Categoria: Passa Parola

Passa La Parola

Passa Parola

02/05/2018

Liberarci dal nostro egoismo.

Buon Mercoledì

«Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi,

chiedete quello che volete e vi sarà fatto»

Gv 15, 7

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MESE di MAGGIO

dedicato a

MARIA SANTISSIMA

https://www.preghiereperlafamiglia.it/MAGGIO.htm

Per ogni giorno del mese di Maggio abbiamo riportato

una meditazione, un esempio, un fioretto e una giaculatoria

tratti dal libretto del Salesiano Don Giuseppe Tomaselli

“Maria Regina e Madre di Misericordia”

(per scaricare tutto il libretto clicca QUI)

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Ore 20.30 Rosario del mercoledì dedicato a San Giuseppe

Promo Rosario de 2 maggio 2018 ore 20.30 non mancate

Pubblicato da Domenico Mimmo Iervolino su Martedì 1 maggio 2018

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Mercoledì 02 Maggio 2018

Mercoledì della V settimana di Pasqua

 

Santo(i) del giorno : S. Atanasio di Alessandria, vescovo e dottore della Chiesa,  S. Antonino Pierozzi, arcivescovo O.P. di Firenze († 1459)

 

Meditazione del giorno : San Luigi Maria Grignion de Montfort
Gesù, nostro Tutto

 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 15,1-8.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo.
Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto.
Voi siete gia mondi, per la parola che vi ho annunziato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me.
Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.
Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato.
In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/09/09600.pdf Gv 15, 1-8

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Passa parola

Buona giornata

“L’egoismo può indurre a considerare la venuta di Gesù nella propria vita come una minaccia. Allora si cerca di sopprimere o di far tacere il messaggio di Gesù. Quando si seguono le ambizioni umane, le prospettive più comode, le inclinazioni del male, Gesù viene avvertito come un ostacolo”. Papa Francesco (fonte: https://w2.vatican.va/content/francesco/it/angelus/2018/documents/papa-francesco_angelus_20180106.html)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo di Pasqua
 
1) Preghiera
O Dio, che salvi i peccatori e li rinnovi nella tua amicizia,
volgi verso di te i nostri cuori:
tu che ci hai liberato dalle tenebre
con il dono della fede,
non permettere che ci separiamo da te,
luce di verità.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

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Mercoledì 2 maggio 2018 – V SETTIMANA DI PASCUA

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Chi rimane in me ed io in lui fa molto frutto”
Gv. 15, 6
 

 

Come vivere questa Parola?

Torna spesso, soprattutto negli scritti dell’apostolo Giovanni, questo invito a “RIMANERE”.

E’ un verbo di quiete, non di moto.

Sottolinea la necessità anche per noi, di avere sempre nelle nostre giornate, un momento di quiete contemplativa. È un invito dunque del Signore che insiste caldamente perché troppo spesso la nostra vita è “strangolata” dalla fretta e dall’ansia che ne segue.

 

Signore, tu sei davvero medico e maestro.

Nella nostra vita, la verità perseguita dentro un ritmo e pregata almeno in un ritaglio di tempo, in uno spazio povero ma tutto mio, è davvero salvezza.

La tua Parola che è verità diventa quell’alimento che assicura la risposta giusta a tutta la mia persona: corpo e anima. Ed è quella Verità che risponde agli interrogativi fondamentali del mio vivere.

Se tu rimani in me ed io rimango in te, avviene quell’UNIONE, COMPENETRAZIONE PROFONDA che fa – di due che si amano – un essere solo.

La verità dell’AMORE non è proprio questo?

Concedimi, dunque, Signore, la grazia di conoscere esperienzialmente la forza di questo RIMANERE IN TE: inizio di Vita “che amore e luce ha per confine” (Dante Alighieri)

 

La voce di un Filosofo tedesco

Solo nelle acque quiete le cose si specchiano senza essere distorte. Solo in una mente quieta vi è un’adeguata percezione del mondo.

Hans Margolius

 

Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA

info@sanbiagio.org

 

 Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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La Parola.it

IL GENIO E LA GELOSIA

O privilegio del genio! Quando si è appena ascoltato un brano di Mozart, quel silenzio pieno di stupore, che per qualche attimo subentra, è stato scritto ancora da lui.

Sachaguttky

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La riflessione di oggi

A partire da Benedetto XVI, siamo in molti ad amare senza «se» e senza «ma» il genio di Mozart e, quindi, non possiamo non condividere questa nota curiosa ma vera di un personaggio dai mille risvolti come Sacha Guitry (1885-1957), commediografo, poeta, saggista, attore e regista. Quel silenzio colmo di stupore, che ti penetra nell’anima dopo aver ascoltato un brano di questo musicista che visse solamente 35 anni, genera due sentimenti diversi. Da un lato, non può che lasciarci attoniti davanti alla grandezza del genio, un dono divino, un riflesso luminoso della trascendenza, un segno della bellezza suprema aperta a tutti perché la lingua della musica è universale. A livello più modesto, dovrebbe scattare anche la necessità di lodare, di esaltare, di riconoscere – senza la meschinità della gelosia – tutti i doni, i «carismi», che il Creatore effonde in tante persone, anche a noi vicine.

D’altro lato, ascoltando Mozart, ma anche seguendo tutto ciò che l’arte o la grande scienza hanno creato, dovrebbe sbocciare in noi quel fiore timido ma spesso calpestato che è l’umiltà, la consapevolezza dei propri limiti, la modestia. A questo ci costringe ogni confronto col genio. Ma dicevamo che questo fiore è calpestato non solo da chi dovrebbe essere umile, ma anche dagli altri. È divertente ma pungente l’apologo di un altro grande, Cechov: «Si decise di festeggiare un uomo molto modesto. Soltanto alla fine del pranzo ci si accorse che ci si era dimenticati di invitare proprio lui, il festeggiato!».

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5, 22).

L’apostolo Paolo scrive ai cristiani della regione della Galazia, che avevano accolto da lui l’annuncio del Vangelo, ma ai quali ora rimprovera di non aver compreso il significato della libertà cristiana. Per il popolo di Israele la libertà è stata un dono di Dio: Egli lo ha strappato alla schiavitù in Egitto, lo ha condotto verso una nuova terra ed ha stipulato con lui un patto di reciproca fedeltà. Allo stesso modo, Paolo afferma con forza che la libertà cristiana è un dono di Gesù. Egli, infatti, ci dona la possibilità di diventare in Lui e come Lui figli di Dio, che è Amore. Anche noi, imitando il Padre come Gesù ci ha insegnato1 e mostrato2 con la sua vita, possiamo imparare lo stesso atteggiamento di misericordia verso tutti, mettendoci al servizio degli altri. Per Paolo, questo apparente non-senso della “libertà di servire” è possibile per il dono dello Spirito, che Gesù ha fatto all’umanità con la sua morte in croce. È lo Spirito infatti che ci dà la forza di uscire dalla prigione del nostro egoismo – con il suo carico di divisioni, ingiustizie, tradimenti, violenza – e ci guida verso la vera libertà.

Passa La Parola

Passa Parola

01/05/2018

L’amore ci rende liberi

Buon Martedì

«Non sia turbato il vostro cuore e non abbiate timore»

Gv 14, 27

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MESE di MAGGIO

dedicato a

MARIA SANTISSIMA

https://www.preghiereperlafamiglia.it/MAGGIO.htm

Per ogni giorno del mese di Maggio abbiamo riportato

una meditazione, un esempio, un fioretto e una giaculatoria

tratti dal libretto del Salesiano Don Giuseppe Tomaselli

“Maria Regina e Madre di Misericordia”

(per scaricare tutto il libretto clicca QUI)

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Martedì 01 Maggio 2018

Martedì della V settimana di Pasqua

Santo(i) del giorno : S. Giuseppe Lavoratore (memoria facoltativa),  S. Pellegrino Laziosi, religioso O.S.M. (ca. 1265-1345)

 

Meditazione del giorno : San Giovanni XXIII
“Vi dò la mia pace”

 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 14, 27-31a.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.
Avete udito che vi ho detto: Vado e tornerò a voi; se mi amaste, vi rallegrereste che io vado dal Padre, perché il Padre è più grande di me.
Ve l’ho detto adesso, prima che avvenga, perché quando avverrà, voi crediate.
Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo; egli non ha nessun potere su di me,
ma bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e faccio quello che il Padre mi ha comandato».

