Categoria: Passa Parola

Dare spazio ad un colloquio più profondo con Dio

Buon giovedì

«Alzatevi e non temete»

Mt 17, 7

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MESE di AGOSTO

dedicato a 

DIO PADRE

https://www.preghiereperlafamiglia.it/AGOSTO.htm

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Giovedì 06 agosto 2020

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Commento al Vangelo: 

Sant’Antonio di Padova (ca 1195 – 1231)

francescano, dottore della Chiesa

Discorso della domenica Settima

Contemplare il volto di Cristo

“E fu trasfigurato davanti a loro” (Mt 17,2). Conformati, come cera molle, su questa figura, al fine di imprimervi l’immagine di Cristo di cui si dice: “il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la neve”. Quattro cose bisogna considerare in questo passo: il volto, il sole, le vesti e la neve. Nella parte anteriore della testa che si chiama volto dell’uomo, ci sono tre sensi, ordinati e disposti in modo mirabile. Sono la vista, l’odorato, il gusto. In modo analogo, nel volto dell’anima, c’è la visione della fede, l’odorato della discrezione e il gusto della contemplazione. (…) Nel sole, c’è la chiarezza, il bianco e il calore. La chiarezza del sole conviene perfettamente alla visione della fede che, con la chiarezza della sua luce percepisce e crede le realtà invisibili. Risplenda come il sole il volto della nostra anima. Brilli nelle nostre opere ciò che vediamo nella fede; si realizzi nella purezza delle azioni il bene che percepiamo con gli occhi interiori; si trasformi in amore del prossimo il gusto di Dio della contemplazione. Così come quello di Gesù “risplenderà come il sole” il nostro volto.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  Mt 17, 1-9)

Mt 17 1 17 05349


Passa Parola

06/08/2020: Dare spazio ad un colloquio più profondo con Dio.

[…] Gesù non ci domanda solo d’imitarlo nel compiere la volontà del Padre: ci propone di più, molto di più. Avendo infuso in noi l’amore, per mezzo dello Spirito Santo (25), Egli può introdurci nel suo stesso rapporto col Padre – come dice nel suo testamento -, nei rapporti stessi della Trinità; e desidera che questa realtà si comunichi ai rapporti tra gli uomini. È la realizzazione massima dell’uomo, dell’umanità, la sua «divinizzazione». Dio si è fatto uomo per fare l’uomo Dio, come dicono i Padri.

(Fonte: Il Si dell’uomo a Dio – Chiara Lubich. Ed. Città Nuova)


Lectio divina carmelitana

La trasfigurazione di Gesù
Matteo 17, 1-9

1. LECTIO

a) Orazione iniziale:

O Dio che nella gloriosa Trasfigurazione del Cristo Signore, hai confermato i misteri della fede con la testimonianza della legge e dei profeti e hai mirabilmente preannunziato la nostra definitiva adozione a tuoi figli, fa che ascoltiamo la parola del tuo amatissimo Figlio per divenire coeredi della sua vita immortale.

Breviario Laico, PERSONALITÀ

Quando oggi ci dicono di qualcuno che manca di personalità, sappiamo che si tratta di una persona semplice, retta, proba … L’idea del «libero sviluppo della personalità» sembra degna d’ammirazione finché non s’incappa in individui la cui personalità si è sviluppata liberamente.

NICOLAS GOMEZ DAVILA

Bisogna riconoscerlo: con la parola «personalità» ci si riempie la bocca e spesso accade proprio quello che denunciava nelle righe da noi citate uno scrittore colombiano un po’ originale, ma acuto nelle sue provocazioni, Nicolas Gomez Davila (1913-94). Lo attesta una sua curiosa ed efficace raccolta di aforismi, In margine a un testo implicito, non priva talora di spunti anche religiosi (ad esempio: «Il naturale e il soprannaturale non sono piani sovrapposti ma fili intrecciati»). Ma ritorniamo al nostro tema.

Imbevuti come siamo di nozioni psicologiche, preoccupati fino alla mania di non apparire repressivi e di essere sempre libertari, cominciamo fin dal bambino a eliminare qualsiasi correzione, ammonimento o rimprovero. «Non vorrai renderlo frustrato o complessato per tutta la vita! Lascia che esplichi la sua personalità!» si suoi dire. E il risultato è che si avrà, prima, un ragazzo arrogante, intoccabile o abulico e, poi, un adulto senza nerbo o prepotente. Ha ragione Davila: la persona fedele, costante, onesta, seria non è considerata come una «personalità» originale e creativa, ed è l’eccesso paradossalmente a diventare norma. Perché, come dice ancora lo scrittore colombiano, si vede bene cosa significhi alla fine quel «libero sviluppo della personalità» e le sguaiataggini televisive ne sono la prova lampante. In verità molti uomini e donne che vogliono a tutti i costi esprimere la loro «personalità» ne hanno una che potrebbe benissimo rimanere inespressa senza danno né per loro né per il mondo.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


La lettera che l’apostolo Paolo scrive ai cristiani di Roma è un testo straordinariamente ricco di contenuto. Egli infatti vi esprime la potenza del Vangelo nella vita di ogni persona che lo accoglie, la rivoluzione che questo annuncio porta: l’amore di Dio ci libera!

Paolo ne ha fatto l’esperienza e vuole esserne testimone, con le parole e con l’esempio. Questa sua fedeltà alla chiamata di Dio lo porterà proprio a Roma, dove potrà dare la vita per il Signore.

 

Credere all’amore del fratello

Buon mercoledì

«Donna, davvero grande è la tua fede!

Ti sia fatto come desideri»

Mt 15, 28

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MESE di AGOSTO

dedicato a 

DIO PADRE

https://www.preghiereperlafamiglia.it/AGOSTO.htm

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Mercoledì 05 agosto 2020

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Commento al Vangelo: 

Origene (ca 185-253)

sacerdote e teologo

Commento al Vangelo di Matteo, 9, 16; SC 16

“Gesù andò nella regione di Tiro”

Gesù è uscito da Israele (…): « Partito di là, Gesù si diresse verso le parti di Tiro » (Mt 15,21), nome che significa « l’insieme delle nazioni ». Era perché chi degli abitanti di quel territorio avesse creduto, potesse essere salvato quando ne fosse uscito. Infatti, senti bene queste parole: “Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio” (v.22). Secondo me, se lei non fosse uscita da quel territorio, non avrebbe potuto gridare a Gesù con quella “grande fede”, come dice lui stesso (v. 28). “Secondo la misura della fede” (Rm 12,6), si esce dal territorio delle nazioni pagane (… ). Bisogna certo credere che ognuno di noi, quando è peccatore, si trova nel territorio di Tiro e Sidone, o del faraone d’Egitto, o in qualsiasi paese estraneo all’eredità di Dio. Ma quando il peccatore abbandona il male e ritorna al bene, esce da quei territori dove regna il peccato: si affretta verso i territori che sono dalla parte di Dio (…). Nota pure quell’andare incontro di Gesù alla cananea; sembra dirigersi verso la regione di Tiro e Sidone (…). I giusti sono preparati al Regno dei cieli e ad elevarsi nel regno dei cieli, mentre i peccatori sono predisposti alla decadenza causata dalla loro cattiveria (…). La Cananea, lasciando quei territori, abbandona la predisposizione alla decadenza, quando grida “Pietà di me Signore, figlio di Davide”. (… )Tutte le guarigioni compiute da Gesù, come raccontano gli evangelisti, sono avvenute perché coloro che le vedevano avessero la fede. Ma questi fatti sono il simbolo di ciò che è sempre realizzato dalla potenza di Gesù, poiché non c’è epoca in cui ciò che è scritto non si realizzi, esattamente allo stesso modo.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  Mt 15, 21-28)

Mt 15 21 28 05331


Passa Parola

05/08/2020: Credere all’amore del fratello.

