Categoria: Novafelix

Dare da più gioia che ricevere

Buon giovedì

«Sulla tua parola getterò le reti»

Lc 5, 5

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MESE di SETTEMBRE

dedicato agli 

ANGELI

https://www.preghiereperlafamiglia.it/SETTEMBRE.htm

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Giovedì 03 settembre 2020

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Commento al Vangelo: 

Catechismo della Chiesa cattolica

§ 311-312 (© Libreria Editrice Vaticana)

« Signore, allontanati da me che sono un peccatore »

Gli angeli e gli uomini, creature intelligenti e libere, devono camminare verso il loro destino ultimo per una libera scelta e un amore di preferenza. Essi possono, quindi, deviare. In realtà, hanno peccato. È così che nel mondo è entrato il male morale, incommensurabilmente più grave del male fisico. Dio non è in alcun modo, né direttamente né indirettamente, la causa del male morale. Però, rispettando la libertà della sua creatura, lo permette e, misteriosamente, sa trarne il bene: « Infatti Dio onnipotente (…), essendo supremamente buono, non permetterebbe mai che un qualsiasi male esistesse nelle sue opere, se non fosse sufficientemente potente e buono da trarre dal male stesso il bene » (S. Agostino). Così, col tempo, si può scoprire che Dio, nella sua provvidenza onnipotente, può trarre un bene dalle conseguenze di un male, anche morale, causato dalle sue creature: « Non siete stati voi a mandarmi qui, ma Dio. (…) Se voi avete pensato del male contro di me, Dio ha pensato di farlo servire a un bene (…) per far vivere un popolo numeroso » (Gen 45,8; 50,20). Dal più grande male morale che mai sia stato commesso, il rifiuto e l’uccisione del Figlio di Dio, causata dal peccato di tutti gli uomini, Dio, con la sovrabbondanza della sua grazia, (Rm 5, 20) ha tratto i più grandi beni : la glorificazione di Cristo e la nostra redenzione. Con ciò, però, il male non diventa un bene.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Lc 5,1-11)

Lc 5 1 11 01065


Passa Parola

03/09/2020: Dare dà più gioia che ricevere.

Buon giorno.

Tutto può trasformarsi in servizio attento e premuroso. L’amore ci darà occhi nuovi per intuire ciò di cui gli altri hanno bisogno e per venire loro incontro con creatività e generosità. Il frutto? I doni circoleranno, perché l’amore chiama amore. La gioia si moltiplicherà perché “c’è più gioia nel dare che nel ricevere”.

(Fonte: www.focolaritalia.it – Commento alla Parola di Vita:Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date – Chiara Lubich)


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario

1) Preghiera

O Dio, nostro Padre,
unica fonte di ogni dono perfetto,
suscita in noi l’amore per te e ravviva la nostra fede,
perché si sviluppi in noi il germe del bene
e con il tuo aiuto maturi fino alla sua pienezza.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, IL NOME

Un nome qualunque non esiste, per così dire non si dà in natura: ogni nome reca una certa carica di destino.

TOMMASO LANDOLFI

Nomen omen dicevano i latini, sulla base di un’espressione del commediografo Plauto: ogni nome è un presagio. Qualcosa del genere ci ricorda anche quel raffinato e originale scrittore italiano che fu Tommaso Landolfi (1908-79) nella sua opera A caso con la frase che da essa ho desunto. Naturalmente la sua considerazione va oltre il grezzo nome e cognome di una persona per coglierne l’essenza intima e umana. Nella Bibbia, ad esempio, il nome di un uomo o di una donna e persino delle cose è la rappresentazione della loto realtà profonda e del loro significato. Non per nulla, dopo la lotta notturna con l’essere misterioso, Giacobbe si chiamerà Israele: è ormai il segno della sua vocazione di capostipite di un popolo (Genesi 32).

Ognuno di noi, col suo nome, ossia con la sua missione e il suo compito, ha un valore sia agli occhi del Creatore sia a quelli della società. Non è lecito disprezzare chi è piccolo o apparentemente marginale: in un mosaico l’armonia si lacera anche quando mancano le tessere di qualche sfondo e non solo quando è caduto iI quadratino che raffigurava l’occhio o un altro particolare importante di un personaggio rappresentato. San Paolo ricordava che la testa non può dire ai piedi: «Non ho bisogno di voi!» (1 Corinzi 12,21). La perfezione dell’ essere intero è nella trama delle relazioni tra le varie parti. Per questo ognuno di noi deve essere consapevole di avere non solo un posto nel mondo ma anche una vocazione da attuare; sia pure in un piccolo recinto ove fioriscano le nostre capacità, s’accenda la scintilla d’amore che è in noi, risplenda la nostra anima.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo (Lc 6,38)

“C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudi- ne di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per ascol- tarlo …”:1 così l’evangelista Luca introduce il lungo discorso di Gesù, che si snoda attraverso l’annuncio delle beatitudini, delle esigenze del Regno di Dio e delle promesse del Padre ai suoi figli.

