Avere un cuore sincero

Buon venerdì

«Misericordia io voglio e non sacrificio»

Mt 12, 7

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/LUGLIO.htm

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Venerdì 17 luglio 2020

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Commento al Vangelo: 

L’Epistola detta di Barnaba (ca 130)

§ 15-16

“C’è qualcosa più grande del tempio”

A proposito del sabato, è scritto: “Noviluni, sabati, assemblee sacre, non posso sopportare” (Is 1,13). Considerate questa parola. “Non sono i sabati attuali che mi piacciono, ma quello che ho fatto io, quando, terminato l’universo, farò sorgere un ottavo giorno, che sarà l’alba di un mondo nuovo”. Ecco perché celebriamo nella gioia l’ottavo giorno, quando Gesù è risuscitato dai morti, si è manifestato, poi è salito al cielo.       A proposito del Tempio, ricorderò l’errore di quei poveretti che, col pretesto che era la casa di Dio, hanno messo la loro speranza in un edificio piuttosto che in Dio che li ha creati. (…) Vediamo se esiste ancora un tempio per Dio. Sì, ce n’è uno ed è là dove lui stesso afferma di costruirlo e ornarlo. Poiché sta scritto: “Alla fine della settimana avverrà che un tempio sarà ricostruito, con magnificenza, al nome del Signore” (cf Tb 14,5). Posso constatare dunque che quel tempio esiste. Ma come costruirlo al nome del Signore? Ascoltate. Prima che avessimo la fede, il nostro cuore era dimora fragile e caduca, simile in verità a un tempio costruito da mano d’uomo. Era pieno di culti di idoli, serviva da rifugio ai demoni, tanto le nostre attività erano contro i disegni divini.       Ma “sarà costruito al nome del Signore”. Vigilate che questo tempio sia costruito “con magnificenza”. Come? Ricevendo il perdono dei peccati, e riponendo la speranza nel suo nome, diventiamo uomini nuovi, ricreati come al principio. Allora Dio abita veramente nei nostri cuori, che formano la sua dimora.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Mt 12, 1-8)


Passa Parola

17/07/2020: Avere un cuore sincero.

Buona giornata.

[…]«Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio».

È questa una Parola che mi interpella e mi chiede attenzione. Già, perché questa beatitudine mi invita prima di tutto a riflettere su cosa significhi «avere un cuore puro»; in secondo luogo mi spinge ad interrogarmi sulle «incrostazioni» che si depositano sul mio; quindi mi esorta ad accogliere le occasioni che mi sono date per «purificarlo» ed infine a godere la gioia del «premio» elargito fin d’ora a chi si lascia «purificare».

(Fonte: La via è aperta – Commento di Sr. Daniela alla parola: Beati i puri di cuore -https://www.laviaeaperta.it/2018/05/beati-i-puri-di-cuore/)


Lectio divina carmelitana

1) Preghiera

O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità,
perché possano tornare sulla retta via,
concedi a tutti coloro che si professano cristiani
di respingere ciò che è contrario a questo nome
e di seguire ciò che gli è conforme.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, VITA DI FAMIGLIA

La vita di famiglia perde ogni libertà e bellezza quando si fonda sul principio dell’«io ti do» e «tu mi dai». / Se temete la solitudine, non sposatevi!

HENRIK IBSEN / ANTON CECHOV

Le avevo annotate tempo fa queste due aspre considerazioni sulla famiglia, probabilmente sulla base di qualche lettura estemporanea. Esse nascono anche dal pessimismo dei rispettivi autori e del loro contesto; tuttavia contengono una verità fin ovvia che merita attenzione. Il tema della vita di famiglia è, infatti, delicato e richiede un impegno serio e severo, pur in mezzo alle gioie e soddisfazioni che la convivenza comporta. Partiamo con la prima frase che è desunta dal dramma Casa di bambola(1879) del famoso scrittore norvegese Henrik Ibsen, una storia di falsità, meschinità, ricatti e ipocrisie. Alla fine, infatti, si assiste allo sfacelo di una famiglia.

Sfacelo che ha, certo, una delle sue radici più vigorose proprio nell’interesse e nell’egoismo. Se in famiglia viene meno la gratuità dell’amore, la generosità e la reciprocità, è inevitabile che si perda ogni freschezza, libertà e bellezza dello stare insieme e ci si riduca a essere una «società» retta da una sorta di contratto rigido ed esigente. Si può, allora, precipitare nell’altro vizio tratteggiato con fiero scetticismo da Anton Cechov negli appunti dei suoi Quaderni. Il celebre scrittore russo ottocentesco, cresciuto in una famiglia disagiata, teme quella terribile solitudine a due che sfigura talvolta la coppia e lo fa capire con quel suo consiglio paradossale di non sposarsi per non essere alla fine soli. Sta di fatto che spesso l’incapacità di alimentare la fiamma dell’amore conduce a raggelare ogni legame e a spegnere la sostanza stessa del matrimonio.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Il vangelo di Matteo racconta un episodio della vita di Gesù che può sembrare poco importante: sua madre e i suoi familiari vanno a Cafarnao, dove egli si trova con i discepoli per annunciare a tutti l’amore del Padre. Probabilmente hanno camminato a lungo per trovarlo, e desiderano parlargli. Non entrano nel luogo in cui Gesù si trova, ma mandano un messaggio: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

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Updated: 18 Luglio 2020 — 0:21

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