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Venerdì 10 Gennaio II Galà della magia – Cinema Gloria

In occasione della festa di San Felice il 10 Gennaio 2020 si terrà a grande richiesta, la seconda edizione dello spettacolo di solidarietà Galà di San Felice. Tutto il ricavato sarà devoluto, al netto delle spese vive, alla Parrocchia di San Felice in Pincis, in favore delle famiglie e dei bambini bisognosi di Pomigliano. Lo spettacolo si terrà il 10 Gennaio 2020 al Teatro Gloria di Pomigliano d’Arco con inizio alle ore 20.00. Si esibiranno ben 9 prestigiatori di fama nazionale provenienti da tutta Italia e avremo come ospiti, i comici Nello Iorio e Enzo e Sal direttamente da Made in Sud! Per info biglietti contattateci.

Cantieri di carità. Aggiornamenti

Sono veramente tante le cose che non sappiamo da dove cominciare e speriamo di raccontarle in modo che “la destra non sappia cosa fa la sinistra”, anche se sappiamo che raccontare le esperienze, aiuta tanti a rimettersi in moto e ce lo auguriamo con tutto il cuore. Ai dettrattori diciamo: fatevi santi.

Da aprile scorso sono cominciati i cantieri attorno a delle storie già raccontate qui: http://www.ekklesiaweb.net/sanfelice/2018/04/27/cantieri-di-carita-aperti-chi-puo-aiuti/  Ad esse se ne sono aggiunte altre.

Il piccolo Luigi di pochi mesi è stato operato e sta bene, ma ancora la famiglia ha tanto bisogno di aiuti, e noi cerchiamo di fare il possibile.

Marco, che viveva sopra le panchine, ha trovato casa anche se ha avuto ancora una volta delle vicissitudini dovute purtroppo alla sua grande bontà e alla sua poca scaltrezza. Vivendo insieme ad un’altra persona, pagava metà dell’affitto e metà delle spese, ma il suo co-inquilino ha pensato bene di prendere quei soldi e invece di pagare le utenze se le è giocate e bevute, sicché il povero Marco si è trovato punto e a capo.  Dopo un pronto intervento ora speriamo che il Signore gli dia più sale nella zucca e più accortezza nel fisarsi del suo co-inquilino.

I nostri amici peruviani dopo il pranzo solidale della festa del Carmine si sono fatti vivi. Roul ha avuto bisogno di fare degli accertamenti e sua figlia aveva bisogno di qualcuno che la aiutasse a fare i compiti dell’estate. La famiglia Sorrentino ha provveduto per i medici e la signora Del Prete per i compiti alla piccolina.

L’estate ci ha portato un nuovo volto e un nuovo parrocchiano “Prince Joseph Alex”, figlio di Alex e Lilly entrambi nigeriani. Il bimbo nato proprio nella mattinata del 15 agosto è stato proprio un dono della Mamma Celeste. Con don Peppino abbiamo fatto visita a Lilly che non riusciva a capacitarsi del perché non avesse il figlio vicino e si disperava. Le avevano detto che alle 13 glielo avrebbero portato, ma lei era molto impaziente. Mi viene un’idea. Vado al nido e chiedo se posso fare una foto del bambino. L’infermiera aveva già capito e porta il bambino vicino all’ingresso. Faccio la foto rigorosamente senza flash e corro da Lilly che appena vede la foto esclama: “He isn’t black, but chocolate” (non è nero, ma cioccolato). Scoppio a ridere. Non era bello o brutto, ma cioccolata. Lilly è proprio una mamma-bambina alle prime armi e Mimma e Maria (entrambe De Cicco), se ne stanno prendendo cura.

Così ha scritto Mimma nella chat-whatsapp del Consiglio pastorale:

“[19:59, 15/8/2018] Clinica Villa dei Fiori ad Acerra, stanza n°114: uno stanzone in fondo al corridoio, vicino a graziose stanze singole e doppie, dove sono ricoverate 5 donne, immigrate, 2 delle quali assistite dalla nostra Caritas parrocchiale , e i loro bambini nati da qualche ora. Li, isolate dalle altre, fiere e coraggiose, senza parenti accanto che gli fanno festa per i loro piccoli. Porto a Lilli un fiocco azzurro e dei confetti, che poi divido con le altre 4 mamme. Mi trovo nell’imbarazzo di quale bimbo prendere in braccio, a chi fare festa. Tutte hanno bisogno di una carezza, di un sorriso, degli auguri. Nella stanza entra un’altra donna, italiana, in attesa di partorire e anche lei è accompagnata dalla nostra Caritas. Chiedo di che cosa hanno bisogno. .. ma dove iniziare? Telefono a don Peppino per fare famiglia e, con la viva voce, facciamo insieme una preghiera. 15 agosto : festa di Maria assunta in cielo, mi trovo in una stanza di ospedale con in cuore gli eventi luttuosi di questo giorno e negli occhi il viso di questi bimbi appena nati e delle loro mamme. Grazie Maria, perché mi hai fatto vedere il tuo corpo trasfigurato in queste donne povere, veglia su di loro e sui loro bambini questa notte.”