Gesù annuncia liberamente il suo messaggio a uo- mini e donne, di diversi popoli e culture, accorsi per ascoltarlo; è un messaggio universale, rivolto a tutti e che tutti possono accogliere per realizzarsi come per- sone, create da Dio Amore a Sua immagine…

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1 Cf Lc 6,17-18.

Parola di Vita – Settembre 2020

Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo (Lc 6,38)

“C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per ascoltarlo …”:(1) così l’evangelista Luca introduce il lungo discorso di Gesù, che si snoda attraverso l’annuncio delle beatitudini, delle esigenze del Regno di Dio e delle promesse del Padre ai suoi figli.

Gesù annuncia liberamente il suo messaggio a uomini e donne, di diversi popoli e culture, accorsi per ascoltarlo; è un messaggio universale, rivolto a tutti e che tutti possono accogliere per realizzarsi come persone, create da Dio Amore a Sua immagine.

 

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(1) Cf Lc 6,17-18.

Parola in Video

Parola di Vita in Pdf

09 SET 2020

Parola di Vita – Agosto 2020

La lettera che l’apostolo Paolo scrive ai cristiani di Roma è un testo straordinariamente ricco di contenuto. Egli infatti vi esprime la potenza del Vangelo nella vita di ogni persona che lo accoglie, la rivoluzione che questo annuncio porta: l’amore di Dio ci libera!

Paolo ne ha fatto l’esperienza e vuole esserne testimone, con le parole e con l’esempio. Questa sua fedeltà alla chiamata di Dio lo porterà proprio a Roma, dove potrà dare la vita per il Signore.

“Chi ci separerà dall’amore di Cristo?”

Poco prima, Paolo ha affermato: «Dio è con noi»!(1) . Per lui, l’amore di Dio per noi è l’amore dello Sposo fedele, che mai abbandonerebbe la sposa, alla quale si è legato liberamente con un legame indissolubile, a prezzo del proprio sangue.

Dio non è dunque un giudice, ma anzi è colui che prende su di sé la nostra difesa. Per questo nulla può separarci da Lui, attraverso il nostro incontro con Gesù, il Figlio amato. Nessuna difficoltà, grande o piccola, che possiamo incontrare in noi e fuori di noi è un ostacolo insormontabile per l’amore di Dio. Anzi, dice Paolo, proprio in queste situazioni, chi si fida di Dio e a Lui si affida è “super-vincitore”! (2)

In questo nostro tempo di super-eroi e super-uomini, che pretendono di stravincere con l’arroganza ed il potere, la proposta del Vangelo è la mitezza costruttiva e l’apertura alle ragioni dell’altro.

“Chi ci separerà dall’amore di Cristo?”

Per comprendere e vivere meglio questa Parola, può aiutarci il suggerimento di Chiara Lubich: «Certamente noi crediamo, o perlomeno diciamo di voler credere, all’amore di Dio. Tante volte, però […] la nostra fede non è così coraggiosa come dovrebbe essere. […] nei momenti della prova, come nelle malattie o nelle tentazioni. È molto facile che ci facciamo assalire dal dubbio: «Ma è proprio vero che Dio mi ama?». E invece no: non dobbiamo dubitare. Dobbiamo abbandonarci fiduciosamente, senza alcuna riserva, all’amore del Padre. Dobbiamo superare il buio ed il vuoto che possiamo provare abbracciando bene la croce. E buttarci poi ad amare Dio compiendo la sua volontà e ad amare il prossimo. Se così faremo, sperimenteremo assieme a Gesù la forza e la gioia della risurrezione. Toccheremo con mano quanto sia vero che, per chi crede e si abbandona al suo amore, tutto si trasforma: il negativo diventa positivo; la morte diventa sorgente di vita e dalle tenebre vedremo spuntare una meravigliosa luce» (3) .

“Chi ci separerà dall’amore di Cristo?”

