Categoria: Passa Parola

Passa La Parola

Passa Parola

30/06/2018

Riconoscersi fratelli

Buon sabato

«Va’, e sia fatto secondo la tua fede»
Mt 8, 13

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MESE di GIUGNO

dedicato al

S. CUORE di CRISTO GESÙ

https://www.preghiereperlafamiglia.it/GIUGNO.htm

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Sabato 30 Giugno 2018

Sabato della XII settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Santo(i) del giorno : SS. Primi Martiri della Chiesa di Roma (memoria fac.),  B. Gennaro Maria Sarnelli, sacerdote C.Ss.R. (1702-1744)

Meditazione del giorno : Origene
“Molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli”

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 8,5-17.

In quel tempo, entrato Gesù in Cafarnao, gli venne incontro un centurione che lo scongiurava:
«Signore, il mio servo giace in casa paralizzato e soffre terribilmente».
Gesù gli rispose: «Io verrò e lo curerò».
Ma il centurione riprese: «Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto, dì soltanto una parola e il mio servo sarà guarito.
Perché anch’io, che sono un subalterno, ho soldati sotto di me e dico a uno: Fà questo, ed egli lo fa».
All’udire ciò, Gesù ne fu ammirato e disse a quelli che lo seguivano: «In verità vi dico, presso nessuno in Israele ho trovato una fede così grande.
Ora vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli».
mentre i figli del regno saranno cacciati fuori nelle tenebre, ove sarà pianto e stridore di denti».
E Gesù disse al centurione: «Và, e sia fatto secondo la tua fede». In quell’istante il servo guarì.
Entrato Gesù nella casa di Pietro, vide la suocera di lui che giaceva a letto con la febbre.
Le toccò la mano e la febbre scomparve; poi essa si alzò e si mise a servirlo.
Venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti con la sua parola e guarì tutti i malati,
perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: Egli ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie.

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/03/03177.pdf   Mt 8, 5-13

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Passa parola. Buona giornata. 

Riconoscersi fratelli.

“L’individualismo postmoderno e globalizzato favorisce uno stile di vita che indebolisce lo sviluppo e la stabilità dei legami tra le persone, e che snatura i vincoli familiari. L’azione pastorale deve mostrare ancora meglio che la relazione con il nostro Padre esige e incoraggia una comunione che guarisca, promuova e rafforzi i legami interpersonali. Mentre nel mondo, specialmente in alcuni Paesi, riappaiono diverse forme di guerre e scontri, noi cristiani insistiamo nella proposta di riconoscere l’altro, di sanare le ferite, di costruire ponti, stringere relazioni e aiutarci «a portare i pesi gli uni degli altri» (Gal 6,2). D’altra parte, oggi nascono molte forme di associazione per la difesa di diritti e per il raggiungimento di nobili obiettivi. In tal modo si manifesta una sete di partecipazione di numerosi cittadini che vogliono essere costruttori del progresso sociale e culturale.” (http://w2.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html n.67)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo ordinario
1) Preghiera
Dona al tuo popolo, o Padre,
di vivere sempre nella venerazione e nell’amore
per il tuo santo nome,
poiché tu non privi mai della tua guida
coloro che hai stabilito sulla roccia del tuo amore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Sabato 30 giugno 2018-XII Settimana del Tempo Ordinario – Anno Pari

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Quando Gesù fu sceso dal monte, molta folla lo seguiva.
Ed ecco venire un lebbroso e prostrarsi a lui dicendo:
“Signore, se tu vuoi, puoi sanarmi”.
E Gesù stese la mano e lo toccò dicendo:
“Lo voglio, sii sanato”.”
 
Mt 8, 1-4

 

Come vivere questa Parola?

Gesù scende dal monte e guarisce i malati, tutti quelli che accorrono a lui con semplice fede. Così il lebbroso. È sicuro del potere del Messia e attende da lui il miracolo. Il Maestro risponde subito. Stende la mano e lo tocca dicendo: “Lo voglio, sii sanato”. Nel Signore Gesù è sempre presente la volontà di salvezza, di vita, di purificazione. Anche per noi può avvenire il miracolo della guarigione dalle nostre impurità, dalle nostre debolezze, dalle nostre paure. Basta che crediamo nella sua misericordia, nel suo amore. Basta che ci lasciamo toccare dal di dentro, sicuri che la lebbra che ci opprime si trasformerà in liberazione e gioia.

Oggi ripeterò spesso: Mia forza e mio canto è il Signore!”

 

La voce di Donne Pensose 

“Troviamo che la preghiera è un’azione e l’azione una preghiera: ci sembra che l’azione veramente amorosa è tutta piena di luce”.

Madeleine Delbrel

 

Commento di Sr Graziella Curti

direttice@fmamelzo.com

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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La Parola.it

 

HOSTIS O HOSPES?

La civiltà ha fatto un passo decisivo, forse il passo decisivo per eccellenza, il giorno in cui lo straniero, da nemico (hostis), è divenuto ospite (hospes)… Il giorno in cui nello straniero si riconoscerà un ospite, allora qualcosa sarà mutato nel mondo.

Jean Daniélou

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La riflessione di oggi

Non è la prima volta che proponiamo un gioco di parole secondo una lingua classica, e per noi «materna», come il latino. Oggi ci affidiamo a un’assonanza che di per sé vorrebbe dire affinità e che, invece, a livello di significato, rivela un’antitesi. Da un lato c’è l’hostis, il nemico per eccellenza, con una connotazione più generale e quasi «nazionale» rispetto al puro e semplice inimicus personale. D’altro lato, ecco l’hospes, un vocabolo dal suono simile, ma dal valore ben diverso: è l’«ospite» che viene accolto con premura, come fece Abramo in quel caldo pomeriggio orientale nei confronti dei tre personaggi che si erano presentati davanti alla sua tenda sotto le querce di Mamre (Genesi 18). A proporci la sorprendente fusione dei due termini antitetici dell’hostis e dell’hospes è naturalmente il cristianesimo, ma per formularne la tematica abbiamo scelto le parole di un famoso teologo del secolo scorso, Jean Daniélou, creato cardinale da Paolo VI.

Egli ci fa osservare – e la sua nota ha un valore particolare soprattutto per noi italiani in questa fase storica segnata dall’immigrazione di persone appartenenti a differenti etnie, religioni e culture – che la civiltà nasce non tanto con le grandi scoperte, ma con un atto di umanità, di ospitalità. Essa non si può misurare solo in termini di tecnologia e sviluppo economico, ma soprattutto nella logica dell’accoglienza che trasforma il potenziale hostis in un hospes. Certo, questa scelta è complessa e anche faticosa, dev’essere calibrata ed è frutto di un impegno reciproco tra i due interlocutori, ma è l’unica «via stretta» verso la civiltà e la grandezza di un popolo.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5,9).
Il Vangelo di Matteo apre il racconto della predicazione di Gesù con il sorprendente annuncio delle Beatitudini. In esse, Gesù proclama “beati”, cioè pienamente felici e realizzati, tutti quelli che agli occhi del mondo sono considerati perdenti o sfortunati: gli umili, gli afflitti, i miti, chi ha fame e sete della giustizia, i puri di cuore, chi si adopera per la pace.
Ad essi Dio fa grandi promesse: saranno da Lui stesso saziati e consolati, saranno eredi della terra e del Suo regno. E’ dunque una vera rivoluzione culturale, che stravolge la nostra visione spesso chiusa e miope, per la quale queste categorie di persone sono una parte marginale ed insignificante nella lotta per il potere ed il successo.

Passa La Parola

Passa Parola

29/06/2018

Adoperarsi per la pace

Buon venerdì

«Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa»
Mt 16, 18

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MESE di GIUGNO

dedicato al

S. CUORE di CRISTO GESÙ

https://www.preghiereperlafamiglia.it/GIUGNO.htm

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Venerdì 29 Giugno 2018

Santi Pietro e Paolo, apostoli, solennità

Santo(i) del giorno : SS. Pietro e Paolo, apostoli e martiri (solennità) ,  B. Raimondo Lullo, terziario franc. e martire (1235-1316)

Meditazione del giorno : Beato Paolo VI
“Su questa pietra edificherò la mia Chiesa”

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 16,13-19.