Qualche giorno fa una telefonata sveglia don Peppino alle 2 di notte. Alex spaventato chiede aiuto. Aveva telefonato già a Mimma che a sua volta aveva chiamato l’autombulanza del 118. Don Peppino chiama invece Maria e si ritrovano da Alex. Vanno all’ospedale di Nola Lilly non stava bene e con loro portano il bambino. In ospedale tutti chiedono a Maria di chi era il bambino e incuriositi vogliono vederlo. Il piccolino quando reclamava il seno materno, Maria lo portava a Lilly che stava nel pronto soccorso. Un infermiere vedendo il tanto amore che stava attorno a questa neofamiglia avrebbe voluto donare 10 € ad Alex. Quest’ultimo si rifiuta, perché dice: “Io lavoro dalli a qualcuno che ne ha bisogno”. Don Peppino vedendo che il giovane infermiere ci stava rimanendo male, invita Alex a prenderli e a ringraziare e Alex ubbidendo a don Peppino come fosse il padre, prende i dieci €. Dopo tutti i controlli si ritorna a Pomigliano. La notte era ormai diventata mattino. Si tenta di dormire e di recuperare, ma a sera un altro ospedale ci attendeva: il Moscati di Avellino, dove abbiamo accompagnato don Pellegrino anche lui per dei controlli. Insomma chi dice che in estate ci si riposa?

Così ha scritto Alex a don Peppino per ringraziarlo:

“[07:05, 23/8/2018] Buongiorno don Peppino, come va oggi, spero che tu stia bene, la mia famiglia e io abbiamo vissuto molte sfide ma Dio ci ha favorito attraverso te, tu sei stato un padre terreno, dando supporto sia spiritualmente attraverso le preghiere che fisicamente attraverso le tue parole di incoraggiamento, non ho una famiglia qui in Italia ma sento di avere una nuova famiglia qui, che sei Don Peppino e anche le brave persone che hanno anche in un modo o nell’altro il supporto reso altruisticamente senza aspettarsi il recupero , come Salvatore, Assunta, Mimma, la mia zia appena ritrovata, e anche Mia madre appena ritrovata in Cristo Maria, tutte le persone qui elencate sono angeli sulla terra, la mia famiglia e io siamo molto felici di dire che Dio è in Paradiso, ma Dio ha usato tutti voi per toccare le nostre vite, non possiamo ringraziarvi abbastanza ma Dio onnipotente metterà sempre dei sorrisi sui vostri volti e vi benedica per sempre, sì sì c’è l’amore senza ripagamento, vorrei poter scrivere ciò che il mio cuore sente, ma non finirà perché è pieno di molta gioia e contenuto e anche apprezzamento per il tuo amore e sostegno, che Dio vi benedica tutti, a nome di Lily e Alex, diciamo grazie del debito del nostro cuore e apprezziamo tutti voi, che Dio ti mantenga in buona salute per noi amen.”

Grazie Alex e alla tua bellissima famiglia. Ci fai sperare che un pezzo di umanità sia rimasta umana e che farà di tutto per umanizzare questa realtà sempre più sporcata da venti di odio e di rancori, che riaffiorano anche perché spesso i massmedia invece di pubblicizzare il bene pubblicizzano il male e su questo, la malapolitica costruisce la sua perenne campagna elettorale. (a cura di don Mimmo)

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Il Movimento dei Focolari ha preso posizione rispetto agli immigrati in ostaggio sulla nave Diciotti ecco il comunicato stampa.

Cantieri di carità aperti: chi può aiuti.

Luigi, Marco, Rosa e Alessandro… volti di Gesù da amare concretamente

1. Luigi sei mesi di cucciolo d’uomo.

Sabato sera, dopo la messa siamo andati in questa famiglia della parrocchia che don Peppino conosce e già sta aiutando. Quando tocchi la povertà da vicino torni a casa con un dolore e una tristezza nel cuore e vorresti fare chissà cosa per alleviare un pò quelle difficoltà, che poi sono Croci ed anche pesanti. In questa famiglia vivono 5 persone adulte e 1 neonato di 4 mesi Luigi, Il papà di Luigi ha perso il lavoro, in casa c’è anche un rgiovane di 25 anni cerebroleso, zio di Luigi, fratello del padre. Il bambino, Luigi, dovrà subire un intervento, nel mese di maggio è già stato fissato il day hospital al Santobono. Anche se ancora piccolo è stato già svezzato quindi ha bisogno non solo di latte ma anche di omogeneizzati di vari gusti, pastina, etc etc.

