Categoria: Passa Parola

Dare da più gioia che ricevere

Buon giovedì

«Sulla tua parola getterò le reti»

Lc 5, 5

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MESE di SETTEMBRE

dedicato agli 

ANGELI

https://www.preghiereperlafamiglia.it/SETTEMBRE.htm

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Giovedì 03 settembre 2020

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Commento al Vangelo: 

Catechismo della Chiesa cattolica

§ 311-312 (© Libreria Editrice Vaticana)

« Signore, allontanati da me che sono un peccatore »

Gli angeli e gli uomini, creature intelligenti e libere, devono camminare verso il loro destino ultimo per una libera scelta e un amore di preferenza. Essi possono, quindi, deviare. In realtà, hanno peccato. È così che nel mondo è entrato il male morale, incommensurabilmente più grave del male fisico. Dio non è in alcun modo, né direttamente né indirettamente, la causa del male morale. Però, rispettando la libertà della sua creatura, lo permette e, misteriosamente, sa trarne il bene: « Infatti Dio onnipotente (…), essendo supremamente buono, non permetterebbe mai che un qualsiasi male esistesse nelle sue opere, se non fosse sufficientemente potente e buono da trarre dal male stesso il bene » (S. Agostino). Così, col tempo, si può scoprire che Dio, nella sua provvidenza onnipotente, può trarre un bene dalle conseguenze di un male, anche morale, causato dalle sue creature: « Non siete stati voi a mandarmi qui, ma Dio. (…) Se voi avete pensato del male contro di me, Dio ha pensato di farlo servire a un bene (…) per far vivere un popolo numeroso » (Gen 45,8; 50,20). Dal più grande male morale che mai sia stato commesso, il rifiuto e l’uccisione del Figlio di Dio, causata dal peccato di tutti gli uomini, Dio, con la sovrabbondanza della sua grazia, (Rm 5, 20) ha tratto i più grandi beni : la glorificazione di Cristo e la nostra redenzione. Con ciò, però, il male non diventa un bene.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Lc 5,1-11)

Lc 5 1 11 01065


Passa Parola

03/09/2020: Dare dà più gioia che ricevere.

Buon giorno.

Tutto può trasformarsi in servizio attento e premuroso. L’amore ci darà occhi nuovi per intuire ciò di cui gli altri hanno bisogno e per venire loro incontro con creatività e generosità. Il frutto? I doni circoleranno, perché l’amore chiama amore. La gioia si moltiplicherà perché “c’è più gioia nel dare che nel ricevere”.

(Fonte: www.focolaritalia.it – Commento alla Parola di Vita:Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date – Chiara Lubich)


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario

1) Preghiera

O Dio, nostro Padre,
unica fonte di ogni dono perfetto,
suscita in noi l’amore per te e ravviva la nostra fede,
perché si sviluppi in noi il germe del bene
e con il tuo aiuto maturi fino alla sua pienezza.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, IL NOME

Un nome qualunque non esiste, per così dire non si dà in natura: ogni nome reca una certa carica di destino.

TOMMASO LANDOLFI

Nomen omen dicevano i latini, sulla base di un’espressione del commediografo Plauto: ogni nome è un presagio. Qualcosa del genere ci ricorda anche quel raffinato e originale scrittore italiano che fu Tommaso Landolfi (1908-79) nella sua opera A caso con la frase che da essa ho desunto. Naturalmente la sua considerazione va oltre il grezzo nome e cognome di una persona per coglierne l’essenza intima e umana. Nella Bibbia, ad esempio, il nome di un uomo o di una donna e persino delle cose è la rappresentazione della loto realtà profonda e del loro significato. Non per nulla, dopo la lotta notturna con l’essere misterioso, Giacobbe si chiamerà Israele: è ormai il segno della sua vocazione di capostipite di un popolo (Genesi 32).

Ognuno di noi, col suo nome, ossia con la sua missione e il suo compito, ha un valore sia agli occhi del Creatore sia a quelli della società. Non è lecito disprezzare chi è piccolo o apparentemente marginale: in un mosaico l’armonia si lacera anche quando mancano le tessere di qualche sfondo e non solo quando è caduto iI quadratino che raffigurava l’occhio o un altro particolare importante di un personaggio rappresentato. San Paolo ricordava che la testa non può dire ai piedi: «Non ho bisogno di voi!» (1 Corinzi 12,21). La perfezione dell’ essere intero è nella trama delle relazioni tra le varie parti. Per questo ognuno di noi deve essere consapevole di avere non solo un posto nel mondo ma anche una vocazione da attuare; sia pure in un piccolo recinto ove fioriscano le nostre capacità, s’accenda la scintilla d’amore che è in noi, risplenda la nostra anima.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo (Lc 6,38)

“C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudi- ne di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per ascol- tarlo …”:1 così l’evangelista Luca introduce il lungo discorso di Gesù, che si snoda attraverso l’annuncio delle beatitudini, delle esigenze del Regno di Dio e delle promesse del Padre ai suoi figli.

Gesù annuncia liberamente il suo messaggio a uo- mini e donne, di diversi popoli e culture, accorsi per ascoltarlo; è un messaggio universale, rivolto a tutti e che tutti possono accogliere per realizzarsi come per- sone, create da Dio Amore a Sua immagine…

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1 Cf Lc 6,17-18.

L’amore vero non pensa a sé

Buon mercoledì

«Bisogna che io annunzi il Regno di Dio anche alle altre città;

per questo sono stato mandato»

Lc 4, 43

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MESE di SETTEMBRE

dedicato agli 

ANGELI

https://www.preghiereperlafamiglia.it/SETTEMBRE.htm

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Mercoledì 02 settembre 2020

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Commento al Vangelo: 

Venerabile Madeleine Delbrêl (1904-1964)

missionaria laica delle periferie urbane

Dovunque noi siamo

Il deserto delle folle

La solitudine, o mio Dio, non è che siamo soli, è che voi siete là, poiché di fronte a voi tutto diventa morte o tutto diventa voi. (…) Siamo abbastanza bambini per pensare che tutta questa gente è abbastanza grande, abbastanza importante, abbastanza viva per coprire l’orizzone quando guardiamo verso voi. Essere solo, non è aver superato gli uomini, o averli lasciati; essere solo, è sapere che siete grande, o mio Dio, che solo voi siete grande, e non c’è molta differenza fra l’infinità dei granelli di sabbia e l’infinità delle vite umane. La differenza, non turba la solitudine, poiché ciò che rende le vite umane più visibili agli occhi dell’anima, più presenti, è la comunicazione che hanno di voi, la loro prodigiosa somiglianza al solo che è. E’ come una frangia di voi e questa frangia non ferisce la solitudine. (…) Non rimproveriamo al mondo, non rimproveriamo alla vita di velare per noi il volto di Dio. Questo volto, troviamolo, è quello che velerà, assorbirà ogni cosa. (…) Che importa il nostro posto nel mondo, che importa se è popolato o spopolato, dovunque siamo “Dio con noi”, dovunque siamo degli Emmanuele.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Lc 4, 38-44)

Lc 4 38 44 01060


Passa Parola

02/09/2020: L’amore vero non pensa a sé

Buon giorno.