Credere, infatti, è sentirsi guardati e amati da Dio, è sapere che ogni nostra preghiera, ogni parola, ogni mossa, ogni avvenimento triste o gioioso o indifferente, ogni malattia, tutto, tutto, tutto, dalle cose che noi diciamo importanti alle minime azioni o pensieri o sentimenti, tutto è guardato da Dio.

E se Dio è Amore, la fiducia completa in lui non ne è che la logica conseguenza. Possiamo avere allora quella confidenza che porta a parlare spesso con lui, a esporgli le nostre cose, i nostri propositi, i nostri progetti.

(Fonte: Confidare in Dio – Chiara Lubich – 20 settembre 2004)


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario 

1) Preghiera

Mostraci la tua continua benevolenza, o Padre,
e assisti il tuo popolo,
che ti riconosce suo pastore e guida;
rinnova l’opera della tua creazione
e custodisci ciò che hai rinnovato.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, PAURA DEL BUIO

La vecchia paura del buio è paura della conoscenza, e di quello che attende al fondo della conoscenza, la scoperta della morte.

ROBERTO PAZZI

Pensiamo a cosa hanno ricamato attorno alla paura del buio gli psicologi. È, certo, un’esperienza capace di tormentare non solo il bambino ma anche ogni adulto che sente ramificarsi nelle ossa un brivido quando si trova solo in una strada o in una stanza oscura. C’è indubbiamente l’oscurità che nasce dalla profondità del mistero: non per nulla nei testi sacri indiani delle Upanishad si afferma che «gli dèi amano l’oscuro e detestano l’evidente». Ma c’è soprattutto il male che, non solo nella Bibbia ma anche nella maggior parte delle religioni, è raffigurato sotto l’immagine della tenebra.

Lo scrittore ferrarese Roberto Pazzi nel suo romanzo di spiritualità e di fantapolitica Il signore degli occhi (2004) ci lascia questa considerazione indiscutibile. A scavare in profondità, dietro la paura del buio, c’è l’incubo di sapere che alla fine di ogni vicenda o realtà c’è la morte. È per questo che si fa di tutto per essere ubriachi di luce, di visibilità, dj movimento, così da non pensare a quel momento in cui, chiusi per sempre gli occhi nell’estrema agonia, si aprirà davanti a noi la tenebra della morte. Si comprende, così, come per reazione la visione cristiana di una vita oltre la fine dell’ esistenza terrena sia immersa nella «luce eterna», proprio per smentire questo incubo e questo esito, dato che il nostro approdo è in Dio che è per eccellenza luce. Tuttavia è necessario velare la luce del giorno, per avere il coraggio anche di scoprire la morte e il suo significato.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


La lettera che l’apostolo Paolo scrive ai cristiani di Roma è un testo straordinariamente ricco di contenuto. Egli infatti vi esprime la potenza del Vangelo nella vita di ogni persona che lo accoglie, la rivoluzione che questo annuncio porta: l’amore di Dio ci libera!

Paolo ne ha fatto l’esperienza e vuole esserne testimone, con le parole e con l’esempio. Questa sua fedeltà alla chiamata di Dio lo porterà proprio a Roma, dove potrà dare la vita per il Signore.

 

Perdonare sempre

Buon martedì

«Non quello che entra nella bocca

rende impuro l’uomo, ma quello che esce

dalla bocca rende impuro l’uomo!»

Mt 15, 11

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MESE di AGOSTO

dedicato a 

DIO PADRE

https://www.preghiereperlafamiglia.it/AGOSTO.htm

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Lunedì 03 agosto 2020

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Commento al Vangelo: 

Origene (ca 185-253)

sacerdote e teologo

Discorsi sul Levitico, 1; PG 12,405; SC 286

« Sono ciechi e guide di ciechi »

Quando negli ultimi tempi, il Verbo di Dio rivestito della carne è nato da Maria, e si è mostrato in questo mondo, ciò che si poteva vedere di lui era altro rispetto a ciò che l’intelligenza poteva scoprire di lui. Vedere la sua carne era evidente per tutti, invece la conoscenza della sua divinità era data solo ad alcuni. E quando il Verbo di Dio si rivolge agli uomini nella Legge antica e nei profeti, si presenta velato del vestito che conviene. Nella sua incarnazione, è vestito della carne; nelle Sacre Scritture, è vestito del velo della lettera. Il velo della lettera è paragonabile alla sua umanità, e il senso spirituale della Legge alla sua divinità. Nel libro del Levitico troviamo i riti del sacrificio, le varie vittime, il servizio liturgico dei sacerdoti (…); beati gli occhi che vedono lo Spirito divino nascosto dietro il velo. (…) « Quando ci sarà la conversione al Signore, quel velo sarà tolto. Il Signore è Spirito e dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà » (2 Cor 3,17). Dobbiamo dunque pregare il Signore, lo Spirito Santo, affinché si degni di togliere ogni oscurità e possiamo contemplare in Gesù il mirabile senso spirituale della Legge, come colui che ha detto: « Aprimi gli occhi perché io veda le meraviglie della tua Legge » (Sal 118, 18).


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  Mt 15, 1-14)

Mt 15 1 15 05300


Passa Parola

04/08/2020: Perdonare sempre.

[…] a Dio non basta amare e perdonare i suoi figli e le sue figlie. Il suo grande desiderio è che essi si trattino da fratelli e sorelle, vadano d’accordo, si vogliano bene, si amino. La fratellanza universale, ecco il grande progetto di Dio sull’umanità. Una fraternità più forte delle inevitabili divisioni, tensioni, rancori che si insinuano con tanta facilità per incomprensioni e sbagli.

Spesso le famiglie si sfasciano perché non ci si sa perdonare.  Odi antichi mantengono la divisione tra parenti, tra gruppi sociali, tra popoli. A volte c’è addirittura chi insegna a non dimenticare i torti subiti, a coltivare sentimenti di vendetta… Ed un rancore sordo avvelena l’anima e corrode il cuore.  Qualcuno pensa che il perdono sia una debolezza, No, è l’espressione di un coraggio estremo, è amore vero, il più autentico perché il più disinteressato. […]

(Fonte: Città Nuova – Perdono chiama perdono – Chiara Lubich  – 28 agosto 2002)


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario

1) Preghiera

Mostraci la tua continua benevolenza, o Padre,
e assisti il tuo popolo,
che ti riconosce suo pastore e guida;
rinnova l’opera della tua creazione
e custodisci ciò che hai rinnovato.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, REPRIMERE E TOLLERARE

Una delle prime virtù sociali è tollerare negli altri ciò che bisogna proibire a se stessi.