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/09/09600.pdf Gv 14, 27-31

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Passa parola

Buona giornata

Buona festa.
[…] E’ l’esperienza di uno dei primi compagni di Chiara Lubich, Giulio Marchesi, ingegnere in una grande industria, poi direttore di un’altra importante azienda di Roma. Le tante esperienze vissute sul lavoro e in altri campi sociali, lo portarono alla sconfortante constatazione che dappertutto erano scopi egoistici a muovere le persone e che quindi non poteva esserci felicità a questo mondo. Quando però incontrò un giorno delle persone che vivevano la Parola di vita, tutto in lui e attorno a lui sembrò cambiare. Mettendosi anch’egli a vivere il Vangelo cominciò ad avvertire in cuore un senso di pienezza e di gioia. Scriveva: “Sperimentavo l’universalità delle Parole di vita, scatenavano una vera rivoluzione in me, cambiavano tutti i rapporti con Dio e col prossimo, tutti mi parevano fratelli e sorelle, avevo l’impressione di averli sempre conosciuti. Ho anche sperimentato l’amore di Dio per me: bastava pregarlo. Insomma, la Parola vissuta mi ha fatto libero!” E tale è rimasto anche quando, negli ultimi anni della vita, fu costretto su una carrozzella.
(Fonte: www.cittanuova.it)

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Lectio Divina Carmelitana:

GuiseppeLavoratore.jpg
1) Preghiera

O Dio, che nella tua provvidenza
hai chiamato l’uomo a cooperare con il lavoro
al disegno della creazione,
fa’ che per l’intercessione e l’esempio di san Giuseppe
siamo fedeli alle responsabilità che ci affidi,
e riceviamo la ricompensa che ci prometti.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

http://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-s-giuseppe-lavoratore

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Martedì 1 maggio 2018 – V SETTIMANA DI PASQUA

 

 DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Paolo e Barnaba rianimavano i discepoli esortandoli a restare saldi nella fede”
Atti 14,22

 

Come vivere questa Parola?

Quel che gli Atti degli Apostoli narrano, ci rende consapevoli che questa nostra fede cristiana è una fiaccola continuamente ravvivata dai credenti. sì, è un fuoco vivo, non un insieme di verità da passare continuamente al vaglio della ragione, ma piuttosto una verità – luce – che si fa vita.

Anche il fuoco, se non lo alimenti, si spegne; sia quello che accendi per ripulire le siepi dagli sterpi, sia quello che hai acceso per cucinare o per altre necessità.

Così è della fede! Troppa gente oggi, dopo aver ricevuto la cresima, si congeda da ogni impegno di continuità nella pratica dei sacramenti. In tal modo a poco a poco diventa indifferente e miscredente.

Restare saldi nella fede è possibile è possibile, anzi è vitale.

 

Signore, aiutami a ‘restare saldo nella fede’, accostandomi spesso ai sacramenti della riconciliazione e dell’eucaristia.

È così che la mia vita fiorirà di pensieri sentimenti e decisioni davvero degni dell’uomo e del cristiano. È così che non mi verrà a mancare la gioia del cuore.

 

La voce di un Santo Dottore della Chiesa

“La fede è la grande amica del nostro spirito e, a buon diritto, può parlare alle scienze umane.”
Francesco di Sales

 

Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA

info@sanbiagio.org

 

 Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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La Parola.it

PEGGIO PER ME!

Ho perso tutto nell’avventura della mia vita, il mio onore però, grazie a Dio, è intatto. La mia colpa? Aver sempre detto la mia verità. Senza barare. Trovo indegno barare… Come san Tommaso ho voluto vedere per credere. Ho visto. Peggio per me!

Louis-Ferdinand Céline

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La riflessione di oggi

Una figura sorprendente dei Vangeli è quella di Tommaso, l’apostolo che ha voluto vedere per credere, ed è così diventato l’emblema del dubbio. È a lui che, con l’amarezza che gli è tipica, rimanda Louis-Ferdinand Céline in un’intervista del 1948, raccolta con altre nel volume Polemiche. Scrittore francese morto nel 1961, Céline è di solito classificato come un autore «scandaloso», anche per i suoi comportamenti politici durante la Seconda guerra mondiale. Ma qui, con uno scatto di orgoglio, afferma la dignità della sua sincerità, quel dire «la mia verità senza barare». Ciò che intendo oggi sottolineare è, però, quel finale sconvolgente: ho voluto vedere prima di credere – confessa – come ha scelto di fare l’apostolo, e purtroppo fu peggio per me.

Anche se è facile immaginare cosa intenda questo scrittore che ha celebrato il buio a cui si approda dopo il «viaggio al termine della notte», come dice il titolo della sua opera più celebre (1932), suggerisco per i miei lettori un’altra possibilità. Una volta che hai richiesto di vedere, non hai più alibi. C’è, quindi, un valore positivo anche nell’esigere una prova: non per nulla Cristo la concede a Tommaso. E, se riandiamo al passato, il re Acaz non vuole un segno divino proprio per evitare di credere e di impegnarsi (si legga Isaia 7,10-16). Molti preferiscono evitare le domande che inquietano, desiderano guardare altrove oppure chiudono gli occhi col timore che la verità li abbagli o li costringa a una diversa visione della vita. Ecco, invece, l’invito di Tommaso: spalanca gli occhi! Anche a costo di precipitare e soprattutto di doverti decidere…

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5, 22).

L’apostolo Paolo scrive ai cristiani della regione della Galazia, che avevano accolto da lui l’annuncio del Vangelo, ma ai quali ora rimprovera di non aver compreso il significato della libertà cristiana. Per il popolo di Israele la libertà è stata un dono di Dio: Egli lo ha strappato alla schiavitù in Egitto, lo ha condotto verso una nuova terra ed ha stipulato con lui un patto di reciproca fedeltà. Allo stesso modo, Paolo afferma con forza che la libertà cristiana è un dono di Gesù. Egli, infatti, ci dona la possibilità di diventare in Lui e come Lui figli di Dio, che è Amore. Anche noi, imitando il Padre come Gesù ci ha insegnato1 e mostrato2 con la sua vita, possiamo imparare lo stesso atteggiamento di misericordia verso tutti, mettendoci al servizio degli altri. Per Paolo, questo apparente non-senso della “libertà di servire” è possibile per il dono dello Spirito, che Gesù ha fatto all’umanità con la sua morte in croce. È lo Spirito infatti che ci dà la forza di uscire dalla prigione del nostro egoismo – con il suo carico di divisioni, ingiustizie, tradimenti, violenza – e ci guida verso la vera libertà.

Passa La Parola

Passa Parola

30/04/2018

Saper chiedere aiuto per andare avanti

Buon Lunedì

«Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome,

egli v’insegnerà ogni cosa

e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto»

Gv 14, 26

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MESE di APRILE

dedicato alla

DIVINA MISERICORDIA

https://www.preghiereperlafamiglia.it/APRILE.htm

FESTA DELLA DIVINA MISERICODIA

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Lunedì 30 Aprile 2018

Lunedì della V settimana di Pasqua

Santo(i) del giorno : S. Giuseppe Cottolengo, sac. e fondatore (1786-1842),  S. Pio V, Papa O.P. (225°) dal 1556 al 1572

Meditazione del giorno : San Josemaría Escrivá de Balaguer
“Il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 14,21-26.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Gli disse Giuda, non l’Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?».
Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.
Chi non mi ama non osserva le mie parole; la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Queste cose vi ho detto quando ero ancora tra voi.
Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/09/09600.pdf Gv 14, 21-26

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Passa parola

Buona giornata

“Gesù ha detto che qualsiasi cosa chiederemo al Padre in nome suo egli ce la concederà. Proviamo dunque a chiedergli ciò che ci sta più a cuore con la certezza di fede che a lui nulla è impossibile: dalla soluzione di casi disperati, alla pace nel mondo; dalle guarigioni da malattie gravi, alla ricomposizione di conflitti familiari e sociali.

Se poi siamo in più a chiedere la stessa cosa, in pieno accordo per l’amore reciproco, allora è Gesù stesso in mezzo a noi che prega il Padre e, secondo la sua promessa, otterremo.” (fonte: http://www.centrochiaralubich.org/it/documenti/scritti/4-scritto-it/136-nulla-e-impossibile-a-dio.html)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo di Pasqua
1) Preghiera
O Padre, che unisci in un solo volere
le menti dei fedeli,
concedi al tuo popolo di amare ciò che comandi
e desiderare ciò che prometti,
perché fra le vicende del mondo
là siano fissi i nostri cuori
dove è la vera gioia.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

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Lunedì 30 aprile 2018 – V SETTIMANA DI PASQUA

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Vi predichiamo di convertirvi da questa vanità al Dio vivente”
Atti 14,15b

 

Come vivere questa Parola?

È una pagina che afferra l’attenzione, anche perché quanto viene narrato si snoda tra l’emozionante e il divertente.

Paolo, insieme a Barnaba, col quale veniva annunciando la Buona Novella, si trovava a Listra: una città dell’Asia Minore. Qui incontrò un uomo paralizzato fin dalla nascita.

Questo poveretto era lì ad ascoltare la predica di Paolo, quando quest’ultimo ne incrociò lo sguardo, costatando che costui aveva fede e desiderava guarire.

Per questo disse a gran voce: “alzati diritto in piedi”. L’uomo, in quel istante, fu guarito e presse a camminare.

Scoppiò una specie di delirio da parte della folla che subito credette di aver a che fare con la presenza di due divinità: nientemeno che Zeus e Hermes. Ci fu grande entusiasmo e più grande confusione mentre portavano corone votive e stavano per offrire sacrifici in onore di Paolo e Barnaba, presunte divinità.

Essi, dal canto loro, ne furono costernati fino a stracciarsi le vesti, cercando di convincere la gente d’essere in tutto come loro.

