Categoria: Passa Parola

Accompagnare con amore chi è in difficoltà

Buon Lunedì

«…Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto,

è più grande degli altri legumi e diventa un albero,

tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami»

Mt 13, 32

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/LUGLIO.htm

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Lunedì 27 luglio 2020

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Commento al Vangelo: 

San Claudio La Colombière (1641-1682)

gesuita

Diario spiritual

Il seme della grazia

La grazia di Dio è un seme che non bisogna soffocare, ma anche non bisogna troppo esporlo. Bisogna nutrirlo nel cuore e non mostrarlo troppo agli occhi degli uomini. Due sono le specie di grazie, piccole all’apparenza, e da cui non di meno può dipendere la nostra perfezione e la salvezza: 1. una luce che ci svela una verità: bisogna raccoglierla con cura e custodirla affinché non si spenga a causa nostra; occorre servirsene come di una regola in tutte le azioni, vedere che ci conduca, ecc.; 2. un movimento che ci porta a fare qualche atto di virtù in certe occasioni; occorre essere fedeli a questi moti, perché la fedeltà è a volte il nodo della felicità. Una mortificazione che Dio ci ispira in certe circostanze, se si ascolta la sua voce, produrrà forse grandi frutti e la santità in noi; disprezzare questa piccola grazia, potrebbe avere funeste conseguenze, come è successo a degli eletti che sono caduti in disgrazia per aver mancato di approfittare di piccole cose.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Mt 13, 31-35)


Passa Parola

27/07/2020: Accompagnare con amore chi è in difficoltà.

Buona settimana.

[…] Che dire, allora, oggi, ai nostri che si dibattono nella sofferenza? Che augurio far loro? Come comportarci nei loro riguardi? Avviciniamoli anzitutto con sommo rispetto: anche se ancora forse non lo pensano, essi sono in questo momento visitati da Dio. (…) Assicuriamoli anche del nostro continuo ricordo e della nostra preghiera, perché sappiano prendere direttamente dalle mani di Dio quanto li angustia e li fa soffrire e lo possano unire alla passione di Gesù, onde sia potenziato al massimo. Aiutiamoli poi ad avere sempre presente il valore della sofferenza. E ricordiamo loro quel meraviglioso principio cristiano della nostra spiritualità, per il quale un dolore amato come volto di Gesù crocifisso e abbandonato si può tramutare in gioia.

(Tratto da: “Natale con chi soffre”, in: Chiara Lubich, Conversazioni in collegamento telefonico, pag. 265. Città Nuova Ed., Roma 2019.)


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario

1) Preghiera

O Dio, nostra forza e nostra speranza,
senza di te nulla esiste di valido e di santo;
effondi su di noi la tua misericordia
perché, da te sorretti e guidati,
usiamo saggiamente dei beni terreni
nella continua ricerca dei beni eterni.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, I FALLITI

Gli uomini di successo sono uomini un po’ pericolosi, perché ratificano la cultura esistente, sono il suo prodotto e la sua legittimazione. I falliti sono spesso ricchi di umanità, perché hanno tentato di superare il sistema … , di far fiorire l’uomo inedito che è l’insieme delle possibilità che ognuno di noi ha in sé.

PADRE ERNESTO BALDUCCI

Ho incontrato solo poche volte padre Ernesto Balducci, personalità affascinante per la sua straordinaria intelligenza e per la sua fremente passionalità. Mi capita tra le mani uno dei suoi ultimi libri, Pianeta Terra, casa comune (1992), con una dedica originalissima, quasi premonitrice della fine drammatica che avrebbe avuto di lì a un paio d’anni. Scelgo alcune righe che oppongono in modo suggestivo gli uomini di successo e i falliti. Ormai tutto congiura a farci scegliere i primi come modello di creatività, mentre in realtà essi sono tali solo perché s’adeguano all’onda dominante e sanno blandire e dire quelle cose che la massa vuole sentirsi dire.

Spesso il fallito è, invece, colui che ha voluto tentare strade nuove, è stato coerente con se stesso, non ha compiuto scelte solo motivate da calcolo e da vantaggi immediati. Ha fatto fiorire quell’«uomo inedito» che non è ancora apparso ma che è dentro le grandi e infinite possibilità dell’umanità. Certo, noi non parliamo qui dei falliti per inerzia o stupidità, ma di quegli uomini liberi, puri e creativi che il mondo rigetta perché inquietano e sconvolgono i luoghi comuni e la banalità. Sono, alla fine, i veri santi, che sanno svelare le grandiose potenzialità dell’amore e della libertà interiore. D’altronde, scherzava (ma non troppo) Jonathan Swift, l’autore dei Viaggi di Gulliver (1726), osservando che «quando al mondo appare un genio, potete riconoscerlo da un segno inequivocabile: tutti si coalizzano contro di lui».

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Il vangelo di Matteo racconta un episodio della vita di Gesù che può sembrare poco importante: sua madre e i suoi familiari vanno a Cafarnao, dove egli si trova con i discepoli per annunciare a tutti l’amore del Padre. Probabilmente hanno camminato a lungo per trovarlo, e desiderano parlargli. Non entrano nel luogo in cui Gesù si trova, ma mandano un messaggio: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

Sapersi figli amati da Dio

Buon Domenica

«Il regno dei cieli è …»

Mt 13, 44

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

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Domenica 26 luglio 2020

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Commento al Vangelo: 

San Basilio (ca 330-379)

monaco e vescovo di Cesarea in Cappadocia, dottore della Chiesa

Grandi Regole monastiche, § 8

“Vende tutti i suoi averi”

Spesso e con insistenza nostro Signor Gesù Cristo ha detto: “Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16,24). (…) E ancora: “Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi” (Mt 19,21). Per chi capisce, la parabola del mercante vuol dire la stessa cosa: “Il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra”. Qui la perla preziosa indica certamente il Regno dei cieli e il Signore ci mostra che è impossibile ottenerlo se non lasciamo tutto quanto possediamo: ricchezza, gloria, nobiltà di nascita e quanto gli altri cercano con avidità. Il Signore ha anche dichiarato che è impossibile prendersi cura come si deve di quanto facciamo se la mente è presa da diverse realtà: “Nessuno può servire a due padroni” ha detto (Mt 6,24). Perciò “il tesoro che sta nei cieli” è l’unico da scegliere e dove ‘mettere’ il nostro cuore “Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore” (Mt 6,21). (…) In verità, si tratta di portare il nostro cuore nella vita del cielo, in modo che si possa dire: “La nostra patria invece è nei cieli” (Fil 3,20). Soprattutto si tratta di cominciare ad assomigliare a Cristo, “da ricco che era, si è fatto povero per noi” (2Cor 8,9).


