Categoria: Passa Parola

Essere grati a chi ci fa del bene

Buon sabato

«Possono forse gli invitati a nozze

essere in lutto

mentre lo sposo è con loro?»

Mt 9, 15

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/LUGLIO.htm

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Sabato 04 luglio 2020

Sabato della XIII settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 9,14-17

14In quel tempo, si accostarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché, mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?». 15E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno. 16Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo squarcia il vestito e si fa uno strappo peggiore. 17Né si mette vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si rompono gli otri e il vino si versa e gli otri van perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».

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Commento al Vangelo: 

San Giovanni Paolo II (1920-2005)

papa

Lettera apostolica « Mulieris dignatatem », §26-27 (© Libreria Editrice Vaticana)

L’Eucaristia: il dono che Cristo/Sposo fa alla Chiesa/Sposa

Prima di tutto nell’Eucaristia si esprime in modo sacramentale l’atto redentore di Cristo Sposo nei riguardi della Chiesa Sposa. (…) Il Concilio Vaticano II ha rinnovato nella Chiesa la coscienza dell’universalità del sacerdozio. Nella Nuova Alleanza c’è un solo sacrificio e un solo sacerdote: Cristo. Di questo unico sacerdozio partecipano tutti i battezzati, sia uomini che donne, in quanto devono «offrire se stessi come vittima viva, santa, a Dio gradita (cf. Rm 12, 1), dare in ogni luogo testimonianza di Cristo e, a chi la richieda, rendere ragione della loro speranza della vita eterna (cf. 1 Pt 3, 15)». (…) Tutti nella Chiesa (…) partecipano cioè non solo alla missione sacerdotale, ma anche a quella profetica e regale di Cristo Messia. Questa partecipazione determina, inoltre, l’unione organica della Chiesa, come Popolo di Dio, con Cristo. In essa si esprime nel contempo il «grande mistero» della Lettera agli Efesini (5,32): la Sposa unita al suo Sposo; unita, perché vive la sua vita; unita, perché partecipa della sua triplice missione (…); unita in una maniera tale da rispondere con un «dono sincero» di sé all’ineffabile dono dell’amore dello Sposo, redentore del mondo. Ciò riguarda tutti nella Chiesa, le donne come gli uomini, e riguarda ovviamente anche coloro che sono partecipi del «sacerdozio ministeriale», che possiede il carattere di servizio. Nell’ambito del «grande mistero» di Cristo e della Chiesa tutti sono chiamati a rispondere – come una sposa – col dono della loro vita all’ineffabile dono dell’amore di Cristo, che solo, come redentore del mondo, è lo Sposo della Chiesa.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Mt 9, 14-17)


Passa Parola

04/07/2020: Essere grati a chi ci fa del bene.

In famiglia di solito si impara presto a dire grazie quando si riceve qualcosa in dono o in prestito, più raramente capita invece di ringraziare l’altro per il modo che ha di starci vicino, per aver condiviso fino in fondo una nostra preoccupazione, o per averci regalato un sorriso aldilà della stanchezza.


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario

1) Preghiera

O Dio, che ci hai reso figli della luce
con il tuo Spirito di adozione,
fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore,
ma restiamo sempre luminosi
nello splendore della verità.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, RIFIUTARE

È inutile parlare molto quando si rifiuta di concedere qualcosa; l’altro sentirà sempre e solo il no.

JOHANN W. GOETHE

Accade a tutti di dover rifiutare un favore: non è detto che sempre lo si faccia di malanimo o per egoismo. Le ragioni possono essere fondate e quindi si ricorre a un’argomentazione o a scuse motivate. Tuttavia – ci ammonisce Goethe nel suo dramma Ifigenia in Tauride (1787), mirabile ripresa dell’omonima tragedia del greco Euripide – quel che rimane nell’altro che si era rivolto a te è il no, il diniego, il rifiuto. Nascono, così, freddezze e recriminazioni non sempre giustificate. Di fronte a questo dato di fatto vorremmo fare due considerazioni.

La prima riguarda le domande di favori. C’è spesso una petulanza, un’insistenza e una pretesa che diventano insopportabili. Molti sono sottilmente convinti che la loro richiesta sia quasi un diritto. C’è, poi, anche il fatto che spesso una concessione riservata a uno diventi causa di rimostranze e recriminazioni da parte di un altro. Voltaire (1694-1778) attribuiva questa battuta al Re Sole, Luigi XIV: «Tutte le volte che assegno una carica faccio cento scontenti e un ingrato». Un po’ di pudore e di discrezione nell’avanzare richieste sarebbe, perciò, salutare. C’è, però, una seconda osservazione da fare. Talvolta il rifiuto nasce da egoismo, pigrizia, disimpegno. E allora vale sempre il monito di Gesù: «Quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro» (Matteo 7,12). La generosità è segno di carità e di animo nobile, soprattutto quando costa fastidio e fatica. «È più facile essere generosi che non rimpiangerlo» diceva lo scrittore Jules Renard.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Il vangelo di Matteo racconta un episodio della vita di Gesù che può sembrare poco importante: sua madre e i suoi familiari vanno a Cafarnao, dove egli si trova con i discepoli per annunciare a tutti l’amore del Padre. Probabilmente hanno camminato a lungo per trovarlo, e desiderano parlargli. Non entrano nel luogo in cui Gesù si trova, ma mandano un messaggio: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

Caricarsi delle sofferenze del prossimo

Buon venerdì

«Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!»

Gv 20, 29

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/LUGLIO.htm

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Venerdì 03 luglio 2020

San Tommaso, apostolo, festa

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 20,24-29

24Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. 25Gli dissero allora gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò». 26Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, si fermò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 27Poi disse a Tommaso: «Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!». 28Rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!».

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Commento al Vangelo: 

Sant’Antonio di Padova (ca 1195 – 1231)

francescano, dottore della Chiesa

Domenica dell’ottava di Pasqua

Santo dubbio del discepolo Tommaso

Tommaso disse ai dodici: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò” (Gv 20,25) Tommaso significa “abisso”, perché a causa del suo dubbio ha ottenuto una conoscenza più profonda ed è diventato più forte nella fede. (…) Non fu per caso ma per disposizione divina che Tommaso era assente e non volle credere a quanto gli dicevano. Ammirabile disegno! Santo dubbio del discepolo! “Se non vedo nelle sue mani”, dice. Voleva vedere riedificata la tenda di cui Amos aveva detto: “In quel giorno rialzerò la capanna di Davide, che è caduta; ne riparerò le brecce, ne rialzerò le rovine” (Am 9,11). Davide indica la divinità; la tenda, il corpo stesso di Cristo nel quale prese dimora, come in una tenda, la divinità, caduta, annientata dalla morte e Passione. Le brecce dei muri indicano le piaghe delle mani, dei piedi e del costato. Sono le piaghe che il Signore ha riedificato con la sua risurrezione. E’ riguardo a loro che Tommaso dice: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò”. Il Signore comprensivo non volle lasciare nel dubbio il discepolo sincero che sarebbe diventato un vaso d’elezione. Tolse dunque dal suo spirito, con un gesto di bontà, la nebbia del dubbio, come tolse a Paolo l’accecamento dell’infedeltà. “Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente! Rispose Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!”” (Gv 20,27-28).


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Gv 20, 24-29)


Passa Parola

03/07/2020: Caricarsi delle sofferenze del prossimo.

Buona giornata.

[…] Seguendo questo modello ci si può svuotare di se stessi , di fronte a tutti e <vivere negli altri> – come dice Chiara Lubich – condividendo le loro gioie e i loro dolori. Gesù Abbandonato vive in tutti noi prendendo sopra di se tutte le sofferenze dell’umanitä; analogamente, se mi svuoto di me stesso, il mio prossimo può caricare le proprie sofferenze sul mio cuore, sentirsi compreso e amato ed essere attirato nell’unita.

(Fonte: Kenosi e Nulla Assoluto – DI Donald W. Mitchell)


Lectio divina carmelitana

Giovanni 20,24-29 
Tempo ordinario

1) Preghiera

Esulti la tua Chiesa, o Dio, nostro Padre,
nella festa dell’apostolo Tommaso;
per la sua intercessione si accresca la nostra fede,
perché credendo abbiamo vita nel nome del Cristo,
che fu da lui riconosciuto suo Signore e suo Dio.
Egli vive e regna con te…

Breviario Laico, IL TONO

Ciò che nel linguaggio meglio si comprende non è la parola, bensì il tono, l’intensità, la modulazione, il ritmo con cui una serie di parole viene pronunciata.

FRIEDRICH W. NIETZSCHE

Tutti sanno quanto sia decisiva in musica la tonalità, che è una vera e propria gerarchia istituita tra i suoni (si parla di «scala») nei confronti di quella che viene chiamata la «tonica», ossia il suono principe verso il quale gli altri gravitano. Ebbene, qualcosa del genere vale anche per il linguaggio: tante volte sono più incisivi e decisivi il tono, la modalità espressiva, la forza o la delicatezza rispetto allo stesso contenuto. È ciò che ci ricorda il filosofo tedesco ottocentesco Friedrich W. Nietzsche nella frase sopra citata. Questa sua osservazione sembra scontata, eppure non è facilmente praticata. Quante prediche, pur apprezzabili nel merito, diventano «inascoltabili» per tono ed espressività!