Quello che più conta per noi è il fatto che i due apostoli trovarono anche lì occasione per annunciare il Vangelo, invitando tutto a convertirsi.

È il Dio vivente che bisogna lasciar entrare nella propria vita: quel Dio che è Creatore di ogni verità bontà e bellezza nella vita del cosmo e in quella di noi uomini.

Proprio a questo la pagina Sacra invita anche noi oggi, perché la Risurrezione di Cristo Gesù possa agire come salvezza sempre nuova nella vita di ogni nostra giornata e nel mondo intero.

La voce di filosofo politico e scrittore britannico

 

“La superstizione e la creduloneria sono la pseudo religione dei deboli.”

Edmund Burke

 

Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA

info@sanbiagio.org

 

 Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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La Parola.it

NON TOGLIETE IL CROCIFISSO

Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino allora assente. La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? Sono quasi duemila anni che diciamo «prima di Cristo» e «dopo Cristo»… Il crocifisso è il segno del dolore umano… Il crocifisso fa parte della storia del mondo.

Natalia Ginzburg

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La riflessione di oggi

Così scriveva Natalia Ginzburg sull’«Unità», il 22 marzo 1988, ribellandosi a una delle tante richieste di eliminazione del crocifisso dai luoghi pubblici, sulla scia di un secolarismo aggressivo che vorrebbe cancellare i simboli umani e storici in una sorta di anelito al vuoto, all’assenza, al grigio indistinto. È la deriva lunga dell’ansia giacobina della Rivoluzione francese che mutilava le teste alle statue delle cattedrali, senza accorgersi di decapitare la propria storia. Alla fine rimarrebbe una cultura del tutto incolore, asettica, liofilizzata, fondata sul nulla, che è inoffensivo perché appunto inesistente.

Quel segno che ha cambiato il mondo, che proclama l’uguaglianza di tutti, che raggruma in sé il dolore dell’umanità, che è un indice puntato contro le ingiustizie del potere non è forse una lezione da spiegare più che una voce simbolica da far tacere? Ma vorremmo aggiungere alle parole della Ginzburg quelle di un importante studioso come Carlo Ossola nel suo II continente interiore: «Rimuovere un crocifisso lascia, sulla parete, la propria sindone di orli grigiastri, una croce di bianca assenza nell’intonaco del muro. La prossima sentenza sarà, dunque, contro l’inquietante Presenza dell’Ombra».

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna” (Gv 6, 47).

Questa frase di Gesù fa parte di un lungo dialogo con la folla che ha visto il segno della moltiplicazione dei pani e lo segue, forse soltanto per ricevere da lui ancora qualche aiuto materiale. Gesù, partendo dal loro bisogno immediato, porta piano piano il discorso sulla sua missione: è stato inviato dal Padre per dare agli uomini la vera vita, quella eterna, e cioè la stessa vita di Dio, che è Amore. Egli, camminando sulle strade della Palestina, si fa vicino a quanti incontra, non si sottrae alle richieste di cibo, di acqua, di risanamento, di perdono; anzi condivide ogni necessità e ridà speranza a ognuno. Per questo può chiedere poi un passo ulteriore, può invitare chi lo ascolta ad accogliere la vita che ci offre, ad entrare in relazione con Lui, a dargli fiducia, ad avere fede in Lui…

Passa La Parola

Passa Parola

29/04/2018

Aprirsi al dialogo con tutti

Buona Domenica

«Il tralcio non può far frutto da se stesso»

Gv 15, 4

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MESE di APRILE

dedicato alla

DIVINA MISERICORDIA

https://www.preghiereperlafamiglia.it/APRILE.htm

FESTA DELLA DIVINA MISERICODIA

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Collegamento Mondiale CH 28 Aprile 2018 http://collegamentoch.focolare.org/project/italiano-29/

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Domenica 29 Aprile 2018

V Domenica di Pasqua

Santo(i) del giorno : S. Caterina da Siena, Dottore della Chiesa (1347-1380),  S. Severo di Napoli, vescovo († 410)

Meditazione del giorno : Pio XII
“Senza di me non potete far nulla”

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 15,1-8.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo.
Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto.
Voi siete gia mondi, per la parola che vi ho annunziato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me.
Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla.
Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato.
In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/09/09600.pdf Gv 15, 1-8

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Passa parola

Buona giornata

[…] Nel Movimento dei Focolari, per le persone che vi hanno aderito, il dialogo non è qualcosa che resti nell’ambito dell’opinabile.
Anche solo scorrendo le tappe del suo sviluppo, si intuisce come il movimento non sia nato a tavolino, ma per un’ispirazione carismatica che lo Spirito ha voluto concedere a una giovane donna trentina.
Fin dai primi anni numerosi episodi, accaduti a Chiara Lubich e alle sue prime compagne, indicavano una via di totale accoglienza dell’altro, chiunque esso fosse.
E l’accoglienza è il primo gradino del dialogare.
(Fonte: www.cittanuova.it – Le aperture)

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Lectio Divina Carmelitana:

L’immagine della vite vera, che è Gesù
L’invito pressante a rimanere in Lui
per portare il frutto dell’amore
Giovanni 15, 1-8

1. Orazione iniziale

Signore, Tu sei! E questo ci basta, per vivere, per continuare a sperare ogni giorno, per camminare in questo mondo, per non scegliere la via sbagliata della chiusura e della solitudine. Sì, Tu sei per sempre e da sempre; sei e rimani, o Gesù! E questo tuo essere è dono continuo anche per noi, è frutto sempre maturo, perché ce ne nutriamo e diventiamo forti di Te, della tua Presenza. Signore, apri il nostro cuore, apri il nostro essere al tuo essere; aprici alla Vita con la potenza misteriosa della tua Parola. Facci ascoltare, facci mangiare e gustare questo cibo dell’anima; vedi come ci è indispensabile! Manda, ora, il frutto buono del tuo Spirito, perché realizzi in noi ciò che leggiamo e meditiamo di te.

http://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-5-domenica-pasqua-b

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29 aprile 2018 – V DOMENICA DI PASQUA

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“In quei giorni, Saulo, venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi ai discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo che fosse un discepolo.”  
Atti 9,26

 

Come vivere questa Parola?

Paolo ha vissuto l’esperienza più forte che possa fare un uomo: l’esperienza di un momento del tutto superiore a quelle tipiche di una vita mortale.

Ecco il fatto mentre cavalcava in folle corsa verso Damasco con la lista dei nomi di quanti, pur essendo ebrei stavano accettando il Vangelo. Paolo era stato improvvisamente disarcionato. Una luce sfolgorante lo aveva accecato e una voce dall’Alto lo aveva interpellato: Perché mi perseguiti?

Incredibilmente sgomento e nello stesso tempo forte di una serenità nuova, Paolo riprese il viaggio e Anania, in nome di Dio e del Vangelo, fu strumento di repentina guarigione degli occhi e di riabilitazione per Paolo e di piena apertura alla fede cristiana.

È questo un antefatto importante per capire come, anche a Gerusalemme, una terra dove vivevano i discepoli, Paolo non ebbe un soggiorno facile neppure presso di loro.

Chiaro il perché: avevano paura, non essendo ancora persuasi della sua conversione.

Non è difficile immaginare quel che Paolo avrà sofferto: qualcosa di simile a una grande delusione con artigli di insorgenti tentazioni.

Il demonio, astuto com’è, volete che non gli abbia sollevato in cuore la voglia di farsi valere nell’immediato proclamare a tutti la ragione della sua venuta, e magari di fare ciò con espressioni violente?

Ecco, quel che capitò a Paolo non è poi tanto dissimile da quel che può succedere anche a noi. Ci prefiggiamo il bene, lanciamo un’iniziativa oppure accettiamo di collaborare con entusiasmo a quelle altrui. E, guardiamo: quel tale insinua che tu operi per interesse, quell’altro va dicendo che certo cè di mezzo la tua vanagloria… Insomma non son ‘rose e fiori’ ciò che vai cogliendo mentre intendi di operare il bene.

L’antidoto? Credo sia proprio una più intima unione a Gesù che abita in te, pregandolo così:

Se tu, che hai compiuto tutto il bene possibile, sei stato trattato da malfattore fino a essere appeso alla croce, non devo stupirmi di quel che sta capitando a me. Dammi solo cuore chiaro nel continuare a fare il bene, dammi un cuore forte nel lasciar cadere le foglie secche e ingiallite delle chiacchiere.

 

La voce di uno scrittore

“Vivere pienamente significa liberarsi dalla zavorra che è il giudizio degli altri su di te.”

Jack Thommen

 

Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA

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La Parola.it

COMMENTI VIVENTI

Un commento al Vangelo non si deve scrivere ma vivere. E ci sono molti più commenti viventi al Vangelo di quanto possa sembrare a prima vista.