CHARLES DUCLOS

Mi fermo su questa frase che leggo nelle Considerazioni sui costumi di questo secolo di Charles Duclos (1704-72), scrittore e storico francese. A prima vista, infatti, non mi colpisce più di tanto; poi, però, riesco a capire che potrebbe diventare uno spunto di riflessione a doppio profilo. Da un lato, infatti, c’è la legge della tolleranza, del tutto necessaria in un contesto pluralistico e complesso nel quale non si può pretendere di applicare quel modello di perfezione che la moralità esige. Se nella società devi rispettare sempre le differenze, bisogna tollerare anche certe prevaricazioni o imperfezioni rispetto a un canone etico più alto, naturalmente entro certi limiti invalicabili e nell’ambito di una pacifica coesistenza. È questo, spesso, il compito delle leggi civili.

D’altro lato, però, Duclos ci ammonisce sul fatto che la tolleranza verso gli altri e i loro difetti non deve diventare l’alibi per cedere sui nostri valori, omologandoci al grado inferiore e deteriore di moralità. Anzi, nei confronti della propria coscienza si deve rimanere severi ed esigenti. Purtroppo, però, spesso la norma suggerita da quello scrittore è in verità capovolta: siamo, infatti, rigidi con gli altri e pronti ad assolverci con facilità. E, allora, mi sembra interessante accostare una frase antitetica di un altro scrittore francese, Georges Courteline (1858-1929): «Se dovessimo tollerare negli altri ciò che permettiamo a noi stessi, la vita sarebbe impossibile».

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


La lettera che l’apostolo Paolo scrive ai cristiani di Roma è un testo straordinariamente ricco di contenuto. Egli infatti vi esprime la potenza del Vangelo nella vita di ogni persona che lo accoglie, la rivoluzione che questo annuncio porta: l’amore di Dio ci libera!

Paolo ne ha fatto l’esperienza e vuole esserne testimone, con le parole e con l’esempio. Questa sua fedeltà alla chiamata di Dio lo porterà proprio a Roma, dove potrà dare la vita per il Signore.

 

L’amore di Dio è fonte di libertà

Buon lunedì

«Coraggio, sono io, non abbiate paura»

Mt 14, 27

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MESE di AGOSTO

dedicato a 

DIO PADRE

https://www.preghiereperlafamiglia.it/AGOSTO.htm

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Lunedì 03 agosto 2020

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Commento al Vangelo: 

Sant’Ilario di Poitiers (ca 315-367)

vescovo, dottore della Chiesa

Commento al vangelo di Matteo, 14, 15.17; SC 258

“Signore, salvami!”

Il fatto che, fra tutti nella barca, Pietro osa rispondere e chiede di esser chiamato ad andare sulle acque verso il Signore indica la disposizione del suo cuore al momento della Passione. Allora lui solo, al seguito del Signore e col disprrezzo dell’agitazione del mondo, simili a quella del mare, l’ha accompagnato con lo stesso coraggio di disprezzo della morte. Al contrario la sua mancanza di sicurezza rivela la debolezza nella tentazione che l’attendeva; poiché, anche se aveva osato andare, poi affondava. La debolezza della carne e il timore della morte l’hanno obbligato ad andare fino alla fatalità del rinnegamento. Tuttavia, grida e chiede aiuto al Signore. Questo grido è il gemito del pentimento. (…) C’è una cosa da considerare in Pietro: ha superato gli altri nella fede, perché, mentre erano nell’ignoranza, è stato il primo a rispondere: “Tu sei il Figlio del Dio vivente” (Mt 16,16). E’ stato il primo a rifiutare la Passione, pensando che fosse una disgrazia (Mt 16,22); è stato il primo a promettere che sarebbe morto e non avrebbe mai rinnegato (Mt 26,35); è stato il primo a rifiutare che gli si lavassero i piedi (Gv 13,8); ha estratto la spada contro quelli che venivano ad arrestare il Signore (Gv 18,10). La calma del mare e del vento quando il Signore è salito sulla barca è presentata come la pace e la tranquillità della Chiesa eterna dopo il suo ritorno glorioso. Perché allora verrà per manifestarsi a tutti, un giusto stupore ha fatto dire a tutti nella barca: “Veramente sei il Figlio di Dio”. Al suo ritorno nella gloria tutti gli uomini confesseranno pubblicamente che il Figlio di Dio ha reso pace alla Chiesa, non più nell’umiltà della carne, ma nella gloria del cielo.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  Mt 14, 22-36)

TempestaSedata


Passa Parola

03/08/2020: L’amore di Dio è fonte di libertà.

[…] – La Parola vissuta ci rende liberi e puri perché è amore. E’ l’amore che purifica, con il suo fuoco divino, le nostre intenzioni e tutto il nostro intimo, perché il “cuore” secondo la Bibbia è la sede più profonda dell’intelligenza e della volontà.[…] Sì, la Parola vissuta rende liberi dai condizionamenti umani, infonde gioia, pace, semplicità, pienezza di vita, luce; facendoci aderire a Cristo, ci trasforma a poco a poco in altri Lui.[…]

(Fonte: Centro Chiara Lubich – Parola di vita del mese di gennaio 2005 – Chiara Lubich)


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario 

1) Preghiera

Mostraci la tua continua benevolenza, o Padre,
e assisti il tuo popolo,
che ti riconosce suo pastore e guida;
rinnova l’opera della tua creazione
e custodisci ciò che hai rinnovato.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, IL NIDO E LA COVATA

Tisia, finito il suo apprendistato presso Corax, non voleva pagare le lezioni al maestro. Finirono, così, davanti ai giudici. Tisia disse: «Corax doveva insegnarmi l’arte di persuadere. O mi ha veramente insegnato quest’arte e, allora, deve ammettere che sono in grado di persuaderlo a non ricevere l’onorario; oppure non me l’ha insegnata, e allora io non gli devo niente». Corax replicò: «Se tu riesci a persuadermi che non ho il diritto all’onorario, tu me lo devi perché ho compiuto la mia missione. Se tu non riesci, tu me lo devi a maggior ragione».

ANTICO ANEDDOTO

Lasciamo stare il sofismo che sta sotto a questa diatriba del mondo greco antico e puntiamo alla conclusione dei giudici che, giocando sul nome del maestro Corax (in greco «nido»), sentenziarono: «A un cattivo nido una cattiva covata». Quando si è maestri di inganno, si può ricevere in risultato la stessa moneta. È, questo, l’esito di una società che è debole nei valori morali e si regge soprattutto sull’astuzia, sull’imbroglio, sul tranello, sulla turlupinatura dell’altro.