Vivere nell’amore non è semplice frutto dei nostri sforzi. È lo Spirito che ci è stato donato, e che possiamo continuamente chiedere, a darci la forza per arrivare ad essere sempre più liberi dalla schiavitù dell’egoismo e a vivere nell’amore. Scrive Chiara Lubich: «È l’amore che ci muove, che ci suggerisce come rispondere alle situazioni e alle scelte che siamo chiamati a compiere. È l’amore che ci insegna a distinguere: questo è bene, lo faccio; questo è male, non lo faccio. È l’amore che ci spinge ad agire cercando il bene dell’altro. Non siamo guidati dal di fuori, ma da quel principio di vita nuova che lo Spirito ha posto dentro di noi.

(Fonte: Commento alla Parola di Vita del mese di Ottobre 2018 – Citazione di Chiara Lubich – Commento di Letizia Magri)

Breviario Laico, L’AMORE DI SÉ

Senza amore di sé neppure l’amore per gli altri è possibile. L’odio per se stessi è esattamente identico all’egoismo più esplicito e alla fine conduce al medesimo crudele isolamento, alla medesima disperazione.

HERMANN HESSE

«Ama il prossimo tuo come te stesso» ammonisce il libro biblico del Levitico in una frase ripresa anche da Gesù. Ed effettivamente, se uno non è in pace con se stesso, difficilmente riesce a essere comprensivo e generoso con gli altri. È quello che annota lo scrittore Hermann Hesse (1877-1962) nel suo romanzo Il lupo della steppa, un’opera – come altre di questo autore – sempre presente in libreria, forse con qualche eccesso di popolarità e fama. Sta di fatto che la sua osservazione è pertinente; solo che raggiungere il giusto equilibrio tra un amore di sé che non sconfini in egoismo e un distacco che non sia odio masochistico è un’impresa delicata.

Certo è che la persona incapace di amarsi e apparentemente incline al disprezzo di sé in realtà nasconde spesso una forma di autodifesa e di egoismo. Forse è, più o meno inconsapevolmente, convinta di non essere stimata, di essere incompresa, di essere respinta e, così, lentamente precipita in quell’isolamento che è praticato anche da chi è convinto di essere superiore a tutti o di chi è preoccupato solo di tutelare se stesso e il relativo successo. È, allora, necessaria una calibratura del rapporto con noi stessi, senza cadere nei due estremi dell’odio di sé e dell’egolatria. Ma, per far questo, il primo passo è conoscersi con oggettività attraverso una paziente riflessione, nel controllo di sé e col consiglio offerto da chi ci è veramente amico o guida spirituale.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo (Lc 6,38)

“C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudi- ne di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per ascol- tarlo …”:1 così l’evangelista Luca introduce il lungo discorso di Gesù, che si snoda attraverso l’annuncio delle beatitudini, delle esigenze del Regno di Dio e delle promesse del Padre ai suoi figli.

Gesù annuncia liberamente il suo messaggio a uo- mini e donne, di diversi popoli e culture, accorsi per ascoltarlo; è un messaggio universale, rivolto a tutti e che tutti possono accogliere per realizzarsi come per- sone, create da Dio Amore a Sua immagine…

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1 Cf Lc 6,17-18.

Il Padre ci invita a dare gratuitamente

Buon martedì

«Che parola è mai questa, che comanda

con autorità e potenza

agli spiriti immondi

ed essi se ne vanno?»

Lc 4, 36

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MESE di SETTEMBRE

dedicato agli 

ANGELI

https://www.preghiereperlafamiglia.it/SETTEMBRE.htm

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Martedì 01 settembre 2020

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Commento al Vangelo: 

San Cirillo di Gerusalemme (313-350)

vescovo di Gerusalemme e dottore della Chiesa

Catechesi battesimali, 11, 5-10

« La tua parola onnipotente dal cielo, dal tuo trono regale, si lanciò » (Sap 18,15)

Dio è spirito (Gv 5, 24); colui che è spirito ha generato spiritualmente (…), in una generazione semplice e incomprensibile. Il Figlio stesso disse del Padre: « Il Signore mi ha detto: Tu sei mio Figlio, io oggi ti ho generato » (Sal 2, 7). Quest’oggi non è recente, ma eterno; quest’oggi non è nel tempo, ma prima di tutti i secoli. « Dal seno dell’aurora come rugiada, io ti ho generato » (Sal 110, 3). Credi dunque in Gesù Cristo, Figlio del Dio vivente, ma Figlio unigenito secondo la parola del Vangelo: « Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna » (Gv 3, 16). (…) Giovanni dà questa testimonianza a suo riguardo: « Noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità » (Gv 1, 14).       Perciò, i demoni stessi, tremando davanti a lui gridavano: « Basta! che abbiamo a che fare con te, Gesù Nazareno? Tu  sei il Figlio del Dio vivente! » Egli è dunque Figlio di Dio secondo la natura, e non soltanto per mezzo dell’adozione, poiché è nato dal Padre. (…) Il Padre, Dio vero, ha generato il Figlio simile a lui, Dio vero. (…)  Il Padre ha generato il figlio diversamente da come lo spirito, negli uomini, genera la parola; poiché lo spirito in noi rimane, mentre la parola, una volta pronunciata, svanisce. Noi sappiamo che Cristo è stato generato «  Parola viva ed eterna » (1 Pt 1, 23), non solo pronunciata con le labbra, bensì proprio nata dal Padre eternamente, ineffabilmente, della stessa natura del Padre: “In principio era il Verbo e il Verbo era Dio” (Gv 1,1). Parola che comprende la volontà del Padre e fa ogni cosa per ordine suo; Parola che scende dal cielo e che risale (cf Is 55,11); (…) Parola piena di autorità e che tutto regge, perché « il Padre ha dato tutto nelle mani del Figlio » (Gv 13, 3).


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Lc 4, 31-37)

Lc 4 31 37 01059


Passa Parola

01/09/2020: Il Padre ci invita a dare gratuitamente.

Buon giorno.

«Lungo tutto il Vangelo Gesù invita a dare: dare ai poveri, a chi domanda, a chi desidera un prestito; dare da mangiare a chi ha fame, il mantello a chi chiede la tunica; dare gratuitamente… Lui stesso ha dato per primo: la salute agli ammalati, il perdono ai peccatori, la vita a tutti noi. All’istinto egoista di accaparrare oppone la generosità; all’accentramento sui propri bisogni, l’attenzione all’altro; alla cultura del possesso quella del dare […].

