Categoria: Novafelix

Credere all’amore del fratello

Buon mercoledì

«Donna, davvero grande è la tua fede!

Ti sia fatto come desideri»

Mt 15, 28

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MESE di AGOSTO

dedicato a 

DIO PADRE

https://www.preghiereperlafamiglia.it/AGOSTO.htm

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Mercoledì 05 agosto 2020

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Commento al Vangelo: 

Origene (ca 185-253)

sacerdote e teologo

Commento al Vangelo di Matteo, 9, 16; SC 16

“Gesù andò nella regione di Tiro”

Gesù è uscito da Israele (…): « Partito di là, Gesù si diresse verso le parti di Tiro » (Mt 15,21), nome che significa « l’insieme delle nazioni ». Era perché chi degli abitanti di quel territorio avesse creduto, potesse essere salvato quando ne fosse uscito. Infatti, senti bene queste parole: “Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio” (v.22). Secondo me, se lei non fosse uscita da quel territorio, non avrebbe potuto gridare a Gesù con quella “grande fede”, come dice lui stesso (v. 28). “Secondo la misura della fede” (Rm 12,6), si esce dal territorio delle nazioni pagane (… ). Bisogna certo credere che ognuno di noi, quando è peccatore, si trova nel territorio di Tiro e Sidone, o del faraone d’Egitto, o in qualsiasi paese estraneo all’eredità di Dio. Ma quando il peccatore abbandona il male e ritorna al bene, esce da quei territori dove regna il peccato: si affretta verso i territori che sono dalla parte di Dio (…). Nota pure quell’andare incontro di Gesù alla cananea; sembra dirigersi verso la regione di Tiro e Sidone (…). I giusti sono preparati al Regno dei cieli e ad elevarsi nel regno dei cieli, mentre i peccatori sono predisposti alla decadenza causata dalla loro cattiveria (…). La Cananea, lasciando quei territori, abbandona la predisposizione alla decadenza, quando grida “Pietà di me Signore, figlio di Davide”. (… )Tutte le guarigioni compiute da Gesù, come raccontano gli evangelisti, sono avvenute perché coloro che le vedevano avessero la fede. Ma questi fatti sono il simbolo di ciò che è sempre realizzato dalla potenza di Gesù, poiché non c’è epoca in cui ciò che è scritto non si realizzi, esattamente allo stesso modo.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  Mt 15, 21-28)

Mt 15 21 28 05331


Passa Parola

05/08/2020: Credere all’amore del fratello.

Credere, infatti, è sentirsi guardati e amati da Dio, è sapere che ogni nostra preghiera, ogni parola, ogni mossa, ogni avvenimento triste o gioioso o indifferente, ogni malattia, tutto, tutto, tutto, dalle cose che noi diciamo importanti alle minime azioni o pensieri o sentimenti, tutto è guardato da Dio.

E se Dio è Amore, la fiducia completa in lui non ne è che la logica conseguenza. Possiamo avere allora quella confidenza che porta a parlare spesso con lui, a esporgli le nostre cose, i nostri propositi, i nostri progetti.

(Fonte: Confidare in Dio – Chiara Lubich – 20 settembre 2004)


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario 

1) Preghiera

Mostraci la tua continua benevolenza, o Padre,
e assisti il tuo popolo,
che ti riconosce suo pastore e guida;
rinnova l’opera della tua creazione
e custodisci ciò che hai rinnovato.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, PAURA DEL BUIO

La vecchia paura del buio è paura della conoscenza, e di quello che attende al fondo della conoscenza, la scoperta della morte.

ROBERTO PAZZI

Pensiamo a cosa hanno ricamato attorno alla paura del buio gli psicologi. È, certo, un’esperienza capace di tormentare non solo il bambino ma anche ogni adulto che sente ramificarsi nelle ossa un brivido quando si trova solo in una strada o in una stanza oscura. C’è indubbiamente l’oscurità che nasce dalla profondità del mistero: non per nulla nei testi sacri indiani delle Upanishad si afferma che «gli dèi amano l’oscuro e detestano l’evidente». Ma c’è soprattutto il male che, non solo nella Bibbia ma anche nella maggior parte delle religioni, è raffigurato sotto l’immagine della tenebra.