Bisogna, infatti, ricordare che anche la vittima elabora anticorpi e si attrezza a ripagare chi l’ha raggirata con un’analoga trappola. E così si inquinano i rapporti interpersonali, si immiserisce lo stile di vita, si imbarbarisce la politica. Purtroppo, però, la catena non si spezza mai, perché l’inganno è una scorciatoia che trova sempre terreno aperto. Nel Principe il solito diffidente Machiavelli osservava: «Sono tanto semplici gli uomini che colui che inganna troverà sempre chi ingannare». Ma è altrettanto vera una battuta attribuita al presidente degli Stati Uniti Abraham Lincoln (1809-65): «Potete ingannare tutti per qualche tempo, o alcuni per tutto il tempo. Ma non potete prendere per il naso tutti per tutto il tempo».

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


La lettera che l’apostolo Paolo scrive ai cristiani di Roma è un testo straordinariamente ricco di contenuto. Egli infatti vi esprime la potenza del Vangelo nella vita di ogni persona che lo accoglie, la rivoluzione che questo annuncio porta: l’amore di Dio ci libera!

Paolo ne ha fatto l’esperienza e vuole esserne testimone, con le parole e con l’esempio. Questa sua fedeltà alla chiamata di Dio lo porterà proprio a Roma, dove potrà dare la vita per il Signore.

 

Vivere nel presente attenti al prossimo

Buona Domenica

Ma Gesù rispose: «Non occorre che vadano;

date loro voi stessi da mangiare»

Mt 14, 16

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MESE di AGOSTO

dedicato a 

DIO PADRE

https://www.preghiereperlafamiglia.it/AGOSTO.htm

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Domenica 02 agosto 2020

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Commento al Vangelo: 

Sant’Atanasio (295-373)

vescovo d’Alessandria, dottore della Chiesa

24ma lettera; pasquale

“In disparte in un luogo deserto”

Tutti i santi hanno dovuto evitare “la via larga e spaziosa” (Mt 7,13), per vivere soli, in disparte, e là vivere nella virtù: Elia, Eliseo (…), Giacobbe. (…) Il deserto e l’abbandono dei tumulti della vita procurano all’uomo l’amicizia di Dio; quando Abramo è uscito dal paese dei Caldei è stato chiamato “amico di Dio” (Gc 2,23). Anche il grande Mosè, dopo essere partito dall’Egitto (…) ha parlato con Dio faccia a faccia, è stato salvato dalla mano di nemici ed ha attraversato il deserto. Tutti questi rappresentano l’uscita dalle tenebre verso l’ammirabile luce, e la salita verso la città celeste (Eb 11,16), prefigurazione della vera felicità e della festa eterna. Quanto a noi, abbiamo ormai la realtà che ombre e simboli annunciavano, cioè l’immagine del Padre, nostro Signor Gesù Cristo (Col 2,17; 1,15). Se sempre lo riceviamo in cibo e segniamo la porta dell’anima col suo sangue, saremo liberati dai pesi del Faraone e dei suoi sorveglianti (Es 12,7; 5,6). (…) Ora abbiamo trovato la strada dalla terra al cielo (…). Un tempo, con la mediazione di Mosè, il Signore precedeva i figli d’Israele in una colonna di fuoco e di nebbia; ora, ci chiama lui stesso con le parole: “Chi ha sete venga a me e beva; chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno” (Gv 7,37ss). Ognuno si prepari dunque, con desiderio ardente, ad andare a questa festa; ascolti il Salvatore che lo chiama, poiché lui ci consola tutti e ciascuno. Chi ha fame, vada a lui: è il vero pane (Gv 6,32). Chi ha sete vada a lui: è la sorgente d’acqua viva (Gv 4,10). Il malato vada a lui: è il Verbo, la Parola di Dio, che guarisce i malati. Se qualcuno è oppresso dal peso del peccato e si pente, trovi rifugio ai suoi piedi: è il riposo e la porta della salvezza. Il peccatore abbia fiducia, poiché egli ha detto: “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò” (Mt 11,28).


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  Mt 14, 13-21)

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Passa Parola

02/08/2020: Vivere nel presente attenti al prossimo.

La preghiera ci rimette sulla strada della verità su noi stessi e su Dio; il digiuno ci fa condividere la situazione di tante persone che affrontano i tormenti della fame e ci rende più attenti al prossimo; l’elemosina è un’occasione benedetta per collaborare con la Provvidenza di Dio a beneficio dei suoi figli. E vi invito a fare dell’elemosina uno stile di vita e a perseverare nell’aiuto concreto a coloro che sono nel bisogno. Il vostro impegno vi chiede di essere sempre attenti ad offrire, oltre all’aiuto materiale, il calore di sentirsi accolti, la delicatezza del rispetto e la fraternità, senza le quali nessuno può riprendere coraggio e sperare nuovamente nel futuro.

(Fonte: http://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2018/february/documents/papa-francesco_20180216_pro-petri-sede.html)


Lectio divina carmelitana

La moltiplicazione dei pani
Matteo 14,13-21 

1. LECTIO

a) Orazione iniziale:

Vieni Spirito Santo
Vieni Fuoco d’amore
Vieni Padre dei poveri
Vieni Refrigerio dell’anima mia.

Breviario Laico, STARE CON SE STESSI

Sentii che, senza accorgermene, mi ero trasformato in una specie di rottame o moncone infermo. Ora l’aspetto principale della noia era l’impossibilità pratica di stare con me stesso, la sola persona al mondo, d’altra parte, della quale non potevo disfarmi in alcun modo.

ALBERTO MORAVIA

Per molti da domani inizia l’attesa avventura delle vacanze, un’esperienza esaltata come rimedio per stress e insoddisfazioni, in realtà non di rado prolungamento in altro luogo e con altro ritmo di una frustrazione che non è, certo, guarita dal divertimento, dalle distrazioni, dal relax. Mi sono venute in mente alcune pagine significative di un romanzo, a suo tempo destinato al successo come lo era il suo autore e ora con lui del tutto dimenticato. Intendo riferirmi alla Noia che Alberto Moravia pubblicò nel 1960.

Il piccolo paragrafo che ho citato e che registra il monologo interiore del protagonista Dino esprime in modo incisivo lo stato interiore di molte persone avvolte nella ragnatela della noia, dell’abitudine, della mancanza di senso per vivere e agire. Significativa è l’incapacità di stare con se stessi: si tratta del dramma peggiore, perché da se stessi non ci si può liberare se non col suicidio, suggello estremo di un fallimento. Dino lo programmerà, ma non avrà il coraggio di compierlo, continuando così un’esistenza vuota e infastidita da quella coscienza che rimane sempre accanto a te. Ebbene, senza giungere a questa patologia grave dell’anima, più diffusa di quanto si pensi, saremo capaci di stare con noi stessi, in verità e sincerità, almeno in questi giorni, così da ritrovare un significato e un valore per la vita?

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


La lettera che l’apostolo Paolo scrive ai cristiani di Roma è un testo straordinariamente ricco di contenuto. Egli infatti vi esprime la potenza del Vangelo nella vita di ogni persona che lo accoglie, la rivoluzione che questo annuncio porta: l’amore di Dio ci libera!