Ferdinand Ebner

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La riflessione di oggi

Propongo queste parole del filosofo austriaco Ferdinand Ebner (1882-1931), prima ateo e poi fervido credente, con qualche imbarazzo, avendo alle spalle una non piccola valanga di pagine di commenti biblici. Un imbarazzo che dovrebbe colpire anche i predicatori che intessono esposizioni, spiegazioni, applicazioni sui testi biblici della liturgia. Già un ateo rimasto tale come il filosofo tedesco Friedrich W. Nietzsche accusava in questi termini i cristiani: «Se la buona novella della vostra Bibbia fosse anche scritta sul vostro volto, non avreste bisogno di insistere così ostinatamente perché si creda all’autorità di questo libro: le vostre opere, le vostre azioni dovrebbero rendere quasi superflua la Bibbia perché voi stessi dovreste continuamente costituire la Bibbia nuova».

Ebner, però, apre uno squarcio a cui affacciarsi: per le strade del mondo non ci sono solo visi pallidi di indifferenza o arrossati dall’egoismo; camminano tanti «commenti viventi al Vangelo», giovani e anziani, fedeli e persone che credono di non credere ma conducono un’esistenza specchiata e generosa. Ogni giorno li incontriamo e sono quelli – come scriveva ancora Ebner – che hanno abbattuto tra loro e gli altri e Dio «la muraglia cinese del proprio io». Mi piace, allora, finire con un augurio: che sia possibile anche per noi incidere sulla nostra tomba l’epigrafe che volle per sé questo filosofo: «Qui giace il resto mortale di una vita umana nella cui grande oscurità ha brillato la luce della vita e in questa luce ha compreso che Dio è amore».

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna” (Gv 6, 47).

Questa frase di Gesù fa parte di un lungo dialogo con la folla che ha visto il segno della moltiplicazione dei pani e lo segue, forse soltanto per ricevere da lui ancora qualche aiuto materiale. Gesù, partendo dal loro bisogno immediato, porta piano piano il discorso sulla sua missione: è stato inviato dal Padre per dare agli uomini la vera vita, quella eterna, e cioè la stessa vita di Dio, che è Amore. Egli, camminando sulle strade della Palestina, si fa vicino a quanti incontra, non si sottrae alle richieste di cibo, di acqua, di risanamento, di perdono; anzi condivide ogni necessità e ridà speranza a ognuno. Per questo può chiedere poi un passo ulteriore, può invitare chi lo ascolta ad accogliere la vita che ci offre, ad entrare in relazione con Lui, a dargli fiducia, ad avere fede in Lui…

Passa La Parola

Passa Parola

28/04/2018

Riempire la giornata di atti d’amore.

Buon Sabato

«Chi ha visto me ha visto il Padre»

Gv 14, 9

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MESE di APRILE

dedicato alla

DIVINA MISERICORDIA

https://www.preghiereperlafamiglia.it/APRILE.htm

FESTA DELLA DIVINA MISERICODIA

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Sabato 28 Aprile 2018

Sabato della IV settimana di Pasqua

Santo(i) del giorno : S. Louis-Marie Grignion de Montfort,sac. e fond. (1673-1716),  S. Gianna Beretta Molla, sposa, madre, medico (1922-1962)

 

Meditazione del giorno : San Vincenzo de’ Paoli
“Chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi”

 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 14,7-14.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre?
Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere.
Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre».
Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio.
Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.»

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/09/09600.pdf Gv 14, 7-14

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Passa parola

Buona giornata

Per fare un altro esempio, diamo la parola a Sulio, Sosefo e Mika, che erano giunti a Roma dalle Isole Fiji ed il cui viaggio di ritorno in aereo è durato due giorni, toccando fra l’altro la Corea e la Nuova Zelanda: “Abbiamo condiviso le nostre esperienze con gli altri seminaristi della diocesi e loro vogliono attuare insieme a noi la Parola di vita. Intanto cerchiamo di vivere con intensità il momento presente e di riempire la giornata di atti concreti d’amore”.
(Fonte: www.indaco-torino.net)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo di Pasqua
1) Preghiera
Dio onnipotente ed eterno,
rendi sempre operante in noi il mistero della Pasqua,
perché, nati a nuova vita nel Battesimo,
con la tua protezione possiamo portare molto frutto
e giungere alla pienezza della gioia eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

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Sabato 28 aprile 2018 – IV SETTIMANA DI PASQUA

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Il sabato seguente quasi tutta la città si radunò per ascoltare la parola di Dio. Quando videro quella moltitudine, i Giudei furono pieni di gelosia e contraddicevano le affermazioni di Paolo, bestemmiando»
 
At 13,44-45

Come vivere questa Parola?

Ancora una volta Paolo e Barnaba si confrontano con i cristiani di Antiochia. Ma mentre questa moltitudine di credenti pende dalle labbra dei due missionari, i Giudei, morsi dalla gelosia, si affannano a contraddire le loro affermazioni. Il testo annota: lo facevano “bestemmiando”. E’ lo scontro penoso tra il cuore indurito di Israele e la docilità dei pagani, il rifiuto dei figli e l’assenso degli stranieri. Come spesso accade anche nelle nostre comunità cristiane: quelli che noi chiamiamo i “lontani”, incontrando Cristo, “si rallegrano, glorificano la Parola di Dio e abbracciano la fede”, assumendo con zelo la radicalità del Vangelo; noi invece, che ci crediamo i “vicini”, ci chiudiamo a riccio nella nostra presunzione sentendoci a posto, giusti come il fariseo del Vangelo, pronti a contraddire e restii e a riconoscere l’azione dello Spirito che “opera tutto in tutti” (1Cor 12,6).

Ecco perché urge rivisitare di continuo il cuore, ridestandolo ogni giorno alla verità della Parola. Ed urge farlo con franchezza, dilatandolo all’accoglienza ospitale di tutti, vicini e lontani, stranieri e conterranei, estranei e consanguinei. Questo abbraccio universale, pregno d’amore solidale, è infatti l’attualizzazione più autentica della parola di Isaia riferita dall’Apostolo Paolo ai Giudei: “Così ci ha ordinato il Signore: Io ti ho posto come luce per le genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra”.

 

Dilata il mio cuore, o Dio, all’amore universale, sfrondando resistenze, rigidità e chiusure che mi rendono estraneo al Cristo che si manifesta nel volto di ogni uomo.

 

La voce di teologo francese

 La vita ci è data per cercare Dio,

la morte per trovarlo,

l’eternità per possederlo.

Jacques Nouet

 

Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA

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La Parola.it

ATTORI, AUTO E CALCIATORI

Ci sono difetti che sembrano oggi concepiti già nel ventre delle madri: parlo dell’infatuazione per gli attori, per le auto e i calciatori. Quanto tempo può concedere agli studi un animo assediato e preso da questi pensieri? E dove troviamo un giovane che parli di qualcos’altro a casa sua? E se entriamo in una scuola, che altri discorsi possiamo sentire tra i ragazzi? Persino i maestri non parlano d’altro!

Liberamente tratto da Publio Cornelio Tacito

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La riflessione di oggi

I lettori diranno: ecco un’altra pur giusta ma scontata lamentela sulla superficialità dei nostri giorni! E, invece, c’è una sorpresa: io ho sostituito tre parole – attori, auto e calciatori -a un testo desunto nientemeno che da Tacito, I-II secolo d.C., nel dialogo De oratoribus. Solo che lo storico romano, al posto della triade da me sostituita, proponeva l’equivalente di allora: «istrioni, cavalli e gladiatori». Questo prova almeno due cose. Da un lato, l’importanza di leggere i classici e i testi fondanti della nostra civiltà, a partire dalla Bibbia: essi non hanno tempo e non cessano mai di insegnare e ammonire.

D’altro lato, viene spontanea la riflessione sulla costante debolezza della creatura umana. La storia «non è magistra di niente che ci riguardi» scriveva Montale. Essa si ripete e l’umanità continua a inciampare negli stessi errori, per cui «la storia è come una galleria di quadri con pochi originali e molte copie», come ironizzava un famoso storico francese dell’Ottocento, de Tocqueville. Eppure non ci si deve stancare di ribadire che l’uomo è libero e può andare controcorrente. Ha energie interiori e non soltanto la forza fisica per invertire la rotta, per abbattere certi idoli, per strappare le catene dei vizi, per non accodarsi alla massa, per ribellarsi alla tromba della moda e dell’opinione dominante. Le religioni dovrebbero essere una spina nel fianco che non fa tacere la coscienza e richiama ai veri valori.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna” (Gv 6, 47).

Questa frase di Gesù fa parte di un lungo dialogo con la folla che ha visto il segno della moltiplicazione dei pani e lo segue, forse soltanto per ricevere da lui ancora qualche aiuto materiale. Gesù, partendo dal loro bisogno immediato, porta piano piano il discorso sulla sua missione: è stato inviato dal Padre per dare agli uomini la vera vita, quella eterna, e cioè la stessa vita di Dio, che è Amore. Egli, camminando sulle strade della Palestina, si fa vicino a quanti incontra, non si sottrae alle richieste di cibo, di acqua, di risanamento, di perdono; anzi condivide ogni necessità e ridà speranza a ognuno. Per questo può chiedere poi un passo ulteriore, può invitare chi lo ascolta ad accogliere la vita che ci offre, ad entrare in relazione con Lui, a dargli fiducia, ad avere fede in Lui…

Passa La Parola

Passa Parola

27/04/2018

Guardarci come Dio ci guarda

Buon Venerdì

«Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto,

ritornerò e vi prenderò con me,

perché siate anche voi dove sono io»

Gv 14, 3

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MESE di APRILE

dedicato alla

DIVINA MISERICORDIA

https://www.preghiereperlafamiglia.it/APRILE.htm

FESTA DELLA DIVINA MISERICODIA

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Venerdì 27 Aprile 2018

Venerdì della IV settimana di Pasqua

Santo(i) del giorno : S. Zita, vergine e domestica a Lucca (1218-1278) ,  B. Nicolas Roland, presbitero e fondatore (1642-1678)

 

Meditazione del giorno : Pio XII
Cristo, Via, Verità e Vita, è la luce della coscienza

 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 14,1-6.

