Categoria: Passa Parola

Vivere nel presente attenti al prossimo

Buona Domenica

Ma Gesù rispose: «Non occorre che vadano;

date loro voi stessi da mangiare»

Mt 14, 16

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MESE di AGOSTO

dedicato a 

DIO PADRE

https://www.preghiereperlafamiglia.it/AGOSTO.htm

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Domenica 02 agosto 2020

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Commento al Vangelo: 

Sant’Atanasio (295-373)

vescovo d’Alessandria, dottore della Chiesa

24ma lettera; pasquale

“In disparte in un luogo deserto”

Tutti i santi hanno dovuto evitare “la via larga e spaziosa” (Mt 7,13), per vivere soli, in disparte, e là vivere nella virtù: Elia, Eliseo (…), Giacobbe. (…) Il deserto e l’abbandono dei tumulti della vita procurano all’uomo l’amicizia di Dio; quando Abramo è uscito dal paese dei Caldei è stato chiamato “amico di Dio” (Gc 2,23). Anche il grande Mosè, dopo essere partito dall’Egitto (…) ha parlato con Dio faccia a faccia, è stato salvato dalla mano di nemici ed ha attraversato il deserto. Tutti questi rappresentano l’uscita dalle tenebre verso l’ammirabile luce, e la salita verso la città celeste (Eb 11,16), prefigurazione della vera felicità e della festa eterna. Quanto a noi, abbiamo ormai la realtà che ombre e simboli annunciavano, cioè l’immagine del Padre, nostro Signor Gesù Cristo (Col 2,17; 1,15). Se sempre lo riceviamo in cibo e segniamo la porta dell’anima col suo sangue, saremo liberati dai pesi del Faraone e dei suoi sorveglianti (Es 12,7; 5,6). (…) Ora abbiamo trovato la strada dalla terra al cielo (…). Un tempo, con la mediazione di Mosè, il Signore precedeva i figli d’Israele in una colonna di fuoco e di nebbia; ora, ci chiama lui stesso con le parole: “Chi ha sete venga a me e beva; chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di acqua viva sgorgheranno dal suo seno” (Gv 7,37ss). Ognuno si prepari dunque, con desiderio ardente, ad andare a questa festa; ascolti il Salvatore che lo chiama, poiché lui ci consola tutti e ciascuno. Chi ha fame, vada a lui: è il vero pane (Gv 6,32). Chi ha sete vada a lui: è la sorgente d’acqua viva (Gv 4,10). Il malato vada a lui: è il Verbo, la Parola di Dio, che guarisce i malati. Se qualcuno è oppresso dal peso del peccato e si pente, trovi rifugio ai suoi piedi: è il riposo e la porta della salvezza. Il peccatore abbia fiducia, poiché egli ha detto: “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò” (Mt 11,28).


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  Mt 14, 13-21)

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Passa Parola

02/08/2020: Vivere nel presente attenti al prossimo.

La preghiera ci rimette sulla strada della verità su noi stessi e su Dio; il digiuno ci fa condividere la situazione di tante persone che affrontano i tormenti della fame e ci rende più attenti al prossimo; l’elemosina è un’occasione benedetta per collaborare con la Provvidenza di Dio a beneficio dei suoi figli. E vi invito a fare dell’elemosina uno stile di vita e a perseverare nell’aiuto concreto a coloro che sono nel bisogno. Il vostro impegno vi chiede di essere sempre attenti ad offrire, oltre all’aiuto materiale, il calore di sentirsi accolti, la delicatezza del rispetto e la fraternità, senza le quali nessuno può riprendere coraggio e sperare nuovamente nel futuro.

(Fonte: http://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2018/february/documents/papa-francesco_20180216_pro-petri-sede.html)


Lectio divina carmelitana

La moltiplicazione dei pani
Matteo 14,13-21 

1. LECTIO

a) Orazione iniziale:

Vieni Spirito Santo
Vieni Fuoco d’amore
Vieni Padre dei poveri
Vieni Refrigerio dell’anima mia.

Breviario Laico, STARE CON SE STESSI

Sentii che, senza accorgermene, mi ero trasformato in una specie di rottame o moncone infermo. Ora l’aspetto principale della noia era l’impossibilità pratica di stare con me stesso, la sola persona al mondo, d’altra parte, della quale non potevo disfarmi in alcun modo.

ALBERTO MORAVIA

Per molti da domani inizia l’attesa avventura delle vacanze, un’esperienza esaltata come rimedio per stress e insoddisfazioni, in realtà non di rado prolungamento in altro luogo e con altro ritmo di una frustrazione che non è, certo, guarita dal divertimento, dalle distrazioni, dal relax. Mi sono venute in mente alcune pagine significative di un romanzo, a suo tempo destinato al successo come lo era il suo autore e ora con lui del tutto dimenticato. Intendo riferirmi alla Noia che Alberto Moravia pubblicò nel 1960.

Il piccolo paragrafo che ho citato e che registra il monologo interiore del protagonista Dino esprime in modo incisivo lo stato interiore di molte persone avvolte nella ragnatela della noia, dell’abitudine, della mancanza di senso per vivere e agire. Significativa è l’incapacità di stare con se stessi: si tratta del dramma peggiore, perché da se stessi non ci si può liberare se non col suicidio, suggello estremo di un fallimento. Dino lo programmerà, ma non avrà il coraggio di compierlo, continuando così un’esistenza vuota e infastidita da quella coscienza che rimane sempre accanto a te. Ebbene, senza giungere a questa patologia grave dell’anima, più diffusa di quanto si pensi, saremo capaci di stare con noi stessi, in verità e sincerità, almeno in questi giorni, così da ritrovare un significato e un valore per la vita?

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


La lettera che l’apostolo Paolo scrive ai cristiani di Roma è un testo straordinariamente ricco di contenuto. Egli infatti vi esprime la potenza del Vangelo nella vita di ogni persona che lo accoglie, la rivoluzione che questo annuncio porta: l’amore di Dio ci libera!

Paolo ne ha fatto l’esperienza e vuole esserne testimone, con le parole e con l’esempio. Questa sua fedeltà alla chiamata di Dio lo porterà proprio a Roma, dove potrà dare la vita per il Signore.

 

Abbandoniamoci senza riserva all’amore del Padre

Buon sabato

«Non ti è lecito tenerla!»

