Non perdere mai la speranza

Buon martedì

«Se a Tiro e a Sidone fossero stati compiuti i miracoli

che sono stati fatti in mezzo a voi,

già da tempo avrebbero fatto penitenza»

Mt 11, 21

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/LUGLIO.htm

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Martedì 14 luglio 2020

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Commento al Vangelo: 

San Paolo VI

papa dal 1963 al 1978

Constituzione apostolica « Paenitemini » del 18/02/1966 (© Libreria Editrice Vaticana)

Cristo ci chiama tutti alla conversione

Cristo, che sempre nella sua vita fece ciò che insegnò, prima di iniziare il suo ministero, passò quaranta giorni e quaranta notti nella preghiera e nel digiuno, e inaugurò la sua missione pubblica col lieto messaggio: «Il regno di Dio è vicino», cui tosto aggiunse il comando: «Ravvedetevi e credete nel Vangelo» (Mc 1,15). Queste parole costituiscono in certo modo il compendio di tutta la vita cristiana. al Regno annunciato da Cristo si può accedere soltanto mediante la «metánoia», cioè attraverso quell’intimo e totale cambiamento e rinnovamento di tutto l’uomo… L’invito del Figlio alla metánoia diviene più indeclinabile in quanto egli non soltanto la predica, ma offre anche esempio di penitenza. Cristo infatti è il modello supremo dei penitenti: ha voluto subire la pena per i peccati non suoi, ma degli altri. Dinanzi a Cristo, l’uomo è illuminato da una luce nuova, e per conseguenza riconosce sia la santità di Dio sia la malizia del peccato; attraverso la parola di Cristo gli viene trasmesso il messaggio che invita alla conversione e concede il perdono dei peccati, doni questi che egli pienamente consegue nel battesimo. Tale sacramento, infatti, lo configura alla passione, alla morte e alla risurrezione del Signore, e sotto il sigillo di questo mistero pone tutta la vita futura del battezzato. Seguendo perciò il divino Maestro, ogni cristiano deve rinnegare se stesso, prendere la propria croce, partecipare ai patimenti di Cristo; trasformato in tal modo in una immagine della sua morte, egli è reso capace di meritare la gloria della Risurrezione. Seguendo inoltre il Maestro, dovrà non più vivere per se stesso, ma per colui che lo amò e diede se stesso per lui (Gal 2,20), e dovrà anche vivere per i fratelli, dando compimento «nella sua carne a ciò che manca alle tribolazioni di Cristo… a pro del suo corpo che è la Chiesa» (Col 1,24).


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Mt 10, 34-42)


Passa Parola

14/07/2020: Non perdere mai la speranza.

Buona giornata.

[…] lo Spirito Santo non ci rende solo capaci di sperare, ma anche di essere seminatori di speranza, di essere anche noi – come Lui e grazie a Lui – dei “paracliti”, cioè consolatori e difensori dei fratelli, seminatori di speranza. Un cristiano può seminare amarezze, può seminare perplessità, e questo non è cristiano, e chi fa questo non è un buon cristiano. Semina speranza: semina olio di speranza, semina profumo di speranza e non aceto di amarezza e di disperazone.


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario

1) Preghiera

O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità,
perché possano tornare sulla retta via,
concedi a tutti coloro che si professano cristiani
di respingere ciò che è contrario a questo nome
e di seguire ciò che gli è conforme.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, LE SOPRACCIGLIA

Furono dati gli occhi a un cieco: subito chiese di avere anche le sopracciglia.

AFORISMA GEORGIANO

Durante una cena in casa di amici mi era stato presentato un signore della Georgia, la repubblica caucasica con capitale Tbilisi. Mi interessano notizie sulla lingua che vi si parla perché in essa fu tradotta la Bibbia a partire già dal V secolo, in codici importanti. Sono venuto, così, a conoscenza di un aforisma georgiano, quello che ho sopra citato. La sua incisività è indubbia e colpisce un difetto che un po’ tutti ci trasciniamo dietro, quello che ci rende incontentabili. Vogliamo, esigiamo, pretendiamo, reclamiamo, richiediamo senza sosta, quasi tutto ci fosse dovuto. L’insoddisfazione non ci permette neppure di godere quello che abbiamo ottenuto poiché, subito dopo, siamo pronti a protestare perché desidereremmo qualcos’altro.

È, questo, un vizio che riguarda non solo il possesso ma anche l’intelligenza: vorremmo capire e risolvere tutto. Riguarda la stessa vita: se abbiamo un dolore, ci lamentiamo; se passa, ci sembra poca cosa la serenità; se siamo soli, vorremmo una presenza; quando abbiamo una persona accanto, ci annoiamo. La litania potrebbe proseguire all’infinito. Non conosciamo il gusto della semplicità, del poco, della sobrietà, dell’essenzialità, dell’essere appagati anche nelle piccole cose e nella quotidianità. Il poeta russo Sergej Esenin nell’opera postuma L’Uomo Nero (1926) scriveva: «Mostrarsi semplici e sorridenti è l’arte suprema del mondo». Vivere con semplicità e pensare con grandezza genera la pace interiore, libera da tensioni incessanti, ed è il dono più prezioso dell’esistenza.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Il vangelo di Matteo racconta un episodio della vita di Gesù che può sembrare poco importante: sua madre e i suoi familiari vanno a Cafarnao, dove egli si trova con i discepoli per annunciare a tutti l’amore del Padre. Probabilmente hanno camminato a lungo per trovarlo, e desiderano parlargli. Non entrano nel luogo in cui Gesù si trova, ma mandano un messaggio: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

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Updated: 16 Luglio 2020 — 23:17

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