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me.
Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l’avrei detto. Io vado a prepararvi un posto;
quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io.
E del luogo dove io vado, voi conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?».
Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me».

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/09/09600.pdf Gv 14, 1-6

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Passa parola

Buona giornata

[…] Dobbiamo guardarci come Dio ci guarda, non per criticarci e condannarci, ma per aver misericordia gli uni degli alti ed aiurtarci. […] (Fonte: Chiara Lubich – Frammenti – Ed. Città Nuova)

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Lectio Divina Carmelitana:

Venerdì, 27 Aprile, 2018

Tempo di Pasqua
1) Preghiera
O Padre,
principio della vera libertà e fonte di salvezza,
ascolta la voce del tuo popolo
e fa’ che i redenti dal sangue del tuo Figlio
vivano sempre in comunione con te
e godano la felicità senza fine.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

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Venerdì 27 aprile 2018 – IV SETTIMANA DI PASQUA

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Gesù disse ai suoi discepoli: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molti posti…Io vado a prepararvi un posto».
 Gv 14,1-2

 

Come vivere questa Parola?

Nel lungo discorso d’addio, Gesù preavvisa i suoi discepoli: “ancora per poco sono con voi”, e con infinita dolcezza si affretta a rassicurarli perché la sua partenza non li getti nell’inquietudine e nello sconforto: “Io vado a prepararvi un posto”. E poco dopo, annunciando la venuta del Paraclito, aggiunge: “È bene per voi che io me ne vada”.

Andare nella casa del Padre, lascia intendere Gesù, non è un sottrarsi a questo mondo per andare in un altro: chi mai potrebbe incontrarlo se così fosse? È piuttosto un superare i limiti, i condizionamenti di questo mondo per esservi presente in modo diverso – misterioso, se si vuole – ma non meno reale, anzi, più vero di prima. E per fare questo, Gesù deve tornare al Padre. Solo da lì gli sarà possibile fecondare tutte le situazioni umane, senza intoppi limitanti di tempo e di spazio.

Questa certezza di fede, che mai dobbiamo stancarci di visitare in preghiera, spalanca orizzonti infiniti di speranza. Proprio perché il Cristo è glorificato alla destra del Padre, a noi è dato di incontrarlo nell’interiorità profonda, percependo la sovrabbondanza della grazia che si fa via, verità e vita, mentre ci riscalda il cuore avvolgendoci di un amore che non conosce limiti di spazio e di tempo. Un amore che sussurra promesse d’infinito mentre ci precede lungo le strade polverose della quotidianità rinvigorendo i nostri passi: “io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).

 

Ti prego, Signore: fa’ che questa fede pasquale mi solleciti a vivere guardando con gioia alla vita beata che m’attende, mentre dispiego con serena fiducia le ali dell’impegno in questo presente che mi offri come spazio/tempo dell’incontro con Te.

 

La voce di un Padre della Chiesa

Dio ti chiama al tuo progetto, ma tu sei sordo e Dio allora ti manda le inquietudini, affinché tu cominci a cercare la centralità della tua anima.
Agostino

 

Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA

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La Parola.it

I PREGIUDIZI

La maggior parte delle persone crede di pensare, mentre in realtà organizza semplicemente i propri pregiudizi.

William James

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La riflessione di oggi

«Con l’idee donna Prassede si regolava come dicono che si deve far con gli amici; n’aveva poche; ma a quelle poche era molto affezionata. Tra le poche, ce n’era per disgrazia molte delle storte; e non erano quelle che le fossero men care». Così ironizzava Alessandro Manzoni su un personaggio minore del suo capolavoro, I Promessi Sposi. Il profilo di donna Prassede affiora idealmente anche nell’osservazione del filosofo e psicologo statunitense William James (1842-1910) che oggi proponiamo. Egli punta su quella deviazione del pensiero che è il pregiudizio.

Se è vero che il concetto elaborato attraverso il pensiero è fondamentale nella ricerca, è altrettanto vero che molto spesso il punto di partenza è un preconcetto e attorno a esso si elabora un pensare che in realtà si trasforma in un circolo vizioso. In pratica si gira attorno alla propria idea fissa per difenderla, sostenendola con argomentazioni faziose. Dobbiamo riconoscere che un po’ tutti abbiamo – talora inconsapevolmente – i nostri pregiudizi intoccabili, che non verranno mai scalfiti dalle obiezioni altrui. Lo scrittore francese Anatole France di un suo personaggio, un illustre accademico, notava che «si lusingava di essere un uomo senza pregiudizi; e questa pretesa è già di per sé un grande pregiudizio». Cerchiamo, allora, con coraggio di vagliare le nostre idee, soprattutto quelle più care, confrontandole con quelle a esse antitetiche per scoprire se resistono alla luce di un vero, spietato, fondato giudizio.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna” (Gv 6, 47).

Questa frase di Gesù fa parte di un lungo dialogo con la folla che ha visto il segno della moltiplicazione dei pani e lo segue, forse soltanto per ricevere da lui ancora qualche aiuto materiale. Gesù, partendo dal loro bisogno immediato, porta piano piano il discorso sulla sua missione: è stato inviato dal Padre per dare agli uomini la vera vita, quella eterna, e cioè la stessa vita di Dio, che è Amore. Egli, camminando sulle strade della Palestina, si fa vicino a quanti incontra, non si sottrae alle richieste di cibo, di acqua, di risanamento, di perdono; anzi condivide ogni necessità e ridà speranza a ognuno. Per questo può chiedere poi un passo ulteriore, può invitare chi lo ascolta ad accogliere la vita che ci offre, ad entrare in relazione con Lui, a dargli fiducia, ad avere fede in Lui…

Passa La Parola

Passa Parola

26/04/2018

Essere operatori di pace

Buon Giovedì

«Chi accoglie colui che io manderò, accoglie me;

chi accoglie me,

accoglie colui che mi ha mandato»

Gv 13, 20

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MESE di APRILE

dedicato alla

DIVINA MISERICORDIA

https://www.preghiereperlafamiglia.it/APRILE.htm

FESTA DELLA DIVINA MISERICODIA

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Rosario dedicato a don Tonino Bello

Rosario del mercoledì

Stasera pregheremo per la pace nel mondo e per il piccolo Alfie.

Pubblicato da Associazione Nazionale Papaboys su Mercoledì 25 aprile 2018

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Giovedì 26 Aprile 2018

Giovedì della IV settimana di Pasqua

Santo(i) del giorno : S. Rafael Arnáiz Barón, religioso O.C.S.O. (1911-1938),  S. Giovanni Battista Piamarta, sac. e fondatore (1841-1913)

 

Meditazione del giorno : Papa Francesco
“Un apostolo non è più grande di chi lo ha mandato”

 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 13,16-20.

In quel tempo, dopo che ebbe lavato i piedi ai discepoli, Gesù disse loro: «In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato.
Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica.
Non parlo di tutti voi; io conosco quelli che ho scelto; ma si deve adempiere la Scrittura: Colui che mangia il pane con me, ha levato contro di me il suo calcagno.
Ve lo dico fin d’ora, prima che accada, perché, quando sarà avvenuto, crediate che Io Sono.
In verità, in verità vi dico: Chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato».

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/09/09600.pdf Gv 13, 16-20

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Passa parola

Buona giornata

[…] Sai chi sono gli operatori di pace di cui parla Gesù?
Non sono quelli che chiamiamo pacifici, che amano la tranquillità, non sopportano le dispute e si manifestano per natura loro concilianti, ma spesso rivelano un recondito desiderio di non essere disturbati, di non volere noie.
Gli operatori di pace non sono nemmeno quelle brave persone che, fidandosi di Dio, non reagiscono quando sono provocate o offese.
Gli operatori di pace sono coloro che amano tanto la pace da non temere di intervenire nei conflitti per procurarla a coloro che sono in discordia.
Può essere portatore di pace chi la possiede in se stesso.
Occorre essere portatore di pace, anzitutto nel proprio comportamento di ogni istante, vivendo in accordo con Dio e facendo la sua volontà.[…]”
(Fonte: Chiara Lubich – Parola di Vita Novembre 1997)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo di Pasqua
1) Preghiera
O Dio, che hai redento l’uomo
e lo hai innalzato oltre l’antico splendore,
guarda all’opera della tua misericordia,
e nei tuoi figli, nati a vita nuova nel Battesimo,
custodisci sempre i doni della tua grazia.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

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Giovedì 26 aprile 2018 – IV SETTIMANA DI PASQUA

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Gesù disse ai discepoli: “In verità, in verità vi dico: un servo non è più grande del suo padrone, né un apostolo è più grande di chi lo ha mandato. Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica.”».
Gv 13,16-17

Come vivere questa Parola?

