Categoria: Parola di Vita

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Parola di Vita – Settembre 2020

Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo (Lc 6,38)

“C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per ascoltarlo …”:(1) così l’evangelista Luca introduce il lungo discorso di Gesù, che si snoda attraverso l’annuncio delle beatitudini, delle esigenze del Regno di Dio e delle promesse del Padre ai suoi figli.

Gesù annuncia liberamente il suo messaggio a uomini e donne, di diversi popoli e culture, accorsi per ascoltarlo; è un messaggio universale, rivolto a tutti e che tutti possono accogliere per realizzarsi come persone, create da Dio Amore a Sua immagine.

 

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(1) Cf Lc 6,17-18.

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09 SET 2020

Parola di Vita – Agosto 2020

La lettera che l’apostolo Paolo scrive ai cristiani di Roma è un testo straordinariamente ricco di contenuto. Egli infatti vi esprime la potenza del Vangelo nella vita di ogni persona che lo accoglie, la rivoluzione che questo annuncio porta: l’amore di Dio ci libera!

Paolo ne ha fatto l’esperienza e vuole esserne testimone, con le parole e con l’esempio. Questa sua fedeltà alla chiamata di Dio lo porterà proprio a Roma, dove potrà dare la vita per il Signore.

“Chi ci separerà dall’amore di Cristo?”

Poco prima, Paolo ha affermato: «Dio è con noi»!(1) . Per lui, l’amore di Dio per noi è l’amore dello Sposo fedele, che mai abbandonerebbe la sposa, alla quale si è legato liberamente con un legame indissolubile, a prezzo del proprio sangue.

Dio non è dunque un giudice, ma anzi è colui che prende su di sé la nostra difesa. Per questo nulla può separarci da Lui, attraverso il nostro incontro con Gesù, il Figlio amato. Nessuna difficoltà, grande o piccola, che possiamo incontrare in noi e fuori di noi è un ostacolo insormontabile per l’amore di Dio. Anzi, dice Paolo, proprio in queste situazioni, chi si fida di Dio e a Lui si affida è “super-vincitore”! (2)

In questo nostro tempo di super-eroi e super-uomini, che pretendono di stravincere con l’arroganza ed il potere, la proposta del Vangelo è la mitezza costruttiva e l’apertura alle ragioni dell’altro.

“Chi ci separerà dall’amore di Cristo?”

Per comprendere e vivere meglio questa Parola, può aiutarci il suggerimento di Chiara Lubich: «Certamente noi crediamo, o perlomeno diciamo di voler credere, all’amore di Dio. Tante volte, però […] la nostra fede non è così coraggiosa come dovrebbe essere. […] nei momenti della prova, come nelle malattie o nelle tentazioni. È molto facile che ci facciamo assalire dal dubbio: «Ma è proprio vero che Dio mi ama?». E invece no: non dobbiamo dubitare. Dobbiamo abbandonarci fiduciosamente, senza alcuna riserva, all’amore del Padre. Dobbiamo superare il buio ed il vuoto che possiamo provare abbracciando bene la croce. E buttarci poi ad amare Dio compiendo la sua volontà e ad amare il prossimo. Se così faremo, sperimenteremo assieme a Gesù la forza e la gioia della risurrezione. Toccheremo con mano quanto sia vero che, per chi crede e si abbandona al suo amore, tutto si trasforma: il negativo diventa positivo; la morte diventa sorgente di vita e dalle tenebre vedremo spuntare una meravigliosa luce» (3) .

“Chi ci separerà dall’amore di Cristo?”

Anche nella cupa tragedia della guerra, chi continua a credere nell’amore di Dio apre spiragli di umanità: «Il nostro paese si trova in una guerra assurda, qui nei Balcani. Nella mia squadriglia venivano anche i soldati della prima linea del fronte, con tanti traumi dentro perché vedevano parenti ed amici morire davanti ai loro occhi. Non potevo fare altro che amarli uno per uno per quanto potevo. Nei rarissimi momenti di sosta, cercavo di parlare con loro di tante cose che un uomo ha dentro in quelle circostanze, ma siamo arrivati a parlare anche di Dio, perché tanti di loro non credevano. In uno di questi momenti di ascolto, ho proposto di chiamare un sacerdote per celebrare la Messa. Tutti hanno accettato e alcuni si sono accostati alla confessione dopo vent’anni. Posso dire che Dio era lì con noi».

Letizia Magri

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1 Rm 8, 31.
2 Cf. Rm 8,37.
3 C. Lubich, Parola di Vita agosto 1987, in eadem, Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi (Opere di Chiara Lubich 5; Città Nuova, Roma 2017) p. 393.

