Categoria: Novafelix

Essere grati a chi ci fa del bene

Buon sabato

«Possono forse gli invitati a nozze

essere in lutto

mentre lo sposo è con loro?»

Mt 9, 15

—————————

MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/LUGLIO.htm

—————————

—————————


Sabato 04 luglio 2020

Sabato della XIII settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 9,14-17

14In quel tempo, si accostarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché, mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?». 15E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno. 16Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo squarcia il vestito e si fa uno strappo peggiore. 17Né si mette vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si rompono gli otri e il vino si versa e gli otri van perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».

—————————

Commento al Vangelo: 

San Giovanni Paolo II (1920-2005)

papa

Lettera apostolica « Mulieris dignatatem », §26-27 (© Libreria Editrice Vaticana)

L’Eucaristia: il dono che Cristo/Sposo fa alla Chiesa/Sposa

Prima di tutto nell’Eucaristia si esprime in modo sacramentale l’atto redentore di Cristo Sposo nei riguardi della Chiesa Sposa. (…) Il Concilio Vaticano II ha rinnovato nella Chiesa la coscienza dell’universalità del sacerdozio. Nella Nuova Alleanza c’è un solo sacrificio e un solo sacerdote: Cristo. Di questo unico sacerdozio partecipano tutti i battezzati, sia uomini che donne, in quanto devono «offrire se stessi come vittima viva, santa, a Dio gradita (cf. Rm 12, 1), dare in ogni luogo testimonianza di Cristo e, a chi la richieda, rendere ragione della loro speranza della vita eterna (cf. 1 Pt 3, 15)». (…) Tutti nella Chiesa (…) partecipano cioè non solo alla missione sacerdotale, ma anche a quella profetica e regale di Cristo Messia. Questa partecipazione determina, inoltre, l’unione organica della Chiesa, come Popolo di Dio, con Cristo. In essa si esprime nel contempo il «grande mistero» della Lettera agli Efesini (5,32): la Sposa unita al suo Sposo; unita, perché vive la sua vita; unita, perché partecipa della sua triplice missione (…); unita in una maniera tale da rispondere con un «dono sincero» di sé all’ineffabile dono dell’amore dello Sposo, redentore del mondo. Ciò riguarda tutti nella Chiesa, le donne come gli uomini, e riguarda ovviamente anche coloro che sono partecipi del «sacerdozio ministeriale», che possiede il carattere di servizio. Nell’ambito del «grande mistero» di Cristo e della Chiesa tutti sono chiamati a rispondere – come una sposa – col dono della loro vita all’ineffabile dono dell’amore di Cristo, che solo, come redentore del mondo, è lo Sposo della Chiesa.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Mt 9, 14-17)


Passa Parola

04/07/2020: Essere grati a chi ci fa del bene.

In famiglia di solito si impara presto a dire grazie quando si riceve qualcosa in dono o in prestito, più raramente capita invece di ringraziare l’altro per il modo che ha di starci vicino, per aver condiviso fino in fondo una nostra preoccupazione, o per averci regalato un sorriso aldilà della stanchezza.


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario

1) Preghiera

O Dio, che ci hai reso figli della luce
con il tuo Spirito di adozione,
fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore,
ma restiamo sempre luminosi
nello splendore della verità.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, RIFIUTARE

È inutile parlare molto quando si rifiuta di concedere qualcosa; l’altro sentirà sempre e solo il no.

JOHANN W. GOETHE

Accade a tutti di dover rifiutare un favore: non è detto che sempre lo si faccia di malanimo o per egoismo. Le ragioni possono essere fondate e quindi si ricorre a un’argomentazione o a scuse motivate. Tuttavia – ci ammonisce Goethe nel suo dramma Ifigenia in Tauride (1787), mirabile ripresa dell’omonima tragedia del greco Euripide – quel che rimane nell’altro che si era rivolto a te è il no, il diniego, il rifiuto. Nascono, così, freddezze e recriminazioni non sempre giustificate. Di fronte a questo dato di fatto vorremmo fare due considerazioni.