Compiuto l’umile segno della lavanda dei piedi, Gesù scandisce l’esemplarità del suo gesto citando quasi a conferma un noto proverbio, la cui forma più usuale si trova nel vangelo di Matteo: “È sufficiente per il discepolo essere come il suo maestro e per il servo come il suo padrone” (10,25), ribadendo così la necessità di essere e fare come lui, nell’umile servizio alla causa del Vangelo. Con una promessa: così facendo, sarete beati!

In questa affermazione c’è tutta la forza dirompente dell’amore a cui non basta un’adesione di principio. Esige piuttosto una fedeltà che si compiace di esprimersi nel dono di sé senza riserve, fino a dare la vita – come Gesù – in riscatto per molti. Si dissipa così il miraggio di una felicità cercata con arroganza nella corsa spasmodica verso il potere a tutti i costi. La gioia infatti non sta nel dominare ma nel servire, umilmente chini ai piedi di una comunità di fratelli, poiché “chi vuol essere grande si farà servitore, e chi vuol essere il primo sarà il servo di tutti” (Cfr. Mc 10,43-44).

Se vogliamo tendere alla pienezza dell’amore, bisogna davvero che ci lasciamo afferrare da questa logica, entrandovi con docilità nella certezza di trovare in essa il senso stesso del nostro nascere, vivere e morire. Certo, tutto attorno a noi e talvolta persino dentro di noi ci suggerisce uno stile diametralmente opposto, fondato sull’affermazione dell’io che accentra su di sé ogni attenzione. Ma è proprio qui, nella perenne fatica di decentrarsi e superarsi, liberi dalla schiavitù dell’ego, che noi gustiamo la beatitudine di cui oggi parla Gesù. Una beatitudine che prelude la santità.

 

Converti il mio cuore, o Dio, alla bellezza della beatitudine che gemma nell’interiorità profonda ogni qualvolta l’amore sussurra esigente l’imperativo del servizio.

 

La voce della fondatrice dei movimenti dei focolari

Se abbiamo sperimentato che è “tutto vero” quello che Gesù dice, è facile lasciare ogni altro maestro per Lui.

Chiara Lubich

 

Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA

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La Parola.it

IL LIFTING DELL’ANIMA

La giovinezza non è un periodo della vìta, ma uno stato d’animo, un effetto della volontà, una qualità dell’immaginazione, un’intensità emotiva, una vittoria del coraggio sull’amore della comodità. Non si diventa vecchi per aver vissuto un certo numero di anni, ma perché si è abbandonato il proprio ideale. Gli anni tracciano solchi sul corpo e raggrinziscono la pelle, la rinuncia all’ideale li traccia nell’anima.

Samuel Ullman – Douglas A. Macarthur

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La riflessione di oggi

In tante case c’è, relegato in qualche angolo, l’album o la scatola contenente le fotografie. Scorrere quelle più ingiallite crea una sensazione di malinconia: visi perfetti, freschi, sorridenti del passato hanno lasciato il passo all’impietosa verità dello specchio in cui questi stessi volti si riflettono oggi. Il fluire del tempo scava rughe, produce smagliature, stinge le tonalità, spegne la freschezza e il vigore. Se il giovane, o la ragazza, che ora sa di essere attraente immaginasse il suo profilo fra alcune decine d’anni, rimarrebbe sconcertato.

Eppure una via per esorcizzare questo incubo c’è ed è suggerita nel testo sopra citato che è un frammento di un brano più ampio di solito attribuito a un discorso del generale Douglas A. MacArthur (1880-1964), figura di spicco nella Seconda guerra mondiale. In realtà egli rimandava a uno scritto di un ebreo tedesco emigrato negli USA, Samuel Ullman (1840-1924). Bisogna conservare lungo il percorso del fiume del tempo la freschezza interiore della ricerca, della passione, dell’amore, della bellezza, dell’attesa. È proprio qui il dramma di tanti giovani di oggi che hanno un viso perfetto, un corpo agile ma un’anima rattrappita, già vecchia e cadente. E sta proprio in questo la vitalità e la gioia di vivere di non pochi anziani che, non per ridicoli atteggiamenti giovanilistici esteriori, ma per carica interiore colmano i loro giorni di interessi e di attese. Il vero lifting non è quello della carne e della pelle, ma dello spirito.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna” (Gv 6, 47).

Questa frase di Gesù fa parte di un lungo dialogo con la folla che ha visto il segno della moltiplicazione dei pani e lo segue, forse soltanto per ricevere da lui ancora qualche aiuto materiale. Gesù, partendo dal loro bisogno immediato, porta piano piano il discorso sulla sua missione: è stato inviato dal Padre per dare agli uomini la vera vita, quella eterna, e cioè la stessa vita di Dio, che è Amore. Egli, camminando sulle strade della Palestina, si fa vicino a quanti incontra, non si sottrae alle richieste di cibo, di acqua, di risanamento, di perdono; anzi condivide ogni necessità e ridà speranza a ognuno. Per questo può chiedere poi un passo ulteriore, può invitare chi lo ascolta ad accogliere la vita che ci offre, ad entrare in relazione con Lui, a dargli fiducia, ad avere fede in Lui…

Passa La Parola

Passa Parola

25/04/2018

Accogliere le diversità dell’altro

Buon Mercoledì

«E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno»

Mc 16, 17-18

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MESE di APRILE

dedicato alla

DIVINA MISERICORDIA

https://www.preghiereperlafamiglia.it/APRILE.htm

FESTA DELLA DIVINA MISERICODIA

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Rosario del mercoledì

Dopo la visita a Molfetta di Papa Francesco, vogliamo anche noi riproporre Mons. Tonino Bello, nelle meditazioni del nostro Rosario. Le parole del Papa ad Alessano ci faranno meglio conoscere questo nostro Servo di Dio.

Pubblicato da Associazione Nazionale Papaboys su Lunedì 23 aprile 2018

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Mercoledì 25 Aprile 2018

San Marco, evangelista – Festa

Santo(i) del giorno : S. Marco Evangelista (festa),  S. Giovanni Battista Piamarta, sac. e fondatore (1841-1913)

 

Meditazione del giorno : Sant’Ireneo di Lione
“Predicate il Vangelo ad ogni creatura”

 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 16,15-20.

In quel tempo Gesù apparve agli Undici e disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.»
Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato.
E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demòni, parleranno lingue nuove,
prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l’accompagnavano.

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/10/10638.pdf Mc 16, 15-20

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Passa parola

Buona giornata

La parola di vita è un invito pressante a riconoscere il positivo che c’è nell’altro, almeno per il fatto che Cristo ha dato la vita anche per quella persona che sarei portato a giudicare. È un invito ad ascoltare lasciando cadere i meccanismi difensivi, a rimanere aperti al cambiamento, ad accogliere le diversità con rispetto e amore, per giungere a formare una comunità plurale e insieme unita.
(Fonte: http://www.focolare.org/news/2015/01/30/febbraio-2015/)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo di Pasqua
1) Preghiera
O Dio, che hai glorificato il tuo evangelista Marco
con il dono della predicazione apostolica,
fa’ che, alla scuola del Vangelo,
impariamo anche noi
a seguire fedelmente il Cristo Signore.
Egli è Dio, e vive e regna con te…

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Mercoledì 25 aprile 2018 – IV SETTIMANA DI PASQUA
San Marco Evangelista

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Gesù apparve agli Undici e disse loro:
“Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura”»
Mc.16,15

 

Come vivere questa Parola?

In comunione con la Chiesa copta e bizantina, celebriamo oggi la festa di san Marco evangelista, discepolo fedele di Pietro, di cui raccoglie la predicazione sui detti e sui fatti di Gesù. In particolare, del tempo pasquale l’evangelista riferisce l’episodio dell’Ascensione del Signore, preceduta dal mandato missionario rivolto agli Undici: “Andate, …predicate il Vangelo!”, cui segue l’elenco dei segni che accompagneranno la loro missione: scacciar demoni, parlare lingue nuove, guarire i malati, essere invulnerabili ai veleni, ‘addomesticare’ serpenti, per la potenza del Signore crocifisso e risorto. Un elenco emblematico di situazioni irrisolvibili, che ogni epoca potrebbe stendere, anche la nostra.

Il messaggio è chiaro: la presenza efficace del Signore opera in coloro che credono e vanno nel suo nome. Dunque anche in noi che, sulla scia degli Undici, formiamo quella “nuova umanità” che cammina alla sequela di Gesù. Non a caso l’evangelista precisa: “Questi saranno i segni che accompagneranno coloro che credono”. Dunque non solo la Chiesa nascente, ma ogni uomo, di ogni tempo e ad ogni latitudine, che crede in Cristo e, in forza di questa fede, si fa corresponsabile alla salvezza del mondo. Quel mondo che – non dimentichiamolo – comincia sempre alle porte di casa nostra!

