Categoria: Passa Parola

Essere testimoni credibili dell’amore di Dio

Buon lunedì

«Non sarà dato alcun segno a questa generazione»

Mc 8, 12

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18 FEBBRAIO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/santa-geltrude-comensoli.htm

SANTA GELTRUDE COMENSOLI

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Lunedì 18 Febbraio 2019

Lunedì della VI settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 8,11-13

In quel tempo, vennero i farisei e incominciarono a discutere con lui, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova.
Ma egli, traendo un profondo sospiro, disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità vi dico: non sarà dato alcun segno a questa generazione».
E lasciatili, risalì sulla barca e si avviò all’altra sponda.

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Commento del giorno:

San Clemente d’Alessandria (150-ca 215)

teologo

Protrettico, SC 2, p. 158

“Gesù sospirò e disse: ‘Perché questa generazione chiede un segno?'”

Il Creatore del mondo, il Padre, la cui arte è senza pari, ha plasmato da solo una statua vivente: l’uomo che siamo noi; mentre gli idoli sono soltanto l’opera stupida delle mani dell’uomo. Immagine di Dio è il suo Logos, il suo Verbo…, e immagine del Logos è l’uomo vero, lo spirito che è nell’uomo, di cui si dice, per questo motivo che è stato fatto “a immagine di Dio e a sua somiglianza” (Gen 1, 26), paragonato al Verbo divino a motivo dell’intelligenza del suo spirito. Ricevete quindi l’acqua spirituale, voi che siete ancora nei peccati, purificatevi, aspergendovi dell’acqua della verità; vi occorre essere puri per salire in cielo. Tu sei uomo, ciò che esiste di più universale; ricerca dunque il tuo Creatore. Tu sei figlio, ciò che esiste di più personale; riconosci tuo Padre. Ma se persisti nel tuo peccato, a chi dirà il Signore: “Il Regno dei cieli è vostro” (Mt 5, 3)? È vostro, se lo volete, se soltanto volete credere, se volete obbedire al messaggio come gli abitanti di Nìnive. Per aver ascoltato il profeta Giona, hanno ottenuto con il loro sincero pentimento la felicità della salvezza, invece della rovina dalla quale erano minacciati. Come salire in cielo, si domanda? La via, è il Signore (Gv 14, 16); via stretta (Mt 17, 13), che viene dal cielo; via stretta che conduce al cielo; via stretta disprezzata sulla terra, via larga adorata nei cieli. Per chi non ha sentito parlare del Verbo, c’è nella sua ignoranza motivo perché sia perdonato il suo errore; invece colui le cui orecchie hanno udito il messaggio, e non ha ascoltato nel suo cuore, è responsabile di una disubbidienza voluta. Tanto più è cosciente, quanto più la sua conoscenza gli nuocerà; poiché, per natura, in quanto uomo nato per la contemplazione del cielo, era stato fatto per la familiarità con Dio.

 

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Passa Parola

18/02/2019: Essere testimoni credibili dell’amore di Dio.
Buona settimana.
Per la Chiesa, la testimonianza di una vita autenticamente cristiana, abbandonata in Dio in una comunione che nulla deve interrompere, ma ugualmente donata al prossimo con uno zelo senza limiti, è il primo mezzo di evangelizzazione. L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri (…) o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni.
San Pietro esprimeva bene ciò quando descriveva lo spettacolo di una vita casta e rispettosa che «conquista senza bisogno di parole quelli che si rifiutano di credere alla Parola».
È dunque mediante la sua condotta, mediante la sua vita, che la Chiesa evangelizzerà innanzitutto il mondo, vale a dire mediante la sua testimonianza vissuta di fedeltà al Signore Gesù, di povertà e di distacco, di libertà di fronte ai poteri di questo mondo, in una parola, di santità.
(Fonte: Paolo VI – Evangelii nuntiandi N. 41)

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“Abbiamo detto molte volte che per amare gli altri occorre prima amare sé stessi. Tuttavia, questo inno all’amore afferma che l’amore “non cerca il proprio interesse”, o che “non cerca quello che è suo”. Questa espressione si usa pure in un altro testo: «Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri» (Fil 2,4). Davanti ad un’affermazione così chiara delle Scritture, bisogna evitare di attribuire priorità all’amore per sé stessi come se fosse più nobile del dono di sé stessi agli altri. Una certa priorità dell’amore per sé stessi può intendersi solamente come una condizione psicologica, in quanto chi è incapace di amare sé stesso incontra difficoltà ad amare gli altri: «Chi è cattivo con sé stesso con chi sarà buono? […] Nessuno è peggiore di chi danneggia sé stesso» (Sir 14,5-6).

(Papa Francesco Amoris Laetitia 101)
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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo ordinario
1) Preghiera
O Dio, che hai promesso di essere presente
in coloro che ti amano
e con cuore retto e sincero custodiscono la tua parola,
rendici degni di diventare tua stabile dimora.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Lunedì 18 febbraio 2019 – VI Settimana del Tempo Ordinario – Anno dispari

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«In quel tempo, vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova.
Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno».
Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva.»
 Mc 8,11-13
 

Come vivere questa Parola?

È interessante osservare come i farisei, accaniti oppositori di Gesù, trovano sempre modo di gettare sulla sua strada qualche piccola o grande contrarietà. Questa volta la richiesta riguarda un segno, che Gesù dovrebbe direttamente ottenere dal Cielo. Notiamo il profondo respiro di Gesù che dice quanto la richiesta sia lontana dall’essere in sintonia con la sua Persona divino umana.

Chiaramente i farisei erano ben lontani dal capire che il segno di Dio al mondo era proprio il Mistero di Cristo incarnato per la salvezza dell’uomo.

Con disappunto per la chiusura di mente e di cuore dei farisei, Gesù trova via liberà, andandosene subito in barca verso l’altra sponda.

Signore, spesso anch’io vorrei un segno dall’alto. Scusami, perché il vero segno sei Tu: fatto uomo, missionario sulle strade di Palestina, segno di salvezza nella tua Passione Morte e Risurrezione: vittoria su tutto ciò che è tenebra e malese ci consegniamo interamente a Te. 

 

La voce di un anonimo del XX secolo

“Ci sono segni di salvezza e segni di perdizione. La sincerità, la bontà, l’umiltà sono segni che producono salvezza; la sicumera, la chiusura di mente e di cuore sono segni di perdizione.”

 

Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA

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Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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L’argomento di oggi

ACQUA NEL VINO

Per aver successo bisogna aggiungere acqua al proprio vino, finché non c’è più vino.

Jules Renard

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La riflessione di oggi

Quelli della mia generazione ricordano certamente una lettura strappalacrime della loro adolescenza: era quel Pel di carota che narrava l’infanzia infelice e umiliata di un ragazzo, il piccolo Lepic, soprannominato appunto «Pel di carota» per il colore dei suoi capelli, ignorato dalla madre, maltrattato dai fratelli, dimenticato dal padre distratto. Solo quando tenterà il suicidio, il ragazzo ritroverà l’affetto paterno. Ora, a scrivere quel romanzo era stato nel 1894 il francese Jules Renard che ci ha lasciato anche un Diario postumo, pieno di notazioni psicologiche. È qui che ho attinto la citazione odierna, che ha per tema il successo, una realtà a cui un po’ tutti sacrifichiamo grani d’incenso.

Vorrei commentare questa battuta sul sostanziale bluff che s’annida sotto il manto dorato di molti trionfi con le parole di un altro scrittore più vicino a noi, Luciano Bianciardi, morto nel 1971 a Milano, città in cui aveva vissuto per molti anni: «Il metodo del successo consiste in larga misura nel sollevamento della polvere». Siamo sinceri: dietro il paravento ornato si nascondono spesso vergogne; il re è nudo ma nessuno osa dirlo; la polvere colorata riesce ad annebbiare il giudizio sull’autentica realtà. Ciononostante, la rincorsa al successo è così frenetica che, pur di essere al centro dell’attenzione pubblica, stormi di miserabili si presentano a programmi televisivi infami e impudicamente svuotano le loro intimità fisiche e spirituali. Oppure è la vanità che aggiunge acqua al vino della verità, pur di farsi notare, correndo però il rischio di svelare alla fine l’inganno. Oh, se si ritrovasse un po’ di gusto per il riserbo, la semplicità, la sincerità!

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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In questo salmo, Davide esprime la sua gioia e la sua riconoscenza davanti all’assemblea: ha conosciuto il pericolo e l’angoscia, ma ha invocato con fiducia il Dio di Israele ed ha ritrovato pace.

Il protagonista di questo inno è Dio con la sua misericordia, la sua presenza forte e decisiva accanto al povero e all’oppresso che Lo invoca.
Perché altri raggiungano la stessa salvezza, Davide suggerisce alcuni atteggiamenti del cuore: evitare di compiere il male, ma piuttosto operare sempre il bene.

E sottolinea la necessità di non diffamare il prossimo. La parola infatti può portare alla guerra.

La tolleranza rende possibile la pace

Buona Domenica

«Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco,

la vostra ricompensa è grande nei cieli.»

Lc 6, 23

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17 FEBBRAIO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/sette-fondatori-dell-ordine-dei-servi-della-beata-vergine-maria.htm

SETTE SANTI FONDATORI

DELL’ORDINE DEI SERVI DI MARIA

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Domenica 17 Febbraio 2019

VI Domenica del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 6,17.20-26

Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone,
Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva: «Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete.
Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e v’insulteranno e respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio dell’uomo.
Rallegratevi in quel giorno ed esultate, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nei cieli. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi, perché avete gia la vostra consolazione.
Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete.
Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro padri con i falsi profeti.»

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Commento del giorno:

San Paolo VI

papa dal 1963 al 1978

Esortazione apostolica “Gaudete in Domino” (1975) (© Libreria Editrice Vaticana)

“Beati voi poveri, perché vostro è il Regno di Dio”

Questa gioia di dimorare nell’amore di Dio incomincia fin da quaggiù. È quella del Regno di Dio. Ma essa è accordata su di una via scoscesa che richiede una totale fiducia nel Padre e nel Figlio, e una preferenza data al Regno. Il messaggio di Gesù promette innanzi tutto la gioia, questa gioia esigente ; non si apre essa attraverso le beatitudini ? “Beati, voi poveri, perché vostro è il Regno di Dio. Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete”. Misteriosamente, il Cristo stesso, per sradicare dal cuore dell’uomo il peccato di presunzione e manifestare al Padre un’obbedienza integra e filiale, accetta di morire per mano di empi, di morire su di una croce. Ma …d’ora innanzi, Gesù è per sempre vivente nella gloria del Padre, ed è per questo che i discepoli furono stabiliti in una gioia inestinguibile nel vedere il Signore, la sera di Pasqua (Lc 24, 41). Ne deriva che, quaggiù, la gioia del Regno portato a compimento non può scaturire che dalla celebrazione congiunta della morte e della risurrezione del Signore. È il paradosso della condizione cristiana, che illumina singolarmente quello della condizione umana: né la prova né la sofferenza sono eliminate da questo mondo, ma esse acquistano un significato nuovo nella certezza di partecipare alla redenzione operata dal Signore, e di condividere la sua gloria. Per questo il cristiano, sottoposto alle difficoltà dell’esistenza comune, non è tuttavia ridotto a cercare la sua strada come a tastoni, né a vedere nella morte la fine delle proprie speranze. Come lo annunciava il profeta: “Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia” (Is 9, 1-2).