Quante parole vengono dilapidate invano perché non sono calibrate, non sono precise e chiare e non ci si preoccupa di renderle efficaci ed energiche! O viceversa, in quante occasioni la forma roboante, graffiante e mordace rende scostante chi ti sta dicendo cose forse utili e importanti. Siamo, dunque, in presenza di due realtà necessarie e preliminari rispetto al parlare: l’intelligenza e lo stile. Certo, non si può sempre essere sorvegliati e acuti, ma un maggior esercizio nel dire e nel porgere è da praticare con impegno. Si eviterebbero tante tensioni, ci sarebbe più armonia e ci si aiuterebbe reciprocamente. Lo scrittore tedesco Heinrich Boll (1917-85) ricordava che «nell’esercizio anche del più umile dei mestieri, lo stile e il modo sono decisivi». La giusta maniera di fare le cose e di comportarsi non è un mero ornamento esteriore, ma partecipa della sostanza stessa di quella realtà o di quell’atteggiamento.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Il vangelo di Matteo racconta un episodio della vita di Gesù che può sembrare poco importante: sua madre e i suoi familiari vanno a Cafarnao, dove egli si trova con i discepoli per annunciare a tutti l’amore del Padre. Probabilmente hanno camminato a lungo per trovarlo, e desiderano parlargli. Non entrano nel luogo in cui Gesù si trova, ma mandano un messaggio: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

Compiere azioni concrete di solidarietà

Buon giovedì

«Alzati, disse allora al paralitico,

prendi il tuo letto e và

a casa tua»

Mt 9, 32

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/LUGLIO.htm

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Giovedì 02 luglio 2020

Giovedì della XIII settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 9,1-8

1In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all’altra riva e giunse nella sua città. 2Ed ecco, gli portarono un paralitico steso su un letto. Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati». 3Allora alcuni scribi cominciarono a pensare: «Costui bestemmia». 4Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché mai pensate cose malvagie nel vostro cuore?5Che cosa dunque è più facile, dire: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati e cammina? 6Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere in terra di rimettere i peccati: alzati, disse allora al paralitico, prendi il tuo letto e va’ a casa tua». 7Ed egli si alzò e andò a casa sua. 8A quella vista, la folla fu presa da timore e rese gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.

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Commento al Vangelo: 

San Giovanni Crisostomo (ca 345-407)

sacerdote ad Antiochia poi vescovo di Costantinopoli, dottore della Chiesa

Omelie sul vangelo secondo Matteo, n°29, 2 ; PG 57, 359-360

« Coraggio, figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati »

Gli scribi confessavano che Dio solo può rimettere i peccati. Gesù invece, ancor prima di rimettere i peccati, rivela i segreti dei cuori, mostrando così che egli possiede anche questo potere, che è riservato a Dio. (…) Sta scritto infatti: “Solo tu, Signore, conosci il cuore dei figli dell’uomo” e “L’uomo guarda l’apparenza, il Signore guarda il cuore” (2 Cr 6,30; 1Sam 16,7). Gesù rivela dunque la sua divinità e la sua uguaglianza con il Padre svelando agli scribi il fondo del loro cuore, divulgando i pensieri che loro non osavano dichiarare apertamente per paura della folla. E questo egli fece con grande mitezza. (…) Il paralitico avrebbe potuto manifestare la sua delusione a Cristo dicendo: “Va bene! Sei venuto per curare un’altra malattia e guarire un altro male, cioè il peccato. Ma quale prova avrò che i miei peccati sono stati perdonati?” Eppure non dice nulla di questo, ma si fida di colui che ha il potere di guarirlo. (…) Agli scribi, Cristo dice: “Che cosa è più facile, dire: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati e cammina?” In altri termini: Cosa vi sembra più facile? Mostrare il proprio potere su un corpo inerte, o perdonare a un’anima le sue colpe? Certamente è guarire un corpo, poiché il perdono dei peccati supera quella guarigione, tanto l’anima è superiore al corpo. Ma poiché una di queste opere è visibile, e non l’altra, compirò ugualmente l’opera visibile e minore, per provare quella più grande e invisibile. In quel momento Gesù testimonia con le sue opere che è lui “colui che toglie i peccati del mondo” (Gv 1,29).


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Mt 9, 1-8)


Passa Parola

02/07/2020: Compiere azioni concrete di solidarietà.

Buona giornata.

Per comprendere meglio cosa fare per gli altri, Gesù ci invita a metterci nei loro panni; proprio come ha fatto lui, che per amarci ha preso la nostra carne umana.

Chiediamoci cosa ci aspettiamo noi dai nostri genitori, dai figli, dai colleghi di lavoro, dai responsabili di governo, dalle guide spirituali: accoglienza, ascolto, inclusione, sostegno nelle necessità materiali, ma anche sincerità, perdono, incoraggiamento, pazienza, consiglio, orientamento, istruzione …. Per Gesù questo atteggiamento interiore, con le azioni concrete che ne conseguono, realizza tutto il contenuto della Legge di Dio e tutta la ricchezza della vita spirituale.

(Fonte: Commento alla Parola di Vita del mese di Marzo 2020: «Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro:questa infatti è la Legge e i Profeti.» – Letizia Magri)


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario

1) Preghiera

O Dio, che ci hai reso figli della luce
con il tuo Spirito di adozione,
fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore,
ma restiamo sempre luminosi
nello splendore della verità.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, TROVARE IL TEMPO

Trova il tempo di riflettere: è la fonte della forza. Trova il tempo di giocare: è il segreto della giovinezza. Trova il tempo di leggere: è la base del sapere. Trova il tempo di essere gentile: è la strada della felicità. Trova il tempo di sognare: è il sentiero che porta alle stelle. Trova il tempo di amare: è la vera gioia di vivere. Trova il tempo d’essere felice: è la musica dell’anima.

MASSIME DI «SAPIENZA IRLANDESE»

«Non ho tempo»: è ormai la risposta più comune che ci è spesso opposta da persone indaffaratissime, ma anche da chi ha poco da fare (anzi, soprattutto da questi ultimi). Eppure c’è tanta gente che non sa come «ammazzare» o «ingannare» il tempo. Questo, però, non significa che sappia vivere il tempo. Alle soglie dei primi cicli di ferie ho voluto, allora, proporre questa serie di appelli che ho letto in un riquadro di una rivista americana, sotto il titolo abbastanza generico di «Sapienza irlandese». L’invito è appunto quello a «ritrovare il tempo».

Ossia essere capaci di delimitare, in mezzo al flusso frenetico delle cose oppure nell’inerzia di chi lascia scorrere le ore senza contenuto, una sorta di oasi per riflettere, per leggere, per dire una parola calorosa e saporosa all’altro, per stabilire legami di amore e di amicizia, per gustare la serenità e la pace, per ascoltare la musica. E, perché no?, anche per giocare, sognare, canterellare. Sembrano cose ovvie e fin banali; eppure ne stiamo perdendo il senso e il piacere, divenendo sbrigativi e arcigni. C’è un bell’aforisma giudaico che dice: «Ogni istante può essere la piccola porta attraverso la quale può entrare il Messia». E il Messia talvolta è rivestito col manto della semplicità e può avere il volto di un uomo che ha bisogno del tuo tempo.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Il vangelo di Matteo racconta un episodio della vita di Gesù che può sembrare poco importante: sua madre e i suoi familiari vanno a Cafarnao, dove egli si trova con i discepoli per annunciare a tutti l’amore del Padre. Probabilmente hanno camminato a lungo per trovarlo, e desiderano parlargli. Non entrano nel luogo in cui Gesù si trova, ma mandano un messaggio: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

Accogliere con amore la volontà di Dio

Buon mercoledì

«Andate!»

Mt 8, 32

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/LUGLIO.htm

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Mercoledì 01 luglio 2020

Mercoledì della XIII settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 8,28-34

28In quel tempo, essendo Gesù giunto all’altra riva del mare di Tiberiade, nel paese dei Gadarèni, due indemoniati, uscendo dai sepolcri, gli vennero incontro; erano tanto furiosi che nessuno poteva più passare per quella strada. 29Cominciarono a gridare: «Che cosa abbiamo noi in comune con te, Figlio di Dio? Sei venuto qui prima del tempo a tormentarci?». 30A qualche distanza da loro c’era una numerosa mandria di porci a pascolare; 31e i demòni presero a scongiurarlo dicendo: «Se ci scacci, mandaci in quella mandria».32Egli disse loro: «Andate!». Ed essi, usciti dai corpi degli uomini, entrarono in quelli dei porci: ed ecco tutta la mandria si precipitò dal dirupo nel mare e perì nei flutti. 33I mandriani allora fuggirono ed entrati in città raccontarono ogni cosa e il fatto degli indemoniati.34Tutta la città allora uscì incontro a Gesù e, vistolo, lo pregarono che si allontanasse dal loro territorio.