Paolo ne ha fatto l’esperienza e vuole esserne testimone, con le parole e con l’esempio. Questa sua fedeltà alla chiamata di Dio lo porterà proprio a Roma, dove potrà dare la vita per il Signore.

 

Abbandoniamoci senza riserva all’amore del Padre

Buon sabato

«Non ti è lecito tenerla!»

Mt 14, 4

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MESE di AGOSTO

dedicato a 

DIO PADRE

https://www.preghiereperlafamiglia.it/AGOSTO.htm

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Sabato 01 agosto 2020

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Commento al Vangelo: 

San Giovanni Paolo II (1920-2005)

papa

Lettrera apostolica Tertio Millenio adveniente, 37 (© copyright Libreria Editrice Vaticana)

Giovanni Battista, martire della verità

La Chiesa del primo millennio nacque dal sangue dei martiri: «Sanguis martyrum – semen christianorum » (Tertulliano). Gli eventi storici… non avrebbero mai potuto garantire uno sviluppo della Chiesa quale si verificò nel primo millennio, se non fosse stato per quella seminagione di martiri e per quel patrimonio di santità che caratterizzarono le prime generazioni cristiane. Al termine del secondo millennio, la Chiesa è diventata nuovamente Chiesa di martiri. Le persecuzioni nei riguardi dei credenti — sacerdoti, religiosi e laici — hanno operato una grande semina di martiri in varie parti del mondo. La testimonianza resa a Cristo sino allo spargimento del sangue è divenuta patrimonio comune di cattolici, ortodossi, anglicani e protestanti, come rilevava già Paolo VI (…). È una testimonianza da non dimenticare. (…) Nel nostro secolo sono ritornati i martiri, spesso sconosciuti, quasi « militi ignoti » della grande causa di Dio. Per quanto è possibile non devono andare perdute nella Chiesa le loro testimonianze. (…) Occorre che le Chiese locali facciano di tutto per non lasciar perire la memoria di quanti hanno subito il martirio, raccogliendo la necessaria documentazione. Ciò non potrà non avere anche un respiro ed una eloquenza ecumenica. L’ecumenismo dei santi, dei martiri, è forse il più convincente. La « communio sanctorum » parla con voce più alta dei fattori di divisione. (…) Il più grande omaggio, che tutte le Chiese renderanno a Cristo alla soglia del terzo millennio, sarà la dimostrazione dell’onnipotente presenza del Redentore mediante i frutti di fede, di speranza e di carità in uomini e donne di tante lingue e razze, che hanno seguito Cristo nelle varie forme della vocazione cristiana.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  Mt 14, 1-12)


Passa Parola

01/08/2020: Abbandoniamoci senza riserva all’amore del Padre.

Per comprendere e vivere meglio questa Parola, può aiutarci il suggerimento di Chiara Lubich: «Certamente noi crediamo, o perlomeno diciamo di voler credere, all’amore di Dio. Tante volte, però […] la nostra fede non è così coraggiosa come dovrebbe essere. […] nei momenti della prova, come nelle malattie o nelle tentazioni. È molto facile che ci facciamo assalire dal dubbio: «Ma è proprio vero che Dio mi ama?». E invece no: non dobbiamo dubitare. Dobbiamo abbandonarci fiduciosamente, senza alcuna riserva, all’amore del Padre. Dobbiamo superare il buio ed il vuoto che possiamo provare abbracciando bene la croce. E buttarci poi ad amare Dio compiendo la sua volontà e ad amare il prossimo. Se così faremo, sperimenteremo assieme a Gesù la forza e la gioia della risurrezione. Toccheremo con mano quanto sia vero che, per chi crede e si abbandona al suo amore, tutto si trasforma: il negativo diventa positivo; la morte diventa sorgente di vita e dalle tenebre vedremo spuntare una meravigliosa luce»

(fonte: http://www.ekklesiaweb.net/sanfelice/2020/07/31/parola-di-vita-agosto-2020/)


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario

1) Preghiera

O Dio, nostra forza e nostra speranza,
senza di te nulla esiste di valido e di santo;
effondi su di noi la tua misericordia
perché, da te sorretti e guidati,
usiamo saggiamente dei beni terreni
nella continua ricerca dei beni eterni.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, FIORI E SORGENTI

Le piante del botanico non sono i fiori del campo; le sorgenti di un fiume stabilite geograficamente non sono la polla del terreno … Se ci si ferma alla mera utilizzabilità, la natura resta incomprensibile come ciò che vive e ci assale e ci emoziona nel paesaggio.

MARTIN HEIDEGGER

In questo periodo estivo si entra nei flussi migratori delle ferie: i telegiornali ne sono lo specchio coi loro servizi, identici ogni anno, simili a laiche litanie fatte di partenze intelligenti, di mete turistiche, di code chilometriche e, purtroppo, di bilanci di morti e feriti. Quanti di questi vacanzieri sapranno ritrovare la bellezza della natura, il fascino del silenzio, l’armonia della contemplazione? Ho citato un passo di un’opera ardua, Essere e tempo (1927), di un filosofo arduo, il tedesco Martin Heidegger. Per fortuna questa sua annotazione è semplice e può adattarsi e trasformarsi in un invito a un mutamento di mentalità.

Il botanico classifica i vegetali con rigore secondo le loro caratteristiche; il geografo appunta su una mappa i corsi d’acqua; il commerciante di frutta e verdura si preoccupa della qualità e dei prezzi e così via. C’è un atteggiamento, pur necessario, che si ferma alla «mera utilizzabilità» delle cose e questa attitudine utilitaristica regge giustamente la . maggior parte delle nostre azioni durante l’anno. Ma la realtà stessa e la persona umana per fortuna non sono solo questo: sono anche bellezza, amore, fascino, poesia, fede. Guai a perdere questa capacità e a rendere sterile la mente e arido il cuore. Almeno in questi giorni di sosta sapremo riconoscere l’incanto dei fiori e dell’acqua che scorre?

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


La lettera che l’apostolo Paolo scrive ai cristiani di Roma è un testo straordinariamente ricco di contenuto. Egli infatti vi esprime la potenza del Vangelo nella vita di ogni persona che lo accoglie, la rivoluzione che questo annuncio porta: l’amore di Dio ci libera!

Paolo ne ha fatto l’esperienza e vuole esserne testimone, con le parole e con l’esempio. Questa sua fedeltà alla chiamata di Dio lo porterà proprio a Roma, dove potrà dare la vita per il Signore.

 

Creare intorno a noi il calore della famiglia

Buon venerdì

«Un profeta non è disprezzato

se non nella sua patria e in casa sua»

Mt 13, 57

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/LUGLIO.htm

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Venerdì 31 luglio 2020

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Commento al Vangelo: 

Sant’Agostino (354-430)

vescovo d’Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa

Discorso 51, §19.30 (Nuova Biblioteca Agostiniana – riv.)

“Non è egli forse il figlio del carpentiere?”