Anche nella cupa tragedia della guerra, chi continua a credere nell’amore di Dio apre spiragli di umanità: «Il nostro paese si trova in una guerra assurda, qui nei Balcani. Nella mia squadriglia venivano anche i soldati della prima linea del fronte, con tanti traumi dentro perché vedevano parenti ed amici morire davanti ai loro occhi. Non potevo fare altro che amarli uno per uno per quanto potevo. Nei rarissimi momenti di sosta, cercavo di parlare con loro di tante cose che un uomo ha dentro in quelle circostanze, ma siamo arrivati a parlare anche di Dio, perché tanti di loro non credevano. In uno di questi momenti di ascolto, ho proposto di chiamare un sacerdote per celebrare la Messa. Tutti hanno accettato e alcuni si sono accostati alla confessione dopo vent’anni. Posso dire che Dio era lì con noi».

Letizia Magri

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1 Rm 8, 31.
2 Cf. Rm 8,37.
3 C. Lubich, Parola di Vita agosto 1987, in eadem, Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi (Opere di Chiara Lubich 5; Città Nuova, Roma 2017) p. 393.

(pdf della parola di Vita) http://www.ekklesiaweb.net/sanfelice/wp-content/uploads/2020/07/08_AGO_2020.pdf

Parola di Vita – Luglio 2020

Il vangelo di Matteo racconta un episodio della vita di Gesù che può sembrare poco importante: sua madre e i suoi familiari vanno a Cafarnao, dove egli si trova con i discepoli per annunciare a tutti l’amore del Padre. Probabilmente hanno camminato a lungo per trovarlo, e desiderano parlargli. Non entrano nel luogo in cui Gesù si trova, ma mandano un messaggio: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

La dimensione familiare era certamente molto importante per il popolo di Israele: il popolo stesso era considerato “figlio” di Dio, erede delle sue promesse, e gli appartenenti ad esso si consideravano “fratelli”. Ma Gesù apre una prospettiva inattesa: con un gesto solenne della mano indica i discepoli e dice:

“Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre”.

Gesù rivela una dimensione nuova: chiunque può sentirsi parte di questa famiglia, se si impegna a conoscere la volontà dell’unico Padre e a compierla.

Chiunque: adulto o bambino, uomo o donna, sano o ammalato, di ogni cultura e posizione sociale. Chiunque: ogni persona porta in sé l’immagine di Dio Amore. Anzi, ogni persona è il tu di Dio, con il quale può entrare in una relazione di conoscenza e amicizia.

Chiunque può quindi fare la volontà di Dio, che è l’amore per Lui e l’amore fraterno. E, se amiamo, Gesù ci riconosce come suoi familiari: suoi fratelli e sorelle. È la nostra chance più grande, che ci sorprende; ci libera dal passato, dalle nostre paure, dai nostri schemi. In questa prospettiva anche i limiti e le fragilità possono essere pedane di lancio verso la nostra realizzazione. Tutto veramente fa un salto di qualità.

“Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre”.

Possiamo addirittura essere in qualche modo madre di Gesù. Come Maria, che si è messa a disposizione di Dio dal momento dell’annunciazione fino al Calvario e poi alla nascita della Chiesa, così anche ognuno di noi può far nascere e rinascere Gesù in sé vivendo il Vangelo e, per la carità reciproca, contribuire a generare Gesù nella collettività.

Come ha invitato Chiara Lubich, rivolgendosi a persone desiderose di vivere la Parola di Dio: «’Siate una famiglia’. Vi sono fra voi coloro che soffrono per prove spirituali o morali?Comprendeteli come e più di una madre, illuminateli con la parola o con l’esempio. Non lasciate mancar loro, anzi accrescete attorno ad essi, il calore della famiglia. Vi sono tra voi coloro che soffrono fisicamente? Siano i fratelli prediletti. […] Non anteponete mai qualsiasi attività di qualsiasi genere, […] allo spirito di famiglia con quei fratelli con i quali vivete. E dove andate per portare l’ideale di Cristo, […], niente farete di meglio che cercare di creare con discrezione, con prudenza, ma decisione, lo spirito di famiglia. Esso è uno spirito umile, vuole il bene degli altri, non si gonfia… è […] la carità vera»(1).

“Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre”.

Ognuno di noi può scoprire nella quotidianità il compito che il Padre gli affida per costruire la grande famiglia umana.

In un quartiere di Homs, in Siria, oltre centocinquanta bambini in maggioranza musulmani frequentano il doposcuola, ospitato in una scuola della chiesa greco-ortodossa. Racconta Sandra, la direttrice: «Diamo accoglienza e aiuto, attraverso un’equipe di insegnanti e specialisti, in un clima di famiglia basato sul dialogo e la promozione dei valori. Tanti bambini sono segnati da traumi e sofferenze. Alcuni sono apatici, altri aggressivi. Desideriamo ricostruire la fiducia in loro stessi e negli altri. Mentre il più delle volte le famiglie sono smembrate a causa della guerra, qui ritrovano la voglia e la speranza di ricominciare».