 

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Passa Parola

La tolleranza rende possibile la pace

Domanda: “La proposta del dialogo va molto al di là della semplice tolleranza che, già a suo tempo, era stata una conquista ed è sempre un valore a rischio nella nostra società.
Se due secoli fa Lord Stanope poteva dire che la tolleranza, un tempo invocata come una grazia e poi conquistata come un diritto, ‘un giorno sarà rifiutata come un insulto’, era perché prevedeva che quel giorno – noi speriamo oggi – si sarebbe diventati sensibili ad un valore più alto, che è il dialogo: non solo tollerare quindi l’altro, ma rispettandolo profondamente, accogliere le idee diverse per potersi confrontare e soprattutto per costruire un rapporto fra veri fratelli. Che cosa ne pensi su questa riflessione?”
Risposta di Chiara Lubich: Io penso senz’altro che il dialogo supera di gran lunga la tolleranza, anche se non la disprezzerei del tutto perché in certi posti conviene che ci sia, perché almeno non c’è la lite, non c’è la lotta. Però il dialogo è tutta un’altra cosa, è un arricchimento reciproco, è un volersi bene, è un sentirsi già fratelli, è un creare già la fraternità universale su questa terra, quindi è tutta un’altra cosa. […]

(Fonte: www.centrochiaralubich.org – Il dialogo supera la tolleranza – Castel Gandolfo, 8 febbraio 1998 – Agli amici di convinzioni diverse)

La tolleranza è importante perché ci sia pace tra tutti, perché rende possibile la convivenza con l’accettazione delle differenze.
La tolleranza è il primo passo verso un dialogo aperto e rispettoso tra persone con punti di vista diversi, a volte persino opposti.
Nel mondo di oggi, i media, in particolare le applicazioni di chat e i social network, hanno avvicinato le persone alla comunicazione. Tuttavia, corriamo un serio rischio di estraniazione tra noi, perché la “libertà” di espressione in questi stessi media talvolta ci rende intolleranti l’uno verso l’altro.
Ognuno parla, scrive o trasmette cose che possono ferire la sensibilità degli altri. Questo sta accadendo specialmente nei gruppi che, paradossalmente, sono stati creati con l’intenzione di aggregare, unire e avvicinare le persone.
Viviamo la tolleranza ovunque, nel mondo reale o virtuale, per raggiungere il dialogo, la comunione, l’unità, la pace.

Apolonio Carvalho Nascimento

Spesso pensiamo alla tolleranza assimilandola allo sbuffò fra sé e sé accompagnato dal pensiero ‘E vabbè, sopporterò…’ e tollerare diventa sopportare forzatamente…
La tolleranza non è questo.
Tolleranza è rispetto dell’altro e della sua diversità da me.
Tolleranza è accogliere l’altro anche quando non ha idee come le mie.
Tolleranza è far sì che il fatto di essere diversi non sia un danno né per te, né per me: vedo le tue differenze rispetto a me e scelgo di non scagliarmi contro di te a causa di queste, vedi le mie differenze rispetto a te e scegli di non scagliarti contro di me a causa di queste.
Così la tolleranza può diventare saper fare silenzio per ascoltare l’idea dell’altro, per comprendere la sua difficoltà, il suo dubbio senza farsi cogliere dalla necessità di giudicare o attaccare.

Ala

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“Per disporsi ad un vero incontro con l’altro, si richiede uno sguardo amabile posato su di lui. Questo non è possibile quando regna un pessimismo che mette in rilievo i difetti e gli errori altrui, forse per compensare i propri complessi. Uno sguardo amabile ci permette di non soffermarci molto sui limiti dell’altro, e così possiamo tollerarlo e unirci in un progetto comune, anche se siamo differenti. L’amore amabile genera vincoli, coltiva legami, crea nuove reti d’integrazione, costruisce una solida trama sociale. In tal modo protegge sé stesso, perché senza senso di appartenenza non si può sostenere una dedizione agli altri, ognuno finisce per cercare unicamente la propria convenienza e la convivenza diventa impossibile. Una persona antisociale crede che gli altri esistano per soddisfare le sue necessità, e che quando lo fanno compiono solo il loro dovere. Dunque non c’è spazio per l’amabilità dell’amore e del suo linguaggio. Chi ama è capace di dire parole di incoraggiamento, che confortano, che danno forza, che consolano, che stimolano. Vediamo, per esempio, alcune parole che Gesù diceva alle persone: «Coraggio figlio!» (Mt 9,2). «Grande è la tua fede!» (Mt 15,28). «Alzati!» (Mc 5,41). «Va’ in pace» (Lc 7,50). «Non abbiate paura» (Mt 14,27). Non sono parole che umiliano, che rattristano, che irritano, che disprezzano. Nella famiglia bisogna imparare questo linguaggio amabile di Gesù.”

(Papa Francesco Amoris Laetitia 100)
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Lectio Divina Carmelitana:

“Beati voi, poveri! Guai a voi, ricchi!”
La luce del Vangelo cambia lo sguardo
Luca 6,17.20-26

1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.
Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

http://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-6-domenica-tempo-ordinario-c

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

17 febbraio 2019 – VI Domenica del Tempo Ordinario – Anno C

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

Acclamazione al Vangelo

«Alleluia, alleluia.
Rallegratevi ed esultate, dice il Signore, perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Alleluia.»
Lc 6,23ab
 

 

Come vivere questa Parola?

Dopo la pagina vertice del Vangelo di Gesù: quella delle Beatitudini, ecco la conclusione una promessa di gioia infinita per la vita che durerà sempre.

Lo sappiamo, nel proclamare le Beatitudini, Gesù ha capovolto la mentalità i desideri le attese dell’uomo. In ognuno di noi c’è una voce segreta che implora: dammi amore, dammi gioia. La vita però, in genere, è tutt’altro che propensa a risponderci positivamente. Così molto spesso l’uomo trascina le sue delusioni e lo scotto grigiofumo delle sue sconfitte.

 

No! Quando Gesù dice “Beati i poveri, beati i miti, beati i misericordiosi ecc., non solo capovolge la situazione ma apre, in speranza, un orizzonte di piena risposta alle nostre attese più profonde.

Non solo lo smacco, il non senso, la delusione, saranno cancellate per sempre ma inizierà quella vita in pienezza che è amore infinito ricevuto e amore donato, godimento di tutto l’essere: nella luce di Dio che è PIENEZZA DI ESSERE gioia che diventa felicità senz’ombra.

Signore, nei giorni a volte faticose e grigi, ravviva il mio sguardo interiore accresci la mia Fede, la mia Speranza. Sì, quel che mi attende è una tale pienezza di felicità che va ben oltre l’immaginabile. Voglio cominciare a cantare il mio grazie. Così il grigiore … di questi giorni pian piano si muterà in un cielo stellato di speranza.

 

La voce di u poeta e saggio orientale

“Nulla impedirà al sole di sorgere ancora, nemmeno la notte più buia. Perché oltre la nera cortina della notte c’è un’alba che ci aspetta.”

Khalil Gibran

 

Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA

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Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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L’argomento di oggi

L’AMORE NOIOSO

L’amore è l’attesa di una gioia che, quando arriva, annoia.

Leo Longanesi

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La riflessione di oggi

Di sé diceva di essere «un conservatore in un paese come l’Italia in cui non c’è niente da conservare», un paese abitato da «un popolo buono a niente e quindi capace di tutto». Stiamo parlando di Leo Longanesi, giornalista, disegnatore e scrittore, morto nel 1957, autore di battute fulminanti che nascevano da un’acidità congenita («sono un carciofino sott’odio» confessava di se stesso). Di questi aforismi proponiamo oggi una scheggia sull’amore. Pur nella tonalità ironica, essa conserva una verità: la debolezza umana riesce a ridurre il fuoco dell’amore a una brace che lentamente si estingue. Il grande nemico dell’amore non è il tradimento, ferita che può essere sanata, ma la noia.

Per illustrare in modo icastico questo concetto, vorrei affidarmi a un passo del romanzo A ogni uomo un soldo dello scrittore cattolico scozzese Bruce Marshall. Il protagonista, padre Gaston, sta viaggiando in treno e «di faccia aveva un uomo e una donna di mezza età: erano così indifferenti l’uno all’altra da far pensare che fossero sposati». Certo, non si può conservare per sempre la freschezza dell’innamoramento; ma il tarlo dell’indifferenza riduce il matrimonio a mera convivenza sotto lo stesso tetto, con il solo scambio di cenni o frasi sul tempo che fa. Il dialogo si spegne, i fremiti di tenerezza scompaiono, la noia diventa il nuovo, impalpabile velo nuziale. Tutto questo avviene insensibilmente, senza clamorose liti o inganni, ma lasciando che giorno dopo giorno cada un granello di noia, di distacco, di apatia. I granelli si trasformano in una coltre e alla fine si è di fronte al deserto dell’anima e dell’amore. Non è la quiete della serena abitudine alla quotidianità, è ormai la quiete della morte dei sentimenti.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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In questo salmo, Davide esprime la sua gioia e la sua riconoscenza davanti all’assemblea: ha conosciuto il pericolo e l’angoscia, ma ha invocato con fiducia il Dio di Israele ed ha ritrovato pace.

Il protagonista di questo inno è Dio con la sua misericordia, la sua presenza forte e decisiva accanto al povero e all’oppresso che Lo invoca.
Perché altri raggiungano la stessa salvezza, Davide suggerisce alcuni atteggiamenti del cuore: evitare di compiere il male, ma piuttosto operare sempre il bene.

E sottolinea la necessità di non diffamare il prossimo. La parola infatti può portare alla guerra.

Scegliere sempre la via del bene

Buon sabato

«Se li rimando digiuni alle proprie case,

verranno meno per via»

Mc 8, 3

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16 FEBBRAIO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/giuseppe-allamano.htm

BEATO GIUSEPPE ALLAMANO

Castelnuovo Don Bosco, Asti, 21 gennaio 1851 – Torino, 16 febbraio 1926

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Sabato 16 Febbraio 2019

Sabato della V settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 8,1-10

In quei giorni, essendoci di nuovo molta folla che non aveva da mangiare, Gesù chiamò a sé i discepoli e disse loro:
«Sento compassione di questa folla, perché gia da tre giorni mi stanno dietro e non hanno da mangiare.
Se li rimando digiuni alle proprie case, verranno meno per via; e alcuni di loro vengono di lontano».
Gli risposero i discepoli: «E come si potrebbe sfamarli di pane qui, in un deserto?».
E domandò loro: «Quanti pani avete?». Gli dissero: «Sette».
Gesù ordinò alla folla di sedersi per terra. Presi allora quei sette pani, rese grazie, li spezzò e li diede ai discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla.
Avevano anche pochi pesciolini; dopo aver pronunziata la benedizione su di essi, disse di distribuire anche quelli.
Così essi mangiarono e si saziarono; e portarono via sette sporte di pezzi avanzati.
Erano circa quattromila. E li congedò.
Salì poi sulla barca con i suoi discepoli e andò dalle parti di Dalmanùta.