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Commento al Vangelo: 

San Giovanni Crisostomo (ca 345-407)

sacerdote ad Antiochia poi vescovo di Costantinopoli, dottore della Chiesa

Undicesima omelia sulla seconda lettera ai Corinti

“Aveva ancora uno, il figlio prediletto”

“Cristo ha affidato a noi il ministero della riconciliazione” (2Cor 5,18). Paolo fa risaltare la grandezza degli apostoli mostrandoci quale ministero è stato loro affidato, mentre manifesta con quale amore Dio ci ha amati. Dopo che gli uomini ebbero rifiutato di ascoltare colui che aveva inviato loro, Dio non si fa prendere dall’ira, non li rigetta. Continua a richiamarli personalmente e attraverso gli apostoli. (…) “Dio ha affidato a noi la parola della riconciliazione” (v. 19). Veniamo dunque non per un’opera penosa, ma per fare di tutti gli uomini degli amici di Dio. Poiché non hanno ascoltato, ci dice il Signore, continuate a esortarli fino a che vengano alla fede.  Ecco perché Paolo aggiunge: “Noi fungiamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio”. (…)       Cosa si può paragonare ad un amore così grande? Dopo che abbiamo ripagato i suoi benefici con oltraggi, lungi dal castigarci, ci ha dato suo Figlio per riconciliarci con lui. Eppure gli uomini, rifiutando di riconciliarsi, lo hanno fatto morire. Dio ha inviato altri ambasciatori per esortarli e, poi, si mette  lui stesso a supplicare per mezzo loro. Era sempre lui che domandava: “Riconciliatevi con Dio”. Non dice: “Riconciliate Dio con voi”. Non è lui che ci respinge; siete voi che rifiutate di essere suoi amici. Può forse Dio provare un sentimento di odio?


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Mc 12, 1-12)


Passa Parola

01/07/2020: Accogliere con amore la volontà di Dio.

Buona giornata.

A volte tuttavia quello che Lui ci chiede può apparirci assurdo. Ci sembrerebbe meglio fare diversamente, vorremmo essere noi a prendere in mano la nostra vita. Ci verrebbe addirittura voglia di consigliare Dio, di dirgli noi come fare e come non fare. Ma se credo che Dio è amore e mi fido di Lui, so che quanto predispone nella mia vita e nella vita di quanti mi sono accanto è per il mio bene, per il loro bene. Allora mi consegno a Lui, mi abbandono con piena fiducia alla sua volontà e la voglio con tutto me stesso, fino ad essere uno con essa, sapendo che accogliere la sua volontà è accogliere Lui, abbracciare Lui, nutrirsi di Lui. Nulla, lo dobbiamo credere, succede a caso. Nessun avvenimento gioioso, indifferente o doloroso, nessun incontro, nessuna situazione di famiglia, di lavoro, di scuola, nessuna condizione di salute fisica o morale è senza senso. Ma ogni cosa – avvenimenti, situazioni, persone – è portatrice di un messaggio da parte di Dio, ogni cosa contribuisce al compimento del disegno di Dio, che scopriremo a poco a poco, giorno per giorno, facendo come Maria, la volontà di Dio.


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario

1) Preghiera

O Dio, che ci hai reso figli della luce
con il tuo Spirito di adozione,
fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore,
ma restiamo sempre luminosi
nello splendore della verità.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, LA CITTÀ ETERNA

Ben a ragione Roma viene chiamata eterna, perché eterno è indubbiamente l’effetto che produce sulla coscienza. Si ama persino la sua corruzione più dell’integrità di altri luoghi.

HENRY JAMES

La solennità degli apostoli Pietro e Paolo, che cade in questa giornata, ci riporta davanti agli occhi la città di Roma. Conservo di questa città un ricordo pieno di nostalgia e non solo per ragioni religiose, essendo la sede di Pietro: là, infatti, ho vissuto più di sette anni, durante la mia giovinezza e la mia formazione teologica. Attorno a questo caput mundi si sono intessuti grandi elogi ma anche tanti luoghi comuni. Ne è specchio il famoso scrittore americano Henry James (1843-1916) che, contagiato dal «virus europeo», come egli confessava, giunse a Roma e ne parlò ampiamente nei suoi Schizzi transatlantici (1875) da cui abbiamo estratto la nostra citazione.

Da un lato, c’è quel senso di eternità testimoniato sia dallo splendore dei suoi monumenti sia dalla successione petrina che ha nel Papa la sua presenza costante e viva e che rende questa metropoli quasi «trascendente», nonostante la sua pesantezza e la sua carnalità. Ma ecco, d’altro lato, l’idea di corruzione e di inerzia, connessa anche alle funzioni di capitale burocratica e politica. Idea spesso esasperata fino a diventare un cliché, un pregiudizio, anche perché corruzione e inefficienza abitano in tutte le città. Roma è, così, un simbolo efficace della nostra storia e della realtà umana, fatta di grandezza e di debolezza e quindi dotata di gloria e di luce ma anche bisognosa di conversione. È comunque suggestivo che san Paolo dichiarasse con orgoglio di essere cittadino romano (Atti 22,27).

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Il vangelo di Matteo racconta un episodio della vita di Gesù che può sembrare poco importante: sua madre e i suoi familiari vanno a Cafarnao, dove egli si trova con i discepoli per annunciare a tutti l’amore del Padre. Probabilmente hanno camminato a lungo per trovarlo, e desiderano parlargli. Non entrano nel luogo in cui Gesù si trova, ma mandano un messaggio: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

Essere ambasciatori dell’amore di Dio

Buon martedì

«Perché avete paura, uomini di poca fede?»

Mt 8, 26

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MESE di GIUGNO

dedicato al 

S. CUORE di CRISTO GESU’

(più avanti trovate una serie di preghiere dedicate al Sacro Cuore)

https://www.preghiereperlafamiglia.it/GIUGNO.htm

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Martedì 30 Giugno 2020

Martedì della XIII settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 8,23-27

23In quel tempo, essendo Gesù salito su una barca, i suoi discepoli lo seguirono. 24Ed ecco scatenarsi nel mare una tempesta così violenta che la barca era ricoperta dalle onde; ed egli dormiva. 25Allora, accostatisi a lui, lo svegliarono dicendo: «Salvaci, Signore, siamo perduti!». 26Ed egli disse loro: «Perché avete paura, uomini di poca fede?» Quindi levatosi, sgridò i venti e il mare e si fece una grande bonaccia. 27I presenti furono presi da stupore e dicevano: «Chi è mai costui al quale i venti e il mare obbediscono?».

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Commento al Vangelo: 

Sant’Alfonso Maria de’ Liguori

(1696-1787), vescovo e dottore della Chiesa

Di che cosa parlare con Dio?

Signore, mi affido a te!

Non dispiace a Dio che qualche volta ti lamenti dolcemente con lui. Non temere di dirgli: “Perché, Signore, sei andato lontano?” (cf. Ps 9, 22 LXX) Sai bene che ti amo e che non voglio altro che il tuo amore. Per carità, aiutami, non abbandonarmi”. Se la desolazione si prolunga e la tua angoscia diviene impossibile, unisci la tua voce a quella di Gesù, di Gesù morente agonizzante sulla croce; dì, implorando la pietà divina: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mt 27,46). Ma approfitta di questa prova, prima per abbassarti di più, ripetendoti che non si merita nessuna consolazione quando si è offeso Dio; poi, per aumentare la fiducia ricordando che qualsiasi cosa faccia o permetta Dio ha in vista solo il tuo bene e così “tutto coopera al bene” (cf. Rm 8,28) della tua anima. Più ti assillano turbamenti e scoraggiamento, più devi armarti di gran coraggio e gridare: “Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura?” (Sal 27,1). Sì Signore, sei tu che mi illumini, sei tu che mi salverai; a te mi affido, “in te ho riposto la mia speranza; non sarò confuso in eterno” (Sal 31,2 LXX). Sii pertanto nella pace, certo che “nessuno che ha sperato nel Signore è rimasto confuso” (Si 2,11 Vg), nessuno si è perduto se ha riposto in Dio la sua fiducia.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Mt 8, 23-27)


Passa Parola

30/06/2020: Essere ambasciatori dell’amore di Dio.

Buona giornata.

«Oggi ho incontrato una collega: ha letto sul giornale la storia di un’infermiera in pensione che lavora con i rifugiati i quali, dice, più di ogni altra cosa, hanno bisogno di “warm human touch”, calore, affetto umano. Alla domanda su quali fossero i suoi piani per il futuro, ha risposto di voler diventare una mediatrice tra le parti, un ponte tra due paesi fratelli. La storia di questa infermiera dice proprio questo: per essere ambasciatori non c’è bisogno di essere “ambasciatore”; quella signora avrebbe capito come curare il cuore della gente anche senza essere infermiera. Quando amiamo l’altro possiamo fare tutto, Sant’Agostino ce lo ricorda, e la testimonianza di Chiara Lubich e di tutti noi che vogliamo vivere il suo stesso  Ideale nel mondo, ne è la prova più tangibile».

(Fonte: www.umanitanuova.org/it/testimonianze-e-news/fra-etnie-e-culture)


Lectio divina carmelitana

1) Preghiera

O Dio, che ci hai reso figli della luce
con il tuo Spirito di adozione,
fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore,
ma restiamo sempre luminosi
nello splendore della verità.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…


AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Martedì 30 giugno 2020 – XIII Settimana del Tempo Ordinario

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

Tutti, pieni di stupore, dicevano:
«Chi è mai costui, che perfino i venti e il mare gli obbediscono?».
Mt 8,27

 

Come vivere questa Parola?