Letizia Magri

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Parola di vita in pdf

Parola di Vita di Giugno 2020

Il Vangelo di Matteo racconta in questo capitolo la scelta che Gesù fa dei Dodici e il loro invio alla predicazione del suo messaggio.

Sono nominati ad uno ad uno, segno del rapporto personale che hanno costruito con il Maestro, avendolo seguito fin dall’inizio della sua missione. Ne hanno conosciuto lo stile, fatto soprattutto di vicinanza con i malati, i peccatori e quelli considerati indemoniati; tutte persone scartate, giudicate negativamente, da cui tenersi alla larga. Solo dopo questi segni concreti dell’amore per il suo popolo, Gesù stesso si prepara ad annunciare che il Regno di Dio è vicino.

Gli apostoli sono dunque inviati a nome di Gesù, come suoi “ambasciatori” ed è Lui che deve essere accolto attraverso di loro. Spesso i grandi personaggi della Bibbia, per l’apertura del cuore verso un ospite inatteso, fuori programma, ricevono la visita di Dio stesso. Anche oggi, soprattutto nelle culture che mantengono un forte senso comunitario, l’ospite è sacro anche quando è sconosciuto e per lui si prepara il posto migliore.

Parola di Vita in video:

Parola di Vita in Pdf.

Uscire da noi stessi per incontrare i fratelli

Buon martedì

«Se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore;

ma quando me ne sarò andato,

ve lo manderò»

Gv 16, 7

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MESE di MAGGIO

dedicato a 

MARIA SANTISSIMA

Per ogni giorno del mese di Maggio abbiamo riportato

una meditazione, un esempio, un fioretto e una giaculatoria 

tratti dal libretto del Salesiano Don Giuseppe Tomaselli

“Maria Regina e Madre di Misericordia”

(per scaricare tutto il libretto clicca QUI)

https://www.preghiereperlafamiglia.it/MAGGIO.htm

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Martedì 19 Maggio 2020

Martedì della VI settimana di Pasqua

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 16,5-11

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: Dove vai?
Anzi, perché vi ho detto queste cose, la tristezza ha riempito il vostro cuore.
Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò.
E quando sarà venuto, egli convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio.
Quanto al peccato, perché non credono in me;
quanto alla giustizia, perché vado dal Padre e non mi vedrete più;
quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato».

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Commento al Vangelo:

Santa Teresa Benedetta della Croce [Edith Stein] (1891-1942)

carmelitana, martire, compatrona dell’Europa

Poesia Pentecoste 1937/1942

« È bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore »

Chi sei, dolce luce che mi colmi e illumini la tenebra del mio cuore?… Sei forse il Maestro, il costruttore della cattedrale eterna che dalla terra si eleva fino al Cielo? Dai vita alle sue colonne, che si alzano, alte e diritte, solide e immutabili (Ap 3, 12). Segnate con il Nome divino ed eterno, si slanciano verso la luce e sostengono la cupola che compie e corona la santa cattedrale, la tua opera che abbraccia l’universo intero: Santo Spirito, Mano di Dio creatrice ! … Sei forse il dolce cantico dell’amore e del rispetto sacro che risuona senza fine intorno al trono della Trinità Santa (Ap 4, 8), sinfonia in cui risuona la nota pura data da ogni creatura? Il suono armonioso, l’accordo unanime delle membra e del Capo (Ef 4, 15), in cui ognuno, al culmine della gioia, scopre il significato misterioso del proprio essere e lo lascia zampillare in un grido di giubilo, reso libero dal partecipare al tuo zampillare: Santo Spirito, giubilo eterno!


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…    (Gv 15, 18-21)


Passa Parola

19/05/2020: Uscire da noi stessi per incontrare i fratelli.

[…] non è necessario andare lontano, basta uscire da noi stessi e cominciare a “vedere” tanti fratelli e sorelle che l’egoismo, vero tempio del diavolo a cui restiamo accanitamente attaccati, tiene invece nascosti allo sguardo del nostro cuore e della nostra mente.

(Fonte: www.silvestromartino.com)


Lectio divina carmelitana

Tempo di Pasqua 

1) Preghiera

Esulti sempre il tuo popolo, o Padre,
per la rinnovata giovinezza dello spirito,
e come oggi si allieta
per il dono della dignità filiale,
così pregusti nella speranza
il giorno glorioso della risurrezione.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…


AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Martedì 19 maggio 2020 –  VI Settimana di Pasqua

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo,
la tristezza ha riempito il vostro cuore.
Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi».
Gv 16,5-7

 

Come vivere questa Parola?