La risposta data dal Signore Gesù Cristo: “Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” (Lc 2,49), non afferma che Dio è suo Padre in modo da non riconoscere come padre Giuseppe. In qual modo lo dimostriamo? Attenendoci alla Scrittura, che dice così: “Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso” (v. 51). Tutti e due erano i suoi genitori. (…) Erano i suoi genitori nel tempo, Dio era suo Padre da tutta l’eternità. Erano genitori del Figlio dell’uomo; il Padre, della Parola, il Verbo, la Sapienza (1Cor 1,24), la potenza con cui ha creato ogni cosa. (…) Non deve dunque turbarci il fatto che le generazioni sono enumerate seguendo la linea genealogica di Giuseppe e non quella di Maria (Mt 1,1; Lc 3,23); come infatti lei è madre senza la concupiscenza carnale, così egli è padre senza l’unione carnale. Quindi le generazioni discendono e ascendono tramite lui. Non dobbiamo quindi metterlo da parte perché mancò la concupiscenza carnale. La maggiore sua purezza confermi la paternità. Maria, sua sposa, volle porre il nome di lui per primo: “ “Tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo” (Lc. 2,48). (…) Ciò che lo Spirito Santo effettuò, lo effettuò per ambedue. Dice l’evangelista: “Giuseppe era un uomo giusto” (Mt 1.19). Giusto dunque l’uomo, giusta la donna. Lo Spirito Santo, che riposava nella giustizia di ambedue, diede un figlio ad entrambi.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  Mt 13, 54-58)


Passa Parola

31/07/2020: Creare intorno a noi il calore della famiglia.

Buona giornata.

[…] «Se oggi dovessi lasciare questa Terra e mi si chiedesse una parola, come ultima che dice il nostro Ideale, vi direi – sicura d’esser capita nel senso più esatto –: Siate una famiglia. Vi sono fra voi coloro che soffrono per prove spirituali o morali? Comprendeteli come e più di una madre, illuminateli con la parola o con l’esempio. Non lasciate mancar loro, anzi accrescete attorno ad essi, il calore della famiglia. Vi sono tra voi coloro che soffrono fisicamente? Siano i fratelli prediletti. Patite con loro. Cercate di comprendere fino in fondo i loro dolori. Fateli partecipi dei frutti della vostra vita apostolica affinché sappiano che essi più che altri vi hanno contribuito.

(Fonte: Incontrare Chiara Lubich – Citazione di Chiara Lubich – 14 marzo 2020 di Aurora Nicosia – Città Nuova)


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario

1) Preghiera

O Dio, nostra forza e nostra speranza,
senza di te nulla esiste di valido e di santo;
effondi su di noi la tua misericordia
perché, da te sorretti e guidati,
usiamo saggiamente dei beni terreni
nella continua ricerca dei beni eterni.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, I DIAMANTI E IL LETAME

«I miei desideri sono pochi», continuò a pensare con dispiacere; perché sapeva che la mancanza di desideri è il segno della fine della gioventù e il primo e lontanissimo avvertimento della vera fine della vita. «Niente mi fa più voglia … ».

GOFFREDO PARISE

Così confessa a se stesso un cacciatore che in «un mattino di novembre molto prima dell’alba» sta accucciato in una botte in una palude vicino a Venezia in attesa del passaggio di uno stormo di uccelli. È uno degli splendidi e intensi racconti dei Sillabari che Goffredo Parise, morto nel 1986, pubblicò nel 1972 e nel 1982. Quanto si è scritto ai nostri giorni sulla caduta del desiderio, spesso puntando tutto sul chiodo fisso del sesso e con tante sbrodolature psicologiche. In realtà c’è un estinguersi più profondo e pericoloso della capacità di desiderare ed è la stanchezza del cuore, l’inerzia dell’anima, la crisi del pensiero.

Una canzone di Fabrizio De André diceva: «Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior». Ci sono realtà materiali preziose a cui ci si aggrappa ferocemente, ma sono cose fredde come pietre, incapaci di dare vita. Ci sono, invece, realtà semplici e quotidiane che sono capaci di generare e di nutrire. I desideri nascono paradossalmente dal letame, ossia dalla povertà, dal distacco, da ciò che sembra scarto ed è invece dotato ancora di energia. Noi ora abbiamo troppo ed è per questo che non siamo più capaci di pensare in grande, di sognare, di sperare, di progettare, di desiderare. Siamo diventati come gli idoli preziosi che adoriamo, gelidi, lucidi, rotondi ma morti e immobili.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Il vangelo di Matteo racconta un episodio della vita di Gesù che può sembrare poco importante: sua madre e i suoi familiari vanno a Cafarnao, dove egli si trova con i discepoli per annunciare a tutti l’amore del Padre. Probabilmente hanno camminato a lungo per trovarlo, e desiderano parlargli. Non entrano nel luogo in cui Gesù si trova, ma mandano un messaggio: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

Dare il proprio tempo con generosità

Buon giovedì

«Così sarà alla fine del mondo.

Verranno gli angeli e separeranno

i cattivi dai buoni»

Mt 13, 49 

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

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Giovedì 30 luglio 2020

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Commento al Vangelo: 

Sant’Agostino (354-430)

vescovo d’Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa

Esposizione sul salmo 95, 14-15 (Nuova Biblioteca Agostiniana)

« Sulla riva… raccolgono i buoni »

“Giudicherà il mondo secondo giustizia, i popoli secondo la sua verità” (Sal 95,13). In che cosa consisteranno la giustizia e la verità? Prima sceglierà quelli, tra i suoi eletti (Mc 13,27), che dovranno essere giudici insieme con lui; poi separerà gli altri in due gruppi, ponendone uno alla destra e uno alla sinistra (Mt 25,33). E potrà esserci cosa più giusta, più conforme a verità, che quei tali che prima della venuta del giudice si ricusarono di agire con misericordia, non si attendano misericordia dal giudice? Viceversa, quelli che si impegnarono per agire con misericordia saranno giudicati con misericordia (Lc 6,37). A quelli che si troveranno a destra sarà detto: “Venite, benedetti del Padre mio! Possedete il regno che vi è stato preparato fin dalla creazione del mondo”. Ed elenca le opere di misericordia: “Ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi dissetaste”, eccetera (Mt 25,31s). (…) Pensi forse che, perché tu sei iniquo, abbia ad esserlo anche il giudice? O, perché tu sei bugiardo, pensi che non sia vera la verità? Al contrario! Se vuoi incontrarlo pieno di misericordia, sii tu misericordioso prima che egli venga. Se qualcuno ha mancato contro di te, perdonalo. Se hai qualcosa d’avanzo, dallo al prossimo. (…) Dai della roba avuta da lui, non fai altro che una restituzione. “Che cosa hai infatti che tu non l’abbia ricevuto?” (1 Cor 4,7). Ecco allora le vittime che tornano più gradite a Dio: la compassione, l’umiltà, la confessione, la pace, la carità. Rechiamo all’altare queste ostie e attenderemo tranquilli la venuta del giudice, che “giudicherà il mondo secondo giustizia e i popoli secondo la sua verità”.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  Mt 13, 47-53)


Passa Parola

30/07/2020: Dare il proprio tempo con generosità.