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Commento del giorno:

San Giovanni Crisostomo (ca 345-407)

sacerdote ad Antiochia poi vescovo di Costantinopoli, dottore della Chiesa

Omelie sul vangelo secondo Matteo, n° 82; PG 87, 737

Il nostro Pastore dà se stesso in cibo

“Chi può narrare i prodigi del Signore, far risuonare tutta la sua lode?” (Sal 106,2) Quale pastore ha mai nutrito le sue pecore col proprio corpo? Addirittura le madri stesse spesso mettono a balia i figli appena nati. Gesù invece non può accettare questo per le sue pecore; egli ci nutre con il proprio sangue, e così ci fa diventare con lui un solo corpo. Considerate, fratelli, che Cristo è nato dalla nostra sostanza umana. Ma, direte, cosa importa? Questo non riguarda tutti gli uomini. Scusa, fratello, veramente è per tutti loro un grande vantaggio. Se egli si è fatto uomo, se è venuto a prendere la nostra natura umana, ciò riguarda la salvezza di tutti gli uomini. E se egli è venuto per tutti, è anche venuto per ognuno di noi. Forse direte: Perché dunque tutti gli uomini non hanno ricevuto il frutto che avrebbero dovuto ottenere da questa venuta? Non è certo colpa di Gesù, che ha scelto questo mezzo per la salvezza di tutti. La colpa è di coloro che respingono questo bene. Nell’eucaristia infatti, Gesù Cristo si unisce a ognuno dei suoi fedeli. Li fa rinascere, li nutre di se stesso, non li abbandona a qualcun altro e così, li convince, una volta ancora, che lui ha davvero preso la nostra carne.

 

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Passa Parola

Scegliere sempre la via del bene. Buon fine settimana. […] Libertà vuol dire saper riflettere su quello che facciamo, saper valutare ciò che è bene e ciò che è male, quelli che sono i comportamenti che fanno crescere, vuol dire scegliere sempre il bene. Noi siamo liberi per il bene. E in questo non abbiate paura di andare controcorrente.[…] (Fonte: Papa Francesco –  9 giugno 2013 – Incontro in Aula Nervi dei Docenti e degli Studenti delle scuole dei gesuiti in Italia e in Albania)

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“Amare significa anche rendersi amabili, e qui trova senso l’espressione aschemonei. Vuole indicare che l’amore non opera in maniera rude, non agisce in modo scortese, non è duro nel tratto. I suoi modi, le sue parole, i suoi gesti, sono gradevoli e non aspri o rigidi. Detesta far soffrire gli altri. La cortesia «è una scuola di sensibilità e disinteresse» che esige dalla persona che «coltivi la sua mente e i suoi sensi, che impari ad ascoltare, a parlare e in certi momenti a tacere». Essere amabile non è uno stile che un cristiano possa scegliere o rifiutare: è parte delle esigenze irrinunciabili dell’amore, perciò «ogni essere umano è tenuto ad essere affabile con quelli che lo circondano». Ogni giorno, «entrare nella vita dell’altro, anche quando fa parte della nostra vita, chiede la delicatezza di un atteggiamento non invasivo, che rinnova la fiducia e il rispetto. […] E l’amore, quanto più è intimo e profondo, tanto più esige il rispetto della libertà e la capacità di attendere che l’altro apra la porta del suo cuore».

(Papa Francesco Amoris Laetitia 99)
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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo ordinario
1) Preghiera
Custodisci sempre con paterna bontà
la tua famiglia, Signore,
e poiché unico fondamento della nostra speranza
è la grazia che viene da te,
aiutaci sempre con la tua protezione. Per il nostro…

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Sabato 16 febbraio 2019 – V Settimana del Tempo Ordinario (Anno Dispari)

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Poiché vi era di nuovo molta folla e non avevano da mangiare, Gesù chiamò a sé i discepoli e disse loro: «Sento compassione per la folla; ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Se li rimando digiuni alle loro case, verranno meno lungo il cammino; e alcuni di loro sono venuti da lontano».»
Mc 8,1-3

 

Come vivere questa Parola?

Queste parole di Gesù esprimono al vivo una capacità di comprensione, un sentire umanissimo e compassionevole. Davvero ben lontani dal capire Gesù furono coloro che cercarono di vedere in Lui le manifestazioni di un affettuoso fantasma. No, quello che anche qui il Vangelo ci rivela, riguarda la pregnanza, l’autenticità del Mistero dell’incarnazione. Gesù è Dio e anche pienamente uomo.

Gesù, vero Dio ti sei fatto anche vero uomo. Il tuo sentire impregnato di affetto comprensione condivisione e tenerezza mi scuote da una certa abitudinarietà adagiata nel comodismo. Signore convertimi a una solidarietà con quel che, nel nostro oggi, stanno vivendo i migranti, i poveri senza tetto, tutti i sofferenti della nostra terra non risparmiata da calamità e miserie di vario tipo.

 

La voce di un grande pensatore e premio nobel per la pace

Quel che disse e fece Gesù parla efficacemente a chi è libero da sé stesso e vive una tranquilla maturità nell’attenzione ricettiva e acconsenziente al Vangelo. Così nel nostro tempo la via della santità passa necessariamente attraverso l’azione.

Dag Hammarskjolda, Tracce di cammino, Bose Pag 149

 

Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA

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Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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L’argomento di oggi

IL MOLTO E IL BUONO

Non è il molto quel che si apprezza; è il buono. I libri sono come le anime, la cui grandezza non si misura dalla mole del corpo, ma dalla nobiltà degli spiriti.

Daniello Bartoli

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La riflessione di oggi

C’è una legge che sta imperando nella comunicazione contemporanea ed è quella dell’eccesso. Bisogna aggiungere sempre più enfasi ai prodotti: così, l’eros lentamente decade in pornografia, il giallo in violenza gratuita, il dibattito in lite, la protesta in insulto, la polemica in attacco personale e così via. Lo scrittore Italo Calvino, nelle sue Lezioni americane, ricordava che il vero artista (ma anche l’uomo sapiente) è colui che opera come lo scultore che toglie e non aggiunge. Dal blocco di marmo elimina tutto ciò che è inutile rispetto alla statua che è idealmente nascosta in quella pietra. Lo stesso concetto lo esprime in modo più immediato Daniello Bartoli, gesuita ferrarese vissuto nel Seicento, storico e grammatico, nell’opera L’uomo di lettere difeso ed emendato, da cui abbiamo desunto la citazione odierna.

Non è la mole che conta ma l’interiorità; non è la quantità che dovrebbe prevalere, bensì la qualità; non sono gli orpelli ma la sostanza ad assegnare valore a una persona o a un’opera; non è l’erudizione a fare lezione ma la saggezza che guida e illumina. Eppure, se siamo sinceri, a dominare ai nostri giorni è il troppo: invidiato è chi possiede tanto, chi prevarica con la parola e l’azione, chi incombe con la sua immagine e il successo. Dovremmo, invece, ritrovare la finezza della discrezione, il gusto della riflessione, la dignità del comportamento morale. Il poeta indiano Tagore pregava Dio di non lasciarlo smarrire «tra i grattacieli delle cose inutili», dimenticando la strada di casa. E per stare ai libri, potremmo finire con una fulminante recensione di Ennio Flaiano: «È un libro ponderoso. Che fa pensare. Ad altro».

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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In questo salmo, Davide esprime la sua gioia e la sua riconoscenza davanti all’assemblea: ha conosciuto il pericolo e l’angoscia, ma ha invocato con fiducia il Dio di Israele ed ha ritrovato pace.

Il protagonista di questo inno è Dio con la sua misericordia, la sua presenza forte e decisiva accanto al povero e all’oppresso che Lo invoca.
Perché altri raggiungano la stessa salvezza, Davide suggerisce alcuni atteggiamenti del cuore: evitare di compiere il male, ma piuttosto operare sempre il bene.

E sottolinea la necessità di non diffamare il prossimo. La parola infatti può portare alla guerra.

Custodire la natura con riconoscenza

Buon venerdì

«Effatà»

Mc 7, 34

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15 FEBBRAIO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/san-claudio-de-la-colombiere.htm

SAN CLAUDIO DE LA COLOMBIERE

Apostolo del Sacro Cuore

Grenoble (Francia), 2 febbraio 1641 – Paray-le-Monial (Francia), 15 febbraio 1682

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Venerdì 15 Febbraio 2019

Venerdì della V settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 7,31-37

Di ritorno dalla regione di Tiro, passò per Sidone, dirigendosi verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
E gli condussero un sordomuto, pregandolo di imporgli la mano.
E portandolo in disparte lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua;
guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: «Effatà» cioè: «Apriti!».
E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo raccomandava, più essi ne parlavano
e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

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Commento del giorno:

Odi di Salomone (testo cristiano ebraico del 2° secolo)

N° 12

“Si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente”

Il Signore mi riempì con parole di verità, perché la proclamassi. Come il flusso dell’acqua, la verità fluì dalla mia bocca, le mie labbra manifestarono i suoi frutti. Il Signore moltiplicò in me la sua conoscenza, ché la bocca del Signore è il Verbo verace, la porta della sua luce. L’Altissimo inviò la sua Parola nel mondo: i cantori della sua bellezza, gli araldi della sua gloria, i messaggeri del suo disegno, i predicatori del suo pensiero, gli apostoli delle sue opere. La sottigliezza del Verbo è inesprimibile … Il suo cammino non ha confini: Mai esso cade, ma sta in piedi sicuro; nessuno conosce la sua discesa o il sentiero di esso… E’ luce e chiarore del pensiero: per mezzo suo il mondo ha cominciato ad esprimersi. E quelli che prima erano in silenzio hanno trovato in lui la Parola, perché da lui vengono l’amore e la concordia. Spinto dal Verbo, ogni essere creato può dire ciò che è. Tutti riconobbero il loro Creatore e trovarono in lui l’armonia, poiché a loro parlò la bocca dell’Altissimo. Dimora del Verbo è il figlio dell’uomo e la sua verità è amore. Felici quelli che per mezzo di lui hanno compreso ogni mistero e conoscono il Signore nella sua verità. Alleluia!

