Passa La Parola

Passa Parola
15/07/2017

Scoprire l’Amore di Dio in tutto quello che ci succede

Santo Sabato

«Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo,

ma non hanno potere di uccidere l’anima»

Mt 10, 28

 Ottima giornata

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MESE di LUGLIO

dedicato al

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

http://www.preghiereperlafamiglia.it/LUGLIO.htm

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Sabato 15 Luglio 2017

Sabato della XIV settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Santo(i) del giorno : S. Bonaventura, vescovo e dottore della Chiesa (1217-1274),  S. Pompilio Maria Pirrotti, sacerdote S.P. (1710-1766)

Meditazione del giorno : Beato Charles de Foucauld
« Io vi dico: Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori » (Mt 5,44)

Dal Vangelo secondo Matteo 10, 24-33.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Un discepolo non è da più del maestro, né un servo da più del suo padrone;
è sufficiente per il discepolo essere come il suo maestro e per il servo come il suo padrone. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più i suoi familiari!
Non li temete dunque, poiché non v’è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato.
Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio predicatelo sui tetti.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia.
Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati;
non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri!
Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli;
chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno...

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Passa parola

Buon fine settimana.
[…] La sua luce sottile – scrive – (ora diremmo: luce del carisma) entrava e illuminava, fasciava l’anima, non sopprimeva il pensiero precedente, lo sostituiva lentamente.
Fino al giorno in cui le parole di un sacerdote, percepita come voce di Dio, la colpirono come mai: “”Si ricordi che Dio la ama immensamente.
Ed ecco la reazione: E’ la folgore – scrive Chiara -: Dio mi ama immensamente. Lo dico, lo ripeto alle mie compagne: Dio ti ama immensamente. Dio ci ama immensamente.
Da quel momento scorgo Dio presente dappertutto col suo amore: nelle mie giornate, nelle mie notti, nei miei slanci, nei miei propositi, negli avvenimenti gioiosi e confortanti, nelle situazioni tristi, scabrose, difficili.

C’è sempre, c’è in ogni luogo e mi spiega.
Che cosa mi spiega?
Che tutto è amore: ciò che sono e ciò che mi succede; ciò che siamo e ciò che ci riguarda; che sono figlia sua e Lui mi è Padre; che nulla sfugge al suo amore, nemmeno gli sbagli che commetto perché Egli li permette; che il suo amore avvolge i cristiani come me, la Chiesa, il mondo, l’universo.
La conversione è avvenuta. ‘La novità’ è balenata dinanzi alla mia mente: so chi è Dio. Dio è Amore.
E’ questa la nostra grande, grandissima scoperta.”
(Fonte: DIO E’ AMORE Dori Zamboni)

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Lectio carmelitana

Tempo ordinario
1) Preghiera
O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio
hai risollevato l’umanità dalla sua caduta,
donaci una rinnovata gioia pasquale,
perché, liberi dall’oppressione della colpa,
partecipiamo alla felicità eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Le suore di San Biagio hanno fatto sapere che torneranno con questa rubrica ad Ottobre…

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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La Parola.it

L’argomento di oggi

LA «RISOTERAPIA»

Il semplice rider alto vi dà una decisa superiorità sopra tutti gli astanti o circostanti, senza eccezione. Terribile ed awful è la potenza del riso; chi ha il coraggio di ridere, è padrone degli altri.

Giacomo Leopardi

La riflessione di oggi

Siamo abituati a considerarlo sgraziato e cupo, triste e malinconico, mentre fissa la luna in cielo. Eppure è Giacomo Leopardi nel suo Zibaldone a celebrare la forza contagiosa del riso. È pur vero che la frase finale completa del testo che ho citato suona così: «Chi ha il coraggio di ridere, è padrone degli altri, come chi ha il coraggio di morire». E qui ritroviamo l’anima profonda del poeta di Recanati. Ma già questo paragone riesce a far brillare la forza di un atto che è tipico dell’uomo, perché – come diceva un poeta spagnolo del Cinquecento, Francisco de la Torre – «solamente l’uomo ride e nessun altro animale», ma subito aggiungeva: «lui solo ride ma nessuno avrebbe più da piangere!».

C’è persino chi ha inventato la «risoterapia» nella convinzione che il sorriso abbassi la pressione, favorisca la digestione, riduca il colesterolo e così via fantasticando. Sta di fatto che in un mondo cupo e scontroso il sorridere radioso può aprire uno squarcio di serenità e di simpatia. In questo senso si diventa superiori agli altri, non con la prevaricazione dell’accigliato prepotente, ma con l’emanazione di una forza dolce e quieta. Detto questo, è anche vero quello che dice un sapiente biblico, Qohelet, quando in un verso che in ebraico è onomatopeico, afferma che «il riso dello stupido è come un crepitio di pruni sotto una caldaia» (7,6). Certe risate sguaiate e triviali assomigliano appunto a un crepitare sibilante di rovi che ardono e sono solo indizio di grossolanità e di volgarità. Non è più il sano umorismo, né il lieto sorridere: «l’uomo saggio» dice un altro sapiente biblico «sorride appena, sommessamente» (Siracide 21,20).

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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Parola di vita – Luglio 2017
“Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro” (Mt 11,28)

Stanchi e oppressi: queste parole ci suggeriscono l’immagine di persone – uomini e donne, giovani, bambini e anziani – che in qualsiasi modo portano pesi lungo il cammino della vita e sperano che arrivi il giorno in cui potersene liberare.
In questo brano del vangelo di Matteo, Gesù rivolge un invito: “Venite a me …”.

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