Lo scrittore ferrarese Roberto Pazzi nel suo romanzo di spiritualità e di fantapolitica Il signore degli occhi (2004) ci lascia questa considerazione indiscutibile. A scavare in profondità, dietro la paura del buio, c’è l’incubo di sapere che alla fine di ogni vicenda o realtà c’è la morte. È per questo che si fa di tutto per essere ubriachi di luce, di visibilità, dj movimento, così da non pensare a quel momento in cui, chiusi per sempre gli occhi nell’estrema agonia, si aprirà davanti a noi la tenebra della morte. Si comprende, così, come per reazione la visione cristiana di una vita oltre la fine dell’ esistenza terrena sia immersa nella «luce eterna», proprio per smentire questo incubo e questo esito, dato che il nostro approdo è in Dio che è per eccellenza luce. Tuttavia è necessario velare la luce del giorno, per avere il coraggio anche di scoprire la morte e il suo significato.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


La lettera che l’apostolo Paolo scrive ai cristiani di Roma è un testo straordinariamente ricco di contenuto. Egli infatti vi esprime la potenza del Vangelo nella vita di ogni persona che lo accoglie, la rivoluzione che questo annuncio porta: l’amore di Dio ci libera!

Paolo ne ha fatto l’esperienza e vuole esserne testimone, con le parole e con l’esempio. Questa sua fedeltà alla chiamata di Dio lo porterà proprio a Roma, dove potrà dare la vita per il Signore.

 

Parola di Vita – Agosto 2020

La lettera che l’apostolo Paolo scrive ai cristiani di Roma è un testo straordinariamente ricco di contenuto. Egli infatti vi esprime la potenza del Vangelo nella vita di ogni persona che lo accoglie, la rivoluzione che questo annuncio porta: l’amore di Dio ci libera!

Paolo ne ha fatto l’esperienza e vuole esserne testimone, con le parole e con l’esempio. Questa sua fedeltà alla chiamata di Dio lo porterà proprio a Roma, dove potrà dare la vita per il Signore.

“Chi ci separerà dall’amore di Cristo?”

Poco prima, Paolo ha affermato: «Dio è con noi»!(1) . Per lui, l’amore di Dio per noi è l’amore dello Sposo fedele, che mai abbandonerebbe la sposa, alla quale si è legato liberamente con un legame indissolubile, a prezzo del proprio sangue.

Dio non è dunque un giudice, ma anzi è colui che prende su di sé la nostra difesa. Per questo nulla può separarci da Lui, attraverso il nostro incontro con Gesù, il Figlio amato. Nessuna difficoltà, grande o piccola, che possiamo incontrare in noi e fuori di noi è un ostacolo insormontabile per l’amore di Dio. Anzi, dice Paolo, proprio in queste situazioni, chi si fida di Dio e a Lui si affida è “super-vincitore”! (2)

In questo nostro tempo di super-eroi e super-uomini, che pretendono di stravincere con l’arroganza ed il potere, la proposta del Vangelo è la mitezza costruttiva e l’apertura alle ragioni dell’altro.

“Chi ci separerà dall’amore di Cristo?”

Per comprendere e vivere meglio questa Parola, può aiutarci il suggerimento di Chiara Lubich: «Certamente noi crediamo, o perlomeno diciamo di voler credere, all’amore di Dio. Tante volte, però […] la nostra fede non è così coraggiosa come dovrebbe essere. […] nei momenti della prova, come nelle malattie o nelle tentazioni. È molto facile che ci facciamo assalire dal dubbio: «Ma è proprio vero che Dio mi ama?». E invece no: non dobbiamo dubitare. Dobbiamo abbandonarci fiduciosamente, senza alcuna riserva, all’amore del Padre. Dobbiamo superare il buio ed il vuoto che possiamo provare abbracciando bene la croce. E buttarci poi ad amare Dio compiendo la sua volontà e ad amare il prossimo. Se così faremo, sperimenteremo assieme a Gesù la forza e la gioia della risurrezione. Toccheremo con mano quanto sia vero che, per chi crede e si abbandona al suo amore, tutto si trasforma: il negativo diventa positivo; la morte diventa sorgente di vita e dalle tenebre vedremo spuntare una meravigliosa luce» (3) .