Mt 14, 4

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MESE di AGOSTO

dedicato a 

DIO PADRE

https://www.preghiereperlafamiglia.it/AGOSTO.htm

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Sabato 01 agosto 2020

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Commento al Vangelo: 

San Giovanni Paolo II (1920-2005)

papa

Lettrera apostolica Tertio Millenio adveniente, 37 (© copyright Libreria Editrice Vaticana)

Giovanni Battista, martire della verità

La Chiesa del primo millennio nacque dal sangue dei martiri: «Sanguis martyrum – semen christianorum » (Tertulliano). Gli eventi storici… non avrebbero mai potuto garantire uno sviluppo della Chiesa quale si verificò nel primo millennio, se non fosse stato per quella seminagione di martiri e per quel patrimonio di santità che caratterizzarono le prime generazioni cristiane. Al termine del secondo millennio, la Chiesa è diventata nuovamente Chiesa di martiri. Le persecuzioni nei riguardi dei credenti — sacerdoti, religiosi e laici — hanno operato una grande semina di martiri in varie parti del mondo. La testimonianza resa a Cristo sino allo spargimento del sangue è divenuta patrimonio comune di cattolici, ortodossi, anglicani e protestanti, come rilevava già Paolo VI (…). È una testimonianza da non dimenticare. (…) Nel nostro secolo sono ritornati i martiri, spesso sconosciuti, quasi « militi ignoti » della grande causa di Dio. Per quanto è possibile non devono andare perdute nella Chiesa le loro testimonianze. (…) Occorre che le Chiese locali facciano di tutto per non lasciar perire la memoria di quanti hanno subito il martirio, raccogliendo la necessaria documentazione. Ciò non potrà non avere anche un respiro ed una eloquenza ecumenica. L’ecumenismo dei santi, dei martiri, è forse il più convincente. La « communio sanctorum » parla con voce più alta dei fattori di divisione. (…) Il più grande omaggio, che tutte le Chiese renderanno a Cristo alla soglia del terzo millennio, sarà la dimostrazione dell’onnipotente presenza del Redentore mediante i frutti di fede, di speranza e di carità in uomini e donne di tante lingue e razze, che hanno seguito Cristo nelle varie forme della vocazione cristiana.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  Mt 14, 1-12)


Passa Parola

01/08/2020: Abbandoniamoci senza riserva all’amore del Padre.

Per comprendere e vivere meglio questa Parola, può aiutarci il suggerimento di Chiara Lubich: «Certamente noi crediamo, o perlomeno diciamo di voler credere, all’amore di Dio. Tante volte, però […] la nostra fede non è così coraggiosa come dovrebbe essere. […] nei momenti della prova, come nelle malattie o nelle tentazioni. È molto facile che ci facciamo assalire dal dubbio: «Ma è proprio vero che Dio mi ama?». E invece no: non dobbiamo dubitare. Dobbiamo abbandonarci fiduciosamente, senza alcuna riserva, all’amore del Padre. Dobbiamo superare il buio ed il vuoto che possiamo provare abbracciando bene la croce. E buttarci poi ad amare Dio compiendo la sua volontà e ad amare il prossimo. Se così faremo, sperimenteremo assieme a Gesù la forza e la gioia della risurrezione. Toccheremo con mano quanto sia vero che, per chi crede e si abbandona al suo amore, tutto si trasforma: il negativo diventa positivo; la morte diventa sorgente di vita e dalle tenebre vedremo spuntare una meravigliosa luce»

(fonte: http://www.ekklesiaweb.net/sanfelice/2020/07/31/parola-di-vita-agosto-2020/)


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario

1) Preghiera

O Dio, nostra forza e nostra speranza,
senza di te nulla esiste di valido e di santo;
effondi su di noi la tua misericordia
perché, da te sorretti e guidati,
usiamo saggiamente dei beni terreni
nella continua ricerca dei beni eterni.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, FIORI E SORGENTI

Le piante del botanico non sono i fiori del campo; le sorgenti di un fiume stabilite geograficamente non sono la polla del terreno … Se ci si ferma alla mera utilizzabilità, la natura resta incomprensibile come ciò che vive e ci assale e ci emoziona nel paesaggio.

MARTIN HEIDEGGER

In questo periodo estivo si entra nei flussi migratori delle ferie: i telegiornali ne sono lo specchio coi loro servizi, identici ogni anno, simili a laiche litanie fatte di partenze intelligenti, di mete turistiche, di code chilometriche e, purtroppo, di bilanci di morti e feriti. Quanti di questi vacanzieri sapranno ritrovare la bellezza della natura, il fascino del silenzio, l’armonia della contemplazione? Ho citato un passo di un’opera ardua, Essere e tempo (1927), di un filosofo arduo, il tedesco Martin Heidegger. Per fortuna questa sua annotazione è semplice e può adattarsi e trasformarsi in un invito a un mutamento di mentalità.

Il botanico classifica i vegetali con rigore secondo le loro caratteristiche; il geografo appunta su una mappa i corsi d’acqua; il commerciante di frutta e verdura si preoccupa della qualità e dei prezzi e così via. C’è un atteggiamento, pur necessario, che si ferma alla «mera utilizzabilità» delle cose e questa attitudine utilitaristica regge giustamente la . maggior parte delle nostre azioni durante l’anno. Ma la realtà stessa e la persona umana per fortuna non sono solo questo: sono anche bellezza, amore, fascino, poesia, fede. Guai a perdere questa capacità e a rendere sterile la mente e arido il cuore. Almeno in questi giorni di sosta sapremo riconoscere l’incanto dei fiori e dell’acqua che scorre?

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


La lettera che l’apostolo Paolo scrive ai cristiani di Roma è un testo straordinariamente ricco di contenuto. Egli infatti vi esprime la potenza del Vangelo nella vita di ogni persona che lo accoglie, la rivoluzione che questo annuncio porta: l’amore di Dio ci libera!

Paolo ne ha fatto l’esperienza e vuole esserne testimone, con le parole e con l’esempio. Questa sua fedeltà alla chiamata di Dio lo porterà proprio a Roma, dove potrà dare la vita per il Signore.

 

Creare intorno a noi il calore della famiglia

Buon venerdì

«Un profeta non è disprezzato

se non nella sua patria e in casa sua»

Mt 13, 57

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/LUGLIO.htm

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Venerdì 31 luglio 2020

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Commento al Vangelo: 

Sant’Agostino (354-430)

vescovo d’Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa

Discorso 51, §19.30 (Nuova Biblioteca Agostiniana – riv.)

“Non è egli forse il figlio del carpentiere?”

La risposta data dal Signore Gesù Cristo: “Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” (Lc 2,49), non afferma che Dio è suo Padre in modo da non riconoscere come padre Giuseppe. In qual modo lo dimostriamo? Attenendoci alla Scrittura, che dice così: “Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso” (v. 51). Tutti e due erano i suoi genitori. (…) Erano i suoi genitori nel tempo, Dio era suo Padre da tutta l’eternità. Erano genitori del Figlio dell’uomo; il Padre, della Parola, il Verbo, la Sapienza (1Cor 1,24), la potenza con cui ha creato ogni cosa. (…) Non deve dunque turbarci il fatto che le generazioni sono enumerate seguendo la linea genealogica di Giuseppe e non quella di Maria (Mt 1,1; Lc 3,23); come infatti lei è madre senza la concupiscenza carnale, così egli è padre senza l’unione carnale. Quindi le generazioni discendono e ascendono tramite lui. Non dobbiamo quindi metterlo da parte perché mancò la concupiscenza carnale. La maggiore sua purezza confermi la paternità. Maria, sua sposa, volle porre il nome di lui per primo: “ “Tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo” (Lc. 2,48). (…) Ciò che lo Spirito Santo effettuò, lo effettuò per ambedue. Dice l’evangelista: “Giuseppe era un uomo giusto” (Mt 1.19). Giusto dunque l’uomo, giusta la donna. Lo Spirito Santo, che riposava nella giustizia di ambedue, diede un figlio ad entrambi.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  Mt 13, 54-58)


Passa Parola

31/07/2020: Creare intorno a noi il calore della famiglia.