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Mt 13, 44-52)


Passa Parola

26/07/2020: Sapersi figli amati da Dio.

Buona domenica.

Ha scritto Chiara Lubich: «Credere è sentirsi guardati e amati da Dio, è sapere che ogni nostra preghiera, ogni parola, ogni mossa, ogni avvenimento triste o gioioso o indifferente, ogni malattia, tutto, tutto, tutto […] è guardato da Dio. E se Dio è Amore, la fiducia completa in Lui non ne è che la logica conseguenza. Possiamo avere allora quella confidenza che porta a parlare spesso con Lui, a esporgli le nostre cose, i nostri propositi, i nostri progetti. Ognuno di noi può abbandonarsi al suo amore, sicuro di essere compreso, confortato, aiutato. […] “Signore – possiamo chiedergli –, fammi rimanere nel tuo amore. Fa’ che mai un attimo io viva senza che senta, che avverta, che sappia per fede, o anche per esperienza, che Tu mi ami, che Tu ci ami”.

(Fonte: Commento alla Parola di Vita del mese di Febbraio 2020: «Il padre del fanciullo rispose ad alta voce: «Credo, aiutami nella mia incredulità» (Mc 9,24).» – Letizia Magri)


Lectio divina carmelitana

Tre parabole del Regno di Dio
Scoprire i segni di Dio nella vita di ogni giorno
Matteo 13,44-52 

1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.

Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

Breviario Laico, L’UOMO NUDO

La virtù non è preclusa ad alcuno, è accessibile a tutti, accoglie tutti, chiama tutti, liberi, liberti, schiavi, re, esuli. Non sceglie la casa o il censo, si accontenta dell’uomo nudo.

LUCIO ANNEO SENECA

Tempo fa mi sono dedicato a una rivisitazione delle sette virtù tradizionali: le tre teologali (fede, speranza e carità) e le quattro cardinali (prudenza, giustizia, fortezza e temperanza). Ne è nato un libro, Ritorno alle virtù (2005), che ha registrato questo percorso di letture. Bisogna riconoscere che, sbeffeggiata a livello pratico, la virtù riesce, però, a provocare almeno le menti e, si spera, le coscienze. Anche perché, come scriveva il celebre architetto quattrocentesco Leon Battista Alberti, «solo è senza virtù chi non la vuole». lo, invece, sono risalito ora a un maestro pagano del passato, così caro ai cristiani da esser diventato il soggetto di un più o meno apocrifo epistolario con san Paolo, il filosofo latino Seneca.

La sua considerazione, tratta dall’opera De beneficiis, è limpida: la virtù non è frutto di cultura, non è appannaggio di uno stato sociale, non è privilegio di classe; essa appartiene in dote all’«uomo nudo», ossia alla creatura umana nella sua dignità sorgiva. La virtù è, come la legge naturale, un seme deposto nella coscienza: sta alla singola persona farlo crescere, fiorire e fruttificare. Anzi, spesso l’apparenza esteriore, la ricchezza, la stessa cultura, il successo e il fascino militano contro la virtù, quasi soffocandola. Un altro grande maestro del passato, il cinese Confucio, non esitava ad ammonire che «belle parole e un aspetto insinuante sono raramente associati con l’autentica virtù». Ecco perché è necessaria la semplicità, la «nudità» interiore, per essere veramente virtuosi.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Il vangelo di Matteo racconta un episodio della vita di Gesù che può sembrare poco importante: sua madre e i suoi familiari vanno a Cafarnao, dove egli si trova con i discepoli per annunciare a tutti l’amore del Padre. Probabilmente hanno camminato a lungo per trovarlo, e desiderano parlargli. Non entrano nel luogo in cui Gesù si trova, ma mandano un messaggio: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

Agire per il bene di tutti

Buon sabato

«Colui che vorrà diventare grande tra voi,

si farà vostro servo»

Mt 20, 27

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Sabato 25 luglio 2020

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Commento al Vangelo: 

San Basilio (ca 330-379)

monaco e vescovo di Cesarea in Cappadocia, dottore della Chiesa

Omelia sul salmo 115, §4

“Potete bere il calice che io sto per bere?”

“Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato?” (Sal 116,12) Non sacrifici, non olocausti, né l’osservanza legale del culto, ma l’intera mia vita. E per questo, dice il salmista, “Alzerò il calice della salvezza” (v.13). Il salmista chiama suo calice lo sforzo che ha sopportato nella lotta per restare fedele a Dio e la costanza con cui ha resistito al peccato fino alla morte. A proposito di questo calice il Signore stesso dice nei vangeli: “Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice!” (Mt 26,39). E ancora ai discepoli: “Potete bere il calice che io sto per bere?” Parlava della morte che voleva soffrire per la salvezza del mondo. Ecco perché dice: “Alzerò il calice della salvezza”, cioè, sono tutto teso, brucio dal desiderio che si compia il martirio, al punto che tengo fra le mani non la sofferenza, ma i tormenti sofferti nella lotta dell’amore filiale per il riposo dell’anima e del corpo. Io stesso, dunque, egli dice, mi offrirò al Signore, come un sacrificio e un’oblazione (…). E sono pronto a testimoniare le promesse davanti a tutto il popolo, poiché “Adempirò i miei voti al Signore, davanti a tutto il suo popolo” (v. 14).


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Mt 20, 20-28)


Passa Parola

25/07/2020: Agire per il bene di tutti.

Buon fine settimana.

[…] l’amore vero vede Gesù in ogni prossimo: “L’hai fatto a me”  ci dirà Gesù al giudizio finale. E ciò vale per il bene che facciamo e anche per il male purtroppo.

L’amore vero ama l’amico e anche il nemico: gli fa del bene, prega per lui.[…]

(fonte: https://www.cittanuova.it/parola-di-vita-ottobre/)


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario

1) Preghiera

Dio onnipotente ed eterno,
tu hai voluto che san Giacomo,
primo fra gli Apostoli,
sacrificasse la vita per il Vangelo;
per la sua gloriosa testimonianza
conferma nella fede la tua Chiesa
e sostienila sempre con la tua protezione.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, UNA FRAGOLA NELL’ASFALTO

Fine luglio. Pomeriggio di un sabato afosissimo. Sono in attesa in sagrestia … Ed entri a sorpresa tu, amica carissima, e mi racconti di un piccolo miracolo. « Vieni a vedere», mi dici … Mi porta d’un fiato a contemplare una fragolina minuscola, intenerita, che è spuntata in una crepa, una fessura di marciapiede di una città in un pomeriggio tra i più caldi e afosi. Un puntino verde, un piccolo punto rosso.