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Passa Parola

Custodire la natura con riconoscenza. Buona giornata. […] «La vocazione del custodire, però, non riguarda solamente noi cristiani, ha una dimensione che precede e che è semplicemente umana, riguarda tutti. E’ il custodire l’intero creato, la bellezza del creato, come ci viene detto nel Libro della Genesi e come ci ha mostrato san Francesco d’Assisi: è l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo. […] (Fonte: Papa Francesco: custodire la bellezza del creato e aver cura l’uno dell’altro – www.sanfrancescopatronoditalia.it)

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“E’ importante che i cristiani vivano questo atteggiamento nel loro modo di trattare i familiari poco formati nella fede, fragili o meno sicuri nelle loro convinzioni. A volte accade il contrario: quelli che, nell’ambito della loro famiglia, si suppone siano cresciuti maggiormente, diventano arroganti e insopportabili. L’atteggiamento dell’umiltà appare qui come qualcosa che è parte dell’amore, perché per poter comprendere, scusare e servire gli altri di cuore, è indispensabile guarire l’orgoglio e coltivare l’umiltà. Gesù ricordava ai suoi discepoli che nel mondo del potere ciascuno cerca di dominare l’altro, e per questo dice loro: «tra voi non sarà così» (Mt 20,26). La logica dell’amore cristiano non è quella di chi si sente superiore agli altri e ha bisogno di far loro sentire il suo potere, ma quella per cui «chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore» (Mt 20,27). Nella vita familiare non può regnare la logica del dominio degli uni sugli altri, o la competizione per vedere chi è più intelligente o potente, perché tale logica fa venir meno l’amore. Vale anche per la famiglia questo consiglio: «Rivestitevi tutti di umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste ai superbi, ma dà grazia agli umili» (1 Pt 5,5).”

(Papa Francesco Amoris Laetitia 98)
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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo ordinario
1) Preghiera
Custodisci sempre con paterna bontà
la tua famiglia, Signore,
e poiché unico fondamento della nostra speranza
è la grazia che viene da te,
aiutaci sempre con la tua protezione. Per il nostro…

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Venerdì 15 febbraio 2019 – V Settimana del Tempo Ordinario (Anno Dispari)

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano.
Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.»
Mc 7,31-35

 

Come vivere questa Parola?

Gesù non si trattiene dal visitare luoghi dove da secoli si pregava varie divinità. Nel visitare Tiro e Sidone, contattò terre di popolazioni che, millenni prima di Cristo avevano le loro divinità seguendole con cuore ben lontano dal Vangelo di Gesù. Eppure ecco: il Signore della vita accetta che gli sia portato un sordomuto a cui imporre la mano. Amo’ di atto liberatorio, lo prese in disparte lontano dalla folla. Poi, nelle modalità meno auspicabili, compie il miracolo: il sordo ode e, da muto passa alla facile loquela.

Quello su cui oggi poniamo l’attenzione è l’assoluta libertà con cui Gesù si muove, senza però mai perdere l’occasione di compiere il bene: in questo caso sanare (quindi liberare) il sordomuto.

Signore tu mi insegni che la Parola non si annuncia solo proclamandola e leggendo in privato; si annuncia con la vita.

 

La voce di un Vescovo santo

La Chiesa evangelizza non solo per quello che dice ma soprattutto per quello che è e che fa.

Don Tonino Bello

Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA

info@sanbiagio.org

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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L’argomento di oggi

LA CAMORRA

Il male è contagioso come il bene, e l’oppressione, specialmente quella esercitata dalla camorra, corrompe l’oppresso e l’oppressore, e corrompe anche chi resta lungamente spettatore di questo stato di cose senza reagire con tutte le sue forze.

Pasquale Villari

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La riflessione di oggi

 

Così scriveva nel 1875 (sic!) lo storico Pasquale Villari in una delle sue Lettere meridionali, giudicando una situazione che è drammaticamente identica ancora ai nostri giorni, quasi il tempo si fosse bloccato in una sorta di fermo-immagine. Tre sono gli attori che vengono fatti salire sulla ribalta: l’oppresso, l’oppressore, lo spettatore. La forza dirompente del male è tale che, partendo dalla sua sorgente (l’oppressore), riesce progressivamente a inquinare il fiume in cui si immette (l’oppresso), ma anche il terreno circostante (lo spettatore). La rete delle connivenze s’allarga, il regime del ricatto o del terrore stende il suo sudario di ingiustizia, di violenza e persino di morte, l’atmosfera camorristica o mafiosa ammorba le anime e rende tutta la società complice del male.

Detto questo, non possiamo tirarci fuori perché settentrionali o appartenenti ad altri ambiti. Non solo perché, come diceva Ugo Ojetti (1871-1946), famoso giornalista e scrittore, «si è sempre meridionali di qualcuno», e quindi altri paesi considerano chi si ritiene «settentrionale» come geograficamente e culturalmente «inferiore» rispetto al proprio punto di vista. C’è anche un rischio più universale di inquinamento delle coscienze, un declassamento dei valori morali, un’acquiescenza diffusa alla corruzione. È un’esperienza, certo, meno veemente di quella del crimine organizzato, ma si regge sullo stesso principio: «il male è contagioso come il bene». Un principio maligno che, però, contiene in sé anche il suo antidoto: «il bene è contagioso come il male».

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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In questo salmo, Davide esprime la sua gioia e la sua riconoscenza davanti all’assemblea: ha conosciuto il pericolo e l’angoscia, ma ha invocato con fiducia il Dio di Israele ed ha ritrovato pace.

Il protagonista di questo inno è Dio con la sua misericordia, la sua presenza forte e decisiva accanto al povero e all’oppresso che Lo invoca.
Perché altri raggiungano la stessa salvezza, Davide suggerisce alcuni atteggiamenti del cuore: evitare di compiere il male, ma piuttosto operare sempre il bene.

E sottolinea la necessità di non diffamare il prossimo. La parola infatti può portare alla guerra.

Testimoniare la forza dell’amore

Buon giovedì

«…curate i malati che vi si trovano, e dite loro:

si è avvicinato a voi il regno di Dio»

Lc 10, 9

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14 FEBBRAIO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/san-valentino.htm

SAN VALENTINO

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Rosario per gli ammalati: https://www.facebook.com/domenico.iervolino/videos/10217881176851854/

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Giovedì 14 Febbraio 2019

Santi Cirillo monaco e Metodio vescovo, Patroni d’Europa, festa

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 10,1-9

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe.
Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi;
non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa.
Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi.
Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l’operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi,
curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio».

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Commento del giorno:

San Paolo VI

papa dal 1963 al 1978

Discorso del 22/05/1970

San Cirillo e l’alfabeto cirillico

Siamo molto felici di … commemorare il grande santo Cirillo, che con suo fratello san Metodio è giustamente onorato come apostolo degli Slavi e fondatore della letteratura slava. Cirillo è stato un grande apostolo che ha saputo realizzare in modo straordinario l’equilibrio fra le esigenze dell’unità e la legittimità della diversità. Si è appoggiato a un principio tradizionale e immutabile: la Chiesa rispetta e assume tutte le realtà virtuose, le risorse, le forme di vita dei popoli ai quali annuncia il Vangelo del Signore, purificandole, fortificandole, elevandole. E’ così che i santi Cirillo e Metodio hanno potuto fare in modo che la rivelazione di Cristo, la vita liturgica e la vita spirituale cristiane si son trovate “a casa loro” nella cultura e la vita dei grandi popoli slavi. Ma quanta fatica ha dovuto fare Cirillo per riuscire a portare a termine tale opera! La sua penetrazione della lingua e della cultura dei popoli slavi furono il frutto di studi lunghi e perseveranti, di un’abnegazione continua, unita ad un genio non comune che ha saputo fornire a questa lingua e a questa cultura il primo alfabeto… Così facendo egli ha gettato le basi di un immenso sviluppo letterario e culturale che non ha cessato di ampliarsi e diversificarsi fino ai nostri giorni… Che san Cirillo, uomo della tradizione che resta sempre un esempio per gli uomini d’oggi nello sforzo di adattarsi ai cambiamenti che avvengono, [ci] ispiri nei [nostri] sforzi per la concordia e la pace fra popoli di diverse culture e tradizioni.

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Passa Parola

Testimoniare la forza dell’amore

 

“Vi mando come agnelli in mezzo a lupi”.

Tutti i santi sono esempi chiari – uno in modo particolare: S. Francesco d’Assisi.

“Testimoniare la forza dell’amore”.

 

[…] Alziamo il termometro della nostra reciproca carità. Che anche un semplice nostro sorriso, o un gesto, o un atto d’amore, o una parola, o un consiglio, o un apprezzamento, o una correzione a suo tempo, rivolti ai fratelli, rivelino la nostra prontezza a morire per loro. Che si veda il nostro amore, non certo per vanità, ma per garantirci l’arma potente della testimonianza. Spesso anche noi, come i primi cristiani, siamo in un mondo senza Dio, scristianizzato. Dobbiamo, dunque, testimoniare Gesù e lo possiamo fare nel migliore dei modi con il nostro reciproco amore.

 

(Fonte: Chiara Lubich – La testimonianza da dare)

 

L’amore ha una forza che ci fa superare tutte le barriere.

È l’amore che fa sì che qualcuno dimentichi se stesso, lasci il proprio ego per andare incontro a chi è nel bisogno.

È l’amore che ci porta a praticare atti eroici, a testimoniare il distacco dalle cose materiali, a rinunciare alla nostra volontà per fare la volontà di un’altra persona.

Siamo stati fatti per amare, per cui abbiamo la forza dell’amore nell’essenza del nostro essere.

Quando amiamo, stiamo bene, abbiamo la pace interiore, abbiamo una luce speciale che illumina i nostri giorni, siamo felici. Quando non amiamo, perdiamo tutto questo e la vita diventa amara.

Il potere dell’amore genera nuova vita dentro noi e intorno a noi.

Paolo afferma in 1 Corinzi 13 che per il momento sussistono tre virtù essenziali: fede, speranza e amore. Ma la più grande di queste è l’amore.

 

Apolonio Carvalho Nascimento

 

La forza dell’amore…

È quella che scopri di avere quando segui la verità presente nel cuore.

Quando accetti di vederti con tutto quello che sei; vedendo che non sei perfetto, ma sapendo anche che non ‘devi’ esserlo per forza.

Quando accetti le ferite che hai nel cuore e non pretendi che qualcuno ti ripaghi.

Quella per cui non hai bisogno dell’amore di tutti, perché l’amore già è presente nel tuo cuore.

Una forza che si acquista giorno per giorno, cadendo e rialzandosi.

 

Ala

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“Segue l’espressione perpereuetai, che indica la vanagloria, l’ansia di mostrarsi superiori per impressionare gli altri con un atteggiamento pedante e piuttosto aggressivo. Chi ama, non solo evita di parlare troppo di sé stesso, ma inoltre, poiché è centrato negli altri, sa mettersi al suo posto, senza pretendere di stare al centro. La parola seguente – physioutai – è molto simile, perché indica che l’amore non è arrogante. Letteralmente esprime il fatto che non si “ingrandisce” di fronte agli altri, e indica qualcosa di più sottile. Non è solo un’ossessione per mostrare le proprie qualità, ma fa anche perdere il senso della realtà. Ci si considera più grandi di quello che si è perché ci si crede più “spirituali” o “saggi”. Paolo usa questo verbo altre volte, per esempio per dire che «la conoscenza riempie di orgoglio, mentre l’amore edifica» (1 Cor 8,1). Vale a dire, alcuni si credono grandi perché sanno più degli altri, e si dedicano a pretendere da loro e a controllarli, quando in realtà quello che ci rende grandi è l’amore che comprende, cura, sostiene il debole. In un altro versetto lo utilizza per criticare quelli che si “gonfiano d’orgoglio” (cfr 1 Cor 4,18), ma in realtà hanno più verbosità che vero “potere” dello Spirito (cfr 1 Cor 4,19).”