Buona giornata.

[…] «Se oggi dovessi lasciare questa Terra e mi si chiedesse una parola, come ultima che dice il nostro Ideale, vi direi – sicura d’esser capita nel senso più esatto –: Siate una famiglia. Vi sono fra voi coloro che soffrono per prove spirituali o morali? Comprendeteli come e più di una madre, illuminateli con la parola o con l’esempio. Non lasciate mancar loro, anzi accrescete attorno ad essi, il calore della famiglia. Vi sono tra voi coloro che soffrono fisicamente? Siano i fratelli prediletti. Patite con loro. Cercate di comprendere fino in fondo i loro dolori. Fateli partecipi dei frutti della vostra vita apostolica affinché sappiano che essi più che altri vi hanno contribuito.

(Fonte: Incontrare Chiara Lubich – Citazione di Chiara Lubich – 14 marzo 2020 di Aurora Nicosia – Città Nuova)


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario

1) Preghiera

O Dio, nostra forza e nostra speranza,
senza di te nulla esiste di valido e di santo;
effondi su di noi la tua misericordia
perché, da te sorretti e guidati,
usiamo saggiamente dei beni terreni
nella continua ricerca dei beni eterni.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, I DIAMANTI E IL LETAME

«I miei desideri sono pochi», continuò a pensare con dispiacere; perché sapeva che la mancanza di desideri è il segno della fine della gioventù e il primo e lontanissimo avvertimento della vera fine della vita. «Niente mi fa più voglia … ».

GOFFREDO PARISE

Così confessa a se stesso un cacciatore che in «un mattino di novembre molto prima dell’alba» sta accucciato in una botte in una palude vicino a Venezia in attesa del passaggio di uno stormo di uccelli. È uno degli splendidi e intensi racconti dei Sillabari che Goffredo Parise, morto nel 1986, pubblicò nel 1972 e nel 1982. Quanto si è scritto ai nostri giorni sulla caduta del desiderio, spesso puntando tutto sul chiodo fisso del sesso e con tante sbrodolature psicologiche. In realtà c’è un estinguersi più profondo e pericoloso della capacità di desiderare ed è la stanchezza del cuore, l’inerzia dell’anima, la crisi del pensiero.

Una canzone di Fabrizio De André diceva: «Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior». Ci sono realtà materiali preziose a cui ci si aggrappa ferocemente, ma sono cose fredde come pietre, incapaci di dare vita. Ci sono, invece, realtà semplici e quotidiane che sono capaci di generare e di nutrire. I desideri nascono paradossalmente dal letame, ossia dalla povertà, dal distacco, da ciò che sembra scarto ed è invece dotato ancora di energia. Noi ora abbiamo troppo ed è per questo che non siamo più capaci di pensare in grande, di sognare, di sperare, di progettare, di desiderare. Siamo diventati come gli idoli preziosi che adoriamo, gelidi, lucidi, rotondi ma morti e immobili.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Il vangelo di Matteo racconta un episodio della vita di Gesù che può sembrare poco importante: sua madre e i suoi familiari vanno a Cafarnao, dove egli si trova con i discepoli per annunciare a tutti l’amore del Padre. Probabilmente hanno camminato a lungo per trovarlo, e desiderano parlargli. Non entrano nel luogo in cui Gesù si trova, ma mandano un messaggio: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

Dare il proprio tempo con generosità

Buon giovedì

«Così sarà alla fine del mondo.

Verranno gli angeli e separeranno

i cattivi dai buoni»

Mt 13, 49 

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

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Giovedì 30 luglio 2020

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Commento al Vangelo: 

Sant’Agostino (354-430)

vescovo d’Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa

Esposizione sul salmo 95, 14-15 (Nuova Biblioteca Agostiniana)

« Sulla riva… raccolgono i buoni »

“Giudicherà il mondo secondo giustizia, i popoli secondo la sua verità” (Sal 95,13). In che cosa consisteranno la giustizia e la verità? Prima sceglierà quelli, tra i suoi eletti (Mc 13,27), che dovranno essere giudici insieme con lui; poi separerà gli altri in due gruppi, ponendone uno alla destra e uno alla sinistra (Mt 25,33). E potrà esserci cosa più giusta, più conforme a verità, che quei tali che prima della venuta del giudice si ricusarono di agire con misericordia, non si attendano misericordia dal giudice? Viceversa, quelli che si impegnarono per agire con misericordia saranno giudicati con misericordia (Lc 6,37). A quelli che si troveranno a destra sarà detto: “Venite, benedetti del Padre mio! Possedete il regno che vi è stato preparato fin dalla creazione del mondo”. Ed elenca le opere di misericordia: “Ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi dissetaste”, eccetera (Mt 25,31s). (…) Pensi forse che, perché tu sei iniquo, abbia ad esserlo anche il giudice? O, perché tu sei bugiardo, pensi che non sia vera la verità? Al contrario! Se vuoi incontrarlo pieno di misericordia, sii tu misericordioso prima che egli venga. Se qualcuno ha mancato contro di te, perdonalo. Se hai qualcosa d’avanzo, dallo al prossimo. (…) Dai della roba avuta da lui, non fai altro che una restituzione. “Che cosa hai infatti che tu non l’abbia ricevuto?” (1 Cor 4,7). Ecco allora le vittime che tornano più gradite a Dio: la compassione, l’umiltà, la confessione, la pace, la carità. Rechiamo all’altare queste ostie e attenderemo tranquilli la venuta del giudice, che “giudicherà il mondo secondo giustizia e i popoli secondo la sua verità”.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  Mt 13, 47-53)


Passa Parola

30/07/2020: Dare il proprio tempo con generosità.

Buona giornata.

La vita cristiana è, infatti, un credere all’amore di Dio in tutte le cose, anche nelle prove e nelle permissioni sue più dolorose; è un saper vedere questo amore in modo particolare nella sua Parola, nei doveri del nostro stato e nell’eseguirli con generosità. La vita cristiana sta pure nel lavorare per il regno di Dio, cioè per la diffusione del suo amore tra tutti gli uomini, attuando anzitutto il comandamento dell’amore scambievole che ci fa riconoscere seguaci di Cristo e porta il mondo a vedere.

