Categoria: Passa Parola

Ringraziare Dio per ogni dono ricevuto

Buon martedì

«Se a Tiro e a Sidone fossero stati compiuti i miracoli

che sono stati fatti in mezzo a voi,

gia da tempo avrebbero fatto penitenza,

ravvolte nel cilicio e nella cenere»

Mt 11, 21

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

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16 LUGLIO

B.V. MARIA DEL MONTE CARMELO

La Madonna del Carmine

L’ordine dei Padri Carmelitani, nato sul Monte Carmelo (in Palestina) , ha vissuto la sequela di Cristo ispirandosi alla Vergine Santissima ed ha dedicato ad essa la prima cappella meritando il titolo dell’Ordine dei “fratelli della Madonna del Monte Carmelo”.

La nuvoletta vista sul Monte Carmelo “come mano d’uomo” che indicava al Profeta Elia la fine della siccità, è stata sempre vista come il segno di Maria che avrebbe donato al mondo la Grazia e le grazie, cioè Gesù.

Maria Madre e Regina, continua ad essere il modello di quella preghiera contemplativa che rapì Elia, dopo avere ascoltato quel “suono di un sottile silenzio”, sull’Oreb. Maria è pure considerata la stella del mare che conduce a Gesù. Ma l’attenzione a Maria non è rimasta chiusa nei chiostri dei conventi Carmelitani. L’espandersi dell’Ordine nel mondo ha fatto in modo che moltissime persone consacrassero la loro vita a Maria.

Questa consacrazione o affidamento, come oggi si dice, viene realizzato attraverso un segno, il Santo Abitino, che rappresenta il manto di Maria sotto la cui protezione i fedeli vogliono vivere. L’abito religioso d’altronde era diventato nei secoli non solo una manifestazione di uno stile di vita differente da quello del mondo, ma una identità, un riconoscimento della famiglia di appartenenza. La sua forgia riportava agli anni della nascita dell’Istituto. Gli addetti ai servizi in quei tempi portavano una specie di grembiule che scendeva davanti e dietro le spalle. Era comodo per non sporcare la veste sottostante e per portare frutta o materiale superiore alla capienza delle mani. Era chiamato scapolare, perché pendeva dalle scapole. Il colore spesso indicava a quale famiglia appartenesse il servo.

L’abito, quando i carmelitani vennero in Europa, divenne marrone (i primi tempi era a strisce). Così il suo scapolare. Anzi proprio questo acquistò il significato di appartenenza non solo ad un Ordine di Maria, ma a Maria stessa. La tradizione ce lo fa vedere donato dalla stessa Vergine Santissima, nel 1251, in un momento di particolare necessità come segno di protezione e predilezione per l’Ordine Carmelitano e per tutti coloro che l’avessero indossato. Questa protezione di Maria sarebbe stata un dono non solo per la vita presente, ma anche per quella futura. Così si attribuì al Papa Giovanni XXII° una promessa della stessa Santissima Vergine, che il Sabato successivo alla morte, sarebbe scesa in Purgatorio a liberare le anime rivestite di quel Santo Abito per portarle in paradiso (Privilegio Sabatino).

La Chiesa, ha riconosciuto e apprezzato questo segno attraverso la vita di tanti Santi e di molti Sommi Pontefici che l’hanno raccomodato e portato. In seguito, adattandosi al costume dei tempi, l’ abito della Beata Vergine Maria, fu ridotto nelle dimensioni e divenne un “abitino” , formato da due piccoli pezzi della stessa stoffa dell’abito Carmelitano, uniti da fettucce che permettono di portarlo appoggiato sul petto e dietro le spalle. Più tardi il papa Pio X, per venire incontro alle esigenze moderne, concesse di sostituire quest’abitino con una medaglia recante da una parte l’immagine di Gesù e dall’altra quella della Madonna.

Insieme alla Corona del Rosario, il Santo Scapolare ha acquistato nel mondo un forte segno mariano di protezione da parte di Maria, che ci porta a Gesù, e di impegno da parte nostra di lasciarci guidare da lei, cioè di volere, almeno nel desiderio, vivere come Maria e con Maria, “rivestiti” di Gesù.

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Martedì 16 Luglio 2019

Martedì della XV settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 11,20-24

In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali aveva compiuto il maggior numero di miracoli, perché non si erano convertite:
«Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsàida. Perché, se a Tiro e a Sidone fossero stati compiuti i miracoli che sono stati fatti in mezzo a voi, gia da tempo avrebbero fatto penitenza, ravvolte nel cilicio e nella cenere.
Ebbene io ve lo dico: Tiro e Sidone nel giorno del giudizio avranno una sorte meno dura della vostra.
E tu, Cafarnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se in Sòdoma fossero avvenuti i miracoli compiuti in te, oggi ancora essa esisterebbe!
Ebbene io vi dico: Nel giorno del giudizio avrà una sorte meno dura della tua!».

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Commento al Vangelo:

Simeone il Nuovo Teologo (ca 949-1022)

monaco greco

Inno 2 ; SC 174, 317

“Nel suo nome sarà predicata a tutte le genti la conversione” (Lc 24,47)

Tutti voi, l’intero genere umano, re e principi, ricchi e poveri, monaci e laici, ascoltatemi ora raccontare la grandezza dell’amore di Dio per gli uomini! Ho peccato contro di lui più di ogni altro uomo nel mondo… Eppure, lo so, mi ha chiamato e ho subito risposto… Mi ha chiamato alla penitenza, e subito ho seguito il mio Maestro. Quando si allontanava, lo inseguivo….; così egli partiva, veniva, si nascondeva, appariva e io non tornavo indietro, non mi scoraggiavo, non ho abbandonato la corsa… Quando non lo vedevo, lo cercavo. Ero in pianto, interrogavo la gente, tutti coloro che un giorno lo avevano visto. Chi interrogavo? Non i sapienti di questo mondo, né i dotti, bensì i profeti, gli apostoli, i padri – i sapienti che possedono in verità questa sapienza che è Cristo in persona, sapienza di Dio (1 Cor 1,24). Con le lacrime e con una grande pena d’amore, chiedevo loro di dirmi dove un giorno l’avevano visto… E vedendo il mio desiderio, vedendo che consideravo quanto c’è nel mondo e il mondo stesso come un nulla ai miei occhi…, egli si è fatto vedere tutto a me nella mia interezza. Mi è venuto incontro Lui che è fuori del mondo e porta il mondo e quanti sono nel mondo custoditi con una sola mano, le cose visibili e invisibili (Col 1,16). Da dove e come è venuto? Non lo so… La parola è incapace di esprimere l’inesprimibile. Solo coloro che contemplano queste realtà le conoscono. Per questo non con le parole ma con gli atti dobbiamo affrettarci a ricercare, a vedere, e a imparare la ricchezza dei misteri divini, questa ricchezza che il Maestro dà a coloro che la cercano.

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…    (Mt 11, 20-24)

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Passa Parola

16/07/2019: Ringraziare Dio per ogni dono ricevuto.

Buona giornata.

[…] gettarsi ai piedi di Gesù per ringraziarlo non è un atteggiamento interiore da trascurare. Mettersi ai piedi di Gesù, come la donna peccatrice nella casa di Simone il fariseo (Lc 7,36-50), denota un atteggiamento di profonda gratitudine, una gioia interiore che esprime il desiderio di  enorme riconoscenza, il non volersi mai staccare da Lui per tutta la vita. […]

(Fonte: https://it.zenit.org/articles/si-puo-essere-cristiani-dimenticandosi-di-ringraziare-dio/ – 13.10.2013 – Osvaldo Rinaldi – Chiesa e religione)

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“I genitori incidono sempre sullo sviluppo morale dei loro figli, in bene e in male. Di conseguenza, la cosa migliore è che accettino questa responsabilità inevitabile e la realizzino in maniera cosciente, entusiasta, ragionevole e appropriata. Poiché questa funzione educativa delle famiglie è così importante ed è diventata molto complessa, desidero trattenermi in modo speciale su questo punto.

La famiglia non può rinunciare ad essere luogo di sostegno, di accompagnamento, di guida, anche se deve reinventare i suoi metodi e trovare nuove risorse. Ha bisogno di prospettare a che cosa voglia esporre i propri figli. A tale scopo non deve evitare di domandarsi chi sono quelli che si occupano di dare loro divertimento e intrattenimento, quelli che entrano nelle loro abitazioni attraverso gli schermi, quelli a cui li affidano per guidarli nel loro tempo libero. Soltanto i momenti che passiamo con loro, parlando con semplicità e affetto delle cose importanti, e le sane possibilità che creiamo perché possano occupare il loro tempo permetteranno di evitare una nociva invasione. C’è sempre bisogno di vigilanza. L’abbandono non fa mai bene. I genitori devono orientare e preparare i bambini e gli adolescenti affinché sappiano affrontare situazioni in cui ci possano essere, per esempio, rischi di aggressioni, di abuso o di tossicodipendenza. ”

(Papa Francesco Amoris Laetitia 259-60)

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Lectio Divina Carmelitana:

Lectio Divina: B.V. Maria del Monte Carmelo

Ecco il tuo figlio! Ecco la tua madre!

Giovanni 19,25-27

1. LECTIO

a) Orazione iniziale

Vieni, Spirito Santo, riempi della tua luce la nostra mente per capire il vero significato della tua Parola.
Vieni, Spirito Santo, accendi nei nostri cuori il fuoco del tuo amore per infiammare la nostra fede.

Vieni, Spirito Santo, riempi la nostra persona con la tua forza per rinvigorire ciò che in noi è debole nel nostro servizio a Dio. 
Vieni, Spirito Santo, con il dono della prudenza per frenare il nostro entusiasmo che ci impedisce a amare Dio e il prossimo.

https://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-bv-maria-monte-carmelo

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Breviario Laico, CACCIA ALLA LEPRE

Chi è coinvolto in una contesa aspra si preoccupa della verità tanto quanto il cacciatore si preoccupa della lepre che sta inseguendo.

Alexander Pope

È una bella battuta questo aforisma tratto dai Thoughts on various subjects del poeta inglese Alexander Pope (1688-1744), il traduttore dell’Iliade in inglese. Quando si sta discutendo con veemenza (il pensiero corre spontaneamente a certi dibattiti televisivi), la ricerca della verità e la sua affermazione costituiscono l’ultimo dei pensieri dei contendenti. Anzi, se vuoi veramente spuntarla sull’altro, devi impallinare la verità, spesso scomoda, proprio come fa il cacciatore che insegue la lepre. La verità, infatti, non può mai essere piegata al proprio interesse; solo la menzogna è flessibile e ha mille volti possibili.