In tutto questo poi, sabato sera ci hanno detto che una loro zia è stata sfrattata… quindi hanno deciso di accogliere in casa tutta la famiglia composta da 5 persone. È stata una grande lezione per noi. Rendersi conto che nonostante le situazioni di per se così gravi, hanno deciso anche di accogliere la zia.. non potevano lasciarla per strada. Allora mi sono chiesta io che avrei fatto al loro posto?… Non lo so… ma sicuramente loro hanno amato il prossimo come se stessi… Ci siamo subito attivati inviando messaggi nei vari gruppi e come sempre la provvidenza è arrivata…

“Chiedete e vi sarà dato in misura pigiata traboccante vi sarà versata nel grembo”. È così è stato subito sono arrivati Latte, omogeneizzati, pannolini, pastina ed altro anche offerte in soldi, abbiamo raccolto 230,00 euro, Che spenderemo Per le esigenze più impellenti per Luigi e non solo, dopo l’intervento avrà bisogno di un cuscino particolare, e sicuramente noi provvederemo a comprarlo. Io personalmente passoda loro un paio di volte a settimana, portando ciò che arriva di provvidenza. Ancora non sono riuscita a incontrare il ragazzo diversamente abile, anche perché spesso dorme. Speriamo e preghiamo per il piccolo che deve subire l’intervento e per il
papà che trovi un lavoro. Noi in questa situazione siamo come il Cireneo che aiuta Gesù a portare la Croce.
Grazie 😊

Referente: Maria De Cicco della Rettoria del Carmine 0818841219
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2. Marco è un volto.
         Marco è una storia.
              Marco è una persona.

Un volto normale di un uomo sopra la cinquantina, almeno credo, un volto vissuto di una persona proprio come noi, con la sua storia.
Il suo numero di cellulare è registrato nel mio telefono come Marco Macchina.
Ora so come si chiama di cognome, ma l’ho lasciato così.
Marco Macchina.
Ma Marco non è il mio meccanico e nemmeno il mio autista.
Lui è un nuovo amico, con qualche problemino.
Ma Marco, in realtà, è anche un dono per la nostra comunità, come sapientemente ci ha detto il nostro Don Peppino.
Un dono del Signore.
Per metterci alla prova.
Per darci una grande opportunità.
Per darci gioia.
La gioia di aiutare il prossimo in difficoltà, proprio come faceva Gesù.
Marco macchina.
Lo abbiamo conosciuto alle due di notte di una giornata a dir poco particolare.
Da Avellino a Pomigliano in piena notte col cambio rotto. Siamo arrivati, per un vero miracolo, sani e salvi sotto casa.
E poi la macchina si è totalmente spenta.
Morta.
Fosse successo sull’autostrada avremmo rischiato di fare la stessa fine dell’auto.
La macchina in panne in mezzo alla strada ed io e Paola a cercare di spostarla, senza ovviamente riuscirci.
All’improvviso è apparso Marco e ci ha dato una mano. In modo spontaneo, in modo gratuito.
Come in un sogno.
Poi sarebbe andato via.
Ma la Misericordia divina la pensava diversamente.
Non poteva andare via.
Marco aveva dei cartoni in una mano ed una bici nell’altra.
E dall’aspetto sembrava una persona “normale” e parlava come una persona “normale”…

