L’amarci reciprocamente richiede allenamento

Buon domenica

«Chi non prende la sua croce e non mi segue,

non è degno di me»

Mt 10, 38

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MESE di GIUGNO

dedicato al 

S. CUORE di CRISTO GESU’

(più avanti trovate una serie di preghiere dedicate al Sacro Cuore)

https://www.preghiereperlafamiglia.it/GIUGNO.htm

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Domenica 28 Giugno 2020

XIII Domenica del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 10,37-42

37Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; 38chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. 39Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà. 40Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. 41Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto. 42E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

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Commento al Vangelo: 

San Giovanni Crisostomo (ca 345-407)

sacerdote ad Antiochia poi vescovo di Costantinopoli, dottore della Chiesa

Omelie sugli Atti degli Apostoli, n° 45; PG 60, 318

« Chi accoglie voi accoglie me »

“Chi accoglie uno di questi piccoli, accoglie me” dice il Signore (Lc 9,48). Quanto più questo fratello è piccolo, tanto più Cristo è presente. Infatti quando si riceve una persona altolocata, lo si fa spesso per vana gloria; chi riceve invece un piccolo, lo fa con intenzione pura e per Cristo: “Ero forestiero, dice, e mi avete ospitato”, e ancora: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25, 35.40). Poiché si tratta di un credente e di un fratello, anche fosse il più piccolo, entra con lui Cristo. Apri dunque la tua casa, accoglilo. “Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta”. Dunque chi riceve Cristo avrà la ricompensa dell’ospitalità di Cristo. Non mettere in dubbio queste parole, fidati. Lui stesso ce l’ha detto: “In loro, sono io che mi presento”. E perché tu non dubiti, egli decreta il castigo per quanti non l’hanno accolto, gli onori per quanti l’hanno accolto (Mt 25,31). Non lo farebbe se non fosse lui ad essere personalmente colpito dall’onore o dal disprezzo. “Mi hai accolto, dice, nella tua dimora; io ti riceverò nel Regno del Padre mio. Mi hai liberato dalla fame; ti libererò dai tuoi peccati. Mi hai visto incatenato; ti farò vedere la tua liberazione. Mi hai visto forestiero, farò di te un cittadino dei cieli. Mi hai dato del pane, ti darò in eredità e piena proprietà il Regno. Mi hai aiutato in segreto; lo proclamerò pubblicamente e dirò che tu sei il mio benefattore ed io il tuo debitore”.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Mt 10, 37-42)


Passa Parola

28/06/2020: L’amarci reciprocamente richiede allenamento.

Buona domenica.

Non basta per un cristiano essere buono, misericordioso, umile, mansueto, paziente… Egli deve avere per i fratelli la carità.

Ma la carità – può obiettare qualcuno – non è forse essere buoni, misericordiosi, pazienti, saper perdonare?

No: la carità ce l’ha insegnata Gesù. Essa ci fa morire per gli altri.

Morire. Non solo essere pronti a morire. Ma proprio: morire. Morire spiritualmente, rinnegando noi stessi per “vivere gli altri”. O anche morire fisicamente, se occorre.

La carità infatti non è solo prontezza a dare la vita. È dare la vita.

(Fonte: Chiara Lubich – Dare la Vita)


Lectio divina carmelitana

Rinunciare a tutto per potere seguire Gesù
“Chi ama suo padre e sua madre più di me 
non è degno di me!”
Matteo 10,37-42

1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.

Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.


AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

28 giugno 2020 – XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà».

Mt. 10, 37-39

 

Come vivere questa Parola?

Una croce, una qualsiasi croce ce l’abbiamo tutti, grande o piccola, leggera o pesante, tutti abbiamo una croce!

L’abbiamo ricevuta con una malattia, la morte dolorosa di una persona cara, una relazione difficile, un legame pericoloso, una situazione economica disastrosa, una guerra infinita…o chissà come.

Tutti abbiamo una croce, credenti o atei, cristiani o mussulmani, praticanti o no.

Tutti abbiamo una croce, e forse ne abbiamo più di una.

Ma è come l’accettiamo e l’accogliamo nella nostra vita che ci fa essere veri cristiani, autentici discepoli di quel Gesù che la sua croce, pesante e penosa, l‘ha portata lungo tutta la via Dolorosa, fino al Golgota.