Per questo, un conto è il dialogo che con rispetto si intesse con l’altro per penetrare in profondità nella realtà delle cose. In questo caso si ascolta prima l’altro e tutto quello che l’altro dice e lo si sottopone a confronto e verifica con la propria visione e convinzione. Un altro conto è, invece, lo scontro il quale non cerca la verità ma unicamente la vittoria sull’altro, usando ogni strumento e spesso chi ne esce più malconcia è proprio la verità. Confessiamo un po’ tutti di essere caduti nella tentazione di riuscire a prevaricare sull’altro che ci ostacolava, non di rado ricorrendo al falso, allo stravolgimento della realtà. Scriveva Anatole France: «L’umanità ha bisogno della verità. Ma ha un bisogno ancor più grande della menzogna che la lusinga, la consola, le dà sicurezza e speranza senza limite».

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori

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Nel Vangelo di Matteo, Gesù rivolge questo invito forte ai suoi, i suoi “inviati”. Egli ha incontrato personalmente una umanità smarrita e sofferente e ne ha avuto compassione. Per questo desidera moltiplicare attraverso gli apostoli la sua opera di salvezza, di guarigione, di liberazione. Essi si sono raccolti intorno a Gesù, hanno ascoltato le sue parole ed hanno ricevuto una missione, uno scopo per la loro stessa vita; per questo si sono messi in cammino: per testimoniare l’amore di Dio per ogni persona.

 

Cerco di diffondere il bene?

Buon lunedì

«Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me;

chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me»

Mt 10, 37

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

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15 LUGLIO

SAN BONAVENTURA

Vescovo e dottore della Chiesa

Bagnoregio, Viterbo, 1218 – Lione, Francia, 15 luglio 1274

Giovanni Fidanza nacque a Bagnoregio (Viterbo) nel 1218. Bambino fu guarito da san Francesco, che avrebbe esclamato: « Oh bona ventura ». Gli rimase per nome ed egli fu davvero una «buona ventura» per la Chiesa. Studiò a Parigi e durante il suo soggiorno in Francia, entrò nell’Ordine dei Frati Minori. Insegnò teologia all’università di Parigi e formò intorno a sé una reputatissima scuola. Nel 1257 venne eletto generale dell’Ordine francescano, carica che mantenne per diciassette anni con impegno al punto da essere definito secondo fondatore dell’Ordine. Scrisse numerose opere di carattere teologico e mistico ed importante fu la «Legenda maior», biografia ufficiale di San Francesco, a cui si ispirò Giotto per il ciclo delle Storie di San Francesco. Fu nominato vescovo di Albano e cardinale. Partecipò al II Concilio di Lione che, grazie anche al suo contributo, segnò un riavvicinamento fra Chiesa latina e Chiesa greca. Proprio durante il Concilio, morì a Lione, il 15 luglio 1274. (Avvenire)

https://www.preghiereperlafamiglia.it/san-bonaventura-da-bagnoregio.htm

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Lunedì 15 Luglio 2019

Lunedì della XV settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 10,34-42.11,1

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada.
Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera:
e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me;
chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.
E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.

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Commento al Vangelo:

Sant’Agostino (354-430)

vescovo d’Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa

Discorso 344, § 2-3

“Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me”

Il Signore rivolge queste parole a coloro che sono infiammati dall’amore, o meglio a coloro che egli vuole imfiammare da questo amore. Il nostro Signore non ha distrutto l’amore che si deve ai genitori, alla sposa, ai figli, ma lo ha regolato. Non ha detto “chi li ama” ma “chi li ama più di me”… Ama tuo padre, ma ama di più il Signore; ama colui che ti ha dato alla luce, ma ama, più ancora, colui che ti ha creato. Tuo padre ti ha dato alla luce, ma non ti ha creato. Infatti non sapeva, generandoti, chi saresti stato o cosa saresti divenuto. Tuo padre ti ha nutrito, ma non era lui l’origine del pane che saziava la tua fame. Infine, bisogna che tuo padre muoia perché tu erediti i suoi beni. Invece condivederai l’eredità che Dio destina a te, dimorando con lui in eterno. Ama dunque tuo padre, ma non più del tuo Dio; ama tua madre, ma ama più ancora la Chiesa da cui sei stato generato alla vita eterna… Infatti, se devi tanta riconoscenza a coloro che ti hanno generato ad una vita mortale, quanto più devi amare coloro che ti hanno generato per l’eternità? Ama la tua sposa, ama i tuoi figli secondo Dio, per condurli a servire Dio insieme con te; e quando insieme sarete uniti a lui, non temerete di essere separati. Il tuo amore per la tua famiglia sarebbe proprio imperfetto se tu non li conducessi a Dio. Trovi forse che l’amore in questo mondo sia crocifiggente? Abbraccia la tua croce e segui il Signore. Il tuo Salvatore in persona, pur essendo Dio nella carne, si è tuttavia rivestito della tua carne, ed ha mostrato sentimenti umani quando ha detto: “Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice” (Mt 26, 39)… La natura di servo di cui si era rivestito per te ha fatto udire la voce dell’uomo, la voce della carne. Ha preso la tua voce nello scopo di esprimere la tua debolezza e darti la sua forza…, e mostrarti quale volontà devi preferire.

 

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…    (Mt 10, 34-42)

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Passa Parola

15/07/2019: Cerco di diffondere il bene?

Buona settimana.

[…] Per sanare ogni situazione occorre anzitutto andare alla radice. E si sa come noi occidentali e l’America in particolare, siamo stati troppo egoisti, non abbiamo voluto condividere i nostri beni con altre nazioni nella fame. Anzi le abbiamo, a volte, affamate di più. La situazione attuale richiede una nostra conversione collettiva e cominciare a fare ciò che non si è mai fatto. Già questo “cominciare” potrebbe allentare la tensione e la vendetta. Questi non sono solo miei pensieri. Simili ne stanno emergendo qua e là nel mondo e non solo fra il popolo. Io, fra il resto, oggi ho un sogno: non potrà essere che in un domani la collaborazione che si sta stringendo fra nazioni per liberare il mondo dal terrorismo possa servire (se Dio ci aiuta, Lui che tutto fa cooperare al bene per quelli che Lo amano) a far pensare un mondo solidale, in marcia verso l’unità globale? Qualcuno ne parla e più d’un Papa l’ha indicato come mèta augurabile per l’umanità.

(Fonte: Centeo Chiara Lubich –  La risposta al terrorismo – Vienna, 3 novembre 2001 – Intervista di Walter Achleitner del giornale Kirchenzeitung Kooperation a Chiara Lubich)

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“Se accettiamo la morte possiamo prepararci ad essa. La via è crescere nell’amore verso coloro che camminano con noi, fino al giorno in cui «non ci sarà più la morte, né lutto né lamento né affanno» (Ap 21,4). In questo modo ci prepareremo anche a ritrovare i nostri cari che sono morti. Come Gesù restituì a sua madre il figlio che era morto (cfr Lc 7,15), similmente farà con noi. Non sprechiamo energie fermandoci anni e anni nel passato. Quanto meglio viviamo su questa terra, tanto maggiore felicità potremo condividere con i nostri cari nel cielo. Quanto più riusciremo a maturare e a crescere, tanto più potremo portare cose belle al banchetto celeste. ”

(Papa Francesco Amoris Laetitia 258)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo ordinario

1) Preghiera

O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità,
perché possano tornare sulla retta via,
concedi a tutti coloro che si professano cristiani
di respingere ciò che è contrario a questo nome
e di seguire ciò che gli è conforme.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

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Breviario Laico, LE PICCOLE GIOIE

Un grande ostacolo alla felicità è di aspettarsi una felicità troppo grande. / Non può far nulla per la felicità altrui chi non sa essere felice egli stesso.

Bernard de Fontanelle / André Gide

Consapevole che essere felici è una situazione esistenziale non propriamente comune, tratto con una certa cautela comune questo tema che pure batte nel cuore di tutti. Lo spunto per parlarne mi viene offerto da un vecchio voi umetto tedesco che ritrovo tra i miei libri: è una raccolta di massime e detti proprio sulla felicità che, come scriveva il romanziere russo Ivan Turgenev, è «simile alla salute: te ne accorgi solo quando non c’è». Ma ritorniamo alle due frasi che sopra ho tradotto e proposto. La prima, sacrosanta, è del francese Bernard de Fontanelle, morto centenario nel 1757: sì, tante volte non riusciamo a essere felici perché ignoriamo o disprezziamo le piccole gioie quotidiane che pure la vita ci riserva.

Si vorrebbe, infatti, avere sempre di più, nella convinzione che è solo quando sei all’apice del Successo che sboccia la vera felicità. In realtà, la beatitudine somma è trascendente e va oltre il tempo e il nostro limite ed è, perciò, possibile solo nell’eternità. Sono, invece, i dolci e modesti fremiti di serenità a darci pace e a sostenere le nostre giornate, senza la tensione che crea la felicità strepitosa e spesso simile a una meteora. Se si riesce a delibare pacatamente queste piccole gioie, allora diventa vera al positivo la seconda frase, che è di un altro scrittore francese, André Gide (1869-1951). Solo se tu sei sereno e pacificato con te stesso, riesci a irradiare anche negli altri la luce della gioia, la letizia dell’anima, la festa della vita.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori

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Nel Vangelo di Matteo, Gesù rivolge questo invito forte ai suoi, i suoi “inviati”. Egli ha incontrato personalmente una umanità smarrita e sofferente e ne ha avuto compassione. Per questo desidera moltiplicare attraverso gli apostoli la sua opera di salvezza, di guarigione, di liberazione. Essi si sono raccolti intorno a Gesù, hanno ascoltato le sue parole ed hanno ricevuto una missione, uno scopo per la loro stessa vita; per questo si sono messi in cammino: per testimoniare l’amore di Dio per ogni persona.

 

La gratitudine ci dà occhi nuovi

Buona Domenica

«Va’ e anche tu fa’ lo stesso»

Lc 10, 37

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

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14 LUGLIO

SAN CAMILLO DE LELLIS

Bucchianico (Chieti), 25 maggio 1550 – Roma, 14 luglio 1614

Di nobile famiglia, nato a Bucchianico, nelle vicinanze di Chieti, il 25 maggio 1550, Camillo de Lellis fu soldato di ventura. Persi i suoi averi al gioco, si mise al servizio dei Cappuccini di Manfredonia. Convertitosi ed entrato nell’Ordine, per curare una piaga riapertasi tornò a Roma nell’ospedale di San Giacomo degli Incurabili, dove si dedicò soprattutto ai malati. Si consacrò a Cristo Crocifisso, riprese gli studi al Collegio Romano e, divenuto sacerdote nel 1584, fondò la «Compagnia dei ministri degli infermi». L’ordine dei Camilliani si distinse da altri per lo spirito della sua opera legata alla carità misericordiosa e per l’abito caratterizzato dalla croce rossa di stoffa sul petto. De Lellis pose attenzione unicamente malati, ponendo le basi per la figura dell’infermiere e del cappellano quali li vediamo oggi. Morì a Roma il 14 luglio 1614 e venne canonizzato nel 1746.