ANGELO CASATI

Traggo questa parabola moderna dal libro di un parroco milanese mio amico, Angelo Casati, Il seme nella città (2005). Conosco bene la sua chiesa (ahimè, brutta) e il suo quartiere, e riesco a immaginare quel «piccolo miracolo». Nel deserto di cemento d’una città accaldata e distratta, in mezzo a palazzi anonimi, sotto la cappa di un’aria inquinata, col rischio di un piede che la può calpestare, ecco la vita, la bellezza, la freschezza che riescono lo stesso a farsi strada, donandoci il segno di una grandezza che ci supera.

Certo, bisogna avere occhi puri per saper cogliere anche quel puntino verde e rosso nell’immenso grigiore. È per questo che Gesù proclamava beati gli occhi che sanno vedere e gli orecchi che sanno ascoltare. Le meraviglie ci sono nel mondo, ciò che ci manca è la meraviglia interiore. Le realtà stupende affiorano continuamente nel tessuto della vita, ciò che non si ha più è lo stupore. E questa sorpresa è anche il segno che Dio non abbandona le sue creature; è sempre accanto a noi coi suoi doni che non sono clamorosi ma quieti e quotidiani, eppure necessari, come lo è l’acqua o l’aria, la luce e il pane. Rifiorisce, allora, nel cuore la fede, che è fiducia e che rende serena la vita anche in un pomeriggio irrespirabile di luglio.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Il vangelo di Matteo racconta un episodio della vita di Gesù che può sembrare poco importante: sua madre e i suoi familiari vanno a Cafarnao, dove egli si trova con i discepoli per annunciare a tutti l’amore del Padre. Probabilmente hanno camminato a lungo per trovarlo, e desiderano parlargli. Non entrano nel luogo in cui Gesù si trova, ma mandano un messaggio: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

Accogliere l’altro senza pregiudizio

Buon venerdì

«Quello seminato nella terra buona

è colui che ascolta la parola e la comprende;

questi dà frutto e produce

ora il cento, ora il sessanta, ora il trenta»

Mt 13, 23

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Venerdì 24 luglio 2020

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Commento al Vangelo: 

San Giovanni Paolo II (1920-2005)

papa

Discorso al consiglio europeo 8/10/1988 Strasburgo (Francia) §11-12

« Rendere sempre più viva e generosa l’anima dell’Europa »

Se l’Europa vuole essere fedele a se stessa, deve saper raccogliere tutte le forze vive di questo continente, rispettando il carattere peculiare di ogni Paese, ma ritrovando nelle sue radici uno spirito comune. I Paesi membri del vostro Consiglio hanno coscienza di non costituire l’Europa intera ; nell’esprimere l’augurio caloroso di vedere intensificarsi la cooperazione, già abbozzata, con le altre nazioni, in particolare del centro e dell’est, ho la sensazione di raggiungere il desiderio di milioni di uomini e donne che sanno di essere legati da una storia comune e che sperano in un destino di unità e di solidarietà a misura di questo continente. Durante i secoli l’Europa ha avuto un ruolo importante nelle altre parti del mondo. Bisogna ammettere che non sempre ha dato il meglio di sé nell’andare incontro alle altre civiltà, ma nessuno può contestare che ha fatto condividere felicemente molti dei valori che aveva a lungo maturato. I suoi figli hanno avuto una parte essenziale nella diffusione del messaggio cristiano. Se l’Europa vuole avere un ruolo oggi, deve, nell’unità, fondare con chiarezza la sua azione su ciò che di più umano e di più generoso c’è nella sua eredità. (…) Venendo oggi davanti alla prima assemblea parlamentare internazionale costituita nel mondo, ho la consapevolezza di rivolgermi ai rappresentanti qualificati di popoli che, nella fedeltà alle loro sorgenti vive, hanno voluto riunirsi per ribadire la loro unità e per aprirsi alle altre nazioni di tutti i continenti, nel rispetto della verità dell’uomo. Posso testimoniare la disponibilità dei cristiani a prendere parte attiva ai compiti delle vostre istituzioni. Auguro al vostro Consiglio di lavorare proficuamente per rendere sempre più viva e generosa l’anima dell’Europa.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Mt 13, 18-23)


Passa Parola

24/07/2020: Accogliere l’altro senza pregiudizi.

Buona giornata.

[…] Io penso che Chiara, come tutti i fondatori, rimanga attuale sempre. Perché? Perché il dono che Dio le ha dato costituisce un modello di vita che ha tanto da dire e da dare al mondo oggi. Quindi la sua figura non è passata, proprio per questo esempio continuo che ci ha dato di apertura all’umanità, di attenzione ai segni dei tempi, di capacità di accogliere chiunque senza pregiudizi, senza preclusioni di nessuna specie; per la sua capacità di stare a contatto con i grandi della Terra e dare loro qualcosa di essenziale senza timore, senza riserve e con assoluta coerenza e chiarezza, e nello stesso tempo di stare a contatto anche con i piccoli, con i più poveri, con i bambini, facendosi talmente uno con tutti che ognuno si sentiva a proprio agio con lei.[…]

(Fonte: www.cittanuova.it – Maria Voce: Chiara Lubich ha anticipato il Concilio)


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario

1) Preghiera

Sii propizio a noi tuoi fedeli, Signore,
e donaci i tesori della tua grazia,
perché, ardenti di speranza, fede e carità,
restiamo sempre fedeli ai tuoi comandamenti.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, FAR PARLARE DIO

Una delle prime persone che vennero a chiedermi consigli appena ordinato sacerdote fu una vecchia signora che disse: «Ho pregato incessantemente per quattordici anni e non ho mai avvertito la presenza di Dio». Allora le dissi: «Gli ha permesso di proferire anche solo una parola?». Rispose: «Ho parlato io per tutto il tempo: non è forse questa la preghiera?».

ANTHONY BLOOM

A raccontare questo episodio è, in un suo libro, Anthony Bloom, un metropolita della Chiesa ortodossa russa. Egli delinea un’esperienza abbastanza frequente: il fedele si aggrappa al suo Dio, quasi strattonandolo con suppliche, invocazioni, petizioni, nella ferma convinzione di essere di fronte a un Dio muto e arcignamente rinchiuso nel perimetro protetto della sua onnipotenza. In realtà, se la preghiera è un dialogo (non per nulla comporta il «tu» rivolto a Dio), esige una risposta. E la risposta può trovare un varco solo se lasciamo uno spazio libero, aperto, disponibile, quello appunto del silenzio.