Dio è sempre capace di stupirci, di rispondere alle nostre richieste diversamente da come avevamo pensato e voluto, di fare cose inaudite e incredibili, lontane dalla nostra logica, perché Lui è Dio, perché Lui non è come noi!

Perché Lui è il Signore del cielo e della terra e noi non sappiamo con sicurezza neanche che tempo farà domani.

Perché Lui è il Dio che sa tutto di noi, e noi non sappiamo neanche cosa è bene per noi domandargli.

Perché Lui conosce cosa vuol dire amare veramente e come si fa, e noi viviamo spesso in un’illusione di affetto e di dono.

Dio è Dio e noi non possiamo piegarlo, rinchiuderlo, ammaestrarlo, Lui è lì sempre capace di stupirci!

E noi lasciamoci stupire ogni giorno dal nostro Dio!

Donaci, Signore un cuore semplice e buono, capace di stupirsi per la tua grandezza e la tua fantasia e pronto ad abbracciare sempre la tua volontà che si manifesta con tanta impensabile creatività.

La voce di Papa Francesco

Chiediamo oggi la grazia di lasciarci stupire dalle sorprese di Dio, di non ostacolare la sua creatività, ma di riconoscere e favorire le vie sempre nuove attraverso cui il Risorto effonde il suo Spirito nel mondo e attira i cuori facendosi conoscere come il «Signore di tutti»

Udienza del 16 ottobre 2019

 

Commento di suor Sandra Bona FMA

suorsandra61@gmail.com

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

Breviario Laico, IN DISPARTE

L’uomo davvero prudente, che si tiene in disparte, è come un albero che cresce in un giardino, fiorisce e moltiplica i suoi frutti … Il suo frutto è dolce, la sua ombra piacevole e trova la sua fine nel giardino.

AMENEMOPE

Nel libro biblico dei Proverbi, da 22,17 fino a 24,22, ci si imbatte in una serie di «parole dei saggi» che riflettono molti temi e dichiarazioni di un’opera dell’antico Egitto, gli Insegnamenti di Amenemope, una raccolta di massime composte verso l’inizio del primo millennio a.C. A questa raccolta abbiamo oggi attinto con un monito riguardante «l’uomo davvero prudente». Le immagini vegetali adottate dal sapiente egizio sono comuni nell’antichità e si ritrovano spesso nella Bibbia: nel Salmo 1, ad esempio, il giusto è comparato a «un albero piantato lungo corsi d’acqua, che darà frutto a suo tempo e le sue foglie non cadranno mai», La sapienza come la giustizia sono sorgenti di vita, di fecondità, di frutti, a differenza dell’esistenza gretta e arida del superbo, dell’empio e dell’egoista.

Io, però, vorrei sottolineare nell’ammaestramento di Amenemope quella pennellata che tratteggia l’uomo prudente come colui «che si tiene in disparte». È un profilo così raro nel mondo in cui ora viviamo: senza visibilità, neppure esisti. Per questo si fa di tutto per farsi notare, sgomitando e ostentandosi senza pudore: si pensi solo a quei vergognosi programmi televisivi ove, pur di affacciarsi allo schermo, si è pronti a vomitare le proprie miserie, a essere sbeffeggiati, a svergognarsi e a svergognare. Celebriamo, allora, con l’antico sapiente quella virtù così dimenticata che è la discrezione e il riserbo. Diceva lo scrittore francese André Maurois (1885-1967): «La sincerità è di vetro; la discrezione di diamante».

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


 

“Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato”(Mt 10,40).

Il Vangelo di Matteo racconta in questo capitolo la scelta che Gesù fa dei Dodici e il loro invio alla predicazione del suo messaggio.

Sono nominati ad uno ad uno, segno del rapporto personale che hanno costruito con il Maestro, avendolo seguito fin dall’inizio della sua missione. Ne hanno conosciuto lo stile, fatto soprattutto di vicinanza con i malati, i peccatori e quelli considerati indemoniati; tutte persone scartate, giudicate negativamente, da cui tenersi alla larga. Solo dopo questi segni concreti dell’amore per il suo popolo, Gesù stesso si prepara ad annunciare che il Regno di Dio è vicino.

Gli apostoli sono dunque inviati a nome di Gesù, come suoi “ambasciatori” ed è Lui che deve essere accolto attraverso di loro. Spesso i grandi personaggi della Bibbia, per l’apertura del cuore verso un ospite inatteso, fuori programma, ricevono la visita di Dio stesso. Anche oggi, soprattutto nelle culture che mantengono un forte senso comunitario, l’ospite è sacro anche quando è sconosciuto e per lui si prepara il posto migliore.

Rinnovare ogni giorno i nostri buoni propositi

Buon lunedì

«Tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli,

e tutto ciò che scioglierai sulla terra

sarà sciolto nei cieli»

Mt 16, 19

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MESE di GIUGNO

dedicato al 

S. CUORE di CRISTO GESU’

(più avanti trovate una serie di preghiere dedicate al Sacro Cuore)

https://www.preghiereperlafamiglia.it/GIUGNO.htm

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Lunedì 29 Giugno 2020

Santi Pietro e Paolo, apostoli, solennità

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 16,13-19

13In quel tempo, essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». 14Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». 15Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». 16Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 17E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. 18E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. 19A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

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Commento al Vangelo: 

San Bernardo (1091-1153)

monaco cistercense e dottore della Chiesa

Primo discorso per la festa di san Pietro e san Paolo, 1, 3, 5

« Io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli » (Lc 22,32)

Cristo mediatore « non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca » (1 Pt 2, 22). Come oserei avvicinarmi a lui, io che sono peccatore, anzi grande peccatore, i cui peccati sono più numerosi della sabbia del mare? Egli è estremamente puro, e io estremamente impuro… Per questo Dio mi ha dato questi apostoli, che sono uomini e peccatori, anzi grandi peccatori, che hanno imparato dalla loro personale esperienza quanto dovevano essere misericordiosi nei confronti degli altri. Colpevoli di grandi colpe, concederanno alle grandi colpe un perdono facile e con la misura con la quale è stato misurato per loro, misureranno per noi. L’apostolo Pietro ha commesso un grande peccato, anzi forse non ce n’è di più grande. Ha ricevuto per questo un perdono, così pronto e facile, tanto da non aver perso nulla del privilegio del suo primato. E Paolo che aveva scatenato una persecuzione senza limite contro la Chiesa appena nata è condotto alla fede dalla chiamata del Figlio di Dio in persona; e in cambio di tanti mali viene colmato di beni così grandi da divenire « lo strumento eletto per portare il nome del Signore dinanzi ai popoli, ai re e ai figli di Israele » (At 9, 15)… Pietro e Paolo sono i nostri maestri: hanno pienamente imparato dal solo Maestro di tutti gli uomini i sentieri della vita, E ci ammaestrano ancora oggi.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Mt 16, 13-19)


Passa Parola

29/06/2020: Rinnovare ogni giorno i nostri buoni propositi.

Buona settimana.

[…] il nostro costante impegno di vita: essere, per l’unità vissuta, Gesù; per avere, come dice ancora san Paolo, “la mente di Cristo”; e poter esprimere non comprensioni qualsiasi, ma il pensiero di Gesù, di Gesù fra noi. […]

(Fonte: Hubertus Blaumeiser al Convegno di Aggiornamento Teologico – Castel Gandolfo, 15 aprile 1997)


Lectio divina carmelitana

Gesù disse a Pietro: “Tu sei Pietra!”
Pietra di appoggio e pietra di inciampo
Matteo 16,13-23

1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’ hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen


AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Lunedì 29 GIUGNO 2020 –  SOLENNITÀ DEI SANTI PIETRO E PAOLO

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Mt 16,17-19

 

Come vivere questa Parola?

Quanto è rassicurante questo brano del Vangelo per ognuno di noi, deboli nella fede e peccatori: Gesù sceglie Pietro, nonostante tutto, e forse proprio per questo.

Lui è uno di noi, Lui è come noi. Ma Lui è anche Pietro, la roccia della nostra fede, l’esempio per il nostro cammino.

E non importa se cadremo o sbaglieremo, lui l’ha fatto prima di noi.

E non importa se avremo paura, anche lui l’ha avuta, come noi.

E non importa se non saremo sempre all’altezza di quanto ci viene richiesto, è stato così anche per lui.

E non importa se qualche volta l’entusiasmo ci annebbierà la vista o ci rallenterà il passo, è successo anche a lui.

E proprio perché Pietro è così vicino ad ognuno di noi e ci somiglia tanto, possiamo imitarlo e prenderlo a modello.

Come Pietro, Signore aiutaci ad essere pietre vive, solide e sicure sulle quali e con le quali costruire la tua Chiesa.

La voce di Papa Francesco

Anche con noi, oggi, Gesù vuole continuare a costruire la sua Chiesa, questa casa con fondamenta solide ma dove non mancano le crepe, e che ha continuo bisogno di essere riparata… Ognuno di noi è una piccola pietra, ma nelle mani di Gesù partecipa alla costruzione della Chiesa.

Angelus 27 agosto 2017

 

Commento di suor Sandra Bona FMA

suorsandra61@gmail.com

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

Breviario Laico, I PROPRI ERRORI

Non ho mai conosciuto un uomo che, vedendo i propri errori, ne sapesse dar la colpa a se stesso. / Gli errori dell’uomo lo fanno particolarmente amabile.