(Papa Francesco Amoris Laetitia 97)
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Lectio Divina Carmelitana:

 Giovedì, 14 Febbraio, 20191) Preghiera

O Dio, ricco di misericordia,
che nella missione apostolica dei santi fratelli Cirillo e Metodio
hai donato ai popoli slavi la luce del Vangelo,
per la loro comune intercessione fa’ che tutti gli uomini accolgano la tua parola
e formino il tuo popolo santo concorde nel testimoniare la vera fede.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli. Amen.

http://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-santi-cirillo-e-metodio

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Giovedì 14 febbraio 2019 – Santi Cirillo Monaco E Metodio Vescovo,
Patroni di Europa – Festa

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa! Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi»
Lc 10,3-5

 

Come vivere questa Parola?

È importante cogliere quanto è liberante questo insegnamento di Gesù. Ci libera infatti da troppa preoccupazione riguardante la nostra vita materiale. Non è che dobbiamo disdegnarla, ma si tratta di dare la priorità a quel che è essenziale.

Signore, aiutami a fare a meno di troppi accessori. Io sono quel che sono, in ordine a quella libertà interiore (ed esteriore) per cui la mia vita può occuparsi in modo prioritario delle opere del mio Signore.

 

La voce di un Padre del deserto

Se l’azione non coincide con la preghiera, l’uomo si affatica in vano.

Abate Mosè

 

Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA

info@sanbiagio.org

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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L’argomento di oggi

GLI SPECIALISTI

Lo specialismo eccessivo e separato dal corpo generale del sapere è lo specialismo di chi sa tutto quanto su un frammento dell’universo ma ignora l’universo.

Uberto Scarpelli

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La riflessione di oggi

 

Ormai, quando abbiamo una malattia seria, ci rivolgiamo tutti allo «specialista». Nei dibattiti televisivi non manca mai «un esperto» di turno. Persino al Concilio Vaticano II c’erano i «periti». Uno dei vocaboli più comuni è «tecnico», e ce ne sono distribuiti in tutti i settori, per cui non basta più l’elettricista se devi riparare un elettrodomestico, ma ci vuole il «tecnico» apposito. Per ricorrere a un altro termine di moda, la «parcellizzazione» è la regola del conoscere, per cui ognuno ha la sua particella di sapere che amministra spesso in modo esclusivo e supponente. Il risultato di questo «specialismo» è ben detto dalla frase del filosofo Uberto Scarpelli (1924-93) sopra citata: si sa tutto di un frammento e si ignora l’insieme, per cui la malattia è guarita, ma il malato può morire per altri effetti collaterali ed esterni a quella sindrome.

Quest’ultimo è il solito e un po’ paradossale esempio che viene addotto. È, però, necessario riconoscere che l’antico medico generico aveva una sensibilità più onnicomprensiva e non ignorava che a guarire aiuta anche il calore umano e non solo la competenza scientifica. Ora si privilegia la via secondo la quale si conosce sempre di più su un argomento sempre più piccolo e si perdono di vista gli orizzonti. Questo atteggiamento si riflette anche nell’educazione e nella vita: non si è più capaci di dare un senso unitario e globale alla realtà e alla stessa esistenza. Certo, dobbiamo rimuovere la superficialità del personaggio di Arthur Conan Doyle del quale si diceva che «his specialism is omniscience». Onniscienti non siamo, ma neppure monodirezionali, monocromi e riduttivi.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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In questo salmo, Davide esprime la sua gioia e la sua riconoscenza davanti all’assemblea: ha conosciuto il pericolo e l’angoscia, ma ha invocato con fiducia il Dio di Israele ed ha ritrovato pace.

Il protagonista di questo inno è Dio con la sua misericordia, la sua presenza forte e decisiva accanto al povero e all’oppresso che Lo invoca.
Perché altri raggiungano la stessa salvezza, Davide suggerisce alcuni atteggiamenti del cuore: evitare di compiere il male, ma piuttosto operare sempre il bene.

E sottolinea la necessità di non diffamare il prossimo. La parola infatti può portare alla guerra.

Vedere in ognuno un fratello

Buon mercoledì

«Sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo»

Mc 7, 15

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San Giuliana Laica venerata a Torino

13 febbraio

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Mercoledì 13 Febbraio 2019 ore 20.30 dalla Parrocchia San Felice in Pincis, Rosario meditato del mercoledì e Cenacolo degli Apostoli della Pace. Si potrà seguire dalle nostre pagine faceboook:

https://www.facebook.com/domenico.iervolino ; https://www.facebook.com/sanfeliceinpincis/ ; https://www.facebook.com/donMimmoIervolino/

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Mercoledì 13 Febbraio 2019

Mercoledì della V settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 7,14-23

Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e intendete bene:
non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo».
.
Quando entrò in una casa lontano dalla folla, i discepoli lo interrogarono sul significato di quella parabola.
E disse loro: «Siete anche voi così privi di intelletto? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può contaminarlo,
perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va a finire nella fogna?». Dichiarava così mondi tutti gli alimenti.
Quindi soggiunse: «Ciò che esce dall’uomo, questo sì contamina l’uomo.
Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi,
adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza.
Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo».

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Commento del giorno:

San Bernardo (1091-1153)

monaco cistercense e dottore della Chiesa

Discorsi sul Cantico dei Cantici, n. 61, 3

“Crea in me, o Dio, un cuore puro” (Sal 51,12)

Dove può trovare riposo e sicurezza la nostra fragilità se non nelle piaghe del Signore? Vi resto con tanta più fiducia quanto più è grande la sua forza di salvarmi. Il mondo vacilla, il corpo pesa con la sua mole, il demonio tende insidie: ma io non cado perché mi trovo su una solida roccia… Quanto mi manca per causa mia, lo prendo con fiducia nelle viscere misericordiose del Signore, perché il suo corpo è squarciato abbastanza affinché si spanda tutto il suo amore. Hanno forato le sue mani e i suoi piedi e il costato con un colpo di lancia (Gv 19,34). Attraverso questi fori spalancati, posso gustare il miele di roccia (Sal 81,17) e l’olio che discende dalla pietra durissima, cioè vedere e gustare quanto è buono il Signore (Sal 34,9). Egli pensava progetti di pace ed io non lo sapevo (cfr Ger 29,11)… Ma il chiodo che penetra in lui è divenuto per me chiave che mi apre il mistero dei suoi disegni. Come non vedere attraverso queste aperture? I chiodi e le piaghe gridano che veramente, nella persona di Cristo, Dio riconcilia il mondo a sé (2Co 5,19). Il ferro ha trafitto il suo essere e toccato il suo cuore, affinché sappia compatire la mia natura vulnerabile. Il segreto del suo cuore è messo a nudo nelle piaghe del suo corpo: si vede ormai scoperto il mistero di bontà infinita, questa bontà misericordiosa del nostro Dio, per cui verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge” (Lc 1,78). Come poteva quel cuore non manifestarsi attraverso quelle piaghe? Come mostrare più chiaramente che con le tue piaghe tu, Signore, sei dolce e pietoso e pieno di misericordia? Poiché non c’è compassione più grande che dare la propria vita per coloro che sono destinati alla morte (cfr Gv 15,13).

 

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13/02/2019: Vedere in ognuno un fratello.

Buona giornata.

[…] Dice San Vincenzo de Paoli: ‘Essere cristiani e vedere il proprio fratello che soffre senza soffrire con lui, senza essere malaticon lui, significa essere senza carità, essere cristiani di nome…’. Ascoltando questi santi, è chiaro che ognuno di noi deve amare con tutto se stesso, non può amare a metà, né senza cuore. Gesù vuole un amore che, come dice Luca, «muove a compassione» ). Dobbiamo donarci totalmente al fratello ed accogliere il fratello in noi.

(Fonte: Centro Chiara Lubich – Chiara Lubich – Rocca di Papa, 24 ottobre 1978 – Come amare il fratello (II parte))

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“In definitiva si tratta di adempiere quello che richiedevano gli ultimi due comandamenti della Legge di Dio: «Non desidererai la casa del tuo prossimo. Non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo né la sua schiava, né il suo bue né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo» (Es 20,17). L’amore ci porta a un sincero apprezzamento di ciascun essere umano, riconoscendo il suo diritto alla felicità. Amo quella persona, la guardo con lo sguardo di Dio Padre, che ci dona tutto «perché possiamo goderne» (1 Tm 6,17), e dunque accetto dentro di me che possa godere di un buon momento. Questa stessa radice dell’amore, in ogni caso, è quella che mi porta a rifiutare l’ingiustizia per il fatto che alcuni hanno troppo e altri non hanno nulla, o quella che mi spinge a far sì che anche quanti sono scartati dalla società possano vivere un po’ di gioia. Questo però non è invidia, ma desiderio di equità.”

(Papa Francesco Amoris Laetitia 96)
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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo ordinario
1) Preghiera
Custodisci sempre con paterna bontà
la tua famiglia, Signore,
e poiché unico fondamento della nostra speranza
è la grazia che viene da te,
aiutaci sempre con la tua protezione. Per il nostro…

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Mercoledì 13 febbraio 2019 – V Settimana del Tempo Ordinario (Anno Dispari)

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«E diceva: «Ciò che esce dall’uomo è quello che rende impuro l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo»
Mc 7,20-23

 

Come vivere questa Parola?

La forza di questa Parola del Signore sta nel rovesciare il peso valutativo della nostra autentica vita umana.

Non conta quel che introduciamo in noi stimolati da vario appetito; è invece molto importante che ci proponiamo di curare quel che, come dice la Bibbia, abita nei nostri cuori. Non dalle belle parole o da grandiosi atti suscitanti encomio e gloria, ma da quello che coltiviamo interiormente, verremo giudicati da Dio.

Signore Gesù, tienimi sempre accesa la fiamma di un amore vigilante. Dammi di essere autentica anzitutto nel pensare e nel sentire interiore; di lì conducimi a vivere il mio quotidiano in assoluta coerenza tra quel che sono e quello che esprimo e realizzo nelle mie giornate.

 

La voce di un antico Padre del deserto

Chi porta coscientemente il peso del proprio peccato, non guarda quello del prossimo.

Abate Mosè

 

Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA

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Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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L’argomento di oggi

LE PROFONDITÀ DELL’IO

Solo chi ha raggiunto una piena identità con se stesso non ha più paura della paura. Il traguardo estremo di ogni fatica umana è vivere la propria vita.