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Domenica 14 Luglio 2019

XV Domenica del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 10,25-37

In quel tempo, un dottore della legge si alzò per metter alla prova Gesù: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?».
Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?».
Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso».
E Gesù: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?».
Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto.
Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte.
Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre.
Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione.
Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui.
Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno.
Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?».
Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ lo stesso».

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Commento al Vangelo:

Sant’Efrem Siro (ca 306-373)

diacono in Siria, dottore della Chiesa

Commento al Diatessaron, XVI, 9-23; SC 121

Cristo viene in soccorso dell’umanità ferita

“Maestro, quale è il più grande comandamento della Legge?” Gesù gli rispose: “Amerai il Signore Dio tuo…e il prossimo tuo come te stesso” (Mt 22,36-39). L’amore di Dio ci risparmia la morte, e l’amore dell’uomo il peccato, poiché nessuno pecca contro la persona amata. Ma quale è il cuore che può possedere la pienezza d’amore per i suoi? Quale è l’anima che può far crescere in essa, sotto gli occhi di tutti, l’amore seminato in lei da questo precetto: “Ama il prossimo tuo come te stesso”? I nostri mezzi non possono, da soli, essere gli strumenti di questa volontà immediata e ricca di Dio: ci basta il frutto della carità seminato da Dio stesso. Dio può, grazie alla sua natura, compiere tutto ciò che vuole; ora Egli vuole dare la vita agli uomini. Gli angeli, i re e i profeti… sono passati, ma gli uomini non sono stati salvati fino a quando non è sceso dai cieli Colui che ci tiene per mano e che ci risuscita.

 

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…    (Lc 10, 25-37)

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Passa Parola

14/07/2019: La gratitudine ci dà occhi nuovi.

Buona domenica.

Ti voglio bene non perché ho imparato a dirti così, non perché il cuore mi suggerisce questa parola, non tanto perché la fede mi fa credere che sei amore, nemmeno soltanto perché sei morto per me.  Ti voglio bene perché sei entrato nella mia vita più dell’aria nei miei polmoni, più del sangue nelle mie vene.  Sei entrato dove nessuno poteva entrare quando nessuno poteva aiutarmi ogniqualvolta nessuno poteva consolarmi.  Ogni giorno ti ho parlato.  Ogni ora ti ho guardato e nel tuo volto ho letto la risposta, nelle tue parole la spiegazione, nel tuo amore la soluzione.  Ti voglio bene perché per tanti anni hai vissuto con me ed io ho vissuto di Te.  Ho bevuto alla tua legge e non me n’ero accorta.  Me ne sono nutrita, irrobustita, mi sono ripresa, ma ero ignara come il bimbo che beve dalla mamma e ancor non sa chiamarla con quel dolce nome.  Dammi d’esserti grata almeno un po’ – nel tempo che mi rimane, di questo amore che hai versato su me, e m’ha costretta a dirti: Ti voglio bene.

(Fonte: Chiara Lubich – La dottrina spirituale, Mondadori, p.176)

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“Un modo di comunicare con i nostri cari che sono morti è pregare per loro. Dice la Bibbia che «pregare per i defunti» è cosa «santa e devota» (2 Mac 12,44-45). Pregare per loro «può non solo aiutarli, ma anche rendere efficace la loro intercessione in nostro favore». L’Apocalisse presenta i martiri mentre intercedono per coloro che soffrono ingiustizia sulla terra (cfr 6,9-11), solidali con questo mondo in cammino. Alcuni santi, prima di morire, consolavano i propri cari promettendo che sarebbero stati loro vicini per aiutarli. Santa Teresa di Lisieux sentiva di voler continuare a fare del bene dal Cielo. San Domenico affermava che «sarebbe stato più utile dopo la morte, […] più potente nell’ottenere grazie». Sono legami di amore, perché «l’unione di coloro che sono in cammino coi fratelli morti nella pace di Cristo non è minimamente spezzata […], è consolidata dalla comunicazione dei beni spirituali».”

(Papa Francesco Amoris Laetitia 257)

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Lectio Divina Carmelitana:

La parabola del Buon Samaritano: chi è il mio prossimo?
Luca 10,25-37

1. LECTIO

a) Orazione iniziale:

Preghiere del Beato Giorgio Preca nel Il Sacrario dello spirito di Cristo

Signore Dio, tu sei presente e io sono in te:
donami la sapienza per conoscere il tuo spirito.
Signore Dio, tu sei presente e io sono in te:
fammi dono dello spirito del Maestro mio Cristo Gesù.

Signore Dio, tu sei presente e io sono in te:
guidami in ogni mia strada con la tua luce.
Signore Dio, tu sei presente e io sono in te:
insegnami a fare sempre la tua volontà.
Signore Dio, tu sei presente e io sono in te:
non lasciare che mi allontani dal tuo Spirito, lo Spirito
d’amore.
Signore Dio, tu sei presente e io sono in te:
non mi abbandonare, quando mi lasciano le mie forze.

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Breviario Laico, PIANTARE I SEMI

Non giudicare ciascun giorno in base al raccolto che hai ottenuto, ma dai semi che hai piantato.

Robert L. Stevenson

Accade a tutti di arrivare talora a sera con le mani vuote e con l’anima amareggiata. Forse ci si è mossi tanto, ci si è arrabattati in mille azioni, ci si è dati da fare anche in buona fede e i risultati sono stati insignificanti e persino nulli. Capita spesso di provare questa sensazione di inutilità, talvolta aggravata dal fatto che anche i minimi esiti positivi sono ignorati o sminuiti dagli altri. A me e a tutti propongo, allora, per quei giorni che hanno il sapore acre dell’insoddisfazione, questa bella frase di Robert L. Stevenson, sì, il celebre autore ottocentesco dello Strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde.

Più che mirare ai frutti che ondeggiano su un albero sontuoso, pensiamo piuttosto al seme che abbiamo deposto. Non di rado, infatti, non abbiamo risultati perché ci siamo solo agitati senza scavare in profondità nel terreno della vita e del mondo. Il seme è l’inizio assoluto e necessario, ma è piccolo e nascosto e dev’essere curato con pazienza e amore perché sassi, rovi e animali lo possono rendere sterile. Il modesto e nascosto lavoro di tanti genitori, la generosità nel volontariato di tanti giovani, l’impegno quotidiano di tante persone sono proprio questo «piantar semi». Il raccolto non è subito visibile; la costanza e l’attesa sono leggi dello spirito insuperabili. Anche il contadino deve attendere il fluire delle stagioni e la madre lo scorrere dei nove mesi. Ma se hai seminato con amore, alla fine un frutto ci sarà, anche se tu non lo potrai gustare. Sarà Dio a raccoglierlo.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori

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Nel Vangelo di Matteo, Gesù rivolge questo invito forte ai suoi, i suoi “inviati”. Egli ha incontrato personalmente una umanità smarrita e sofferente e ne ha avuto compassione. Per questo desidera moltiplicare attraverso gli apostoli la sua opera di salvezza, di guarigione, di liberazione. Essi si sono raccolti intorno a Gesù, hanno ascoltato le sue parole ed hanno ricevuto una missione, uno scopo per la loro stessa vita; per questo si sono messi in cammino: per testimoniare l’amore di Dio per ogni persona.

 

Essere liberi da ogni attaccamento

Buon sabato

«E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo,

ma non hanno potere di uccidere l’anima»

Mt 10, 28

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/LUGLIO.htm

13 LUGLIO

SANTA CLELIA BARBIERI

S. Giovanni in Persiceto, Bologna, 13 febbraio 1847 – 13 luglio 1870

Clelia Barbieri nasce il 13 febbraio 1847 a San Giovanni in Persiceto, in provincia di Bologna. I sacramenti dell’iniziazione rappresentano i punti nodali della sua crescita. L’Eucaristia è il centro della sua esperienza mistica e del carisma di fondazione da lei promosso. La prima Comunione, il 24 giugno 1858, le dà un’impronta indelebile: diventa nel senso più autentico «anima da comunione». Nel 1862 entra nel nucleo degli «operai della dottrina cristiana» e si fa sempre più attenta e sensibile alla situazione della Chiesa. Ormai ventenne, sotto la guida lungimirante del parroco don Gaetano Guidi, elabora con un gruppo di amiche (Teodora, Orsola, Violante) un progetto di vita consacrata e di diaconia, in cui si può ravvisare un vero risorgimento al femminile. La presenza instancabile accanto ai piccoli, ai poveri, ai malati, agli emarginati, le merita da parte della gente l’appellativo di Madre. Nel 1878 il cardinale Lucido M. Parocchi, arcivescovo di Bologna, chiamerà «Minime dell’Addolorata» le eredi spirituali di Madre Clelia, morta nel 1870. (Avvenire)

https://www.preghiereperlafamiglia.it/santa-clelia-barbieri.htm

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Sabato 13 Luglio 2019

Sabato della XIV settimana delle ferie del Tempo Ordinario

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 10,24-33

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Un discepolo non è da più del maestro, né un servo da più del suo padrone;
è sufficiente per il discepolo essere come il suo maestro e per il servo come il suo padrone. Se hanno chiamato Beelzebùl il padrone di casa, quanto più i suoi familiari!
Non li temete dunque, poiché non v’è nulla di nascosto che non debba essere svelato, e di segreto che non debba essere manifestato.
Quello che vi dico nelle tenebre ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio predicatelo sui tetti.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; temete piuttosto colui che ha il potere di far perire e l’anima e il corpo nella Geenna.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure neanche uno di essi cadrà a terra senza che il Padre vostro lo voglia.
Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati;
non abbiate dunque timore: voi valete più di molti passeri!
Chi dunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli;
chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

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Commento al Vangelo:

Sant’Ambrogio (ca 340-397)

vescovo di Milano e dottore della Chiesa

Commento sul salmo 118, 20 ; CSEL 62, 467s

Riconoscere Cristo davanti agli uomini

Ogni giorno tu sei testimone di Cristo. Sei stato tentato dallo spirito di impurità, ma… hai conservato la castità dell’anima e del corpo: sei martire, cioè testimone, di Cristo… Sei stato tentato dallo spirito di superbia, ma, vedendo il misero e il povero, ne hai sentito profonda pietà e hai amato l’umiltà più che l’arroganza: sei testimone di Cristo. E, quel che è più, hai reso testimonianza non soltanto a parole, ma anche con le opere. Quale uomo infatti, è testimone più autorevole e credibile di chi attesta «che Gesù Cristo è venuto nella carne» (1 Gv 4,2) proprio osservando le norme del Vangelo?… Dio solo sa quanti soffrono quotidianamente il martirio in segreto e confessano nel loro cuore il Signore Gesù Cristo! L’Apostolo conobbe questo martirio e questa fedele testimonianza a Cristo, egli che disse: «Questo infatti è il nostro vanto e la testimonianza della coscienza» (2 Cor 1,12). Si verifica anche il contrario. Quanti hanno confessato esternamente e negato internamente! Perciò sii fedele e forte nelle persecuzioni interne, per essere approvato anche in quelle che sono pubbliche. Anche nelle persecuzioni interne ci sono re e prèsidi e giudici terribili per il loro potere. Hai un esempio nella tentazione che ha subìto il Signore (Mt 4,1).