(Fonte: Commento alla Parola di Vita di Novembre: Vivere con pienezza – http://www.loppiano.it/LN/1992%205.pdf)


Lectio divina carmelitana

1) Preghiera

O Dio, nostra forza e nostra speranza,
senza di te nulla esiste di valido e di santo;
effondi su di noi la tua misericordia
perché, da te sorretti e guidati,
usiamo saggiamente dei beni terreni
nella continua ricerca dei beni eterni.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, VERGOGNARSI

Una volta si sentiva spesso la frase: «Ma lei non si vergogna?». Oggi non si sente più. Probabilmente perché la risposta sarebbe: «Ma è ovvio che non mi vergogno. Perché mai dovrei vergognarmi?». Vergogna è una parola scomparsa … La vergogna è il sentimento che si prova quando si sa di aver compiuto un atto che la coscienza morale condanna.

NORBERTO BOBBIO

Così leggo nel colloquio tra Maurizio Viroli e Norberto Bobbio, Dialogo intorno alla repubblica (2001). Il filosofo, scomparso nel 2004, punta l’indice su un aspetto sconcertante a diversi livelli, a partire da quello della politica per scendere giù fino ai comportamenti quotidiani. Non ci si vergogna più perché si è venduta la coscienza morale. Anzi, si è arrivati al punto di tacita re ogni rimorso mentendo spudoratamente, prima in pubblico, poi a se stessi. Non c’è più esitazione nell’invertire i valori etici.

Impressiona, perciò, l’arroganza dell’immoralità, la spregiudicatezza nell’agire, la sfrontatezza nel giustificarsi. Ai nostri giorni si potrebbe ripetere la famosa domanda dell’ Amleto shakespeariano: «O Vergogna, dov’è il tuo rossore?». Infatti, non si ha neppure più quel segno esteriore che rivelava un rigurgito interiore di moralità, un sussulto della coscienza. L’espressione «faccia di bronzo» ben s’attaglia a molti che con impudenza riprendono posizioni sociali, anche dopo palesi azioni ingiuste. O a coloro che sono pronti, per servilismo o per interesse privato, a incensare figure discutibili e operazioni illecite, senza nessun imbarazzo o reticenza. Se non ne siamo più capaci, impariamo di nuovo a vergognarci e ad arrossire: non è un segno di debolezza ma di dignità e di nobiltà d’animo, è l’emblema di una coscienza ancor viva e non intorpidita.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Il vangelo di Matteo racconta un episodio della vita di Gesù che può sembrare poco importante: sua madre e i suoi familiari vanno a Cafarnao, dove egli si trova con i discepoli per annunciare a tutti l’amore del Padre. Probabilmente hanno camminato a lungo per trovarlo, e desiderano parlargli. Non entrano nel luogo in cui Gesù si trova, ma mandano un messaggio: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

Vivere con pienezza l’attimo presente

Buon mercoledì

«Io sono la risurrezione e la vita;

chi crede in me, anche se muore,

vivrà»

Gv 11, 25

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

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Mercoledì 29 luglio 2020

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Commento al Vangelo: 

Sant’Agostino (354-430)

vescovo d’Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa

Trattato sul vangelo di Giovanni, 49,15

« Chi crede in me vivrà »

« Chi crede in me anche se è morto vivrà, e chiunque vive e crede in me non morirà in eterno ». Cosa vuol dire? « Chi crede in me, anche se è morto come è morto Lazzaro, vivrà », perché egli non è Dio dei morti ma dei viventi. Così rispose ai Giudei, riferendosi ai patriarchi morti da tanto tempo, cioè ad Abramo, Isacco e Giacobbe: « Io sono il Dio di Abramo, il Dio d’lsacco e il Dio di Giacobbe; non sono Dio dei morti ma dei viventi: essi infatti sono tutti vivi » (Lc 20, 38). Credi dunque, e anche se sei morto, vivrai; se non credi, sei morto anche se vivi. (…) Quando è che muore l’anima? Quando manca la fede. Quando è che muore il corpo? Quando viene a mancare l’anima. La fede è l’anima della tua anima. « Chi crede in me anche se è morto nel corpo, vivrà nell’anima, finché anche il corpo risorgerà per non più morire. E chiunque vive nel corpo e crede in me, anche se temporaneamente muore per la morte del corpo, non morirà in eterno per la vita dello spirito e per la immortalità della risurrezione ». Questo è il senso delle sue parole. « Lo credi tu? » – domanda Gesù a Marta -; e lei risponde: « Sì, Signore, io ho creduto che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, che sei venuto in questo mondo (Gv 11, 26-27). E credendo questo, ho con ciò creduto che tu sei la risurrezione, che tu sei la vita; ho creduto che chi crede in te, anche se muore, vivrà, e che chi vive e crede in te, non morirà in eterno ».


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  Gv 11, 19-27)


Passa Parola

29/07/2020: Vivere con pienezza l’attimo presente.

Buona giornata.

Vivere l’attimo presente solennemente.  Attimo dopo attimo per Gesù, tutto per Gesù: patire,dormire, essere ammalati, lavorare, per Gesù. Nient’altro importa: non importa lavorare, essere sani, soffrire, piangere, ridere … Tutto per Gesù, ogni cosa fatta bene, perfettamente. Mi alzo al mattino, riordino la mia stanza meglio di ieri; comincio il mio lavoro meglio di ieri; parlo con qualcuno, cerco le parole, meglio di ieri, e così via.[…]

(Fonte: Chiara Lubich – Notiziario della Mariapoli Permanente – Loppiano – Meglio di ieri – 1.1.1981)


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario

1) Preghiera

Dio onnipotente ed eterno,
il tuo Figlio fu accolto come ospite a Betania
nella casa di santa Marta,
concedi anche a noi
di esser pronti a servire Gesù nei fratelli,
perché al termine della vita
siamo accolti nella tua dimora.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, DALL’ ANTICO EGITTO

Tutte insieme le meravigliose creazioni di Dio né mattina né sera tacciano! Non tacciano nemmeno gli astri luminosi, né le alte montagne né gli abissi dei mari, né le sorgenti dei rapidi fiumi, mentre noi cantiamo nei nostri inni il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. E tutti gli angeli dei cieli rispondano: Amen! Amen! Amen! Potenza, lode, onore e gloria eterne al nostro Dio, unico donatore di ogni grazia! Amen!

PREGHIERA DI ANONIMO CRISTIANO DEL III SEC.

A circa 200 km a sud del Cairo c’era un’antica città di nome Ossirinco. Là sul finire dell’Ottocento giunsero due archeologi inglesi e iniziarono a scavare: alla luce vennero non solo i resti della città ma letteralmente quintali di papiri greci di ogni genere, documenti ufficiali, testi letterari, corrispondenza privata, appunti. Si pensi che finora l’edizione di quei manoscritti occupa una sessantina di volumi! Tra quei papiri c’erano molti scritti cristiani, non solo neotestamentari ma anche pagine di preghiere personali ecclesiali come quella che oggi abbiamo proposto.