Diceva uno scrittore francese: noi spesso ci lamentiamo perché Dio non risponde alle nostre domande; in realtà, siamo noi a non ascoltare le sue risposte. A quella donna il metropolita Bloom aveva suggerito: «Metti da parte quindici minuti ogni giorno, restando seduta a sferruzzare davanti al volto di Dio. Non sarai mai in grado di pregare Dio realmente se non impari a tacere e gioire a causa del miracolo della sua presenza, a stare faccia a faccia con lui anche se non lo vedi», È da questa oasi apparentemente inattiva che fiorisce l’incontro, è dalla contemplazione che nasce la visione interiore, è dal silenzio vero e attento che sboccia la voce segreta di Dio.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Il vangelo di Matteo racconta un episodio della vita di Gesù che può sembrare poco importante: sua madre e i suoi familiari vanno a Cafarnao, dove egli si trova con i discepoli per annunciare a tutti l’amore del Padre. Probabilmente hanno camminato a lungo per trovarlo, e desiderano parlargli. Non entrano nel luogo in cui Gesù si trova, ma mandano un messaggio: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

Servire con prontezza

Buon giovedì

«Senza di me non potete far nulla»

Gv 15, 5

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

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Giovedì 23 luglio 2020

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Commento al Vangelo: 

Beato Columba Marmion (1858-1923)

abate

Al seguito di Cristo

Restare uniti a Gesù in ogni cosa

Piacere al Padre del cielo perché sia glorificato, perché il suo regno venga in noi e tutta la sua volontà si compia, e ciò in modo stabile e totale, è la perfezione. (…) Il risultato di tale attitudine è che “portiamo frutto in ogni opera buona” di cui parla S. Paolo (Col 1,10). E nostro Signore non dichiara forse lui stesso che questa perfezione è gloriosa per Dio: “In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto” (Gv 15,8). Allora, dove prenderemo la forza che deve fecondare tutte le nostre azioni e farci riportare al Padre questa ricca messe di buone opere con le quali glorificarlo? La forza feconda è la grazia che ci viene solo da Gesù. Solo restando uniti a lui potremo essere divinamente fecondi: “Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto” (Gv 15,5). Senza di lui “non possiamo compiere nulla che sia degno di suo Padre”, con lui, in lui, portiamo molto frutto: lui è la vigna, noi i tralci. Mi chiederete come “restare” in Gesù? Con la fede, innanzitutto. S. Paolo ci dice che “Cristo abiti per la fede nei vostri cuori” (Ef 3,17). Poi, con l’amore: “Rimanete nel mio amoe” (Gv 15,9), l’amore che, unito alla grazia, ci consegna interamente al servizio di Cristo e all’osservanza dei suoi precetti. (…) Così tutto ci riporta a restare uniti a Gesù in ogni cosa, a contemplarlo sempre per imitarlo, a fare sempre come lui, “per amore”, “quello che il Padre mi ha comandato” (Gv 14,31): “io faccio sempre le cose che gli sono gradite” (Gv 8,29). E’ il segreto della perfezione, il mezzo infallibile di avere parte al compiacimento che “il Padre ha nel suo Figlio prediletto”.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Gv 15, 1-8)


Passa Parola

23/07/2020: Servire con prontezza.

Buona giornata.

[…] prestando attenzione all’altro e rispondendo con prontezza alle sue esigenze, amando con i fatti. A volte si tratterà di migliorare il proprio lavoro, di svolgerlo con sempre maggiore competenza e perfezione, perché con esso si serve la comunità.[…]

(Fonte: Padre Fabio Ciardi – Come colui che serve – 25 marzo 2007 – Città Nuova)


Lectio divina carmelitana

1) Preghiera

O Dio, che salvi i peccatori e li rinnovi nella tua amicizia,
volgi verso di te i nostri cuori:
tu che ci hai liberato dalle tenebre
con il dono della fede,
non permettere che ci separiamo da te,
luce di verità.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, MAI NULLA ACCADRÀ

Val la pena che il sole si levi dal mare e la lunga giornata incominci? Domani tornerà l’alba tiepida con la diafana luce e sarà come ieri e mai nulla accadrà.

CESARE PAVESE

Nella Bibbia c’è un sapiente, Qohèlet, che esclama: «Ciò che è stato sarà e ciò che si è fatto si rifarà: non c’è niente di nuovo sotto il sole. C’è forse qualcosa di cui si possa dire: guarda, questa è una novità? Proprio questa cosa è già stata nei secoli che ci hanno preceduto» (1,9-10). E così via, ripetendo la sua convinzione che la storia sia come un disco inceppato che ripete sempre la stessa nota, un flusso circolare di «tempi e momenti» (si legga il c. 3 di quel libro biblico). La stessa amara sensazione è replicata da Cesare Pavese nei versi che sopra ho citato.

È questa l’esperienza di molte persone che, certo, non approderanno come lo scrittore piemontese al suicidio, ma la cui vita rimarrà all’insegna della noia, nella scontata certezza che ogni giorno che comincia non reca in sé nessun germe di novità, di freschezza, di speranza. Un noto saggista, Pietro Citati, nel suo libro I frantumi del mondo (1978) osservava come sul viso di tante persone «ci capita di scorgere sempre più di frequente un’espressione di malumore e malcontento, che scende come una maschera di tedio a soffocare lineamenti un tempo eleganti». È, questa, una situazione che colpisce persino i giovani e li conduce a sopravvivere, senza ideali e fremiti, senza attese e aspirazioni. Ritroviamo tutti la capacità di scoprire le piccole novità di ogni giorno, con la fiducia in una grande sorpresa che forse può attraversare all’improvviso la nostra vita.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Il vangelo di Matteo racconta un episodio della vita di Gesù che può sembrare poco importante: sua madre e i suoi familiari vanno a Cafarnao, dove egli si trova con i discepoli per annunciare a tutti l’amore del Padre. Probabilmente hanno camminato a lungo per trovarlo, e desiderano parlargli. Non entrano nel luogo in cui Gesù si trova, ma mandano un messaggio: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

Avere fiducia nei fratelli

Buon mercoledì

«Ho visto il Signore»

Gv 20, 18

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

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Mercoledì 22 luglio 2020

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Commento al Vangelo: 

Sant’Alfonso Maria de’ Liguori

(1696-1787), vescovo e dottore della Chiesa

Bisogna parlare con Dio con fiducia e familiarità

Dio del mio cuore e mia sorte per l’eternità!