La prima riguarda le domande di favori. C’è spesso una petulanza, un’insistenza e una pretesa che diventano insopportabili. Molti sono sottilmente convinti che la loro richiesta sia quasi un diritto. C’è, poi, anche il fatto che spesso una concessione riservata a uno diventi causa di rimostranze e recriminazioni da parte di un altro. Voltaire (1694-1778) attribuiva questa battuta al Re Sole, Luigi XIV: «Tutte le volte che assegno una carica faccio cento scontenti e un ingrato». Un po’ di pudore e di discrezione nell’avanzare richieste sarebbe, perciò, salutare. C’è, però, una seconda osservazione da fare. Talvolta il rifiuto nasce da egoismo, pigrizia, disimpegno. E allora vale sempre il monito di Gesù: «Quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro» (Matteo 7,12). La generosità è segno di carità e di animo nobile, soprattutto quando costa fastidio e fatica. «È più facile essere generosi che non rimpiangerlo» diceva lo scrittore Jules Renard.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Il vangelo di Matteo racconta un episodio della vita di Gesù che può sembrare poco importante: sua madre e i suoi familiari vanno a Cafarnao, dove egli si trova con i discepoli per annunciare a tutti l’amore del Padre. Probabilmente hanno camminato a lungo per trovarlo, e desiderano parlargli. Non entrano nel luogo in cui Gesù si trova, ma mandano un messaggio: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

Caricarsi delle sofferenze del prossimo

Buon venerdì

«Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!»

Gv 20, 29

—————————

MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/LUGLIO.htm

—————————

—————————


Venerdì 03 luglio 2020

San Tommaso, apostolo, festa

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 20,24-29

24Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò». 26Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 27Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!». 28Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!».

—————————

Commento al Vangelo: 

Sant’Antonio di Padova (ca 1195 – 1231)

francescano, dottore della Chiesa

Domenica dell’ottava di Pasqua

Santo dubbio del discepolo Tommaso

Tommaso disse ai dodici: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò” (Gv 20,25) Tommaso significa “abisso”, perché a causa del suo dubbio ha ottenuto una conoscenza più profonda ed è diventato più forte nella fede. (…) Non fu per caso ma per disposizione divina che Tommaso era assente e non volle credere a quanto gli dicevano. Ammirabile disegno! Santo dubbio del discepolo! “Se non vedo nelle sue mani”, dice. Voleva vedere riedificata la tenda di cui Amos aveva detto: “In quel giorno rialzerò la capanna di Davide, che è caduta; ne riparerò le brecce, ne rialzerò le rovine” (Am 9,11). Davide indica la divinità; la tenda, il corpo stesso di Cristo nel quale prese dimora, come in una tenda, la divinità, caduta, annientata dalla morte e Passione. Le brecce dei muri indicano le piaghe delle mani, dei piedi e del costato. Sono le piaghe che il Signore ha riedificato con la sua risurrezione. E’ riguardo a loro che Tommaso dice: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò”. Il Signore comprensivo non volle lasciare nel dubbio il discepolo sincero che sarebbe diventato un vaso d’elezione. Tolse dunque dal suo spirito, con un gesto di bontà, la nebbia del dubbio, come tolse a Paolo l’accecamento dell’infedeltà. “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente! Rispose Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!”” (Gv 20,27-28).


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Gv 20, 24-29)


Passa Parola

03/07/2020: Caricarsi delle sofferenze del prossimo.

Buona giornata.

[…] Seguendo questo modello ci si può svuotare di se stessi , di fronte a tutti e <vivere negli altri> – come dice Chiara Lubich – condividendo le loro gioie e i loro dolori. Gesù Abbandonato vive in tutti noi prendendo sopra di se tutte le sofferenze dell’umanitä; analogamente, se mi svuoto di me stesso, il mio prossimo può caricare le proprie sofferenze sul mio cuore, sentirsi compreso e amato ed essere attirato nell’unita.

(Fonte: Kenosi e Nulla Assoluto – DI Donald W. Mitchell)


Lectio divina carmelitana

Giovanni 20,24-29 
Tempo ordinario

1) Preghiera

Esulti la tua Chiesa, o Dio, nostro Padre,
nella festa dell’apostolo Tommaso;
per la sua intercessione si accresca la nostra fede,
perché credendo abbiamo vita nel nome del Cristo,
che fu da lui riconosciuto suo Signore e suo Dio.
Egli vive e regna con te…

Breviario Laico, IL TONO

Ciò che nel linguaggio meglio si comprende non è la parola, bensì il tono, l’intensità, la modulazione, il ritmo con cui una serie di parole viene pronunciata.