Ma che ci fai a quest’ora per strada?
Come ti chiami?
Marco.
Perché non sei a casa?
Fa freddo e sta pure piovendo.
Fra un po’ rinevica.
Vai a casa Marco.
Ma Marco la casa non ce l’ha più.
Non può tornarci.
Non ho nemmeno più il lavoro.
Ho solo una bici e dei cartoni.
Ma che dici, Marco.
Ma non è possibile.
Torna a casa. E Dove vai ora?
C’è una panchina vicino al Municipio, in piena movida pomiglianese, mi metto la’, dormo un po’ e poi vado via.
I cartoni saranno la mia coperta.
Non vi preoccupate.
Tornate a casa.
Le vostre figlie vi aspettano.
Io mi arrangio.
Dal mese prossimo forse ritorno a lavorare.
Forse.
E tornerò a vivere.
Sennò…
Sennò non ha più neanche senso.
Non ha più senso vivere…
La dignità.
Andate a casa.
Eh no Marco.
Non puoi fare mica così.
Eh no Marco.
Questo sì che è un pugno in faccia.
Tu ha aiutato noi.
Tu hai bisogno, non noi.
Tu non sei diverso da noi.
Aspettami qua.
Guardo Paola, pensiamo la stessa cosa, vado a casa, prendo una coperta e torno alla panchina. Marco non c’è più.
Maledizione.
Non dovevo lasciarlo.
Non so manco come si chiama di cognome, non ho il suo telefono, ammesso che ce l’abbia un telefono.
Ora come lo trovo?
Dove sarà mai?
Comincia a nevicare. Nu fridd ‘e pazz.
Sta nevicando.
Sulla panchina un cumulo di cartoni.
Aspe’…
Ma i cartoni si muovono…
Mi si stringe il cuore per la pena, ma mi si riaccende la speranza.
Ma come si può dormire su una panchina a Pomigliano, a pochi passi da casa mia, nel duemiladiciotto?
Altro che sogno.
Ma che è un incubo?
Marco…
Per favore…
Prendi la coperta.
Però…
Per favore…
Non puoi restare qua.
Vai in macchina non puoi restare qui, fa troppo freddo…fallo per me.
Facciamo così l’auto è aperta così le fai la guardia. Così nessuno la ruba.
Marco è una persona modesta e molto umile. Anche un po’ cocciuta in verità. Non era facile ma ha accettato.
Faceva davvero freddo.
Alle sette dell’indomani Marco era lì e ci aspettava. E c’era pure ancora l’auto per fortuna.
E dal giorno dopo ha accettato il nostro aiuto. È stato un paio di settimane alla Caritas di San Giuseppe Vesuviano.
Da questo lunedì sta lavorando in una azienda del Consorzio il Sole. In prova.
Alloggia presso una saletta della parrocchia che Don Peppino ha messo a disposizione.
Grazie alla provvidenza e a dei cari amici abbiamo trovato una rete ed un materasso.
Non è il Grand Hotel Santa Lucia, ma va bene così al momento. Stiamo cercando una casa e presto la troveremo. Lui pensa ad andare a lavorare ed a fare il suo. In tanti si stanno prodigando per dargli una mano, fosse solo per fargli avere un pasto caldo la sera o fargli fare una doccia.
Marco è un dono, ha ragione il Don.
È un dono del Signore.
Possiamo crescere con lui come comunità.
Facciamo comunità intorno a questo volto.
Facciamo comunità intorno a questa persona.
Facciamo comunità intorno a questa storia.
Perché possiamo far nascere qualcosa di importante.
E magari dare corpo ad un sogno di un gran prete, un po’ visionario.
Perché possiamo far sì che i Marco da aiutare siano sempre più.
INSIEME possiamo farlo.
Come comunità.
I poveri non sono entità astratte.
Sono volti.
Sono storie.
Sono persone.
Proprio come Marco.
E la città invisibile, ahinoi, esiste.
È sotto i nostri occhi. E se non la vediamo è solo perché siamo miopi. Ciechi.
Noi possiamo avere un privilegio.
Il privilegio di donare e donarsi agli altri. Gratuitamente.
Come ha fatto Marco con noi per primo.
Il Centuplo.
Poi indietro ti torna il centuplo.

Referenti: Paola e Felice della Rettoria Carmine 0818841219
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3. Doposcuola a bambini in difficoltà

Diversi mesi fa, spinti da una richiesta fatta ad alcuni di noi da don Peppino, è partito un nuovo progetto a favore dei ragazzi della nostra parrocchia che vivono situazioni di disagio economico e/o familiare. Un progetto che prevede il coinvolgimento degli stessi, in attività ludiche e creative, allo scopo di offrire loro un’alternativa alla strada. Il don ha sempre sentito forte la necessità di aiutare questi ragazzi e difatti è già da tempo che ha messo a loro disposizione il servizio del ‘doposcuola gratuito’ , portato avanti da volontari che ogni giorno assicurano il loro supporto nello svolgimento dei compiti assegnati dalla scuola. A questo, il don ha voluto affiancare un progetto che li vede coinvolti in un ‘tempo libero organizzato’. In particolare, in seguito all’episodio delle baby gang (che ha visto protagonisti dei ragazzi proprio del nostro territorio) don Peppino ha sentito in maniera ancora più forte la necessità di offrire ‘un canale di prevenzione’ affinché altri ragazzi non si imbattano in episodi come quelli che hanno riempito la cronaca nei mesi scorsi.
Lo sport, l’arte, il gioco, sono da sempre un trampolino di crescita e di sviluppo che possono aiutare i ragazzi a valorizzare le loro propensioni e i loro talenti. Don Bosco ci ricorda che ‘in ogni giovane anche il più disgraziato, esiste un punto accessibile al bene’ ed è a quel bene che stiamo puntando per individuarlo e farlo crescere. A questi ragazzi vogliamo donare la speranza che quella che conoscono non è l’unica strada percorribile e vogliamo provare ad offrire loro modelli differenti rispetto a quelli a cui sono abituati.