Il testo non ha bisogno di commento. Noi solo vorremmo che fosse recitato dai credenti come inno di lode, in un momento di preghiera personale. Sarebbe anche un modo per risalire a un atto di fede che un anonimo cristiano del III secolo proclamava con tutto il suo cuore. Sarebbe come far continuare un respiro orante che attraversa i millenni. Sarebbe come superare il tempo e lo spazio e unirei nella contemplazione pura, nella lode gloriosa e nell’amore gioioso a tanti nostri fratelli e sorelle sparsi nel mondo e nella storia, consapevoli delle parole di Gesù: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (Matteo 18,20).

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Il vangelo di Matteo racconta un episodio della vita di Gesù che può sembrare poco importante: sua madre e i suoi familiari vanno a Cafarnao, dove egli si trova con i discepoli per annunciare a tutti l’amore del Padre. Probabilmente hanno camminato a lungo per trovarlo, e desiderano parlargli. Non entrano nel luogo in cui Gesù si trova, ma mandano un messaggio: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

Accogliere l’altro senza fretta

Buon martedì

«Il seme buono sono i figli del regno;

la zizzania sono i figli del maligno»

Mt 13, 38

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/LUGLIO.htm

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Martedì 28 luglio 2020

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Commento al Vangelo: 

San Teodoro Studita (759-826)

monaco a Costantinopoli

Catechesi 42

“I giusti splenderanno come il sole ” (Mt 13,46)

Col pensiero vediamo nostro Signore Gesù Cristo seduto su un trono di gloria; vicino a lui ci sono serafini, cherubini e ogni ordine di angeli che lo servono con timore e tremore. Allora sentiranno la voce benedetta del Maestro coloro che hanno compiuto la lotta senza lasciarsi attirare dalle seduzioni secolari, né sedurre dal piacere del mondo vano. Lui dice: “Allora i giusti splenderanno come il sole” (Mt 13,46) quando saranno arrivati da levante e da occidente, da nord e dal mare e prenderanno posto alla festa con Abramo, Isacco e Giacobbe (cf. Mt 8,11) in una gioia ineffabile (cf. 1 P 1,8) quando il nostro Re e Signore distribuirà i doni secondo i meriti. Ah! fratelli e figli miei, ah! Quanto grande e bella la gloria di cui gioiremo i tre volte beati e santi che avranno praticato la rinuncia! Sì, certamente, ognuno riceverà i beni promessi secondo quanto piacerà a Dio. (…) Ormai dunque, correte bene (cf. Ga 5,7) e il diavolo non vi ammalii (cf. 3,1), né vi ostacoli! (…) Scenda su di voi (…), misericordia, pace, carità, assenza d’invidia, di gelosia e ostentazione, docilità, linguaggio benevolo, solidarietà, compassione gli uni per gli altri, umiltà. Vivete così, comportatevi così, pregando anche con tutto il cuore per la mia umile persona, affinché non sia gettato nel fuoco dell’inferno; potessimo tutti noi evitarlo, dopo essere stati giudicati degni del regno dei cieli nel Cristo stesso, nostro Dio, a cui conviene ogni gloria, onore, adorazione e magnificenza col Padre e il Santo Spirito, ora e sempre per tutti i secoli dei secoli. Amen.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Mt 13, 36-43)


Passa Parola

28/07/2020: Accogliere l’altro senza fretta.

Buona giornata.

Chiara Lubich svela il segreto della sua lunga esperienza di dialogo: l’ascolto più sincero e profondo dell’altro, senza fretta, per poterlo conoscere ed apprezzare nella sua diversità culturale, è la strada che porta anche l’altro all’ascolto, ed è quindi base e premessa per un dialogo  fecondo.

(Fonte: www.centrochiaralubich.org – L’ascolto che genera dialogo – Loppiano – Febbraio)


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario

1) Preghiera

O Dio, nostra forza e nostra speranza,
senza di te nulla esiste di valido e di santo;
effondi su di noi la tua misericordia
perché, da te sorretti e guidati,
usiamo saggiamente dei beni terreni
nella continua ricerca dei beni eterni.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, IL MANTELLO STRAPPATO

Un soldato chiese ad abbà Mios se Dio accoglie davvero un convertito. Mios gli replicò: «Dimmi un po’: se il tuo mantello si strappa, tu lo getti via?». «No» rispose il soldato «lo rammendo e continuo a usarlo» Disse allora il maestro: «Se tu hai pietà del tuo mantello e lo conservi, Dio non avrà pietà e non terrà cara la sua creatura?».

PARABOLA DEI PADRI DEL DESERTO

Da quel repertorio sterminato di memorie e detti dei Padri del deserto, eremiti che amavano la solitudine per l’incontro con Dio e con se stessi, traggo questo apologo sulla conversione e sul perdono dei peccati. Nel Vangelo di Matteo si applica a Gesù una frase che il profeta Isaia aveva riferito al Servo del Signore, figura misteriosa riletta in chiave messianica dal cristianesimo: «La canna infranta non spezzerà, non spegnerà il lucignolo fumigante» (12,20; Isaia 42,3). Cristo, dunque, non allontana da sé chi è in crisi o è sulla via della morte spirituale, nella convinzione che sono i malati che hanno bisogno del medico e che egli è venuto a salvare proprio chi agli occhi degli uomini era perduto.

In una società efficientista contano solo le forze vivaci, le lingue svelte, i personaggi impeccabili. Nell’orizzonte di Dio sono, invece, soprattutto i malati fisici e spirituali a essere oggetto di attenzione, sono loro a essere curati con premura e a loro è offerta un’altra possibilità. È, questo, un appello alla fiducia e alla speranza, sempre e comunque, perché, come ancora diceva il Signore, «anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diverranno bianchi come neve; se fossero rossi come porpora, diverranno come lana» (Isaia 1,18). Il rischio da evitare è, allora, la rassegnazione inerte, lo scoraggiamento rinunciatario, la prostrazione e l’avvilimento.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Il vangelo di Matteo racconta un episodio della vita di Gesù che può sembrare poco importante: sua madre e i suoi familiari vanno a Cafarnao, dove egli si trova con i discepoli per annunciare a tutti l’amore del Padre. Probabilmente hanno camminato a lungo per trovarlo, e desiderano parlargli. Non entrano nel luogo in cui Gesù si trova, ma mandano un messaggio: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

Accompagnare con amore chi è in difficoltà

Buon Lunedì

«…Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto,

è più grande degli altri legumi e diventa un albero,

tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami»

Mt 13, 32

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

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Lunedì 27 luglio 2020

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Commento al Vangelo: 