(Fonte: C. Lubich, Parola di Vita ottobre 2006, in  Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi (Opere di Chiara Lubich 5, Città Nuova, Roma, 2017) pp. 791-793.)


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario

1) Preghiera

O Dio, nostro Padre,
unica fonte di ogni dono perfetto,
suscita in noi l’amore per te e ravviva la nostra fede,
perché si sviluppi in noi il germe del bene
e con il tuo aiuto maturi fino alla sua pienezza.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, PARLARE AI BAMBINI

La parola sapiente è quella che, detta a un bambino, viene capita senza bisogno di spiegazioni.

MIGUEL DE UNAMUNO

Devo confessare che il pubblico che mi mette più in imbarazzo quando devo tenere un discorso è quello dei bambini. Senza il falso «aplomb» che cela anche le distrazioni, ostentato dagli adulti, essi rivelano in modo esplicito e sincero la loro attenzione o la loro noia. È per questo che le parole destinate a loro devono avere non solo una sostanza ma anche una sapienza espositiva: se si riesce a intrecciare queste due doti, allora accadrà che pure gli adulti rimarranno coinvolti. È ciò che ricorda il grande scrittore spagnolo Miguel de Unamuno (1864-1936) nella frase sopra citata.

L’arte di comunicare è un po’ innata e un po’ (anzi, molto) dev’essere acquisita attraverso un vero e proprio apprendistato. Chi dice di improvvisare – almeno sui temi seri – è sempre pericoloso e, purtroppo, se ne ha non di rado attestazione anche nei discorsi politici, negli interventi pubblici e nelle omelie domenicali. I genitori, se vogliono offrire ai loro figli un vero insegnamento, non devono accontentarsi delle solite buone parole o della sgridata istintiva: ad accorgersene sono per primi i ragazzi che lasciano passare quelle parole come acqua sulla pietra. Il tema della comunicazione si allarga ulteriormente a tutte le relazioni umane e io vorrei esaltarne il rilievo con una frase del filosofo tedesco Hans Georg Gadamer, morto nel 2002 a 102 anni: «La comunicazione è il terreno su cui si gioca ogni opportunità di incontro tra gli uomini e degli uomini con gli eventi, dunque anche il futuro dell’umanità».

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo (Lc 6,38)

“C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudi- ne di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per ascol- tarlo …”:1 così l’evangelista Luca introduce il lungo discorso di Gesù, che si snoda attraverso l’annuncio delle beatitudini, delle esigenze del Regno di Dio e delle promesse del Padre ai suoi figli.

Gesù annuncia liberamente il suo messaggio a uo- mini e donne, di diversi popoli e culture, accorsi per ascoltarlo; è un messaggio universale, rivolto a tutti e che tutti possono accogliere per realizzarsi come per- sone, create da Dio Amore a Sua immagine…

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1 Cf Lc 6,17-18.

Raddoppiare l’impegno nel vivere per chi è vicino

Buon lunedì

«Nessun profeta è bene accetto in patria»

Lc 4, 24 

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MESE di AGOSTO

dedicato a 

DIO PADRE

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lunedì 31agosto 2020

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Commento al Vangelo: 

San Giovanni Paolo II (1920-2005)

papa

Lettera Apostolica « Novo millennio ineunte », 4 –  © Libreria Editrice Vaticana

«Oggi»

 

« Noi ti rendiamo grazie, Signore Dio onnipotente » (Ap 11,17)… Penso alla dimensione della lode, innanzitutto. È da qui infatti che muove ogni autentica risposta di fede alla rivelazione di Dio in Cristo. Il cristianesimo è grazia, è la sorpresa di un Dio che, non pago di creare il mondo e l’uomo, si è messo al passo con la sua creatura, e dopo aver parlato a più riprese e in diversi modi « per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio » (Eb 1,1-2).       In questi giorni! Sì, il Giubileo ci ha fatto sentire che duemila anni di storia sono passati senza attenuare la freschezza di quell’« oggi » con cui gli angeli annunciarono ai pastori l’evento meraviglioso della nascita di Gesù a Betlemme: « Oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore » (Lc 2,11). Duemila anni sono passati, ma resta più che mai viva la proclamazione che Gesù fece della sua missione davanti ai suoi attoniti concittadini nella sinagoga di Nazareth, applicando a sé la profezia di Isaia: « Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udito con i vostri orecchi » (Lc 4,21). Duemila anni sono passati, ma torna sempre consolante per i peccatori bisognosi di misericordia — e chi non lo è ? — quell’« oggi » della salvezza che sulla Croce aprì le porte del Regno di Dio al ladrone pentito: « In verità ti dico, oggi sarai con me nel Paradiso » (Lc 23,43).


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Lc 4, 16-30)

Lc 4 16 30 02106


Passa Parola

31/08/2020: Raddoppiare l’impegno nel vivere per chi è vicino.

“I bisogni del prossimo richiedono certo risposte efficaci, ma prima ancora domandano condivisione”, rammenta ancora Bergoglio. L’immagine usata dal Santo Padre per rafforzare il suo pensiero è quella dell’affamato che “ha bisogno non solo di un piatto di minestra, ma anche di un sorriso, di essere ascoltato e anche di una preghiera, magari fatta insieme”. Non serve quindi solamente essere attenti alle “urgenze” dei fratelli più poveri quanto “alla loro necessità di vicinanza fraterna, di senso della vita e di tenerezza.


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario

1) Preghiera

O Dio, nostro Padre,
unica fonte di ogni dono perfetto,
suscita in noi l’amore per te e ravviva la nostra fede,
perché si sviluppi in noi il germe del bene
e con il tuo aiuto maturi fino alla sua pienezza.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, IL DITO ACCUSATORE

Quando un uomo punta il dito accusatore contro qualcuno, dovrebbe ricordare che le altre quattro dita sono dirette a se stesso.

LOUIS NIZER

Questo monito piuttosto incisivo è di un noto avvocato americano che è anche scrittore, Louis Nizer. L’emblema del dito accusatore è una componente essenziale del panorama morale, nel bene e nel male. Da un lato, infatti, c’è la coraggiosa denuncia del Battista di cui oggi il calendario ricorda il martirio per decapitazione. Egli non teme, nel silenzio timoroso e complice dei sudditi, di puntare l’indice contro il re Erode Antipa dichiarando: «Non ti è lecito tenere la moglie di tuo fratello» (Marco 6,18). D’altro lato, c’è l’ipocrita denuncia fatta contro l’adultera da scribi e farisei, che Gesù riesce a ritorcere contro la loro coscienza falsa: «Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra contro di lei» (Giovanni 8,7).

Ecco, allora, la necessità di fissare l’attenzione su se stessi prima di ogni accusa, ricordando quelle quattro dita piegate verso il proprio io e le sue miserie. Ancora una volta è illuminante Cristo col celebre detto della pagliuzza nell’occhio del fratello e della trave conficcata nel nostro. Vorrei a questo proposito che si meditasse un’altra battuta che merita attenzione. L’ho trovata in un’opera dello scrittore colombiano Nicolas Gomez Davila (1913-94): «L’uomo preferisce discolparsi con la colpa altrui piuttosto che con la propria innocenza». Quante volte, infatti, ci sentiamo sereni e superiori a chi riteniamo più colpevole di noi, dimenticando che il vero confronto dev’essere tra la colpa e quell’innocenza che in realtà anche noi non abbiamo.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


La lettera che l’apostolo Paolo scrive ai cristiani di Roma è un testo straordinariamente ricco di contenuto. Egli infatti vi esprime la potenza del Vangelo nella vita di ogni persona che lo accoglie, la rivoluzione che questo annuncio porta: l’amore di Dio ci libera!

Paolo ne ha fatto l’esperienza e vuole esserne testimone, con le parole e con l’esempio. Questa sua fedeltà alla chiamata di Dio lo porterà proprio a Roma, dove potrà dare la vita per il Signore.

 

Superare ogni ostacolo con l’amore

Buon sabato

«Se avrete fede pari a un granellino di senapa

… niente vi sarà impossibile»

Mt 17, 20

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MESE di AGOSTO

dedicato a 

DIO PADRE

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Venerdì 07 agosto 2020

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Commento al Vangelo: 

Beato Columba Marmion (1858-1923)

abate

La nostra fede, vittoria sul mondo

“Se avrete fede” (Mt 17,20)

Chiediamo al Padre, a Cristo Gesù, suo Verbo, la luce della fede. Ne abbiamo ricevuto il principio nel battesimo: ma dobbiamo custodire, sviluppare questo seme divino. Quale colaborazione attende Dio da noi in questo campo? Prima di tutto aspetta la nostra preghiera. La fede è un dono di Dio; lo spirito di fede viene dallo spirito di Dio: “Signore, accresci la nostra fede” (Lc 17,5). Diciamo spesso a Cristo Gesù, come nel vangelo il padre del figlio malato: “Credo, aiutami nella mia incredulità” (Mc 9,24). E’ Dio infatti che solo può, come causa efficiente, aumentare la nostra fede; a noi sta meritare questo aumento con la preghiera e con le buone azioni. Una volta ottenuta la fede, dobbiamo esercitarla. Dio ci dà nel battesimo “l’habitus” della fede; è una “forza”, una “potenza”; ma non bisogna che questa forza resti inattiva, che questa “abitudine” si blocchi, per così dire, a causa di mancanza di esercizio. Questo “habitus” cresce e si fortifica sempre più con gli atti che gli corrispondono. Non dobbiamo essere di quelli in cui la fede è addormentata. Rinnoviamo spesso atti di fede, non soltanto durante gli esercizi di pietà, ma nelle cose piccole della vita. E’ “ogni giorno” che dobbiamo camminare nella luce, secondo il suo consiglio.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  Mt 17, 14-20)

Mt 16 5 20 05343


Passa Parola

08/08/2020: Superare ogni ostacolo con l’amore.

[…]amare per primi è vissuto insieme da due o più persone si ha l’amore vicendevole, un amore cioè capace di far sì che i rapporti tra le persone siano tali da superare ogni difficoltà, ogni ostacolo […] guardando a Lui, Gesù abbandonato, che riusciamo a superare ogni difficoltà e a costruire rapporti di reciprocità, di unità gli uni con gli altri. […]

(Fonte: Messaggio di Chiara Lubich per il Congresso: “Comunicazione e Relazionalità in Medicina” – 17 febbraio 2005)


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario 

1) Preghiera

Mostraci la tua continua benevolenza, o Padre,
e assisti il tuo popolo,
che ti riconosce suo pastore e guida;
rinnova l’opera della tua creazione
e custodisci ciò che hai rinnovato.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, IL TUO NOME È AMORE

Con te io voglio stare tutta notte e combattere fino all’irrompere del giorno. Arrenditi a me ora; io sono debole e, disperando di me stesso, in te confido. Parla al mio cuore con parole di benedizione e dimmi se il tuo nome è Amore. «Sì, Amore, Amore», sento il tuo sussurro nel mio cuore. Intanto irrompe il mattino e fugge ogni ombra: la tua natura e il tuo nome è Amore.

CHARLES WESLEY

Oggi è la festa della Trasfigurazione del Signore e abbiamo voluto scegliere e tradurre alcuni versi della poesia Giacobbe in lotta di Charles Wesley (1707-88), che fu col fratello John uno dei fondatori del movimento metodista, destinato a imprimere un impulso spirituale alla Chiesa anglicana nel Settecento. In filigrana c’è la scena della lotta che il patriarca biblico ingaggia con un essere misterioso, simbolo di Dio, nell’oscurità di una notte e nella solitudine della riva del fiume Jabbok (Genesi 32,25-33). Già il profeta Osea interpretava questa vicenda come una parabola della preghiera, che è talvolta incontro teso e angosciato con Dio: si pensi solo allungo lamento di Giobbe o alle suppliche del Salterio («Perché Signore? … Fino a quando te ne starai a guardare?»).

Ma quella lotta in cui ci si scontra col mistero accecante di Dio alla fine sfocia in un aggrapparci a lui, anzi in un abbraccio. E in quel momento, come nella Trasfigurazione, appare un volto luminoso che squarcia le tenebre, ed’ ecco le parole che vengono sussurrate al nostro cuore: quel Dio che ci è parso incomprensibile e fin ostile, alla fine ci rivela col suo vero nome che è Amore. È, allora, necessario vivere l’esperienza di fede sapendo che essa comprende anche la notte oscura, la battaglia, l’implorazione, ma che ha al termine un’alba in cui fuggono le ombre e, alto e luminoso, rifulge il volto del Signore.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


La lettera che l’apostolo Paolo scrive ai cristiani di Roma è un testo straordinariamente ricco di contenuto. Egli infatti vi esprime la potenza del Vangelo nella vita di ogni persona che lo accoglie, la rivoluzione che questo annuncio porta: l’amore di Dio ci libera!

Paolo ne ha fatto l’esperienza e vuole esserne testimone, con le parole e con l’esempio. Questa sua fedeltà alla chiamata di Dio lo porterà proprio a Roma, dove potrà dare la vita per il Signore.

 

Amare compiendo la volontà del Padre

Buon venerdì

«Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso,

prenda la sua croce e mi segua»

Mt 16, 24

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MESE di AGOSTO

dedicato a 

DIO PADRE

https://www.preghiereperlafamiglia.it/AGOSTO.htm

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Venerdì 07 agosto 2020

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Commento al Vangelo: 

Santa Gertrude di Helfta (1256-1301)

monaca benedettina

L’araldo del divino amore, Libro III, SC 143

“Se qualcuno vuol venire dietro a me …, prenda la sua croce” (Mt 16,24)

Durante il riposo (…) “Ecco che viene il Signore, nostro Protettore, il Santo d’Israele”, Gertrude comprese che se qualcuno s’impegnasse nel cuore a mettere la sua volontà assoluta a desiderare che la condotta della vita, nelle gioie come nelle avversità, obbedisca alla adorabilissima volontà di Dio, renderebbe al Signore con tale disposizione, per mezzo della grazia di Dio, lo stesso onore che rende al Sovrano chi gli pone in testa la corona imperiale. (…) Ella vide il Signore che avanzava su una strada, certo gradevole per la bellezza delle piante e dei fiori, ma stretta ed aspra tra cespugli di spine. Il Signore sembrava camminare dietro una croce che, evitando le spine da ogni lato, permetteva un comodo passaggio e si volgeva con viso sereno verso coloro che lo seguivano e li incoraggiava dicendo: “Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua…” (Mt 16,24) Ella comprese da quelle parole che ognuno ha per croce la sua prova. Per esempio, la croce di alcuni è dover agire contro il proprio volere, sotto il pungolo dell’obbedienza; quella di altri, è vedere il peso delle infermità ostacolare la libertà; e così per ognuno. La croce, ognuno deve portarla accettando con tutta la volontà di soffrire quanto lo contraria e tutto impegnandosi meglio che può e non tralasciando nulla di ciò che sa essere per la gloria di Dio.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  Mt 16, 24-28)

Mt 16 21 28 05346


Passa Parola

07/08/2020: Amare compiendo la volontà del Padre.

[…] Compiere la volontà di Dio libera l’uomo, lo fa essere sempre più se stesso. Compiere la volontà di Dio, cioè obbedire a Dio, aderire alla sua volontà aiuta lo sviluppo dell’uomo, sbriglia la sua creatività, fa scaturire la sua identità personale. Fare la volontà di Dio non è, quindi, una sovrastruttura artificiale e tanto meno un’alienazione; non è rassegnarsi ad una sorte più o meno buona; non è neppure subire una fatalità, quasi si pensasse: così è stabilito,così deve essere, è inevitabile. Fare la volontà di Dio è tutta un’altra cosa: è quanto di meglio si possa pensare per l’uomo.  L’uomo è stato creato per questo. […]

(Fonte: www.archiviog3.net – Scritti sull’uomo – Chiara Lubich)


Lectio divina carmelitana

1) Preghiera

Mostraci la tua continua benevolenza, o Padre,
e assisti il tuo popolo,
che ti riconosce suo pastore e guida;
rinnova l’opera della tua creazione
e custodisci ciò che hai rinnovato.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, OSSA DI EBREI

Venite, voi disseccati, voi stritolati, voi frantumati, disponetevi in cerchio intorno a me fino a formare un grande anello: nonni, nonne, padri, madri con bimbi al collo. Venite, ossa di ebrei ridotti in polvere e cenere.

YITZHAK KATZENELSON

È terribile questa scena: al centro c’è un cantore che, come il profeta Ezechiele nel celebre c. 37 della sua profezia, convoca le ossa dei morti ebrei, vittime delle stragi perpetrate contro di loro nei secoli, perché si ricompongano in una sorta di tragica corona. Ci sono gli scheletri di vecchi accanto a quelli dei loro figli, giù giù fino alle piccole ossa dei bambini. A intonare questo Canto del popolo ebraico massacrato è un poeta contemporaneo, Yitzhak Katzenelson, e noi abbiamo voluto citarne alcuni versi perché, proprio come oggi, il 5 agosto 1243 si consumava nella città bavarese di Kitzingen un eccidio di ebrei, accusati assurdamente di usare sangue umano nella cena pasquale (era la tristemente nota e comune accusa di omicidio rituale).

Il mostro della violenza cieca, del razzismo, dell’isteria collettiva è sempre in agguato, sia nella sua forma più satanica e palese, sia nelle sue espressioni meno appariscenti, come accade anche tra noi quando si disprezza e si prevarica sullo straniero o si respinge con veemenza tutto ciò che è diverso da noi, innescando reazioni parallele di ostilità. Dobbiamo sempre stare in guardia perché il seme dell’odio può essere con facilità deposto nel cuore, forse anche sotto l’alibi di buone intenzioni e con l’uso persino della religione. Come scriveva Benedetto Croce, «la violenza non è forza ma debolezza e miseria interiore».

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


La lettera che l’apostolo Paolo scrive ai cristiani di Roma è un testo straordinariamente ricco di contenuto. Egli infatti vi esprime la potenza del Vangelo nella vita di ogni persona che lo accoglie, la rivoluzione che questo annuncio porta: l’amore di Dio ci libera!

Paolo ne ha fatto l’esperienza e vuole esserne testimone, con le parole e con l’esempio. Questa sua fedeltà alla chiamata di Dio lo porterà proprio a Roma, dove potrà dare la vita per il Signore.

 

Dare spazio ad un colloquio più profondo con Dio

Buon giovedì

«Alzatevi e non temete»

Mt 17, 7

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MESE di AGOSTO

dedicato a 

DIO PADRE

https://www.preghiereperlafamiglia.it/AGOSTO.htm

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Giovedì 06 agosto 2020

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Commento al Vangelo: 

Sant’Antonio di Padova (ca 1195 – 1231)

francescano, dottore della Chiesa

Discorso della domenica Settima

Contemplare il volto di Cristo

“E fu trasfigurato davanti a loro” (Mt 17,2). Conformati, come cera molle, su questa figura, al fine di imprimervi l’immagine di Cristo di cui si dice: “il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la neve”. Quattro cose bisogna considerare in questo passo: il volto, il sole, le vesti e la neve. Nella parte anteriore della testa che si chiama volto dell’uomo, ci sono tre sensi, ordinati e disposti in modo mirabile. Sono la vista, l’odorato, il gusto. In modo analogo, nel volto dell’anima, c’è la visione della fede, l’odorato della discrezione e il gusto della contemplazione. (…) Nel sole, c’è la chiarezza, il bianco e il calore. La chiarezza del sole conviene perfettamente alla visione della fede che, con la chiarezza della sua luce percepisce e crede le realtà invisibili. Risplenda come il sole il volto della nostra anima. Brilli nelle nostre opere ciò che vediamo nella fede; si realizzi nella purezza delle azioni il bene che percepiamo con gli occhi interiori; si trasformi in amore del prossimo il gusto di Dio della contemplazione. Così come quello di Gesù “risplenderà come il sole” il nostro volto.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  Mt 17, 1-9)

Mt 17 1 17 05349


Passa Parola

06/08/2020: Dare spazio ad un colloquio più profondo con Dio.

[…] Gesù non ci domanda solo d’imitarlo nel compiere la volontà del Padre: ci propone di più, molto di più. Avendo infuso in noi l’amore, per mezzo dello Spirito Santo (25), Egli può introdurci nel suo stesso rapporto col Padre – come dice nel suo testamento -, nei rapporti stessi della Trinità; e desidera che questa realtà si comunichi ai rapporti tra gli uomini. È la realizzazione massima dell’uomo, dell’umanità, la sua «divinizzazione». Dio si è fatto uomo per fare l’uomo Dio, come dicono i Padri.

(Fonte: Il Si dell’uomo a Dio – Chiara Lubich. Ed. Città Nuova)


Lectio divina carmelitana

La trasfigurazione di Gesù
Matteo 17, 1-9

1. LECTIO

a) Orazione iniziale:

O Dio che nella gloriosa Trasfigurazione del Cristo Signore, hai confermato i misteri della fede con la testimonianza della legge e dei profeti e hai mirabilmente preannunziato la nostra definitiva adozione a tuoi figli, fa che ascoltiamo la parola del tuo amatissimo Figlio per divenire coeredi della sua vita immortale.

Breviario Laico, PERSONALITÀ

Quando oggi ci dicono di qualcuno che manca di personalità, sappiamo che si tratta di una persona semplice, retta, proba … L’idea del «libero sviluppo della personalità» sembra degna d’ammirazione finché non s’incappa in individui la cui personalità si è sviluppata liberamente.

NICOLAS GOMEZ DAVILA

Bisogna riconoscerlo: con la parola «personalità» ci si riempie la bocca e spesso accade proprio quello che denunciava nelle righe da noi citate uno scrittore colombiano un po’ originale, ma acuto nelle sue provocazioni, Nicolas Gomez Davila (1913-94). Lo attesta una sua curiosa ed efficace raccolta di aforismi, In margine a un testo implicito, non priva talora di spunti anche religiosi (ad esempio: «Il naturale e il soprannaturale non sono piani sovrapposti ma fili intrecciati»). Ma ritorniamo al nostro tema.

Imbevuti come siamo di nozioni psicologiche, preoccupati fino alla mania di non apparire repressivi e di essere sempre libertari, cominciamo fin dal bambino a eliminare qualsiasi correzione, ammonimento o rimprovero. «Non vorrai renderlo frustrato o complessato per tutta la vita! Lascia che esplichi la sua personalità!» si suoi dire. E il risultato è che si avrà, prima, un ragazzo arrogante, intoccabile o abulico e, poi, un adulto senza nerbo o prepotente. Ha ragione Davila: la persona fedele, costante, onesta, seria non è considerata come una «personalità» originale e creativa, ed è l’eccesso paradossalmente a diventare norma. Perché, come dice ancora lo scrittore colombiano, si vede bene cosa significhi alla fine quel «libero sviluppo della personalità» e le sguaiataggini televisive ne sono la prova lampante. In verità molti uomini e donne che vogliono a tutti i costi esprimere la loro «personalità» ne hanno una che potrebbe benissimo rimanere inespressa senza danno né per loro né per il mondo.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


La lettera che l’apostolo Paolo scrive ai cristiani di Roma è un testo straordinariamente ricco di contenuto. Egli infatti vi esprime la potenza del Vangelo nella vita di ogni persona che lo accoglie, la rivoluzione che questo annuncio porta: l’amore di Dio ci libera!

Paolo ne ha fatto l’esperienza e vuole esserne testimone, con le parole e con l’esempio. Questa sua fedeltà alla chiamata di Dio lo porterà proprio a Roma, dove potrà dare la vita per il Signore.

 

Credere all’amore del fratello

Buon mercoledì

«Donna, davvero grande è la tua fede!

Ti sia fatto come desideri»

Mt 15, 28

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MESE di AGOSTO

dedicato a 

DIO PADRE

https://www.preghiereperlafamiglia.it/AGOSTO.htm

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Mercoledì 05 agosto 2020

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Commento al Vangelo: 

Origene (ca 185-253)

sacerdote e teologo

Commento al Vangelo di Matteo, 9, 16; SC 16

“Gesù andò nella regione di Tiro”

Gesù è uscito da Israele (…): « Partito di là, Gesù si diresse verso le parti di Tiro » (Mt 15,21), nome che significa « l’insieme delle nazioni ». Era perché chi degli abitanti di quel territorio avesse creduto, potesse essere salvato quando ne fosse uscito. Infatti, senti bene queste parole: “Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio” (v.22). Secondo me, se lei non fosse uscita da quel territorio, non avrebbe potuto gridare a Gesù con quella “grande fede”, come dice lui stesso (v. 28). “Secondo la misura della fede” (Rm 12,6), si esce dal territorio delle nazioni pagane (… ). Bisogna certo credere che ognuno di noi, quando è peccatore, si trova nel territorio di Tiro e Sidone, o del faraone d’Egitto, o in qualsiasi paese estraneo all’eredità di Dio. Ma quando il peccatore abbandona il male e ritorna al bene, esce da quei territori dove regna il peccato: si affretta verso i territori che sono dalla parte di Dio (…). Nota pure quell’andare incontro di Gesù alla cananea; sembra dirigersi verso la regione di Tiro e Sidone (…). I giusti sono preparati al Regno dei cieli e ad elevarsi nel regno dei cieli, mentre i peccatori sono predisposti alla decadenza causata dalla loro cattiveria (…). La Cananea, lasciando quei territori, abbandona la predisposizione alla decadenza, quando grida “Pietà di me Signore, figlio di Davide”. (… )Tutte le guarigioni compiute da Gesù, come raccontano gli evangelisti, sono avvenute perché coloro che le vedevano avessero la fede. Ma questi fatti sono il simbolo di ciò che è sempre realizzato dalla potenza di Gesù, poiché non c’è epoca in cui ciò che è scritto non si realizzi, esattamente allo stesso modo.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  Mt 15, 21-28)

Mt 15 21 28 05331


Passa Parola

05/08/2020: Credere all’amore del fratello.

Credere, infatti, è sentirsi guardati e amati da Dio, è sapere che ogni nostra preghiera, ogni parola, ogni mossa, ogni avvenimento triste o gioioso o indifferente, ogni malattia, tutto, tutto, tutto, dalle cose che noi diciamo importanti alle minime azioni o pensieri o sentimenti, tutto è guardato da Dio.

E se Dio è Amore, la fiducia completa in lui non ne è che la logica conseguenza. Possiamo avere allora quella confidenza che porta a parlare spesso con lui, a esporgli le nostre cose, i nostri propositi, i nostri progetti.

(Fonte: Confidare in Dio – Chiara Lubich – 20 settembre 2004)


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario 

1) Preghiera

Mostraci la tua continua benevolenza, o Padre,
e assisti il tuo popolo,
che ti riconosce suo pastore e guida;
rinnova l’opera della tua creazione
e custodisci ciò che hai rinnovato.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, PAURA DEL BUIO

La vecchia paura del buio è paura della conoscenza, e di quello che attende al fondo della conoscenza, la scoperta della morte.

ROBERTO PAZZI

Pensiamo a cosa hanno ricamato attorno alla paura del buio gli psicologi. È, certo, un’esperienza capace di tormentare non solo il bambino ma anche ogni adulto che sente ramificarsi nelle ossa un brivido quando si trova solo in una strada o in una stanza oscura. C’è indubbiamente l’oscurità che nasce dalla profondità del mistero: non per nulla nei testi sacri indiani delle Upanishad si afferma che «gli dèi amano l’oscuro e detestano l’evidente». Ma c’è soprattutto il male che, non solo nella Bibbia ma anche nella maggior parte delle religioni, è raffigurato sotto l’immagine della tenebra.

Lo scrittore ferrarese Roberto Pazzi nel suo romanzo di spiritualità e di fantapolitica Il signore degli occhi (2004) ci lascia questa considerazione indiscutibile. A scavare in profondità, dietro la paura del buio, c’è l’incubo di sapere che alla fine di ogni vicenda o realtà c’è la morte. È per questo che si fa di tutto per essere ubriachi di luce, di visibilità, dj movimento, così da non pensare a quel momento in cui, chiusi per sempre gli occhi nell’estrema agonia, si aprirà davanti a noi la tenebra della morte. Si comprende, così, come per reazione la visione cristiana di una vita oltre la fine dell’ esistenza terrena sia immersa nella «luce eterna», proprio per smentire questo incubo e questo esito, dato che il nostro approdo è in Dio che è per eccellenza luce. Tuttavia è necessario velare la luce del giorno, per avere il coraggio anche di scoprire la morte e il suo significato.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


La lettera che l’apostolo Paolo scrive ai cristiani di Roma è un testo straordinariamente ricco di contenuto. Egli infatti vi esprime la potenza del Vangelo nella vita di ogni persona che lo accoglie, la rivoluzione che questo annuncio porta: l’amore di Dio ci libera!

Paolo ne ha fatto l’esperienza e vuole esserne testimone, con le parole e con l’esempio. Questa sua fedeltà alla chiamata di Dio lo porterà proprio a Roma, dove potrà dare la vita per il Signore.

 

Perdonare sempre

Buon martedì

«Non quello che entra nella bocca

rende impuro l’uomo, ma quello che esce

dalla bocca rende impuro l’uomo!»

Mt 15, 11

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MESE di AGOSTO

dedicato a 

DIO PADRE

https://www.preghiereperlafamiglia.it/AGOSTO.htm

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Lunedì 03 agosto 2020

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Commento al Vangelo: 

Origene (ca 185-253)

sacerdote e teologo

Discorsi sul Levitico, 1; PG 12,405; SC 286

« Sono ciechi e guide di ciechi »

Quando negli ultimi tempi, il Verbo di Dio rivestito della carne è nato da Maria, e si è mostrato in questo mondo, ciò che si poteva vedere di lui era altro rispetto a ciò che l’intelligenza poteva scoprire di lui. Vedere la sua carne era evidente per tutti, invece la conoscenza della sua divinità era data solo ad alcuni. E quando il Verbo di Dio si rivolge agli uomini nella Legge antica e nei profeti, si presenta velato del vestito che conviene. Nella sua incarnazione, è vestito della carne; nelle Sacre Scritture, è vestito del velo della lettera. Il velo della lettera è paragonabile alla sua umanità, e il senso spirituale della Legge alla sua divinità. Nel libro del Levitico troviamo i riti del sacrificio, le varie vittime, il servizio liturgico dei sacerdoti (…); beati gli occhi che vedono lo Spirito divino nascosto dietro il velo. (…) « Quando ci sarà la conversione al Signore, quel velo sarà tolto. Il Signore è Spirito e dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà » (2 Cor 3,17). Dobbiamo dunque pregare il Signore, lo Spirito Santo, affinché si degni di togliere ogni oscurità e possiamo contemplare in Gesù il mirabile senso spirituale della Legge, come colui che ha detto: « Aprimi gli occhi perché io veda le meraviglie della tua Legge » (Sal 118, 18).


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  Mt 15, 1-14)

Mt 15 1 15 05300


Passa Parola

04/08/2020: Perdonare sempre.

[…] a Dio non basta amare e perdonare i suoi figli e le sue figlie. Il suo grande desiderio è che essi si trattino da fratelli e sorelle, vadano d’accordo, si vogliano bene, si amino. La fratellanza universale, ecco il grande progetto di Dio sull’umanità. Una fraternità più forte delle inevitabili divisioni, tensioni, rancori che si insinuano con tanta facilità per incomprensioni e sbagli.

Spesso le famiglie si sfasciano perché non ci si sa perdonare.  Odi antichi mantengono la divisione tra parenti, tra gruppi sociali, tra popoli. A volte c’è addirittura chi insegna a non dimenticare i torti subiti, a coltivare sentimenti di vendetta… Ed un rancore sordo avvelena l’anima e corrode il cuore.  Qualcuno pensa che il perdono sia una debolezza, No, è l’espressione di un coraggio estremo, è amore vero, il più autentico perché il più disinteressato. […]

(Fonte: Città Nuova – Perdono chiama perdono – Chiara Lubich  – 28 agosto 2002)


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario

1) Preghiera

Mostraci la tua continua benevolenza, o Padre,
e assisti il tuo popolo,
che ti riconosce suo pastore e guida;
rinnova l’opera della tua creazione
e custodisci ciò che hai rinnovato.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, REPRIMERE E TOLLERARE

Una delle prime virtù sociali è tollerare negli altri ciò che bisogna proibire a se stessi.

CHARLES DUCLOS

Mi fermo su questa frase che leggo nelle Considerazioni sui costumi di questo secolo di Charles Duclos (1704-72), scrittore e storico francese. A prima vista, infatti, non mi colpisce più di tanto; poi, però, riesco a capire che potrebbe diventare uno spunto di riflessione a doppio profilo. Da un lato, infatti, c’è la legge della tolleranza, del tutto necessaria in un contesto pluralistico e complesso nel quale non si può pretendere di applicare quel modello di perfezione che la moralità esige. Se nella società devi rispettare sempre le differenze, bisogna tollerare anche certe prevaricazioni o imperfezioni rispetto a un canone etico più alto, naturalmente entro certi limiti invalicabili e nell’ambito di una pacifica coesistenza. È questo, spesso, il compito delle leggi civili.