Dì spesso a Dio: “Signore mio, perché mi ami fino a questo punto? Cosa vedi di buono in me? Hai dimenticato le offese che ti ho fatto? Ah! Da quando mi hai trattato con tanto amore, invece di mandarmi all’inferno, mi hai colmato di grazie, a chi dunque vorrei ormai portare il mio amore se non a te, o Bene che sei il mio bene e tutto il mio bene? Dio mio, Dio amabilissimo, ciò che mi affligge di più nei peccati passati non sono le punizioni di cui sono stato causa, per te che sei degno di amore infinito e non sai disprezzare un cuore che si pente e si umilia (cf Sal 51,19). Ah! Ormai, per questa vita e per l’altra, il mio cuore non aspira che a possederti, te. “Chi altri avrò per me in cielo? Fuori di te nulla bramo sulla terra…. la roccia del mio cuore è Dio, è Dio la mia sorte per sempre” (Sal 73,25-26). Sì, sei tu, e per sempre sarai l’unico Maestro del mio cuore, della mia volontà e mio unico tesoro, il mio paradiso, il termine delle mie speranze e dei miei affetti, mio tutto, in una parola, il Dio del mio cuore e mia sorte per l’eternità.” Occorre confermare sempre più la tua fiducia in Dio. Perciò ricordati spesso il modo, tutta la tenerezza che ha avuto per te, i due mezzi che ha usato la sua misericordia per ricondurti dalle strade in cui ti eri perduto, liberarti dagli attacchi della terra e attirarti al suo santo amore.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Gv 20, 1-2.11-18)


Passa Parola

22/07/2020: Avere fiducia nei fratelli.

Buona giornata.

[…] E l’amore di Gesù non è un amore parziale, il suo amore “toglie il peccato con radice e tutto: questa è la salvezza di Gesù“. Dobbiamo quindi avere fiducia in Gesù. Tante volte abbiamo fiducia nel medico, nei familiari, nei fratelli piuttosto che negli amici ma “dimentichiamo la fiducia nel Signore!” Facendo così però dimentichiamo la cosa più importante poiché “Questa è la chiave del successo nella vita: la fiducia nel Signore!”

(Fonte: Papa Francesco la domenica 19 gennaio 2014 durante la messa celebrata in occasione della visita pastorale nella parrocchia romana “Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio”)


Lectio divina carmelitana

Giovanni 20,1-2.11-18. Tempo ordinario

1) Preghiera

Sii propizio a noi tuoi fedeli, Signore,
e donaci i tesori della tua grazia,
perché, ardenti di speranza, fede e carità,
restiamo sempre fedeli ai tuoi comandamenti.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, SENZA SCARPE

Mi lamentavo di non avere scarpe. Passando davanti alla porta della moschea di Damasco, vidi un uomo senza gambe. Cessai di lamentarmi e di mormorare contro la cattiva sorte.

SA’DI

Anch’io la prima volta che passai davanti alla splendida moschea degli Omayyadi di Damasco, nella folla variopinta della piazza, m’incontrai con la tradizionale «scorta» dei templi, fatta di gente povera e sventurata. Ricordo anche di aver pensato a questo episodio narrato da uno dei massimi poeti persiani, Sa’di (XIII sec.), del quale avevo letto quei capolavori che sono il Roseto (San Paolo 1991) e il Canzoniere. Ripropongo ora quell’aneddoto e la lezione che lo scrittore aveva voluto ricamarvi (dei suoi scritti si diceva che erano di una «facilità inaccessibile»).

Pensiamo alla litania delle nostre recriminazioni e lamentele, alle pretese che spesso i nostri giovani avanzano su banalità (scarpe alla moda, ad esempio, tanto per stare in tema); pensiamo alle false necessità che la società contemporanea ci crea attraverso la pubblicità, all’insoddisfazione legata alla brama di possesso o all’invidia. La radice ultima è da cercare nell’egoismo che mai si accontenta, che è insaziabile e che ignora gli altri, forse ben più infelici e bisognosi. Basterebbe solo mettersi davanti a un vero sofferente, muoversi per le lande desolate del nostro pianeta ove milioni di affamati e assetati trascinano una vita di stenti, entrare in un ospedale o in un ricovero per anziani: tante esigenze e proteste troverebbero la loro soluzione, scomparirebbero tanti malanni esasperati ad arte, cesserebbero lamenti vani ed egoistici, cadrebbero le pretese incontentabili.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Il vangelo di Matteo racconta un episodio della vita di Gesù che può sembrare poco importante: sua madre e i suoi familiari vanno a Cafarnao, dove egli si trova con i discepoli per annunciare a tutti l’amore del Padre. Probabilmente hanno camminato a lungo per trovarlo, e desiderano parlargli. Non entrano nel luogo in cui Gesù si trova, ma mandano un messaggio: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

Essere a disposizione di tutti

Buon martedì

«Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli,

questi è per me fratello, sorella e madre»

Mt 12, 50

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/LUGLIO.htm

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Lunedì 20 luglio 2020

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Commento al Vangelo: 

San Massimiliano Kolbe (1894-1941)

francescano, martire

Conferenza del 21/1/1939

Santificare ogni istante

La perfezione si trova nella santificazione dell’anima nostra e di ogni anima. Si opera non nel corso degli anni, ma ad ogni istante . Ogni momento che abbiamo davanti non torna più Se è ben vissuto, può contare per l’eternità. E’ la verità… Ogni istante è nelle nostre mani, ma lo dimentichiamo spesso. Ci si preoccupa di quanto può arrivare, di ciò che l’uno o l’altro pensa, della pena che arriverà… Che peccato! Il pensiero più importante è sapere che abbiamo solo il momento presente. Viviamo pienamente il presente se facciamo la volontà di Dio. Per vivere pienamente tutti questi istanti, bisogna che l’Immacolata li viva al nostro posto. Doniamoci a lei per poter approfittare di tutti questi momenti e perché sia lei a pensare e agire in noi. Il valore del momento presente non dipende da ciò che facciamo o dal modo con cui agiamo, ma dal fatto che lavoriamo per amore di Dio, o per amore di noi stessi. Bisogna che ci santifichiamo in ogni momento presente poiché non sappiamo se avremo l’attimo successivo. E’ ora che dobbiamo santificarci, poiché non siamo certi se arriveremo a sera. Meglio compiamo il nostro dovere di stato, meglio rendiamo gloria a Dio, – e meglio compiamo la volontà dell’Immacolata. Il momento presente è preziosissimo e occorre spesso ricordarci che dobbiamo diventare santi. Quando l’anima vuole santificare ogni momento, comincia a scoprire un nuovo mondo, un tesoro di pensieri e perfezioni


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Mt 12, 46-50)


Passa Parola

21/07/2020: Essere a disposizione di tutti.