FRIEDRICH W. NIETZSCHE

Tutti sanno quanto sia decisiva in musica la tonalità, che è una vera e propria gerarchia istituita tra i suoni (si parla di «scala») nei confronti di quella che viene chiamata la «tonica», ossia il suono principe verso il quale gli altri gravitano. Ebbene, qualcosa del genere vale anche per il linguaggio: tante volte sono più incisivi e decisivi il tono, la modalità espressiva, la forza o la delicatezza rispetto allo stesso contenuto. È ciò che ci ricorda il filosofo tedesco ottocentesco Friedrich W. Nietzsche nella frase sopra citata. Questa sua osservazione sembra scontata, eppure non è facilmente praticata. Quante prediche, pur apprezzabili nel merito, diventano «inascoltabili» per tono ed espressività!

Quante parole vengono dilapidate invano perché non sono calibrate, non sono precise e chiare e non ci si preoccupa di renderle efficaci ed energiche! O viceversa, in quante occasioni la forma roboante, graffiante e mordace rende scostante chi ti sta dicendo cose forse utili e importanti. Siamo, dunque, in presenza di due realtà necessarie e preliminari rispetto al parlare: l’intelligenza e lo stile. Certo, non si può sempre essere sorvegliati e acuti, ma un maggior esercizio nel dire e nel porgere è da praticare con impegno. Si eviterebbero tante tensioni, ci sarebbe più armonia e ci si aiuterebbe reciprocamente. Lo scrittore tedesco Heinrich Boll (1917-85) ricordava che «nell’esercizio anche del più umile dei mestieri, lo stile e il modo sono decisivi». La giusta maniera di fare le cose e di comportarsi non è un mero ornamento esteriore, ma partecipa della sostanza stessa di quella realtà o di quell’atteggiamento.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Il vangelo di Matteo racconta un episodio della vita di Gesù che può sembrare poco importante: sua madre e i suoi familiari vanno a Cafarnao, dove egli si trova con i discepoli per annunciare a tutti l’amore del Padre. Probabilmente hanno camminato a lungo per trovarlo, e desiderano parlargli. Non entrano nel luogo in cui Gesù si trova, ma mandano un messaggio: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

Parola di Vita – Luglio 2020

Il vangelo di Matteo racconta un episodio della vita di Gesù che può sembrare poco importante: sua madre e i suoi familiari vanno a Cafarnao, dove egli si trova con i discepoli per annunciare a tutti l’amore del Padre. Probabilmente hanno camminato a lungo per trovarlo, e desiderano parlargli. Non entrano nel luogo in cui Gesù si trova, ma mandano un messaggio: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

La dimensione familiare era certamente molto importante per il popolo di Israele: il popolo stesso era considerato “figlio” di Dio, erede delle sue promesse, e gli appartenenti ad esso si consideravano “fratelli”. Ma Gesù apre una prospettiva inattesa: con un gesto solenne della mano indica i discepoli e dice:

“Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre”.

Gesù rivela una dimensione nuova: chiunque può sentirsi parte di questa famiglia, se si impegna a conoscere la volontà dell’unico Padre e a compierla.

Chiunque: adulto o bambino, uomo o donna, sano o ammalato, di ogni cultura e posizione sociale. Chiunque: ogni persona porta in sé l’immagine di Dio Amore. Anzi, ogni persona è il tu di Dio, con il quale può entrare in una relazione di conoscenza e amicizia.

Chiunque può quindi fare la volontà di Dio, che è l’amore per Lui e l’amore fraterno. E, se amiamo, Gesù ci riconosce come suoi familiari: suoi fratelli e sorelle. È la nostra chance più grande, che ci sorprende; ci libera dal passato, dalle nostre paure, dai nostri schemi. In questa prospettiva anche i limiti e le fragilità possono essere pedane di lancio verso la nostra realizzazione. Tutto veramente fa un salto di qualità.

“Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre”.

Possiamo addirittura essere in qualche modo madre di Gesù. Come Maria, che si è messa a disposizione di Dio dal momento dell’annunciazione fino al Calvario e poi alla nascita della Chiesa, così anche ognuno di noi può far nascere e rinascere Gesù in sé vivendo il Vangelo e, per la carità reciproca, contribuire a generare Gesù nella collettività.