“Chi ci separerà dall’amore di Cristo?”

Anche nella cupa tragedia della guerra, chi continua a credere nell’amore di Dio apre spiragli di umanità: «Il nostro paese si trova in una guerra assurda, qui nei Balcani. Nella mia squadriglia venivano anche i soldati della prima linea del fronte, con tanti traumi dentro perché vedevano parenti ed amici morire davanti ai loro occhi. Non potevo fare altro che amarli uno per uno per quanto potevo. Nei rarissimi momenti di sosta, cercavo di parlare con loro di tante cose che un uomo ha dentro in quelle circostanze, ma siamo arrivati a parlare anche di Dio, perché tanti di loro non credevano. In uno di questi momenti di ascolto, ho proposto di chiamare un sacerdote per celebrare la Messa. Tutti hanno accettato e alcuni si sono accostati alla confessione dopo vent’anni. Posso dire che Dio era lì con noi».

Letizia Magri

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1 Rm 8, 31.
2 Cf. Rm 8,37.
3 C. Lubich, Parola di Vita agosto 1987, in eadem, Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi (Opere di Chiara Lubich 5; Città Nuova, Roma 2017) p. 393.

(pdf della parola di Vita) http://www.ekklesiaweb.net/sanfelice/wp-content/uploads/2020/07/08_AGO_2020.pdf

Parola di Vita – Luglio 2020

Il vangelo di Matteo racconta un episodio della vita di Gesù che può sembrare poco importante: sua madre e i suoi familiari vanno a Cafarnao, dove egli si trova con i discepoli per annunciare a tutti l’amore del Padre. Probabilmente hanno camminato a lungo per trovarlo, e desiderano parlargli. Non entrano nel luogo in cui Gesù si trova, ma mandano un messaggio: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

La dimensione familiare era certamente molto importante per il popolo di Israele: il popolo stesso era considerato “figlio” di Dio, erede delle sue promesse, e gli appartenenti ad esso si consideravano “fratelli”. Ma Gesù apre una prospettiva inattesa: con un gesto solenne della mano indica i discepoli e dice:

“Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre”.

Gesù rivela una dimensione nuova: chiunque può sentirsi parte di questa famiglia, se si impegna a conoscere la volontà dell’unico Padre e a compierla.

Chiunque: adulto o bambino, uomo o donna, sano o ammalato, di ogni cultura e posizione sociale. Chiunque: ogni persona porta in sé l’immagine di Dio Amore. Anzi, ogni persona è il tu di Dio, con il quale può entrare in una relazione di conoscenza e amicizia.

Chiunque può quindi fare la volontà di Dio, che è l’amore per Lui e l’amore fraterno. E, se amiamo, Gesù ci riconosce come suoi familiari: suoi fratelli e sorelle. È la nostra chance più grande, che ci sorprende; ci libera dal passato, dalle nostre paure, dai nostri schemi. In questa prospettiva anche i limiti e le fragilità possono essere pedane di lancio verso la nostra realizzazione. Tutto veramente fa un salto di qualità.

“Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre”.

Possiamo addirittura essere in qualche modo madre di Gesù. Come Maria, che si è messa a disposizione di Dio dal momento dell’annunciazione fino al Calvario e poi alla nascita della Chiesa, così anche ognuno di noi può far nascere e rinascere Gesù in sé vivendo il Vangelo e, per la carità reciproca, contribuire a generare Gesù nella collettività.

Come ha invitato Chiara Lubich, rivolgendosi a persone desiderose di vivere la Parola di Dio: «’Siate una famiglia’. Vi sono fra voi coloro che soffrono per prove spirituali o morali?Comprendeteli come e più di una madre, illuminateli con la parola o con l’esempio. Non lasciate mancar loro, anzi accrescete attorno ad essi, il calore della famiglia. Vi sono tra voi coloro che soffrono fisicamente? Siano i fratelli prediletti. […] Non anteponete mai qualsiasi attività di qualsiasi genere, […] allo spirito di famiglia con quei fratelli con i quali vivete. E dove andate per portare l’ideale di Cristo, […], niente farete di meglio che cercare di creare con discrezione, con prudenza, ma decisione, lo spirito di famiglia. Esso è uno spirito umile, vuole il bene degli altri, non si gonfia… è […] la carità vera»(1).

“Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre”.

Ognuno di noi può scoprire nella quotidianità il compito che il Padre gli affida per costruire la grande famiglia umana.

In un quartiere di Homs, in Siria, oltre centocinquanta bambini in maggioranza musulmani frequentano il doposcuola, ospitato in una scuola della chiesa greco-ortodossa. Racconta Sandra, la direttrice: «Diamo accoglienza e aiuto, attraverso un’equipe di insegnanti e specialisti, in un clima di famiglia basato sul dialogo e la promozione dei valori. Tanti bambini sono segnati da traumi e sofferenze. Alcuni sono apatici, altri aggressivi. Desideriamo ricostruire la fiducia in loro stessi e negli altri. Mentre il più delle volte le famiglie sono smembrate a causa della guerra, qui ritrovano la voglia e la speranza di ricominciare».

Letizia Magri

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Parola di vita in pdf

Parola di Vita di Giugno 2020

Il Vangelo di Matteo racconta in questo capitolo la scelta che Gesù fa dei Dodici e il loro invio alla predicazione del suo messaggio.

Sono nominati ad uno ad uno, segno del rapporto personale che hanno costruito con il Maestro, avendolo seguito fin dall’inizio della sua missione. Ne hanno conosciuto lo stile, fatto soprattutto di vicinanza con i malati, i peccatori e quelli considerati indemoniati; tutte persone scartate, giudicate negativamente, da cui tenersi alla larga. Solo dopo questi segni concreti dell’amore per il suo popolo, Gesù stesso si prepara ad annunciare che il Regno di Dio è vicino.

Gli apostoli sono dunque inviati a nome di Gesù, come suoi “ambasciatori” ed è Lui che deve essere accolto attraverso di loro. Spesso i grandi personaggi della Bibbia, per l’apertura del cuore verso un ospite inatteso, fuori programma, ricevono la visita di Dio stesso. Anche oggi, soprattutto nelle culture che mantengono un forte senso comunitario, l’ospite è sacro anche quando è sconosciuto e per lui si prepara il posto migliore.

Parola di Vita in video:

Parola di Vita in Pdf.

Uscire da noi stessi per incontrare i fratelli

Buon martedì

«Se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore;

ma quando me ne sarò andato,

ve lo manderò»

Gv 16, 7

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MESE di MAGGIO

dedicato a 

MARIA SANTISSIMA

Per ogni giorno del mese di Maggio abbiamo riportato

una meditazione, un esempio, un fioretto e una giaculatoria 

tratti dal libretto del Salesiano Don Giuseppe Tomaselli

“Maria Regina e Madre di Misericordia”

(per scaricare tutto il libretto clicca QUI)

https://www.preghiereperlafamiglia.it/MAGGIO.htm

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Martedì 19 Maggio 2020

Martedì della VI settimana di Pasqua

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 16,5-11

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: Dove vai?
Anzi, perché vi ho detto queste cose, la tristezza ha riempito il vostro cuore.
Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò.
E quando sarà venuto, egli convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio.
Quanto al peccato, perché non credono in me;
quanto alla giustizia, perché vado dal Padre e non mi vedrete più;
quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato».

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Commento al Vangelo:

Santa Teresa Benedetta della Croce [Edith Stein] (1891-1942)

carmelitana, martire, compatrona dell’Europa

Poesia Pentecoste 1937/1942

« È bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore »

Chi sei, dolce luce che mi colmi e illumini la tenebra del mio cuore?… Sei forse il Maestro, il costruttore della cattedrale eterna che dalla terra si eleva fino al Cielo? Dai vita alle sue colonne, che si alzano, alte e diritte, solide e immutabili (Ap 3, 12). Segnate con il Nome divino ed eterno, si slanciano verso la luce e sostengono la cupola che compie e corona la santa cattedrale, la tua opera che abbraccia l’universo intero: Santo Spirito, Mano di Dio creatrice ! … Sei forse il dolce cantico dell’amore e del rispetto sacro che risuona senza fine intorno al trono della Trinità Santa (Ap 4, 8), sinfonia in cui risuona la nota pura data da ogni creatura? Il suono armonioso, l’accordo unanime delle membra e del Capo (Ef 4, 15), in cui ognuno, al culmine della gioia, scopre il significato misterioso del proprio essere e lo lascia zampillare in un grido di giubilo, reso libero dal partecipare al tuo zampillare: Santo Spirito, giubilo eterno!