Buona giornata.

La vita cristiana è, infatti, un credere all’amore di Dio in tutte le cose, anche nelle prove e nelle permissioni sue più dolorose; è un saper vedere questo amore in modo particolare nella sua Parola, nei doveri del nostro stato e nell’eseguirli con generosità. La vita cristiana sta pure nel lavorare per il regno di Dio, cioè per la diffusione del suo amore tra tutti gli uomini, attuando anzitutto il comandamento dell’amore scambievole che ci fa riconoscere seguaci di Cristo e porta il mondo a vedere.

(Fonte: Commento alla Parola di Vita di Novembre: Vivere con pienezza – http://www.loppiano.it/LN/1992%205.pdf)


Lectio divina carmelitana

1) Preghiera

O Dio, nostra forza e nostra speranza,
senza di te nulla esiste di valido e di santo;
effondi su di noi la tua misericordia
perché, da te sorretti e guidati,
usiamo saggiamente dei beni terreni
nella continua ricerca dei beni eterni.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, VERGOGNARSI

Una volta si sentiva spesso la frase: «Ma lei non si vergogna?». Oggi non si sente più. Probabilmente perché la risposta sarebbe: «Ma è ovvio che non mi vergogno. Perché mai dovrei vergognarmi?». Vergogna è una parola scomparsa … La vergogna è il sentimento che si prova quando si sa di aver compiuto un atto che la coscienza morale condanna.

NORBERTO BOBBIO

Così leggo nel colloquio tra Maurizio Viroli e Norberto Bobbio, Dialogo intorno alla repubblica (2001). Il filosofo, scomparso nel 2004, punta l’indice su un aspetto sconcertante a diversi livelli, a partire da quello della politica per scendere giù fino ai comportamenti quotidiani. Non ci si vergogna più perché si è venduta la coscienza morale. Anzi, si è arrivati al punto di tacita re ogni rimorso mentendo spudoratamente, prima in pubblico, poi a se stessi. Non c’è più esitazione nell’invertire i valori etici.

Impressiona, perciò, l’arroganza dell’immoralità, la spregiudicatezza nell’agire, la sfrontatezza nel giustificarsi. Ai nostri giorni si potrebbe ripetere la famosa domanda dell’ Amleto shakespeariano: «O Vergogna, dov’è il tuo rossore?». Infatti, non si ha neppure più quel segno esteriore che rivelava un rigurgito interiore di moralità, un sussulto della coscienza. L’espressione «faccia di bronzo» ben s’attaglia a molti che con impudenza riprendono posizioni sociali, anche dopo palesi azioni ingiuste. O a coloro che sono pronti, per servilismo o per interesse privato, a incensare figure discutibili e operazioni illecite, senza nessun imbarazzo o reticenza. Se non ne siamo più capaci, impariamo di nuovo a vergognarci e ad arrossire: non è un segno di debolezza ma di dignità e di nobiltà d’animo, è l’emblema di una coscienza ancor viva e non intorpidita.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Il vangelo di Matteo racconta un episodio della vita di Gesù che può sembrare poco importante: sua madre e i suoi familiari vanno a Cafarnao, dove egli si trova con i discepoli per annunciare a tutti l’amore del Padre. Probabilmente hanno camminato a lungo per trovarlo, e desiderano parlargli. Non entrano nel luogo in cui Gesù si trova, ma mandano un messaggio: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

Vivere con pienezza l’attimo presente

Buon mercoledì

«Io sono la risurrezione e la vita;

chi crede in me, anche se muore,

vivrà»

Gv 11, 25

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MESE di LUGLIO

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PREZIOSISSIMO SANGUE

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Mercoledì 29 luglio 2020

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Commento al Vangelo: 

Sant’Agostino (354-430)

vescovo d’Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa

Trattato sul vangelo di Giovanni, 49,15

« Chi crede in me vivrà »

« Chi crede in me anche se è morto vivrà, e chiunque vive e crede in me non morirà in eterno ». Cosa vuol dire? « Chi crede in me, anche se è morto come è morto Lazzaro, vivrà », perché egli non è Dio dei morti ma dei viventi. Così rispose ai Giudei, riferendosi ai patriarchi morti da tanto tempo, cioè ad Abramo, Isacco e Giacobbe: « Io sono il Dio di Abramo, il Dio d’lsacco e il Dio di Giacobbe; non sono Dio dei morti ma dei viventi: essi infatti sono tutti vivi » (Lc 20, 38). Credi dunque, e anche se sei morto, vivrai; se non credi, sei morto anche se vivi. (…) Quando è che muore l’anima? Quando manca la fede. Quando è che muore il corpo? Quando viene a mancare l’anima. La fede è l’anima della tua anima. « Chi crede in me anche se è morto nel corpo, vivrà nell’anima, finché anche il corpo risorgerà per non più morire. E chiunque vive nel corpo e crede in me, anche se temporaneamente muore per la morte del corpo, non morirà in eterno per la vita dello spirito e per la immortalità della risurrezione ». Questo è il senso delle sue parole. « Lo credi tu? » – domanda Gesù a Marta -; e lei risponde: « Sì, Signore, io ho creduto che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, che sei venuto in questo mondo (Gv 11, 26-27). E credendo questo, ho con ciò creduto che tu sei la risurrezione, che tu sei la vita; ho creduto che chi crede in te, anche se muore, vivrà, e che chi vive e crede in te, non morirà in eterno ».


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  Gv 11, 19-27)


Passa Parola

29/07/2020: Vivere con pienezza l’attimo presente.

Buona giornata.

Vivere l’attimo presente solennemente.  Attimo dopo attimo per Gesù, tutto per Gesù: patire,dormire, essere ammalati, lavorare, per Gesù. Nient’altro importa: non importa lavorare, essere sani, soffrire, piangere, ridere … Tutto per Gesù, ogni cosa fatta bene, perfettamente. Mi alzo al mattino, riordino la mia stanza meglio di ieri; comincio il mio lavoro meglio di ieri; parlo con qualcuno, cerco le parole, meglio di ieri, e così via.[…]

(Fonte: Chiara Lubich – Notiziario della Mariapoli Permanente – Loppiano – Meglio di ieri – 1.1.1981)


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario

1) Preghiera

Dio onnipotente ed eterno,
il tuo Figlio fu accolto come ospite a Betania
nella casa di santa Marta,
concedi anche a noi
di esser pronti a servire Gesù nei fratelli,
perché al termine della vita
siamo accolti nella tua dimora.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, DALL’ ANTICO EGITTO

Tutte insieme le meravigliose creazioni di Dio né mattina né sera tacciano! Non tacciano nemmeno gli astri luminosi, né le alte montagne né gli abissi dei mari, né le sorgenti dei rapidi fiumi, mentre noi cantiamo nei nostri inni il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. E tutti gli angeli dei cieli rispondano: Amen! Amen! Amen! Potenza, lode, onore e gloria eterne al nostro Dio, unico donatore di ogni grazia! Amen!