Buona giornata.

La scelta radicale di Dio, la continua disponibilità alla volontà di Dio, Amore premuroso del prossimo, I’obbedienza docile alla Parola, il desiderio ardente di unire nell’amore tutti i figli di Dio dispersi, la generazione di Cristo in seno alle comunità cristiane, la predilezione per Gesù Abbandonato, I’unita incondizionata alla Chiesa, I’ascolto attento della voce dello Spirito, sono tratti caratteristiche della spiritualità dell’unità […]

(Fonte: Io-il fratello-Dio. Nel pensiero di Chiara Lubich – di Michel Vandeleene – Ed. Città Nuova)


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario

1) Preghiera

Sii propizio a noi tuoi fedeli, Signore,
e donaci i tesori della tua grazia,
perché, ardenti di speranza, fede e carità,
restiamo sempre fedeli ai tuoi comandamenti.

Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, FLUIDITÀ

Donami anche per oggi il buonumore, l’ilarità vincente dei bambini prossimi al pianto, quasi non ci fosse differenza nella dolce demenza, nell’insieme. È la fluidità l’arte del cuore che m’insegni lo scorrimento a vuoto.

MARCO GUZZI

Impressiona sempre assistere, nel bambino, al passaggio repentino dal pianto più disperato al sorriso pacato e sereno. Può sembrare un’assurdità, una «dolce demenza», ma alla fine è anche un’uscita di sicurezza, una smitizzazione della realtà, è il superamento di una razionalità troppo codificata e rigida. È quella qualità che Marco Guzzi, un poeta contemporaneo ben affermato, illustra nei versi che ho desunto dalla sua raccolta Nella mia storia Dio (2005) e che egli chiama «fluidità».

Certo, viviamo in un mondo in cui tutto è fluido, ossia inconsistente, transitorio, relativo. È curioso che noi denominiamo talora il denaro contante come «liquido», creando l’idea di qualcosa di instabile e di mutevole attorno alla realtà a cui più ci aggrappiamo per essere sicuri. Tuttavia esiste anche il rischio opposto, quello della rigidità, dei pensieri rattrappiti, dei sentimenti legnosi, degli odi imperituri, delle idee fisse, degli scoraggiamenti definitivi. Ecco, allora, questa «fluidità» che ci permette di transitare da una situazione all’altra, di fare qualcosa anche «a vuoto», in libertà e gratuità. Questa – dice ancora Guzzi – è «l’arte del cuore», che ei rende meno schiavi del calcolo e più lievi, meno pedanti e più generosi, meno ostina ti e più dolci, proprio come i bambini. Questa è anche la qualità della vita, che è mobile e creativa, dinamica e sorprendente.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Il vangelo di Matteo racconta un episodio della vita di Gesù che può sembrare poco importante: sua madre e i suoi familiari vanno a Cafarnao, dove egli si trova con i discepoli per annunciare a tutti l’amore del Padre. Probabilmente hanno camminato a lungo per trovarlo, e desiderano parlargli. Non entrano nel luogo in cui Gesù si trova, ma mandano un messaggio: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

Portare l’amore dove viviamo

Buon lunedì

«Una generazione perversa e adultera pretende un segno!

Ma nessun segno le sarà dato,

se non il segno di Giona profeta»

Mt 12, 39

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

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Lunedì 20 luglio 2020

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Commento al Vangelo: 

San Claudio La Colombière (1641-1682)

gesuita

Riflessioni cristiane

Ragioni per credere?

I cattivi cristiani mancano di fede e non lo negano; ma pretendono di scusarsi dicendo che mancano loro ragioni per credere. Per cui è comune sulla bocca di molti questo discorso: “Se avessi visto un miracolo, sarei un santo”. “Una generazione perversa e adultera pretende un segno!” (Mt 12,39), i cattivi cercano miracoli. Ciò che stupisce di più è che, benché ne abbiano visti molti, che ce ne siano davanti ai loro occhi ogni giorno, che ne siano per così dire circondati, non smettono di cercarne ancora, come gli scribi e i farisei ne vollero vedere in cielo, dopo averne visti sulla terra. Ma né i morti risuscitati durante la vita del Signore, né l’eclissi di sole alla morte, li resero fedeli; crebbe la loro invidia, si inasprì il loro odio; l’una e l’altro arrivarono al furore, mentre la loro infedeltà non fu guarita. E così sarà per coloro che, vivendo male, attendono miracoli per credere: “neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi” (Lc 16,31). (…) Tutte le difficoltà che fermano gli increduli, tutte le contraddizioni che incontrano nei dogmi di fede, tutto ciò che trovano di apparenti contrarietà, tutto ciò che appare loro nuovo, sorprendente, contrario al senso comune, contrario alla ragione, inconcepibile, impossibile, tutti i loro argomenti, tutte le loro pretese dimostrazioni, tutto ciò, lungi da scuotermi, mi conferma di più, mi rende irremovibile nella mia religione. (…) Tutti i nuovi dubbi sono per me nuove ragioni per credere.


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Mt 12, 38-42)


Passa Parola

20/07/2020: Portare l’amore dove viviamo.

Buona settimana.

Il carisma proprio di Chiara Lubich contribuisce a portare ovunque, nella Chiesa e nel mondo, la presenza del Risorto, suscitando attorno a lei un movimento d’amore scambievole. La polarizzazione della vita cristiana su questa presenza di Cristo in mezzo ai suoi informa tutta la sua originale dottrina spirituale.

(Fonte: Io-il fratello-Dio. Nel pensiero di Chiara Lubich – di Michel Vandeleene – Ed Città Nuova)


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario

1) Preghiera

Sii propizio a noi tuoi fedeli, Signore,
e donaci i tesori della tua grazia,
perché, ardenti di speranza, fede e carità,
restiamo sempre fedeli ai tuoi comandamenti.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, IL GENIO DEL MALE

Come fu possibile che giovani di ottima famiglia, istruiti nelle migliori università tedesche, si lasciarono sedurre dal male e dedicarono il loro genio al martirio e al massacro di uomini, donne e bambini ebrei che non avevano mai incontrato prima?