Come ci siamo mossi… Dunque… abbiamo iniziato prima un po’ a farci conoscere, per poi proporgli qualche attività da fare insieme. In un primo momento siamo partiti col corso di chitarra che però non ha avuto seguito in quanto i ragazzi non hanno mostrato un reale interesse. Ci siamo allora seduti con loro per capire cosa desiderassero fare durante il tempo insieme e ‘rovistando’ tra i loro interessi abbiamo individuato la passione per il ballo, la voglia di giocare e la passione per il calcio. Per cui al momento, il mercoledì fanno balli di gruppo sotto la guida di una delle ragazze che avendo preso lezioni in passato, insegna alle sue amiche quello che sa e si divertono insieme. Il giovedì invece facciamo giochi di gruppo che a noi servono anche ad individuare le loro abilità al fine di valorizzarle e farle crescere… E poi stiamo cercando di organizzare un torneo di calcetto.

Nel frattempo stiamo ristrutturando il centro ‘Amalia Sgammato’, generosamente messo a nostra disposizione da don Peppino, che presto vogliamo diventi una vera e propria ludoteca all’interno della quale i ragazzi troveranno biliardino, tavolo da ping-pong, giochi da tavolo, video per il cineforum (che vogliamo organizzare più avanti) ed altro materiale che ci aiuterà a svolgere attività ricreative di vario tipo. Abbiamo in mente anche il bricolage ed altre attività, che speriamo incontreranno l’interesse dei ragazzi. Vorremmo sulla scia dell’esempio di don Bosco e di San Filippo Neri dare un riferimento al gruppo e piano piano offrirgli oltre all’intrattenimento ludico, la possibilità di affacciarsi alla spiritualità. Tra gli obiettivi infatti prevediamo la formazione e momenti di preghiera. Questo chiaramente in una seconda fase. Il nostro desiderio in sintesi, è quello di arrivare pian piano a garantire loro un posto che possa rappresentare ‘un’isola felice’, un punto di riferimento e soprattutto un luogo dal quale attingere possibilità differenti rispetto a quello che la vita gli ha proposto fino ad ora.

 

Referenti: Elisabetta  e Felice  0818841629

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4. La piccola Rosa

Don Peppino ha affidato a Carmela e me (Paola) la piccola Rosa nata a dicembre e chiaramente anche la sua famiglia. La piccola ha altri 3 fratelli, il più grande Vincenzo farà la Prima Comunione prossimamente. Il papà lavora saltuariamente come manovale mentre la mamma è casalinga. Fin’ora è andata a fargli visita solo Carmela con don Peppino. La bambina necessita per il momento solo di latte in polvere e pannolini.

Inoltre sono la mamma di Mariachiara che farà la prima comunione il 20 maggio. Don Peppino all’incontro con i genitori del gruppo ci ha espresso il desiderio di avviare un progetto di adozione delle famiglie, per cui abbiamo deciso per ora di destinare tutti i soldi raccolti per i poveri a questa famiglia. Spero che il progetto possa essere portato avanti e possa essere un modo anche per tenere unito il gruppo

Referenti: Paola e Carmela di San Felice 0818841629
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5. Dal Perù in cerca di VITA vivibile