Faccio mia questa preghiera del card. Martini:

 

Donaci il tuo Spirito di pace e di gioia, Signore, affinché possiamo percorrere le strade del mondo diffondendo ovunque lo spirito del Vangelo e tutti gli uomini sappiano riconoscere te, unico vero Dio e colui che tu hai mandato, Cristo Gesù.

 

La voce del Papa emerito

Si può dire che la testimonianza è il mezzo con cui la verità dell’amore di Dio raggiunge l’uomo nella storia, invitandolo ad accogliere liberamente questa novità radicale. Nella testimonianza Dio si espone, per così dire, al rischio della libertà dell’uomo.

Papa Benedetto XVI

 

Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA

info@sanbiagio.org

 

 

 Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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La Parola.it

GLI AFFARI NOSTRI

Ora che l’Italia è fatta, dobbiamo fare gli affari nostri… Avevano promesso il regno della giustizia e della moralità; e le parzialità e le ladrerie continuavano come prima: i potenti e i prepotenti d’un tempo erano tuttavia al loro posto!

Federico De Roberto

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La riflessione di oggi

Lo lessi anni fa e mi è rimasto impresso come un romanzo imponente, uno di quelli che i critici sono soliti definire come l’affresco di un’epoca. Sono I Viceré, il capolavoro che lo scrittore napoletano Federico De Roberto pubblicò nel 1894. Protagonista è la famiglia aristocratica siciliana degli Uzeda che assiste e partecipa ai rivolgimenti che conducono all’Italia unita: al fervore dei moti libertari si oppone l’inestricabile ramificazione delle radici profonde degli interessi. Ecco spiegate le righe che abbiamo ripreso da quel grandioso romanzo, sconsolata considerazione sull’incessante perdurare delle ingiustizie, sopito il fuoco di paglia della rivoluzione, dell’unificazione e delle promesse roboanti.

Il pessimismo è forse eccessivo, ma ha un fondo di verità amara. Pochi decenni prima di De Roberto, un altro autore risorgimentale celebrato, Massimo d’Azeglio, nell’autobiografia I miei ricordi (1867) annotava: «Gl’Italiani hanno voluto fare un’Italia nuova, e loro rimanere gl’Italiani vecchi di prima, colle dappocaggini e le miserie morali che furono ab antico la loro rovina». E continuava ammonendo che chi ha piena la bocca della parola «riforme» è il primo a evitare di riformare se stesso e i suoi interessi. Passano la prima, la seconda, la terza repubblica, come si è soliti dire, ma il regno degli affari personali, delle «parzialità e ladrerie» conserva il suo potere; le facce talora (ma non sempre) cambiano, ma lo stile permane. Il principio maligno, formulato dallo spregiudicato Tancredi del Gattopardo di Tornasi di Lampedusa rimane intatto nel suo brutale realismo: «Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi».

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna” (Gv 6, 47).

Questa frase di Gesù fa parte di un lungo dialogo con la folla che ha visto il segno della moltiplicazione dei pani e lo segue, forse soltanto per ricevere da lui ancora qualche aiuto materiale. Gesù, partendo dal loro bisogno immediato, porta piano piano il discorso sulla sua missione: è stato inviato dal Padre per dare agli uomini la vera vita, quella eterna, e cioè la stessa vita di Dio, che è Amore. Egli, camminando sulle strade della Palestina, si fa vicino a quanti incontra, non si sottrae alle richieste di cibo, di acqua, di risanamento, di perdono; anzi condivide ogni necessità e ridà speranza a ognuno. Per questo può chiedere poi un passo ulteriore, può invitare chi lo ascolta ad accogliere la vita che ci offre, ad entrare in relazione con Lui, a dargli fiducia, ad avere fede in Lui…

Passa La Parola

Passa Parola

24/04/2018

Fare sempre il primo passo nell’amare

Buon Martedì

«Le mie pecore ascoltano la mia voce»

Gv 10, 26

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MESE di APRILE

dedicato alla

DIVINA MISERICORDIA

https://www.preghiereperlafamiglia.it/APRILE.htm

FESTA DELLA DIVINA MISERICODIA

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Martedì 24 Aprile 2018

Martedì della IV settimana di Pasqua

Santo(i) del giorno : S. Marie-Euphrasie Pelletier, fondatrice (1796-1868),  S. Benedetto Menni, presbitero O.H. e fondatore (1841-1914)

Meditazione del giorno : Sant’Aelredo di Rievaulx
“Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono”

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 10,22-30.

Ricorreva in quei giorni a Gerusalemme la festa della Dedicazione. Era d’inverno.
Gesù passeggiava nel tempio, sotto il portico di Salomone.
Allora i Giudei gli si fecero attorno e gli dicevano: «Fino a quando terrai l’animo nostro sospeso? Se tu sei il Cristo, dillo a noi apertamente».
Gesù rispose loro: «Ve l’ho detto e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste mi danno testimonianza;
ma voi non credete, perché non siete mie pecore.
Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano.
Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio.
Io e il Padre siamo una cosa sola».

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/08/08518.pdf Gv 10, 1-21

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Passa parola

Buona giornata

“Fare il primo passo.
Un’altro passo dell’arte di amare, forse il più impegnativo di tutti, che mette alla prova la sua autenticità e la sua purezza, domanda di amare per primi, prendendo sempre l’iniziativa, senza aspettare che l’altro faccia il primo passo.[…] […] se vogliamo amare a immagine di Dio, e svluppare questa capacità di amore che Dio ha messo nei nostri cuori, dobbiamo fare come Lui, che non ha aspettato di essere amato da noi, ma ci ha dimostrato da sempre e in mille modi che Egli ci ama per primo, qualunque sia la nostra risposta.[…] ”
(Fonte: Chiara Lubich – L’arte di amare – pag. 49 – Ed. Città Nuova)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo di Pasqua
1) Preghiera
Dio Padre onnipotente,
che ci dai la grazia di celebrare
il mistero della risurrezione del tuo Figlio,
concedi a noi di testimoniare con la vita
la gioia di essere salvati.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

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Martedì 24 aprile 2018 – IV SETTIMANA DI PASQUA

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

   «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna ed esse non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano».
Gv 10,27-28

 

Come vivere questa Parola?

C’è un rapporto di reciproca conoscenza che s’instaura tra il Pastore e le pecore – dice Gesù. Ed insiste su quell’aggettivo di mutua appartenenza: “Io conosco le mie – dice esattamente – e le mie conoscono me. A quale tipo di conoscenza allude? È la conoscenza nel senso biblico, che significa avere una relazione personale con lui, sperimentare la sua familiarità, la sua amicizia, tessendo nelle profondità del cuore una comunione intimissima con la sua vita divina. Ora, proprio perché il pastore è Gesù, tale conoscenza diventa un’avventura in continuo crescendo, fino a varcare la soglia dell’intimità con il Padre: “Io do loro la vita eterna…e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio”.

Conoscere Gesù è dunque un’esperienza che cambia radicalmente la vita perché ci mette a contatto con il buon Pastore, meglio con il “Bel Pastore”, come precisa il testo greco: il Compassionevole, il Premuroso, il Misericordioso, che offre sé stesso per noi. Per ben quattro volte lo ribadisce l’apostolo Giovanni, volendo far risaltare l’amore appassionato di Dio che dà la sua vita per le pecore strappandole dalle mani violente di ladri e briganti. Dà la sua vita, anzi, “la depone” dice il testo greco, come deporrà le sue vesti per lavare i piedi ai discepoli, esortandoli poi all’emulazione: “Anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri”.

Chi conosce Gesù, dunque, proprio perché gli è familiare ed amico, è sollecitato ad agire come lui dando la vita, deponendo le vesti dell’esteriorità per essere rivestito della vita stessa di Dio, cingendo l’asciugatoio del servizio e dell’accoglienza ospitale.

 

Che io ti conosca e ti riconosca, Signore, nell’ascoltare, docile ed umile, la tua Parola che mi spinge a deporre tutto di me per assumere tutto di Te nella pienezza dell’amore.

 

La voce del primo Priore della Comunità di Bose

Sentire è facile perché esercizio dell’udito, ma ascoltare è un arte perché si ascolta con lo sguardo, con il cuore, con l’intelligenza.

Enzo Bianchi

Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA

info@sanbiagio.org

 

 Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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La Parola.it

L’INSERZIONE

In risposta a una mia inserzione, un bel mattino mi trovai sulla soglia dell’ufficio – si era d’estate e la porta restava aperta – un giovane immobile. Ancora adesso rivedo quella figura, così sbiadita nel suo decoro, miserabile nella sua rispettabilità, così disperata nella sua solitudine.