San Claudio La Colombière (1641-1682)

gesuita

Diario spiritual

Il seme della grazia

La grazia di Dio è un seme che non bisogna soffocare, ma anche non bisogna troppo esporlo. Bisogna nutrirlo nel cuore e non mostrarlo troppo agli occhi degli uomini. Due sono le specie di grazie, piccole all’apparenza, e da cui non di meno può dipendere la nostra perfezione e la salvezza: 1. una luce che ci svela una verità: bisogna raccoglierla con cura e custodirla affinché non si spenga a causa nostra; occorre servirsene come di una regola in tutte le azioni, vedere che ci conduca, ecc.; 2. un movimento che ci porta a fare qualche atto di virtù in certe occasioni; occorre essere fedeli a questi moti, perché la fedeltà è a volte il nodo della felicità. Una mortificazione che Dio ci ispira in certe circostanze, se si ascolta la sua voce, produrrà forse grandi frutti e la santità in noi; disprezzare questa piccola grazia, potrebbe avere funeste conseguenze, come è successo a degli eletti che sono caduti in disgrazia per aver mancato di approfittare di piccole cose.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Mt 13, 31-35)


Passa Parola

27/07/2020: Accompagnare con amore chi è in difficoltà.

Buona settimana.

[…] Che dire, allora, oggi, ai nostri che si dibattono nella sofferenza? Che augurio far loro? Come comportarci nei loro riguardi? Avviciniamoli anzitutto con sommo rispetto: anche se ancora forse non lo pensano, essi sono in questo momento visitati da Dio. (…) Assicuriamoli anche del nostro continuo ricordo e della nostra preghiera, perché sappiano prendere direttamente dalle mani di Dio quanto li angustia e li fa soffrire e lo possano unire alla passione di Gesù, onde sia potenziato al massimo. Aiutiamoli poi ad avere sempre presente il valore della sofferenza. E ricordiamo loro quel meraviglioso principio cristiano della nostra spiritualità, per il quale un dolore amato come volto di Gesù crocifisso e abbandonato si può tramutare in gioia.

(Tratto da: “Natale con chi soffre”, in: Chiara Lubich, Conversazioni in collegamento telefonico, pag. 265. Città Nuova Ed., Roma 2019.)


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario

1) Preghiera

O Dio, nostra forza e nostra speranza,
senza di te nulla esiste di valido e di santo;
effondi su di noi la tua misericordia
perché, da te sorretti e guidati,
usiamo saggiamente dei beni terreni
nella continua ricerca dei beni eterni.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, I FALLITI

Gli uomini di successo sono uomini un po’ pericolosi, perché ratificano la cultura esistente, sono il suo prodotto e la sua legittimazione. I falliti sono spesso ricchi di umanità, perché hanno tentato di superare il sistema … , di far fiorire l’uomo inedito che è l’insieme delle possibilità che ognuno di noi ha in sé.

PADRE ERNESTO BALDUCCI

Ho incontrato solo poche volte padre Ernesto Balducci, personalità affascinante per la sua straordinaria intelligenza e per la sua fremente passionalità. Mi capita tra le mani uno dei suoi ultimi libri, Pianeta Terra, casa comune (1992), con una dedica originalissima, quasi premonitrice della fine drammatica che avrebbe avuto di lì a un paio d’anni. Scelgo alcune righe che oppongono in modo suggestivo gli uomini di successo e i falliti. Ormai tutto congiura a farci scegliere i primi come modello di creatività, mentre in realtà essi sono tali solo perché s’adeguano all’onda dominante e sanno blandire e dire quelle cose che la massa vuole sentirsi dire.

Spesso il fallito è, invece, colui che ha voluto tentare strade nuove, è stato coerente con se stesso, non ha compiuto scelte solo motivate da calcolo e da vantaggi immediati. Ha fatto fiorire quell’«uomo inedito» che non è ancora apparso ma che è dentro le grandi e infinite possibilità dell’umanità. Certo, noi non parliamo qui dei falliti per inerzia o stupidità, ma di quegli uomini liberi, puri e creativi che il mondo rigetta perché inquietano e sconvolgono i luoghi comuni e la banalità. Sono, alla fine, i veri santi, che sanno svelare le grandiose potenzialità dell’amore e della libertà interiore. D’altronde, scherzava (ma non troppo) Jonathan Swift, l’autore dei Viaggi di Gulliver (1726), osservando che «quando al mondo appare un genio, potete riconoscerlo da un segno inequivocabile: tutti si coalizzano contro di lui».

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Il vangelo di Matteo racconta un episodio della vita di Gesù che può sembrare poco importante: sua madre e i suoi familiari vanno a Cafarnao, dove egli si trova con i discepoli per annunciare a tutti l’amore del Padre. Probabilmente hanno camminato a lungo per trovarlo, e desiderano parlargli. Non entrano nel luogo in cui Gesù si trova, ma mandano un messaggio: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

Sapersi figli amati da Dio

Buon Domenica

«Il regno dei cieli è …»

Mt 13, 44

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

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Domenica 26 luglio 2020

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Commento al Vangelo: 

San Basilio (ca 330-379)

monaco e vescovo di Cesarea in Cappadocia, dottore della Chiesa

Grandi Regole monastiche, § 8

“Vende tutti i suoi averi”

Spesso e con insistenza nostro Signor Gesù Cristo ha detto: “Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16,24). (…) E ancora: “Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi” (Mt 19,21). Per chi capisce, la parabola del mercante vuol dire la stessa cosa: “Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra”. Qui la perla preziosa indica certamente il Regno dei cieli e il Signore ci mostra che è impossibile ottenerlo se non lasciamo tutto quanto possediamo: ricchezza, gloria, nobiltà di nascita e quanto gli altri cercano con avidità. Il Signore ha anche dichiarato che è impossibile prendersi cura come si deve di quanto facciamo se la mente è presa da diverse realtà: “Nessuno può servire a due padroni” ha detto (Mt 6,24). Perciò “il tesoro che sta nei cieli” è l’unico da scegliere e dove ‘mettere’ il nostro cuore “Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore” (Mt 6,21). (…) In verità, si tratta di portare il nostro cuore nella vita del cielo, in modo che si possa dire: “La nostra patria invece è nei cieli” (Fil 3,20). Soprattutto si tratta di cominciare ad assomigliare a Cristo, “da ricco che era, si è fatto povero per noi” (2Cor 8,9).


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Mt 13, 44-52)


Passa Parola

26/07/2020: Sapersi figli amati da Dio.

Buona domenica.