Lima (Perù) uno dei Paesi in cui si può osservare il contrasto stridente tra l’apparenza e la realtà, tra i ricchi che vivono in grattacieli lussuosi e i poveri che popolano le periferie, senza avere neppure il necessario. Quasi ventimila persone vivono senza energia elettrica e acqua potabile e occupano una parte della città in ‘abitazioni’ (se così si possono definire) messe su, con stuoie di paglia, legno e lamiere. Vere e proprie ‘baraccopoli’, in cui manca tutto! L’acqua viene fornita (a pagamento) tramite camion cisterna che periodicamente riempiono i recipienti di plastica collocati fuori alle baracche. Possiamo solo immaginare a quale rischio di infezioni siano esposti, in particolare i più piccoli a causa di queste scarse condizioni igieniche. Per quanto concerne il lavoro, chi riesce si districa in occupazioni occasionali e spesso si tratta di vendita ambulante. Solo una piccola minoranza ha opportunità di impiego in fabbriche.
Queste sono in linee generali le condizioni in cui vessano gli abitanti indigenti di Lima e che spesso li conducono ad immigrare in cerca di condizioni di vita migliori. Purtroppo come per tutti coloro che sono costretti ad abbandonare le proprie radici, la propria cultura, gli affetti non è semplice e anzi spesso il ‘lasciare tutto’ non significa automaticamente che le condizioni diventino favorevoli. Spesso ci si trova impelagati in una nuova povertà, come quella che vive la famiglia che ha chiesto aiuto alla nostra parrocchia. Loro hanno certamente di più rispetto a quanto potrebbero avere nel loro Paese d’origine ma è pochissimo, perché si possa affermare che la loro sia una condizione di vita dignitosa. Vivono per ora in una stanza. Lui lavora come badante 24 ore su 24, per uno stipendio misero, mentre lei si occupa dei tre figli che hanno bisogno praticamente di tutto. Il più piccolo ha appena un mese e necessita di latte e pannolini, come di tutto il resto. Quella che ci viene proposta è la possibilità di aiutarli, perché attraverso loro (come attraverso tutti gli indigenti), abbiamo la possibilità di vivere concretamente la richiesta del Vangelo, ovvero quella di amare gli ultimi, gli indifesi, tutti coloro che sono ai margini della società. Gesù li erge a ‘privilegiati’, perché attraverso loro abbiamo l’occasione di amare nella concretezza. Attraverso loro possiamo farci fratelli. Attraverso loro possiamo farci ‘prossimo’ e far crescere una comunità basata sull’amore reciproco. Come ci ricordava il Papa nella visita fatta nei luoghi di don Tonino Bello, siamo invitati ad essere chiesa ‘contempl-attiva’, che vive la preghiera e la devozione in stretta comunione col servizio… Una chiesa non in attesa di ricevere, ma di prestare ‘pronto soccorso’. Pronta a sfuggire agli ‘immobilismi’ e alle ‘giustificazioni’, alla ‘tiepidezza’ e ai ‘forse’ che ci impediscono di essere cristiani autentici, pronti a ‘correre il rischio’, pronti ad andare verso gli altri… a spalancare le porte della propria famiglia, a quella più grande, costituita dai nostri fratelli in Cristo, che hanno bisogno di tutti noi!!!

 

Referente: diacono Luigi e Elisabetta a San Felice 0818841629

“Lievito di fraternità”

“Lievito di fraternità” è il titolo di un sussidio della CEI (Conferenza Episcopale Italiana) che a detta di Mon. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti, ha “l’intento di aiutare i presbiteri a inserirsi come evangelizzatori in questo tempo, attrezzati ad affrontarne le sfide e attenti a promuovere una pastorale di prossimità” (fonte: http://www.webdiocesi.chiesacattolica.it/cci_new/documenti_diocesi/55/2017-10/19-548/Presentazione%20di%20Lievito.pdf).

Io e don Peppino qualche settimana fa riceviamo l’invito di tenere il ritiro del clero di Campobasso dove c’è il famoso Vescovo Bregantini. Il vicario generale è un nostro vecchio Amico, antonio, ma non è per lui che siamo stati lì. Infatti don Adriano, giovane sacerdote della diocesi, aveva conosciuto questa estate don Eudo del centro sacerdotale e avevano trascorso insieme un pò di tempo, insieme ad altri sacerdoti. In vista della programmazione degli incontri di presbiterio, don Adriano ha consigliato al suo Vescovo di invitare don Eudo. Il Vescovo che accoglie sempre le buone intenzioni dei propri sacerdoti, si è fatto dare il numero ed ha chiamato al Centro Sacerdotale del Movimento dei Focolari a Grottaferrata, ma don Eudo impossibilitato, ha chiesto a don Paolo responsabile dei sacerdoti della zona napoletana, se qualcuno poteva andarci e così ha chiamato don Peppino, che ovviamente non potendo andare solo ha chiesto a me di accompagnarlo. Abbiamo trascorso una settimana in cui abbiamo letto il Sussidio, alcuni articoli che ne evidenziavano pregi e difetti e poi ci siamo divisi i compiti. Io avrei descritto sommariamente il documento, e presentato il primo capitolo e don Peppino avrebbe raccontato la sua esperienza di presbitero, pastore aiutato dalla Spiritualità dell’Unità..

Il giorno prima ci siamo visti per concretizzare il come degli interventi di ognuno. Ho fatto vedere le diapositive che avevo preparato, ho scelto anche due cant miei per dire anche in canzone e musica il concetto principale: Amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutti noi stessi… don Peppino ha letto i punti principali che avrebbe fatto risaltare dal suo raccontarsi. Si è deciso a che ora partire e ognuno alle sue incombenze.

Il giorno del ritiro, siamo partiti sotto una pioggia battente che non ci ha lasciato per tutto il giorno fino al ritorno. E così gli ottantasette chilometri sono stati caratterizzati da maggiore attenzione e concentrazione. Per strada abbiamo preso il nostro amico vicario generale, don Antonio e siamo arrivati a Matrice (CB), presso le suore dell’Amore Misericordioso, dove ero stato per i miei primissimi esercizi spirituali, appena entrato in seminario proprio con don Peppino che allora era rettore del seminario minore della diocesi di Nola, e poi ci sono ritornato al terzo anno di seminario maggiore sempre per gli esercizi spirituali. Ritornavici dopo ventotto anni, è stato un tuffo nel passato. La struttura è molto più funzionale, ma le suore sono invecchiate parecchio ed un solo sacerdote dell’Amore Misericordioso è in questo posto davvero molto, molto particolare.