CONFUCIO / JOHANN W. GOETHE

Ho messo insieme oggi due frasi di argomento analogo che avevo annotato durante letture differenti. La prima riflessione proviene dall’orizzonte lontano della Cina, da quel «maestro K’ung» che è stato latinizzato in Confucio (VI-V sec. a.C). Dai suoi Lun Yü o Dialoghi ho, infatti, desunto una verità che siamo poco inclini a riconoscere. Quando la vita ci dimostra che abbiamo sbagliato, a tutto siamo pronti, anche a giungere all’assurdo e al ridicolo, pur di non riconoscere che la colpa è nostra. Le scuse infantili addotte dal bambino sorpreso con le mani nella marmellata sono le stesse – certo, adattate e più sofisticate – che continuiamo a riproporre da adulti, pur di non confessare la nostra fragilità e responsabilità.

Il coraggio di confessare i propri errori ci farebbe più forti e più apprezzati, diceva anche Gandhi, ma è una strada scarsamente imboccata. A questo punto viene bene la seconda frase tratta dalle Massime e riflessioni del grande Goethe. Gli errori rendono più umana ogni persona. Certo, sono sempre un limite, ma proprio per questo la fanno diventare più vicina a ognuno, più amabile e familiare. È per questo che, allora, riconoscere uno sbaglio con semplicità non è una vergogna ma un atto di dignità, capace di produrre simpatia. Anche perché, come diceva De Gaulle, «solo gli imbecilli non si sbagliano mai». Non bisogna poi dimenticare che gli errori sono facilmente visibili e sembrano quasi galleggiare in superficie; i valori di una persona sono spesso nascosti, proprio come accade per Il’ perle, che si raggiungono solo tuffandosi in profondità negli abissi marini.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


 

“Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato”(Mt 10,40).

Il Vangelo di Matteo racconta in questo capitolo la scelta che Gesù fa dei Dodici e il loro invio alla predicazione del suo messaggio.

Sono nominati ad uno ad uno, segno del rapporto personale che hanno costruito con il Maestro, avendolo seguito fin dall’inizio della sua missione. Ne hanno conosciuto lo stile, fatto soprattutto di vicinanza con i malati, i peccatori e quelli considerati indemoniati; tutte persone scartate, giudicate negativamente, da cui tenersi alla larga. Solo dopo questi segni concreti dell’amore per il suo popolo, Gesù stesso si prepara ad annunciare che il Regno di Dio è vicino.

Gli apostoli sono dunque inviati a nome di Gesù, come suoi “ambasciatori” ed è Lui che deve essere accolto attraverso di loro. Spesso i grandi personaggi della Bibbia, per l’apertura del cuore verso un ospite inatteso, fuori programma, ricevono la visita di Dio stesso. Anche oggi, soprattutto nelle culture che mantengono un forte senso comunitario, l’ospite è sacro anche quando è sconosciuto e per lui si prepara il posto migliore.

L’amarci reciprocamente richiede allenamento

Buon domenica

«Chi non prende la sua croce e non mi segue,

non è degno di me»

Mt 10, 38

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MESE di GIUGNO

dedicato al 

S. CUORE di CRISTO GESU’

(più avanti trovate una serie di preghiere dedicate al Sacro Cuore)

https://www.preghiereperlafamiglia.it/GIUGNO.htm

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Domenica 28 Giugno 2020

XIII Domenica del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 10,37-42

37Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; 38chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. 39Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà. 40Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. 41Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto. 42E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

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Commento al Vangelo: 

San Giovanni Crisostomo (ca 345-407)

sacerdote ad Antiochia poi vescovo di Costantinopoli, dottore della Chiesa

Omelie sugli Atti degli Apostoli, n° 45; PG 60, 318

« Chi accoglie voi accoglie me »

“Chi accoglie uno di questi piccoli, accoglie me” dice il Signore (Lc 9,48). Quanto più questo fratello è piccolo, tanto più Cristo è presente. Infatti quando si riceve una persona altolocata, lo si fa spesso per vana gloria; chi riceve invece un piccolo, lo fa con intenzione pura e per Cristo: “Ero forestiero, dice, e mi avete ospitato”, e ancora: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25, 35.40). Poiché si tratta di un credente e di un fratello, anche fosse il più piccolo, entra con lui Cristo. Apri dunque la tua casa, accoglilo. “Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta”. Dunque chi riceve Cristo avrà la ricompensa dell’ospitalità di Cristo. Non mettere in dubbio queste parole, fidati. Lui stesso ce l’ha detto: “In loro, sono io che mi presento”. E perché tu non dubiti, egli decreta il castigo per quanti non l’hanno accolto, gli onori per quanti l’hanno accolto (Mt 25,31). Non lo farebbe se non fosse lui ad essere personalmente colpito dall’onore o dal disprezzo. “Mi hai accolto, dice, nella tua dimora; io ti riceverò nel Regno del Padre mio. Mi hai liberato dalla fame; ti libererò dai tuoi peccati. Mi hai visto incatenato; ti farò vedere la tua liberazione. Mi hai visto forestiero, farò di te un cittadino dei cieli. Mi hai dato del pane, ti darò in eredità e piena proprietà il Regno. Mi hai aiutato in segreto; lo proclamerò pubblicamente e dirò che tu sei il mio benefattore ed io il tuo debitore”.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Mt 10, 37-42)


Passa Parola

28/06/2020: L’amarci reciprocamente richiede allenamento.

Buona domenica.

Non basta per un cristiano essere buono, misericordioso, umile, mansueto, paziente… Egli deve avere per i fratelli la carità.

Ma la carità – può obiettare qualcuno – non è forse essere buoni, misericordiosi, pazienti, saper perdonare?

No: la carità ce l’ha insegnata Gesù. Essa ci fa morire per gli altri.

Morire. Non solo essere pronti a morire. Ma proprio: morire. Morire spiritualmente, rinnegando noi stessi per “vivere gli altri”. O anche morire fisicamente, se occorre.

La carità infatti non è solo prontezza a dare la vita. È dare la vita.

(Fonte: Chiara Lubich – Dare la Vita)


Lectio divina carmelitana

Rinunciare a tutto per potere seguire Gesù
“Chi ama suo padre e sua madre più di me 
non è degno di me!”
Matteo 10,37-42

1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.

Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.


AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

28 giugno 2020 – XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà».

Mt. 10, 37-39

 

Come vivere questa Parola?

Una croce, una qualsiasi croce ce l’abbiamo tutti, grande o piccola, leggera o pesante, tutti abbiamo una croce!

L’abbiamo ricevuta con una malattia, la morte dolorosa di una persona cara, una relazione difficile, un legame pericoloso, una situazione economica disastrosa, una guerra infinita…o chissà come.

Tutti abbiamo una croce, credenti o atei, cristiani o mussulmani, praticanti o no.

Tutti abbiamo una croce, e forse ne abbiamo più di una.

Ma è come l’accettiamo e l’accogliamo nella nostra vita che ci fa essere veri cristiani, autentici discepoli di quel Gesù che la sua croce, pesante e penosa, l‘ha portata lungo tutta la via Dolorosa, fino al Golgota.

Ma è come l’abbracciamo che ci fa imitatori di Gesù e suoi veri seguaci: non passivamente, per ricerca della sofferenza e della morte, ma come autentica, attiva, vera  scelta d’amore per Gesù e per tutti i nostri fratelli.

Aiutaci Signore a prendere ogni giorno la nostra croce e ad abbracciarla, scegliendola con amore e libertà ogni giorno.

La voce di un teologo

Se qualcuno vuole venire dietro a me… Ma perché seguirlo? Perché andare dietro a lui e alle sue idee? Semplice: per essere felice…Prenda la sua croce e mi segua. Una delle frasi più celebri, più citate e più fraintese del Vangelo, che abbiamo interpretato come esortazione alla rassegnazione: soffri con pazienza, accetta, sopporta le inevitabili croci della vita. Ma Gesù non dice “sopporta”, dice “prendi”. Al discepolo non è chiesto di subire passivamente, ma di prendere, attivamente.

Ermes Ronchi Avvenire – 31 agosto 2017

 

 Commento di suor Sandra Bona FMA

suorsandra61@gmail.com

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

Breviario Laico, LA NAVE E LA TEMPESTA

Non si deve abbandonare la nave in mezzo alle tempeste solo perché non si possono estinguere i venti: si deve operare, invece, nel modo più adatto per cercare di rendere se non altro minore quel male che non si è in grado di volgere al bene.

TOMMASO MORO

Così scriveva Tommaso Moro nella sua opera più celebre, Utopia(1516). La sua è una riflessione di stampo realistico che si modella sulla tesi del male minore, di fronte all’impotenza di raggiungere il bene. L’immagine della nave sballottata da forze naturali che superano ogni capacità umana ben illustra la scelta da compiere che non è quella della rassegnazione inerte e scoraggiata ma neppure quella della sfida prometeica e suicida. Si ha, così, una lezione sulla pazienza operosa, sulla perseveranza nelle piccole cose.