(pdf della parola di Vita) http://www.ekklesiaweb.net/sanfelice/wp-content/uploads/2020/07/08_AGO_2020.pdf

Parola di Vita – Luglio 2020

Il vangelo di Matteo racconta un episodio della vita di Gesù che può sembrare poco importante: sua madre e i suoi familiari vanno a Cafarnao, dove egli si trova con i discepoli per annunciare a tutti l’amore del Padre. Probabilmente hanno camminato a lungo per trovarlo, e desiderano parlargli. Non entrano nel luogo in cui Gesù si trova, ma mandano un messaggio: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

La dimensione familiare era certamente molto importante per il popolo di Israele: il popolo stesso era considerato “figlio” di Dio, erede delle sue promesse, e gli appartenenti ad esso si consideravano “fratelli”. Ma Gesù apre una prospettiva inattesa: con un gesto solenne della mano indica i discepoli e dice:

“Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre”.

Gesù rivela una dimensione nuova: chiunque può sentirsi parte di questa famiglia, se si impegna a conoscere la volontà dell’unico Padre e a compierla.

Chiunque: adulto o bambino, uomo o donna, sano o ammalato, di ogni cultura e posizione sociale. Chiunque: ogni persona porta in sé l’immagine di Dio Amore. Anzi, ogni persona è il tu di Dio, con il quale può entrare in una relazione di conoscenza e amicizia.

Chiunque può quindi fare la volontà di Dio, che è l’amore per Lui e l’amore fraterno. E, se amiamo, Gesù ci riconosce come suoi familiari: suoi fratelli e sorelle. È la nostra chance più grande, che ci sorprende; ci libera dal passato, dalle nostre paure, dai nostri schemi. In questa prospettiva anche i limiti e le fragilità possono essere pedane di lancio verso la nostra realizzazione. Tutto veramente fa un salto di qualità.

“Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre”.

Possiamo addirittura essere in qualche modo madre di Gesù. Come Maria, che si è messa a disposizione di Dio dal momento dell’annunciazione fino al Calvario e poi alla nascita della Chiesa, così anche ognuno di noi può far nascere e rinascere Gesù in sé vivendo il Vangelo e, per la carità reciproca, contribuire a generare Gesù nella collettività.

Come ha invitato Chiara Lubich, rivolgendosi a persone desiderose di vivere la Parola di Dio: «’Siate una famiglia’. Vi sono fra voi coloro che soffrono per prove spirituali o morali?Comprendeteli come e più di una madre, illuminateli con la parola o con l’esempio. Non lasciate mancar loro, anzi accrescete attorno ad essi, il calore della famiglia. Vi sono tra voi coloro che soffrono fisicamente? Siano i fratelli prediletti. […] Non anteponete mai qualsiasi attività di qualsiasi genere, […] allo spirito di famiglia con quei fratelli con i quali vivete. E dove andate per portare l’ideale di Cristo, […], niente farete di meglio che cercare di creare con discrezione, con prudenza, ma decisione, lo spirito di famiglia. Esso è uno spirito umile, vuole il bene degli altri, non si gonfia… è […] la carità vera»(1).

“Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre”.

Ognuno di noi può scoprire nella quotidianità il compito che il Padre gli affida per costruire la grande famiglia umana.

In un quartiere di Homs, in Siria, oltre centocinquanta bambini in maggioranza musulmani frequentano il doposcuola, ospitato in una scuola della chiesa greco-ortodossa. Racconta Sandra, la direttrice: «Diamo accoglienza e aiuto, attraverso un’equipe di insegnanti e specialisti, in un clima di famiglia basato sul dialogo e la promozione dei valori. Tanti bambini sono segnati da traumi e sofferenze. Alcuni sono apatici, altri aggressivi. Desideriamo ricostruire la fiducia in loro stessi e negli altri. Mentre il più delle volte le famiglie sono smembrate a causa della guerra, qui ritrovano la voglia e la speranza di ricominciare».

Letizia Magri

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Parola di Vita di Giugno 2020

Il Vangelo di Matteo racconta in questo capitolo la scelta che Gesù fa dei Dodici e il loro invio alla predicazione del suo messaggio.

Sono nominati ad uno ad uno, segno del rapporto personale che hanno costruito con il Maestro, avendolo seguito fin dall’inizio della sua missione. Ne hanno conosciuto lo stile, fatto soprattutto di vicinanza con i malati, i peccatori e quelli considerati indemoniati; tutte persone scartate, giudicate negativamente, da cui tenersi alla larga. Solo dopo questi segni concreti dell’amore per il suo popolo, Gesù stesso si prepara ad annunciare che il Regno di Dio è vicino.

