene e nel male: l’importante è capirla, amarla e viverla. «Chi non stima la vita, non la merita» scriveva Leonardo da Vinci.E a questa considerazione possiamo associare un verso tratto dalle Poesie (1955) di Carlo Betocchi (1899- 1986): «Dolce è la vita a chi bene le vuole».

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


 

“Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato”(Mt 10,40).

Il Vangelo di Matteo racconta in questo capitolo la scelta che Gesù fa dei Dodici e il loro invio alla predicazione del suo messaggio.

Sono nominati ad uno ad uno, segno del rapporto personale che hanno costruito con il Maestro, avendolo seguito fin dall’inizio della sua missione. Ne hanno conosciuto lo stile, fatto soprattutto di vicinanza con i malati, i peccatori e quelli considerati indemoniati; tutte persone scartate, giudicate negativamente, da cui tenersi alla larga. Solo dopo questi segni concreti dell’amore per il suo popolo, Gesù stesso si prepara ad annunciare che il Regno di Dio è vicino.

Gli apostoli sono dunque inviati a nome di Gesù, come suoi “ambasciatori” ed è Lui che deve essere accolto attraverso di loro. Spesso i grandi personaggi della Bibbia, per l’apertura del cuore verso un ospite inatteso, fuori programma, ricevono la visita di Dio stesso. Anche oggi, soprattutto nelle culture che mantengono un forte senso comunitario, l’ospite è sacro anche quando è sconosciuto e per lui si prepara il posto migliore.

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Updated: 26 Giugno 2020 — 22:57

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