Come ha invitato Chiara Lubich, rivolgendosi a persone desiderose di vivere la Parola di Dio: «’Siate una famiglia’. Vi sono fra voi coloro che soffrono per prove spirituali o morali?Comprendeteli come e più di una madre, illuminateli con la parola o con l’esempio. Non lasciate mancar loro, anzi accrescete attorno ad essi, il calore della famiglia. Vi sono tra voi coloro che soffrono fisicamente? Siano i fratelli prediletti. […] Non anteponete mai qualsiasi attività di qualsiasi genere, […] allo spirito di famiglia con quei fratelli con i quali vivete. E dove andate per portare l’ideale di Cristo, […], niente farete di meglio che cercare di creare con discrezione, con prudenza, ma decisione, lo spirito di famiglia. Esso è uno spirito umile, vuole il bene degli altri, non si gonfia… è […] la carità vera»(1).

“Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre”.

Ognuno di noi può scoprire nella quotidianità il compito che il Padre gli affida per costruire la grande famiglia umana.

In un quartiere di Homs, in Siria, oltre centocinquanta bambini in maggioranza musulmani frequentano il doposcuola, ospitato in una scuola della chiesa greco-ortodossa. Racconta Sandra, la direttrice: «Diamo accoglienza e aiuto, attraverso un’equipe di insegnanti e specialisti, in un clima di famiglia basato sul dialogo e la promozione dei valori. Tanti bambini sono segnati da traumi e sofferenze. Alcuni sono apatici, altri aggressivi. Desideriamo ricostruire la fiducia in loro stessi e negli altri. Mentre il più delle volte le famiglie sono smembrate a causa della guerra, qui ritrovano la voglia e la speranza di ricominciare».

Letizia Magri

_________________________

Parola di vita in pdf

Parola di Vita di Giugno 2020

Il Vangelo di Matteo racconta in questo capitolo la scelta che Gesù fa dei Dodici e il loro invio alla predicazione del suo messaggio.

Sono nominati ad uno ad uno, segno del rapporto personale che hanno costruito con il Maestro, avendolo seguito fin dall’inizio della sua missione. Ne hanno conosciuto lo stile, fatto soprattutto di vicinanza con i malati, i peccatori e quelli considerati indemoniati; tutte persone scartate, giudicate negativamente, da cui tenersi alla larga. Solo dopo questi segni concreti dell’amore per il suo popolo, Gesù stesso si prepara ad annunciare che il Regno di Dio è vicino.

Gli apostoli sono dunque inviati a nome di Gesù, come suoi “ambasciatori” ed è Lui che deve essere accolto attraverso di loro. Spesso i grandi personaggi della Bibbia, per l’apertura del cuore verso un ospite inatteso, fuori programma, ricevono la visita di Dio stesso. Anche oggi, soprattutto nelle culture che mantengono un forte senso comunitario, l’ospite è sacro anche quando è sconosciuto e per lui si prepara il posto migliore.

Parola di Vita in video:

Parola di Vita in Pdf.

Uscire da noi stessi per incontrare i fratelli

Buon martedì

«Se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore;

ma quando me ne sarò andato,

ve lo manderò»

Gv 16, 7

—————————

MESE di MAGGIO

dedicato a 

MARIA SANTISSIMA

Per ogni giorno del mese di Maggio abbiamo riportato

una meditazione, un esempio, un fioretto e una giaculatoria 

tratti dal libretto del Salesiano Don Giuseppe Tomaselli

“Maria Regina e Madre di Misericordia”

(per scaricare tutto il libretto clicca QUI)

https://www.preghiereperlafamiglia.it/MAGGIO.htm

—————————

—————————


Martedì 19 Maggio 2020

Martedì della VI settimana di Pasqua

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 16,5-11

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: Dove vai?
Anzi, perché vi ho detto queste cose, la tristezza ha riempito il vostro cuore.
Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò.
E quando sarà venuto, egli convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio.
Quanto al peccato, perché non credono in me;
quanto alla giustizia, perché vado dal Padre e non mi vedrete più;
quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato».