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…    (Gv 15, 18-21)


Passa Parola

19/05/2020: Uscire da noi stessi per incontrare i fratelli.

[…] non è necessario andare lontano, basta uscire da noi stessi e cominciare a “vedere” tanti fratelli e sorelle che l’egoismo, vero tempio del diavolo a cui restiamo accanitamente attaccati, tiene invece nascosti allo sguardo del nostro cuore e della nostra mente.

(Fonte: www.silvestromartino.com)


Lectio divina carmelitana

Tempo di Pasqua 

1) Preghiera

Esulti sempre il tuo popolo, o Padre,
per la rinnovata giovinezza dello spirito,
e come oggi si allieta
per il dono della dignità filiale,
così pregusti nella speranza
il giorno glorioso della risurrezione.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…


AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Martedì 19 maggio 2020 –  VI Settimana di Pasqua

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Ora vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto questo,
la tristezza ha riempito il vostro cuore.
Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi».
Gv 16,5-7

 

Come vivere questa Parola?

La tristezza ha riempito il cuore dei discepoli quando Gesù dice loro che se ne sarebbe andato. La tristezza e il senso d’abbandono hanno spesso abitato negli apostoli: il Venerdì Santo quando l’hanno visto sulla croce rendere lo Spirito e morire; il Sabato Santo quando con Maria hanno pregato e atteso, in silenzio e col cuore lacerato, che tornasse e desse compimento ai loro sogni; sulla via di Emmaus quando discutevano perché non avevano compreso fino in fondo ciò che era avvenuto; nel cenacolo quando dopo tante lacrime l’avevano rivisto ma… trasformato, diverso da com’era prima, da come l’avevano conosciuto, glorioso!

Anche noi abbiamo spesso, come i discepoli, provato la tristezza dell’abbandono di Gesù, la sofferenza di non sentirlo accanto a noi, la paura del fallimento in ciò che credevamo, il dubbio che, forse, “non è come Lui ci ha detto”.

Ma Gesù conosce bene i nostri cuori e non ci lascia soli, mai!

E ci promette lo Spirito Santo consolatore.

Donaci, Signore, il tuo Santo Spirito che non ci lasci mai soli ma ci accompagni in ogni momento della vita.

La voce di Don Luigi Maria Epicoco

Amare significa ad un certo punto saper fare un passo indietro affinché emerga l’altro, emerga la sua libertà, emerga uno spazio dove possa arrivare davvero il Consolatore. Arriva un momento in cui la Presenza deve passare attraverso una distanza…Quello che Gesù ha fatto con i suoi discepoli siamo chiamati noi stessi a farlo nella nostra vita, in tutte quelle relazioni che noi definiamo d’amore.

Commento al Vangelo del 2 maggio 2018

 Commento di suor Sandra Bona FMA

suorsandra61@gmail.com

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

Breviario Laico, IMMAGINE DI DIO

La natura ha delle perfezioni per mostrare che è l’immagine di Dio, ma ha anche dei difetti per mostrare che ne è soltanto l’immagine.

PASCAL

Così il grande Pascal nei suoi Pensieri (n. 90 ed. Brunschvicg). La natura si svela in tutta la sua magnificenza e potenza e sembra ammiccare al Creatore. Anzi, in tutte le religioni c’è la convinzione che Dio parli di sé attraverso il creato. Il Salmista ne è certo: «I cieli narrano la gloria di Dio … Non è linguaggio e non sono parole di cui si oda il suono; eppure per tutta la terra si diffonde la loro voce» (19,2- 5). C’è, dunque, una rivelazione cosmica aperta a tutti; l’universo è un riflesso dell’infinita grandezza e potenza del suo Signore, ne è un’immagine vivida.