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…    (Mt 10, 24-33)

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Passa Parola

13/07/2019: Essere liberi da ogni attaccamento.

Buon fine settimana.

[…] Ecco, poi volevo dirvi qualcosetta anche sulla Desolata. La Desolata è la maestra del perdere. Be’ qui, popi, la mia pratica – siccome devo comunicarvi la mia anima – è quando viene in mente qualcosa di inutile: perdo, perché questo… mi fa fastidio questo qualcosa di inutile, perché ormai abbiamo anche l’anima abituata un po’ alle cose belle, che sono leggere, soavi, bellissime. Quando entra qualcos’altro, un po’ di terra, un po’…, ecco, sentiamo un disagio, allora si capisce: qui c’è un attaccamento, qui c’è un po’ di superbia, qui c’è un po’ di orgoglio, qui c’è un attaccamento a qualche cosa, qui c’è…, ecco, e noi sentiamo nell’anima. Allora l’unica è la Desolata: perdere. Allora io… si perde e ci si butta ad amare, ci si butta ad andare avanti, ecc.  […]

(Fonte: Centro Chiara Lubich – Chiara Lubich – Con Maria Desolata – Castel Gandolfo, 7 gennaio 1996)

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“Ci consola sapere che non esiste la distruzione completa di coloro che muoiono, e la fede ci assicura che il Risorto non ci abbandonerà mai. Così possiamo impedire alla morte «di avvelenarci la vita, di rendere vani i nostri affetti, di farci cadere nel vuoto più buio». La Bibbia parla di un Dio che ci ha creato per amore, e che ci ha fatto in modo tale che la nostra vita non finisce con la morte (cfr Sap 3,2-3). San Paolo ci parla di un incontro con Cristo immediatamente dopo la morte: «Ho il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo» (Fil 1,23). Con Lui, dopo la morte ci aspetta ciò che Dio ha preparato per quelli che lo amano (cfr 1 Cor 2,9). Il prefazio della Liturgia dei defunti lo esprime magnificamente: «Se ci rattrista la certezza di dover morire, ci consola la promessa dell’immortalità futura. Ai tuoi fedeli, Signore, la vita non è tolta, ma trasformata». Infatti «i nostri cari non sono scomparsi nel buio del nulla: la speranza ci assicura che essi sono nelle mani buone e forti di Dio».

(Papa Francesco Amoris Laetitia 256)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo ordinario

1) Preghiera

O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio
hai risollevato l’umanità dalla sua caduta,
donaci una rinnovata gioia pasquale,
perché, liberi dall’oppressione della colpa,
partecipiamo alla felicità eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

https://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-matteo-1024-33

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QUESTA RUBRICA TORNA AD OTTOBRE

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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Breviario Laico, LE DUE BESTIE AFFAMATE

Un eremita venne interrogato dal giovane discepolo sul perché l’umanità riesca in alcuni casi a essere tanto perversa e, in altri, tanto buona e generosa: «Abitano in noi» rispose l’eremita «due bestie affamate: una feroce e l’altra mansueta». Domandò il discepolo: «Quale delle due prevarrà in me?». Rispose: «Quella che più verrà da te nutrita».

Aneddoto dei Padri del deserto

Nel giorno dedicato dal calendario a san Benedetto, padre del monachesimo occidentale, evochiamo uno dei tanti apologhi dei maestri che vivevano nella solitudine aspra del deserto egiziano. L’eremita offre una lezione semplice che intreccia in sé sapienza psicologica e impegno morale. Da un lato, infatti, si registra quell’eterno conflitto interiore che ci squarcia l’anima e talora anche il corpo e che san Paolo rappresentava nel capitolo 7 della Lettera ai Romani, riassumendolo alla fine in questa frase: «Acconsento nel mio intimo alla legge di Dio, ma nelle mie membra vedo un’altra legge che muove guerra alla legge della mia mente» (7,22-23).

D’altro lato, ecco l’appello dell’antico monaco: non devi nutrire la bestia maligna che è in te. È, questo, il compito della libertà che ci è stata donata. Anche a costo di sudare, affaticarci, scorticarci interiormente, dobbiamo avere il coraggio di non gettare in pasto odio, orgoglio, vizio, egoismo a quelle fauci spalancate. È l’esercizio rigoroso della morale, dell’autocontrollo, dell’impegno personale. Ma san Paolo aggiungeva un altro, fondamentale, elemento. In questa lotta non siamo soli: «Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte? Siano rese grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore!» (7,24-25). C’è accanto a noi una mano forte che dobbiamo afferrare per liberarci da quelle fauci e levarci in alto verso la luce. Libertà e grazia devono abbracciarsi mentre procediamo sulla via della vita.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori

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Nel Vangelo di Matteo, Gesù rivolge questo invito forte ai suoi, i suoi “inviati”. Egli ha incontrato personalmente una umanità smarrita e sofferente e ne ha avuto compassione. Per questo desidera moltiplicare attraverso gli apostoli la sua opera di salvezza, di guarigione, di liberazione. Essi si sono raccolti intorno a Gesù, hanno ascoltato le sue parole ed hanno ricevuto una missione, uno scopo per la loro stessa vita; per questo si sono messi in cammino: per testimoniare l’amore di Dio per ogni persona.

 

Che cosa posso dare oggi?

Buon venerdì

«Siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe»

Mt 10, 16

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

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12 LUGLIO

SANTA VERONICA

(pia donna)

Santa Veronica è la “pia donna” che, vedendo la passione di Gesù che trasportava la Croce e il suo volto sporco di sudore e sangue, lo deterse con un panno di lino, sul quale sarebbe rimasta l’impronta del viso di Gesù (il cosiddetto “Velo della Veronica”).

PREGHIERA A SANTA VERONICA

O gloriosa santa Veronica, che viveste con Gesù, 

che ne conosceste l’esemplare ed immacolata sua vita,
la sua passione e la sua morte, e che in cielo ne
conosceste pure la sua gloria, vicina, intercedete
acciò possa partecipare alle grazie della Divina
Misericordia. E come in premio delle vostre virtù
aveste il miracolo dell’effigie di Cristo stesso, fate,
o gloriosa santa Veronica, che Gesù sia impresso
nel mio cuore e possa io operare secondo i suoi
voleri, perseverando nelle opere della sua santa
Religione, e per i meriti della passione di Nostro
Signore Gesù Cristo possa passare un giorno nel
gaudio del cielo. Così sia.

https://www.preghiereperlafamiglia.it/santa-veronica.htm

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Venerdì 12 Luglio 2019

Venerdì della XIV settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 10,16-23

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.
Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe;
e sarete condotti davanti ai governatori e ai re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani.
E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire:
non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello darà a morte il fratello e il padre il figlio, e i figli insorgeranno contro i genitori e li faranno morire.
E sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato».
Quando vi perseguiteranno in una città, fuggite in un’altra; in verità vi dico: non avrete finito di percorrere le città di Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo.

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Commento al Vangelo:

San Vincenzo de’ Paoli (1581-1660)

sacerdote, fondatore di comunità religiose

Colloquio del 21/031659

“Non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi”

        Nostro Signore Gesù Cristo ci domanda la semplicità della colomba, che consiste nel dire le cose semplicemente, come le si pensa, senza inutili riflessioni, e agire con bontà, senza simulazione, né artificio, guardando a Dio solo; perciò ciascuno si sforzerà di compiere tutte le sue azioni in questo spirito di semplicità, ricordandosi che a Dio piace parlare ai semplici e rivelare [a] loro i suoi segreti, che tiene nascosti ai sapienti e agli intelligenti di questo mondo (Mt 11,25). Ma Gesù Cristo, mentre ci raccomanda la semplicità della colomba, ci ordina pure di usare la prudenza del serpente, virtù che ci fa parlare e agire con discrezione….         Nostro Signore, dicendo agli apostoli che li inviava come pecore in mezzo ai lupi, diceva loro allo stesso tempo che bisognava essere prudenti come serpenti e semplici come colombe. Poi aggiunge: “Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai loro tribunali … per causa mia. E quando vi consegneranno nelle loro mani, non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire…” Prima parla della prudenza e poi della semplicità; la prudenza è per andare come pecore in mezzo ai lupi, dove correvano il rischio di essere maltrattati.  “Siate prudenti, dice loro, avveduti, e non siate troppo semplici” “Guardatevi dagli uomini”: guardatevi, con prudenza; ma se vi portano davanti ai giudici, non preoccupatevi delle risposte. Ecco la semplicità. Notate che nostro Signore lega le due virtù, in modo che ce ne serviamo nella stessa situazione; ci raccomanda di usarle entrambe e ci fa capire che la prudenza e la semplicità si accordano bene quando sono ben comprese.

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…    (Mt 10, 16-23)

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Passa Parola

12/07/2019: Che cosa posso dare oggi?

Buona giornata.

[…] E san Tommaso d’Aquino: <<Quando i ricchi consumano per i loro fini personali il sovrappiù necessario alla sopravvivenza dei poveri, essi li derubano>>. Ma oggi, trovandoci qui con persone che hanno responsabilità di aziende, ricorderei un altro scritto: <<Non basta un po’ di carità, qualche opera di misericordia, qualche piccolo superfluo di singole persone, per raggiungere il nostro scopo: occorre che aziende intere e imprese mettano in comune il proprio utile>>. Fin qui, dunque, qualcosa sulla nostra cultura, che è la cultura del Vangelo, ricavata dal Vangelo, che è la cultura del dare, che va vissuta verso i bisognosi e verso tutti gli agenti intorno a queste aziende.