Come faccio sempre sono andato nella sala dove ci sarebbe stato l’incontro ho controllato che tutto funzionasse dopo aver montato i miei strumenti e dopo abbiamo atteso i sacerdoti e il Vescovo. Siamo andati in cappella dove siamo stati in adorazione e recitato l’ora media. In sala il Vescovo ha presentato il programma diocesano del mese di Novembre-Dicembre e poi ha dato a noi la parola.

Ho cominciato col mezionare il quarto capitolo del sussidio che comincia con una frase di Gesù: “Pietro mi ami tu più di costoro” ed ho detto che la questione della crisi dei sacerdoti si gioca probabilemnte tutta qui e di come proprio per paura di non riuscirvici ho scritto la canzone “Innamorami di te”. L’ho fatta ascoltare e vedere con un video e dopo ho cominciato a spiegare il documento e il primo capitolo: Costruttori di comunità. L’ultima diapositiva l’ho scritta in seguito alla comunione d’anima durante il viaggio con don Antonio e don Peppino. Ho spiegato che quello che mi sembrava mancasse al capitolo e all’intero documento, era proprio la chiave per realizzare la comunità, la comunione, l’Unità. Allora ho parlato di un altro lavoro che avevo fatto per la diocesi dove avevo lavorato e studiato la comunione, proprio per una “regola esortativa” per i presbiteri della mia diocesi, e ne ho descritto la sintesi. La comunione s’impara da Gesù Crocifisso dal quale si possono ricavare tre atteggiamenti che sono sintetizzabili in tre parole: Agape, Kenosi, Pericoresi. L’Amore che viene da Dio, lo Spirito Santo, che è gratuito e non pretende niente; Il dare la vita svuotandosi di sè. La reciprocità. Questi tre atteggiamenti hanno il pregio di far accadere la presenza di Dio fra noi e di farci vivere trinitariamente. Ho concluso dicendo che l’Amore o è trinitario o non è. Questi concetti li ho poi resi più chiari con un’altra canzone che si intitola “Desideri infiniti”. Il tutto in mezz’ora.

Qui si è innestato don Peppino che ha raccontato la sua esperienza sacerdotale, partendo dalla crisi del ’68, di come era diventato scomodo per la diocesi, perché con altri preti contestatori, mettevano a ferro e fuoco il vecchio sistema verticistico della curia. Ma l’incontro con l’Ideale, gli ha fatto capire che la vera rivoluzione è dentro e non fuori e così con l’aiuto di focoalrini laici molto motivate e incandescenti come erano tutti a quei tempi, si è risvegliato ad una nuova esperienza che poi è confluita nella nascita del primo focoalre sacerdotale nella zona di Napoli. Lui con don Raf, il nostro super sacedote cieco, ha cominciato l’avventura del primo focolare sacerdotale. Aderendo a questa vita altri sacerdoti, come Pasquale, Virgilio e Michele (ora defunto), a Torre Annunziata in zona Cattori, è nato il focolare sacerdotale della diocesi di Nola che ancora vive.

Rileggendo alcuni passi del Sussidio “Lievito di fraternità”, e confrontandoli con la sua esperienza ha fatto capire come quanto ora chiedono i Vescovi, è in sintonia con la Spiritualità dell’Unità, anzi il positivo è che noi abbiamo già tanti anni di esperienza e non c’è da guardare lontano per individuare “animatori” e “percorsi” per la formazione alla Comunione e all’Unità e far diventare la Chiesa “casa e scuola di comunione”.

Le conclusioni del Vescovo Mons. Bregantini e poi un pranzo semplice e veloce. Le suore in mezz’ora ci avevano già dato tutto….anche il caffè. Questo ci ha favorito un rientro più lesto e meno appesantiti.

All’andata avevamo chiesto un pò a tanti amici di pregare per noi e farci “unità” e così al ritorno abbiamo richiamato per ringraziare e informare che era andato tutto bene. Risentendo don Eudo abbiamo saputo che mentre parlavamo in sala, don Andrea e qualcun altro l’avevano già messaggiato ringraziandolo per aver mandato me e Peppino.

Siamo arrivati a Pomigliano che non pioveva, con un pò di stanchezza per il viaggio, ma col cuore pieno della gioia che solo Gesù in mezzo sa dare.