Gli apostoli sono dunque inviati a nome di Gesù, come suoi “ambasciatori” ed è Lui che deve essere accolto attraverso di loro. Spesso i grandi personaggi della Bibbia, per l’apertura del cuore verso un ospite inatteso, fuori programma, ricevono la visita di Dio stesso. Anche oggi, soprattutto nelle culture che mantengono un forte senso comunitario, l’ospite è sacro anche quando è sconosciuto e per lui si prepara il posto migliore.

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Parola di Vita – Maggio 2020

Dopo l’ultima cena con gli apostoli, Gesù esce dal Cenacolo e si incammina verso il Monte degli Ulivi. Con lui ci sono gli Undici: Giuda Iscariota se ne è già andato, e presto lo tradirà. È un momento drammatico e solenne. Gesù pronuncia un lungo discorso di addio, vuole dire cose importanti ai suoi, consegnare parole da non dimenticare.

I suoi apostoli sono ebrei, che conoscono le Scritture, e ad essi ricorda un’immagine molto familiare: la pianta della vite, che nei testi sacri rappresenta il popolo ebraico, oggetto delle cure di Dio, che ne è l’agricoltore attento ed esperto. Adesso è Gesù stesso (1) che parla di sé, come della vite che trasmette la linfa vitale dell’amore del Padre ai suoi discepoli. Essi dunque devono preoccuparsi soprattutto di restare uniti a lui.

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Parola di Vita – Aprile 2020

Il Vangelo di Giovanni descrive gli incontri degli apostoli, di Maria di Magdala e di altri discepoli con Gesù Risorto. Egli più volte si mostra, con i segni della crocifissione, per aprire di nuovo i loro cuori alla gioia e alla speranza. In una di queste circostanze, l’apostolo Tommaso è assente. Gli altri, che hanno incontrato il Signore, gli raccontano questa meravigliosa esperienza, vogliono forse trasmettere a lui la stessa gioia. Ma Tommaso non ce la fa ad accettare questa testimonianza indiretta; vuole proprio vedere e toccare Gesù di persona.

Ed è quanto accade qualche giorno dopo: Gesù si presenta nuovamente ad un gruppo di discepoli, tra cui finalmente c’è anche Tommaso, che proclamerà la sua fede, la sua totale appartenenza al Risorto: “Mio Signore e mio Dio!”. E Gesù gli risponde:

“Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto”.

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Parola di Vita – Marzo 2020

Quante volte, nelle scelte importanti della vita, abbiamo cercato una bussola sicura, che ci indicasse il cammino da prendere? E, come cristiani, ci siamo chiesti quale sia la sintesi del Vangelo, la chiave per entrare nel cuore di Dio e vivere da figli suoi, qui e adesso?

Ecco una parola di Gesù che fa al caso nostro, una sua affermazione chiara, immediata da comprendere e da vivere. La troviamo nel vangelo di Matteo: fa parte del grande Discorso della montagna, dove Gesù insegna come vivere pienamente la vita cristiana. Egli stesso riassume tutto il suo annuncio in questa lapidaria affermazione.

 

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Parola di Vita di Febbraio 2020

Gesù è in cammino verso Gerusalemme, accompagnato dai discepoli. Ha già cominciato a prepararli all’appuntamento decisivo: il rifiuto da parte delle autorità religiose, la condanna a morte da parte dei romani e la crocifissione, alla quale seguirà la risurrezione.

 

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Parola di Vita – Gennaio 2020

Duecentosettantasei naufraghi raggiungono le coste di un’isola del Mediterraneo, dopo due settimane alla deriva. Sono fradici, sfiniti, terrorizzati; hanno sperimentato l’impotenza di fronte alle forze della natura ed hanno visto la morte in faccia. Tra loro, c’è un prigioniero in viaggio verso Roma, per essere sottoposto al giudizio dell’imperatore.

Sì, perché questa cronaca non è uscita dal notiziario dei nostri giorni, ma è il racconto di un’esperienza dell’apostolo Paolo, condotto a Roma per coronare la sua missione di evangelizzatore attraverso la testimonianza del martirio.

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Parola di Vita – Dicembre 2019

«Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà» (Mt 24,42).

In questo passo del vangelo di Matteo, Gesù prepara i discepoli al suo ritorno definitivo e inatteso, che li sorprenderà. Anche in quell’epoca storica esistevano molte difficoltà, guerre, sofferenze di ogni genere. Per il popolo di Israele la speranza si posava sull’intervento del Signore che avrebbe posto fine alle lacrime. L’attesa perciò non era motivo di spavento, ma piuttosto di sollievo, come tempo della salvezza.

Qui Gesù ci indica un grande segreto: vivere bene l’attimo presente perché Egli stesso tornerà quando saremo al lavoro, occupati nelle cose normali del nostro quotidiano, quelle nelle quali spesso ci dimentichiamo di Dio, perché troppo presi dalle preoccupazioni per il domani.

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