—————————

Commento al Vangelo:

Santa Teresa Benedetta della Croce [Edith Stein] (1891-1942)

carmelitana, martire, compatrona dell’Europa

Poesia Pentecoste 1937/1942

« È bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore »

Chi sei, dolce luce che mi colmi e illumini la tenebra del mio cuore?… Sei forse il Maestro, il costruttore della cattedrale eterna che dalla terra si eleva fino al Cielo? Dai vita alle sue colonne, che si alzano, alte e diritte, solide e immutabili (Ap 3, 12). Segnate con il Nome divino ed eterno, si slanciano verso la luce e sostengono la cupola che compie e corona la santa cattedrale, la tua opera che abbraccia l’universo intero: Santo Spirito, Mano di Dio creatrice ! … Sei forse il dolce cantico dell’amore e del rispetto sacro che risuona senza fine intorno al trono della Trinità Santa (Ap 4, 8), sinfonia in cui risuona la nota pura data da ogni creatura? Il suono armonioso, l’accordo unanime delle membra e del Capo (Ef 4, 15), in cui ognuno, al culmine della gioia, scopre il significato misterioso del proprio essere e lo lascia zampillare in un grido di giubilo, reso libero dal partecipare al tuo zampillare: Santo Spirito, giubilo eterno!


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…    (Gv 15, 18-21)


Passa Parola

19/05/2020: Uscire da noi stessi per incontrare i fratelli.

[…] non è necessario andare lontano, basta uscire da noi stessi e cominciare a “vedere” tanti fratelli e sorelle che l’egoismo, vero tempio del diavolo a cui restiamo accanitamente attaccati, tiene invece nascosti allo sguardo del nostro cuore e della nostra mente.

(Fonte: www.silvestromartino.com)


Lectio divina carmelitana

Tempo di Pasqua 

1) Preghiera

Esulti sempre il tuo popolo, o Padre,
per la rinnovata giovinezza dello spirito,
e come oggi si allieta
per il dono della dignità filiale,
così pregusti nella speranza
il giorno glorioso della risurrezione.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…


AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Martedì 19 maggio 2020 –  VI Settimana di Pasqua

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo,
la tristezza ha riempito il vostro cuore.
Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi».
Gv 16,5-7

 

Come vivere questa Parola?

La tristezza ha riempito il cuore dei discepoli quando Gesù dice loro che se ne sarebbe andato. La tristezza e il senso d’abbandono hanno spesso abitato negli apostoli: il Venerdì Santo quando l’hanno visto sulla croce rendere lo Spirito e morire; il Sabato Santo quando con Maria hanno pregato e atteso, in silenzio e col cuore lacerato, che tornasse e desse compimento ai loro sogni; sulla via di Emmaus quando discutevano perché non avevano compreso fino in fondo ciò che era avvenuto; nel cenacolo quando dopo tante lacrime l’avevano rivisto ma… trasformato, diverso da com’era prima, da come l’avevano conosciuto, glorioso!

Anche noi abbiamo spesso, come i discepoli, provato la tristezza dell’abbandono di Gesù, la sofferenza di non sentirlo accanto a noi, la paura del fallimento in ciò che credevamo, il dubbio che, forse, “non è come Lui ci ha detto”.

Ma Gesù conosce bene i nostri cuori e non ci lascia soli, mai!

E ci promette lo Spirito Santo consolatore.

Donaci, Signore, il tuo Santo Spirito che non ci lasci mai soli ma ci accompagni in ogni momento della vita.

La voce di Don Luigi Maria Epicoco

Amare significa ad un certo punto saper fare un passo indietro affinché emerga l’altro, emerga la sua libertà, emerga uno spazio dove possa arrivare davvero il Consolatore. Arriva un momento in cui la Presenza deve passare attraverso una distanza…Quello che Gesù ha fatto con i suoi discepoli siamo chiamati noi stessi a farlo nella nostra vita, in tutte quelle relazioni che noi definiamo d’amore.

Commento al Vangelo del 2 maggio 2018

 Commento di suor Sandra Bona FMA

suorsandra61@gmail.com

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

Breviario Laico, IMMAGINE DI DIO

La natura ha delle perfezioni per mostrare che è l’immagine di Dio, ma ha anche dei difetti per mostrare che ne è soltanto l’immagine.

PASCAL

Così il grande Pascal nei suoi Pensieri (n. 90 ed. Brunschvicg). La natura si svela in tutta la sua magnificenza e potenza e sembra ammiccare al Creatore. Anzi, in tutte le religioni c’è la convinzione che Dio parli di sé attraverso il creato. Il Salmista ne è certo: «I cieli narrano la gloria di Dio … Non è linguaggio e non sono parole di cui si oda il suono; eppure per tutta la terra si diffonde la loro voce» (19,2- 5). C’è, dunque, una rivelazione cosmica aperta a tutti; l’universo è un riflesso dell’infinita grandezza e potenza del suo Signore, ne è un’immagine vivida.