In quel tempo, essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?».
Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Voi chi dite che io sia?».
Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli.
E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.
A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/03/03174.pdf     M t  7, 1-5.15-24

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Passa parola. Buona giornata. Adoperarsi per la pace

“Chiediamo al Signore che ci faccia comprendere la legge dell’amore. Che buona cosa è avere questa legge! Quanto ci fa bene amarci gli uni gli altri al di là di tutto! Sì, al di là di tutto! A ciascuno di noi è diretta l’esortazione paolina: «Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene» (Rm 12,21). E ancora: «Non stanchiamoci di fare il bene» (Gal 6,9). Tutti abbiamo simpatie ed antipatie, e forse proprio in questo momento siamo arrabbiati con qualcuno. Diciamo almeno al Signore: “Signore, sono arrabbiato con questo, con quella. Ti prego per lui e per lei”. Pregare per la persona con cui siamo irritati è un bel passo verso l’amore, ed è un atto di evangelizzazione. Facciamolo oggi! Non lasciamoci rubare l’ideale dell’amore fraterno!” (http://w2.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html#No_alla_guerra_tra_di_noi)

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Lectio Divina Carmelitana:

Gesù disse a Pietro: “Tu sei Pietra!”
Pietra di appoggio e pietra di inciampo

Matteo 16,13-23

1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’ hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.
Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

http://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-santi-pietro-e-paolo

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Venerdì 29 giugno 2018 –  SS. PIETRO E PAOLO, APOSTOLI

SOLENNITÀ

 DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Disse loro: “Voi chi dite che io sia?”. Rispose Simon Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. E Gesù: “Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa”.”
 
Mt 16, 15-19
 

 Come vivere questa Parola?

Questa volta Gesù non è l’interrogato, ma colui che interroga. Vuole conoscere i pensieri dei suoi, vuole sapere che cosa, finalmente, pensano di lui, che cosa hanno capito del suo essere più profondo. La risposta di Pietro è immediata, e non viene “né dalla carne né dal sangue” dell’apostolo, ma dal Padre con cui Gesù è in continuo contatto. Su tale dichiarazione di Pietro nasce la Chiesa. Sulla fede di un pescatore che parla a nome dello Spirito si apre la grande storia della comunità cristiana che attraversa i secoli. Pietro, divenuto “pietra” di fondazione, ha visto l’invisibile, ciò che Dio ha preparato per quelli che lo amano. E il Maestro continua a rivelarsi anche a noi se accettiamo di lasciarci interrogare da lui.

Come Samuele, chiamato nella notte da Dio, rispondiamo: “Parla, Signore, il tuo servo ti ascolta”.

 

La voce del cardinale Martini

“Il Dio fra noi si rivela come Dio nascosto e servitore…un uomo che conversa con gente semplice, in una situazione di insignificanza sociale e politica veramente scandalosa. Non c’è solo lo scandalo della croce; c’è lo scandalo della vita intera di Gesù.”

 

Commento di Sr Graziella Curti

direttice@fmamelzo.com

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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La Parola.it

 

CORVI E COLOMBE

L’arca di Noè aveva in sé il corvo e la colomba. Se l’arca prefigura la Chiesa, è inevitabile che – nel diluvio del male del mondo – la Chiesa contenga ambedue questi generi: i corvi che cercano il proprio interesse e le colombe che cercano la gloria di Cristo.

Sant’Agostino

La riflessione di oggi

È spesso citato il monito che l’allora cardinale Ratzinger scrisse nella Via crucis al Colosseo del 2005 sul «marciume» che s’annida pure nella Chiesa. Nella stessa linea, celebrando oggi la solennità degli apostoli Pietro e Paolo, abbiamo voluto far risuonare la voce di un santo caro a Benedetto XVI, Agostino, anche lui vescovo e dottore della Chiesa. Dal suo commento al Vangelo di Giovanni abbiamo tratto la suggestiva (e tradizionale) metafora dell’arca di Noè. Essa, però, riceve una punta di sottigliezza e allusività nell’applicazione del grande Padre della Chiesa. Mentre fuori imperversa il diluvio che si stende come un manto di morte sulla «malvagità grande della terra» e su «ogni intimo intento del cuore umano dedito solo al male» (Genesi 6,5), anche nell’area serena della nave di Noè è presente l’eterno scontro tra bene e male.

Il simbolismo animale del corvo e della colomba è ovviamente convenzionale, perché non sembra che i piccioni siano così pacifici e innocenti come li abbiamo classificati noi umani. Sta di fatto che il significato sotteso non può essere smentito: anche nella Chiesa si ramifica il peccato e ne siamo stati spesso testimoni e forse anche un po’ attori, perché tutti noi portiamo il nostro granello «di lievito di malizia», per usare un’espressione paolina. Diceva Giovanni Paolo II, che aveva già proposto alla Chiesa un esame di coscienza e una domanda di perdono a Dio: «La Chiesa è certamente santa, come professiamo nel Credo; essa però è anche peccatrice, non come corpo di Cristo, bensì come comunità fatta di uomini peccatori».

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5,9).
Il Vangelo di Matteo apre il racconto della predicazione di Gesù con il sorprendente annuncio delle Beatitudini. In esse, Gesù proclama “beati”, cioè pienamente felici e realizzati, tutti quelli che agli occhi del mondo sono considerati perdenti o sfortunati: gli umili, gli afflitti, i miti, chi ha fame e sete della giustizia, i puri di cuore, chi si adopera per la pace.
Ad essi Dio fa grandi promesse: saranno da Lui stesso saziati e consolati, saranno eredi della terra e del Suo regno. E’ dunque una vera rivoluzione culturale, che stravolge la nostra visione spesso chiusa e miope, per la quale queste categorie di persone sono una parte marginale ed insignificante nella lotta per il potere ed il successo.

Passa La Parola

Passa Parola

28/06/2018

Costruire la pace tra le generazioni

Buon giovedì

«Cadde la pioggia, strariparono i fiumi,
soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa,
ed essa non cadde»
Mt 7, 25

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MESE di GIUGNO

dedicato al

S. CUORE di CRISTO GESÙ

https://www.preghiereperlafamiglia.it/GIUGNO.htm

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https://donmimmoiervolino.blogspot.com/2018/03/la-casa-sulla-roccia.html

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Giovedì 28 Giugno 2018

Giovedì della XII settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Santo(i) del giorno : S. Irénée (Ireneo) di Lione (F), vescovo (135/140-202/203),  B. Maria Pia Mastena, vergine e fondatrice (1881-1951)

Meditazione del giorno : Santa Teresa d’Avila
Ascoltare nel castello costruito sulla roccia

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 7,21-29.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome?
Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia.
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia.
Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande».
Quando Gesù ebbe finito questi discorsi, le folle restarono stupite del suo insegnamento:
egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi.

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/03/03174.pdf     M t  7, 1-5.15-24

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Passa parola. Buona giornata. Costruire la pace tra le generazioni

“Gesù è il Salvatore del mondo intero. E’ il Principe della pace. Anzi, come dice l’apostolo Paolo, “egli è la nostra pace” (Ef 2,14), perché ha abbattuto il muro dell’inimicizia, che separa gli uomini e i popoli tra loro. Gesù è la nostra speranza, la speranza per tutta l’umanità che, in ogni generazione, è chiamata a costruire la pace nella giustizia, nella verità e nella libertà.” (http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/speeches/2002/may/documents/hf_jp-ii_spe_20020525_gen-tre.html)

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Lectio Divina Carmelitana:

1) Preghiera

Dona al tuo popolo, o Padre,
di vivere sempre nella venerazione e nell’amore
per il tuo santo nome,
poiché tu non privi mai della tua guida
coloro che hai stabilito sulla roccia del tuo amore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

http://ocarm.org/it/content/lectio/letio-divina-matteo-721-29

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Mercoledì 27 giugno 2018 – XII Settimana del Tempo Ordinario – Anno Pari

  

DALLA PAROLA DEL GIORNO 

“Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni.” 

 Mt 7, 17-18

 

Come vivere questa Parola?

La metafora dell’albero si riferisce chiaramente alla vita di ognuno di noi. I frutti che possiamo produrre dipendono esclusivamente da quello che siamo nel profondo di noi stessi. Se conserviamo pensieri cattivi non riusciamo a esprimere gesti buoni. Se, invece, abbiamo un cuore buono le nostre relazioni si esprimeranno in accoglienza e misericordia verso noi stessi e gli altri. Ancora una volta, il Maestro ci conduce a visitare le profondità del nostro essere e a capire quale tipo di albero siamo. Il compito del cristiano, quindi, è di fare discernimento sulla propria vita, le sue emozioni, i suoi sentimenti e tagliare ciò che non va dando spazio ai germogli di bene che diventeranno frutti gustosi.

Nella preghiera chiediamo al Signore Gesù di custodirci e di farci crescere come albero buono che dona frutti di pace.

 

La voce del cardinale Martini

 “L’unico modo di “fare Chiesa” è quello di farci servi gli uni degli altri, e la prima tecnica apostolica è la bontà di cuore tra noi.”