Herman Melville

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La riflessione di oggi

Ogni giorno nel fascio di posta che giunge sul mio tavolo non manca mai un curriculum: nella freddezza dello standard adottato si intuisce il fremito di un appello, non di rado esplicitato da una lettera accompagnatoria che ti fa stringere il cuore. Dietro quelle righe, infatti, c’è un giovane senza grandi speranze, un padre disoccupato, una persona in necessità. Mi viene in mente Bartleby, lo scrivano, il protagonista dell’omonima opera di Herman Melville (1819-91), il romanziere americano che è nella memoria di tutti per il suo celebre Moby Dick. Quel giovane aspira a un posto di scrivano, in pratica di impiegato, ed è lì con la rassegnazione di chi sa già di dover eseguire un lavoro alienante e senza creatività.

Tacendo, copia fogli e fogli, mentre fuori pulsa la vita degli affari. Non ha amici e neppure una casa sua, non intesse dialoghi, ma respinge ogni coercizione o prevaricazione con un atono I would prefer not to, «preferirei di no». Ignorato dai colleghi e dagli stessi padroni, egli chiuderà la sua storia in modo drammatico, dopo un’esistenza grigia nell’ufficio delle «lettere smarrite» di Washington (in inglese dead letters, «lettere morte»…). Il pensiero va oggi ai tanti precari che, per sopravvivere, devono accettare condizioni di lavoro aleatorie e che non possono neppure obiettare: «Preferirei di no». Pensiamo anche agli stranieri costretti spesso a situazioni umilianti di quasi schiavitù. Oppure a chi ha messo inserzioni e inviato il curriculum e non ha uno straccio di risposta. Un po’ tutti dobbiamo raccogliere l’appello silenzioso di Bartleby e dei tanti suoi colleghi, anche più sfortunati.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna” (Gv 6, 47).

Questa frase di Gesù fa parte di un lungo dialogo con la folla che ha visto il segno della moltiplicazione dei pani e lo segue, forse soltanto per ricevere da lui ancora qualche aiuto materiale. Gesù, partendo dal loro bisogno immediato, porta piano piano il discorso sulla sua missione: è stato inviato dal Padre per dare agli uomini la vera vita, quella eterna, e cioè la stessa vita di Dio, che è Amore. Egli, camminando sulle strade della Palestina, si fa vicino a quanti incontra, non si sottrae alle richieste di cibo, di acqua, di risanamento, di perdono; anzi condivide ogni necessità e ridà speranza a ognuno. Per questo può chiedere poi un passo ulteriore, può invitare chi lo ascolta ad accogliere la vita che ci offre, ad entrare in relazione con Lui, a dargli fiducia, ad avere fede in Lui…

Passa La Parola

Passa Parola

23/04/2018

Guardare l’altro come un fratello

Buon Lunedì

«Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo»

Gv 10, 9

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MESE di APRILE

dedicato alla

DIVINA MISERICORDIA

https://www.preghiereperlafamiglia.it/APRILE.htm

FESTA DELLA DIVINA MISERICODIA

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Lunedì 23 Aprile 2018

Lunedì della IV settimana di Pasqua

Santo(i) del giorno : S. Giorgio, tribuno militare e martire († ca. 303),  B. Maria Gabriella Sagheddu, trappista (1914-1939)

 

Meditazione del giorno : San Tommaso d’Aquino
“Se uno entra attraverso di me, sarà salvo”

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 10,1-10.

In quel tempo, Gesù disse; «In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante.
Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore.
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori.
E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce.
Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono che cosa significava ciò che diceva loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore.
Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati.
Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/08/08518.pdf Gv 10, 1-21

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Passa parola

Buona giornata

[…] Chiara vede la vita trinitaria come il modello della perfezione: il Figlio, immagine del Dio invisibile, è sempre fuori di sé,
vive per il Padre e per mezzo di Lui (cf. Gv 6,57), fa tutto ciò che vede fare dal Padre (cf. Gv 5,19). […] […] A sua volta, il cristiano vive per e attraverso il Figlio: non più per sé, ma per colui che è morto e risorto per lui (cf. 2 Cor 5,15).
Chiara, figlia nel Figlio, ci insegna a vivere come Gesù, sforzandoci di essere solo una relazione d’amore,
lo sguardo rivolto a Gesù nel fratello e a Gesù in noi […] (Fonte: Florance Gillet – Ho trovato l’amore. Un itinerario di preghiera con Chiara Lubich – Ed. Città Nuova)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo di Pasqua
1) Preghiera
O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio
hai risollevato il mondo dalla sua caduta,
donaci la santa gioia pasquale,
perché, liberi dall’oppressione della colpa,
partecipiamo alla felicità eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

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Lunedì 23 aprile 2018 – IV SETTIMANA DI PASQUA

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Io sono la porta:
se uno entra attraverso di me, sarà salvo;
entrerà e uscirà e troverà pascolo»
Gv 10,9

 

Come vivere questa Parola?

Gesù dice che per entrare nell’ovile di Dio, che è lo spazio della libertà e della vita vera, bisogna attraversare una porta. Questa porta era chiusa, a causa del “no” che l’uomo aveva detto a Dio. Questa porta, inoltre, era stretta, difficile ad aprirsi, bassa, faticosa per chi, a forza, avesse voluto aprirla. Però era la porta della vita. Gesù la spalancò col duro cimento della sua morte in croce. Ma qui Egli approfondisce ulteriormente il discorso dicendo che la porta è Lui stesso. Ed è un’immagine ancora più efficace nell’esprimere l’idea di fondo: Gesù è il senso dell’esistenza: la mia, la tua, quella di tutti. E’ il senso, il contenuto più vero e nobile e la condizione per avere orientamento e giungere alla meta. Gesù dà senso al nostro esistere perché dice che passando per dove Lui è passato (passione, morte ma anche resurrezione) realizziamo noi stessi e qualifichiamo, attorno a noi, la vita. Gesù è il contenuto del nostro esistere perché Lui stesso ha detto: “Io sono la vita”; Gesù è la condizione, l’orientamento per giungere là dove è Lui stesso a condurci: con sé al Padre nella forza-Amore dello Spirito, in un clima di agilità, di libertà e vita piena (“entrerà, uscirà, troverà pascolo”).

 

Oggi, nella mia pausa contemplativa, chiederò allo Spirito Santo che questi pensieri diventino clima riposante del cuore, certezza e luce per camminare con passo tranquillo e animo sereno nella mia vita di ogni giorno.

 

La voce di un poeta inglese

Quando le porte della percezione si apriranno, tutte le cose, appariranno come realmente sono: infinite.

William Blake

Commento di Sr Maria Pia Giudici FMA

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 Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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La Parola.it

A FORMA DI CUORE

C’è un vuoto a forma di Dio nel cuore di ogni persona e non può mai essere riempito da nessuna cosa.

Apocrifo di Blaise Pascal

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La riflessione di oggi

Tempo fa ho letto con gusto un libro raffinato e molto «mirato», la Breve storia del verbo essere di Andrea Moro. Si tratta, infatti, del verbo che intreccia – nel suo coniugarsi all’interno del linguaggio umano – non solo la lingua e la logica, ma anche la filosofia, la matematica e persino la teologia, dato che Dio stesso si rivela a Mosè così: «Io sono colui che sono» (Esodo 3,14). Ebbene, in apertura a quel volume l’autore poneva la frase affascinante che sopra ho trascritto, aggiungendo questa precisazione: «citazione apocrifa di Pascal». Certo, come accadde a sant’Agostino, un pensatore folgorante, così anche il celebre filosofo e scienziato francese non poteva non generare un flusso di imitatori che gli assegnavano aforismi o riflessioni inventate.

È vero, tuttavia, che – come abbiamo già avuto occasione di dire – è propria di Pascal l’esaltazione delle «ragioni del cuore che la ragione non conosce». Qui, però, si introduce un’ulteriore tappa: il cuore umano ha un tale abisso di profondità da poter essere colmato solo da Dio, cioè dall’Infinito e dall’Eterno. Vanamente la persona cerca di riempire questa sorta di buco dell’anima con le cose, coi piaceri, con le distrazioni. Ma queste realtà al massimo possono placare lo stomaco e i sensi; mai riescono anche solo a sopire l’attrazione che quell’assenza esercita, rendendoci sempre in tensione e insoddisfatti. Lo stesso desiderio umano, che è insaziabile, è la testimonianza di questo vuoto che anela e che nulla, tranne Dio, riesce a saturare.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna” (Gv 6, 47).

Questa frase di Gesù fa parte di un lungo dialogo con la folla che ha visto il segno della moltiplicazione dei pani e lo segue, forse soltanto per ricevere da lui ancora qualche aiuto materiale. Gesù, partendo dal loro bisogno immediato, porta piano piano il discorso sulla sua missione: è stato inviato dal Padre per dare agli uomini la vera vita, quella eterna, e cioè la stessa vita di Dio, che è Amore. Egli, camminando sulle strade della Palestina, si fa vicino a quanti incontra, non si sottrae alle richieste di cibo, di acqua, di risanamento, di perdono; anzi condivide ogni necessità e ridà speranza a ognuno. Per questo può chiedere poi un passo ulteriore, può invitare chi lo ascolta ad accogliere la vita che ci offre, ad entrare in relazione con Lui, a dargli fiducia, ad avere fede in Lui…

chiesa di san felice in pincis © 2018