Aveva ragione Luigi Pirandello (1867-1936) quando metteva in bocca a un personaggio di un suo dramma, Il piacere dell’onestà, queste parole: «È molto più facile essere un eroe, che un galantuomo. Eroi si può essere una volta tanto; galantuomini, si dev’essere sempre». Certo, per vincere la bufera della vita spesso bisogna accettare umiliazioni, tollerare molte prove, lavorare con costanza attorno a piccole cose. E questo non dà né medaglie né grandi elogi o consolazioni. Eppure è solo così che si riescono a superare ostacoli a prima vista invalicabili. Nel Nuovo Testamento ricorre 32 volte una parola greca, hypomonè, che di solito è tradotta con «perseveranza, pazienza, sopportazione»: essa, però, letteralmente significa «rimanere sotto» un peso da portare. È solo così che si merita la promessa dell’Apocalisse: «Sii fedele fino alla morte e ti darò la corona della vita» (2,10).

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


 

“Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato”(Mt 10,40).

Il Vangelo di Matteo racconta in questo capitolo la scelta che Gesù fa dei Dodici e il loro invio alla predicazione del suo messaggio.

Sono nominati ad uno ad uno, segno del rapporto personale che hanno costruito con il Maestro, avendolo seguito fin dall’inizio della sua missione. Ne hanno conosciuto lo stile, fatto soprattutto di vicinanza con i malati, i peccatori e quelli considerati indemoniati; tutte persone scartate, giudicate negativamente, da cui tenersi alla larga. Solo dopo questi segni concreti dell’amore per il suo popolo, Gesù stesso si prepara ad annunciare che il Regno di Dio è vicino.

Gli apostoli sono dunque inviati a nome di Gesù, come suoi “ambasciatori” ed è Lui che deve essere accolto attraverso di loro. Spesso i grandi personaggi della Bibbia, per l’apertura del cuore verso un ospite inatteso, fuori programma, ricevono la visita di Dio stesso. Anche oggi, soprattutto nelle culture che mantengono un forte senso comunitario, l’ospite è sacro anche quando è sconosciuto e per lui si prepara il posto migliore.

Testimoniare con mitezza l’amore di Dio

Buon sabato

«Io verrò e lo curerò»

Mt 8, 7

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MESE di GIUGNO

dedicato al 

S. CUORE di CRISTO GESU’

(più avanti trovate una serie di preghiere dedicate al Sacro Cuore)

https://www.preghiereperlafamiglia.it/GIUGNO.htm

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Sabato 27 Giugno 2020

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Sabato della XII settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 8,5-17

5In quel tempo, entrato Gesù in Cafarnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava: 6«Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente». 7Gesù gli rispose: «Io verrò e lo curerò». 8Ma il centurione riprese: «Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. 9Perché anch’io, che sono un subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: Fà questo, ed egli lo fa». 10All’udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse a quelli che lo seguivano: «In verità vi dico, presso nessuno in Israele ho trovato una fede così grande. 11Ora vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli». 12mentre i figli del regno saranno cacciati fuori nelle tenebre, ove sarà pianto e stridore di denti». 13E Gesù disse al centurione: «Và, e sia fatto secondo la tua fede». In quell’istante il servo guarì. 14Entrato Gesù nella casa di Pietro, vide la suocera di lui che giaceva a letto con la febbre. 15Le toccò la mano e la febbre scomparve; poi essa si alzò e si mise a servirlo. 16Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la sua parola e guarì tutti i malati, 17perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: Egli ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie.

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Commento al Vangelo: 

Sant’Agostino (354-430)

vescovo d’Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa

Discorsi, 231; SC 116

« Signore, non sono degno che tu entri sotto il mio tetto »

Cosa cerchi? La felicità. (…) E’ cosa buona, ma non si trova qui. (…) Venendo da un altro paese, Cristo ha potuto trovare qui solo ciò che vi era in abbondanza: pene, dolori e morte. Ecco quello che hai qui, ecco ciò che c’è qui in abbondanza. Egli ha mangiato con te ciò che nella povera casa della tua disgrazia c’era in abbondanza. Ha bevuto l’aceto, ha gustato il fiele (Gv 19, 29). Questo ha trovato nella tua povera casa ! Ma egli ti ha invitato alla sua mensa magnifica, alla sua mensa del cielo, alla mensa degli angeli dove egli stesso è il pane (Gv 6, 34). Salito a casa tua e trovata la disgrazia nella tua povera casa, non si è disdegnato di sedersi alla tua mensa, così come era, e ti ha promesso la sua. (…) Ha preso su di sè la tua disgrazia e ti darà la sua felicità. Sì, te la darà: ci ha promesso la sua vita. Più incredibile ancora è quello che ha realizzato: ci ha dato in pegno la propria morte. È come se dicesse: « Vi invito alla mia mensa, dove nessuno muore, dove si trova la vera felicità, dove il cibo non si corrompe, dove ristora, non manca mai e colma ogni cosa. Vedete dove io vi invito. Nel paese degli angeli, all’amicizia del Padre e dello Spirito Santo, ad un pranzo di eternità, nella mia amicizia fraterna. Infine, vi invito a me stesso, vi invito alla mia stessa vita. Non volete credere che io vi darò la mia vita? Prendete la mia morte come pegno! »


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Mt 8, 5-17)

Mt 8 5 13 03177


Passa Parola

27/06/2020: Testimoniare con mitezza l’amore di Dio.

Buon fine settimana.

Se guardiamo a noi stessi, dobbiamo riconoscere con franchezza i nostri limiti. La fragilità umana, in tutte le sue espressioni – fisica, morale, psicologica, sociale – è una realtà innegabile. Ma è proprio qui che possiamo sperimentare l’amore di Dio. Egli, infatti, vuole la felicità per tutti gli uomini, suoi figli, e per questo è sempre disponibile ad offrire il suo aiuto potente a quanti si mettono con mitezza nelle sue mani per costruire il bene comune, la pace, la fraternità.

(Fonte: Commento alla Parola di Vita di Gennaio 2018: “Potente è la tua mano, Signore” – Letizia Magri)


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario

1) Preghiera

Dona al tuo popolo, o Padre,
di vivere sempre nella venerazione e nell’amore
per il tuo santo nome,
poiché tu non privi mai della tua guida
coloro che hai stabilito sulla roccia del tuo amore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…


AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Sabato 27 giugno 2020 – XII Settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«5Entrato in Cafàrnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava e diceva: 6«Signore, il mio servo è in casa, a letto, paralizzato e soffre terribilmente». 7Gli disse: «Verrò e lo guarirò». 8Ma il centurione rispose: «Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito. 9Pur essendo anch’io un subalterno, ho dei soldati sotto di me e dico a uno: «Va’!», ed egli va; e a un altro: «Vieni!», ed egli viene; e al mio servo: «Fa’ questo!», ed egli lo fa».
10Ascoltandolo, Gesù si meravigliò e disse a quelli che lo seguivano: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande!»
Mt 8,5-10

Come vivere questa Parola?

La grande lezione offertaci da questo soldato romano – un pagano che ha compreso bene lo spirito delle beatitudini – è l’aver capito che la potenza di Dio è molto al di sopra delle facoltà umane, le trascende e le porta a compimento. Infatti non è la buona volontà di lui che ottiene l’esaudimento della richiesta, ma la fede, che è la virtù soprannaturale per eccellenza. La gerarchia sottesa alle operazioni umane, per cui chi sta più in alto comanda al subalterno, è infatti figura della proporzione e della reciprocità che esiste nelle realtà spirituali: basta un cenno di Dio perché la sua volontà si realizzi, e tutto è possibile se ci si richiama a questa onnipotenza divina. Saggio è colui che possiede occhi per vedere questa trama, questo ordine divino che governa tutte le cose.

Oggi voglio scegliere tra tutti i miei desideri quello più grande, e presentarlo a Dio: confido nel fatto che ciò che è importante per me è importante anche per Lui, e in virtù di ciò quello che veramente desidero andrà a buon fine.

La voce di un Padre della Chiesa

“Il timor di Dio ci deve indurre a riflettere sulla nostra condizione mortale e sulla futura morte e, per così dire, a inchiodare le nostre carni per attaccare al legno della croce tutti i sentimenti di superbia” (Sant’Agostino). 

Commento di Don Enrico Emili

enricoemili@tiscali.it

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

Breviario Laico, PERDONA I NOSTRI LAMENTI

Padre della terra e del cielo, perdonaci i nostri lamenti quando la primavera tarda a venire e quando la nostra estate incerta non risponde ai nostri comandi. La tua stagione sia fatta sulla terra come in cielo e non indurci in proteste ma liberaci dai nostri umori e dai nostri calcoli derisori. Perché è a Te che appartengono il tempo, il temporale e i salti dell’incomprensibile.

FOLKE WIRÉN

È uno scrittore e poeta svedese, Folke Wirén, a comporre questa parafrasi del Padre nostro. Essa è sostanzialmente legata a due nodi tematici. Il primo, negativo, è quello dell’atteggiamento recriminatorio che spesso domina anche nei credenti. Ci si lamenta di tutto, si è sempre insoddisfatti, si è quasi convinti che, se il mondo fosse retto secondo i nostri consigli, sicuramente andrebbe meglio. C’è un’insofferenza che si trasforma in scontentezza, in frustrazione e irrequietezza. Si perdono le virtù della pazienza, della tranquillità, della sopportazione e si vive in uno stato di sostanziale infelicità.