 

Commento di Sr Graziella Curti

direttice@fmamelzo.com

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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La Parola.it

 

AMO LA VITA

Amo la vita. Tutto il mio tormento consìste nella paura di non poterne godere abbastanza a lungo e appieno. Le giornate mi sembrano troppo brevi. Il sole tramonta troppo presto. Le estati finiscono così in fretta. La morte arriva così presto.

Irène Némirovsky

La riflessione di oggi

I suoi romanzi rimasero chiusi per mezzo secolo nel baule che le due figlie non avevano mai osato aprire, dopo che il nazismo aveva eliminato la loro madre ad Auschwitz nel 1942. Dobbiamo essere grati all’editore Adelphi che ha fatto conoscere anche a noi le opere di Irène Némirovsky, uscite finalmente da quel baule, rivelando una delle più geniali scrittrici del Novecento che visse meno di quarant’anni (era nata a Kiev nel 1903). Acquista, quindi, un valore particolare questa sua confessione autobiografica che sarebbe da meditare soprattutto da parte di chi vive immerso nella noia e nell’inerzia, di colui che tira a campare, giovane o anziano che sia, ripetendo idealmente – quando si trova davanti a un altro mattino – la sconfortante osservazione di Qohelet: «Non ci provo alcun gusto!» (12,1).

Irène usa un’espressione che pochi purtroppo hanno il coraggio di ripetere: «Io amo la vita». E la amo perché ne succhio tutta la linfa, ne colgo i fiori, la colmo di ricerca, di azione e di contemplazione. Impressiona questo gustare l’esistenza a pieni sorsi, soprattutto ai nostri giorni quando si vedono folle di persone che non sanno come sprecare il tempo e bruciarsi la vita. È un po’ anche per questo che la morte è divenuta semplicemente un dato statistico oppure è rimossa e ignorata. O peggio, è spesso scelta quasi come una soluzione per le difficoltà, dall’inizio assoluto della vita con l’aborto sino alla fine con l’eutanasia, con una futilità e una leggerezza impressionanti.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5,9).
Il Vangelo di Matteo apre il racconto della predicazione di Gesù con il sorprendente annuncio delle Beatitudini. In esse, Gesù proclama “beati”, cioè pienamente felici e realizzati, tutti quelli che agli occhi del mondo sono considerati perdenti o sfortunati: gli umili, gli afflitti, i miti, chi ha fame e sete della giustizia, i puri di cuore, chi si adopera per la pace.
Ad essi Dio fa grandi promesse: saranno da Lui stesso saziati e consolati, saranno eredi della terra e del Suo regno. E’ dunque una vera rivoluzione culturale, che stravolge la nostra visione spesso chiusa e miope, per la quale queste categorie di persone sono una parte marginale ed insignificante nella lotta per il potere ed il successo.

Passa La Parola

Passa Parola

27/06/2018

Scoprire il bene in tutti

Buon mercoledì

«Un albero buono non può produrre frutti cattivi,
né un albero cattivo produrre frutti buoni»
Mt 7, 17

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MESE di GIUGNO

dedicato al

S. CUORE di CRISTO GESÙ

https://www.preghiereperlafamiglia.it/GIUGNO.htm

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Mercoledì 27 Giugno 2018

Mercoledì della XII settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Santo(i) del giorno : S. Cirillo di Alessandria, vescovo e dottore della Chiesa,  B. Marguerite Bays, terziaria francescana (1815-1879)

Meditazione del giorno : Beato Columba Marmion
“Dai loro frutti li riconoscerete”

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 7,15-20.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci.
Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi?
Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi;
un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni.
Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco.
Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere».

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/03/03174.pdf     M t  7, 1-5.15-24

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Passa parola. Buona giornata. Scoprire il bene in tutti

“Lascia che la grazia del tuo Battesimo fruttifichi in un cammino di santità. Lascia che tutto sia aperto a Dio e a tal fine scegli Lui, scegli Dio sempre di nuovo. Non ti scoraggiare, perché hai la forza dello Spirito Santo affinché sia possibile, e la santità, in fondo, è il frutto dello Spirito Santo nella tua vita (cfr Gal 5,22-23). Quando senti la tentazione di invischiarti nella tua debolezza, alza gli occhi al Crocifisso e digli: “Signore, io sono un poveretto, ma tu puoi compiere il miracolo di rendermi un poco migliore”. Nella Chiesa, santa e composta da peccatori, troverai tutto ciò di cui hai bisogno per crescere verso la santità. Il Signore l’ha colmata di doni con la Parola, i Sacramenti, i santuari, la vita delle comunità, la testimonianza dei santi, e una multiforme bellezza che procede dall’amore del Signore, «come una sposa si adorna di gioielli» (Is 61,10).” (G. E. 15  http://w2.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20180319_gaudete-et-exsultate.html)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo ordinario
1) Preghiera

Dona al tuo popolo, o Padre,
di vivere sempre nella venerazione e nell’amore
per il tuo santo nome,
poiché tu non privi mai della tua guida
coloro che hai stabilito sulla roccia del tuo amore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

http://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-matteo-715-20

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Mercoledì 27 giugno 2018 – XII Settimana del Tempo Ordinario – Anno Pari

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni.” 
Mt 7, 17-18

 

Come vivere questa Parola?

La metafora dell’albero si riferisce chiaramente alla vita di ognuno di noi. I frutti che possiamo produrre dipendono esclusivamente da quello che siamo nel profondo di noi stessi. Se conserviamo pensieri cattivi non riusciamo a esprimere gesti buoni. Se, invece, abbiamo un cuore buono le nostre relazioni si esprimeranno in accoglienza e misericordia verso noi stessi e gli altri. Ancora una volta, il Maestro ci conduce a visitare le profondità del nostro essere e a capire quale tipo di albero siamo. Il compito del cristiano, quindi, è di fare discernimento sulla propria vita, le sue emozioni, i suoi sentimenti e tagliare ciò che non va dando spazio ai germogli di bene che diventeranno frutti gustosi.

Nella preghiera chiediamo al Signore Gesù di custodirci e di farci crescere come albero buono che dona frutti di pace.

 

La voce del cardinale Martini

 “L’unico modo di “fare Chiesa” è quello di farci servi gli uni degli altri, e la prima tecnica apostolica è la bontà di cuore tra noi.”

 

Commento di Sr Graziella Curti

direttice@fmamelzo.com

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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La Parola.it

 

FRANCESI, INGLESI, ITALIANI

La differenza culturale tra i francesi e gli spagnoli è che noi spagnoli sappiamo tutto della Francia, e i francesi non sanno nulla della Spagna. / Quando due inglesi si incontrano, il loro primo argomento di conversazione è il tempo. / Gli italiani, questo popolo di santi, di poeti, di navigatori, di nipoti, di cognati…

Luis Bunuel / Samuel Johnson / Ennio Flaiano

La riflessione di oggi

Certo, esiste un’Europa unita, ma il suo limite e la sua bellezza sono quelli di essere come un mosaico multicolore che ciascuna nazione imposta nel suo spazio a suo modo con genialità e originalità. Abbiamo, così, voluto convocare oggi alcuni di questi popoli con la loro ironia che attinge a verità più intime e radicate. Il regista spagnolo Luis Bunuel nella prima citazione sbertuccia bonariamente la grandeur francese un po’ sussiegosa e spocchiosa. È poi la volta dello scrittore settecentesco Samuel Johnson che irride la vacuità e la piattezza della conversazione durante il tè o nei club. Infine il nostro Ennio Flaiano, sempre sferzante, bolla l’eterno vizio italiano della raccomandazione secondo la tradizionale bandiera del «tengo famiglia».

In realtà, vizi e virtù – sarà frutto anche questo della globalizzazione – stanno sempre più uniformandosi, stingendo quei colori che rendevano così policromo e vario il mosaico europeo. Permangono, certo, le lingue, sulle quali però si sta stendendo una patina grigia di inglese approssimativo; sussistono le tradizioni locali che cercano di conservare le loro identità un po’ ammaccate. Ora, però, altri popoli lontani bussano alle nostre frontiere e alle porte delle nostre case. È, allora, importante conservare due grandi valori: il proprio volto culturale e spirituale, ossia le nostre radici identitarie, ma anche lo spirito di apertura, fatto di accoglienza e dialogo, che è l’imprinting della grande tradizione cristiana europea.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5,9).
Il Vangelo di Matteo apre il racconto della predicazione di Gesù con il sorprendente annuncio delle Beatitudini. In esse, Gesù proclama “beati”, cioè pienamente felici e realizzati, tutti quelli che agli occhi del mondo sono considerati perdenti o sfortunati: gli umili, gli afflitti, i miti, chi ha fame e sete della giustizia, i puri di cuore, chi si adopera per la pace.
Ad essi Dio fa grandi promesse: saranno da Lui stesso saziati e consolati, saranno eredi della terra e del Suo regno. E’ dunque una vera rivoluzione culturale, che stravolge la nostra visione spesso chiusa e miope, per la quale queste categorie di persone sono una parte marginale ed insignificante nella lotta per il potere ed il successo.