ELIE WIESEL

Il 27 gennaio 2000 Elie Wiesel, premio Nobel per la pace, lasciava cadere questa domanda gelida nell’emiciclo del Parlamento tedesco di fronte ai deputati che lo ascoltavano silenziosi. Una domanda che, con le varianti del caso, può essere rivolta anche a tante altre persone e persino a noi stessi. È l’eterno drammatico interrogativo sul male non tanto in senso lato e quasi cosmico, ma in senso realistico e storico. La libertà umana è, certamente, un dono supremo divino ma, proprio per la sua stessa natura, è una realtà delicatissima ed esplosiva.

Nel suo gorgo oscuro si possono annidare grovigli di vipere che infrangono e fanno impazzire la superficie, producendo morte, violenza, infamia, disperazione, in una sorta di genialità perversa. Inoltre, accanto a essa c’è l’oscura e cupa presenza diabolica che spinge l’uomo verso la degenerazione estrema. Ma bisogna con altrettanta energia affermare che accanto a noi c’è anche la presenza della grazia divina con la sua forza attrattiva. Noi non possiamo, certo, deresponsabilizzarci, ma non siamo neppure soli, nel bene e nel male. La domanda di Wiesel deve, allora, da un lato scuoterei la coscienza perché essa non si lasci condurre verso l’abisso tenebroso, in una folle seduzione maligna, ma d’altro lato deve spingerci a chiedere a Dio di stendere la sua mano per orientarci, affidando alla sua guida la nostra libertà di agire.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Il vangelo di Matteo racconta un episodio della vita di Gesù che può sembrare poco importante: sua madre e i suoi familiari vanno a Cafarnao, dove egli si trova con i discepoli per annunciare a tutti l’amore del Padre. Probabilmente hanno camminato a lungo per trovarlo, e desiderano parlargli. Non entrano nel luogo in cui Gesù si trova, ma mandano un messaggio: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

Ognuno ha un compito nel costruire la fraternità

Buona Domenica

«Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità e li getteranno nella fornace ardente

dove sarà pianto e stridore di denti»

Mt 13, 40-42

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/LUGLIO.htm

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Domenica 19 luglio 2020

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Commento al Vangelo: 

Sant’Agostino (354-430)

vescovo d’Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa

Commento al Salmo 99, 8-9, PL 37, 1275-1276

“Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro”

“Quando poi questo corpo corruttibile si sarà vestito d’incorruttibilità e questo corpo mortale d’immortalità” (1Co 15,54), allora ci sarà dolcezza perfetta, giubilo pefetto, lode senza fine, amore senza pericolo. (…) E quaggiù? Non gusteremo alcuna gioia? (…) Certamente, si trova qui la gioia; gustiamo nella speranza della vita futura una gioia di cui saremo saziati in cielo. Ma occorre che il grano patisca molto in mezzo alla zizzania. I semi sono mescolati alla paglia e il giglio cresce in mezzo alle spine. (…) Infatti, che si dice alla Chiesa? “Come un giglio fra i cardi, così la mia amata tra le fanciulle” (Ct 2,2), si dice, e non fra le straniere. O Signore, quali consolazioni ci dai? Qual conforto? Piuttosto quale spavento? Chiami spine le tue figlie? Sono spine – risponde – per la loro condotta, ma figlie per i miei sacramenti. (…) Dove dovrà dunque rifugiarsi il cristiano per non piangere in mezzo a falsi fratelli? Dove andrà? Fuggirà nel deserto? Là lo seguiranno occasioni di cadere. Si separerà, fino a non sopportare più alcuno dei suoi simili, se procede bene? Ma, ditemi, qualcuno lo avrebbe sopportato prima della conversione? (…) Se col pretesto che sta migliorando, non volesse sopportare nessuno, perciò stesso è chiaro che non ha migliorato. Ascoltate bene: “Sopportatevi a vicenda con amore, cercando di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace” (Ef 4,2-3). Non c’è nulla in te che un altro non debba sopportare?


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Mt 13, 24-43)


Passa Parola

19/07/2020: Ognuno ha un compito nel costruire la fraternità

Buona domenica.

[…] Educare per la pace, significa dunque promuovere un’azione pratica  nell’ambito di un contesto specifico, partendo dai rapporti interpersonali, senza perdere di vista le questioni più generali, come i modelli di sviluppo, la distribuzione delle risorse e la gestione del potere; compiendo atti concreti per trasformare dal basso una società globalizzata, in cui la mancanza dei diritti e le stridenti disuguaglianze rendono spesso privo di senso il solo pronunciamento della parola “pace”.

(Fonte: http://www.livingpeaceinternational.org/it/il-progetto.html – Educare alla Pace)


Lectio divina carmelitana

La misteriosa crescita del Regno
La pazienza di Dio
Matteo 13, 24-43

1. Orazione iniziale

Spirito di verità, inviatoci da Gesù per guidarci alla verità tutta intera, apri la nostra mente all’intelligenza delle Scritture. Tu che, scendendo su Maria di Nazaret, l’hai resa terra buona dove il Verbo di Dio ha potuto germinare, purifica i nostri cuori da tutto ciò che pone resistenza alla Parola. Fa’ che impariamo come lei ad ascoltare con cuore buono e perfetto la Parola che Dio ci rivolge nella vita e nella Scrittura, per custodirla e produrre frutto con la nostra perseveranza.

Breviario Laico, OSCURI RECESSI

Signore, penetra i nostri oscuri recessi ove nascondiamo segreti che non osiamo riesumare … : il rancore ostinatamente sotterrato; l’inimicizia che cova sotto la cenere; l’amarezza per una perdita, non ancora trasformata in sacrificio; il benessere privato a cui ci aggrappiamo; la paura di perdere che svuota ogni iniziativa; il pessimismo che insulta la tua gioia, Signore. A te portiamo tutte queste cose, prendendone coscienza con vergogna e pentimento davanti alla tua luce sfolgorante.

EVELYN UNDERHILL

Tempo fa lessi un profilo biografico di una figura significativa della teologia e della spiritualità anglicana, Evelyn Underhill (1875-1941), una donna che si dedicò alla testimonianza, alla guida spirituale e alla predicazione della fede cristiana in Inghilterra, giungendo fino al punto di ricevere la laurea honoris causa in teologia. Traduco, così, alcune invocazioni di una sua preghiera molto intensa che potremmo usare, in spirito ecumenico, quest’oggi in un momento di quiete e riflessione.