Ecco, allora, l’altro nodo, quello della fiducia: «Sia fatta la tua volontà» dell’invocazione presente nel Padre nostro non è rassegnazione inerte, sottomissione sconsolata a un potere superiore, ma è il sereno abbandono a un progetto superiore, che forse è segnato da perimetri incomprensibili, ma non è destinato a tormentarci e ad annientarci. Come osservava Gesù: «Chi tra voi, se un figlio chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano! » (Matteo 7,10-11). Perciò, spegniamo i nostri lamenti e accendiamo la nostra fiducia e attesa.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


 

“Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato”(Mt 10,40).

Il Vangelo di Matteo racconta in questo capitolo la scelta che Gesù fa dei Dodici e il loro invio alla predicazione del suo messaggio.

Sono nominati ad uno ad uno, segno del rapporto personale che hanno costruito con il Maestro, avendolo seguito fin dall’inizio della sua missione. Ne hanno conosciuto lo stile, fatto soprattutto di vicinanza con i malati, i peccatori e quelli considerati indemoniati; tutte persone scartate, giudicate negativamente, da cui tenersi alla larga. Solo dopo questi segni concreti dell’amore per il suo popolo, Gesù stesso si prepara ad annunciare che il Regno di Dio è vicino.

Gli apostoli sono dunque inviati a nome di Gesù, come suoi “ambasciatori” ed è Lui che deve essere accolto attraverso di loro. Spesso i grandi personaggi della Bibbia, per l’apertura del cuore verso un ospite inatteso, fuori programma, ricevono la visita di Dio stesso. Anche oggi, soprattutto nelle culture che mantengono un forte senso comunitario, l’ospite è sacro anche quando è sconosciuto e per lui si prepara il posto migliore.

Aiutiamoci a rimanere nella carità

Buon venerdì

«Signore, se vuoi, tu puoi sanarmi»

Mt 8, 2

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MESE di GIUGNO

dedicato al 

S. CUORE di CRISTO GESU’

(più avanti trovate una serie di preghiere dedicate al Sacro Cuore)

https://www.preghiereperlafamiglia.it/GIUGNO.htm

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Venerdì 26 Giugno 2020

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Venerdì della XII settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 8,1-4

1Quando Gesù fu sceso dal monte, molta folla lo seguiva. 2Ed ecco venire un lebbroso e prostrarsi a lui dicendo: «Signore, se vuoi, tu puoi sanarmi». 3E Gesù stese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii sanato». E subito la sua lebbra scomparve. 4Poi Gesù gli disse: «Guardati dal dirlo a qualcuno, ma và a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè, e ciò serva come testimonianza per loro».

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Commento al Vangelo: 

Benedetto XVI

papa dal 2005 al 2013

Enciclica « Spe Salvi », 36 (© Libreria Editrice Vaticana)

« Lo voglio, sii sanata »

Come l’agire, anche la sofferenza fa parte dell’esistenza umana. Essa deriva, da una parte, dalla nostra finitezza, dall’altra, dalla massa di colpa che, nel corso della storia, si è accumulata e anche nel presente cresce in modo inarrestabile. Certamente bisogna fare tutto il possibile per diminuire la sofferenza: impedire, per quanto possibile, la sofferenza degli innocenti; calmare i dolori; aiutare a superare le sofferenze psichiche. Sono tutti doveri sia della giustizia che dell’amore che rientrano nelle esigenze fondamentali dell’esistenza cristiana e di ogni vita veramente umana. Nella lotta contro il dolore fisico si è riusciti a fare grandi progressi; la sofferenza degli innocenti e anche le sofferenze psichiche sono piuttosto aumentate nel corso degli ultimi decenni. Sì, dobbiamo fare di tutto per superare la sofferenza, ma eliminarla completamente dal mondo non sta nelle nostre possibilità – semplicemente perché non possiamo scuoterci di dosso la nostra finitezza e perché nessuno di noi è in grado di eliminare il potere del male, della colpa che – lo vediamo – è continuamente fonte di sofferenza. Questo potrebbe realizzarlo solo Dio: solo un Dio che personalmente entra nella storia facendosi uomo e soffre in essa. Noi sappiamo che questo Dio c’è e che perciò questo potere che « toglie il peccato del mondo » (Gv 1,29) è presente nel mondo. Con la fede nell’esistenza di questo potere, è emersa nella storia la speranza della guarigione del mondo.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Mt 8, 1-4)


Passa Parola

26/06/2020: Aiutiamoci a rimanere nella carità.

Buona giornata.

Rimanere, dunque, nel suo amore. Ma che cosa vuol dire Gesù con questa espressione?

Senza dubbio vuol dire che l’osservanza dei suoi comandamenti è il segno, la prova che siamo suoi veri amici; è la condizione perché anche Gesù ci ricambi e ci assicuri la sua amicizia.

Ma sembra voler dire anche un’altra cosa e cioè che l’osservanza dei suoi comandamenti costruisce in noi quell’amore che è proprio di Gesù.

Ci comunica quel modo di amare, che noi vediamo in tutta la sua vita terrena: un amore che faceva di Gesù una cosa sola con il Padre e, nello stesso tempo, lo spingeva ad immedesimarsi e ad essere una cosa sola con tutti i suoi fratelli, specialmente i più piccoli, i più deboli, i più emarginati.

(Fonte: Centro Chiara Lubich – Commento alla Parola di Vita di aprile 1994: Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.)


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario

1) Preghiera

Dona al tuo popolo, o Padre,
di vivere sempre nella venerazione e nell’amore
per il tuo santo nome,
poiché tu non privi mai della tua guida
coloro che hai stabilito sulla roccia del tuo amore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…


AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Venerdì 26 giugno 2020 – XII Settimana del Tempo Ordinario (anno pari)

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Scese dal monte e molta folla lo seguì. 2Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi». 3Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita. 4Poi Gesù gli disse: «Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno; va’ invece a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro».» Mt 8,1-4

Come vivere questa Parola?

Il primo frutto del discorso della montagna è il riconoscimento della propria indegnità, del peccato che ci ha profondamente segnati e che ci rende repellenti, inavvicinabili. Avere disgusto di questa condizione di lontananza da Dio è la molla necessaria per trovare il coraggio di avvicinarsi a Gesù, il conseguimento di quella povertà spirituale che ci associa a chi veramente ascolta la parola di Dio. Questo non curarsi più di chi si ha accanto, sfidare perfino le norme sociali per gettarsi ai piedi del Cristo, è il primo passo verso la salvezza. Che sorprendente rivelazione, quando ci si accorge che Gesù non ci rifiuta ma ci tende la mano, inizia con noi un cammino di crescita personale, lontano dai clamori e dagli umori altalenanti della massa anonima. Ci rende belli, ci ricrea nuovi, rifonda la nostra vita sull’amore e ci restituisce la dignità perduta!

Il mio impegno di oggi sarà di non giudicare la persona che mi trovo di fronte, pur vedendola brutta o abbrutita dalle vicende della vita, di non fuggire da lei. E’ facile prendere le distanze da chi mi crea disagi, ma il Signore mi insegna a tendere la mano e a farmi compagno di viaggio dei tanti lebbrosi che incontro.

La voce di un Religioso

“Fare l’elemosina, dare del proprio a chi non ha, non è un’opera supererogatoria di bontà, ma dovere di giustizia: chi è figlio, è anche fratello” (S. Fausti).

Commento di Don Enrico Emili

enricoemili@tiscali.it

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

Breviario Laico, SCOPRI LA VITA

Prendi un sorriso e regalalo a chi non l’ha mai avuto. Prendi un raggio di sole e lancialo là dove regna la notte. Scopri una sorgente e immergi in essa chi vive nel fango. Prendi il coraggio e infondilo nell’animo di chi non sa lottare. Scopri la vita e raccontala a chi non sa capirla.

GANDHI

Forse c’è un pizzico di enfasi, legato alla cultura da cui queste parole provengono, quella indiana. Tuttavia il monito di Gandhi che ho sopra citato lascia nell’anima un fremito di autenticità. Noi non sappiamo di avere in noi stessi delle straordinarie potenzialità che spesso lasciamo rinsecchire non portandole a compimento. Perché non donare qualche volta di più un sorriso a una persona cupa e sala? Perché non spalancare la finestra dell’anima e far irrompere un raggio di luce che squarci il corruccio, il malumore, la grettezza? Perché non donare la freschezza dissetante e purificatrice dell’acqua del perdono, della fiducia, della speranza? Perché non aver vergogna di piangere e insegnare ad altri a non tenersi dentro il grumo di amarezza e di acredine o a spogliarsi della gelida corazza dell’indifferenza e dell’insensibilità? Perché non infondere coraggio a chi si sta lasciando andare lungo la china della disperazione?

L’ultimo appello di Gandhi è forse quello riassuntivo: dobbiamo scoprire che la vita è una realtà grande e mirabile, nel bene e nel male: l’importante è capirla, amarla e viverla. «Chi non stima la vita, non la merita» scriveva Leonardo da Vinci.E a questa considerazione possiamo associare un verso tratto dalle Poesie (1955) di Carlo Betocchi (1899- 1986): «Dolce è la vita a chi bene le vuole».