PREGHIERA DI ANONIMO CRISTIANO DEL III SEC.

A circa 200 km a sud del Cairo c’era un’antica città di nome Ossirinco. Là sul finire dell’Ottocento giunsero due archeologi inglesi e iniziarono a scavare: alla luce vennero non solo i resti della città ma letteralmente quintali di papiri greci di ogni genere, documenti ufficiali, testi letterari, corrispondenza privata, appunti. Si pensi che finora l’edizione di quei manoscritti occupa una sessantina di volumi! Tra quei papiri c’erano molti scritti cristiani, non solo neotestamentari ma anche pagine di preghiere personali ecclesiali come quella che oggi abbiamo proposto.

Il testo non ha bisogno di commento. Noi solo vorremmo che fosse recitato dai credenti come inno di lode, in un momento di preghiera personale. Sarebbe anche un modo per risalire a un atto di fede che un anonimo cristiano del III secolo proclamava con tutto il suo cuore. Sarebbe come far continuare un respiro orante che attraversa i millenni. Sarebbe come superare il tempo e lo spazio e unirei nella contemplazione pura, nella lode gloriosa e nell’amore gioioso a tanti nostri fratelli e sorelle sparsi nel mondo e nella storia, consapevoli delle parole di Gesù: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (Matteo 18,20).

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Il vangelo di Matteo racconta un episodio della vita di Gesù che può sembrare poco importante: sua madre e i suoi familiari vanno a Cafarnao, dove egli si trova con i discepoli per annunciare a tutti l’amore del Padre. Probabilmente hanno camminato a lungo per trovarlo, e desiderano parlargli. Non entrano nel luogo in cui Gesù si trova, ma mandano un messaggio: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

Accogliere l’altro senza fretta

Buon martedì

«Il seme buono sono i figli del regno;

la zizzania sono i figli del maligno»

Mt 13, 38

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

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Martedì 28 luglio 2020

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Commento al Vangelo: 

San Teodoro Studita (759-826)

monaco a Costantinopoli

Catechesi 42

“I giusti splenderanno come il sole ” (Mt 13,46)

Col pensiero vediamo nostro Signore Gesù Cristo seduto su un trono di gloria; vicino a lui ci sono serafini, cherubini e ogni ordine di angeli che lo servono con timore e tremore. Allora sentiranno la voce benedetta del Maestro coloro che hanno compiuto la lotta senza lasciarsi attirare dalle seduzioni secolari, né sedurre dal piacere del mondo vano. Lui dice: “Allora i giusti splenderanno come il sole” (Mt 13,46) quando saranno arrivati da levante e da occidente, da nord e dal mare e prenderanno posto alla festa con Abramo, Isacco e Giacobbe (cf. Mt 8,11) in una gioia ineffabile (cf. 1 P 1,8) quando il nostro Re e Signore distribuirà i doni secondo i meriti. Ah! fratelli e figli miei, ah! Quanto grande e bella la gloria di cui gioiremo i tre volte beati e santi che avranno praticato la rinuncia! Sì, certamente, ognuno riceverà i beni promessi secondo quanto piacerà a Dio. (…) Ormai dunque, correte bene (cf. Ga 5,7) e il diavolo non vi ammalii (cf. 3,1), né vi ostacoli! (…) Scenda su di voi (…), misericordia, pace, carità, assenza d’invidia, di gelosia e ostentazione, docilità, linguaggio benevolo, solidarietà, compassione gli uni per gli altri, umiltà. Vivete così, comportatevi così, pregando anche con tutto il cuore per la mia umile persona, affinché non sia gettato nel fuoco dell’inferno; potessimo tutti noi evitarlo, dopo essere stati giudicati degni del regno dei cieli nel Cristo stesso, nostro Dio, a cui conviene ogni gloria, onore, adorazione e magnificenza col Padre e il Santo Spirito, ora e sempre per tutti i secoli dei secoli. Amen.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Mt 13, 36-43)


Passa Parola

28/07/2020: Accogliere l’altro senza fretta.

Buona giornata.

Chiara Lubich svela il segreto della sua lunga esperienza di dialogo: l’ascolto più sincero e profondo dell’altro, senza fretta, per poterlo conoscere ed apprezzare nella sua diversità culturale, è la strada che porta anche l’altro all’ascolto, ed è quindi base e premessa per un dialogo  fecondo.

(Fonte: www.centrochiaralubich.org – L’ascolto che genera dialogo – Loppiano – Febbraio)


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario

1) Preghiera

O Dio, nostra forza e nostra speranza,
senza di te nulla esiste di valido e di santo;
effondi su di noi la tua misericordia
perché, da te sorretti e guidati,
usiamo saggiamente dei beni terreni
nella continua ricerca dei beni eterni.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, IL MANTELLO STRAPPATO

Un soldato chiese ad abbà Mios se Dio accoglie davvero un convertito. Mios gli replicò: «Dimmi un po’: se il tuo mantello si strappa, tu lo getti via?». «No» rispose il soldato «lo rammendo e continuo a usarlo» Disse allora il maestro: «Se tu hai pietà del tuo mantello e lo conservi, Dio non avrà pietà e non terrà cara la sua creatura?».

PARABOLA DEI PADRI DEL DESERTO

Da quel repertorio sterminato di memorie e detti dei Padri del deserto, eremiti che amavano la solitudine per l’incontro con Dio e con se stessi, traggo questo apologo sulla conversione e sul perdono dei peccati. Nel Vangelo di Matteo si applica a Gesù una frase che il profeta Isaia aveva riferito al Servo del Signore, figura misteriosa riletta in chiave messianica dal cristianesimo: «La canna infranta non spezzerà, non spegnerà il lucignolo fumigante» (12,20; Isaia 42,3). Cristo, dunque, non allontana da sé chi è in crisi o è sulla via della morte spirituale, nella convinzione che sono i malati che hanno bisogno del medico e che egli è venuto a salvare proprio chi agli occhi degli uomini era perduto.

In una società efficientista contano solo le forze vivaci, le lingue svelte, i personaggi impeccabili. Nell’orizzonte di Dio sono, invece, soprattutto i malati fisici e spirituali a essere oggetto di attenzione, sono loro a essere curati con premura e a loro è offerta un’altra possibilità. È, questo, un appello alla fiducia e alla speranza, sempre e comunque, perché, come ancora diceva il Signore, «anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diverranno bianchi come neve; se fossero rossi come porpora, diverranno come lana» (Isaia 1,18). Il rischio da evitare è, allora, la rassegnazione inerte, lo scoraggiamento rinunciatario, la prostrazione e l’avvilimento.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Il vangelo di Matteo racconta un episodio della vita di Gesù che può sembrare poco importante: sua madre e i suoi familiari vanno a Cafarnao, dove egli si trova con i discepoli per annunciare a tutti l’amore del Padre. Probabilmente hanno camminato a lungo per trovarlo, e desiderano parlargli. Non entrano nel luogo in cui Gesù si trova, ma mandano un messaggio: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».