Ha scritto Chiara Lubich: «Credere è sentirsi guardati e amati da Dio, è sapere che ogni nostra preghiera, ogni parola, ogni mossa, ogni avvenimento triste o gioioso o indifferente, ogni malattia, tutto, tutto, tutto […] è guardato da Dio. E se Dio è Amore, la fiducia completa in Lui non ne è che la logica conseguenza. Possiamo avere allora quella confidenza che porta a parlare spesso con Lui, a esporgli le nostre cose, i nostri propositi, i nostri progetti. Ognuno di noi può abbandonarsi al suo amore, sicuro di essere compreso, confortato, aiutato. […] “Signore – possiamo chiedergli –, fammi rimanere nel tuo amore. Fa’ che mai un attimo io viva senza che senta, che avverta, che sappia per fede, o anche per esperienza, che Tu mi ami, che Tu ci ami”.

(Fonte: Commento alla Parola di Vita del mese di Febbraio 2020: «Il padre del fanciullo rispose ad alta voce: «Credo, aiutami nella mia incredulità» (Mc 9,24).» – Letizia Magri)


Lectio divina carmelitana

Tre parabole del Regno di Dio
Scoprire i segni di Dio nella vita di ogni giorno
Matteo 13,44-52 

1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.

Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

Breviario Laico, L’UOMO NUDO

La virtù non è preclusa ad alcuno, è accessibile a tutti, accoglie tutti, chiama tutti, liberi, liberti, schiavi, re, esuli. Non sceglie la casa o il censo, si accontenta dell’uomo nudo.

LUCIO ANNEO SENECA

Tempo fa mi sono dedicato a una rivisitazione delle sette virtù tradizionali: le tre teologali (fede, speranza e carità) e le quattro cardinali (prudenza, giustizia, fortezza e temperanza). Ne è nato un libro, Ritorno alle virtù (2005), che ha registrato questo percorso di letture. Bisogna riconoscere che, sbeffeggiata a livello pratico, la virtù riesce, però, a provocare almeno le menti e, si spera, le coscienze. Anche perché, come scriveva il celebre architetto quattrocentesco Leon Battista Alberti, «solo è senza virtù chi non la vuole». lo, invece, sono risalito ora a un maestro pagano del passato, così caro ai cristiani da esser diventato il soggetto di un più o meno apocrifo epistolario con san Paolo, il filosofo latino Seneca.

La sua considerazione, tratta dall’opera De beneficiis, è limpida: la virtù non è frutto di cultura, non è appannaggio di uno stato sociale, non è privilegio di classe; essa appartiene in dote all’«uomo nudo», ossia alla creatura umana nella sua dignità sorgiva. La virtù è, come la legge naturale, un seme deposto nella coscienza: sta alla singola persona farlo crescere, fiorire e fruttificare. Anzi, spesso l’apparenza esteriore, la ricchezza, la stessa cultura, il successo e il fascino militano contro la virtù, quasi soffocandola. Un altro grande maestro del passato, il cinese Confucio, non esitava ad ammonire che «belle parole e un aspetto insinuante sono raramente associati con l’autentica virtù». Ecco perché è necessaria la semplicità, la «nudità» interiore, per essere veramente virtuosi.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Il vangelo di Matteo racconta un episodio della vita di Gesù che può sembrare poco importante: sua madre e i suoi familiari vanno a Cafarnao, dove egli si trova con i discepoli per annunciare a tutti l’amore del Padre. Probabilmente hanno camminato a lungo per trovarlo, e desiderano parlargli. Non entrano nel luogo in cui Gesù si trova, ma mandano un messaggio: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

Agire per il bene di tutti

Buon sabato

«Colui che vorrà diventare grande tra voi,

si farà vostro servo»

Mt 20, 27

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MESE di LUGLIO

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PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

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Sabato 25 luglio 2020

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Commento al Vangelo: 

San Basilio (ca 330-379)

monaco e vescovo di Cesarea in Cappadocia, dottore della Chiesa

Omelia sul salmo 115, §4

“Potete bere il calice che io sto per bere?”

“Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato?” (Sal 116,12) Non sacrifici, non olocausti, né l’osservanza legale del culto, ma l’intera mia vita. E per questo, dice il salmista, “Alzerò il calice della salvezza” (v.13). Il salmista chiama suo calice lo sforzo che ha sopportato nella lotta per restare fedele a Dio e la costanza con cui ha resistito al peccato fino alla morte. A proposito di questo calice il Signore stesso dice nei vangeli: “Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice!” (Mt 26,39). E ancora ai discepoli: “Potete bere il calice che io sto per bere?” Parlava della morte che voleva soffrire per la salvezza del mondo. Ecco perché dice: “Alzerò il calice della salvezza”, cioè, sono tutto teso, brucio dal desiderio che si compia il martirio, al punto che tengo fra le mani non la sofferenza, ma i tormenti sofferti nella lotta dell’amore filiale per il riposo dell’anima e del corpo. Io stesso, dunque, egli dice, mi offrirò al Signore, come un sacrificio e un’oblazione (…). E sono pronto a testimoniare le promesse davanti a tutto il popolo, poiché “Adempirò i miei voti al Signore, davanti a tutto il suo popolo” (v. 14).


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Mt 20, 20-28)


Passa Parola

25/07/2020: Agire per il bene di tutti.

Buon fine settimana.

[…] l’amore vero vede Gesù in ogni prossimo: “L’hai fatto a me”  ci dirà Gesù al giudizio finale. E ciò vale per il bene che facciamo e anche per il male purtroppo.

L’amore vero ama l’amico e anche il nemico: gli fa del bene, prega per lui.[…]

(fonte: https://www.cittanuova.it/parola-di-vita-ottobre/)


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario

1) Preghiera

Dio onnipotente ed eterno,
tu hai voluto che san Giacomo,
primo fra gli Apostoli,
sacrificasse la vita per il Vangelo;
per la sua gloriosa testimonianza
conferma nella fede la tua Chiesa
e sostienila sempre con la tua protezione.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, UNA FRAGOLA NELL’ASFALTO

Fine luglio. Pomeriggio di un sabato afosissimo. Sono in attesa in sagrestia … Ed entri a sorpresa tu, amica carissima, e mi racconti di un piccolo miracolo. « Vieni a vedere», mi dici … Mi porta d’un fiato a contemplare una fragolina minuscola, intenerita, che è spuntata in una crepa, una fessura di marciapiede di una città in un pomeriggio tra i più caldi e afosi. Un puntino verde, un piccolo punto rosso.

ANGELO CASATI

Traggo questa parabola moderna dal libro di un parroco milanese mio amico, Angelo Casati, Il seme nella città (2005). Conosco bene la sua chiesa (ahimè, brutta) e il suo quartiere, e riesco a immaginare quel «piccolo miracolo». Nel deserto di cemento d’una città accaldata e distratta, in mezzo a palazzi anonimi, sotto la cappa di un’aria inquinata, col rischio di un piede che la può calpestare, ecco la vita, la bellezza, la freschezza che riescono lo stesso a farsi strada, donandoci il segno di una grandezza che ci supera.