Tuttavia è indiscutibile che la natura rivela imperfezioni e limiti incompatibili col concetto stesso di Dio. È per questo che essa non può identificarsi col Creatore né essere adorata, come è spesso accaduto nella storia dell’umanità. Si configurano, allora, due atteggiamenti opposti: da un lato, la contemplazione del creato, perché «dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si conosce l’autore» (Sapienza 13,5); d’altro lato, la tentazione di un materialismo sacrale che piomba nell’idolatria. È quest’ultimo un rischio sotteso anche a una certa visione ecologista radicale, a una conoscenza che si affida solo alla realtà sperimentale, a una visione della vita basata solo sul benessere e la corporeità. È ancora il libro biblico della Sapienza ad ammonire: «Se, stupiti per la bellezza degli elementi cosmici, li hanno presi per dèi, pensino quanto è superiore il loro Signore, perché li ha creati lo stesso autore della bellezza» (13,3).

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Dopo l’ultima cena con gli apostoli, Gesù esce dal Cenacolo e si incammina verso il Monte degli Ulivi. Con lui ci sono gli Undici: Giuda Iscariota se ne è già andato, e presto lo tradirà. È un momento drammatico e solenne. Gesù pronuncia un lungo discorso di addio, vuole dire cose importanti ai suoi, consegnare parole da non dimenticare.

I suoi apostoli sono ebrei, che conoscono le Scritture, e ad essi ricorda un’immagine molto familiare: la pianta della vite, che nei testi sacri rappresenta il popolo ebraico, oggetto delle cure di Dio, che ne è l’agricoltore attento ed esperto. Adesso è Gesù stesso (1) che parla di sé, come della vite che trasmette la linfa vitale dell’amore del Padre ai suoi discepoli. Essi dunque devono preoccuparsi soprattutto di restare uniti a lui.

Andrà tutto bene

Una DERIVA da cui guardarsi e un MODELLO per le nuove generazioni.

Mentre tante coppie scoppiano, per tanti motivi, i figli adolescenti cercano altrove valori e modelli da imitare, ma guardate cosa propone la piazza mediatica: 1. satanismo diffuso (https://www.lavocedelpatriota.it/lesorcista-avverte-la-nostra-societa-puo-collassare-a-causa-del-satanismo-diffuso/)

2. droga ed esempi pessimi dalla musica (https://www.marcobrusati.com/editoriali/155-spacciare-drogarsi-uccidere-prima-media) .

Basta leggersi questi due articoli. Il primo di un sacerdote esorcista dell’arcidiocesi di Ancona-Osimo in Italia, Padre Francois Dermine e il secondo del conferenziere Marco Busati.

Entrambi fanno riferimento a quanto di reale c’è sotto ai nostri occhi… ma noi non vogliamo rimanere al negativo e vogliamo subito offrire un esempio positivo: il Servo di Dio Carlo Acutis che a 15 e mezzo, arriva in Cielo con un grado di santità molto elevato perché aveva come modello San Giovanni l’Apostolo che Gesù amava. Si può approfondire la vita di questo giovane adolescente qui: http://www.carloacutis.com.

In questi giorni fino al 14 di gennaio 2020, avremo la mostra dei miracoli eucaristici a cui aveva lavorato il nostro Carlo. Avendo conosciuto meglio la figura carismatica del servo di Dio, abbiamo voluto anche noi dare spazio alla mostra e in collegamento skype, abbiamo avuto la testimonianza della mamma Antonia: https://www.facebook.com/domenico.iervolino/videos/10220609307413413/ . Interessantissimo ascoltare dalla sua viva voce il cammino di fede del prossimo beato. Infatti, la signora Antonia ci ha anticipato che per intercessione di Carlo si è avuto un miracolo molto importante per il quale certamente sarà fatto Beato, tra marzo massimo per maggio 2020.

Che bello ascoltare una persona che pur sapendo di aver perso un figlio, esprime una gioia sovrannaturale nel saperlo vivo e vegeto in Gesù.

Con quanta scioltezza parlava dell’Eucaristia, e faceva capire come seguendo il figlio, anche lei ha fatto un ottimo cammino di fede che la sta portando sempre più in alto.