Creare intorno a noi il calore della famiglia

Buon venerdì

«Un profeta non è disprezzato

se non nella sua patria e in casa sua»

Mt 13, 57

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/LUGLIO.htm

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Venerdì 31 luglio 2020

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Commento al Vangelo: 

Sant’Agostino (354-430)

vescovo d’Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa

Discorso 51, §19.30 (Nuova Biblioteca Agostiniana – riv.)

“Non è egli forse il figlio del carpentiere?”

La risposta data dal Signore Gesù Cristo: “Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” (Lc 2,49), non afferma che Dio è suo Padre in modo da non riconoscere come padre Giuseppe. In qual modo lo dimostriamo? Attenendoci alla Scrittura, che dice così: “Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso” (v. 51). Tutti e due erano i suoi genitori. (…) Erano i suoi genitori nel tempo, Dio era suo Padre da tutta l’eternità. Erano genitori del Figlio dell’uomo; il Padre, della Parola, il Verbo, la Sapienza (1Cor 1,24), la potenza con cui ha creato ogni cosa. (…) Non deve dunque turbarci il fatto che le generazioni sono enumerate seguendo la linea genealogica di Giuseppe e non quella di Maria (Mt 1,1; Lc 3,23); come infatti lei è madre senza la concupiscenza carnale, così egli è padre senza l’unione carnale. Quindi le generazioni discendono e ascendono tramite lui. Non dobbiamo quindi metterlo da parte perché mancò la concupiscenza carnale. La maggiore sua purezza confermi la paternità. Maria, sua sposa, volle porre il nome di lui per primo: “ “Tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo” (Lc. 2,48). (…) Ciò che lo Spirito Santo effettuò, lo effettuò per ambedue. Dice l’evangelista: “Giuseppe era un uomo giusto” (Mt 1.19). Giusto dunque l’uomo, giusta la donna. Lo Spirito Santo, che riposava nella giustizia di ambedue, diede un figlio ad entrambi.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  Mt 13, 54-58)


Passa Parola

31/07/2020: Creare intorno a noi il calore della famiglia.

Buona giornata.

[…] «Se oggi dovessi lasciare questa Terra e mi si chiedesse una parola, come ultima che dice il nostro Ideale, vi direi – sicura d’esser capita nel senso più esatto –: Siate una famiglia. Vi sono fra voi coloro che soffrono per prove spirituali o morali? Comprendeteli come e più di una madre, illuminateli con la parola o con l’esempio. Non lasciate mancar loro, anzi accrescete attorno ad essi, il calore della famiglia. Vi sono tra voi coloro che soffrono fisicamente? Siano i fratelli prediletti. Patite con loro. Cercate di comprendere fino in fondo i loro dolori. Fateli partecipi dei frutti della vostra vita apostolica affinché sappiano che essi più che altri vi hanno contribuito.

(Fonte: Incontrare Chiara Lubich – Citazione di Chiara Lubich – 14 marzo 2020 di Aurora Nicosia – Città Nuova)


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario

1) Preghiera

O Dio, nostra forza e nostra speranza,
senza di te nulla esiste di valido e di santo;
effondi su di noi la tua misericordia
perché, da te sorretti e guidati,
usiamo saggiamente dei beni terreni
nella continua ricerca dei beni eterni.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, I DIAMANTI E IL LETAME

«I miei desideri sono pochi», continuò a pensare con dispiacere; perché sapeva che la mancanza di desideri è il segno della fine della gioventù e il primo e lontanissimo avvertimento della vera fine della vita. «Niente mi fa più voglia … ».

GOFFREDO PARISE

Così confessa a se stesso un cacciatore che in «un mattino di novembre molto prima dell’alba» sta accucciato in una botte in una palude vicino a Venezia in attesa del passaggio di uno stormo di uccelli. È uno degli splendidi e intensi racconti dei Sillabari che Goffredo Parise, morto nel 1986, pubblicò nel 1972 e nel 1982. Quanto si è scritto ai nostri giorni sulla caduta del desiderio, spesso puntando tutto sul chiodo fisso del sesso e con tante sbrodolature psicologiche. In realtà c’è un estinguersi più profondo e pericoloso della capacità di desiderare ed è la stanchezza del cuore, l’inerzia dell’anima, la crisi del pensiero.

Una canzone di Fabrizio De André diceva: «Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior». Ci sono realtà materiali preziose a cui ci si aggrappa ferocemente, ma sono cose fredde come pietre, incapaci di dare vita. Ci sono, invece, realtà semplici e quotidiane che sono capaci di generare e di nutrire. I desideri nascono paradossalmente dal letame, ossia dalla povertà, dal distacco, da ciò che sembra scarto ed è invece dotato ancora di energia. Noi ora abbiamo troppo ed è per questo che non siamo più capaci di pensare in grande, di sognare, di sperare, di progettare, di desiderare. Siamo diventati come gli idoli preziosi che adoriamo, gelidi, lucidi, rotondi ma morti e immobili.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Il vangelo di Matteo racconta un episodio della vita di Gesù che può sembrare poco importante: sua madre e i suoi familiari vanno a Cafarnao, dove egli si trova con i discepoli per annunciare a tutti l’amore del Padre. Probabilmente hanno camminato a lungo per trovarlo, e desiderano parlargli. Non entrano nel luogo in cui Gesù si trova, ma mandano un messaggio: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

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Updated: 31 Luglio 2020 — 23:15

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