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


 

“Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato”(Mt 10,40).

Il Vangelo di Matteo racconta in questo capitolo la scelta che Gesù fa dei Dodici e il loro invio alla predicazione del suo messaggio.

Sono nominati ad uno ad uno, segno del rapporto personale che hanno costruito con il Maestro, avendolo seguito fin dall’inizio della sua missione. Ne hanno conosciuto lo stile, fatto soprattutto di vicinanza con i malati, i peccatori e quelli considerati indemoniati; tutte persone scartate, giudicate negativamente, da cui tenersi alla larga. Solo dopo questi segni concreti dell’amore per il suo popolo, Gesù stesso si prepara ad annunciare che il Regno di Dio è vicino.

Gli apostoli sono dunque inviati a nome di Gesù, come suoi “ambasciatori” ed è Lui che deve essere accolto attraverso di loro. Spesso i grandi personaggi della Bibbia, per l’apertura del cuore verso un ospite inatteso, fuori programma, ricevono la visita di Dio stesso. Anche oggi, soprattutto nelle culture che mantengono un forte senso comunitario, l’ospite è sacro anche quando è sconosciuto e per lui si prepara il posto migliore.

Prendere l’iniziativa nell’amare

Buon giovedì

«Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti

e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde,

perché era fondata sopra la roccia»

Mt 7, 24 

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MESE di GIUGNO

dedicato al 

S. CUORE di CRISTO GESU’

(più avanti trovate una serie di preghiere dedicate al Sacro Cuore)

https://www.preghiereperlafamiglia.it/GIUGNO.htm

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Giovedì 25 Giugno 2020

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Giovedì della XII settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 7,21-29

21In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. 22Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? 23Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità. 24Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. 25Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. 26Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. 27Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande». 28Quando Gesù ebbe finito questi discorsi, le folle restarono stupite del suo insegnamento: 29egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi.

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Commento al Vangelo: 

Beato Columba Marmion (1858-1923)

abate

La nostra fede, vittoria sul mondo

Vivere sulla roccia della fede

Il giusto, cioè chi nel battesimo ha rivestito l’uomo nuovo creato nella giustizia e vive di fede, in quanto giusto, e della luce che gli porta il sacramento dell’illuminazione. Più vive della fede, più vive la vera vita soprannaturale, più realizza in lui la perfezione dell’adozione divina. Considerate bene l’espressione: ‘Ex fide’. Cosa vuol dire esattamente? Che la fede deve essere radice di tutte le nostre azioni, di tutta la vita. Ci sono anime che vivono “con la fede”: ‘Cum fide’. Hanno la fede, e non si può negare che la praticano; ma si ricordano della loro fede solo in certe occasioni. (…) Ma quando la fede è viva, forte, ardente, quando si vive di fede, cioè quando ci si comporta in tutto con i principi della fede, quando la fede è la radice di tutte le nostre azioni, il principio interiore di ogni attività, allora diventiamo forti e stabili, nonostante difficoltà, contrarietà, tentazioni. Perché? Perché con la fede giudichiamo e consideriamo ogni cosa come Dio la vede, la giudica, la considera: partecipiamo all’infallibilità, immutabilità, stabilità divina. Non è altro di quanto ha detto nostro Signore. “Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica – è questo “vivere di fede” -, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde”. Perché, aggiunge di seguito Gesù, “era fondata sopra la roccia” (Mt 7,27).


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Mt 7, 21-29)


Passa Parola

25/06/2020: Prendere l’iniziativa nell’amare.

Buona giornata.

E’ un amore la cui natura è di prendere l’iniziativa comunicando tutto quello che possiede. Di conseguenza è un amore che costruisce e che trasforma. Il Padre celeste ci ama non già perché siamo buoni, spiritualmente belli e perciò meritevoli di attenzione e di benevolenza; ma, al contrario, amandoci crea in noi la bontà e la bellezza spirituale della grazia, facendoci diventare degli amici e dei figli suoi.

(Fonte: Commento alla Parola di Vita del mese di febbraio pubblicata sulla rivista Città Nuova del febbraio 1992)


Lectio divina carmelitana

1) Preghiera

Dona al tuo popolo, o Padre,
di vivere sempre nella venerazione e nell’amore
per il tuo santo nome,
poiché tu non privi mai della tua guida
coloro che hai stabilito sulla roccia del tuo amore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…


AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Giovedì 25 giugno 2020 – XII settimana del tempo ordinario (Anno pari)

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«21Non chiunque mi dice: «Signore, Signore», entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli (…)
24Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia (…)
28Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: 29egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi»
Mt 7,21. 24. 28-29

 

Come vivere questa Parola?

Non si è veramente cristiani se non ci si sottopone con umiltà e confidenza alla volontà del Padre, se non si riconosce la propria limitatezza di figli, se non ci si abbandona a quella forza autorevole, salda e normativa che viene dall’alto. Soltanto una relazione diretta con Dio – come fu con Gesù che era continuamente a colloquio col Padre – può elevarci da quell’approssimazione e quel dilettantismo spirituale in cui tante volte rinchiudiamo il nostro cristianesimo. Soltanto Dio sa essere veramente esigente, perché ci conosce fino in fondo e non può accontentarsi delle nostre briciole. Soltanto ascoltando Lui capiremo cosa è bene per la nostra vita. Soltanto quando faremo tabula rasa di tutte le nostre illusioni e dei falsi dèi ai quali abbiamo elevato incenso, riconosceremo che Egli sempre è stato lì, ad attenderci, rassicurandoci che mentre tutte le nostre costruzioni finiscono per perdere l’equilibrio e vacillare, la casa che Egli ci prepara e dove saremo in sua compagnia non subirà mai scosse.

Ciò che è importante per me è importante anche per Dio. Oggi voglio riflettere su quegli obiettivi che considero veramente importanti nella mia vita e verificare a che punto sto rispetto alla loro realizzazione.

La voce di un Papa

“La missione che ogni mattina il Signore ci dona: trasmettere «una grande gioia, che sarà di tutto il popolo» (Lc 2,10). Ma, appunto, non come teoria o conoscenza intellettuale o morale di ciò che dovrebbe essere, bensì come uomini che immersi nel dolore sono stati trasformati e trasfigurati dal Signore” (Papa Francesco).

Commento di Don Enrico Emili

enricoemili@tiscali.it

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Breviario Laico, CHI SONO IO?

Affamato di colori, di voci di uccelli, assetato di parole buone, di compagnia … , stanco e vuoto nel pregare, nel pensare, nel creare. Chi sono io? Oggi sono uno, domani un altro. Sono tutt’e due insieme? Il primo servizio che si deve offrire al prossimo è quello di ascoltarlo.

DIETRICH BONHOEFFER

Ecco due considerazioni complementari di Dietrich Bonhoeffer, teologo ucciso dai nazisti ed espressione di un’intensa spiritualità e testimonianza cristiana. La prima nasce da un’esperienza che, prima o poi, tutti attraversiamo. Siamo ansiosi di vita, di luce, di amore; eppure ci sentiamo vuoti e stanchi. Si spegne ogni fremito, si perde il sapore dei gesti che compiamo, si affloscia il desiderio di pregare, pensare, creare. Ci si sente come divisi tra uno stato di attesa e una sconsolata rassegnazione. Il giorno prima ci si illudeva e ci si sentiva mossi dallo Spirito, il giorno successivo si è delusi e senza carica interiore.

Ebbene, quando si è in simili situazioni e, più in generale, quando si è nel tempo della prova, il dono più prezioso che si riceve è quello di avere qualcuno che ci ascolti, come indica Bonhoeffer nella seconda frase. Essere capaci di stare in ascolto dell’altro, sentendo la sua confessione o la sua confidenza, è una realtà che spesso non si sa offrire, presi come siamo dalla fretta o dai nostri problemi. Ci sono genitori che non sanno più fermarsi coi loro figli, preti che hanno troppi impegni per ascoltare le persone sole e in travaglio intimo, coppie che non dialogano più tra loro. Eppure sapersi veramente ascoltati (e non solo «sentiti») è una fonte importante di sostegno e coraggio.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


 

“Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato”(Mt 10,40).

Il Vangelo di Matteo racconta in questo capitolo la scelta che Gesù fa dei Dodici e il loro invio alla predicazione del suo messaggio.

Sono nominati ad uno ad uno, segno del rapporto personale che hanno costruito con il Maestro, avendolo seguito fin dall’inizio della sua missione. Ne hanno conosciuto lo stile, fatto soprattutto di vicinanza con i malati, i peccatori e quelli considerati indemoniati; tutte persone scartate, giudicate negativamente, da cui tenersi alla larga. Solo dopo questi segni concreti dell’amore per il suo popolo, Gesù stesso si prepara ad annunciare che il Regno di Dio è vicino.

Gli apostoli sono dunque inviati a nome di Gesù, come suoi “ambasciatori” ed è Lui che deve essere accolto attraverso di loro. Spesso i grandi personaggi della Bibbia, per l’apertura del cuore verso un ospite inatteso, fuori programma, ricevono la visita di Dio stesso. Anche oggi, soprattutto nelle culture che mantengono un forte senso comunitario, l’ospite è sacro anche quando è sconosciuto e per lui si prepara il posto migliore.