Certo, bisogna avere occhi puri per saper cogliere anche quel puntino verde e rosso nell’immenso grigiore. È per questo che Gesù proclamava beati gli occhi che sanno vedere e gli orecchi che sanno ascoltare. Le meraviglie ci sono nel mondo, ciò che ci manca è la meraviglia interiore. Le realtà stupende affiorano continuamente nel tessuto della vita, ciò che non si ha più è lo stupore. E questa sorpresa è anche il segno che Dio non abbandona le sue creature; è sempre accanto a noi coi suoi doni che non sono clamorosi ma quieti e quotidiani, eppure necessari, come lo è l’acqua o l’aria, la luce e il pane. Rifiorisce, allora, nel cuore la fede, che è fiducia e che rende serena la vita anche in un pomeriggio irrespirabile di luglio.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Il vangelo di Matteo racconta un episodio della vita di Gesù che può sembrare poco importante: sua madre e i suoi familiari vanno a Cafarnao, dove egli si trova con i discepoli per annunciare a tutti l’amore del Padre. Probabilmente hanno camminato a lungo per trovarlo, e desiderano parlargli. Non entrano nel luogo in cui Gesù si trova, ma mandano un messaggio: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

Accogliere l’altro senza pregiudizio

Buon venerdì

«Quello seminato nella terra buona

è colui che ascolta la parola e la comprende;

questi dà frutto e produce

ora il cento, ora il sessanta, ora il trenta»

Mt 13, 23

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

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Venerdì 24 luglio 2020

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Commento al Vangelo: 

San Giovanni Paolo II (1920-2005)

papa

Discorso al consiglio europeo 8/10/1988 Strasburgo (Francia) §11-12

« Rendere sempre più viva e generosa l’anima dell’Europa »

Se l’Europa vuole essere fedele a se stessa, deve saper raccogliere tutte le forze vive di questo continente, rispettando il carattere peculiare di ogni Paese, ma ritrovando nelle sue radici uno spirito comune. I Paesi membri del vostro Consiglio hanno coscienza di non costituire l’Europa intera ; nell’esprimere l’augurio caloroso di vedere intensificarsi la cooperazione, già abbozzata, con le altre nazioni, in particolare del centro e dell’est, ho la sensazione di raggiungere il desiderio di milioni di uomini e donne che sanno di essere legati da una storia comune e che sperano in un destino di unità e di solidarietà a misura di questo continente. Durante i secoli l’Europa ha avuto un ruolo importante nelle altre parti del mondo. Bisogna ammettere che non sempre ha dato il meglio di sé nell’andare incontro alle altre civiltà, ma nessuno può contestare che ha fatto condividere felicemente molti dei valori che aveva a lungo maturato. I suoi figli hanno avuto una parte essenziale nella diffusione del messaggio cristiano. Se l’Europa vuole avere un ruolo oggi, deve, nell’unità, fondare con chiarezza la sua azione su ciò che di più umano e di più generoso c’è nella sua eredità. (…) Venendo oggi davanti alla prima assemblea parlamentare internazionale costituita nel mondo, ho la consapevolezza di rivolgermi ai rappresentanti qualificati di popoli che, nella fedeltà alle loro sorgenti vive, hanno voluto riunirsi per ribadire la loro unità e per aprirsi alle altre nazioni di tutti i continenti, nel rispetto della verità dell’uomo. Posso testimoniare la disponibilità dei cristiani a prendere parte attiva ai compiti delle vostre istituzioni. Auguro al vostro Consiglio di lavorare proficuamente per rendere sempre più viva e generosa l’anima dell’Europa.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Mt 13, 18-23)


Passa Parola

24/07/2020: Accogliere l’altro senza pregiudizi.

Buona giornata.

[…] Io penso che Chiara, come tutti i fondatori, rimanga attuale sempre. Perché? Perché il dono che Dio le ha dato costituisce un modello di vita che ha tanto da dire e da dare al mondo oggi. Quindi la sua figura non è passata, proprio per questo esempio continuo che ci ha dato di apertura all’umanità, di attenzione ai segni dei tempi, di capacità di accogliere chiunque senza pregiudizi, senza preclusioni di nessuna specie; per la sua capacità di stare a contatto con i grandi della Terra e dare loro qualcosa di essenziale senza timore, senza riserve e con assoluta coerenza e chiarezza, e nello stesso tempo di stare a contatto anche con i piccoli, con i più poveri, con i bambini, facendosi talmente uno con tutti che ognuno si sentiva a proprio agio con lei.[…]

(Fonte: www.cittanuova.it – Maria Voce: Chiara Lubich ha anticipato il Concilio)


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario

1) Preghiera

Sii propizio a noi tuoi fedeli, Signore,
e donaci i tesori della tua grazia,
perché, ardenti di speranza, fede e carità,
restiamo sempre fedeli ai tuoi comandamenti.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, FAR PARLARE DIO

Una delle prime persone che vennero a chiedermi consigli appena ordinato sacerdote fu una vecchia signora che disse: «Ho pregato incessantemente per quattordici anni e non ho mai avvertito la presenza di Dio». Allora le dissi: «Gli ha permesso di proferire anche solo una parola?». Rispose: «Ho parlato io per tutto il tempo: non è forse questa la preghiera?».

ANTHONY BLOOM

A raccontare questo episodio è, in un suo libro, Anthony Bloom, un metropolita della Chiesa ortodossa russa. Egli delinea un’esperienza abbastanza frequente: il fedele si aggrappa al suo Dio, quasi strattonandolo con suppliche, invocazioni, petizioni, nella ferma convinzione di essere di fronte a un Dio muto e arcignamente rinchiuso nel perimetro protetto della sua onnipotenza. In realtà, se la preghiera è un dialogo (non per nulla comporta il «tu» rivolto a Dio), esige una risposta. E la risposta può trovare un varco solo se lasciamo uno spazio libero, aperto, disponibile, quello appunto del silenzio.

Diceva uno scrittore francese: noi spesso ci lamentiamo perché Dio non risponde alle nostre domande; in realtà, siamo noi a non ascoltare le sue risposte. A quella donna il metropolita Bloom aveva suggerito: «Metti da parte quindici minuti ogni giorno, restando seduta a sferruzzare davanti al volto di Dio. Non sarai mai in grado di pregare Dio realmente se non impari a tacere e gioire a causa del miracolo della sua presenza, a stare faccia a faccia con lui anche se non lo vedi», È da questa oasi apparentemente inattiva che fiorisce l’incontro, è dalla contemplazione che nasce la visione interiore, è dal silenzio vero e attento che sboccia la voce segreta di Dio.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Il vangelo di Matteo racconta un episodio della vita di Gesù che può sembrare poco importante: sua madre e i suoi familiari vanno a Cafarnao, dove egli si trova con i discepoli per annunciare a tutti l’amore del Padre. Probabilmente hanno camminato a lungo per trovarlo, e desiderano parlargli. Non entrano nel luogo in cui Gesù si trova, ma mandano un messaggio: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».