(Fonte: La cultura del Dare – Citazione di Chiara Lubich)

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“In generale il lutto per i defunti può durare piuttosto a lungo, e quando un pastore vuole accompagnare questo percorso, deve adattarsi alle necessità di ognuna delle sue fasi. Tutto il percorso è solcato da domande: sulle cause della morte, su ciò che si sarebbe potuto fare, su cosa vive una persona nel momento precedente alla morte… Con un cammino sincero e paziente di preghiera e di liberazione interiore, ritorna la pace. A un certo punto del lutto occorre aiutare a scoprire che quanti abbiamo perso una persona cara abbiamo ancora una missione da compiere, e che non ci fa bene voler prolungare la sofferenza, come se questa fosse un atto di ossequio. La persona amata non ha bisogno della nostra sofferenza, né le risulta lusinghiero che roviniamo la nostra vita. Nemmeno è la migliore espressione di amore ricordarla e nominarla in ogni momento, perché significa rimanere attaccati ad un passato che non esiste più, invece di amare la persona reale che ora si trova nell’al di là. La sua presenza fisica non è più possibile, ma, se la morte è qualcosa di potente, «forte come la morte è l’amore» (Ct 8,6). L’amore possiede un’intuizione che gli permette di ascoltare senza suoni e di vedere nell’invisibile. Questo non è immaginare la persona cara così com’era, bensì poterla accettare trasformata, come è ora. Gesù risorto, quando la sua amica Maria volle abbracciarlo con forza, le chiese di non toccarlo (cfr Gv 20,17), per condurla a un incontro differente.”

(Papa Francesco Amoris Laetitia 255)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo ordinario

1) Preghiera

O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio
hai risollevato l’umanità dalla sua caduta,
donaci una rinnovata gioia pasquale,
perché, liberi dall’oppressione della colpa,
partecipiamo alla felicità eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

https://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-matteo-1016-23

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QUESTA RUBRICA TORNA AD OTTOBRE

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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Breviario Laico, CONSIGLI E DENARO

Nessuno accetta consigli, ma tutti sono pronti ad accettare denaro. Non c’è dubbio, allora, che il denaro valga più dei consigli.

Jonathan Swift

A tutti è nota la difficoltà che si ha a trovare un consigliere sincero e saggio: al massimo si può avere un consulente fiscale che esige di essere pagato. Ebbene, mi è venuta in mente una frase di Jonathan Swift che avevo letto da qualche parte e che ho ritrovato e qui propongo. Come spesso si scopre nelle sue pagine, egli amava insaporire i suoi scritti con la spezia dell’ironia, della parodia e della polemica. Come nel detto sopra citato, che registra una situazione perenne dell’umanità.

Non è raro il caso di chi la prende alla larga, chiedendo apparentemente suggerimenti o informazioni, ma approdando progressivamente verso la ben più rassicurante e concreta petizione di denaro. È questa una delle umiliazioni a cui va incontro il rapporto tra le persone, un rapporto che si è sfilacciato in questi ultimi tempi, inclini a un’immediatezza piuttosto brutale e a un realismo sfacciato. Certo è che il voler dare consigli in buona fede è una scelta abbastanza perdente. È ciò che già lamentava quel famoso scrittore moralista che è La Rochefoucauld il quale nelle sue Massime osservava sarcasticamente che «i vecchi si compiacciono di dare buoni consigli per consolarsi di non poter più dare cattivi esempi». Eppure l’assenza di veri sapienti e maestri è grave. Lo diceva già il profeta Isaia: «Guardai ma non c’era nessuno capace di consigliare, nessuno da interrogare per averne una risposta» (41,28).

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori

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Nel Vangelo di Matteo, Gesù rivolge questo invito forte ai suoi, i suoi “inviati”. Egli ha incontrato personalmente una umanità smarrita e sofferente e ne ha avuto compassione. Per questo desidera moltiplicare attraverso gli apostoli la sua opera di salvezza, di guarigione, di liberazione. Essi si sono raccolti intorno a Gesù, hanno ascoltato le sue parole ed hanno ricevuto una missione, uno scopo per la loro stessa vita; per questo si sono messi in cammino: per testimoniare l’amore di Dio per ogni persona.

 

Vivere la cultura del dare per contribuire alla fraternità

Buon giovedì

«Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle,

o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome,

riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna»

Mt 19, 29

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

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11 LUGLIO

SAN BENEDETTO ABATE

Patrono d’Europa

Norcia (Perugia), ca. 480 – Montecassino (Frosinone), 21 marzo 543/560

È il patriarca del monachesimo occidentale. Dopo un periodo di solitudine presso il sacro Speco di Subiaco, passò alla forma cenobitica prima a Subiaco, poi a Montecassino. La sua Regola, che riassume la tradizione monastica orientale adattandola con saggezza e discrezione al mondo latino, apre una via nuova alla civiltà europea dopo il declino di quella romana. In questa scuola di servizio del Signore hanno un ruolo determinante la lettura meditata della parola di Dio e la lode liturgica, alternata con i ritmi del lavoro in un clima intenso di carità fraterna e di servizio reciproco. Nel solco di San Benedetto sorsero nel continente europeo e nelle isole centri di preghiera, di cultura, di promozione umana, di ospitalità per i poveri e i pellegrini. Due secoli dopo la sua morte, saranno più di mille i monasteri guidati dalla sua Regola. Paolo VI lo proclamò patrono d’Europa (24 ottobre 1964). (Avvenire)

https://www.preghiereperlafamiglia.it/san-benedetto-abate.htm

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Giovedì 11 Luglio 2019

San Benedetto abate, patrono d’Europa, festa

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 19,27-29

In quel tempo, Pietro, disse a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne otterremo?».
E Gesù disse loro: «In verità vi dico: voi che mi avete seguito, nella nuova creazione, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù di Israele.
Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».

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Commento al Vangelo:

Pio XII

papa dal 1939 al 1958

Enciclica « Fulgens radiatur » del 21/03/1947

San Benedetto e l’evangelizzazione dell’Europa

Mentre il mondo era invecchiato nei vizi, mentre l’Italia e l’Europa sembravano divenute un miserevolissimo teatro di popoli guerreggianti, e perfino le istituzioni monastiche… erano meno forti di quanto sarebbe stato necessario per resistere…, Benedetto dimostrò con la sua eccellente attività e santità la perenne giovinezza della Chiesa, rinnovò la severità dei costumi con la sua dottrina e col suo esempio, e cinse di leggi più sicure e più sante il raccoglimento della vita religiosa. Ma non basta: egli infatti di per sé e con i suoi seguaci ridusse quelle barbare genti dai loro costumi feroci ad abitudini civili e cristiane e, piegandole alla virtù, al lavoro e alle tranquille occupazioni delle arti e delle scienze, li strinse con vincoli di fraterno amore e carità… Cassino risplendette una luce nuova, la quale non solo alimentata dalla dottrina e civiltà degli antichi popoli, ma anche fomentata dalla dottrina cristiana, illuminò popoli e nazioni erranti fuori strada e li richiamò e guidò sulla via della verità e della rettitudine… In questo luogo Benedetto portò il regolamento della vita monastica a quel grado di perfezione cui già da molto tempo egli aveva mirato con le preghiere, con la meditazione e con l’esercizio della virtù. Questo veramente sembra sia stato lo speciale e principale compito affidatogli dalla divina Provvidenza: non tanto, cioè, di portare in occidente dall’oriente le regole della vita monastica, quanto di adattarle e proporzionarle genialmente alle inclinazioni, alle necessità, alle condizioni delle popolazioni dell’Italia e di tutta l’Europa. Ecco quindi per mezzo suo alla serenità della dottrina ascetica, che tanto rifioriva nei cenobi dell’oriente, accoppiarsi una instancabile attività, con cui diventa possibile, «comunicare agli altri le cose contemplate» e non solo produrre messi abbondanti di spighe da terreni incolti, ma anche maturare con apostolico sudore frutti spirituali.

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…    (Mt 19, 27-29)

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Passa Parola

11/07/2019: Vivere la cultura del dare per contribuire alla fraternità.

Buona giornata.

[…]  La cultura dell’avere partorisce una concezione antropologica monca, rivestita di non-valori, di sentimenti negativi. La società che ne deriva è quella “complessa” che mercifica tutta l’esistenza, incapace di instaurare rapporti interpersonali profondi. La risposta a tale cultura non può essere che la cultura del dare, una cultura che esprime la verità sull’uomo, come “homo donator”, la cui vera identità consiste nell’essere dono in tutte le espressioni del suo vivere. […]

(Fonte: Nuova Umanità – Vera Araujo – La cultura del dare – 28 agosto 2012)

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“Comprendo l’angoscia di chi ha perso una persona molto amata, un coniuge con cui ha condiviso tante cose. Gesù stesso si è commosso e ha pianto alla veglia funebre di un amico (cfr Gv 11,33.35). E come non comprendere il lamento di chi ha perso un figlio? Infatti, «è come se si fermasse il tempo: si apre un abisso che ingoia il passato e anche il futuro. […] E a volte si arriva anche ad accusare Dio. Quanta gente – li capisco – si arrabbia con Dio». «La vedovanza è un’esperienza particolarmente difficile […] alcuni mostrano di saper riversare le proprie energie con ancor più dedizione sui figli e i nipoti, trovando in questa espressione di amore una nuova missione educativa. […] Coloro che non possono contare sulla presenza di familiari a cui dedicarsi e dai quali ricevere affetto e vicinanza devono essere sostenuti dalla comunità cristiana con particolare attenzione e disponibilità, soprattutto se si trovano in condizioni di indigenza».

(Papa Francesco Amoris Laetitia 254)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo ordinario

1) Preghiera

O Dio, che hai scelto san Benedetto abate
e lo hai costituito maestro
di coloro che dedicano la vita al tuo servizio,
concedi anche a noi
di non anteporre nulla all’amore del Cristo
e di correre con cuore libero e ardente
nella via dei tuoi precetti.
Per il nostro Signore Gesù Cristo

https://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-san-benedetto-da-norcia

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Breviario Laico, I DETTI DI CONFUCIO

Un gentiluomo è esigente con se stesso; un uomo volgare è esigente con gli altri. Un gentiluomo è fiero senza essere aggressivo, socievole ma non di parte. Un gentiluomo non disapprova una persona perché esprime una certa opinione, né respinge un’opinione perché a esprimerla è una certa persona … I quattro flagelli sono: il terrore che coltiva l’ignoranza e l’assassinio, la tirannia che esige raccolti senza aver seminato, l’estorsione fondata su manovre, la burocrazia che nega a ciascuno il dovuto.

Confucio

Ricorriamo per questa nostra riflessione al volume che raccoglie I detti di Confucio, a cura di Simon Leys, uno dei maggiori specialisti di questo personaggio cinese dai contorni fluidi e un po’ mitici, vissuto tra il VI e il V secolo a.C. Abbiamo scelto un piccolo florilegio di queste considerazioni che hanno esercitato un forte influsso sul mondo cinese, sulla sua etica e sul suo comportamento. Protagonista è lo junzi, il «gentiluomo», che originariamente era il titolo degli aristocratici, ma che poi è passato a denotare l’uomo morale e sapiente.