Rainer W. Fassbinder

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La riflessione di oggi

«Conosci te stesso» era scritto sul tempio di Delfi. Un monito apparentemente semplice, e invece arduo da praticare. Ma è solo per questa via che ci si libera dalle paure e dalle insicurezze. Altrettanto semplice, eppure difficile da attuare, è anche il monito a vivere la propria vita in pienezza. Entrambe le considerazioni sono offerte dal regista tedesco Rainer W. Fassbinder (1945-82) nel suo saggio I film liberano la testa. Molti, infatti, si accontentano di vivere in superficie, quasi galleggiando, ed è per questo che possono essere travolti da ogni increspatura del mare dell’esistenza o afferrati dagli incubi che si parano a ogni angolo della storia. Ma il vero problema è proprio quello di scendere in profondità.

Lo scrittore francese Julien Green (1900-98) osservava che «il più grande esploratore non compie viaggi così lunghi come chi discende nel profondo del proprio cuore». E uno dei padri della psicoanalisi, Carl Gustav Jung (1875-1961), era convinto che fosse «più facile andare su Marte o sulla Luna che penetrare nel proprio io». Spesso si cerca di evitare una simile esplorazione perché essa può riservare sorprese amare ed è anche per questo che corriamo fuori da noi stessi, distraendoci nel rumore e riempiendoci di cose. «Come è insondabile il cuore dell’uomo» esclamava Pascal nei suoi Pensieri «e come è pieno di sporcizia!» Eppure è solo attraverso questa discesa nelle profondità dell’io che ci si può liberare dalle catene e dalle paure. «Dal profondo a te grido, Signore!» invoca il Salmista, e dall’alto scende una voce e si stende una mano sicura.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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In questo salmo, Davide esprime la sua gioia e la sua riconoscenza davanti all’assemblea: ha conosciuto il pericolo e l’angoscia, ma ha invocato con fiducia il Dio di Israele ed ha ritrovato pace.

Il protagonista di questo inno è Dio con la sua misericordia, la sua presenza forte e decisiva accanto al povero e all’oppresso che Lo invoca.
Perché altri raggiungano la stessa salvezza, Davide suggerisce alcuni atteggiamenti del cuore: evitare di compiere il male, ma piuttosto operare sempre il bene.

E sottolinea la necessità di non diffamare il prossimo. La parola infatti può portare alla guerra.

Dare fiducia

Buon martedì

«Questo popolo mi onora con le labbra,

ma il suo cuore è lontano da me»

Mc 7, 6

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San Melezio di Antiochia Vescovo

12 febbraio

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Martedì 12 Febbraio 2019

Martedì della V settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 7,1-13

In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani immonde, cioè non lavate –
i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavate le mani fino al gomito, attenendosi alla tradizione degli antichi,
e tornando dal mercato non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, stoviglie e oggetti di rame –
quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani immonde?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me.
Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
E aggiungeva: «Siete veramente abili nell’eludere il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione.
Mosè infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e chi maledice il padre e la madre sia messo a morte.
Voi invece andate dicendo: Se uno dichiara al padre o alla madre: è Korbàn, cioè offerta sacra, quello che ti sarebbe dovuto da me,
non gli permettete più di fare nulla per il padre e la madre,
annullando così la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».

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Commento del giorno:

San [Padre] Pio da Pietrelcina (1887-1968)

cappuccino

T, 7; CE, 39-40

“Questo popolo mi onora con le labbra ma il suo cuore è lontano da me”

La preghiera, è un cuore a cuore con Dio… L’orazione fatta bene tocca il cuore di Dio e lo incita ad esaudirci; quando preghiamo, rivolgiamoci verso Dio con tutto il nostro essere: i nostri pensieri, il nostro cuore… Il Signore si lascerà persuadere e verrà in nostro aiuto. Prega e spera. Non agitarti; l’agitazione non giova a nulla. Dio è misericordioso e ascolterà la tua preghiera. La preghiera è la nostra migliore arma: è la chiave che apre il cuore di Dio. Devi rivolgerti a Gesù non tanto con le labbra quanto con il cuore.

 

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“Quindi si rifiuta come contrario all’amore un atteggiamento espresso con il termine zelos (gelosia o invidia). Significa che nell’amore non c’è posto per il provare dispiacere a causa del bene dell’altro (cfr At 7,9; 17,5). L’invidia è una tristezza per il bene altrui che dimostra che non ci interessa la felicità degli altri, poiché siamo esclusivamente concentrati sul nostro benessere. Mentre l’amore ci fa uscire da noi stessi, l’invidia ci porta a centrarci sul nostro io. Il vero amore apprezza i successi degli altri, non li sente come una minaccia, e si libera del sapore amaro dell’invidia. Accetta il fatto che ognuno ha doni differenti e strade diverse nella vita. Dunque fa in modo di scoprire la propria strada per essere felice, lasciando che gli altri trovino la loro.”

(Papa Francesco Amoris Laetitia 95)
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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo ordinario
1) Preghiera
Custodisci sempre con paterna bontà
la tua famiglia, Signore,
e poiché unico fondamento della nostra speranza
è la grazia che viene da te,
aiutaci sempre con la tua protezione. Per il nostro…

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Martedì 12 febbraio 2019 – V Settimana del Tempo Ordinario (Anno Dispari)

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio”, non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».
 Mc 7,11-13

 

Come vivere questa Parola?

Gesù prende posizione coraggiosa nei confronti di Scribi Farisei Dottori della Legge abili nel disdegnare i comandamenti di Dio pur di osservare la Tradizione; in questo caso si tratta addirittura del Padre e della Madre per i quali la stessa Legge ricevuta da Dio, inculcava l’obbligo di onorarli, assistendoli nelle loro necessità. Ma il formalismo imperante in cui erano caduti gli Israeliti giustificava ogni trascuratezza nei riguardi dei vecchi genitori, purché si offrisse il denaro dovuto al Tempio.

No, la Tradizione di uomini accomodati nel loro egoismo non sostituisce mai l’esigenza primaria della Legge di Dio. Egli infatti è il Creatore Padre di quegli uomini che creò e, dopo la caduta, redense con l’infinito prezzo della morte in croce di Gesù suo Figlio Unigenito.

Signore Gesù, fammi aderire con quotidiana fedeltà alla tua Parola per convertirmi davvero a una vita più autenticamente umana e cristiana.

 

La voce di un politico filosofo e avvocato indiano

I diritti aumentano automaticamente per chi compie debitamente i suoi doveri.

Mahatma Gandhi

Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA

 

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L’argomento di oggi

IL DEGRADO

In generale ho notato che il degrado è molto più rapido del progresso. E per di più, se il progresso ha dei limiti, il degrado è illimitato.

Sergej Dovlatov

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La riflessione di oggi

 

La fiducia nel progresso è stata non di rado sbandierata come un’insegna destinata a illuminare la via della modernità. E questa è una convinzione che ha una sua verità, anche religiosa: la stessa fede biblica è scandita, da un lato, dal messianismo che è attesa di un salvatore e, d’altro lato, dall’escatologia che è speranza in una piena salvezza finale, posta a suggello della storia. Non si può, però, ignorare che c’è un progresso solo apparente, come ironizzava il filosofo francese Henri Bergson: «L’umanità geme, per metà schiacciata sotto il peso dei progressi che ha fatto». In verità, in molti «progressi» scientifici o sociali si annida una sorta di veleno, un peccato d’origine che li ribalta in degrado spirituale e in degenerazione morale.

Acquista, allora, valore l’osservazione di un autore russo del secolo scorso, Sergej Dovlatov (1941-90), che si affaccia sul nadir infernale verso cui spesso l’umanità si sente attratta. Questo abisso sembra essere senza fondo, segnato com’è da gironi di perversione sempre più cupi. Quasi ogni giorno sui giornali si scoprono delitti di volta in volta più efferati; si assiste a una decadenza dello stesso stile di vita; si scoprono forme nuove di avvilimento della dignità umana, di abbrutimento e di abiezione. Certo, l’uomo è un piccolo mondo di meraviglie, ma può trasformarsi anche in un abisso oscuro ove si agitano tempeste di follie o si aggrovigliano i serpenti dei vizi e delle degenerazioni. Eppure la stessa libertà che ci fa decadere ci può far ascendere verso l’alto; abbrutirsi non è l’unico destino umano, ma anche il riabilitarsi, l’elevarsi, il nobilitarsi.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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In questo salmo, Davide esprime la sua gioia e la sua riconoscenza davanti all’assemblea: ha conosciuto il pericolo e l’angoscia, ma ha invocato con fiducia il Dio di Israele ed ha ritrovato pace.

Il protagonista di questo inno è Dio con la sua misericordia, la sua presenza forte e decisiva accanto al povero e all’oppresso che Lo invoca.
Perché altri raggiungano la stessa salvezza, Davide suggerisce alcuni atteggiamenti del cuore: evitare di compiere il male, ma piuttosto operare sempre il bene.

E sottolinea la necessità di non diffamare il prossimo. La parola infatti può portare alla guerra.

Aprirsi con gioia al fratello

Buon lunedì

«…e quanti lo toccavano guarivano»

Lc 5, 56

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11 FEBBRAIO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/immacolata-di-lourdes.htm

IMMACOLATA DI LOURDES

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Lunedì 11 Febbraio 2019

Lunedì della V settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 6,53-56

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata, approdarono e presero terra a Genèsaret.
Appena scesi dalla barca, la gente lo riconobbe,
e accorrendo da tutta quella regione cominciarono a portargli sui lettucci quelli che stavano male, dovunque udivano che si trovasse.
E dovunque giungeva, in villaggi o città o campagne, ponevano i malati nelle piazze e lo pregavano di potergli toccare almeno la frangia del mantello; e quanti lo toccavano guarivano.

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Commento del giorno:

San Cirillo d’Alessandria (380-444)

vescovo e dottore della Chiesa

Commento al Vangelo di Giovanni, 4

“Quanti lo toccavano guarivano”

Il Salvatore, anche per risuscitare i morti, non si accontenta di agire con la parola, che annuncia tuttavia ordini divini. Per questa magnifica opera prende per così dire come cooperatrice la sua stessa carne, al fine di mostrare che ella ha il potere di dare la vita e può far vedere che è un tutt’uno con lui: è la sua carne veramente, e non un corpo estraneo. E’ quanto è accaduto quando ha risuscitato la figlia del capo della sinagoga dicendole: “Fanciulla, io ti dico, alzati!” (Mc 5,41) L’ha presa per mano, secondo quanto è scritto. Le ha ridato la vita, come Dio, con un comando onnipotente, e l’ha resa viva anche col contatto della santa carne – dimostrando così che nel suo corpo come nella sua parola era all’opera una stessa divina energia. Alla stessa maniera, quando è arrivato in una città chiamata Naim, dove si stava portando al sepolcro il figlio unico di una vedova, ha toccato la bara dicendo: “Giovinetto, dico a te, alzati!” (Lc 7,14) Così, non solo dà alla sua parola il potere di risuscitare i morti, ma di più, per mostrare che il suo corpo dà la vita, tocca i morti e con la sua carne fa passare la vita nei cadaveri. Se il solo contatto della sua carne sacra rende la vita a un corpo in decomposizione, qual profitto troveremo noi nell’eucaristia che dà vita quando ne faremo il nostro cibo? Ella trasformerà totalmente nella sua propria essenza, l’immortalità, coloro che vi avranno partecipato.