Passa La Parola

Passa Parola

26/06/2018

La pace dipende anche da me

Buon martedì

«Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi,
anche voi fatelo a loro»
Mt 7, 12

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MESE di GIUGNO

dedicato al

S. CUORE di CRISTO GESÙ

https://www.preghiereperlafamiglia.it/GIUGNO.htm

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Martedì 26 Giugno 2018

Martedì della XII settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Santo(i) del giorno : S. Josemaría Escrivá, sac. e fondatore Opus Dei (1902-1975),  B. Andrea Giacinto Longhin, vescovo O.F.M. (1863-1936)

Meditazione del giorno : San Vincenzo de’ Paoli
“Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro”

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 7,6.12-14.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: ” Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti.
Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa;
quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!”

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/03/03174.pdf     M t  7, 1-5.15-24

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Passa parola. Buona giornata. La pace dipende anche da me

“Il nostro Padre celeste ascolta sempre i suoi figli che gridano a Lui nel dolore e nell’angoscia, «risana i cuori affranti e fascia le loro ferite» (Sal 147,3). Rivolgo un accorato appello perché anche noi ascoltiamo questo grido e, ciascuno nella propria coscienza, davanti a Dio, ci domandiamo: “Che cosa posso fare io per la pace?”. Sicuramente possiamo pregare; ma non solo: ognuno può dire concretamente “no” alla violenza per quanto dipende da lui o da lei. Perché le vittorie ottenute con la violenza sono false vittorie; mentre lavorare per la pace fa bene a tutti!” ( https://w2.vatican.va/content/francesco/it/angelus/2018/documents/papa-francesco_angelus_20180204.html )

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo ordinario
 
1) Preghiera
Dona al tuo popolo, o Padre,
di vivere sempre nella venerazione e nell’amore
per il tuo santo nome,
poiché tu non privi mai della tua guida
coloro che hai stabilito sulla roccia del tuo amore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Martedì 26 giugno 2018 – XII Settimana del Tempo Ordinario – Anno Pari
 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti. Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta è invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita.”
Mt 7,12-14

 

Come vivere questa Parola?

Per far comprendere meglio la regola d’oro della vita, la sintesi della Legge e dei Profeti, Gesù usa immagini plastiche come la porta e la via. La porta è quell’apertura “dove il muro di separazione lascia il varco alla comunione”. Fare il bene è difficile, dopo il peccato, ma quella porta che si presenta stretta e faticosa da superare all’inizio, si apre sulla via grande e luminosa che conduce alla vita. Al contrario, la porta larga e la via spaziosa sono elementi che indicano il fare il proprio comodo, quello che piace non rendendosi conto che per giungere alla gioia e allo spazio della via larga è necessario “passare attraverso il cuore del Figlio, la conoscenza del suo amore, la sua carne crocifissa”.

Signore Gesù donami il coraggio e la forza di intraprendere il santo viaggio e di entrare nella porta stretta della tua volontà.

 

La voce di S. Girolamo

“Ama la Scrittura e la saggezza ti amerà. Amala teneramente ed essa ti custodirà, onorala e riceverai le sue carezze, che essa sia per te come le tue collane e i tuoi orecchini.”

 

Commento di Sr Graziella Curti

direttice@fmamelzo.com

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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La Parola.it

 

IL DIO DI LEGNO

Se non riesci più a credere nel Dio in cui hai creduto da sempre, forse ciò proviene da qualcosa di distorto presente nella tua fede. Devi sforzarti, allora, di capire che cosa chiami Dio. Se uno smette di credere nel suo Dio di legno, questo non significa che non vi sia alcun Dio, ma solo che il vero Dio non è di legno.

Lev N. Tolstoj

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La riflessione di oggi

C’è una scenetta ironica nel libro del profeta Isaia, cesellata nei particolari e ripresa quasi dal vivo. Un falegname è alle prese coi suoi strumenti per modellare da un tronco una statua divina: alla fine è soddisfatto per l’opera delle sue mani, ma è anche stanco e affamato. Prende il legname avanzato, lo mette sul focolare, si cuoce un arrosto e poi si accomoda beato a godersi il tepore. Ben pasciuto e riposato, si ricorda della statua sacra che ha plasmato. Eccolo, allora, prostrato a invocare: «Salvami, perché tu sei il mio dio!» (così in Isaia 44,13-17). È questo l’idolo, il «Dio di legno» a cui allude lo scrittore russo Tolstoj (1828-1910) nel brano che oggi abbiamo proposto.

Facile è fare del sarcasmo sull’idolatria, sulla superstizione, sulla magia che anche ai nostri giorni avvincono folle di persone, per non parlare poi di certi idoli mentali, idee banali e vane che però sono piantate come chiodi in molti cervelli. Eppure, talora accade anche a chi è seriamente religioso di entrare in crisi nei confronti del proprio Dio. Certo, come accadde ad Abramo e a Giobbe, può essere Dio stesso che si cela o provoca e prova la nostra fedeltà per vagliarla. Ma spesso è solo perché anche noi, piano piano, siamo scivolati verso un Dio di legno, sostituendolo al Dio vivente. Demoliamo quella statua e cerchiamo il vero volto divino.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5,9).
Il Vangelo di Matteo apre il racconto della predicazione di Gesù con il sorprendente annuncio delle Beatitudini. In esse, Gesù proclama “beati”, cioè pienamente felici e realizzati, tutti quelli che agli occhi del mondo sono considerati perdenti o sfortunati: gli umili, gli afflitti, i miti, chi ha fame e sete della giustizia, i puri di cuore, chi si adopera per la pace.
Ad essi Dio fa grandi promesse: saranno da Lui stesso saziati e consolati, saranno eredi della terra e del Suo regno. E’ dunque una vera rivoluzione culturale, che stravolge la nostra visione spesso chiusa e miope, per la quale queste categorie di persone sono una parte marginale ed insignificante nella lotta per il potere ed il successo.

Passa La Parola

Passa Parola

25/06/2018

La mitezza è a base della pace

Buon lunedì

«Col giudizio con cui giudicate sarete giudicati,
e con la misura con la quale misurate
sarete misurati»
Mt 7, 2

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MESE di GIUGNO

dedicato al

S. CUORE di CRISTO GESÙ

https://www.preghiereperlafamiglia.it/GIUGNO.htm

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Lunedì 25 Giugno 2018

Lunedì della XII settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Santo(i) del giorno : S. Massimo di Torino, 1° vescovo della città,  S. Guglielmo di Montevergine, abate  (1085-1142)

Meditazione del giorno : Benedetto XVI
“Togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello”

 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 7,1-5.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non giudicate, per non essere giudicati;
perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati.
Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio?
O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell’occhio tuo c’è la trave?
Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/03/03174.pdf     M t  7, 1-5

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Passa parola

Buona giornata.

La mitezza è a base della pace

Miti sono coloro che sanno controllare i loro impulsi di rabbia e di ira. In modo equivoco si può pensare che miti siano coloro che non sentono il desiderio di vendetta, quelli che vivono nella piena pace di spirito con se stessi e con gli altri. Ma ben difficilmente incontreremo persone di questo tipo. La virtù non sta nell’assenza di impulso di voler risolvere le cose con le proprie mani, ma nel controllo. È mite chi possiede il dominio di sé, chi sa ponderare.
(Fonte: La mitezza, una strada per la felicità – Elena Cardinali – 26.06.2013 – www.cittanuova.it)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo ordinario
1) Preghiera
Dona al tuo popolo, o Padre,
di vivere sempre nella venerazione e nell’amore
per il tuo santo nome,
poiché tu non privi mai della tua guida
coloro che hai stabilito sulla roccia del tuo amore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Lunedì 25 giugno 2018 – XII Settimana del Tempo Ordinario – Anno Pari

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Non giudicate per non essere giudicati;
perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con cui misurate sarete misurati.”
Mt7,1-3

 

Come vivere questa Parola?

Il Maestro è perentorio: “Non giudicate!” Sul fatto dell’esprimere valutazioni negative nei confronti degli altri usa l’imperativo presente. Non c’è via d’uscita. Vietato giudicare! È l’ordine che Gesù ci dà per vivere nel rapporto coi fratelli l’amore di Dio. Non si deve giudicare per due motivi: primo, il mio giudizio pesa negativamente sull’altro e lo condiziona tanto da indurlo ad essere come io lo vedo; secondo, ciò che giudico in lui si rivolge verso di me, che   mi ritrovo, forse senza saperlo, a diventare come vedo l’altro. Al contrario, il Signore Gesù ci chiede di avere uno sguardo positivo, di cogliere i doni che Lui stesso ha elargito al fratello o alla sorella; a ringraziare per quanto di buono si riesce a percepire nella sua vita.

Nella mia preghiera, chiederò al Signore: “Donami occhi puliti che riescano a percepire la bellezza e la buona volontà di chi mi sta accanto”.

 

La voce di un profeta contemporaneo

“Non bisogna giudicare nessuno, neanche se stessi. Chi giudica non conosce Dio, e non ama né sé né gli altri! Chi non giudica è come Dio: amore verso tutti.”

 Silvano Fausti

 

Commento di Sr Graziella Curti

direttice@fmamelzo.com

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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La Parola.it

 

DONNA BELLA E INTELLIGENTE

Una donna bella piace agli occhi, una donna buona piace al cuore. L’una è un gioiello, l’altra un tesoro.

Honoré de Balzac

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La riflessione di oggi

Nella biografia di Caterina da Siena il suo confessore Raimondo da Capua immagina questo dialogo con Cristo. La santa, eco della cultura del tempo, elenca le ragioni che, a suo avviso, fanno sì che il sesso sia «spregevole» e «ripugni al Signore». Ma Gesù le replica: «Non sono io che ho formato l’uno e l’altro sesso? Non c’è presso di me uomo o donna, popolano o nobile, ma tutti davanti a me sono uguali. Darò, dunque, il mondo a donne non dotte e fragili, ma dotate da me di forza e sapienza divina, per confusione della temerarietà dei maschi». E sarà proprio Caterina una testimone di questa scelta divina che per altro riflette parole già dette da san Paolo sulla scelta che Dio fa nei confronti dei deboli oppure su quell’unità di donne, uomini e persone diverse per civiltà e grado sociale che si attua in Cristo (2 Corinzi 1,27-28; Galati 3,28).

Attorno alla figura femminile si annodano di solito due o tre qualità: bellezza, bontà, intelligenza. Si sprecano, al riguardo, le ironie e le dissociazioni che ritengono impossibile l’esistenza di una donna che sia contemporaneamente bella e intelligente o buona. Nella frase sopra citata, attribuita anche a Napoleone, lo scrittore francese Honoré de Balzac, che nei suoi romanzi ha creato una galleria di donne non di rado straordinarie, fa una considerazione un po’ maschilista che ha, però, un aspetto accettabile. La bellezza esteriore piace ed è un ornamento simile al gioiello che si indossa. La bontà è, invece, una sorgente viva di felicità ed è simile al tesoro che permette una vita serena. Non si vede, però, perché tutto questo non si debba ripetere anche per l’uomo.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5,9).
Il Vangelo di Matteo apre il racconto della predicazione di Gesù con il sorprendente annuncio delle Beatitudini. In esse, Gesù proclama “beati”, cioè pienamente felici e realizzati, tutti quelli che agli occhi del mondo sono considerati perdenti o sfortunati: gli umili, gli afflitti, i miti, chi ha fame e sete della giustizia, i puri di cuore, chi si adopera per la pace.
Ad essi Dio fa grandi promesse: saranno da Lui stesso saziati e consolati, saranno eredi della terra e del Suo regno. E’ dunque una vera rivoluzione culturale, che stravolge la nostra visione spesso chiusa e miope, per la quale queste categorie di persone sono una parte marginale ed insignificante nella lotta per il potere ed il successo.

Passa La Parola

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24/06/2018

Saper apprezzare le differenze

Buona Domenica

«Che sarà mai questo bambino?” si dicevano»
 Lc 1, 66

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MESE di GIUGNO

dedicato al

S. CUORE di CRISTO GESÙ

https://www.preghiereperlafamiglia.it/GIUGNO.htm

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Domenica 24 Giugno 2018

Natività di San Giovanni Battista, solennità

Santo(i) del giorno : S. Maria Guadalupe García Zavala, cofondatrice (1878-1963),  S. Rumoldo di Mechelen (B), martire (720-755)

Meditazione del giorno : San Massimo di Torino
“Egli deve crescere e io invece diminuire”

 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 1,57-66.80.

Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio.
I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva esaltato in lei la sua misericordia, e si rallegravano con lei.
All’ottavo giorno vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo col nome di suo padre, Zaccaria.
Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni».
Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome».
Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse.
Egli chiese una tavoletta, e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati.
In quel medesimo istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.
Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose.
Coloro che le udivano, le serbavano in cuor loro: «Che sarà mai questo bambino?» si dicevano. Davvero la mano del Signore stava con lui.
Il fanciullo cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele.

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/01/01023.pdf

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Passa parola

Buona giornata. Saper apprezzare le differenze.

“Tutti siamo diversi. Non c’è uno che sia uguale all’altro. E ci sono alcune diversità più grandi, altre più piccole, ma tutti siamo diversi. E lei, la ragazza che ha fatto la domanda prima, diceva: “Tante volte abbiamo paura delle diversità”. Ci fanno paura. Perché? Perché andare all’incontro con una persona che ha una diversità, non diciamo forte ma grande, è una sfida. E ogni sfida ci dà paura. È più comodo non muoversi, è più comodo ignorare le diversità e dire “siamo tutti uguali, e se qualcuno non è uguale lasciamolo da parte, non andiamo all’incontro”. È la paura che ci dà ogni sfida: ogni sfida ci impaurisce, ci fa paura. Ci fa un po’ timorosi. E no! Le diversità sono proprio la ricchezza, perché io ho una cosa, tu ne hai un’altra e con queste due facciamo una cosa più bella e più grande. E così possiamo andare avanti.” (http://www.asianews.it/notizie-it/Papa:-La-diversit%C3%A0-%C3%A8-ricchezza,-la-Chiesa-accolga-tutti-o-chiuda-le-sue-porte-37750.html)

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Lectio Divina Carmelitana:

Nascita del Precursore del Signore
Luca 1, 57-66.80

1. Raccogliamoci in preghiera – Statio

Preghiera del Card. Mercier allo Spirito Santo

O Dio, che hai istruito i tuoi fedeli, illuminando i loro cuori con la luce dello Spirito Santo, concedi a noi di avere nello stesso Spirito il gusto del bene e di godere sempre del suo conforto.
Gloria, adorazione, amore, benedizione a te eterno divino Spirito, che ci hai portato sulla terra il Salvatore delle anime nostre. E gloria e onore al Suo adorabilissimo cuore che ci ama di infinito amore.
O Spirito Santo, anima dell’anima mia, io Ti adoro: illuminami, guidami, fortificami, consolami, insegnami ciò che devo fare, dammi i tuoi ordini.
Ti prometto di sottomettermi a tutto ciò che permetterai mi accada: fammi solo conoscere la tua Volontà.

http://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-nativita-san-giovanni-battista

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Domenica 24 giugno- NATIVITA’ DI SAN GIOVANNI BATTISTA  
SOLENNITÀ

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Che sarà mai questo bambino?” si dicevano. Davvero la mano del Signore stava con lui. Il fanciullo cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino al giorno della sua manifestazione a Israele”.
 Lc 1, 66

 

Come vivere questa Parola?

E’ nato il precursore, il più grande tra i figli di donna. Intorno alla sua nascita si annunciano prodigi. La voce corre tra i vicini, che si fanno domande sul suo destino. “Che sarà mai questo bambino?”. L’evangelista Luca anticipa quello che avverrà per la nascita di Gesù. Non si tratta di un fatto isolato, ma di un evento che coinvolge la comunità della regione montuosa della Giudea. La gente, di fronte ai fatti prodigiosi, è presa da timore e serba nel proprio cuore i pensieri, lieti e tremendi a un tempo della vicinanza del sacro: “ E davvero la mano del Signore stava con lui”. Il racconto di Luca va al di là dei fatti che si vedono, coglie l’invisibile e ci invita ad andare oltre con gli occhi della fede.

Nella preghiera di oggi chiederò a Dio con la voce del salmista: “Signore, cerco il tuo volto. Illumina sopra di me il tuo volto e sarò beato”.

 

La voce di Papa Francesco

“Per un cristiano non è possibile pensare alla propria missione sulla terra senza concepirla come un cammino di santità, perché “questa infatti è la volontà di Dio, la vostra santificazione”. Ogni santo è una missione, è un progetto del Padre per riflettere e incarnare, in un momento determinato della storia, un aspetto del Vangelo.”
Da gaudete et exsultate

 

Commento di Sr Graziella Curti

direttice@fmamelzo.com

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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La Parola.it

 

LA TESTA SUL VASSOIO

Quando il testimone della verità arriva alla morte, dice a Dio: «Grazie anche per le sofferenze che mi hai dato. Grazie a te, infinito amore!». E Dio gli risponde: «Grazie a te, amico mio, per l’uso che ho potuto fare di te!».

Soren Kierkegaard

La riflessione di oggi

Anche chi non ha molta dimestichezza col greco sa che in quella lingua il «testimone» è chiamato «martire». E se vogliamo scegliere una raffigurazione simbolica esemplare che ben s’adatta alla festa che il calendario odierno propone, potremmo evocare le parole di quel grande «testimone» che fu don Primo Mazzolari: la testa di Giovanni Battista è ancor più eloquente quando è posta sul vassoio di Salomè ed Erodiade rispetto a quando era sul collo del Precursore. La voce dei martiri non tace neanche dopo la loro morte. Noi ora, con la nota sopra desunta dal Diario del filosofo danese dell’Ottocento Soren Kierkegaard facciamo un passo oltre quella fine più o meno drammatica e pensiamo all’incontro tra il martire-testimone e il suo Signore.

Il primo confessa a Dio che quando si agisce per amore non pesa neppure dare la vita: «se un uomo non ha scoperto qualcosa per cui è disposto a morire, non è neppure degno di vivere» diceva un altro martire, Martin Luther King. In quei momenti oscuri vibra nella fragilità umana la grazia divina con la sua efficacia potente. Il Signore, invece, ringrazia il suo fedele perché egli è stato quasi la sua voce e la sua stessa mano visibile davanti agli uomini. Il martire offre la sua libertà e la sua stessa persona all’agire di Dio. In questo si rivela la virtù teologale della fortezza che è grazia donata e impegno personale, proprio come accade nel primo martire cristiano Stefano, «pieno di grazia e di fortezza» (Atti 6,8). Allora, come dice un suggestivo proverbio indiano, «la lama della spada che colpisce il martire profuma di balsamo».

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5,9).
Il Vangelo di Matteo apre il racconto della predicazione di Gesù con il sorprendente annuncio delle Beatitudini. In esse, Gesù proclama “beati”, cioè pienamente felici e realizzati, tutti quelli che agli occhi del mondo sono considerati perdenti o sfortunati: gli umili, gli afflitti, i miti, chi ha fame e sete della giustizia, i puri di cuore, chi si adopera per la pace.
Ad essi Dio fa grandi promesse: saranno da Lui stesso saziati e consolati, saranno eredi della terra e del Suo regno. E’ dunque una vera rivoluzione culturale, che stravolge la nostra visione spesso chiusa e miope, per la quale queste categorie di persone sono una parte marginale ed insignificante nella lotta per il potere ed il successo.

Passa La Parola

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23/06/2018

Pregare per la pace

Buon Sabato

«E chi di voi, per quanto si dia da fare,

può aggiungere un’ora sola alla sua vita?»

Mt 6, 27

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MESE di GIUGNO

dedicato al

S. CUORE di CRISTO GESÙ

https://www.preghiereperlafamiglia.it/GIUGNO.htm

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Sabato 23 Giugno 2018

Sabato della XI settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Santo(i) del giorno : S. Giuseppe Cafasso, sacerdote (1811-1860),  B. Maria Raffaella (Santina) Cimatti, S.O.M. (1861-1945)

 

Meditazione del giorno : San Bonaventura
Quanto sono belle, Signore, le tue opere!

 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 6,24-34.

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
« Nessuno può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro: non potete servire a Dio e a mammona.
Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?
E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita?
E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano.
Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro.
Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede?
Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?
Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno.
Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà gia le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena ».

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/03/03173.pdf   M7 6, 1-34

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Passa parola

Buona giornata. Pregare per la pace.

Questa strada ha una meta precisa: l’unità. La strada contraria, quella della divisione, porta a guerre e distruzioni. Basta leggere la storia. Il Signore ci chiede di imboccare continuamente la via della comunione, che conduce alla pace. La divisione, infatti, «si oppone apertamente alla volontà di Cristo, ma è anche di scandalo al mondo e danneggia la più santa delle cause: la predicazione del Vangelo ad ogni creatura» (Unitatis redintegratio,1). Il Signore ci chiede unità; il mondo, dilaniato da troppe divisioni che colpiscono soprattutto i più deboli, invoca unità. (http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2018/june/documents/papa-francesco_20180621_preghiera-ecumenica-ginevra.html)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo ordinario
1) Preghiera

O Dio, fortezza di chi spera in te,
ascolta benigno le nostre invocazioni,
e poiché nella nostra debolezza nulla possiamo
senza il tuo aiuto,
soccorrici con la tua grazia,
perché fedeli ai tuoi comandamenti
possiamo piacerti nelle intenzioni e nelle opere.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

http://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-matteo-624-34

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Sabato 23 giugno 2018 – XI Settimana del Tempo Ordinario

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Guardate gli uccelli del cielo: non seminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel fuoco, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? … Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. … Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

Mt 6, 26-30; 33-34
 

Come vivere questa Parola?

Meditando il brano stupendo del Vangelo di oggi, dicevo tra me e me che dovremmo rileggerlo più sovente, soprattutto nei momenti di affanno e di sconforto, quando magari facciamo fatica a prendere sonno e ricorriamo agli ansiolitici e ai tranquillanti! Il messaggio di fondo che Gesù offre a tutti noi «gente di poca fede», è fondamentale, e ci dice che non siamo soli e orfani, gettati in questo mondo per caso, ma che c’è un Padre-Abbà che ha cura di noi e non ci lascia mancare il necessario: «Se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel fuoco, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?».
            C’è un verbo che attraversa tutto il brano di questo Vangelo: “preoccuparsi” (merimnàn), che non è soltanto preoccuparsi, affaticarsi, ma significa vivere nell’ansia e nell’angoscia. È un modo di vivere che manifesta un rapporto sbagliato con le cose, con la vita e con Dio. L’errore non sta nel cercare il cibo, i vestiti e i beni fondamentali, ma nel sopravvalutarli, credendo che siano loro unicamente a risolvere il problema esistenziale di dare sicurezza e serenità alla vita. Gesù fa leva sulla fiducia nel Padre. L’affannarsi è un modo di vita che non si addice al discepolo e tradisce la mancanza di fiducia e di abbandono filiale proprio della gente di poca fede.
            Uno che invece ha accolto e ha vissuto pienamente il significato di questo brano evangelico in tutta la sua esistenza, è stato il santo Papa Giovanni XXIII. Il testo che riporto più sotto, si può avere tramite internet, cliccando su “Decalogo di Papa Giovanni”: lo lascio nella sua interezza alla meditazione e soprattutto all’imitazione di ciascuno di noi nella nostra vita.

 

La voce di Papa Giovanni XXIII

“Solo per oggi crederò fermamente, nonostante le apparenze contrarie, che la buona Provvidenza di Dio si occupa di me come se nessun altro esistesse al mondo”.

(Dal Decalogo di Papa Giovanni XXIII, numero 9)

Interessanti anche le due annotazioni finali:

“In modo particolare non avrò paura di godere di ciò che è bello e di credere alla bontà”.

“Posso ben fare, per dodici ore, ciò che mi sgomenterebbe se pensassi di doverlo fare per tutta la vita”.

E termina proprio con la citazione dell’ultimo versetto del nostro brano evangelico: «Basta a ciascun giorno il suo affanno» (Mt 6,34).

 

 

Commento di Don Ferdinando Bergamelli SDB

f.bergamelli@tiscali.it

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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La Parola.it

 

UN CUORE CHE ASCOLTI

Devo tutto quello che so ai giovani operai e contadini cui ho fatto scuola. Quello che loro credevano di stare imparando da me, son io che l’ho imparato da loro. Io ho insegnato loro soltanto a esprimersi mentre loro mi hanno insegnato a vivere.

Lorenzo Milani

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La riflessione di oggi

«Vi è un’età in cui si insegna ciò che si sa; ma poi ne viene un’altra in cui si insegna ciò che non si sa e questo si chiama cercare». Così scriveva un pensatore e studioso francese, Roland Barthes (1915-80). Vorrei accostare questa sua considerazione – che nel suo cuore profondo riguarda tutti e non solo gli insegnanti – alle righe che sopra ho proposto, desumendole da quel grande educatore (nel senso pieno del termine) che fu don Lorenzo Milani, una figura che abbiamo già coinvolto nelle nostre riflessioni. Egli scriveva questa sua confessione nel libro Esperienze pastorali ed era il 1958.

Anch’io ho alle spalle una buona parte della mia vita dedicata all’insegnamento e ancor oggi continuo a tenere conferenze. Il senso delle sue parole l’ho capito solo più avanti negli anni. Come docente, è vero, conosci più dati, sei più abile nell’argomentare; ma la verifica della verità di quello che proponi è spesso più palpitante in chi ti ascolta e ti segue. Ed è questo pubblico, a prima vista «incompetente», a condurti verso il significato ultimo della realtà. È così – come diceva Barthes – che ci si mette tutti allo stesso livello, camminando insieme nella ricerca della verità e conquistando il dono che si chiama «sapienza del cuore», quella che Salomone aveva chiesto a Dio per essere degno di governare e guidare un popolo (1 Re 3,9: «concedi al tuo servo un cuore che ascolti», cioè aperto e docile alla verità).

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5,9).
Il Vangelo di Matteo apre il racconto della predicazione di Gesù con il sorprendente annuncio delle Beatitudini. In esse, Gesù proclama “beati”, cioè pienamente felici e realizzati, tutti quelli che agli occhi del mondo sono considerati perdenti o sfortunati: gli umili, gli afflitti, i miti, chi ha fame e sete della giustizia, i puri di cuore, chi si adopera per la pace.
Ad essi Dio fa grandi promesse: saranno da Lui stesso saziati e consolati, saranno eredi della terra e del Suo regno. E’ dunque una vera rivoluzione culturale, che stravolge la nostra visione spesso chiusa e miope, per la quale queste categorie di persone sono una parte marginale ed insignificante nella lotta per il potere ed il successo.

Passa La Parola

Passa Parola

22/06/2018

Vivere gli uni per gli altri

Buon Venerdì

«Là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore»

Mt 6, 21

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MESE di GIUGNO

dedicato al

S. CUORE di CRISTO GESÙ

https://www.preghiereperlafamiglia.it/GIUGNO.htm

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Venerdì 22 Giugno 2018

Venerdì della XI settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Santo(i) del giorno : S. Paolino di Nola, vescovo (355-431) ,  SS. John Fisher (vescovo) e Thomas More, martiri († 1535)

 

Meditazione del giorno : San Luigi Maria Grignion de Montfort
Chiamati alla santità

 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 6,19-23.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano;
accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano.
Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore.
La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce;
ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!»

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/03/03173.pdf   M7 6, 1-34

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Passa parola

Buona giornata. Vivere gli uni per gli altri

[…]Vivere per gli altri, vivere gli altri, implica l’abdicare a sé stessi, la morte spirituale di sé. Quando poi si incomincia ad amare gli altri in questo modo e così si è pure riamati, si sperimenta di passare da un piano della vita dello spirito a uno superiore; si avverte uno scatto nella vita interiore. Si conoscono, in maniera nuova, i doni dello Spirito: una gioia mai provata, una pace, una benevolenza, una magnanimità… Si acquista una luce nuova, che aiuta a vedere ogni avvenimento in Dio. Nello stesso tempo, questo reciproco amore testimonia Cristo al mondo. Lo ha detto Gesù: Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri. Ed è l’inizio, come sappiamo, della rivoluzione cristiana […] (Fonte: Chiara Lubich – L’amore reciproco – 10-09-2006 – Ed. Città Nuova)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo ordinario
1) Preghiera

O Dio, fortezza di chi spera in te,
ascolta benigno le nostre invocazioni,
e poiché nella nostra debolezza nulla possiamo
senza il tuo aiuto,
soccorrici con la tua grazia,
perché fedeli ai tuoi comandamenti
possiamo piacerti nelle intenzioni e nelle opere.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

http://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-matteo-619-23

lectio-new-small

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Venerdì 22 giugno 2018 – XI Settimana del Tempo Ordinario

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO
«Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore. La lampada del corpo è l’occhio; perciò se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso: Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!».


Mt 6, 21-23

 

Come vivere questa Parola?

Nel Vangelo di oggi Gesù menziona i due organi più importanti del nostro corpo: il cuore e l’occhio e attribuisce al secondo un aggettivo interessante (semplice). “La lampada del corpo è l’occhio; perciò se il tuo occhio è semplice (haplous), tutto il tuo corpo sarà luminoso, ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso”.  Il cuore e l’occhio si richiamano a vicenda e svolgono nel nostro corpo una funzione correlata, in intima interdipendenza l’uno dall’altro. L’occhio presiede alla illuminazione fisica e risulta come la sintesi più espressiva di tutta la persona. “L’occhio è lo specchio dell’anima”, dice la sapienza popolare. Il cuore presiede al discernimento interiore e spirituale. L’uno comunica all’altro la realtà illuminata: quello che l’occhio contempla lo passa al cuore, e ciò che è puntualizzato dal cuore viene a riflettersi limpidamente sull’occhio. Per questa circolarità tra occhio e cuore, nella persona “unificata” e “semplice”, tutto è ordine, luce e trasparenza, tutto è vero, genuino e autentico. Così avviene che il “sì” e il “no” pronunciati con le labbra, corrispondano veramente ed esattamente a quelli pronunciati nell’interiorità (Mt 5,37). Il cuore non semplice (diplous, doppio) e l’occhio cattivo (Mt 6,22) sono segni esteriori d’una lacerazione interiore, d’una adesione non integra e totale al Cristo e quindi segno di una personalità schizofrenica spiritualmente.
            Il semplice non si lascia distrarre da ciò che è secondario, marginale, superficiale, non si perde in fronzoli, in quisquiglie e banalità, ma va direttamente all’essenziale: riduce progressivamente la sua vita all’essenziale, mette Dio al centro della propria esistenza e fa girare tutto attorno a questo “centro” e aspira a orientare tutto sé stesso esclusivamente verso Dio “con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze” (Dt 6,5). S. Gregorio Magno afferma stupendamente e sinteticamente: “Il Dio semplice semplifica colui di cui abita il cuore. L’uomo che partecipa alla vita di Dio, diventa semplice” (Moralia XV,6). La semplicità comporta tutto un lavoro paziente di semplificazione della propria vita. Si tratta infatti di purificare, togliere, lasciar cadere l’accessorio, eliminare le opacità, puntare sull’essenziale, evacuare tutti gli idoli.

 

La voce del grande Santo di Assisi

“Il Santo praticava personalmente con cura particolare e amava negli altri la santa semplicità, figlia della grazia, vera sorella della sapienza, madre della giustizia. Non che approvasse ogni tipo di semplicità, ma solo quella alla quale Dio basta e per la quale tutto il resto non conta… É la semplicità che in tutte le leggi divine lascia la tortuosità delle parole, gli ornamenti e gli orpelli, come pure le ostentazioni e le curiosità a chi vuole perdersi, e cerca non la scorza, ma il midollo, non il guscio, ma il nocciolo, non molte cose, ma il molto, il sommo e stabile bene… Per questo, nelle Lodi che compose riguardo alle virtù, dice: «Ave, o regina sapienza, il Signore ti salvi con la tua sorella, la pura e santa semplicità»”.

Tommaso da Celano, Vita seconda, 189, in Fonti Francescane, 775

 

Commento di Don Ferdinando Bergamelli SDB

f.bergamelli@tiscali.it

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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La Parola.it

 

IL CONTO, PREGO!

Un giorno ci sarà presentato il conto per la luce del sole e lo stormire delle fronde, per la neve e per il vento, per l’erba e per l’acqua. Per l’aria che abbiamo respirato e lo sguardo alle stelle, le sere e le notti. Un giorno dovremo andar via e dovremo pagare. Il conto, per favore! E il padrone di casa dirà, ridendo: «Ho offerto io sino ai confini della terra. È stato un vero piacere!».

Klaus Berger

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La riflessione di oggi

Con questa parabola il teologo dell’università di Heidelberg Klaus Berger chiudeva il suo libro Gesù. La propongo in queste giornate che scandiscono l’irrompere dell’estate, una delle tappe del ciclo della natura. Tappe che la civiltà contadina viveva con emozione, santificava e celebrava con passione, e che noi, appartenenti a una società industriale e informatica, neppure percepiamo, se non per le solite banalità sulle stagioni che non sono più quelle di una volta o al massimo per i bollettini meteorologici. Eppure è un dono costante che noi riceviamo, senza più ammirarne il valore e comprenderne il costo certamente superiore a quello di tante cose non necessarie che ci vengono proposte e che acquistiamo.

Il segno evidente del disprezzo per questo dono insostituibile è nell’inquinamento e nella devastazione ambientale, ma anche nell’incapacità di valutare la preziosità unica e assoluta di queste realtà quotidiane. Un aforisma arabo afferma: «Nulla è più ovvio dell’aria, ma guai a non respirarla!». E lo stesso si potrebbe ripetere per l’acqua e per la luce. Io, però, vorrei aggiungere un’altra considerazione. Non sappiamo più contemplare e stupirci del miracolo continuo che il Creatore compie così da vivere un’esperienza come quella che cantava padre Turoldo: «Tu non sai cosa sia la notte / sulla montagna / essere soli come la luna… / mentre il vento appena vibra / alla porta socchiusa della cella».

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5,9).
Il Vangelo di Matteo apre il racconto della predicazione di Gesù con il sorprendente annuncio delle Beatitudini. In esse, Gesù proclama “beati”, cioè pienamente felici e realizzati, tutti quelli che agli occhi del mondo sono considerati perdenti o sfortunati: gli umili, gli afflitti, i miti, chi ha fame e sete della giustizia, i puri di cuore, chi si adopera per la pace.
Ad essi Dio fa grandi promesse: saranno da Lui stesso saziati e consolati, saranno eredi della terra e del Suo regno. E’ dunque una vera rivoluzione culturale, che stravolge la nostra visione spesso chiusa e miope, per la quale queste categorie di persone sono una parte marginale ed insignificante nella lotta per il potere ed il successo.

Passa La Parola

Passa Parola

21/06/2018

La pace dà gioia

Buon Giovedì

«Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe,

il Padre vostro celeste perdonerà anche voi;

ma se voi non perdonerete agli uomini,

neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe»

Mt 6, 15

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MESE di GIUGNO

dedicato al

S. CUORE di CRISTO GESÙ

https://www.preghiereperlafamiglia.it/GIUGNO.htm

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Giovedì 21 Giugno 2018

Giovedì della XI settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Santo(i) del giorno : S. Luigi Gonzaga, gesuita (1568-1591),  S. José Isabel Flores Varela, sac. e martire (1866-1927)

Meditazione del giorno : San Giovanni Maria Vianney
Il Padre Nostro

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 6,7-15.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole.
Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome;
venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi;
ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.»

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/03/03173.pdf   M7 6, 1.34

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Passa parola

Buona giornata. La pace dà gioia.

La gioia dei primi cristiani (come del resto quella dei cristiani di tutti i secoli, non aveva niente a che fare con l’ilarità, con il buonumore, con l’allegria. Né era semplicemente ‘la gioia esaltante dell’esistenza e della vita’ – come direbbe Paolo VI -, né ‘la gioia pacificante della natura e del silenzio’; né la gioia o ‘la soddisfazione del lavoro compiuto’; né solamente ‘la gioia trasparente della purezza’ o quella ‘dell’amore casto … ‘. Tutte gioie belle … Ma quella dei primi cristiani era diversa: era una gioia simile a quell’ebbrezza che aveva invaso i discepoli alla discesa dello Spirito Santo. Era la gioia di Gesù. Perché Gesù come ha la sua pace, così ha la sua gioia. E la gioia dei primi cristiani, sgorgata spontanea dal fondo del loro essere, saziava completamente il loro animo.
(Fonte: Rivista Loppiano – Notizie dalla Mariapoli permanente – Luglio 1984)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo ordinario
1) Preghiera
O Dio, fortezza di chi spera in te,
ascolta benigno le nostre invocazioni,
e poiché nella nostra debolezza nulla possiamo
senza il tuo aiuto,
soccorrici con la tua grazia,
perché fedeli ai tuoi comandamenti
possiamo piacerti nelle intenzioni e nelle opere.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Giovedì 21 giugno 2018 – XI Settimana del Tempo Ordinario
Luigi Gonzaga, religioso (m)

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

 «Gesù disse ai suoi discepoli: “Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quale cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli …».

Mt 6, 7-10 ss.

 

Come vivere questa Parola?

            Oggi, nel Vangelo odierno, Gesù, il nostro unico e vero Maestro, ci rivolge una lezione magistrale sulla preghiera. Anzitutto, in negativo: egli ci insegna prima di tutto che pregare non consiste nello sprecare molte parole con Dio riguardo ai vari nostri bisogni, «perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate». Pregare non consiste nemmeno nel tentativo vano di piegare Dio alle nostre voglie velleitarie o di cercare di rabbonirlo nei nostri riguardi, perché Dio non è un “padre-padrone”, ma è soltanto un Padre genuino che ama veramente i suoi figli, prima ancora di tutti i loro bisogni.
            In effetti Gesù era molto preoccupato della preghiera dei suoi discepoli. Voleva che essi pregassero sempre, con insistenza e che la loro preghiera fosse autentica, limpida, trasparente, umile e tenace.
            E ora soffermiamoci un momento sulla prima parola della preghiera insegnata da Gesù ai suoi discepoli: “Padre”. Esso è veramente insolito e sorprendente. ‘Padre’ non è uno dei tanti nomi e attributi di Dio, come l’Immenso, l’Eterno, l’Increato… ma è il Suo Nome proprio per antonomasia.              Per dire Padre, Gesù ha usato un termine della sua lingua materna, l’aramaico (Abbà), che dovrebbe essere tradotto in italiano con ‘Papà’ e che esprime tutta l’intimità filiale che sgorga dalla contemplazione del Figlio davanti al Padre Celeste.
            La prima parola del Padrenostro è dunque già un primo annuncio che ci pone al centro della preghiera cristiana per eccellenza, perché in essa è già contenuto, come in germe, ogni preghiera.
            La bella notizia che Dio è Abbà e che noi siamo suoi figli è liberante e ci è di enorme conforto. Vuol dire che all’origine del nostro essere non c’è stato il caso o il destino, ma una decisione libera di un Padre, colma di un amore totale, personale, e di una gratuità assoluta. Non siamo quindi né schiavi, né orfani, ma siamo immensamente e per sempre, solo figli amati. E questo è un enorme conforto!
Oggi, lungo la giornata, mi soffermerò a meditare e a pregare profondamente e semplicemente il Padre nostro di Gesù, questa preghiera stupenda, “che è il breviario di tutto il Vangelo” (Tertulliano).

 

La voce di un Vescovo e apologeta greco antico

“Se lo chiamo Padre dico di lui tutto”.

Teofilo di Antiochia, Ad Autolico I,3

 

Commento di Don Ferdinando Bergamelli SDB

f.bergamelli@tiscali.it

 

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La Parola.it

 

LA GOCCIA DI PIOGGIA

La goccia di pioggia rimase pura finché non toccò terra. Nell’attimo in cui ciò avvenne, essa divenne una goccia di fango. Anche l’uomo è puro nelle sue origini, ma il male del mondo lo corrompe.

Kabir Das

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La riflessione di oggi

Ho anch’io, credo come molti lettori, una piccola folla di parenti, amici e conoscenti che si chiamano Luigi. A loro e a tutti quelli che portano questo nome vorrei dedicare un augurio perché, come è noto, il calendario oggi commemora il primogenito del marchese di Castiglione delle Stiviere, Luigi Gonzaga, dalla vita breve (1568-91), vissuto dai 16 anni in avanti nella Compagnia di Gesù fino alla morte nel servizio agli appestati. Nella devozione popolare egli è il santo della purezza e il candore del giglio ne è divenuto il simbolo. Io, però, sono ricorso a un testo di un autore remoto per cronologia e per civiltà: è l’indiano Kabir Das, nato forse nel 1398 e secondo la leggenda vissuto quasi 120 anni. A lui era cara quest’immagine della goccia di pioggia, tant’è vero che in un altro suo detto si afferma che «quando cade in bocca al serpente essa diventa veleno e quando invece stilla sul tronco del banano diventa canfora».

Il suo ottimismo sulla genesi dell’uomo, che sarebbe appunto una goccia celeste, si differenzia dalla visione biblica del peccato originale. È vero, però, che il giusto per conservare la sua coscienza pura deve lottare contro le seduzioni del male. Come si legge nel Salmo 1 (w. 1-2), «beato è l’uomo che non segue il consiglio degli empi, non indugia sulla via dei peccatori, non siede in compagnia dei malvagi, ma trova il suo piacere nella legge del Signore». Anzi, il libro della Sapienza sembra quasi anticipare il ritratto di san Luigi: «Divenuto caro a Dio, fu amato da lui e poiché viveva tra i peccatori, fu trasferito. Fu rapito perché la malizia non ne mutasse i sentimenti» (4,10-11). E di scena è proprio un giovane morto prematuramente, una goccia limpida che non divenne fango.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Mt 5,9).
Il Vangelo di Matteo apre il racconto della predicazione di Gesù con il sorprendente annuncio delle Beatitudini. In esse, Gesù proclama “beati”, cioè pienamente felici e realizzati, tutti quelli che agli occhi del mondo sono considerati perdenti o sfortunati: gli umili, gli afflitti, i miti, chi ha fame e sete della giustizia, i puri di cuore, chi si adopera per la pace.
Ad essi Dio fa grandi promesse: saranno da Lui stesso saziati e consolati, saranno eredi della terra e del Suo regno. E’ dunque una vera rivoluzione culturale, che stravolge la nostra visione spesso chiusa e miope, per la quale queste categorie di persone sono una parte marginale ed insignificante nella lotta per il potere ed il successo.