D’altro lato, però, Duclos ci ammonisce sul fatto che la tolleranza verso gli altri e i loro difetti non deve diventare l’alibi per cedere sui nostri valori, omologandoci al grado inferiore e deteriore di moralità. Anzi, nei confronti della propria coscienza si deve rimanere severi ed esigenti. Purtroppo, però, spesso la norma suggerita da quello scrittore è in verità capovolta: siamo, infatti, rigidi con gli altri e pronti ad assolverci con facilità. E, allora, mi sembra interessante accostare una frase antitetica di un altro scrittore francese, Georges Courteline (1858-1929): «Se dovessimo tollerare negli altri ciò che permettiamo a noi stessi, la vita sarebbe impossibile».

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


La lettera che l’apostolo Paolo scrive ai cristiani di Roma è un testo straordinariamente ricco di contenuto. Egli infatti vi esprime la potenza del Vangelo nella vita di ogni persona che lo accoglie, la rivoluzione che questo annuncio porta: l’amore di Dio ci libera!

Paolo ne ha fatto l’esperienza e vuole esserne testimone, con le parole e con l’esempio. Questa sua fedeltà alla chiamata di Dio lo porterà proprio a Roma, dove potrà dare la vita per il Signore.

 

L’amore di Dio è fonte di libertà

Buon lunedì

«Coraggio, sono io, non abbiate paura»

Mt 14, 27

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MESE di AGOSTO

dedicato a 

DIO PADRE

https://www.preghiereperlafamiglia.it/AGOSTO.htm

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Lunedì 03 agosto 2020

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Commento al Vangelo: 

Sant’Ilario di Poitiers (ca 315-367)

vescovo, dottore della Chiesa

Commento al vangelo di Matteo, 14, 15.17; SC 258

“Signore, salvami!”

Il fatto che, fra tutti nella barca, Pietro osa rispondere e chiede di esser chiamato ad andare sulle acque verso il Signore indica la disposizione del suo cuore al momento della Passione. Allora lui solo, al seguito del Signore e col disprrezzo dell’agitazione del mondo, simili a quella del mare, l’ha accompagnato con lo stesso coraggio di disprezzo della morte. Al contrario la sua mancanza di sicurezza rivela la debolezza nella tentazione che l’attendeva; poiché, anche se aveva osato andare, poi affondava. La debolezza della carne e il timore della morte l’hanno obbligato ad andare fino alla fatalità del rinnegamento. Tuttavia, grida e chiede aiuto al Signore. Questo grido è il gemito del pentimento. (…) C’è una cosa da considerare in Pietro: ha superato gli altri nella fede, perché, mentre erano nell’ignoranza, è stato il primo a rispondere: “Tu sei il Figlio del Dio vivente” (Mt 16,16). E’ stato il primo a rifiutare la Passione, pensando che fosse una disgrazia (Mt 16,22); è stato il primo a promettere che sarebbe morto e non avrebbe mai rinnegato (Mt 26,35); è stato il primo a rifiutare che gli si lavassero i piedi (Gv 13,8); ha estratto la spada contro quelli che venivano ad arrestare il Signore (Gv 18,10). La calma del mare e del vento quando il Signore è salito sulla barca è presentata come la pace e la tranquillità della Chiesa eterna dopo il suo ritorno glorioso. Perché allora verrà per manifestarsi a tutti, un giusto stupore ha fatto dire a tutti nella barca: “Veramente sei il Figlio di Dio”. Al suo ritorno nella gloria tutti gli uomini confesseranno pubblicamente che il Figlio di Dio ha reso pace alla Chiesa, non più nell’umiltà della carne, ma nella gloria del cielo.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  Mt 14, 22-36)

TempestaSedata


Passa Parola

03/08/2020: L’amore di Dio è fonte di libertà.

[…] – La Parola vissuta ci rende liberi e puri perché è amore. E’ l’amore che purifica, con il suo fuoco divino, le nostre intenzioni e tutto il nostro intimo, perché il “cuore” secondo la Bibbia è la sede più profonda dell’intelligenza e della volontà.[…] Sì, la Parola vissuta rende liberi dai condizionamenti umani, infonde gioia, pace, semplicità, pienezza di vita, luce; facendoci aderire a Cristo, ci trasforma a poco a poco in altri Lui.[…]

(Fonte: Centro Chiara Lubich – Parola di vita del mese di gennaio 2005 – Chiara Lubich)


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario 

1) Preghiera

Mostraci la tua continua benevolenza, o Padre,
e assisti il tuo popolo,
che ti riconosce suo pastore e guida;
rinnova l’opera della tua creazione
e custodisci ciò che hai rinnovato.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, IL NIDO E LA COVATA

Tisia, finito il suo apprendistato presso Corax, non voleva pagare le lezioni al maestro. Finirono, così, davanti ai giudici. Tisia disse: «Corax doveva insegnarmi l’arte di persuadere. O mi ha veramente insegnato quest’arte e, allora, deve ammettere che sono in grado di persuaderlo a non ricevere l’onorario; oppure non me l’ha insegnata, e allora io non gli devo niente». Corax replicò: «Se tu riesci a persuadermi che non ho il diritto all’onorario, tu me lo devi perché ho compiuto la mia missione. Se tu non riesci, tu me lo devi a maggior ragione».

ANTICO ANEDDOTO

Lasciamo stare il sofismo che sta sotto a questa diatriba del mondo greco antico e puntiamo alla conclusione dei giudici che, giocando sul nome del maestro Corax (in greco «nido»), sentenziarono: «A un cattivo nido una cattiva covata». Quando si è maestri di inganno, si può ricevere in risultato la stessa moneta. È, questo, l’esito di una società che è debole nei valori morali e si regge soprattutto sull’astuzia, sull’imbroglio, sul tranello, sulla turlupinatura dell’altro.

Bisogna, infatti, ricordare che anche la vittima elabora anticorpi e si attrezza a ripagare chi l’ha raggirata con un’analoga trappola. E così si inquinano i rapporti interpersonali, si immiserisce lo stile di vita, si imbarbarisce la politica. Purtroppo, però, la catena non si spezza mai, perché l’inganno è una scorciatoia che trova sempre terreno aperto. Nel Principe il solito diffidente Machiavelli osservava: «Sono tanto semplici gli uomini che colui che inganna troverà sempre chi ingannare». Ma è altrettanto vera una battuta attribuita al presidente degli Stati Uniti Abraham Lincoln (1809-65): «Potete ingannare tutti per qualche tempo, o alcuni per tutto il tempo. Ma non potete prendere per il naso tutti per tutto il tempo».

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


La lettera che l’apostolo Paolo scrive ai cristiani di Roma è un testo straordinariamente ricco di contenuto. Egli infatti vi esprime la potenza del Vangelo nella vita di ogni persona che lo accoglie, la rivoluzione che questo annuncio porta: l’amore di Dio ci libera!

Paolo ne ha fatto l’esperienza e vuole esserne testimone, con le parole e con l’esempio. Questa sua fedeltà alla chiamata di Dio lo porterà proprio a Roma, dove potrà dare la vita per il Signore.