 

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“Nell’insieme del testo si vede che Paolo vuole insistere sul fatto che l’amore non è solo un sentimento, ma che si deve intendere nel senso che il verbo “amare” ha in ebraico, vale a dire: “fare il bene”. Come diceva sant’Ignazio di Loyola, «l’amore si deve porre più nelle opere che nelle parole». In questo modo può mostrare tutta la sua fecondità, e ci permette di sperimentare la felicità di dare, la nobiltà e la grandezza di donarsi in modo sovrabbondante, senza misurare, senza esigere ricompense, per il solo gusto di dare e di servire.”

(Papa Francesco Amoris Laetitia 94)
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Lectio Divina Carmelitana:

1) Preghiera
Custodisci sempre con paterna bontà
la tua famiglia, Signore,
e poiché unico fondamento della nostra speranza
è la grazia che viene da te,
aiutaci sempre con la tua protezione. Per il nostro…

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Lunedì 11 Febbraio 2019 – V Settimana Del Tempo Ordinario (Anno Dispari)

  1. V. Maria de Lourdes (memoria facoltativa)

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Benedici il Signore, anima mia!
Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Sei rivestito di maestà e di splendore,
avvolto di luce come di un manto»

Salmo 103 (104)

 

Come vivere questa Parola?

Queste bellissime espressioni del salmo 103 dicono il commosso stupore di chi, di fronte alle meraviglie del creato, non ha l’anima opaca e insabbiata nell’indifferentismo.

Signore, dona anche a me questa sensibilità umano spirituale: di fronte allo spettacolo di un alba di un tramonto, di un mare dalle grandi acque in burrasca. Dammi momenti di silenzio contemplativo, dove la lode a Te fa crescere anche me nella capacità di meravigliarmi, di godere, di nobilitare la mia identità di uomo / donna come figlio di un Padre che è Onnipotente e Creatore

 

La voce di una consacrata eremita

Caro Don Primo, fratello di tutti, ho capito con mia grande gioia e tenerezza che siete fratello anche di ogni creatura, partecipe perfino alla vita della più piccola pianticella del vostro giardino.

Sorella Maria di Campello a Primo Mazzolaro

 

 

Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA

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Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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L’argomento di oggi

QUOTIDIANITÀ

Se la vostra quotidianità vi sembrerà povera, non date ad essa la colpa. Accusate invece voi stessi di non essere abbastanza poeti per scoprire tutte le sue ricchezze. Per il Creatore, infatti, niente è povero.

Rainer Maria Rilke

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La riflessione di oggi

Il poeta austriaco Rainer Maria Rilke (1875-1926) è uno degli autori a me molto cari, anche se sono consapevole che non lo si può consigliare come lettura riposante e lieve, essendo ogni suo verso denso, allusivo, persino gravoso. Oggi, però, propongo una sua osservazione più immediata e trasparente: è «prosa» non solo per il genere con cui è scritta, ma anche nel senso più feriale e quotidiano del termine. Ed effettivamente il tema proposto è appunto quello della quotidianità, un vocabolo che deriva dal latino quotidie, che significa «ogni giorno». L’impressione immediata associata a questa esperienza è quella dell’abitudine, dello scontato, della routine oppure del trantran, per usare un termine onomatopeico, destinato a illustrare una ripetizione monotona.

Certo, alzarsi ogni mattina con la consapevolezza che tutto sarà più o meno uguale al giorno prima, per approdare a sera a un sonno che riporterà la ruota della vita l’indomani al punto di partenza, non è per nulla esaltante. Eppure Rilke ci ricorda che il poeta, cioè chi ha uno sguardo capace di perforare il grigiore della superficie, riesce a intravedere iridescenze colorate anche nell’esistenza più uniforme. Tra le crepe di un muro sbrecciato può sbocciare un fiore; in ogni azione si annida una scintilla che può brillare. Ma lo scrittore aggiunge una nota ulteriore religiosa: per Dio nulla è povero o misero. Anche il semplice gesto quotidiano fatto con amore, pur nella sua umiltà materiale, può custodire un seme di eternità. Non è forse vero che Cristo ha segnalato che in atti così modesti come curare un malato, saziare un affamato, visitare un carcerato si cela già la ricompensa piena ed eterna?

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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In questo salmo, Davide esprime la sua gioia e la sua riconoscenza davanti all’assemblea: ha conosciuto il pericolo e l’angoscia, ma ha invocato con fiducia il Dio di Israele ed ha ritrovato pace.

Il protagonista di questo inno è Dio con la sua misericordia, la sua presenza forte e decisiva accanto al povero e all’oppresso che Lo invoca.
Perché altri raggiungano la stessa salvezza, Davide suggerisce alcuni atteggiamenti del cuore: evitare di compiere il male, ma piuttosto operare sempre il bene.

E sottolinea la necessità di non diffamare il prossimo. La parola infatti può portare alla guerra.

Costruire la pace prima di tutto in noi stessi

Buona Domenica

«Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini»

Lc 5, 10

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10 FEBBRAIO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/santa-scolastica.htm

SANTA SCOLASTICA

Norcia, Perugia, ca. 480 – Montecassino, Frosinone, ca. 547

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Domenica 10 Febbraio 2019

V Domenica del Tempo Ordinario

 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 5,1-11

In quel tempo, mentre, levato in piedi, stava presso il lago di Genèsaret
e la folla gli faceva ressa intorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù vide due barche ormeggiate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti.
Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedutosi, si mise ad ammaestrare le folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e calate le reti per la pesca».
Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti».
E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano.
Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche al punto che quasi affondavano.
Al veder questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore».
Grande stupore infatti aveva preso lui e tutti quelli che erano insieme con lui per la pesca che avevano fatto;
così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

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Commento del giorno:

 San Josemaría Escrivá de Balaguer (1902-1975)

sacerdote, fondatore

Omelia in “Amigos de Dios”

“Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”

Quando Gesù è uscito in mare coi discepoli, non pensava solo a questa pesca. Perciò … risponde a Pietro: “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini”. E a questa nuova pesca l’efficacia divina non mancherà più: gli apostoli saranno strumenti di grandi prodigi, nonostante la propria miseria. Anche noi, se lottiamo ogni giorno per raggiungere la santità nella vita quotidiana, ognuno nella propria condizione nel mondo e nell’esercizio della sua professione, oso affermare che il Signore farà di noi strumenti capaci di realizzare miracoli, e ancor più straordinari, se c’è bisogno. Ridaremo la luce ai ciechi. Chi può raccontare mille esempi del modo con cui un cieco riscopre la vista e riceve tutto lo splendore della luce di Cristo? Un altro era sordo e un altro muto, non potevano ascoltare o articolare parola come figli di Dio… : ora comprendono e si esprimono da veri uomini… “Nel nome di Gesù” gli apostoli ridanno le forze a un infermo incapace di qualsiasi azione…: “Nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!” (At 3,6) Un altro, un morto, già in decomposizione, sente la voce di Dio, come nel miracolo del figlio della vedova di Nain: “Giovinetto, dico a te, alzati!” (Lc 7,14) Faremo miracoli come Cristo, miracoli come i primi apostoli. Forse questi prodigi si sono realizzati in te, in me: forse eravamo ciechi, o sordi, o infermi, o sentivamo la morte, quando la Parola di Dio ci ha strappati alla nostra prostrazione. Se amiamo Cristo, se lo seguiamo sul serio, se cerchiamo solo Lui, e non noi stessi, potremo trasmettere gratuitamente nel suo nome quanto gratuitamente abbiamo ricevuto.

 

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“Segue la parola chresteuetai, che è unica in tutta la Bibbia, derivata da chrestos (persona buona, che mostra la sua bontà nelle azioni). Però, considerata la posizione in cui si trova, in stretto parallelismo con il verbo precedente, ne diventa un complemento. In tal modo Paolo vuole mettere in chiaro che la “pazienza” nominata al primo posto non è un atteggiamento totalmente passivo, bensì è accompagnata da un’attività, da una reazione dinamica e creativa nei confronti degli altri. Indica che l’amore fa del bene agli altri e li promuove. Perciò si traduce come “benevola”.”

(Papa Francesco Amoris Laetitia 93)
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Lectio Divina Carmelitana:

 Domenica, 10 Febbraio, 2019La fede nella parola di Gesù e la pesca miracolosa
La chiamata dei primi discepoli
Luca 5, 1-11

1. Orazione iniziale

Padre mio, ora la tua Parola è qui! Si è levata come sole dopo una notte buia, vuota e solitaria: quando manca lei, è sempre così, lo so. Dal mare, ti prego, soffi il dolce vento dello Spirito Santo e mi raccolga, mi accompagni a Cristo, tua Parola vivente: Lui voglio ascoltare. Non mi scosterò da questa spiaggia, dove Li ammaestra e parla, ma rimarrò qui, finché non mi avrà preso con sé; allora lo seguirò e andrò con Lui, dove mi condurrà.

http://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-5-domenica-tempo-ordinario-c

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

10 febbraio 2019 – V domenica del Tempo Ordinario

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Per grazia di Dio sono quello che sono e la sua grazia in me non è stata vana. Anzi ho faticato più di tutti loro, non io però ma la grazia di Dio che è in me»
1 Cor 15,10

 

Come vivere questa Parola?

Interessante e ardito questo modo in cui il grande Apostolo Paolo parla di sè. La sua è una espressione forte, lontanissima da certe dichiarazioni di falsa umiltà in cui il cristiano di nome (non di fatto) asserisce di essere peggio di niente.

Qui l’umiltà è verità.

Signore, rendimi umile nel cuore come Paolo. Se c’è qualcosa di bello di buono, di utile agli altri, non voglio negarlo; rendimi però verace e trasparente; sì, quel che di positivo c’è in me è tuo continuo dono. Che io non me ne appropri ma lodi e ringrazi il Signore, servendomene per migliorare me e fare del bene al mio prossimo.

 

La voce del fondatore della Comunità di Taizè

“Essere se stessi secondo il Vangelo è scavare a fondo fino a scoprire il dono insostituibile che esiste in ogni essere. Grazie a quel dono specifico, che non coincide col dono di nessun altro, l’uomo si realizza in Dio”.

Frére Roger di Taizé

 

Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA

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L’argomento di oggi

LE DUE ALI

Carità e verità non sono nemiche; come non lo sono scienza e fede, pensiero umano e pensiero divino; estrema elaborazione critica ed estrema semplicità mistica.

Giovanni Battista Montini

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La riflessione di oggi

Così scriveva, nella sua Lettera agli Assistenti della Federazione Universitari Cattolici Italiani, il trentunenne Giovanni Battista Montini. Era il 1928 e colui che sarebbe divenuto Paolo VI già intuiva la necessità di un dialogo tra scienza e fede, tra filosofia e mistica, tra verità e amore. Alle spalle c’era una lunga stagione – che sarebbe continuata negli anni successivi – di duelli tra fede e ragione con una teologia arroccata in autodifesa apologetica e una scienza che bersagliava di frecciate quella che considerava ormai una roccaforte in disarmo. Montini andava già oltre la «teoria dei due livelli», ossia il rispetto e la non conflittualità tra i due ordini, quelli della ragione scientifica e della ragione teologica.

