Un segno di protesta e di solidarietà

Con la giornata di venerdì 6 novembre 2015, la Coalizione Sociale è uscita dalle stanze, ed è entrata nel vivo dei problemi sociali, dando gambe cuore e cervello ad un progetto che non può rimanere astratta teoria, usando un termine caro a Papa Francesco, è uscita dalle sagrestie per solidarizzare con gli ultimi e gli abbandonati, in pratica, come spesso diceva don Gallo, è uscita per le strade per sporcarsi le mani…

12196139_10205690880932324_326817433040025229_nI 4 Lavoratori incatenati, della foto, espressione di chi tra pochi mesi esauriti gli ultimi ammortizzatori sociali, sarà licenziato, sono  figli di un’azienda matrigna, che senza ritegno e dignità, sul suo sito si automagnifica, ma nei fatti dimostra solo di essere un vuoto a perdere.

Ieri come  società civile, la chiesa (nella persona di don Peppino Gambardella), i disoccupati, i pensionati, lavoratori licenziati poi reintegrati, gli artisti, le donne, le mogli, i sindacalisti senza sigla e bandiera, hanno tutti insieme cantato, pulsato e lottato per l’umano diritto alla sopravvivenza e per portare un pezzo di pane a casa.

Sappiamo bene che questo non basta, c’è bisogno di un’aria politica nuova, e di un 12196368_10205690920693318_9120454312953075195_natteggiamento sindacale diverso, siamo ancora pieni di burocrati inutili e dannosi, di rivoluzionari del mezzogiorno a tavola e di teste di legno nominate per mantenere e sostenere le caste e non il rispetto della democrazia e dei ruoli elettivi.

Ritornano nella nostra testa le parole di un operaio di quella fabbrica riassunto dopo 4 anni e mezzo. ”Lo hanno fatto adesso, con il jobs acts voluti da Renzi, a cosa mi serve? Ormai  sono ricattabile e licenziabile”

Risaltano ieri nell’anniversario della sua nascita le parole di un grande poeta, del  “guerriero senza patria e senza spada”  Pierangelo Bertoli, che nella canzone Rosso colore, definiva bene , questa. come tante altre storie di disagio e di sofferenza operaia, ”noi ci unimmo e poi scendemmo per le strade per lottare per fermare l’attacco del padrone, ma  convinti da corrotti delegati ci facemmo intrappolare da discorsi vuoti e falsi e da quelli che eran stati comperati, e mi viene da pensare che la lotta col padrone è una lotta tra l’amore e l’egoismo, una lotta contro il ricco che non ama che i suoi soldi ed il popolo che ha bisogno di altruismo”… (Viscione F.)

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