Sono consigli semplici, di etica naturale, che meritano di essere meditati soprattutto per ribadire un dato spesso ignorato o persino contestato. Esistono valori radicali comuni che trascendono le situazioni, le origini e i contesti differenti; il rigore personale, la generosità, il rispetto, la libertà, la dignità umana. In questa linea, tra i vari aforismi proposti, ne sottolineo uno: bisogna ascoltare un’opinione saggia a prescindere da chi la dice. È questa una legge disattesa, soprattutto nelle pubbliche relazioni: la verità ha in sé un valore che non dipende dal piatto d’oro o di coccio su cui è collocata. La nobiltà d’animo sta proprio in questo costante rispetto e nel riconoscimento leale dell’altro.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori

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Nel Vangelo di Matteo, Gesù rivolge questo invito forte ai suoi, i suoi “inviati”. Egli ha incontrato personalmente una umanità smarrita e sofferente e ne ha avuto compassione. Per questo desidera moltiplicare attraverso gli apostoli la sua opera di salvezza, di guarigione, di liberazione. Essi si sono raccolti intorno a Gesù, hanno ascoltato le sue parole ed hanno ricevuto una missione, uno scopo per la loro stessa vita; per questo si sono messi in cammino: per testimoniare l’amore di Dio per ogni persona.

 

L’amore disinteressato costruisce rapporti veri.

Buon mercoledì

«Rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele»

Mt 10, 6

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/LUGLIO.htm

10 LUGLIO

SANTE RUFINA E SECONDA

† Roma, 260 ca.

Le informazioni sul martirio di Rufina e Seconda sono concordi. Condannate, sotto Valeriano e Gallieno, dal prefetto Giunio Donato, furono martirizzate a Roma al decimo miglio della via Cornelia. La tradizione le vuole sorelle che, fidanzate a due giovani cristiani divenuti apostati, si votarono alla verginità. Non essendo riusciti con ogni sforzo ad indurle all’ apostasia e al matrimonio, i due giovani le denunciarono. Quasi sicuramente, già ne IV secolo, sul loro sepolcro fu eretta una basilica, forse da papa Giulio I, di cui oggi è impossibile indicare l’ubicazione in maniera sicura. Rufina e Seconda, con il loro esempio ci ricordano che in una società multireligiosa come quella verso cui ci stiamo incamminando, le ragioni della fede sono superiori a quelle del cuore. (Avvenire)

https://www.preghiereperlafamiglia.it/sante-rufina-e-seconda.htm

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Mercoledì 10 Luglio 2019

Mercoledì della XIV settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 10,1-7

In quel tempo, chiamati a sé i dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea, suo fratello; Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello,
Filippo e Bartolomeo, Tommaso e Matteo il pubblicano, Giacomo di Alfeo e Taddeo,
Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, che poi lo tradì.
Questi dodici Gesù li inviò dopo averli così istruiti: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani;
rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele.
E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino.»

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Commento al Vangelo:

San Giovanni Paolo II (1920-2005)

papa

Preghiera per le vocazioni, XXXV Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, 3 maggio 1998

« Questi dodici, Gesu li inviò »

Spirito di Amore eterno, che procedi dal Padre e dal Figlio, Ti ringraziamo per tutte le vocazioni di apostoli e santi che hanno fecondato la Chiesa. Continua ancora, Ti preghiamo, questa tua opera. Ricordati di quando, nella Pentecoste, scendesti sugli Apostoli riuniti in preghiera con Maria, la madre di Gesù, e guarda alla tua Chiesa che ha oggi un particolare bisogno di sacerdoti santi, di testimoni fedeli e autorevoli della tua grazia; ha bisogno di consacrati e consacrate, che mostrino la gioia di chi vive solo per il Padre, di chi fa propria la missione e l’offerta di Cristo, di chi costruisce con la carità il mondo nuovo. Spirito Santo, perenne Sorgente di gioia e di pace, sei Tu che apri il cuore e la mente alla divina chiamata; sei Tu che rendi efficace ogni impulso al bene, alla verità, alla carità. I tuoi ‘gemiti inesprimibili’ salgono al Padre dal cuore della Chiesa, che soffre e lotta per il Vangelo. Apri i cuori e le menti di giovani e ragazze, perché una nuova fioritura di sante vocazioni mostri la fedeltà del tuo amore, e tutti possano conoscere Cristo, luce vera venuta nel mondo per offrire ad ogni essere umano la sicura speranza della vita eterna. Amen.

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…    (Mt 10, 1-7)

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Passa Parola

10/07/2019: L’amore disinteressato costruisce rapporti veri.

Buona giornata.

[…] Non sempre o raramente la nostra razionalità, o sensibilità, è capace di cogliere questa verità. Siamo spesso in grado di vedere solo una parte della realtà e vengono più in rilievo i rapporti sociali difficili, contrassegnati dalla contraddizione e dal conflitto. E diventa arduo, specie nella complessa società odierna, individuare rapporti di concordia, di comunione. Il nostro carisma ci ha indicato nella fraternità un principio spirituale che è al contempo una categoria antropologica, sociologica, politica…, capace di innescare un processo di rinnovamento globale della società.  L’amore fraterno stabilisce ovunque rapporti sociali positivi, atti a rendere il consorzio umano più solidale, più giusto, più felice. La nostra esperienza di più di sessanta anni ci dice che questi rapporti fraterni vissuti sia nella quotidianità della vita personale, familiare e sociale, sia nella vita delle istituzioni politiche e delle strutture economiche, liberano risorse morali e spirituali inaspettate.[…]

(Fonte: www.focolare.org – Costruire veri rapporti di fraternità – Messaggio di Chiara Lubich – 13.02.2005)

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“A volte la vita familiare si vede interpellata dalla morte di una persona cara. Non possiamo tralasciare di offrire la luce della fede per accompagnare le famiglie che soffrono in questi momenti. Abbandonare una famiglia quando una morte la ferisce sarebbe una mancanza di misericordia, perdere un’opportunità pastorale, e questo atteggiamento può chiuderci le porte per qualsiasi altra azione evangelizzatrice. ”

(Papa Francesco Amoris Laetitia 253)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo ordinario

1) Preghiera

O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio
hai risollevato l’umanità dalla sua caduta,
donaci una rinnovata gioia pasquale,
perché, liberi dall’oppressione della colpa,
partecipiamo alla felicità eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

https://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-matteo-101-7

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QUESTA RUBRICA TORNA AD OTTOBRE

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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Breviario Laico, ATTENZIONE O AMMIRAZIONE?

Val molto di più avere la costante attenzione degli uomini che la loro occasionale ammirazione.

Jean-Jacques Rousseau

Sfoglio un settimanale e per pagine e pagine vedo che si esalta prima un attore, poi uno scrittore alla moda e infine un personaggio pubblico. Mi viene una tentazione: che cosa si dirà di costoro non tanto fra dieci anni ma già l’anno prossimo? Saranno certamente dimenticati e giustamente perché, ad esempio, quello che ho letto dello scrittore in questione è talmente inconsistente che non vedo come possa sopravvivere a una stagione. Mi piace, allora, proporre a tutti i miei lettori una frase abbastanza nota tratta da un libro discutibile ma importante e che non per nulla è rimasto nella storia, nonostante abbia ora oltre duecentocinquant’anni: si tratta del romanzo «pedagogico» Emilio o dell’educazione del filosofo francese Jean-Jacques Rousseau.

Purtroppo la società in cui viviamo si regge sull’ammirazione più che sull’attenzione. La stessa comunicazione di massa ha adottato la via dell’eccesso per cui fa notizia solo il gesto più esasperato, la novità più pittoresca e sensazionale, la figura più stravagante. Il fuoco di paglia, l’esplosione pirotecnica, la spettacolarità, l’enormità meritano sempre la prima pagina o l’apertura di telegiornale. Non per nulla accade che, pur di essere ammirati, si va in televisione a raccontare vergogne ed esagerazioni di ogni tipo. L’attenzione, invece, suppone un pacato argomentare, l’offerta di ragioni, l’approfondimento ed esige «tensione», come dice il termine stesso. È solo così che si è veramente maestri: non perché si strappa la standing ovation una volta, ma perché si genera ascolto e riflessione.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori

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Nel Vangelo di Matteo, Gesù rivolge questo invito forte ai suoi, i suoi “inviati”. Egli ha incontrato personalmente una umanità smarrita e sofferente e ne ha avuto compassione. Per questo desidera moltiplicare attraverso gli apostoli la sua opera di salvezza, di guarigione, di liberazione. Essi si sono raccolti intorno a Gesù, hanno ascoltato le sue parole ed hanno ricevuto una missione, uno scopo per la loro stessa vita; per questo si sono messi in cammino: per testimoniare l’amore di Dio per ogni persona.

 

Essere generosi nell’amore

Buon martedì

«La messe è molta, ma gli operai sono pochi!
Pregate dunque il padrone della messe

che mandi operai nella sua messe!»

Mt 9, 38

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

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SANTA VERONICA GIULIANI

Mercatello, Urbino, 27 dicembre 1660 – Città di Castello, 9 luglio 1727

Nacque a Mercatello, nel Ducato di Urbino, ultima figlia di Francesco Giuliani e Benedetta Mancini. La coppia aveva avuto sette figlie femmine, tra le quali Orsola e due sue sorelle intrapresero la vita monastica. La madre morì quando lei aveva solo sette anni. Entrò nell’ordine delle Clarisse cappuccine nel 1677 a 17 anni, cambiando il nome da Orsola a Veronica per ricordare la Passione di Gesù. Nel 1716 diventò badessa del monastero di Città di Castello. Scrisse diario, Il tesoro nascosto, pubblicato postumo (l’edizione più nota è quella a cura di Pietro Pizzicaria del 1895), nel quale racconta la propria esperienza mistica. È considerata fra le più importanti contemplative-penitenti che il mondo occidentale abbia avuto.

https://www.preghiereperlafamiglia.it/santa-veronica-giuliani.htm

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Martedì 09 Luglio 2019

Martedì della XIV settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 9,32-38

In quel tempo, presentarono a Gesù un muto indemoniato.
Scacciato il demonio, quel muto cominciò a parlare e la folla presa da stupore diceva: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!».
Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni».
Gesù andava attorno per tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e curando ogni malattia e infermità.
Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore.
Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi!
Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe!».