Egli proponeva una sorta di duetto: come accade in musica ove persino due voci agli estremi del registro vocale, come il soprano e il basso, possono coesistere, incontrarsi, dialogare creando armonia, così deve avvenire nel contrappunto tra critica e contemplazione, tra ragione e morale, tra cultura e spiritualità. Come il soprano non deve cercare di abbassare il suo timbro né il basso ricorrere al falsetto, in un accordo che risulterebbe ridicolo, così anche il teologo e lo scienziato devono stare ciascuno coi piedi piantati nel loro territorio, ma devono anche guardare e ascoltare ciò che nell’altro campo si presenta e si afferma. Il pensiero corre, allora, all’immagine evocata da un altro papa, Giovanni Paolo II, quando nella sua enciclica emblematicamente intitolata Fides et ratio rappresentava la fede e la ragione come le due ali per spiccare il grande volo nel cielo della verità.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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In questo salmo, Davide esprime la sua gioia e la sua riconoscenza davanti all’assemblea: ha conosciuto il pericolo e l’angoscia, ma ha invocato con fiducia il Dio di Israele ed ha ritrovato pace.

Il protagonista di questo inno è Dio con la sua misericordia, la sua presenza forte e decisiva accanto al povero e all’oppresso che Lo invoca.
Perché altri raggiungano la stessa salvezza, Davide suggerisce alcuni atteggiamenti del cuore: evitare di compiere il male, ma piuttosto operare sempre il bene.

E sottolinea la necessità di non diffamare il prossimo. La parola infatti può portare alla guerra.

Scoprire la natura come un dono d’amore

Buon sabato

«Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un pò»

Mc 6, 31

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09 FEBBRAIO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/eusebia-palomino.htm

BEATA EUSEBIA PALOMINO

– Figlia di Maria Ausiliatrice –

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Sabato 09 Febbraio 2019

Sabato della IV settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 6,30-34

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato.
Ed egli disse loro: «Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un pò». Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare.
Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte.
Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città cominciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero.
Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

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Commento del giorno:

Isacco di Siria (VII secolo)

monaco nella regione di Mossul

Discorsi ascetici, prima serie, n. 60

“Si commosse per loro”

Se Davide definisce Dio giusto e retto, il Figlio di Dio ci ha rivelato che è buono e affettuoso… Lungi da noi il pensiero ingiusto che Dio non compatisce… Quanto è ammirabile la compassione di Dio! Che meraviglia la grazia di Dio nostro Creatore, quale potenza che arriva a tutto! Quale infinita bontà di cui investe la nostra natura di peccatori per ricrearla. Chi può dire la sua gloria? Rialza chi l’ha offeso e ha bestemmiato, rinnova la polvere senz’anima…, e fa del nostro spirito sbandato e dei nostri sensi smarriti una natura dotata di ragione e capace di pensare. Il peccatore non è capace di comprendere la grazia della sua resurrezione… Cos’è la geenna davanti alla grazia della resurrezione, quando egli ci solleverà fuori della dannazione e darà a questo corpo corruttibile di vestire l’incorruttibilità? (1Co 15,53)… Voi che avete il discernimento, venite e ammirate. Chi, dotato di un’intelligenza sapiente e meravigliosa, ammirerà come lo merita la grazia del nostro Creatore? Questa grazia è il compenso dei peccatori. Poiché, al posto di quanto meritano giustamente, lui dà loro in cambio la resurrezione. Al posto di corpi che hanno profanato la sua Legge, li riveste della gloria dell’incorruttibilità. Questa grazia – la resurrezione che ci è data dopo il peccato – è più grande della prima, quando ci ha creati, dall’inesistenza. Gloria alla tua grazia incommensurabile, Signore! Non posso altro che tacere davanti all’abbondanza della tua grazia. Sono incapace di dirti la gratitudine che ti devo.

 

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“Essere pazienti non significa lasciare che ci maltrattino continuamente, o tollerare aggressioni fisiche, o permettere che ci trattino come oggetti. Il problema si pone quando pretendiamo che le relazioni siano idilliache o che le persone siano perfette, o quando ci collochiamo al centro e aspettiamo unicamente che si faccia la nostra volontà. Allora tutto ci spazientisce, tutto ci porta a reagire con aggressività. Se non coltiviamo la pazienza, avremo sempre delle scuse per rispondere con ira, e alla fine diventeremo persone che non sanno convivere, antisociali incapaci di dominare gli impulsi, e la famiglia si trasformerà in un campo di battaglia. Per questo la Parola di Dio ci esorta: «Scompaiano da voi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità» (Ef 4,31). Questa pazienza si rafforza quando riconosco che anche l’altro possiede il diritto a vivere su questa terra insieme a me, così com’è. Non importa se è un fastidio per me, se altera i miei piani, se mi molesta con il suo modo di essere o con le sue idee, se non è in tutto come mi aspettavo. L’amore comporta sempre un senso di profonda compassione, che porta ad accettare l’altro come parte di questo mondo, anche quando agisce in un modo diverso da quello che io avrei desiderato.”

(Papa Francesco Amoris Laetitia 92)
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Lectio Divina Carmelitana:

Sabato, 9 Febbraio, 2019

1) Preghiera
Dio grande e misericordioso,
concedi a noi tuoi fedeli
di adorarti con tutta l’anima
e di amare i nostri fratelli nella carità del Cristo.
Egli è Dio, e vive e regna con te…

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Sabato 9 febbraio 2019 – IV settimana del Tempo Ordinario

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare. Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.»
Mc 6, 30-34

 

Come vivere questa Parola?

Che cosa significa per Gesù “riposo”? Egli invita i discepoli a riposarsi e poi si trovano nuovamente tutti avvolti dalla folla. Forse per Gesù il vero riposo dei suoi discepoli “è stare con Lui”, anche in mezzo alla folla; è imparare ad “avere compassione”. Gesù effonde, trasmette, estende quella comunione e quell’amore che lo unisce al Padre e che è la forza della Sua Esistenza. Egli ci insegna a “stare con cuore unificato” in tutto quello che si fa e si vive, per dare “riposo” alla nostra vita. Contro la frammentazione e la dispersione di energie che ci affaticano e stancano, Gesù ci propone di vivere unificati nella volontà del Padre.

Insegnaci ogni giorno, Signore Gesù, perché impariamo a “riposare” in Te, nella Volontà del Padre

 

La voce di Papa Francesco

“In queste circostanze, siamo chiamati ad imitare quanto ha fatto Gesù: «Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose» (v.34). In questa breve frase, l’evangelista ci offre un flash di singolare intensità, fotografando gli occhi del divino Maestro e il suo insegnamento. Osserviamo i tre verbi di questo fotogramma: vedere, avere compassione, insegnare. Li possiamo chiamare i verbi del Pastore. Lo sguardo di Gesù non è uno sguardo neutro o, peggio, freddo e distaccato, perché Gesù guarda sempre con gli occhi del cuore. E il suo cuore è così tenero e pieno di compassione, che sa cogliere i bisogni anche più nascosti delle persone. Inoltre, la sua compassione non indica semplicemente una reazione emotiva di fronte ad una situazione di disagio della gente, ma è molto di più: è l’attitudine e la predisposizione di Dio verso l’uomo e la sua storia. […] Dato che Gesù si è commosso nel vedere tutta quella gente bisognosa di guida e di aiuto, ci aspetteremmo che Egli si mettesse ora ad operare qualche miracolo. Invece, si mise a insegnare loro molte cose. Ecco il primo pane che il Messia offre alla folla affamata e smarrita: il pane della Parola. Tutti noi abbiamo bisogno della parola di verità, che ci guidi e illumini il cammino. Senza la verità, che è Cristo stesso, non è possibile trovare il giusto orientamento della vita. Quando ci si allontana da Gesù e dal suo amore, ci si perde e l’esistenza si trasforma in delusione e insoddisfazione. Con Gesù al fianco si può procedere con sicurezza, si possono superare le prove, si progredisce nell’amore verso Dio e verso il prossimo. Gesù si è fatto dono per gli altri, divenendo così modello di amore e di servizio per ciascuno di noi”.

(PAPA FRANCESCO, Angelus del 22 luglio 2018.)

 

Commento di suor Monica Gianoli FMA

gianoli.monica@gmail.com

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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L’argomento di oggi

IL CERCHIO E I RAGGI

Pensate a un cerchio tracciato per terra. Il cerchio è il mondo e il centro è Dio. I raggi sono le vie degli uomini: quanto più essi avanzano, tanto più si avvicinano a Dio e più si avvicinano anche tra di loro. E viceversa.

Doroteo di Gaza

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La riflessione di oggi

Forse aveva proprio tracciato nella polvere del deserto un cerchio coi raggi l’antico monaco Doroteo di Gaza (VI secolo), a cui dobbiamo questa suggestiva parabola «geometrica». L’idea è semplicissima: quanto più gli uomini si avvicinano a Dio, tanto più diventano solidali tra loro, e quanto più si stringono nell’amore tra loro, tanto più scoprono Dio vicino. Certo, c’è anche il rischio di procedere sui raggi al contrario, ossia verso l’esterno, e allora si spezza l’incontro con Dio e delle persone tra loro. L’autentica fede è principio di unità, non di divisione e, per dirla con san Giovanni, chi ama il prossimo ama anche Dio e viceversa.

La parabola è idealmente ripresa – anche se in un’altra forma simbolica – dal teologo svizzero Hans Urs von Balthasar nel suo volumetto Il chicco di grano (1944). Ascoltiamo il suo racconto. «Il razzo è come un raggio di fuoco che rapido vola verso il cielo. Raggiunge il centro, scoppia (nell’attimo dell’estasi) e mille scintille discendono rapide verso la terra. E Dio che ti rimanda, lacerato in mille pezzi, ai tuoi fratelli». La vera esperienza mistica ti proietta, sì, verso l’infinito di Dio, ma non ti lascia sospeso nella luce. Ti rimanda ai fratelli, alla storia, alla terra. Divenuto fuoco, puoi riscaldare; trasformato in scintilla, puoi illuminare; trasfigurato in Dio, diventi un seme di luce che si sfrangia per raggiungere il gelo e le tenebre di tanti uomini e donne. L’amore per Dio non è tale se non è anche amore per i fratelli.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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In questo salmo, Davide esprime la sua gioia e la sua riconoscenza davanti all’assemblea: ha conosciuto il pericolo e l’angoscia, ma ha invocato con fiducia il Dio di Israele ed ha ritrovato pace.

Il protagonista di questo inno è Dio con la sua misericordia, la sua presenza forte e decisiva accanto al povero e all’oppresso che Lo invoca.
Perché altri raggiungano la stessa salvezza, Davide suggerisce alcuni atteggiamenti del cuore: evitare di compiere il male, ma piuttosto operare sempre il bene.

E sottolinea la necessità di non diffamare il prossimo. La parola infatti può portare alla guerra.

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