Tuttavia è indiscutibile che la natura rivela imperfezioni e limiti incompatibili col concetto stesso di Dio. È per questo che essa non può identificarsi col Creatore né essere adorata, come è spesso accaduto nella storia dell’umanità. Si configurano, allora, due atteggiamenti opposti: da un lato, la contemplazione del creato, perché «dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si conosce l’autore» (Sapienza 13,5); d’altro lato, la tentazione di un materialismo sacrale che piomba nell’idolatria. È quest’ultimo un rischio sotteso anche a una certa visione ecologista radicale, a una conoscenza che si affida solo alla realtà sperimentale, a una visione della vita basata solo sul benessere e la corporeità. È ancora il libro biblico della Sapienza ad ammonire: «Se, stupiti per la bellezza degli elementi cosmici, li hanno presi per dèi, pensino quanto è superiore il loro Signore, perché li ha creati lo stesso autore della bellezza» (13,3).

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Dopo l’ultima cena con gli apostoli, Gesù esce dal Cenacolo e si incammina verso il Monte degli Ulivi. Con lui ci sono gli Undici: Giuda Iscariota se ne è già andato, e presto lo tradirà. È un momento drammatico e solenne. Gesù pronuncia un lungo discorso di addio, vuole dire cose importanti ai suoi, consegnare parole da non dimenticare.

I suoi apostoli sono ebrei, che conoscono le Scritture, e ad essi ricorda un’immagine molto familiare: la pianta della vite, che nei testi sacri rappresenta il popolo ebraico, oggetto delle cure di Dio, che ne è l’agricoltore attento ed esperto. Adesso è Gesù stesso (1) che parla di sé, come della vite che trasmette la linfa vitale dell’amore del Padre ai suoi discepoli. Essi dunque devono preoccuparsi soprattutto di restare uniti a lui.

Andrà tutto bene

Una DERIVA da cui guardarsi e un MODELLO per le nuove generazioni.

Mentre tante coppie scoppiano, per tanti motivi, i figli adolescenti cercano altrove valori e modelli da imitare, ma guardate cosa propone la piazza mediatica: 1. satanismo diffuso (https://www.lavocedelpatriota.it/lesorcista-avverte-la-nostra-societa-puo-collassare-a-causa-del-satanismo-diffuso/)

2. droga ed esempi pessimi dalla musica (https://www.marcobrusati.com/editoriali/155-spacciare-drogarsi-uccidere-prima-media) .

Basta leggersi questi due articoli. Il primo di un sacerdote esorcista dell’arcidiocesi di Ancona-Osimo in Italia, Padre Francois Dermine e il secondo del conferenziere Marco Busati.

Entrambi fanno riferimento a quanto di reale c’è sotto ai nostri occhi… ma noi non vogliamo rimanere al negativo e vogliamo subito offrire un esempio positivo: il Servo di Dio Carlo Acutis che a 15 e mezzo, arriva in Cielo con un grado di santità molto elevato perché aveva come modello San Giovanni l’Apostolo che Gesù amava. Si può approfondire la vita di questo giovane adolescente qui: http://www.carloacutis.com.

In questi giorni fino al 14 di gennaio 2020, avremo la mostra dei miracoli eucaristici a cui aveva lavorato il nostro Carlo. Avendo conosciuto meglio la figura carismatica del servo di Dio, abbiamo voluto anche noi dare spazio alla mostra e in collegamento skype, abbiamo avuto la testimonianza della mamma Antonia: https://www.facebook.com/domenico.iervolino/videos/10220609307413413/ . Interessantissimo ascoltare dalla sua viva voce il cammino di fede del prossimo beato. Infatti, la signora Antonia ci ha anticipato che per intercessione di Carlo si è avuto un miracolo molto importante per il quale certamente sarà fatto Beato, tra marzo massimo per maggio 2020.

Che bello ascoltare una persona che pur sapendo di aver perso un figlio, esprime una gioia sovrannaturale nel saperlo vivo e vegeto in Gesù.

Con quanta scioltezza parlava dell’Eucaristia, e faceva capire come seguendo il figlio, anche lei ha fatto un ottimo cammino di fede che la sta portando sempre più in alto.