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Commento al Vangelo:

Concilio Vaticano II

Decreto sull’attività missionaria della Chiesa “Ad gentes”, § 12 (©Libreria Editrice Vaticana)

“Gesù andava attorno per tutte le città e i villaggi … predicando il vangelo del regno”

La presenza dei cristiani nei gruppi umani deve essere animata da quella carità con la quale Dio ci ha amato: egli vuole appunto che anche noi reciprocamente ci amiamo con la stessa carità (1Gv 4,11). Ed effettivamente la carità cristiana si estende a tutti, senza discriminazioni razziali, sociali o religiose, senza prospettive di guadagno o di gratitudine. Come Dio ci ha amato con amore disinteressato, così anche i fedeli con la loro carità debbono preoccuparsi dell’uomo, amandolo con lo stesso moto con cui Dio ha cercato l’uomo. Come quindi Cristo percorreva tutte le città e i villaggi, sanando ogni malattia ed infermità come segno dell’avvento del regno di Dio, così anche la Chiesa attraverso i suoi figli si unisce a tutti gli uomini di qualsiasi condizione, ma soprattutto ai poveri ed ai sofferenti … Essa infatti condivide le loro gioie ed i loro dolori, conosce le aspirazioni e i problemi della vita, soffre con essi nell’angoscia della morte. A quanti cercano la pace, essa desidera rispondere con il dialogo fraterno, portando loro la pace e la luce che vengono dal Vangelo. I fedeli debbono impegnarsi, collaborando con tutti gli altri, alla giusta composizione delle questioni economiche e sociali. Si applichino con particolare cura all’educazione dei fanciulli e dei giovani … Portino ancora i cristiani il loro contributo ai tentativi di quei popoli che, lottando contro la fame, l’ignoranza e le malattie, si sforzano per creare migliori condizioni di vita e per stabilire la pace nel mondo. … La Chiesa tuttavia, non desidera affatto intromettersi nel governo della città terrena. Essa non rivendica a se stessa altra sfera di competenza, se non quella di servire gli uomini amorevolmente e fedelmente, con l’aiuto di Dio.

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…    (Mt 9, 32-38)

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Passa Parola

09/07/2019: Essere generosi nell’amore.

Buona giornata.

[…] Come vivremo allora la Parola di vita di questo mese? Comportandoci da veri figli del Padre celeste, cioè imitando il suo amore, soprattutto nelle caratteristiche che abbiamo evidenziato: la gratuità e l’universalità. Cercheremo allora di amare per primi, di un amore generoso, solidale, aperto verso tutti, specialmente verso quei vuoti che possiamo trovare attorno a noi. Cercheremo di amare con un amore distaccato dai risultati. Ci sforzeremo di farci strumenti della liberalità di Dio, rendendo partecipi anche gli altri dei doni di natura e di grazia che abbiamo ricevuti da Lui. Lasciandoci guidare da questa Parola di Gesù, vedremo con occhi nuovi e con cuore nuovo ogni prossimo che ci passerà accanto, ogni occasione che ci verrà offerta dalla vita quotidiana. E dovunque noi ci troveremo ad operare (famiglia, scuola, ambiente di lavoro, ospedale ecc.), ci sentiremo spinti ad essere dispensatori di questo amore che è proprio di Dio e che Gesù ha portato sulla terra, l’unico capace di trasformare il mondo.

(Fonte: Centro Chiara Lubich – Commento alla Parola di Vita di Gennaio 1992:  Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso.)

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“Le famiglie monoparentali hanno origine spesso a partire da «madri o padri biologici che non hanno voluto mai integrarsi nella vita familiare, situazioni di violenza da cui un genitore è dovuto fuggire con i figli, morte di uno dei genitori, abbandono della famiglia da parte di uno dei genitori, e altre situazioni. Qualunque sia la causa, il genitore che abita con il bambino deve trovare sostegno e conforto presso le altre famiglie che formano la comunità cristiana, così come presso gli organismi pastorali parrocchiali. Queste famiglie sono spesso ulteriormente afflitte dalla gravità dei problemi economici, dall’incertezza di un lavoro precario, dalla difficoltà per il mantenimento dei figli, dalla mancanza di una casa».

(Papa Francesco Amoris Laetitia 252)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo ordinario

1) Preghiera

O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio
hai risollevato l’umanità dalla sua caduta,
donaci una rinnovata gioia pasquale,
perché, liberi dall’oppressione della colpa,
partecipiamo alla felicità eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

https://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-matteo-932-38

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QUESTA RUBRICA TORNA AD OTTOBRE

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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Breviario Laico, CERTISSIMO, ANZI PROBABILE

È men male agitarsi nel dubbio, che il riposar nell’errore.

Alessandro Manzoni

C’è una battuta curiosa e provocatoria di quella penna sarcastica ma intelligente che fu il giornalista e scrittore Ennio Flaiano: «Certo, certissimo, anzi probabile». Con questo paradosso egli colpiva un atteggiamento tipico dei nostri giorni nei quali il confine tra verità, probabilità e persino falsità è molto labile. L’oscillazione del pendolo della certezza non ha più leggi precise ma si muove secondo gli impulsi che gli vengono impressi dalle mani di molti manovratori. È per questo che spesso si è sospettosi di tutto oppure si beve ogni panzana, purché in entrambi i casi ci sia un abile pubblicitario capace di influenzare e condizionare i pareri.

Criticato quanto è necessario il dubbio che mescola e falsifica le carte della verità, bisogna però spezzare anche una lancia a suo favore. Lo faccio con la citazione sopra proposta che è desunta da un’opera minore di Alessandro Manzoni, La storia della colonna infame, un saggio sulle vicende della peste di Milano posto in appendice alla seconda edizione dei Promessi Sposi. Il monito del grande lombardo è icastico e bolla impietosamente quell’apparente pace e quella falsa certezza che sono generate dall’ignoranza. L’insipienza, infatti, non conosce l’inquietudine della ricerca, si accontenta della battuta e dell’ovvio, ama i luoghi comuni e non sospetta che al di là della propria visuale ristretta ci sia un vasto orizzonte da esplorare. Per questo non conosce dubbio alcuno, ma non perché le sia estraneo il gusto di mettere in questione la realtà, bensì per l’illusione di possedere già tutta la verità. In questo caso la scossa dell’interrogativo sarebbe benefica.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori

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Nel Vangelo di Matteo, Gesù rivolge questo invito forte ai suoi, i suoi “inviati”. Egli ha incontrato personalmente una umanità smarrita e sofferente e ne ha avuto compassione. Per questo desidera moltiplicare attraverso gli apostoli la sua opera di salvezza, di guarigione, di liberazione. Essi si sono raccolti intorno a Gesù, hanno ascoltato le sue parole ed hanno ricevuto una missione, uno scopo per la loro stessa vita; per questo si sono messi in cammino: per testimoniare l’amore di Dio per ogni persona.

 

Condividere ciò che ho ricevuto

Buon lunedì

«Coraggio, figliola, la tua fede ti ha guarita»

Mt 9, 22

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

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08 LUGLIO

SANTI AQUILA E PRISCILLA

Sposi e martiri del I secolo, discepoli di San Paolo

Aquila e Priscilla erano due coniugi giudeo – cristiani, molto cari all’apostolo Paolo per la loro fervente e molteplice collaborazione alla causa del Vangelo. Aquila, giudeo originario del Ponto, trasferitosi in tempo imprecisato a Roma, sposò Priscilla (o Prisca).L’apostolo intuì subito le buone qualità dei due coniugi, quando chiese di essere ospitato nella loro casa a Corinto. I due lo seguirono anche in Siria, fino ad Efeso. Qui istruirono nella catechesi cristiana Apollo, l’eloquente giudeo – alessandrino, versatissimo nelle Scritture, ma ignaro di qualche punto essenziale della nuova dottrina cristiana, come il battesimo di Gesù. Aquila e Priscilla fecero in modo di battezzarlo prima che partisse per Corinto. Niente si può asserire con certezza sul tempo, luogo e genere di morte di Aquila e Priscilla, dato che le uniche fonti su di essi sono citazioni bibliche. Alcuni identificano Priscilla con la vergine e martire romana Prisca e Aquila con qualcuno della gens Acilia, collegata con le Catacombe, perciò i due sarebbero martiri per decapitazione. (Avvenire)

https://www.preghiereperlafamiglia.it/santi-aquila-e-priscilla.htm

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Lunedì 08 Luglio 2019

Lunedì della XIV settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 9,18-26

In quel tempo, mentre Gesù parlava, giunse uno dei capi che gli si prostrò innanzi e gli disse: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano sopra di lei ed essa vivrà».
Alzatosi, Gesù lo seguiva con i suoi discepoli.
Ed ecco una donna, che soffriva d’emorragia da dodici anni, gli si accostò alle spalle e toccò il lembo del suo mantello.
Pensava infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita».
Gesù, voltatosi, la vide e disse: «Coraggio, figliola, la tua fede ti ha guarita». E in quell’istante la donna guarì.
Arrivato poi Gesù nella casa del capo e veduti i flautisti e la gente in agitazione, disse:
«Ritiratevi, perché la fanciulla non è morta, ma dorme». Quelli si misero a deriderlo.
Ma dopo che fu cacciata via la gente egli entrò, le prese la mano e la fanciulla si alzò.
E se ne sparse la fama in tutta quella regione.

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Commento al Vangelo:

Beato Charles de Foucauld (1858-1916)

eremita e missionario nel Sahara

Ritiro a Nazareth, 1897

« La tua fede ti ha guarita »

La fede, è ciò che fa che noi crediamo in fondo all’anima … tutte le verità che la religione ci insegna, di conseguenza il contenuto della Sacra Scrittura e tutti gli insegnamenti del Vangelo, infine quanto ci è proposto dalla Chiesa. Il giusto vivrà veramente di questa fede (Rom 1,17), poiché essa prende il posto in lui della maggior parte dei sensi naturali. Trasforma talmente ogni cosa che gli altri sensi possono servire poco all’anima, che percepisce attraverso essi solo apparenze che ingannano, mentre la fede le mostra le realtà. L’occhio gli fa vedere un povero; la fede gli fa vedere Gesù (cf Mt 25,40). L’orecchio gli fa sentire ingiurie e persecuzioni; la fede gli canta: “Rallegratevi ed esultate” (Mt 5,12). I sensi ci fanno sentire i colpi di pietra ricevuti; la fede ci dice: “Abbiate una grande gioia per essere stati giudicati degni di soffrire qualcosa per il nome di Cristo” (cf At 5,41). Il gusto ci fa sentire l’incenso; la fede ci dice che il vero incenso “sono le preghiere dei santi” (Ap 8,4). I sensi ci seducono con le bellezze del creato; la fede pensa alla bellezza increata ed ha compassione di tutte le creature che sono nulla e polvere di fronte a quella bellezza. I sensi hanno orrore del dolore; la fede lo benedice come la corona dello sposalizio che l’unisce all’Amato, il cammino col suo Sposo, la mano nella sua mano divina. I sensi si ribellano all’ingiuria; la fede la benedice: “Benedite coloro che vi maltrattano” (Lc 6,28)…; la trova dolce poiché è condividere la sorte di Gesù… I sensi sono curiosi; la fede non vuole conoscere nulla: ha sete di scomparire e vorrebbe passare tutta la vita immobile ai piedi del tabernacolo.