La tristezza ha riempito il cuore dei discepoli quando Gesù dice loro che se ne sarebbe andato. La tristezza e il senso d’abbandono hanno spesso abitato negli apostoli: il Venerdì Santo quando l’hanno visto sulla croce rendere lo Spirito e morire; il Sabato Santo quando con Maria hanno pregato e atteso, in silenzio e col cuore lacerato, che tornasse e desse compimento ai loro sogni; sulla via di Emmaus quando discutevano perché non avevano compreso fino in fondo ciò che era avvenuto; nel cenacolo quando dopo tante lacrime l’avevano rivisto ma… trasformato, diverso da com’era prima, da come l’avevano conosciuto, glorioso!

Anche noi abbiamo spesso, come i discepoli, provato la tristezza dell’abbandono di Gesù, la sofferenza di non sentirlo accanto a noi, la paura del fallimento in ciò che credevamo, il dubbio che, forse, “non è come Lui ci ha detto”.

Ma Gesù conosce bene i nostri cuori e non ci lascia soli, mai!

E ci promette lo Spirito Santo consolatore.

Donaci, Signore, il tuo Santo Spirito che non ci lasci mai soli ma ci accompagni in ogni momento della vita.

La voce di Don Luigi Maria Epicoco

Amare significa ad un certo punto saper fare un passo indietro affinché emerga l’altro, emerga la sua libertà, emerga uno spazio dove possa arrivare davvero il Consolatore. Arriva un momento in cui la Presenza deve passare attraverso una distanza…Quello che Gesù ha fatto con i suoi discepoli siamo chiamati noi stessi a farlo nella nostra vita, in tutte quelle relazioni che noi definiamo d’amore.

Commento al Vangelo del 2 maggio 2018

 Commento di suor Sandra Bona FMA

suorsandra61@gmail.com

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

Breviario Laico, IMMAGINE DI DIO

La natura ha delle perfezioni per mostrare che è l’immagine di Dio, ma ha anche dei difetti per mostrare che ne è soltanto l’immagine.

PASCAL

Così il grande Pascal nei suoi Pensieri (n. 90 ed. Brunschvicg). La natura si svela in tutta la sua magnificenza e potenza e sembra ammiccare al Creatore. Anzi, in tutte le religioni c’è la convinzione che Dio parli di sé attraverso il creato. Il Salmista ne è certo: «I cieli narrano la gloria di Dio … Non è linguaggio e non sono parole di cui si oda il suono; eppure per tutta la terra si diffonde la loro voce» (19,2- 5). C’è, dunque, una rivelazione cosmica aperta a tutti; l’universo è un riflesso dell’infinita grandezza e potenza del suo Signore, ne è un’immagine vivida.

Tuttavia è indiscutibile che la natura rivela imperfezioni e limiti incompatibili col concetto stesso di Dio. È per questo che essa non può identificarsi col Creatore né essere adorata, come è spesso accaduto nella storia dell’umanità. Si configurano, allora, due atteggiamenti opposti: da un lato, la contemplazione del creato, perché «dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si conosce l’autore» (Sapienza 13,5); d’altro lato, la tentazione di un materialismo sacrale che piomba nell’idolatria. È quest’ultimo un rischio sotteso anche a una certa visione ecologista radicale, a una conoscenza che si affida solo alla realtà sperimentale, a una visione della vita basata solo sul benessere e la corporeità. È ancora il libro biblico della Sapienza ad ammonire: «Se, stupiti per la bellezza degli elementi cosmici, li hanno presi per dèi, pensino quanto è superiore il loro Signore, perché li ha creati lo stesso autore della bellezza» (13,3).

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Dopo l’ultima cena con gli apostoli, Gesù esce dal Cenacolo e si incammina verso il Monte degli Ulivi. Con lui ci sono gli Undici: Giuda Iscariota se ne è già andato, e presto lo tradirà. È un momento drammatico e solenne. Gesù pronuncia un lungo discorso di addio, vuole dire cose importanti ai suoi, consegnare parole da non dimenticare.

I suoi apostoli sono ebrei, che conoscono le Scritture, e ad essi ricorda un’immagine molto familiare: la pianta della vite, che nei testi sacri rappresenta il popolo ebraico, oggetto delle cure di Dio, che ne è l’agricoltore attento ed esperto. Adesso è Gesù stesso (1) che parla di sé, come della vite che trasmette la linfa vitale dell’amore del Padre ai suoi discepoli. Essi dunque devono preoccuparsi soprattutto di restare uniti a lui.

Andrà tutto bene