Ma è come l’abbracciamo che ci fa imitatori di Gesù e suoi veri seguaci: non passivamente, per ricerca della sofferenza e della morte, ma come autentica, attiva, vera  scelta d’amore per Gesù e per tutti i nostri fratelli.

Aiutaci Signore a prendere ogni giorno la nostra croce e ad abbracciarla, scegliendola con amore e libertà ogni giorno.

La voce di un teologo

Se qualcuno vuole venire dietro a me… Ma perché seguirlo? Perché andare dietro a lui e alle sue idee? Semplice: per essere felice…Prenda la sua croce e mi segua. Una delle frasi più celebri, più citate e più fraintese del Vangelo, che abbiamo interpretato come esortazione alla rassegnazione: soffri con pazienza, accetta, sopporta le inevitabili croci della vita. Ma Gesù non dice “sopporta”, dice “prendi”. Al discepolo non è chiesto di subire passivamente, ma di prendere, attivamente.

Ermes Ronchi Avvenire – 31 agosto 2017

 

 Commento di suor Sandra Bona FMA

suorsandra61@gmail.com

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

Breviario Laico, LA NAVE E LA TEMPESTA

Non si deve abbandonare la nave in mezzo alle tempeste solo perché non si possono estinguere i venti: si deve operare, invece, nel modo più adatto per cercare di rendere se non altro minore quel male che non si è in grado di volgere al bene.

TOMMASO MORO

Così scriveva Tommaso Moro nella sua opera più celebre, Utopia(1516). La sua è una riflessione di stampo realistico che si modella sulla tesi del male minore, di fronte all’impotenza di raggiungere il bene. L’immagine della nave sballottata da forze naturali che superano ogni capacità umana ben illustra la scelta da compiere che non è quella della rassegnazione inerte e scoraggiata ma neppure quella della sfida prometeica e suicida. Si ha, così, una lezione sulla pazienza operosa, sulla perseveranza nelle piccole cose.

Aveva ragione Luigi Pirandello (1867-1936) quando metteva in bocca a un personaggio di un suo dramma, Il piacere dell’onestà, queste parole: «È molto più facile essere un eroe, che un galantuomo. Eroi si può essere una volta tanto; galantuomini, si dev’essere sempre». Certo, per vincere la bufera della vita spesso bisogna accettare umiliazioni, tollerare molte prove, lavorare con costanza attorno a piccole cose. E questo non dà né medaglie né grandi elogi o consolazioni. Eppure è solo così che si riescono a superare ostacoli a prima vista invalicabili. Nel Nuovo Testamento ricorre 32 volte una parola greca, hypomonè, che di solito è tradotta con «perseveranza, pazienza, sopportazione»: essa, però, letteralmente significa «rimanere sotto» un peso da portare. È solo così che si merita la promessa dell’Apocalisse: «Sii fedele fino alla morte e ti darò la corona della vita» (2,10).

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


 

“Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato”(Mt 10,40).

Il Vangelo di Matteo racconta in questo capitolo la scelta che Gesù fa dei Dodici e il loro invio alla predicazione del suo messaggio.

Sono nominati ad uno ad uno, segno del rapporto personale che hanno costruito con il Maestro, avendolo seguito fin dall’inizio della sua missione. Ne hanno conosciuto lo stile, fatto soprattutto di vicinanza con i malati, i peccatori e quelli considerati indemoniati; tutte persone scartate, giudicate negativamente, da cui tenersi alla larga. Solo dopo questi segni concreti dell’amore per il suo popolo, Gesù stesso si prepara ad annunciare che il Regno di Dio è vicino.

Gli apostoli sono dunque inviati a nome di Gesù, come suoi “ambasciatori” ed è Lui che deve essere accolto attraverso di loro. Spesso i grandi personaggi della Bibbia, per l’apertura del cuore verso un ospite inatteso, fuori programma, ricevono la visita di Dio stesso. Anche oggi, soprattutto nelle culture che mantengono un forte senso comunitario, l’ospite è sacro anche quando è sconosciuto e per lui si prepara il posto migliore.

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Updated: 28 Giugno 2020 — 22:52

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