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…    (Mt 9, 18-26)

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Passa Parola

08/07/2019: Condividere ciò che ho ricevuto.

Buona settimana.

«Ma, se dovevamo essere pronte a dare la vita l’una per l’altra, era logico che, intanto, occorreva rispondere alle mille esigenze che l’amore fraterno richiedeva: occorreva condividere le gioie, i dolori, i pochi beni, le proprie esperienze spirituali. Ci siamo sforzate di fare così perché fosse vivo tra noi, prima d’ogni altra cosa, l’amore reciproco».[…]

(Fonte: Congresso dei Volontari della Zona Italia – Citazione di Chiara Lubich – www.focolaritalia.it)

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“Nel corso del dibattito sulla dignità e la missione della famiglia, i Padri sinodali hanno osservato che «circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia»; ed è inaccettabile «che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso».

(Papa Francesco Amoris Laetitia 251)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo ordinario

1) Preghiera

O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio
hai risollevato l’umanità dalla sua caduta,
donaci una rinnovata gioia pasquale,
perché, liberi dall’oppressione della colpa,
partecipiamo alla felicità eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

https://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-matteo-918-26

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QUESTA RUBRICA TORNA AD OTTOBRE

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Breviario Laico, IL LEONE CHE DIVENTA SCIMMIA

Non imitate nulla né nessuno. Un leone che copia un leone diventa in realtà una scimmia.

Victor Hugo

Quando si studiava al liceo il latino, si citava il detto oraziano (era nell’Epistola I del celebre poeta di Venosa): O imitatores, servum pecus! Che gli imitatori siano una sorta di gregge servile è vero ancor oggi quando alla libertà più sfrenata si associa una patetica schiavitù nel seguire mode e modi di vivere in forma pedissequa e ridicola. Due sono gli animali che di solito vengono evocati per ironizzare su questa debolezza: il pappagallo col suo affettato ripetere suoni e voci, e la scimmia con le sue imitazioni gestuali degli umani. È a quest’ultimo animale che fa riferimento in modo sarcastico lo scrittore francese ottocentesco Victor Hugo nel consiglio che abbiamo proposto come spunto di riflessione.

Detto questo, ribadita la necessità di una propria autonomia e coerenza, vorrei però fare due considerazioni. La prima la desumo dai Pensieri spettinati di un divertente autore nato nell’attuale Ucraina (a Leopoli) nel 1909 e morto nel 1966, Stanislaw J. Lec: «Per essere se stessi, bisogna prima essere qualcuno». Se non voglio cadere nel servum pecus di Orazio, devo avere una mia identità, una personalità, un pensiero, una capacità critica. Ecco, allora, la necessità di una vera formazione di se stessi, del proprio io, della mente e della coscienza. Una seconda annotazione. Non è detto che tutte le imitazioni siano negative. Esiste un esempio per tutti, tratto dalla Prima lettera ai Corinzi di san Paolo: «Fatevi miei imitatori, come io lo sono di Cristo» (11,1).

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori

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Nel Vangelo di Matteo, Gesù rivolge questo invito forte ai suoi, i suoi “inviati”. Egli ha incontrato personalmente una umanità smarrita e sofferente e ne ha avuto compassione. Per questo desidera moltiplicare attraverso gli apostoli la sua opera di salvezza, di guarigione, di liberazione. Essi si sono raccolti intorno a Gesù, hanno ascoltato le sue parole ed hanno ricevuto una missione, uno scopo per la loro stessa vita; per questo si sono messi in cammino: per testimoniare l’amore di Dio per ogni persona.

 

Andare incontro ai bisogni del fratello con creatività

Buona Domenica

«Rallegratevi piuttosto che i vostri nomi

sono scritti nei cieli»

Lc 10, 20

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

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07 LUGLIO

BEATA MARIA ROMERO MENESES

Suora dell’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Granada di Nicaragua, 13 gennaio 1902 – 7 luglio 1977

Nata in a Granada in una famiglia benestante e affermata, si è donata interamente ai più poveri con fiducia totale nella Provvidenza. Cresciuta in una famiglia cristiana, fin dall’infanzia si sentì apostola fra i coetanei, ma sarà nel Costarica che Maria scoprirà la vera condizione dei poveri decidendo di dedicarsi a loro senza riserve. Dalla sua iniziativa nasceranno le misioneritas per fornire servizio ai poveri nei loro quartieri, nelle loro misere case: sorgeranno oratori, la Casita de la Virgen, sempre aperta alle necessità materiali e spirituali dei derelitti, l’Opera sociale Maria Ausiliatrice, la «cittadella», e la Asociación Ayuda Necesitados.

Non solo opere: le cronache della sua vita narrano anche di preghiera, obbedienza, prodigi. E un amore forte per Gesù Eucaristia. Maria morì il 7 luglio 1977.

https://www.preghiereperlafamiglia.it/maria-romero-meneses.htm

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Domenica 07 Luglio 2019

XIV Domenica del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 10,1-12.17-20

In quel tempo,  il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe.
Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi;
non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa.
Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi.
Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l’operaio è degno della sua mercede. Non passate di casa in casa.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi,
curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio».
Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle piazze e dite:
Anche la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino.
Io vi dico che in quel giorno Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città ».
I settantadue tornarono pieni di gioia dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome».
Egli disse: «Io vedevo satana cadere dal cielo come la folgore.
Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico; nulla vi potrà danneggiare.
Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli».

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Commento al Vangelo:

Vita di San Francesco d’Assisi detta «Anonimo perugino» (13° secolo)

§ 18 (trad. Vergilio Gamboso)

« Il Signore li inviò a due a due avanti a sè in ogni città e luogo dove stava per recarsi »

    Francesco, pieno di grazia dello Spirito Santo, preannunciò quanto sarebbe avvenuto ai suoi amici. E chiamati a sé questi sei frati che aveva, nella selva che circondava la Porziuncola (andavano di frequente a pregare in quella chiesa), disse loro: « Carissimi fratelli, consideriamo la nostra vocazione : Dio misericordioso non ci ha chiamato solo per noi stessi, ma anche per l’utilità e la salvezza di molti. Andiamo dunque per il mondo, esortando e ammaestrando uomini e donne con la parola e con l’esempio, affinché facciano penitenza dei loro peccati e si ricordino dei comandamenti del Signore, che da lungo tempo hanno gettato in dimenticanza ».     E disse ancora: « Piccolo gregge non abbiate timore (Lc 12,32), ma nutrite fiducia in Dio. Non vogliate dire tra voi : “Siamo persone rozze e senza istruzione: come faremo a predicare?”. Invece, richiamate a mente le parole che rivolse Gesù ai suoi discepoli : “Non siete voi che parlate, ma è lo Spirito del vostro Padre che parla in voi” (Mt 10, 20). Il Signore stesso vi comunicherà spirito e sapienza per esortare e mostrare a uomini e donne la via e le opere dei suoi precetti”.

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…    (Lc 10, 1-12.17-20)

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Passa Parola

07/07/2019: Andare incontro ai bisogni del fratello con creatività.

Buona domenica.

[…] Possiamo anche noi andare a cercare Gesù negli uomini e nelle donne prigionieri del dolore e della solitudine. Possiamo offrirci, con rispetto, di essere loro compagni nel cammino della vita, verso la pace che Gesù dona, come fa M. Pia con i suoi amici che, in un piccolo centro del Sud Italia, si impegnano al servizio dei migranti. Da quei volti traspaiono storie di dolore, di guerra, di violenze subite.[…]

(Fonte: Letizia Magri – Commento alla Parola di Vita “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi” (Gv 20,21))

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“La Chiesa conforma il suo atteggiamento al Signore Gesù che in un amore senza confini si è offerto per ogni persona senza eccezioni. Con i Padri sinodali ho preso in considerazione la situazione delle famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, esperienza non facile né per i genitori né per i figli. Perciò desideriamo anzitutto ribadire che ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare «ogni marchio di ingiusta discriminazione» e particolarmente ogni forma di aggressione e violenza. Nei riguardi delle famiglie si tratta invece di assicurare un rispettoso accompagnamento, affinché coloro che manifestano la tendenza omosessuale possano avere gli aiuti necessari per comprendere e realizzare pienamente la volontà di Dio nella loro vita.

(Papa Francesco Amoris Laetitia 250)

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Lectio Divina Carmelitana:

L’invio dei 72 discepoli
Ricostruire la Vita Comunitaria
Luca 10,1-12.17-20

1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

https://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-14%C2%AA-domenica-del-tempo-ordinario

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QUESTA RUBRICA TORNA AD OTTOBRE

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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Breviario Laico, INDECISIONE

L’essere più infelice del mondo è colui nel quale la realtà più abituale e praticata è l’indecisione.

William James

Ecco un tema su cui vale la pena riflettere: l’esitazione non come ponderazione seria e motivata («caratteristica dell’intelligenza», la definiva Henri de Montherlant, scrittore francese), bensì come sostanziale incapacità di scegliere, indecisione appunto. È, questa, una malattia dell’anima che ha soprattutto un effetto, come afferma nella frase citata il filosofo americano William James (1842-1910): l’infelicità. Chi non sa optare per una scelta, rimanendo sempre al di qua dell’agire, si trova in uno stato di insicurezza permanente che lo tortura e lo rende agitato e insoddisfatto.

Credo che tutti nella vita abbiamo incontrato almeno un esemplare di questa sindrome spirituale: persone, forse, dotate di grandi qualità che non combinano nulla perché non vogliono mai rischiare una decisione, vedendone le possibili conseguenze negative. Certo, un aiuto potrebbe essere il consiglio e il sostegno di una persona amica; ma spesso neppure con accanto una simile presenza costoro riescono a superare il loro dubbio permanente, la loro titubanza sistematica, la radicale insicurezza del loro io, il costante tentennamento della loro volontà. Siamo, quindi, in presenza di un fenomeno umano delicato che non dev’essere irriso perché trascina con sé infelicità e amarezza. Tuttavia, in finale, vorrei ricordare a chi non è afflitto da questo limite una battuta del prologo di un dramma di Brecht, L’anima buona di Sezuan: «Esitare va sempre bene, purché poi tu faccia quello che devi fare». Un po’ di riflessione e cautela sono, infatti, sempre necessarie.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori

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Nel Vangelo di Matteo, Gesù rivolge questo invito forte ai suoi, i suoi “inviati”. Egli ha incontrato personalmente una umanità smarrita e sofferente e ne ha avuto compassione. Per questo desidera moltiplicare attraverso gli apostoli la sua opera di salvezza, di guarigione, di liberazione. Essi si sono raccolti intorno a Gesù, hanno ascoltato le sue parole ed hanno ricevuto una missione, uno scopo per la loro stessa vita; per questo si sono messi in cammino: per testimoniare l’amore di Dio per ogni persona.

 

chiesa di san felice in pincis © 2018