Evelyn chiede a Dio di penetrare con la sua luce e la sua dolcezza in quegli «oscuri recessi» della nostra anima ove si annidano segreti di cui ci vergogniamo, ove è sotterrato il nostro rancore, ove l’amarezza, l’egoismo, le piccole idolatrie, il pessimismo si sono depositati sedimentandosi e rendendoci forse duri di cuore. È l’invito a un esame di coscienza orante nel quale si presenta a Dio ciò che non riveliamo forse neppure alla persona con cui viviamo la stessa esistenza matrimoniale. Anzi, è l’appello a scoprire nell’anima debolezze e segreti che non osiamo quasi proporre a noi stessi. La «luce sfolgorante» divina può squarciare quella tenebra e offrirei il dono del perdono, la serenità e la pace della coscienza.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Il vangelo di Matteo racconta un episodio della vita di Gesù che può sembrare poco importante: sua madre e i suoi familiari vanno a Cafarnao, dove egli si trova con i discepoli per annunciare a tutti l’amore del Padre. Probabilmente hanno camminato a lungo per trovarlo, e desiderano parlargli. Non entrano nel luogo in cui Gesù si trova, ma mandano un messaggio: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».

Sollevare con generosità i pesi del prossimo

Buon sabato

«Nel suo nome spereranno le genti»

Mt 12, 21

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MESE di LUGLIO

dedicato al 

PREZIOSISSIMO SANGUE

di N. SIGNORE GESU’ CRISTO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/LUGLIO.htm

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Sabato 18 luglio 2020

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Commento al Vangelo: 

Sant’Agostino (354-430)

vescovo d’Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa

Commento al Salmo 99, 8-9, PL 37, 1275-1276

“Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro”

“Quando poi questo corpo corruttibile si sarà vestito d’incorruttibilità e questo corpo mortale d’immortalità” (1Co 15,54), allora ci sarà dolcezza perfetta, giubilo pefetto, lode senza fine, amore senza pericolo. (…) E quaggiù? Non gusteremo alcuna gioia? (…) Certamente, si trova qui la gioia; gustiamo nella speranza della vita futura una gioia di cui saremo saziati in cielo. Ma occorre che il grano patisca molto in mezzo alla zizzania. I semi sono mescolati alla paglia e il giglio cresce in mezzo alle spine. (…) Infatti, che si dice alla Chiesa? “Come un giglio fra i cardi, così la mia amata tra le fanciulle” (Ct 2,2), si dice, e non fra le straniere. O Signore, quali consolazioni ci dai? Qual conforto? Piuttosto quale spavento? Chiami spine le tue figlie? Sono spine – risponde – per la loro condotta, ma figlie per i miei sacramenti. (…) Dove dovrà dunque rifugiarsi il cristiano per non piangere in mezzo a falsi fratelli? Dove andrà? Fuggirà nel deserto? Là lo seguiranno occasioni di cadere. Si separerà, fino a non sopportare più alcuno dei suoi simili, se procede bene? Ma, ditemi, qualcuno lo avrebbe sopportato prima della conversione? (…) Se col pretesto che sta migliorando, non volesse sopportare nessuno, perciò stesso è chiaro che non ha migliorato. Ascoltate bene: “Sopportatevi a vicenda con amore, cercando di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace” (Ef 4,2-3). Non c’è nulla in te che un altro non debba sopportare?


Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…  (Mt 13, 24-43)


Passa Parola

18/07/2020: Sollevare con generosità i pesi del prossimo.

Buon fine settimana.

[…] «Per amare cristianamente occorre “farsi uno” con ogni fratello […]: entrare il più profondamente possibile nell’animo dell’altro; capire veramente i suoi problemi, le sue esigenze; condividere le sue sofferenze, le sue gioie; chinarsi sul fratello; farsi in certo modo lui, farsi l’altro. Questo è il cristianesimo, Gesù si è fatto uomo, si è fatto noi per far noi Dio; in tale maniera il prossimo si sente compreso, sollevato».

È l’invito a mettersi “nella pelle dell’altro”, come espressione concreta di una carità vera. Forse l’amore di una madre è il miglior esempio per illustrare questa Parola messa in pratica: la madre sa condividere la gioia con il figlio che gioisce e il pianto con quello che soffre, senza giudizi e pregiudizi.

(Fonte: C. Lubich, L’amore reciproco: nucleo fondamentale della spiritualità dell’unità, convegno degli ortodossi, Castel Gandolfo, 30 marzo 1989)


Lectio divina carmelitana

Tempo ordinario

1) Preghiera

O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità,
perché possano tornare sulla retta via,
concedi a tutti coloro che si professano cristiani
di respingere ciò che è contrario a questo nome
e di seguire ciò che gli è conforme.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Breviario Laico, LE VARIE FEDI

Fa’ attenzione a non legarti ad alcuna credenza esclusiva e a non misconoscere la verità presente in tutte le altre. Coltiva nel tuo animo un interesse primario per le varie fedi, nessuna esclusa, poiché l’Altissimo Iddio è troppo grande per essere compreso da una sola fede e non dalle altre.

IBN ‘ARABI

Ci credereste che a scrivere queste parole così aperte ed «ecumeniche» è stato uno dei massimi teologi musulmani? Basterebbe prendere in mano il libro Fusus al-hikam, ossia «gemme di saggezza», di Ibn ‘Arabi (1165-1240) nell’ edizione araba di Beirut (o nella versione inglese Wisdom of Prophets), per scoprire che è suo questo consiglio, inserito in un’ opera che è simile a un testamento spirituale. Non bisogna dimenticare che questo pensatore era nato e vissuto in Spagna ma si era trasferito anche in Marocco e a Damasco, ove era morto, unendo così culture diverse.

Certo, egli non cessa di essere musulmano e di considerare Maometto come il «sigillo dei profeti». Tuttavia il suo invito è quello di scoprire tutti i semi di verità deposti da Dio nei vari terreni religiosi e spirituali. Detto in altri termini, senza cadere in un sincretismo relativista, è necessario superare la grettezza dell’integralismo esclusivista. Una lezione, certo, disattesa dai fondamentalisti musulmani ma talora anche da quei cristiani che respingono in blocco l’Islam in modo aggressivo e sprezzante, senza comprendere che in esso ci sono voci e fermenti di comunione che il nostro rigetto fa spegnere, lasciando spazio alle reazioni più aspre della difesa. Ritroviamo, invece, la fecondità dell’ascolto, della conoscenza, del dialogo e del confronto.

Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori


Il vangelo di Matteo racconta un episodio della vita di Gesù che può sembrare poco importante: sua madre e i suoi familiari vanno a Cafarnao, dove egli si trova con i discepoli per annunciare a tutti l’amore del Padre. Probabilmente hanno camminato a lungo per trovarlo, e desiderano parlargli. Non entrano nel luogo in cui Gesù si trova, ma mandano un messaggio: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti».