Categoria: Passa Parola

Dimenticare l’offesa ricevuta

Buon giovedì

«Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli,

quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!»

Mt 7, 11

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14 MARZO

BEATO GIACOMO CUSMANO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/giacomo-cusmano.htm

Palermo, 15 marzo 1834 – Palermo, 14 marzo 1888

Il sacerdote palermitano Giacomo Cusmano è noto per aver fondato nel 1867 l’associazione del “Boccone del povero”. Si era laureato in medicina a 21 anni ed era subito divenuto il “medico dei poveri” del capoluogo siciliano, dove era nato nel 1834. Il giovane dottore nel 1860 venne ordinato prete. Poi fondò il sodalizio caritativo, con l’appoggio del cardinale Naselli, e nel 1887 due congregazioni: le Serve e i Servi dei poveri. Morto nel 1888 è beato dal 1983. (Avvenire)

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Giovedì 14 Marzo 2019

Giovedì della I settimana di Quaresima

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 7,7-12

Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto;
perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra?
O se gli chiede un pesce, darà una serpe?
Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti.

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Commento del giorno:

Santa Elisabetta della Trinità (1880-1906)

carmelitana

Lettera 224

Il Principe della Pace

Gettate l’anima vostra sulle onde della fiducia e dell’abbandono e pensate che tutto quanto la turba e la getta nel timore non viene dal Buon Dio, Poiché Lui è il Principe della Pace e l’ha promessa “agli uomini di buona volontà” (Lc 2,14). Quando temete di aver abusato delle sue grazie, allora è il momento di raddoppiare la fiducia, poiché, dice ancora l’Apostolo, “laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia” (Rm 5,20) e dopo: “Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo” (2Co 12,9). “Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati” (Ef 2,4).

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Passa Parola

14/03/2019: Dimenticare l’offesa ricevuta

Buona giornata.

[…] Spesso le famiglie si sfasciano perché non ci si sa perdonare. Odi antichi mantengono la divisione tra parenti, tra gruppi sociali, tra popoli. A volte c’è addirittura chi insegna a non dimenticare i torti subiti, a coltivare sentimenti di vendetta… Ed un rancore sordo avvelena l’anima e corrode il cuore. Qualcuno pensa che il perdono sia una debolezza. No, è l’espressione di un coraggio estremo, è amore vero, il più autentico perché il più disinteressato. “Se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete?” – dice Gesù – questo lo sanno fare tutti: “Voi amate i vostri nemici” (cf Mt 5,42-47). […]

(Fonte: Centro Chiara Lubich – Chiara Lubich – Commento alla Parola di Vita: Perdona l’offesa al tuo prossimo e allora … – Roma (Città Nuova), 25 luglio 2002)

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“La gioia di tale amore contemplativo va coltivata. Dal momento che siamo fatti per amare, sappiamo che non esiste gioia maggiore che nel condividere un bene: «Regala e accetta regali, e divertiti» (Sir 14,16). Le gioie più intense della vita nascono quando si può procurare la felicità degli altri, in un anticipo del Cielo. Va ricordata la felice scena del film Il pranzo di Babette, dove la generosa cuoca riceve un abbraccio riconoscente e un elogio: «Come delizierai gli angeli!». È dolce e consolante la gioia che deriva dal procurare diletto agli altri, di vederli godere. Tale gioia, effetto dell’amore fraterno, non è quella della vanità di chi guarda sé stesso, ma quella di chi ama e si compiace del bene dell’amato, che si riversa nell’altro e diventa fecondo in lui.”

(Papa Francesco Amoris Laetitia 129)
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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo di Quaresima

1) Preghiera

Ispiraci, o Padre, pensieri e propositi santi,
e donaci il coraggio di attuarli,
e poiché non possiamo esistere senza di te,
fa’ che viviamo secondo la tua volontà.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

https://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-matteo-77-12

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Giovedì 14 marzo – 2019 – I Settimana Di Quaresima

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO
“In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. […] quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!”
Mt 7,7-12
Come vivere questa Parola?
Le parole di Gesù di quest’oggi ci illuminano in merito a quello che il Padre desidera da noi. Se è lecito, anzi doveroso, interrogarsi su ciò che gli altri uomini possono volere da noi, ancora più ardito, ma essenziale, è domandarsi la stessa cosa rispetto a Dio, e arrivare alla naturale conclusione che quello che Dio desidera da noi è il nostro vero bene. Conoscendo dunque il desiderio di Dio, arriviamo a capire che il bene più grande che dobbiamo chiedere è lo Spirito Santo. Dio nella sua onnipotente misericordia ci ama talmente da lasciarci liberi di chiedere quello che vogliamo, una volta che ci ha resi consapevoli di cosa vale la pena chiedere. Dunque lo Spirito Santo agisce in noi già nel momento in cui lo invochiamo, perché è Spirito di libertà, che ci libera dalla schiavitù dell’antica Legge fatta di obbedienza esteriore. E’ lo Spirito Santo, che il Padre insufflò nell’uomo già al momento della creazione, che ci rende veramente uomini, poiché ci rende consapevoli di aver sempre bisogno di invocare il Signore e di aprirci a Lui.

Oggi voglio andare più a fondo nella mia preghiera indagando cosa il mio cuore veramente desidera e ponendo la mia richiesta davanti al Padre, chiedendoGli di purificare il cuore e di farmi aspirare ai beni più grandi.

La voce del Magistero
“Affinché l’umana società sia uno specchio il più fedele possibile del regno di Dio, è necessario l’aiuto dall’alto.”
Pacem in terris
Commento di don Enrico Emili
enricoemili@tiscali.it

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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L’argomento di oggi

IL NUOVO PROVINCIALISMO

Nella nostra epoca gli uomini sembrano più portati a confondere la saggezza con la dottrina e la dottrina con l’informazione. Si sta sviluppando una nuova specie di provincialismo, fatto non di spazio ma di tempo:… il mondo è proprietà esclusiva dei vivi, una proprietà di cui i morti non possiedono azioni.

Thomas S. Eliot

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È morto da quasi mezzo secolo, nel 1965, eppure le parole di uno dei massimi poeti del Novecento, Thomas S. Eliot, colpiscono nel segno la società e la cultura in cui oggi viviamo. Non è forse vero che anche la scuola si sta adeguando a venerare la nuova trinità «Internet-Inglese-Impresa», fissandosi tutta sul presente, sull’utilitarismo, sull’informazione? È un provincialismo temporale (e non solo spaziale: c’è anche quello): la grande eredità civile, culturale e spirituale del passato è ormai ostracizzata o ignorata; ben altre sono le questioni che premono, quelle appunto dell’efficienza, della logica di mercato e di consumo, della produttività.

E, così, si scambia la sapienza, che è visione d’insieme, con le teorie di una tecnica sofisticata ma disumana e amorale, e si confonde la dottrina teorico-pratica con una superficiale informazione. È, dunque, necessario non aver timore di riproporre, anche nella religione, la conoscenza seria del grande lascito che sta alle nostre spalle, evitando la riduzione all’immediato, all’utilitaristico, alla superficialità. Bisogna ritornare al rigore della ricerca non solo scientifica, ma anche umanistica. Aveva ragione il filosofo francese Jean-Jacques Rousseau quando, nella Nuova Eloisa, scriveva: «L’arte di interrogare non è facile come si pensa. È arte più da maestri che da discepoli: bisogna aver già imparato molto per saper domandare ciò che non si sa».

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36).

Secondo il racconto di Luca, Gesù, dopo aver annunciato ai suoi discepoli le beatitudini, lancia il suo rivoluzionario invito ad amare ogni uomo come un fratello, persino se si dimostra nemico.

Gesù lo sa bene e ce lo spiega: siamo fratelli perché abbiamo un unico Padre, che è sempre alla ricerca dei suoi figli. Egli vuole entrare in rapporto con noi, ci chiama alle nostre responsabilità, ma allo stesso tempo il suo è un amore che si prende cura, che risana, che nutre. Un atteggiamento materno di compassione e tenerezza…

Testimoniare concretamente il Vangelo

Buon mercoledì

«Come Giona fu un segno per quelli di Nìnive,

così anche il Figlio dell’uomo

lo sarà per questa generazione»

Lc 11, 30

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13 MARZO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/agnello-da-pisa.htm

BEATO AGNELLO DA PISA

Milano, 1410 – Taggia, 1484

Nacque a Pisa nel 1194 circa dalla nobile famiglia degli Agnelli. Fu compagno di san Francesco d’Assisi dal 1212. Da quest’ultimo fu inviato, nel 1217, insieme ad Alberto da Pisa, in Francia, come provinciale. In seguito, nel 1224, venne inviato presso Oxford in Inghilterra per istituirvi la nuova provincia francescana, di cui mise a capo Roberto Grossatesta. Morì a Oxford il 13 marzo 1235. Tommaso da Eccleston narra che il corpo di Agnello, incorrotto, fu conservato con grande venerazione a Oxford fino al tempo di Enrico VIII. Il suo culto fu confermato da Leone XII il 4 settembre 1892.

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Rosario meditato del Mercoledì – 13 marzo 2019 ore 20.30 dalla Parrocchia San Felice in Pincis. Si potrà seguire dalle nostre pagine faceboook: https://www.facebook.com/domenico.iervolino ; https://www.facebook.com/sanfeliceinpincis/ ; https://www.facebook.com/donMimmoIervolino/

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Mercoledì 13 Marzo 2019

Mercoledì della I settimana di Quaresima

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 11,29-32

In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato nessun segno fuorchè il segno di Giona.
Poiché come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione.
La regina del sud sorgerà nel giudizio insieme con gli uomini di questa generazione e li condannerà; perché essa venne dalle estremità della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, ben più di Salomone c’è qui.
Quelli di Nìnive sorgeranno nel giudizio insieme con questa generazione e la condanneranno; perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, ben più di Giona c’è qui».

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Commento del giorno:

San Bernardo (1091-1153)

monaco cistercense e dottore della Chiesa

Seconda omelia per il primo giorno della Quaresima, 2-3 ; PL 183, 172-174

“Ritornate a me con tutto il cuore” (Gl 2,12)

“Convertitevi, dice il Signore, con tutto il cuore”. Fratelli, se egli avesse detto: “Convertitevi” senza aggiungere altro, forse avremmo potuto rispondere: ecco fatto, puoi prescriverci qualcos’altro. Invece Cristo qui ci parla – se intendo bene – di una conversione spirituale che non si realizza in un giorno solo; anzi, potesse compiersi entro questa vita! Quindi sii attento a ciò che ami, a ciò che temi, a ciò che ti rallegra o ti addolora: vedrai che, a volte, sotto l’abito religioso, rimani un uomo di questo mondo. Infatti il cuore si concentra interamente su questi quattro sentimenti ed è rispetto ad essi che dobbiamo intendere le parole: “Convertitevi al Signore con tutto il cuore”. Il tuo amore si converta in modo tale da non amare nulla se non il Signore, oppure da non amare nulla se non per Dio. Anche il tuo timore si rivolga verso di lui, perché ogni timore che ci fa temere qualcosa all’infuori di lui e non a causa di lui è cattivo. La tua gioia e la tua tristezza si convertano a lui; sarà così se soffrirai e ti rallegrerai soltanto in lui. Quindi, se ti affliggi per i tuoi peccati o per quelli del prossimo, fai bene e la tua tristezza è salutare. Se ti rallegri dei doni della grazia, questa tua gioia è santa e puoi gustarla in pace nello Spirito Santo. Devi rallegrarti, nell’amore di Cristo, della prosperità dei tuoi fratelli e compatire le loro sventure secondo questa parola: “Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto” (Rm 12, 15).

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Passa Parola

13/03/2019: Testimoniare concretamente il Vangelo

Buona giornata.

[…] Una convinzione che si è rafforzata in questi decenni di dialogo è che ciò che si aspettano, da noi cristiani, le persone di altre religioni, è soprattutto una testimonianza concreta dell’amore attinto dal Vangelo, che tutti desiderano e accolgono, quasi fosse

la risposta alla connaturale vocazione all’amore di ogni essere umano. Non a caso è comune ad ogni religione la regola d’oro: “Fa’ agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”. Nel clima di amore reciproco che l’attuazione della ‘Regola d’oro’ suscita, si può infatti stabilire il dialogo con i propri partner, dialogo nel quale si cerca di “farsi nulla”, “farsi uno” con l’altro, per “entrare”, in certo modo, in loro. Sta qui ilsegreto di quel dialogo che può generare la fraternità. […]

(Fonte: Centro Chiara Lubich – Chiara Lubich – Intervista a Zenit – Roma, giovedì 8 aprile 2004)

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“L’esperienza estetica dell’amore si esprime in quello sguardo che contempla l’altro come un fine in sé stesso, quand’anche sia malato, vecchio o privo di attrattive sensibili. Lo sguardo che apprezza ha un’importanza enorme e lesinarlo produce di solito un danno. Quante cose fanno a volte i coniugi e i figli per essere considerati e tenuti in conto! Molte ferite e crisi hanno la loro origine nel momento in cui smettiamo di contemplarci. Questo è ciò che esprimono alcune lamentele e proteste che si sentono nelle famiglie. “Mio marito non mi guarda, sembra che per lui io sia invisibile”. “Per favore, guardami quando ti parlo”. “Mia moglie non mi guarda più, ora ha occhi solo per i figli”. “A casa mia non interesso a nessuno e neppure mi vedono, come se non esistessi”. L’amore apre gli occhi e permette di vedere, al di là di tutto, quanto vale un essere umano.”

(Papa Francesco Amoris Laetitia 128)
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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo di Quaresima

1) Preghiera

Guarda, o Padre, il popolo a te consacrato,
e fa’ che mortificando il corpo con l’astinenza
si rinnovi nello spirito
con il frutto delle buone opere.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

https://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-luca-1129-32

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Mercoledì 13 marzo – 2019 – I Settimana Di Quaresima

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione. […] Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona».”

 Lc 11,29-32

 

Come vivere questa Parola?
Gesù sembra non aver riguardo per i tanti che Gli fanno ressa attorno, e anziché cavalcare l’onda del successo per riscuoterne uno ancora maggiore, conformandosi alle loro aspettative, lancia provocatoriamente una sfida. I contemporanei che lo cercano, forse abituati ad andar dietro all’occasione a buon mercato, in verità non conoscono Lui, ma guardano con malcelata cupidigia ai doni di un anonimo predicatore. Sono ciechi di fronte alla verità ed erranti senza fede, e mentre invocano il nome del Signore non vogliono accettare che la salvezza abbia i tratti di un uomo, che Dio si faccia carne, che in Gesù Dio possa dire a me oggi: «sono qui, accanto a te, per salvarti!». Il chiedere continuamente segni vuol dire non riconoscere il significato delle cose, vuol dire rimandare sbrigativamente tutto ad un “oltre” che sfuma evanescente e che non potrà mai dirsi presente. Chi chiede segni non riconosce la salvezza di Dio viva e operante nel mondo, hic et nunc. Nei circoli viziosi ricorrenti nella storia, vediamo Gesù circondato da una folla di miopi che vede come unita mèta il soddisfacimento delle proprie richieste personali, va dietro ai propri sogni vagheggiati con i paraocchi, e non viene sfiorata dall’idea dell’Incarnazione: il Figlio dell’uomo non significa, ma è la presenza di Dio su questa terra!
Il segno più grande il Signore lo ha manifestato morendo sulla croce per tutti. Nel mio itinerario di conversione quaresimale intendo oggi convincermi sempre di più che le mie azioni, più o meno buone, e le mie migliori intenzioni valgono a poco, se non sono disposto come Gesù a compromettere veramente la mia vita per il Regno di Dio. Avrò dunque a cuore che attraverso ogni gesto e parola io doni me stesso, tutta la mia persona e tutto il mio cuore, senza riserve.
 
La voce del Magistero
 “La dissociazione, che si può constatare in molti, tra la fede che professano e la loro vita quotidiana, va annoverata tra i più gravi errori del nostro tempo.”
Gaudium et Spes 

Commento di don Enrico Emili

enricoemili@tiscali.it

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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L’argomento di oggi

IL PESO DELLE LACRIME

Nel giorno del giudizio verranno pesate solo le lacrime.

Emile Cioran

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Sono stato tante volte in Egitto e devo confessare di essere sempre rimasto affascinato dalle pitture parietali con le scene del giudizio del defunto, giunto davanti al dio arbitro del suo destino. Una bilancia raccoglieva su un piatto l’anima del morto, mentre sull’altro piatto era posata una piuma. Solo l’anima lieve come quella piuma, cioè libera da colpe, sarebbe stata ammessa nell’eternità beata. Era la cosiddetta «psicostasia», la pesatura delle anime. Lo scrittore pessimista Emile Cioran immagina un’altra pesatura per il giorno del giudizio, quella delle lacrime. È sostanzialmente un’idea biblica perché l’antico Salmista ebreo cantava: «Le mie lacrime, o Dio, nell’otre tuo raccogli: non sono forse scritte nel tuo libro?» (Salmo 56,9).

Dio è raffigurato come un pastore che avanza nel deserto tenendo sulle spalle un otre, «il pozzo portatile» come lo chiamano i beduini, con la riserva d’acqua che permette di sopravvivere prima di raggiungere l’oasi. È, quindi, uno scrigno di vita, prezioso e custodito con cura. Ebbene, il Signore nel suo otre raccoglie le nostre lacrime, spesso ignorate dagli altri e ignote ai più. Esse non cadono nella polvere del deserto della storia, dissolvendosi nel nulla. C’è Dio che le depone nel suo otre conservandole come fossero perle. Ad attenderci non c’è, dunque, l’assurdo; né una divinità implacabile pronta a pesare solo le nostre colpe. Siamo lontani dall’amaro scetticismo del poeta greco Eschilo che, nei Persiani, di fronte all’insonne respiro di dolore che sale dalla terra al cielo, s’interrogava: «Io grido in alto le mie infinite sofferenze, dal profondo dell’ombra chi mi ascolterà?». Quel silenzio è squarciato dal Dio che pesa le lacrime per trasformarle in luce.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36).

Secondo il racconto di Luca, Gesù, dopo aver annunciato ai suoi discepoli le beatitudini, lancia il suo rivoluzionario invito ad amare ogni uomo come un fratello, persino se si dimostra nemico.

Gesù lo sa bene e ce lo spiega: siamo fratelli perché abbiamo un unico Padre, che è sempre alla ricerca dei suoi figli. Egli vuole entrare in rapporto con noi, ci chiama alle nostre responsabilità, ma allo stesso tempo il suo è un amore che si prende cura, che risana, che nutre. Un atteggiamento materno di compassione e tenerezza…

Essere pazienti

Buon martedì

«Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi;

ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro

perdonerà le vostre colpe»

Mt 6, 14-15

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12 MARZO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/san-luigi-orione.htm

SAN LUIGI ORIONE

Pontecurone, Alessandria, 23 giugno 1872 – Sanremo, Imperia, 12 marzo 1940

Nacque a Pontecurone nella diocesi di Tortona, il 23 giugno 1872. A 13 anni entrò fra i Frati Minori di Voghera. Nel 1886 entrò nell’oratorio di Torino diretto da san Giovanni Bosco. Nel 1889 entrò nel seminario di Tortona. Proseguì gli studi teologici, alloggiando in una stanzetta sopra il duomo. Qui ebbe l’opportunità di avvicinare i ragazzi a cui impartiva lezioni di catechismo, ma la sua angusta stanzetta non bastava, per cui il vescovo gli concesse l’uso del giardino del vescovado. Il 3 luglio 1892, il giovane chierico Luigi Orione, inaugurò il primo oratorio intitolato a san Luigi. Nel 1893 aprì il collegio di san Bernardino. Nel 1895, venne ordinato sacerdote. Molteplici furono le attività cui si dedicò. Fondò la Congregazione dei Figli della Divina Provvidenza e le Piccole Missionarie della Carità; gli Eremiti della Divina Provvidenza e le Suore Sacramentine. Mandò i suoi sacerdoti e suore nell’America Latina e in Palestina sin dal 1914. Morì a Sanremo nel 1940. (Avvenire)

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Martedì 12 Marzo 2019

Martedì della I settimana di Quaresima

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Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 6,7-15

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Pregando, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole.
Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome;
venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi;
ma se voi non perdonerete agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.»

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Commento del giorno:

San Leone Magno (? – ca 461)

papa e dottore della Chiesa

Discorso 48, 2-5: PL 54, 299-300

“Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori”

Coloro che desiderano accogliere la Pasqua del Signore in santità di spirito e di corpo devono sforzarsi prima di tutto di conquistare questa grazia che contiene la somma delle virtù e “copre una moltitudine di peccati” (1P 4,8). Nel momento in cui stiamo per celebrare il più grande di tutti i misteri, quello in cui il sangue di Gesù Cristo ha cancellato le nostre iniquità, prepariamo innanzi tutto il sacrificio della misericordia. Quanto la bontà di Dio ci ha donato, noi lo renderemo così a coloro che ci hanno offeso. Siano gettate nell’oblio le ingiurie, ignorino ormai la pena i peccati e tutte le offese siano liberate dalla paura della vendetta! Nessuno sia trattenuto in prigione! … Se qualcuno trattiene simili prigionieri…, sappia che lui stesso è peccatore e per ricevere il perdono si rallegri di aver trovato a chi perdonare. Così quando diremo, secondo l’insegnamento del Signore: “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori” (Mt 6,12), non dubiteremo pregando di ottenere il perdono di Dio.

 

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Passa Parola

12/03/2019: Essere pazienti

Buona giornata.

[…] Il nostro equilibrio non è quiete soltanto, né moto soltanto, né miscuglio dei due. È da paragonarsi a una corda tesa e tirata da ambo le parti da uguali forze. Se uno per impazienza trascura la presenza di

Dio dentro la sua anima, la sua vita – anche se appare carità fraterna – è una carità frivola, leggera, superficiale e pericolosa, perché non poggia sulla Roccia: non è quindi carità. Quest’anima appare come

una trottola. Se invece una persona è rattrappita su se stessa, senza l’amore, è morta. L’anima che ha il vero amore è come Maria, la Mamma celeste, tutta presa dal suo Dio, dal solo

Dio, che trovò in sé nel raccoglimento della sua vita prima dell’Annunciazione, nella volontà di Dio manifestata dall’angelo, in Gesù Bambino, nella Croce, in san Giovanni, nel richiamo lassù

all’Assunzione. Dio tutto per lei, perché sempre possedette l’anima sua con la pazienza.

(Fonte: www.centrochiaralubich.org – Chiara Lubich – Equilibrio divino – Roma 1950)

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“L’amore di amicizia si chiama “carità” quando si coglie e si apprezza “l’alto valore” che ha l’altro. La bellezza – “l’alto valore” dell’altro che non coincide con le sue attrattive fisiche o psicologiche – ci permette di gustare la sacralità della sua persona senza l’imperiosa necessità di possederla. Nella società dei consumi si impoverisce il senso estetico e così si spegne la gioia. Tutto esiste per essere comprato, posseduto e consumato; anche le persone. La tenerezza, invece, è una manifestazione di questo amore che si libera dal desiderio egoistico di possesso egoistico. Ci porta a vibrare davanti a una persona con un immenso rispetto e con un certo timore di farle danno o di toglierle la sua libertà. L’amore per l’altro implica tale gusto di contemplare e apprezzare ciò che è bello e sacro del suo essere personale, che esiste al di là dei miei bisogni. Questo mi permette di ricercare il suo bene anche quando so che non può essere mio o quando è diventato fisicamente sgradevole, aggressivo o fastidioso. Perciò, «dall’amore per cui a uno è gradita un’altra persona dipende il fatto che le dia qualcosa gratis».

(Papa Francesco Amoris Laetitia 127)
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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo di Quaresima

1) Preghiera

Volgi il tuo sguardo, Padre misericordioso,
a questa tua famiglia,
e fa’ che superando ogni forma di egoismo
risplenda ai tuoi occhi per il desiderio di te.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

https://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-matteo-67-15

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Martedì 12 marzo – 2019 – I Settimana Di Quaresima

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
         Padre nostro che sei nei cieli, …”

 

Mt 6,7-15

Come vivere questa Parola?

Se ogni tanto veramente comprendessimo la portata rivoluzionaria del “Padre nostro”, credo che faremmo come San Francesco, che dopo una notte intera riuscì a pronunciarne solo le due prime parole! … Lo sappiamo a memoria e ci è entrato negli orecchi, il “Padre nostro”, spesso ci scivola addosso e con superficialità ci passiamo sopra, non riflettiamo più sul significato e lo riteniamo una formula ormai acquisita. Solo chi ha l’ardire di andare a fondo, nel dialogo col Signore, si rende conto che il protagonista deve essere il cuore, più che alle parole. Tornare ad essere sbigottiti dinanzi al mistero, ed esserlo al punto da rendersi muti … Chissà se un giorno torneremo a recitare il Pater come se fosse la prima volta! Ogni parola segna un limite, definisce un concetto, cerca di afferrare una realtà circoscrivendola. Ma il Signore non si lascia avvincere dai nostri tentativi improvvisati di piegarlo alle nostre attese. Conversando con Lui, spesso ci ingarbugliamo innalzando monologhi che difendono come bastioni i nostri pensieri ricorrenti. Più ci preoccupiamo di dare una bella forma alle nostre preghiere, più esse rischiano di essere un vuoto artificio incapace di vera relazione. È amante delle cose vere, sincere, Gesù, e il suo insegnamento è un martellante e incisivo debellare le nostre sovrastrutture: culturali ed esistenziali. Se solo pensassimo che prima e al di là delle nostre parole, prima di un figlio che si ricorda di Lui, c’è un Padre che attende

Ho fatto questa esperienza: ogni volta che mi ripropongo di pregare, qualche pensiero o preoccupazione cerca di distogliermi, facendomi credere che ci sia qualcosa di più importante da fare … Oggi voglio credere e verificare che soprattutto il fermarmi e stare in silenzio davanti a Dio è ingresso nella preghiera e itinerario per un rapporto sincero con Lui.

 

La voce di un Letterato

“Gli uomini vanno escogitando tutto il possibile, a eccezione di quell’unica cosa che può salvarli, o che, se anche non potesse salvarli, potrebbe almeno alleviare la loro situazione, e che consiste appunto nel fermarsi almeno per un istante e nel non continuare ad accrescere con le proprie azioni sbagliate le proprie sventure”

Lev Tolstòj

Commento di don Enrico Emili

enricoemili@tiscali.it

 

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L’argomento di oggi

La parola di Dio è come l’acqua. Come l’acqua, essa discende dal cielo. Come l’acqua, rinfresca l’anima. Come l’acqua non si conserva in vasi d’oro o d’argento ma nella povertà dei recipienti di terracotta, così la parola divina si conserva solo in chi rende se stesso umile come un vaso di terracotta.

Talmud

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In questo periodo dell’anno cade il tempo della Quaresima che, a suo modo, è simile a un deserto dello spirito e, quando si vive in una steppa arida, la realtà a cui più si anela è l’acqua, il principio stesso della sopravvivenza. Ho voluto oggi proporre a tutti -anche a chi mi legge e forse si considera non credente – un passo molto suggestivo del Talmud ebraico che celebra la fecondità della parola divina. Sì, abbiamo bisogno di una voce che non sia sempre e solo la nostra, spesso scaduta a chiacchiera vana e vacua, ma che provenga dall’alto, abbia il sigillo dell’immortalità, della solidità, della certezza. Abbiamo bisogno di una parola che non annebbi l’anima, che non la rattrappisca nella paura o nella rigidità dell’insensibilità, ma che la rinfreschi, la rinvigorisca, la rinnovi, la ridesti e la ravvivi.

Ma per accogliere quest’acqua «che zampilla per la vita eterna» – se vogliamo usare una ben nota espressione pronunziata da Gesù davanti al pozzo di Giacobbe – dobbiamo avere un cuore simile a un vaso di terracotta. Ecco, allora, fuor di metafora, un vocabolo che non si usa più ai nostri giorni, anzi, che è fin sbeffeggiato: l’umiltà o, se si vuole, la semplicità. Mi è rimasta sempre nella memoria la frase della preghiera di un autore spirituale che si leggeva ai miei tempi di seminarista, Léonce de Grandmaison (1868-1927): «Santa Maria, Madre di Dio, conservami un cuore di fanciullo, puro e limpido come acqua di sorgente». Un cuore dolce e umile, arduo da custodire con questa semplicità, ma l’unico capace di ospitare una parola eterna e liberatrice.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36).

Secondo il racconto di Luca, Gesù, dopo aver annunciato ai suoi discepoli le beatitudini, lancia il suo rivoluzionario invito ad amare ogni uomo come un fratello, persino se si dimostra nemico.

Gesù lo sa bene e ce lo spiega: siamo fratelli perché abbiamo un unico Padre, che è sempre alla ricerca dei suoi figli. Egli vuole entrare in rapporto con noi, ci chiama alle nostre responsabilità, ma allo stesso tempo il suo è un amore che si prende cura, che risana, che nutre. Un atteggiamento materno di compassione e tenerezza…

Guardare ogni prossimo come figlio di Dio

Buon lunedì

«Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare,

ho avuto sete e mi avete dato da bere;

ero forestiero e mi avete ospitato,
nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato,

carcerato e siete venuti a trovarmi.»

Mt 25, 35

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11 MARZO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/san-costantino.htm

SAN COSTANTINO

Re di Cornovaglia e Martire

Cornovaglia, 520 circa – Kintyre, Scozia, 9 maggio 576

Vissuto nel VI secolo, fu re dell’attuale Cornovaglia. (Questo santo non va confuso con il celeberrimo imperatore, anch’egli venerato come santo specialmente dalle Chiese Orientali, sia cattoliche che ortodosse, e festeggiato al 21 maggio). Il primo periodo della sua vita fu a quanto si racconta “scellerato”. Sacrilego e pluriassassino, si sarebbe separato dalla moglie, figlia del re di Bretagna Armoricana, per essere più libero. Convertitosi al cristianesimo, cambiò radicalmente vita, abbandonò il trono e si ritirò in un monastero irlandese. Dopo sette di vita vissuta in austerità e penitenza, studiando le scritture, fu consacrato sacerdote e invitato in Scozia sotto la direzione di San Columba, per evangelizzare le popolazioni indigene. Lì fu martirizzato da fanatici pagani. La sua vita ci testimonia quale sia la potenza del Vangelo di Cristo che può portare cambiamenti radicali nella vita dell’uomo.

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Lunedì 11 Marzo 2019

Lunedì della I settimana di Quaresima

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 25,31-46

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria.
E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri,
e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo.
Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato,
nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.
Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere?
Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito?
E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?
Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.
Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.
Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere;
ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.
Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?
Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me.
E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».

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Commento del giorno:

Omelia attribuita a Sant’Ippolito di Roma (? – ca 235)

sacerdote e martire

Trattato sulla fine del mondo, 41-43; GCS I, 2, 305-307

“Venite, benedetti del Padre mio”

“Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Venite voi che avete amato i poveri e gli stranieri. Venite, voi che siete rimasti fedeli al mio amore, poiché io sono l’amore… Ecco il mio Regno è pronto e il mio cielo aperto. Ecco la mia immortalità si mostra in tutta la sua bellezza. Venite tutti, ricevete in eredità il Regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo”. Allora i giusti si meraviglieranno di essere stati invitati ad avvicinarsi come amici – o meraviglia – di colui di cui le schiere angeliche non possono avere una chiara visione. Gli risponderanno a voce alta: “Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Eri nudo e ti abbiamo vestito, tu che sogniamo? Tu, l’immortale, quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato? Tu che ami gli uomini, quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Tu sei l’Eterno. Col Padre tu non hai inizio, e sei co-eterno con lo Spirito. Sei tu che hai creato tutto dal nulla, tu, re degli angeli, tu che gli abissi temono. Tu hai per manto la luce (Sal 104,2). Si tu che ci hai fatti e modellati col fango (Gen 2,7), tu che hai creato gli esserei invisibili. Tutta la terra scompare davanti a te (Ap 20,11). Come possiamo accogliere la tua regalità e sovranità?” Allora risponderà loro il Re dei re: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. Ogni volta che avete accolto e vestito i poveri di cui ho parlato, che avete dato loro da mangiare e da bere, a loro che sono mie membra (1Co 12,12), l’avete fatto a me. Ma venite nel regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Voi gioirete eternamente dei beni di mio Padre che sta nei cieli, e dello Spirito santissimo che dà vita”. Quale lingua potrà descrivere tali benefici? “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano” (1Co 2,9).

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Passa Parola

11/03/2019: Guardare ogni prossimo come figlio di Dio

Buona settimana.

[…] In Paradiso non si vedrà da che parte venne Cristo in noi, se per la Misericordia o per l’Amore, ma si vedrà che ogni anima è tutta Misericordia e tutto Amore: è Gesù. Infatti Misericordia è Gesù Abbandonato. Amore è Gesù. Ma Gesù Abbandonato è Gesù.

Guarda perciò l’uomo come Dio lo vedrà e non come lo vedi tu. Ché il vero lo vede Lui! […]

(Fonte: Centro Chiara Lubich – Chiara Lubich – Guarda l’uomo come Dio lo vedrà – 24 Luglio 1949)

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“Nel matrimonio è bene avere cura della gioia dell’amore. Quando la ricerca del piacere è ossessiva, rinchiude in un solo ambito e non permette di trovare altri tipi di soddisfazione. La gioia, invece, allarga la capacità di godere e permette di trovare gusto in realtà varie, anche nelle fasi della vita in cui il piacere si spegne. Per questo san Tommaso diceva che si usa la parola “gioia” per riferirsi alla dilatazione dell’ampiezza del cuore. La gioia matrimoniale, che si può vivere anche in mezzo al dolore, implica accettare che il matrimonio è una necessaria combinazione di gioie e di fatiche, di tensioni e di riposo, di sofferenze e di liberazioni, di soddisfazioni e di ricerche, di fastidi e di piaceri, sempre nel cammino dell’amicizia, che spinge gli sposi a prendersi cura l’uno dell’altro: «prestandosi un mutuo aiuto e servizio».

(Papa Francesco Amoris Laetitia 126)
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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo di Quaresima

1) Preghiera

Convertici a te, o Padre, nostra salvezza
e formaci alla scuola della tua sapienza,
perché l’impegno quaresimale
lasci una traccia profonda nella nostra vita.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

https://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-matteo-2531-46

lectio-new-small

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Lunedì 11 marzo 2019 – I Settimana Di Quaresima

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Mt 25,31-46
Come vivere questa Parola?

La prospettiva ultraterrena e mitologica di Matteo ci vuole ricordare l’urgenza di convertirci finché abbiamo tempo, su questa terra, nella breve vita che ci si spalanca davanti oggi. Infatti un re è in mezzo a noi, percorre le nostre strade, incrocia i nostri sentieri, camuffandosi sotto le sembianze del povero, del bisognoso, del carcerato, del nudo e dello sprovveduto, ma non è riconoscibile se non attraverso la fine sensibilità di chi è diventato familiare di Dio. Il giorno del giudizio è oggi, quando mi trovo davanti qualcuno che vuole qualcosa di mio, un pizzico del mio tempo, un sorriso riparatore dei torti subìti, una stretta di mano disinteressata, un ascolto paziente perché in troppi gli hanno negato udienza. Il mito di Matteo si fa storia, è la nostra vita, è la nostra giornata, laddove si è chiamati irrevocabilmente a scegliere da che parte stare. Il re è alle porte, bussa alla porta di casa mia, mi sorprende mentre sto pensando agli affari miei, mentre mi perdo nel bicchiere d’acqua che non ho saputo donare con gioia. Ci penso, mi convinco che è vero prima di richiudere infastidito: solo se mi fermerò un attimo e ricorderò questa infantile, banale storiella del Vangelo che ho ascoltato tante volte in chiesa come un ritornello, gli aprirò la porta con una luce nuova negli occhi!

Ci sono sogni e desideri che mi sorpassano, che collimano con i miei grandi ideali e con la naturale volontà di realizzazione, ma che non appartengono all’oggi. Rimando queste traiettorie vertiginose a quando avrò il brevetto per pilotare l’aereo … Il mio oggi è fatto invece di “piccoli” che attraversano la mia strada, che chiedono una risposta concreta, e ai quali posso dire veramente il mio “sì”. Oggi avrò riguardo per loro, perché non possono aspettare, e domani forse non li incontrerò più. È amando che mi realizzo appieno

 

La voce di un Sapiente
 “Dà due volte chi dà velocemente”.
Publilio Sirio
 

Commento di don Enrico Emili

enricoemili@tiscali.it

 

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L’argomento di oggi

VIVERE IL MOMENTO

L’importante è pensare meno, ricordare e immaginare e aspettare meno. Prendere subito quello che c’è e basta. Vivere il momento.

Andrea De Carlo

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Provate a rileggere le parole dello scrittore Mark Twain che proponevo nella precedente riflessione. Ne rievoco solo l’avvio: «Non facciamo altro che sentire, e l’abbiamo confuso col pensare». Ebbene, oggi cito uno scrittore contemporaneo, Andrea De Carlo, nato a Milano nel 1952 ma vissuto a lungo in Australia e negli Stati Uniti, tanto da saper pubblicare il suo romanzo, Treno di panna, in italiano e in inglese (Cream Train). La sua considerazione riflette una scelta che è quasi un programma per le giovani generazioni (ma non solo per esse). Il pensare è sempre più anchilosato, il ricordare è spento, l’immaginare è rattrappito, l’attesa è dissolta. Tutte queste attività alte che costituivano una sorgente di vitalità per la ricerca umana e spirituale sono state abbandonate come relitti inutili.

Troppe persone ai nostri giorni sono ferme in quell’incrocio tra passato e futuro che è il «momento», un presente grigio e statico, radicalmente diverso da quell’«istante» perfetto a cui il Faust di Goethe aspirava come a uno stato di pienezza «puntuale», ossia eterna e traboccante. No, ora ci si accontenta di quel che è lì davanti, lo si afferra, ci si nutre e ci si rimette seduti ai bordi del fiume del tempo e della storia. De Carlo incarna in questo progetto di vita un modello che, certo, critica ed evita le illusioni delle ideologie o la retorica del progresso. Ma alla fine condanna solo a «sentire» e non più a pensare, a ignorare e non più a ricordare, a raggelare la fantasia e non più a sognare, a rassegnarsi e non più a sperare.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36).

Secondo il racconto di Luca, Gesù, dopo aver annunciato ai suoi discepoli le beatitudini, lancia il suo rivoluzionario invito ad amare ogni uomo come un fratello, persino se si dimostra nemico.

Gesù lo sa bene e ce lo spiega: siamo fratelli perché abbiamo un unico Padre, che è sempre alla ricerca dei suoi figli. Egli vuole entrare in rapporto con noi, ci chiama alle nostre responsabilità, ma allo stesso tempo il suo è un amore che si prende cura, che risana, che nutre. Un atteggiamento materno di compassione e tenerezza…

Avere misericordia

Buona Domenica

«Non di solo pane vivrà l’uomo»

Lc 4, 4

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10 MARZO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/maria-eugenia-di-gesu.htm

BEATA MARIA EUGENIA DI GESU’

Anna Milleret de Brou

Metz (Francia), 25 agosto 1817 – Auteuil (Parigi), 10 marzo 1898
Anna Milleret de Brou nacque a Metz (Francia) il 25 agosto 1817 da una famiglia di origine italiana. Dopo la morte della madre nel 1832 Anna visse un periodo di forte apatia dalla quale fu scossa grazie alla predicazione di padre Lacordaire, durante la Quaresima del 1836. Spinta dal religioso Anna incontrò l’abate Maria-Teodoro Combalot che da tempo voleva fondare una comunità di suore per all’educazione delle figlie della borghesia liberale. Dopo un periodo di “noviziato” e di studio della teologia, il 30 aprile 1839 diede vita a Parigi, alla nuova Congregazione “Istituto dell’Assunzione di Maria”. Nel 1844 prese il nome di Maria Eugenia di Gesù e assunse la conduzione dell’Opera fino alla morte, il 10 marzo 1898. (Avvenire)

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Domenico 10 Marzo 2019

I Domenica di Quaresima

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 4,1-13

Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto
dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni; ma quando furono terminati ebbe fame.
Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, dì a questa pietra che diventi pane».
Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo».
Il diavolo lo condusse in alto e, mostrandogli in un istante tutti i regni della terra, gli disse:
«Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio.
Se ti prostri dinanzi a me tutto sarà tuo».
Gesù gli rispose: «Sta scritto: Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù;
sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordine per te, perché essi ti custodiscano;
e anche: essi ti sosterranno con le mani, perché il tuo piede non inciampi in una pietra».
Gesù gli rispose: «E’ stato detto: Non tenterai il Signore Dio tuo».
Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato.

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Commento del giorno:

San Gregorio Magno (ca 540-604)

papa, dottore della Chiesa

Omelie sui vangeli, n° 16

“Come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti” (Rm 5,19)

Il diavolo ha attaccato il primo uomo, nostro progenitore, con una triplice tentazione: l’ha tentato con la golosità, con la vanità e con l’avidità. Il suo tentativo di seduzione ha avuto successo, poiché l’uomo nel dare il suo consenso, è stato allora sottomesso al diavolo. L’ha tentato con la golosità mostrandogli sull’albero il frutto proibito e conducendolo a mangiarne; l’ha tentato con la vanità dicendogli: “Diventerete come Dio”; l’ha tentato infine con l’avidità, dicendogli: “Conoscerete il bene e il male” (Gen 3,5). Infatti essere avidi, è desiderare non  solo il denaro, ma anche ogni situazione vantaggiosa, è desiderare, oltre misura, una situazione elevata…       Il diavolo è stato vinto da Cristo che egli aveva tentato in modo simile a quello con il quale il primo uomo era stato vinto. Come la prima volta, lo tentò con la golosità: “Di’ a queste pietra che diventino pane”; con la vanità: “Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù”; con il desiderio violento di una bella situazione, quando gli mostrò tutti i regni della terra e gli disse: “Se ti prostri dinanzi a me, tutto sarà tuo”… Occorre notare una cosa nella tentazione del Signore: tentato dal diavolo, il Signore ha risposto con i testi della Santa Scrittura. Avrebbe potuto gettare il tentatore nell’abisso con il Verbo che egli era in persona. Eppure non ha fatto ricorso al suo potentissimo potere; ha soltanto addotto i precetti della Santa Scrittura. Così facendo, ci mostra come sopportare la prova, in modo che, quando i malvagi ci fanno soffrire, siamo spinti a ricorrere alla buona dottrina piuttosto che alla vendetta. Paragonate la sapienza di Dio con la nostra impazienza. Noi, quando abbiamo sopportato delle ingiurie o subito un’offesa, nel nostro furore, ci vendichiamo per quanto possiamo, oppure minacciamo di farlo. Il Signore, invece, sopporta l’avversità del diavolo senza rispondere in altro modo che con parole pacifiche.

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Passa Parola

10/03/2019: Avere misericordia

Buona domenica.

[…] Non mantenere nel cuore residui di giudizi, di risentimenti, dove possono covare l’ira e l’odio che ci allontanano dai fratelli. Veder ognuno come se fosse nuovo. Avendo in cuore, al posto del giudizio e della condanna, l’amore e la misericordia verso ciascuno, lo aiuteremo ad iniziare una vita nuova, gli daremo coraggio ogni volta per ricominciare.[…]

(Fonte: Chiara Lubich – Parola di vita pubblicata in Città Nuova, 1998/4, pp.34-35.)

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“Il matrimonio, inoltre, è un’amicizia che comprende le note proprie della passione, ma sempre orientata verso un’unione via via più stabile e intensa. Perché «non è stato istituito soltanto per la procreazione», ma affinché l’amore reciproco «abbia le sue giuste manifestazioni, si sviluppi e arrivi a maturità». Questa peculiare amicizia tra un uomo e una donna acquista un carattere totalizzante che si dà unicamente nell’unione coniugale. Proprio perché è totalizzante questa unione è anche esclusiva, fedele e aperta alla generazione. Si condivide ogni cosa, compresa la sessualità, sempre nel reciproco rispetto. Il Concilio Vaticano II lo ha affermato dicendo che «un tale amore, unendo assieme valori umani e divini, conduce gli sposi al libero e mutuo dono di sé stessi, che si esprime mediante sentimenti e gesti di tenerezza e pervade tutta quanta la vita dei coniugi».

(Papa Francesco Amoris Laetitia 125)
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Lectio Divina Carmelitana:

Luca 4,1-13 Le tentazioni di Gesù.
Vittoria per mezzo della preghiera e della Bibbia
Luca 4,1-13

1. LECTIO

a) Orazione iniziale:

O Signore, all’inizio di questo tempo quaresimale mi inviti a meditare, ancora una volta, il racconto delle tentazioni, perché riscopra il cuore della lotta spirituale e soprattutto perché sperimenti la vittoria sul male.
Spirito Santo “visita le nostre menti” perché nella nostra mente spesso proliferano molti pensieri che ci fanno sentire in balia del frastuono di tante voci. Fuoco d’amore purifica anche i

nostri sensi e il cuore perché siano docili e disponibili alla voce della tua Parola. Fà luce in noi (accende lumen sensibus, infunde amorem cordibus) perché i nostri sensi, purificati da te, siano in grado di entrare in dialogo con te. Se il fuoco del tuo Amore divampa nel nostro cuore, al di là delle nostre aridità, può dilagare la vita vera, che è pienezza di gioia.

https://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-1-domenica-quaresima-c

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10 marzo 2019 – I Domenica Di Quaresima – Anno C

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo.  Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”». […] «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.
Lc 4,1-13

 

Come vivere questa Parola?

Nessuno di noi può sentire estranea a sé questa pagina del Vangelo: Gesù non disprezza, respinge o relativizza l’umanità, ma l’accoglie in toto, eccetto che per il peccato (Eb 4,15). Incarnandosi e vivendo le tappe della normale crescita di ogni uomo, vediamo come Egli sia consegnato alla debolezza di ogni carne. Le maglie insidiose del Diavolo lo avviluppano in quanto uomo, in quanto passibile di stanchezza, di fame, di desiderio. La sua sensibilità terrena rispecchia la condizione di noi tutti: è soggetta al delirio della mente, perché nell’offuscamento del quarantesimo giorno, dopo il digiuno, le pietre simulano la fragranza del pane; la languida monotonia del deserto rende vivida ed invitante l’apparizione di ricchezze immense che baluginano di molli attrattive; la vertigine del pinnacolo del Tempio sconvolge l’equilibrio dell’ego sospingendolo verso un «folle volo» che prelude all’autoannientamento (i demoni sono ottimi teologi). Santità e perdizione sempre si fronteggiano e duellano da vicino, la pienezza dello Spirito Santo conduce Gesù ad immergersi nella precarietà della condizione mortale, per mostrare come l’uomo abitato da Dio possa riconquistare quella pienezza di libertà compromessa con il primo Adamo

Soltanto in Gesù riesco a superare le tentazioni che mi disturbano. Guardo a Lui, alla sua inflessibilità di fronte al compromesso, al suo abbandono al Padre. Non è solo, il Signore, neanche nel deserto: lo Spirito Santo e il Padre lo abitano e lo rendono una fortezza invalicabile. Nei momenti difficili (so che non mancheranno) ricorderò anche a me stesso che le mie inclinazioni e la mia istintività non dicono tutto di me; mi ricorderò che anche, soprattutto in quei momenti il Signore è dentro di me e mi parla, vuole che sia tutto suo, che valgo tutto il suo sacrificio, che un piccolo atto di donazione a Lui sarà causa di grazie infinite.

 

La voce di un Monaco
 “Gesù era avvolto, rivestito di debolezza: era la casula del suo sacerdozio, e questo per tutti i giorni della sua vita, fino alla morte”.

André Louf

 

Commento di don Enrico Emili

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L’argomento di oggi

IL CONFORMISTA

Un uomo non può permettersi di avere delle idee che potrebbero compromettere il modo in cui si guadagna il pane. Se vuole prosperare deve seguire la maggioranza. Altrimenti subirà danni alla sua posizione sociale e ai guadagni negli affari… Conformarci è nella nostra natura. È una forza alla quale pochi riescono a resistere… Solo ai morti è permesso dire la verità.

Mark Twain

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L’ironia dello scrittore americano ottocentesco Mark Twain, l’autore delle Avventure di Tom Sawyer, era tagliente e spesso amara e le righe che abbiamo proposto ne sono una prova folgorante. Come lo è quest’altro terribile aforisma: «I giornalisti onesti ci sono. Solo che costano di più». Il suo pessimismo è comunque una sferzata benefica contro la sonnolenza dei luoghi comuni, contro la deriva dell’opinione dominante, contro la banalità di un’esistenza comoda e superficiale, contro l’adulazione servile per interesse personale.

Ecco, infatti, nel passo sopra citato la denuncia di quel conformismo a cui si piega il capo per non avere fastidi e soprattutto per ottenere vantaggi egoistici. Vorrei lasciare ancora la parola a Twain: «Non facciamo altro che sentire, e l’abbiamo confuso col pensare. E da questo nasce un risultato che consideriamo una benedizione: il suo nome è Opinione Pubblica… Risolve tutto. Alcuni credono che sia la voce di Dio». Lo scrittore non conosceva ovviamente la televisione e internet e si accaniva contro la stampa, ma se fosse qui oggi aggiornerebbe certe sue staffilate contro gli attuali comunicatori di massa. C’è, al riguardo, un’altra sua frase implacabile, ma sacrosanta, soprattutto nell’odierno circo mediático: «Esistono leggi per proteggere la libertà di stampa, ma nessuna che faccia qualcosa per proteggere le persone dalla stampa». E continuava: «Una bugia detta bene è immortale».

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36).

Secondo il racconto di Luca, Gesù, dopo aver annunciato ai suoi discepoli le beatitudini, lancia il suo rivoluzionario invito ad amare ogni uomo come un fratello, persino se si dimostra nemico.

Gesù lo sa bene e ce lo spiega: siamo fratelli perché abbiamo un unico Padre, che è sempre alla ricerca dei suoi figli. Egli vuole entrare in rapporto con noi, ci chiama alle nostre responsabilità, ma allo stesso tempo il suo è un amore che si prende cura, che risana, che nutre. Un atteggiamento materno di compassione e tenerezza…

Prediligere gli esclusi e i rifiutati

Buon sabato

«Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati’»

Mt 9, 15

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09 MARZO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/domenico-savio.htm

SAN DOMENICO SAVIO

La data di culto per la Chiesa universale è il 9 Marzo,

mentre la Famiglia Salesiana lo celebra il 6 maggio

per conoscere la vita di S. Domenico Savio e l’abitino per le mamme: clicca qui

Vai all’indice di tutte le pagine dedicate alla Famiglia Salesiana: clicca qui

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http://testi-canzoni.com/canzone/mostrare/4798279/david-haas/testo-e-traduzione-you-are-mine/  Traduzione dela canzone

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Sabato 09 Marzo 2019

Sabato dopo le Ceneri

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 5,27-32

In quel tempo, Gesù vide un pubblicano di nome Levi seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!».
Egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì.
Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla di pubblicani e d’altra gente seduta con loro a tavola.
I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangiate e bevete con i pubblicani e i peccatori?».
Gesù rispose: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati;
io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi».

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Commento del giorno:

San Rafael Arnaiz Baron (1911-1938)

monaco trappista spagnolo

Scritti spirituali, 15/12/1936

“Egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì”

In certi giorni gli aerei attraversano il cielo sopra il monastero a velocità prodigiose. Il rumore dei motori spaventa gli uccellini che hanno il loro nido sui cipressi del nostro cimitero. Davanti al convento, al di là dei campi, c’è una strada asfaltata dove passano camion e auto da turismo che non si interessano alla vista del monastero. Anche una delle principali ferrovie della Spagna attraversa le terre del monastero. … Si dice che tutto ciò è libertà. … Ma chi medita un po’ vedrà come il mondo si sbaglia, in mezzo a tutto ciò che chiama libertà… Ma dove si trova la libertà? Si trova nel cuore dell’uomo che ama Dio solo. E’ nell’uomo che ha l’anima distaccata dallo spirito e dalla materia, e presa solo da Dio. E’ in quell’anima che non è soggetta al proprio io egoista; nell’anima capace di andare oltre i propri pensieri, i propri sentimenti, i dolori e le gioie. La libertà è in quell’anima la cui sola ragione d’esistere è Dio; la cui vita è Dio e nulla più che Dio. E’ piccolo lo spirito umano, ridotto, soggetto a mille mutamenti, ha alti e bassi, depressioni, delusioni, ecc., ed il corpo, ha una tale debolezza! Perciò è in Dio la libertà. L’anima che andando al di là di tutto fonda la sua vita in lui, si può dire che gode della libertà, almeno per quanto è possibile a chi è ancora in questo mondo.

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Passa Parola

09/03/2019: Prediligere gli esclusi e i rifiutati

Buon fine settimana.

[…] Gesù è profondamente colpito da quest’uomo. Il Vangelo di Marco sottolinea che ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: “Lo voglio, sii purificato!” (1,41). Il gesto di Gesù accompagna le sue parole e ne rende più esplicito l’insegnamento. Contro le disposizioni della Legge di Mosè, che proibiva di avvicinarsi a un lebbroso (cfr Lv 13,45-46), Gesù stende la mano e persino lo tocca.

“Quante volte – ha osservato Francesco – noi incontriamo un povero che ci viene incontro! Possiamo essere anche generosi, possiamo avere compassione, però di solito non lo tocchiamo. Gli offriamo la moneta, la buttiamo lì, ma evitiamo di toccare la mano. E dimentichiamo che quello è il corpo di Cristo! Gesù ci insegna a non avere timore di toccare il povero e l’escluso, perché Lui è in essi. Toccare il povero può purificarci dall’ipocrisia e renderci inquieti per la sua condizione. Toccare gli esclusi”.

(Fonte: www.vatican.va – Papa Francesco – Udienza generale del 22/06/2016)

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“Un amore debole o malato, incapace di accettare il matrimonio come una sfida che richiede di lottare, di rinascere, di reinventarsi e ricominciare sempre di nuovo fino alla morte, non è in grado di sostenere un livello alto di impegno. Cede alla cultura del provvisorio, che impedisce un processo costante di crescita. Però «promettere un amore che sia per sempre è possibile quando si scopre un disegno più grande dei propri progetti, che ci sostiene e ci permette di donare l’intero futuro alla persona amata». Perché tale amore possa attraversare tutte le prove e mantenersi fedele nonostante tutto, si richiede il dono della grazia che lo fortifichi e lo elevi. Come diceva san Roberto Bellarmino, «il fatto che un uomo e una donna si uniscano in un legame esclusivo e indissolubile, in modo che non possano separarsi, quali che siano le difficoltà, e persino quando si sia persa la speranza della prole, questo non può avvenire senza un grande mistero».

(Papa Francesco Amoris Laetitia 124)
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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo di Quaresima

1) Preghiera

Guarda con paterna bontà, Dio onnipotente,
la debolezza dei tuoi figli,
e a nostra protezione e difesa
stendi il tuo braccio invincibile.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

https://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-luca-527-32

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9 marzo 2019 – SABATO DOPO LE CENERI

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“La tua gente riedificherà le rovine antiche,

ricostruirai le fondamenta di trascorse generazioni.
Ti chiameranno riparatore di brecce,
e restauratore di strade perché siano popolate.”
 Is 58, 12

 

Come vivere questa Parola?

Ricostruire. Dopo un danno, dopo un evento mortifero e brutale, i disastri vengono presi a mano e liberati dalla loro negatività. Le opere di ricostruzione, di riparazione, di restauro non sono facili. Spesso non si può riportare immediatamente e solo alla situazione precedente. Il più delle volte ricostruire implica immaginare forme nuove, diverse. È in qualche modo rigenerare.
Ogni azione di conversione, non è un semplice tornare sui propri passi, cancellando quello che è stato. Si tratta di rimpastare anche l’errore nella novità rigenerata, conservando il principio vitale precedente e intuendo forme nuove di vitalità, di fedeltà. Si tratta di ridare al passato l’occasione di trasformarsi e di smetterla di essere un peso inamovibile. Si tratta anche di agire insieme. Ogni azione di conversione non rimane un fatto personale, ma concorre alla trasformazione, redenzione di tutti.

Signore, oggi aiutaci a prendere in mano la nostra storia, il nostro passato e a trasformarla in novità, in futuro, immaginato in modo nuovo, possibile e accogliente.

 

La voce della Chiesa
“Il bene dell’uomo coincide con la sua strutturale apertura al futuro.”
Angelo Bagnasco

 

Commento di Sr Silvia Biglietti FMA

silviabiglietti@libero.it

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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L’argomento di oggi

VIVERE APPARTATO

Per nascere scrittore, bisogna imparare ad amare la rinuncia, la sofferenza, le umiliazioni. Soprattutto bisogna imparare a vivere appartato.

Henry Miller

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Anche a me giungono spesso testi inediti, che grondano speranze destinate a rivelarsi illusioni. Infatti, soprattutto per quanto riguarda la poesia, molti sono convinti che sia solo un’improvvisazione simile a una folgore, mentre in verità essa è come un distillare miele da una candida e casta cera, per usare un’immagine di un poeta autentico come Clemente Rebora. Molti credono che scrivere sia come indossare un cappotto e non strappare qualcosa dall’anima con fatica, impegno, tormento. A tutti gli aspiranti scrittori – e sono una legione, come ben sanno le case editrici – dedico questa nota di un autore provocatorio come è stato l’americano Henry Miller, morto in California nel 1980.

Ma questa considerazione, desunta dalla sua opera autobiografica Nexus (1960), vale un po’ per ogni professione e per una vera formazione personale. Quattro sono le tappe di questo ideale itinerario dello spirito. La rinuncia, innanzitutto, alle distrazioni, alle banalità, alla superficialità, alle illusioni. Segue la sofferenza che comporta la fatica dell’addestramento, dell’ascesi, della ricerca. Si parano poi davanti a noi le umiliazioni: lo scacco, l’insuccesso sono spesso in agguato ed è facile lasciarsi tentare dallo sconforto, accasciandosi ai bordi della strada della vita. Infine, ecco la tappa decisiva: il paziente e silenzioso appartarsi nella riflessione, lontano dal rumore, dalle chiacchiere, dalla mondanità, dalla luce sfacciata dei riflettori. Al pittore El Greco chiesero un giorno perché egli dipingesse sempre in una camera in penombra. Rispose: «Se sapeste quale luce sfolgorante è dentro di me!».

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36).

Secondo il racconto di Luca, Gesù, dopo aver annunciato ai suoi discepoli le beatitudini, lancia il suo rivoluzionario invito ad amare ogni uomo come un fratello, persino se si dimostra nemico.

Gesù lo sa bene e ce lo spiega: siamo fratelli perché abbiamo un unico Padre, che è sempre alla ricerca dei suoi figli. Egli vuole entrare in rapporto con noi, ci chiama alle nostre responsabilità, ma allo stesso tempo il suo è un amore che si prende cura, che risana, che nutre. Un atteggiamento materno di compassione e tenerezza…

Avere un cuore di madre

Buon venerdì

«Verranno però i giorni quando lo sposo

sarà loro tolto e allora digiuneranno»

Mt 9, 15

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08 MARZO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/san-giovanni-di-dio.htm

SAN GIOVANNI DI DIO

fondatore dei fate-bene-fratelli / patrono degli ospedali e dei malati

Juan Ciudad, nato a Montemor-o-novo, presso Evora (Portogallo) l’8 marzo 1495, all’età di otto anni scappò di casa. A Oropesa nella Nuova Castiglia la gente, non sapendo nulla di lui, neppure il cognome, cominciò a chiamarlo Giovanni di Dio e tale rimase il suo nome. Fino a 27 anni fece il pastore e il contadino, poi si arruolò tra i soldati di ventura. Chiusa la parentesi militaresca, vagò per mezza Europa e finì in Africa a fare il bracciante; per qualche tempo fece pure il venditore ambulante a Gibilterra; stabilitosi infine a Granata vi aprì una piccola libreria. Fu allora che Giovanni di Dio mutò radicalmente indirizzo alla propria vita, in seguito a una predica del B. Giovanni d’Avila. Giovanni abbandonò tutto, vendette libri e negozio, si privò anche delle scarpe e del vestito, e andò a mendicare per le vie di Granata, rivolgendo ai passanti la frase che sarebbe divenuta l’emblema di una nuova benemerita istituzione: “Fate (del) bene, fratelli, a voi stessi”.
Fondò un ospedale e raccolse i suoi collaboratori in una grande famiglia religiosa, l’ordine dei Fratelli Ospedalieri, meglio conosciuti col nome di Fatebenefratelli. 
Morì a soli cinquantacinque anni, il giorno del suo compleanno, l’8 marzo 1550.  Fu canonizzato nel 1690. Leone XIII lo dichiarò patrono degli ospedali e di quanti operano per restituire la salute agli infermi.

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https://www.facebook.com/domenico.iervolino/videos/10218044904584945/  (Rosario e cenacolo del 6 Marzo 2019)

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Venerdì 08 Marzo 2019

Venerdì dopo le Ceneri

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 9,14-15

In quel tempo, si accostarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché, mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno.

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Commento del giorno:

San Giovanni Paolo II (1920-2005)

papa

Angelus del 10 marzo 1996

“Allora digiuneranno”

Tra le pratiche penitenziali suggerite dalla Chiesa soprattutto in questo tempo di Quaresima vi è il digiuno. Esso comporta una speciale sobrietà nell’assunzione del cibo, fatte salve le necessità dell’organismo. Si tratta di una forma tradizionale di penitenza, che non ha perso il suo significato, anzi forse è da riscoprire, specie in quella parte del mondo e in quegli ambienti in cui non solo il nutrimento abbonda, ma si va talora incontro a malattie da iper-alimentazione. Ovviamente, il digiuno penitenziale è cosa ben diversa dalle diete terapeutiche. Ma a suo modo si può considerare una terapia dell’anima. Praticato infatti come segno di conversione, facilita l’impegno interiore a mettersi in ascolto di Dio. Digiunare è riaffermare a se stessi quanto Gesù replicò a Satana che lo tentava, al termine dei quaranta giorni di digiuno nel deserto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4,4). Oggi, specialmente nelle società del benessere, il senso di questa parola evangelica si coglie a fatica. Il consumismo, invece di placare i bisogni, ne crea sempre di nuovi generando spesso un attivismo smodato… Il digiuno penitenziale, tra gli altri significati, ha appunto quello di aiutarci in questo recupero dell’interiorità. Lo sforzo di moderazione dal cibo si estende anche alle altre cose non necessarie, ed è di grande sostegno alla vita dello spirito. Sobrietà, raccoglimento e preghiera vanno di pari passo. Un’applicazione di tale principio si può fare opportunamente per quanto riguarda l’uso dei mezzi di comunicazione di massa. Essi hanno un’indiscutibile utilità, ma non debbono farla da “padroni” nella nostra vita. In quante famiglie il televisore sembra sostituire, più che agevolare, il dialogo tra le persone! Un certo “digiuno” anche in questo ambito può essere salutare, sia per destinare del tempo in più alla riflessione e alla preghiera, sia per coltivare i rapporti umani.

 

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Passa Parola

08/03/2019: Avere un cuore di madre

Buona giornata.

[…] Anche a noi viene chiesto di avere, imparando da Lui, un amore di padre, un amore di madre, un amore di misericordia nei confronti di quanti incontriamo nella nostra giornata, specialmente di chi sbaglia. A quanti poi sono chiamati a vivere una spiritualità di comunione, ossia la spiritualità cristiana, il Nuovo Testamento chiede ancora di più: “Perdonatevi scambievolmente” (Cf Col 3,13). L’amore reciproco domanda quasi un patto fra noi: essere sempre pronti a perdonarci l’un altro. Solo così potremo contribuire a creare la fraternità universale.[…]

(Fonte: www.centrochiaralubich.org – Commento alla Parola di vita: Perdona l’offesa al tuo prossimo e allora … Roma (Città Nuova), 25 luglio 2002 – Chiara Lubich)

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“Dopo l’amore che ci unisce a Dio, l’amore coniugale è la «più grande amicizia». E’ un’unione che possiede tutte le caratteristiche di una buona amicizia: ricerca del bene dell’altro, reciprocità, intimità, tenerezza, stabilità, e una somiglianza tra gli amici che si va costruendo con la vita condivisa. Però il matrimonio aggiunge a tutto questo un’esclusività indissolubile, che si esprime nel progetto stabile di condividere e costruire insieme tutta l’esistenza. Siamo sinceri e riconosciamo i segni della realtà: chi è innamorato non progetta che tale relazione possa essere solo per un periodo di tempo, chi vive intensamente la gioia di sposarsi non pensa a qualcosa di passeggero; coloro che accompagnano la celebrazione di un’unione piena d’amore, anche se fragile, sperano che possa durare nel tempo; i figli non solo desiderano che i loro genitori si amino, ma anche che siano fedeli e rimangano sempre uniti. Questi e altri segni mostrano che nella stessa natura dell’amore coniugale vi è l’apertura al definitivo. L’unione che si cristallizza nella promessa matrimoniale per sempre, è più che una formalità sociale o una tradizione, perché si radica nelle inclinazioni spontanee della persona umana; e, per i credenti, è un’alleanza davanti a Dio che esige fedeltà: «Il Signore è testimone fra te e la donna della tua giovinezza, che hai tradito, mentre era la tua compagna, la donna legata a te da un patto: […] nessuno tradisca la donna della sua giovinezza. Perché io detesto il ripudio» (Ml 2,14.15.16).”

(Papa Francesco Amoris Laetitia 123)
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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo di Quaresima

1) Preghiera

Accompagna con la tua benevolenza,
Padre misericordioso,
i primi passi del nostro cammino penitenziale,
perché all’osservanza esteriore
corrisponda un profondo rinnovamento dello spirito.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

https://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-matteo-914-15

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8 marzo 2019 – VENERDÌ DOPO LE CENERI

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Non è piuttosto questo il digiuno che voglio:

sciogliere le catene inique,
togliere i legami del giogo,
rimandare liberi gli oppressi
e spezzare ogni giogo? “
 Is 58, 6

 

Come vivere questa Parola?

L’impegno per la vita, il comando di amare che abbiamo meditato ieri, si sostanzia di una virtù difficilissima: la giustizia. Nei tribunali essa è strapazzata, tradita al punto che diviene vero e giusto il risultato malvagio di manipolazioni astute di parole e fatti. Nella vita vera non è così. Nel desiderio di Dio, nella sua beatitudine degli affamati e assetati di giustizia, essa è il volto umano, l’incarnazione della volontà di Dio. È il suo volere, il suo desiderio che prendono forma. Una forma libera da vincoli, costrizioni, deformazioni. Il peccato ha costretto le creature, uomini, ma anche animali, piante, spazio e tempo in determinazioni diminuite, asfittiche. La giustizia di Dio, anche esercitata per mano d’uomo, libera, toglie catene, gioghi, legami inutili.

Signore, aiutaci a concorrere alla liberazione degli oppressi, concretamente, ogni giorno, combattendo le scelte di chi vorrebbe ancora catene, discriminazioni ed esclusione.

 

La voce di un profeta dei nostri tempi
“Giustizia è riportare tutte le cose al loro senso.”
 Oreste Benzi

  

Commento di Sr Silvia Biglietti FMA

silviabiglietti@libero.it

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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L’argomento di oggi

DONNE E UOMINI

È una delle grandi difficoltà della vita indovinare ciò che una donna vuole. / Se c’è un genere che mi è estraneo, è il genere maschile. Lo trovo troppo determinato, tradizionalista, triste, fedele alle abitudini, perduto in automatismi, in credenze sulle quali non s’interroga mai.

Italo Svevo / Alice Ceresa

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La scrittrice inglese George Eliot (1819-80), che aveva assunto questo pseudonimo maschile, annotava: «Certo che le donne sono stupide. Dio onnipotente le ha create per essere uguali agli uomini!». Ebbene, sulla scia di questa provocazione ironica ho voluto accostare due considerazioni antitetiche, eppure entrambe dotate di una loro verità. Da un lato, c’è la prima frase, desunta da quel romanzo originalissimo che è La coscienza di Zeno (1923) di Italo Svevo. Che la donna sia spesso capace di sorprendere e di spiazzare il suo interlocutore maschile è un’esperienza abbastanza frequente e non necessariamente negativa. Si pensi che in Cina c’è un villaggio, Pumei, ove le donne usano una lingua solo femminile, il nushu, incomprensibile ai maschi e tramandato dalle madri alle figlie.

D’altro lato, però, è anche fondata la seconda frase della scrittrice Alice Ceresa (1923-2001) che bolla la noiosa pedanteria maschile. Certo, anche questo aspetto può avere un risvolto positivo nella determinazione, nella fermezza, ma può irrigidirsi nell’automatismo, nell’abitudine, perdendo la freschezza della ricerca, della sorpresa, della domanda di senso. Tutto questo ci conduce alla specularita dei due sessi, entrambi limitati e criticabili, ma necessari per l’armonia e la vita dell’umanità. Stupidità e grandezza sono ugualmente ripartite perché siamo sempre in presenza di creature e non di divinità. Eppure, come insegna la Bibbia (Genesi 1,27), l’immagine divina nella creatura umana è proprio nella dualità sessuale, nel suo profilo originale e creativo.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36).

Secondo il racconto di Luca, Gesù, dopo aver annunciato ai suoi discepoli le beatitudini, lancia il suo rivoluzionario invito ad amare ogni uomo come un fratello, persino se si dimostra nemico.

Gesù lo sa bene e ce lo spiega: siamo fratelli perché abbiamo un unico Padre, che è sempre alla ricerca dei suoi figli. Egli vuole entrare in rapporto con noi, ci chiama alle nostre responsabilità, ma allo stesso tempo il suo è un amore che si prende cura, che risana, che nutre. Un atteggiamento materno di compassione e tenerezza…

Consigliare chi è nel dubbio

Buon giovedì

«Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero,

se poi si perde o rovina se stesso?»

LC 9, 25

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07 MARZO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/santa-teresa-margherita-del-cuore-di-gesu.htm

SANTA TERESA MARGHERITA

DEL CUORE DI GESU’

Arezzo, 1 settembre 1747 – 7 marzo 1770

Al secolo Anna Maria Redi, nacque ad Arezzo il 15 luglio 1747. Frequentò come educanda il monastero di Santa Apollonia di Firenze fino al 1764. Decisiva per la sua vocazione fu l’ispirazione attribuita a santa Teresa d’Avila, grazie alla quale scelse il Carmelo. Entrò nel monastero carmelitano di Firenze il 1 settembre 1764 e vestì l’abito delle Carmelitane scalze l’11 marzo 1765, prendendo il nome di suor Teresa Margherita del Cuore di Gesù. La seconda grande ispirazione della sua vita fu il passo della prima lettera di Giovanni, «Dio è amore» (1 gv, 4,16) e cercò di vivere improntata a questo concetto. Si dedicò quindi alla preghiera e all’assistenza delle consorelle anziane fino a che, molto giovane (neppure 23 anni), morì a causa di una peritonite, il 7 marzo 1770. Il suo corpo emanava un profumo soave e ancora oggi è conservato incorrotto nella chiesa del monastero delle Carmelitane scalze di Firenze, dove fu sepolta. Fu canonizzata dal Papa Pio XI il 19 marzo 1934. (Avvenire)

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https://www.facebook.com/domenico.iervolino/videos/10218044904584945/  (Rosario e cenacolo del 6 Marzo 2019)

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Giovedì 07 Marzo 2019

Giovedì dopo le Ceneri

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 9,22-25

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo, disse, deve soffrire molto, essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi, esser messo a morte e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.
Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà.»
Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?»

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Commento del giorno:

Santa Teresa di Calcutta (1910-1997)

fondatrice delle Suore Missionarie della Carità

Something Beautiful for God

“Prenda la sua croce e mi segua”

Signore, la tua crocifissione e la tua risurrezione ci insegnino ad affrontare la lotta della vita quotidiana e ad attraversare l’angoscia della morte, affinché viviamo in una pienezza più grande e più creatrice. Umilmente e pazientemente hai accettato i fallimenti della vita umana, come la sofferenza della tua crocifissione. Aiutaci ad accettare le pene e le lotte che ogni giornata ci porta, come delle occasioni di crescere e di assomigliarti maggiormente. Rendici capaci di affrontarle pazientemente e con coraggio, con una piena fiducia nella tua protezione. Facci capire che giungeremo alla pienezza della vita soltanto tramite una morte incessante a noi stessi a ai nostri desideri egoisti. Soltanto morendo con te infatti potremo risuscitare con te.

 

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Passa Parola

07/03/2019: Consigliare chi è nel dubbio

Buona giornata.

[…] La carità verso il prossimo, invece, ha bisogno – e questa è una sua caratteristica – di manifestarsi in maniera concreta, come, ad esempio, dar da mangiare agli affamati; dar da bere agli assetati; vestire gli ignudi; alloggiare i pellegrini; visitare gli infermi; visitare i carcerati; seppellire i morti. O anche insegnare agli ignoranti; consigliare i dubbiosi; consolare gli afflitti; perdonare le offese; sopportarepazientemente le persone moleste. Per quanto riguarda questa carità verso il prossimo però, importantissimo è vedere cosa richiede,quali sono le sue esigenze.[…]

(Fonte: Chiara Lubich – Mumbai, 14 gennaio 2003 (Somaiya College)L’annuncio di Dio Amore – www.centrochiaralubich.org)

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“Il matrimonio è un segno prezioso, perché «quando un uomo e una donna celebrano il sacramento del Matrimonio, Dio, per così dire, si “rispecchia” in essi, imprime in loro i propri lineamenti e il carattere indelebile del suo amore. Il matrimonio è l’icona dell’amore di Dio per noi. Anche Dio, infatti, è comunione: le tre Persone del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo vivono da sempre e per sempre in unità perfetta. Ed è proprio questo il mistero del Matrimonio: Dio fa dei due sposi una sola esistenza». Questo comporta conseguenze molto concrete e quotidiane, perché gli sposi, «in forza del Sacramento, vengono investiti di una vera e propria missione, perché possano rendere visibile, a partire dalle cose semplici, ordinarie, l’amore con cui Cristo ama la sua Chiesa, continuando a donare la vita per lei».

(Papa Francesco Amoris Laetitia 121)
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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo di Quaresima

1) Preghiera

Ispira le nostre azioni, Signore,
e accompagnale con il tuo aiuto,
perché ogni nostra attività
abbia sempre da te il suo inizio
e in te il suo compimento.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

https://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-luca-922-25

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7 marzo 2019 – GIOVEDÌ DOPO LE CENERI

  

DALLA PAROLA DEL GIORNO

 “Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male. Oggi, perciò, io ti comando di amare il Signore, tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva e ti moltiplichi e il Signore, tuo Dio, ti benedica nella terra in cui si stiano per entrare per prenderne possesso.”

 Dt 30, 15-16
 

Come vivere questa Parola?

Scegliere. Il verbo della maturità, dell’essere adulti. La capacità di scelta è l’obiettivo dei nostri percorsi di orientamento, è la qualità che dice che quella persona è adulta, in grado di distinguere, valutare e determinarsi. Anche in un cammino di fede la capacità di scelta, che si può dire discernimento, definisce la persona autonoma e responsabile. Il comando di amare presuppone non un’obbedienza cieca ed ottusa, ma l’adesione attiva al contenuto di quel comando e l’impegno desiderante di penetrare il mistero della vita, custodirlo, proteggerlo, perpetuarlo. Da qui gli elementi per distinguere il bene dal male, anche quando sia l’uno che l’altro si presentano in modo ambiguo e confuso.

Signore, in questo tempo di Quaresima aiutaci a prendere coscienza della nostra capacità di amare e di investire per la vita, con scelte profetiche e coraggiose che dicano il nostro desiderio di conversione e di cambiamento, non solo personale ma collettivo.

 

La voce di un drammaturgo, scrittore, saggista
“Un uomo è fatto di scelte e delle circostanze. Nessuno ha potere sulle circostanze, ma ognuno ne ha sulle sue scelte.”
Eric-Emmanuel Schmitt

 

Commento di Sr Silvia Biglietti FMA

silviabiglietti@libero.it

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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L’argomento di oggi

IL MONDO È UN PONTE

Gesù – che la pace sia con lui – disse: «Il mondo è un ponte. Attraversalo, ma non fermarti lì!».
Detto Apocrifo di Cristo

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A una quarantina di chilometri da Agra, la capitale indiana dei Moghul, celebre per il suo indimenticabile Taj Mahal, si leva la città fantasma di Fatehpur Sikri, edificata nel Cinquecento dall’imperatore Akbar, fautore del dialogo interreligioso. Ebbene, sulla moschea di quella città era stata incisa la frase assegnata a Gesù che oggi proponiamo. Naturalmente il detto – che ha una sua forza poetica e spirituale – germoglia dai Vangeli, là dove Cristo invita a cercare un altro tesoro rispetto a quelli che offrono la storia e la terra, e a non affannarsi nell’accumulo dei beni caduchi (si leggano Matteo 6,19-34 e Luca 12,16-31).

Un Vangelo apocrifo, quello attribuito all’apostolo Tommaso, contiene quest’altro appello di Gesù: «Siate gente di passaggio». E la Lettera agli Ebrei non esita a suggerire al cristiano di «uscire dall’accampamento» provvisorio in cui ci troviamo perché «non abbiamo quaggiù una città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura» (13,13-14). La nostra civiltà è certamente di matrice sedentaria, tant’è vero che detestiamo i nomadi che s’accampano ai bordi delle nostre città. Eppure, mai come in questi tempi l’umanità si è fatta frenetica nel voler viaggiare, migrare, cercare. E spesso questa pulsione interiore è solo segno di scontentezza, di insoddisfazione, di un’attesa frustrata. Ecco perché è importante muoversi non solo fisicamente, ma anche spiritualmente, tenendo fissa una meta che dia senso all’esistenza. Oltre il ponte e il fiume turbolento della storia cerchiamo un approdo che sia però più in là, nell’infinito e nei vasti orizzonti dell’anima.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36).

Secondo il racconto di Luca, Gesù, dopo aver annunciato ai suoi discepoli le beatitudini, lancia il suo rivoluzionario invito ad amare ogni uomo come un fratello, persino se si dimostra nemico.

Gesù lo sa bene e ce lo spiega: siamo fratelli perché abbiamo un unico Padre, che è sempre alla ricerca dei suoi figli. Egli vuole entrare in rapporto con noi, ci chiama alle nostre responsabilità, ma allo stesso tempo il suo è un amore che si prende cura, che risana, che nutre. Un atteggiamento materno di compassione e tenerezza…

Riempire il nostro cuore di misericordia

Buon mercoledì

«Quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto,

perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto;

e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà»

Mt 6, 18

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06 MARZO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/santa-rosa-da-viterbo.htm

SANTA ROSA DA VITERBO

Viterbo, 1233/34 – Viterbo, 6 marzo 1251/52

Nata da famiglia di modeste condizioni, a 17 anni entrò nell’ordine delle terziarie dopo aver avuto una visione. In questo periodo fece diversi pellegrinaggi e soprattutto una dura penitenza. Mentre si faceva intensa la guerra tra Guelfi e Ghibellini insieme alla famiglia fu esiliata: tornò in patria dopo la morte di Federico II, ma la sua vita fu assai breve. Sulla sua morte non si sa praticamente nulla solo che alcuni anni più tardi il suo corpo è stato ritrovato intatto.

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Mercoledì 06 Marzo 2019

Mercoledì delle Ceneri

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 6,1-6.16-18

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli.
Quando dunque fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno gia ricevuto la loro ricompensa.
Quando invece tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra,
perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno gia ricevuto la loro ricompensa.
Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno gia ricevuto la loro ricompensa.
Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto,
perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

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Commento del giorno:

San Pietro Crisologo (ca 406-450)

vescovo di Ravenna, dottore della Chiesa

Discorso 8; CCL 24, 59; PL 52, 208

Gli esercizi della Quaresima: l’elemosina, la preghiera, il digiuno

Fratelli miei, cominciamo oggi il grande viaggio della Quaresima. Portiamo dunque sulla nostra nave ogni provvigione di cibo e bevande, e soprattutto un’abbondante misericordia di cui avremo bisogno. Poiché il digiuno ha fame, il digiuno ha sete, se non si nutre di bontà, se non si disseta di misericordia. Il nostro digiuno ha freddo, non resiste se non lo copre il vello dell’elemosina, se non lo avvolge il vestito della compassione. Fratelli, ciò che la primavera è per la terra, la misericordia è per il digiuno: il dolce vento primaverile fa fiorire tutte le gemme delle piante; la misericordia del digiuno fa spuntare tutti i nostri semi fino alla fioritura, fa loro portar frutto fino alla raccolta celeste. Ciò che è l’olio per la lampada, lo è la bontà per il digiuno. Come la materia grassa dell’olio accende la luce della lampada e, con così poco cibo, la fa brillare per confortare l’intera notte, così la bontà fa risplendere il digiuno: esso getta raggi fino a raggiungere la pienezza della continenza. Ciò che il sole è per il giorno, l’elemosina lo è per il digiuno: lo splendore del sole accresce la luminosità del giorno, dissipa l’oscurità delle nubi; l’elemosina col digiuno ne santifica la santità e, grazie alla luce della bontà, scaccia dai nostri desideri tutto ciò che potrebbe portare morte. Insomma, ciò che il corpo è per l’anima, la generosità, per così dire, ne occupa il posto per il digiuno: quando l’anima si ritira dal corpo, gli porta la morte; se la generosità si allontana dal digiuno, è la sua morte.

 

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Passa Parola

06/03/2019: Riempire il nostro cuore di misericordia

Buona giornata.

[…] Se saremo misericordiosi, potremo essere veramente artefici di pace e di unità. Dal momento che tutti siamo fragili, limitati ed esposti all’errore, è evidente che la pace e l’unità fra di noi dipenderanno in primo luogo dal saperci comprendere e perdo­nare vicendevolmente. Dobbiamo riconoscere infatti che la misericordia non è il nostro forte; è il campo in cui si manca più spesso. La nostra natura, ferita dal peccato, è portata più a giudicare che a comprendere il nostro prossimo, più a respingerlo che ad accoglierlo, più a metterne in evidenza i difetti e le debolezze che a coprirle ed a nasconderle, più a ricordare i torti e le offese ricevute che a perdonare e a dimenticare. Ma se Gesù ci chiede di essere misericordiosi, vuol dire che egli ci assicura la sua grazia per riuscirvi.

(Fonte: www.centrochiaralubich.org – Commento alla Parola di vita: “Benevoli e Misericordiosi…” – Chiara Lubich)

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“L’inno di san Paolo, che abbiamo percorso, ci permette di passare alla carità coniugale. Essa è l’amore che unisce gli sposi, santificato, arricchito e illuminato dalla grazia del sacramento del matrimonio. È «un’unione affettiva», spirituale e oblativa, che però raccoglie in sé la tenerezza dell’amicizia e la passione erotica, benché sia in grado di sussistere anche quando i sentimenti e la passione si indebolissero. Il Papa Pio XI ha insegnato che tale amore permea tutti i doveri della vita coniugale e «tiene come il primato della nobiltà».[ Infatti, tale amore forte, versato dallo Spirito Santo, è il riflesso dell’Alleanza indistruttibile tra Cristo e l’umanità, culminata nella dedizione sino alla fine, sulla croce: «Lo Spirito, che il Signore effonde, dona il cuore nuovo e rende l’uomo e la donna capaci di amarsi come Cristo ci ha amato. L’amore coniugale raggiunge quella pienezza a cui è interiormente ordinato, la carità coniugale».”

(Papa Francesco Amoris Laetitia 120)
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Lectio Divina Carmelitana:

 Mercoledì, 6 Marzo, 2019
Il significato della preghiera, dell’elemosina e del digiuno
Come trascorrere bene il tempo della Quaresima
Matteo 6,1-6.16-18
1. Orazione iniziale
Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo con il quale l’hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia,
Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.
Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

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6 marzo 2019 – MERCOLEDÌ DELLE CENERI

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Ritornate a me con tutto il cuore,

con digiuni, con pianti e lamenti.”
 GL 2, 12

 

Come vivere questa Parola?
Sembra un grido sofferto questa richiesta di RITORNARE. È la voce di Dio, che attraverso il profeta supplica gli uomini di convertirsi, di smetterla di girare le spalle a suo creatore e riconsegnarsi a lui.
In Cristo, dopo la sua venuta, la sua morte e risurrezione, quest’invocazione è ancora più tenace. Nel nostro immaginario ormai si veste dei panni del padre misericordioso della parabola di S. Luca, che per anni scruta l’orizzonte da casa sua, aspettando il ritorno del figliol prodigo.
Il tempo forte della Quaresima dilata questa supplica, si dota di segni particolari che creano un’occasione unica di riflessione, di presa di coscienza. Un appuntamento che ogni anno si rinnova e si ripropone a noi tutti con forza e novità, come fosse la prima ed unica volta. Ad ogni età questo tempo ci scuote e fa riemergere il desiderio di pentimento, di liberazione, di salvezza. Un tempo particolare, un’opportunità unica da non perdere per fare ordine, rinnovarsi, far pace col passato e liberarsi da abitudini scorrette e mortifere.

Signore, dà forza ai nostri desideri, che questo tempo ci veda rinascere e farlo dall’alto, in te.

 

La voce delle Monache Clarisse di San Severino Marche
“In greco e in latino, la parola conversione ha il significato di cambiamento di mentalità e di
direzione, ponendo al centro l’uomo che vive il cambiamento; nella lingua ebraica, invece, il termine conversione ha una radice che significa ritorno, lasciando che aspetta nell’amore. La conversione è, allora, un ritornare a un cuore che batte, che ama, che aspetta.”

 

Commento di Sr Silvia Biglietti FMA

silviabiglietti@libero.it

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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L’argomento di oggi

UN’UNICA LINGUA PATERNA

Nessun uomo è un’isola, completo in sé. Ciascuno di noi fa parte di un continente, un pezzo di terraferma.

John Donne

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«Ci sono persone che parlano un momento prima di pensare». Proviamo a ribaltare questo aforisma del moralista francese La Bruyère, autore da noi citato anche nella riflessione precedente. Prima di parlare, creiamo uno spazio di silenzio e di meditazione e in quest’oasi lasciamo echeggiare le parole, per altro celebri, che sopra sono state trascritte. A proporle è un poeta inglese, John Donne, vissuto tra il Cinque e il Seicento, in una raccolta significativamente intitolata Devozioni. È una meditazione spirituale sul mistero dell’uomo, «l’unico essere animale per il quale il suo stesso esistere è un problema da risolvere», come ha detto un filosofo, Erich Fromm. Ora, l’umanità è stata creata – è la Genesi (1,27) a dircelo – come immagine divina proprio perché è maschio e femmina, cioè votata a una relazione interpersonale, a un incontro fecondo e, perciò, capace di imitare il Creatore attraverso la generazione.

Ma c’è di più. Noi apparteniamo a un orizzonte genetico comune, Inumanità» appunto, il nostro «continente», di cui siamo una porzione. Invano abbiamo eretto le frontiere delle razze, delle classi, delle divisioni: noi rimaniamo tutti figli di Adamo, deboli e gloriosi al tempo stesso, capaci di infamie e di eroismi. Ed è per questo che dobbiamo combattere la grande tentazione di isolarci, perché da soli non bastiamo a noi stessi. L’autismo spirituale e culturale è un dramma peggiore di quello psicologico e guarirlo è un’impresa ardua. Ritorniamo, allora, a guardarci negli occhi, a estrarre non la spada del duello ma la voce del dialogo, dato che tutti abbiamo una lingua paterna comune, quella dell’unico Creatore, iscritta nelle nostre anime e coscienze.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36).

Secondo il racconto di Luca, Gesù, dopo aver annunciato ai suoi discepoli le beatitudini, lancia il suo rivoluzionario invito ad amare ogni uomo come un fratello, persino se si dimostra nemico.

Gesù lo sa bene e ce lo spiega: siamo fratelli perché abbiamo un unico Padre, che è sempre alla ricerca dei suoi figli. Egli vuole entrare in rapporto con noi, ci chiama alle nostre responsabilità, ma allo stesso tempo il suo è un amore che si prende cura, che risana, che nutre. Un atteggiamento materno di compassione e tenerezza…

Prendersi cura degli altri

Buon martedì

«Non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva già al presente cento volte tanto»

Mc 10, 28

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05 MARZO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/san-foca-ortolano.htm

SAN FOCA L’ORTOLANO

Accanto ai grandi martiri dei primi anni del secondo secolo come Ignazio di Antiochia e Simeone di Gerusalemme, ultimo dei parenti immediati di Gesù, troviamo anche un ortolano, di nome Foca, abitante a Sinope, nel Ponto Eusino. Era apprezzato e benvoluto da tutti per la sua generosità e la sua ospitalità e di queste sue virtù diede una commovente dimostrazione agli stessi carnefici, incaricati di eseguire la sentenza capitale pronunciata contro di lui. Evidentemente i carnefici non lo conoscevano di persona, perchè, entrati in casa sua per avere delle indicazioni, furono generosamente invitati a pranzo dall’ortolano. Mentre i due si rifocillavano, Foca andò nell’orto a scavarsi la fossa; quindi tornò in casa e dichiarò la propria identità ai carnefici, pregandoli di non porre indugi all’esecuzione della sentenza. Fu accontentato e pochi istanti dopo il suo corpo cadeva nella fossa appena scavata. (Avvenire)

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Martedì 05 Marzo 2019

Martedì dell’VIII settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 10, 28-31

In quel tempo, Pietro disse a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito».
Gesù gli rispose: «In verità vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo,
che non riceva gia al presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna.
E molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi i primi».

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Commento del giorno:

San Bernardo (1091-1153)

monaco cistercense e dottore della Chiesa

Discorsi, 37, sul Cantico dei Cantici

“Già al presente cento volte tanto”

“Seminate nella giustizia, dice il Signore, e raccoglierete la speranza della vita”. Non ti rimanda all’ultimo giorno, quando tutto ti sarà dato realmente e non più nella speranza; egli parla del presente. Certo, grande sarà la nostra gioia, infinita la nostra esultanza, quando comincerà la vita vera. Ma già la speranza di una tale gioia non può essere senza gioia. “Siate lieti nella speranza”, dice l’apostolo Paolo (Rm 12,12). E Davide non dice che sarà nella gioia, bensì che vi è stato il giorno in cui ha sperato di entrare nella casa del Signore (Sal 122,1). Non possedeva ancora la vita, eppure aveva già mietuto la speranza della vita. E faceva l’esperienza della verità della Scrittura che dice che non soltanto la ricompensa ma anche “l’attesa dei giusti finirà in gioia” (Prv 10,28). Nell’animo di chi ha seminato per la giustizia, questa gioia è prodotta dalla convinzione che i suoi peccati sono perdonati… Chiunque tra voi, dopo gli inizi amari della conversione, ha la fortuna di vedersi alleggerito dalla speranza dei beni che attende… raccoglie fin d’ora il frutto delle sue lacrime. Ha visto Dio e lo ha sentito dire: “Dategli del frutto delle sue mani” (Prv 31,31). Come è possibile che colui che ha “gustato e visto quanto è buono il Signore” (Sal 34,9) non abbia visto Dio? Il Signore Gesù si mostra molto buono verso chi riceve da lui non soltanto la remissione delle sue colpe, ma anche il dono della santità e, meglio ancora, la promessa della vita eterna. Beato chi ha già raccolto una così bella messe… Il profeta dice il vero: “Chi semina nelle lacrime mieterà con giubilo” (Sal 126,5)… Nessun profitto né onore terreno potrà superare la nostra speranza e questa gioia di sperare, ormai profondamente radicata nei nostri cuori: “La speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Rm 5,5).

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Passa Parola

05/03/2019: Prendersi cura degli altri

Buona giornata.

[…] La vocazione del custodire, però, non riguarda solamente noi cristiani, ha una dimensione che precede e che è semplicemente umana, riguarda tutti. E’ il custodire l’intero creato, la bellezza del creato, come ci viene detto nel Libro della Genesi e come ci ha mostrato san Francesco d’Assisi: è l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo. E’ il custodire la gente, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore. E’ l’aver cura l’uno dell’altro […]. In fondo, tutto è affidato alla custodia dell’uomo, ed è una responsabilità che ci riguarda tutti. Siate custodi dei doni di Dio![…]

(Fonte: Omelia del Santo Padre Francesco – Piazza San Pietro – Martedì, 19 marzo 2013 – Solennità di San Giuseppe – http://w2.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2013/documents/papa-francesco_20130319_omelia-inizio-pontificato.html)

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Esortazione apostolica Amoris Laetitia

“Nella vita familiare c’è bisogno di coltivare questa forza dell’amore, che permette di lottare contro il male che la minaccia. L’amore non si lascia dominare dal rancore, dal disprezzo verso le persone, dal desiderio di ferire o di far pagare qualcosa. L’ideale cristiano, e in modo particolare nella famiglia, è amore malgrado tutto. A volte ammiro, per esempio, l’atteggiamento di persone che hanno dovuto separarsi dal coniuge per proteggersi dalla violenza fisica, e tuttavia, a causa della carità coniugale che sa andare oltre i sentimenti, sono stati capaci di agire per il suo bene, benché attraverso altri, in momenti di malattia, di sofferenza o di difficoltà. Anche questo è amore malgrado tutto.”

(Papa Francesco Amoris Laetitia 119)
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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo ordinario

1) Preghiera

Concedi, Signore,
che il corso degli eventi nel mondo
si svolga secondo la tua volontà nella giustizia e nella pace,
e la tua Chiesa si dedichi con serena fiducia al tuo servizio.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

https://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-marco-1028-31

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Martedì 5 marzo 2019 – VIII Settimana del Tempo Ordinario – Anno Dispari

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

 “Dà all’Altissimo secondo il dono da lui ricevuto,

e con occhio contento, secondo la tua possibilità,

perché il Signore è uno che ripaga
e ti restituirà sette volte tanto.”
 Sir 35, 12-13

 

Come vivere questa Parola?

Il misterioso scambio che celebriamo in ogni eucaristia è raccontato dalla pagina del Siracide di stamattina. In un gioco di reciproco dono, ci troviamo ricchi di qualità e opportunità che sollecitano la nostra generosa gratuità. Doniamo e più siamo ed abbiamo, più doniamo. Il datore di ogni dono, Dio, vedendo ciò donerà a noi ancora di più… sette volte tanto, per dire un’infinità.

Una dinamica che converte lo sguardo. Con gli occhi si vede e spesso si invidia, si riconosce quanto gli altri siano meglio e abbiano più di noi. Qui il movimento del dono rende l’occhio contento, felice e riconoscente di cosa sia e di quanto abbia al punto da desiderare di donare sempre più.

Signore, donaci questo occhio contento: quello attraverso cui vediamo i nostri vicini di casa, i colleghi di lavoro, i nostri parenti, gli amici. Con occhi così trasformeremo in paradiso la nostra esistenza.

 

La voce di un poeta
“L’anima è la nostra dimora; i nostri occhi sono le sue finestre, e le nostre parole i suoi messaggeri.”
Kahlil Gibran

 

Commento di Sr Silvia Biglietti FMA

silviabiglietti@libero.it

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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L’argomento di oggi

L’ADULAZIONE

Vedo un individuo circondato e seguito; ma occupa una posizione importante. Ne vedo un altro che tutti cercano di avvicinare; ma è in ascesa. Ecco uno abbracciato e coccolato persino dai politici; ma è ricco. Un altro è guardato con curiosità e additato da tutti; ma è colto ed eloquente. Ne scopro uno che nessuno dimentica di salutare; eppure è cattivo. Io vorrei, invece, un uomo che sia buono – e nient’altro – ma che sia ricercato da tutti!

Jean De La Bruyère

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Amara è questa rilevazione che il moralista francese Jean de La Bruyère registra nella sua celebre opera I caratteri (1688). Sei una persona di successo, sei in carriera, sei ricco, sei un conduttore televisivo, sei una canaglia ma furbo? Ebbene, non ti mancherà mai il corteo degli ammiratori, pronti a stenderti davanti la passatoia rossa, a esaltare come virtù anche i tuoi vizi, a sperare in un tuo gesto d’attenzione. Sei un onesto ma poveraccio? Sta’ certo, avrai come compagna solo la tua coscienza e, al massimo, chi ti ama veramente. Mai, però, una folla plaudente celebrerà il tuo rigore morale.

Purtroppo questa è una legge costante e, allora, mano alla manovella dell’adulazione, ai grani d’incenso, alle lodi improbabili perché, se è vero che la piaggeria è il cibo degli stupidi ma potenti, è anche vero che risulta sempre gustosissimo. Persino Goethe, nelle sue Massime e riflessioni, si rassegnava ad affermare che «chi non ha doti deve imparare a adulare se vuole cavarsela nel mondo». Siamo indenni da questo difetto miserabile solo se siamo pronti a cercare l’amicizia anche della persona semplice ma integra, solo se abbiamo dignità, solo se non mettiamo le nostre risorse umane al servizio del successo a ogni costo, solo se non abbiamo come unico metro di giudizio il nostro interesse, solo se scegliamo di lodare esclusivamente il giusto, il vero, il bene.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso” (Lc 6,36).

Secondo il racconto di Luca, Gesù, dopo aver annunciato ai suoi discepoli le beatitudini, lancia il suo rivoluzionario invito ad amare ogni uomo come un fratello, persino se si dimostra nemico.

Gesù lo sa bene e ce lo spiega: siamo fratelli perché abbiamo un unico Padre, che è sempre alla ricerca dei suoi figli. Egli vuole entrare in rapporto con noi, ci chiama alle nostre responsabilità, ma allo stesso tempo il suo è un amore che si prende cura, che risana, che nutre. Un atteggiamento materno di compassione e tenerezza…