Testimoniare con mitezza l’amore di Dio

Buon sabato

«Io verrò e lo curerò»

Mt 8, 7

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MESE di GIUGNO

dedicato al 

S. CUORE di CRISTO GESU’

(più avanti trovate una serie di preghiere dedicate al Sacro Cuore)

https://www.preghiereperlafamiglia.it/GIUGNO.htm

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Sabato 27 Giugno 2020

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Sabato della XII settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 8,5-17

5In quel tempo, entrato Gesù in Cafarnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava: 6«Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente». 7Gesù gli rispose: «Io verrò e lo curerò». 8Ma il centurione riprese: «Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. 9Perché anch’io, che sono un subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: Fà questo, ed egli lo fa». 10All’udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse a quelli che lo seguivano: «In verità vi dico, presso nessuno in Israele ho trovato una fede così grande. 11Ora vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli». 12mentre i figli del regno saranno cacciati fuori nelle tenebre, ove sarà pianto e stridore di denti». 13E Gesù disse al centurione: «Và, e sia fatto secondo la tua fede». In quell’istante il servo guarì. 14Entrato Gesù nella casa di Pietro, vide la suocera di lui che giaceva a letto con la febbre. 15Le toccò la mano e la febbre scomparve; poi essa si alzò e si mise a servirlo. 16Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la sua parola e guarì tutti i malati, 17perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: Egli ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie.

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Commento al Vangelo: 

Sant’Agostino (354-430)

vescovo d’Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa

Discorsi, 231; SC 116

« Signore, non sono degno che tu entri sotto il mio tetto »

Cosa cerchi? La felicità. (…) E’ cosa buona, ma non si trova qui. (…) Venendo da un altro paese, Cristo ha potuto trovare qui solo ciò che vi era in abbondanza: pene, dolori e morte. Ecco quello che hai qui, ecco ciò che c’è qui in abbondanza. Egli ha mangiato con te ciò che nella povera casa della tua disgrazia c’era in abbondanza. Ha bevuto l’aceto, ha gustato il fiele (Gv 19, 29). Questo ha trovato nella tua povera casa ! Ma egli ti ha invitato alla sua mensa magnifica, alla sua mensa del cielo, alla mensa degli angeli dove egli stesso è il pane (Gv 6, 34). Salito a casa tua e trovata la disgrazia nella tua povera casa, non si è disdegnato di sedersi alla tua mensa, così come era, e ti ha promesso la sua. (…) Ha preso su di sè la tua disgrazia e ti darà la sua felicità. Sì, te la darà: ci ha promesso la sua vita. Più incredibile ancora è quello che ha realizzato: ci ha dato in pegno la propria morte. È come se dicesse: « Vi invito alla mia mensa, dove nessuno muore, dove si trova la vera felicità, dove il cibo non si corrompe, dove ristora, non manca mai e colma ogni cosa. Vedete dove io vi invito. Nel paese degli angeli, all’amicizia del Padre e dello Spirito Santo, ad un pranzo di eternità, nella mia amicizia fraterna. Infine, vi invito a me stesso, vi invito alla mia stessa vita. Non volete credere che io vi darò la mia vita? Prendete la mia morte come pegno! »


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Mt 8, 5-17)

Mt 8 5 13 03177


Passa Parola

27/06/2020: Testimoniare con mitezza l’amore di Dio.

Buon fine settimana.

Se guardiamo a noi stessi, dobbiamo riconoscere con franchezza i nostri limiti. La fragilità umana, in tutte le sue espressioni – fisica, morale, psicologica, sociale – è una realtà innegabile. Ma è proprio qui che possiamo sperimentare l’amore di Dio. Egli, infatti, vuole la felicità per tutti gli uomini, suoi figli, e per questo è sempre disponibile ad offrire il suo aiuto potente a quanti si mettono con mitezza nelle sue mani per costruire il bene comune, la pace, la fraternità.

(Fonte: Commento alla Parola di Vita di Gennaio 2018: “Potente è la tua mano, Signore” – Letizia Magri)


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario

1) Preghiera

Dona al tuo popolo, o Padre,
di vivere sempre nella venerazione e nell’amore
per il tuo santo nome,
poiché tu non privi mai della tua guida
coloro che hai stabilito sulla roccia del tuo amore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…


AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Sabato 27 giugno 2020 – XII Settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«5Entrato in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: 6«Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». 7Gli disse: «Verrò e lo guarirò». 8Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. 9Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: «Va’!», ed egli va; e a un altro: «Vieni!», ed egli viene; e al mio servo: «Fa’ questo!», ed egli lo fa».
10Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande!»
Mt 8,5-10

Come vivere questa Parola?

La grande lezione offertaci da questo soldato romano – un pagano che ha compreso bene lo spirito delle beatitudini – è l’aver capito che la potenza di Dio è molto al di sopra delle facoltà umane, le trascende e le porta a compimento. Infatti non è la buona volontà di lui che ottiene l’esaudimento della richiesta, ma la fede, che è la virtù soprannaturale per eccellenza. La gerarchia sottesa alle operazioni umane, per cui chi sta più in alto comanda al subalterno, è infatti figura della proporzione e della reciprocità che esiste nelle realtà spirituali: basta un cenno di Dio perché la sua volontà si realizzi, e tutto è possibile se ci si richiama a questa onnipotenza divina. Saggio è colui che possiede occhi per vedere questa trama, questo ordine divino che governa tutte le cose.

Oggi voglio scegliere tra tutti i miei desideri quello più grande, e presentarlo a Dio: confido nel fatto che ciò che è importante per me è importante anche per Lui, e in virtù di ciò quello che veramente desidero andrà a buon fine.

La voce di un Padre della Chiesa

“Il timor di Dio ci deve indurre a riflettere sulla nostra condizione mortale e sulla futura morte e, per così dire, a inchiodare le nostre carni per attaccare al legno della croce tutti i sentimenti di superbia” (Sant’Agostino). 

Commento di Don Enrico Emili

enricoemili@tiscali.it

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

Breviario Laico, PERDONA I NOSTRI LAMENTI

Padre della terra e del cielo, perdonaci i nostri lamenti quando la primavera tarda a venire e quando la nostra estate incerta non risponde ai nostri comandi. La tua stagione sia fatta sulla terra come in cielo e non indurci in proteste ma liberaci dai nostri umori e dai nostri calcoli derisori. Perché è a Te che appartengono il tempo, il temporale e i salti dell’incomprensibile.

FOLKE WIRÉN

È uno scrittore e poeta svedese, Folke Wirén, a comporre questa parafrasi del Padre nostro. Essa è sostanzialmente legata a due nodi tematici. Il primo, negativo, è quello dell’atteggiamento recriminatorio che spesso domina anche nei credenti. Ci si lamenta di tutto, si è sempre insoddisfatti, si è quasi convinti che, se il mondo fosse retto secondo i nostri consigli, sicuramente andrebbe meglio. C’è un’insofferenza che si trasforma in scontentezza, in frustrazione e irrequietezza. Si perdono le virtù della pazienza, della tranquillità, della sopportazione e si vive in uno stato di sostanziale infelicità.

Ecco, allora, l’altro nodo, quello della fiducia: «Sia fatta la tua volontà» dell’invocazione presente nel Padre nostro non è rassegnazione inerte, sottomissione sconsolata a un potere superiore, ma è il sereno abbandono a un progetto superiore, che forse è segnato da perimetri incomprensibili, ma non è destinato a tormentarci e ad annientarci. Come osservava Gesù: «Chi tra voi, se un figlio chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano! » (Matteo 7,10-11). Perciò, spegniamo i nostri lamenti e accendiamo la nostra fiducia e attesa.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


 

“Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato”(Mt 10,40).

Il Vangelo di Matteo racconta in questo capitolo la scelta che Gesù fa dei Dodici e il loro invio alla predicazione del suo messaggio.

Sono nominati ad uno ad uno, segno del rapporto personale che hanno costruito con il Maestro, avendolo seguito fin dall’inizio della sua missione. Ne hanno conosciuto lo stile, fatto soprattutto di vicinanza con i malati, i peccatori e quelli considerati indemoniati; tutte persone scartate, giudicate negativamente, da cui tenersi alla larga. Solo dopo questi segni concreti dell’amore per il suo popolo, Gesù stesso si prepara ad annunciare che il Regno di Dio è vicino.

Gli apostoli sono dunque inviati a nome di Gesù, come suoi “ambasciatori” ed è Lui che deve essere accolto attraverso di loro. Spesso i grandi personaggi della Bibbia, per l’apertura del cuore verso un ospite inatteso, fuori programma, ricevono la visita di Dio stesso. Anche oggi, soprattutto nelle culture che mantengono un forte senso comunitario, l’ospite è sacro anche quando è sconosciuto e per lui si prepara il posto migliore.

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Updated: 27 Giugno 2020 — 22:09

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