Credere all’amore del fratello

Buon mercoledì

«Donna, davvero grande è la tua fede!

Ti sia fatto come desideri»

Mt 15, 28

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MESE di AGOSTO

dedicato a 

DIO PADRE

https://www.preghiereperlafamiglia.it/AGOSTO.htm

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Mercoledì 05 agosto 2020

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Commento al Vangelo: 

Origene (ca 185-253)

sacerdote e teologo

Commento al Vangelo di Matteo, 9, 16; SC 16

“Gesù andò nella regione di Tiro”

Gesù è uscito da Israele (…): « Partito di là, Gesù si diresse verso le parti di Tiro » (Mt 15,21), nome che significa « l’insieme delle nazioni ». Era perché chi degli abitanti di quel territorio avesse creduto, potesse essere salvato quando ne fosse uscito. Infatti, senti bene queste parole: “Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio” (v.22). Secondo me, se lei non fosse uscita da quel territorio, non avrebbe potuto gridare a Gesù con quella “grande fede”, come dice lui stesso (v. 28). “Secondo la misura della fede” (Rm 12,6), si esce dal territorio delle nazioni pagane (… ). Bisogna certo credere che ognuno di noi, quando è peccatore, si trova nel territorio di Tiro e Sidone, o del faraone d’Egitto, o in qualsiasi paese estraneo all’eredità di Dio. Ma quando il peccatore abbandona il male e ritorna al bene, esce da quei territori dove regna il peccato: si affretta verso i territori che sono dalla parte di Dio (…). Nota pure quell’andare incontro di Gesù alla cananea; sembra dirigersi verso la regione di Tiro e Sidone (…). I giusti sono preparati al Regno dei cieli e ad elevarsi nel regno dei cieli, mentre i peccatori sono predisposti alla decadenza causata dalla loro cattiveria (…). La Cananea, lasciando quei territori, abbandona la predisposizione alla decadenza, quando grida “Pietà di me Signore, figlio di Davide”. (… )Tutte le guarigioni compiute da Gesù, come raccontano gli evangelisti, sono avvenute perché coloro che le vedevano avessero la fede. Ma questi fatti sono il simbolo di ciò che è sempre realizzato dalla potenza di Gesù, poiché non c’è epoca in cui ciò che è scritto non si realizzi, esattamente allo stesso modo.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  Mt 15, 21-28)

Mt 15 21 28 05331


Passa Parola

05/08/2020: Credere all’amore del fratello.

Credere, infatti, è sentirsi guardati e amati da Dio, è sapere che ogni nostra preghiera, ogni parola, ogni mossa, ogni avvenimento triste o gioioso o indifferente, ogni malattia, tutto, tutto, tutto, dalle cose che noi diciamo importanti alle minime azioni o pensieri o sentimenti, tutto è guardato da Dio.

E se Dio è Amore, la fiducia completa in lui non ne è che la logica conseguenza. Possiamo avere allora quella confidenza che porta a parlare spesso con lui, a esporgli le nostre cose, i nostri propositi, i nostri progetti.

(Fonte: Confidare in Dio – Chiara Lubich – 20 settembre 2004)


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario 

1) Preghiera

Mostraci la tua continua benevolenza, o Padre,
e assisti il tuo popolo,
che ti riconosce suo pastore e guida;
rinnova l’opera della tua creazione
e custodisci ciò che hai rinnovato.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, PAURA DEL BUIO

La vecchia paura del buio è paura della conoscenza, e di quello che attende al fondo della conoscenza, la scoperta della morte.

ROBERTO PAZZI

Pensiamo a cosa hanno ricamato attorno alla paura del buio gli psicologi. È, certo, un’esperienza capace di tormentare non solo il bambino ma anche ogni adulto che sente ramificarsi nelle ossa un brivido quando si trova solo in una strada o in una stanza oscura. C’è indubbiamente l’oscurità che nasce dalla profondità del mistero: non per nulla nei testi sacri indiani delle Upanishad si afferma che «gli dèi amano l’oscuro e detestano l’evidente». Ma c’è soprattutto il male che, non solo nella Bibbia ma anche nella maggior parte delle religioni, è raffigurato sotto l’immagine della tenebra.

Lo scrittore ferrarese Roberto Pazzi nel suo romanzo di spiritualità e di fantapolitica Il signore degli occhi (2004) ci lascia questa considerazione indiscutibile. A scavare in profondità, dietro la paura del buio, c’è l’incubo di sapere che alla fine di ogni vicenda o realtà c’è la morte. È per questo che si fa di tutto per essere ubriachi di luce, di visibilità, dj movimento, così da non pensare a quel momento in cui, chiusi per sempre gli occhi nell’estrema agonia, si aprirà davanti a noi la tenebra della morte. Si comprende, così, come per reazione la visione cristiana di una vita oltre la fine dell’ esistenza terrena sia immersa nella «luce eterna», proprio per smentire questo incubo e questo esito, dato che il nostro approdo è in Dio che è per eccellenza luce. Tuttavia è necessario velare la luce del giorno, per avere il coraggio anche di scoprire la morte e il suo significato.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


La lettera che l’apostolo Paolo scrive ai cristiani di Roma è un testo straordinariamente ricco di contenuto. Egli infatti vi esprime la potenza del Vangelo nella vita di ogni persona che lo accoglie, la rivoluzione che questo annuncio porta: l’amore di Dio ci libera!

Paolo ne ha fatto l’esperienza e vuole esserne testimone, con le parole e con l’esempio. Questa sua fedeltà alla chiamata di Dio lo porterà proprio a Roma, dove potrà dare la vita per il Signore.

 

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Updated: 6 Agosto 2020 — 15:41

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