 

Metto qui a chiosa le due canzoni ascoltabili su Youtube

Innamorami di Te: https://youtu.be/oOlKwN-HlHc

Desideri infiniti: https://youtu.be/OM66p8GBj18

Il video di Peppino che ho registrato e mandato in diretta su Facebook

Ritiro spirituale ai sacerdoti della Diocesi di Cambobasso…

Pubblicato da Domenico Mimmo Iervolino su Martedì 14 novembre 2017

Così ha scritto a caldo don Peppino di questa bellissima esperienza.

Tornare a Matrice nella casa dell’amore misericordioso di madre Speranza insieme a don Mimmo è stato per me emozionante, era in passato una meta amata, vi andavo con i seminaristi da rettore dopo averla scoperta attraverso il carissimo ed indimenticabnile don Rosario.

Ci sono tornato martedí 14 novembbre, in na giornata piovosa che annunciava la neve.

Mai come in questa occasione ho potuto sperimentare la differenza tra il mondo dello spirito e quello metereologico, luce e tenebre.

Eravamo lí per presentare il 1 capitolo del sussidio  della CEI ” Lievito di fraternità” letto alla luce dell’esperienza della spiritualità del Movimento dei focolari.

L’ aspetto che emerge fortemente in modo diversificante  nella vita delle fraternità sacerdotale del movimento de focolari è la visione di comunione. La fraternità sacerdotale del movimento dei focolari è una delle esperienze di “casa e scuola” di comunione di cui parlava Giovanni Paol II nella ” Novo Millennio ineunte”.

Come immaginano il sacerdote, la parrocchia con i suoi organi di partecipazione, il rapporto con la società civile e con i nostri vescovi?

Come invece emrge dall’asperienza dei focolari sacerdotal?

La risposta che abbniamo potuto offrire è stata solo esperienziale e non sociologica o antropologica, una risposta che nasce dalla lunga esperienza di vita della fraternità.

Gesù Risorto è l’unica risposta teologica, pastorale, ecclesilogica e sociale.

Il focolare sacerdotale fa solo questo, è nato per questo e non cerca altro, vuole essere il laboratorio vivo dove si produce la presenza di Gesù.

Ma come?

Il ritiro è stato concentrato su questo.

L’ amore, vita stessa di Dio, è la grande forza motrice della vita del focolare attraverso relezioni produttive, della parrocchia con la nuova  l’evangelizzazione di una Chiesa in uscita, della vita, di relazioni presbiterali e di rapporti con il mondo sociale.

Tutto nasce dall’amore e non da analisi , studi e programmi, anche se tutto questo non viene ignorato.

I volti dei sacerdoti che ci ascoltavano erano belli nei giovani, nobili negli anziani di frontrte ai quali veniva da inginocchiarsi per la loro dedizione e la fedeltà alla loro vocazione di pastori.

Ma qualcuno cercava altro e la nostra esperienza era una risposta per questo ci ringraziavano. Un sacerdote novantenne diceva: “grazie, vi ammiro ” ed il Vescovo: ” è andata benissimo voi non potete immaginare quello che è stato, avete dato idee per una metodolgia, idee per una nuova pastorale”.

Qual è il nuovo? La visione di comunione e di relazioni che offre la spiritualità del Focolare in opposizione ad una visione individualistica proposta dalla vita dei seminari e dei presbitèri diocesani.

Non è passata ancora nella prassi la vita di comunione nella pastorale e nell’organizzazione delle strutture delle diocesi ed ecclesistiche in genere.

Soprattutto nella vita sacerdotale mancano esperienze di comunione, i preti vivono da soli o inseriti nelle propri famiglie.

Emerge la precarietà dellla loro vita privata.

Il modello comunitario attira, lo si ammira ma è troppo alto ed esigente, esso stana le persone ed esige svuotamento e servizio, mettersi in discussione e perdere le sicurezza.

Certo è più comodo restare da soli, godersi il calduccio del proprio mondo e delle proprie abitudini.

Ci si rende conto che c’è tanta strada da fare per la Chiesa per assumere lo stile mariano della comunione e delle relazioni, dell’essere più che del fare.

Sono passati piú di 50 anni dalla chiusura del Concilio ma la meta di una Chiesa comunionale è tanto lntano sia nel  clero che tra i laici.

Lasciamo il molise sotto una pioggerellina lenta che fa intravedere la neve, ci portiamo il sorriso e la generosità di P. Giancarlo vescovo dal sorriso mesto forse gravato dal fardello ecclesiale, ma dal desiderio dei sacerdoti fratelli di sperimentare questo cammino di comunione ed anche dal desiderio di alcuni di conoscere meglio la nostra vita.

La tela ritrovata

SacrafamigliatrafugataritornataBellissima sorpresa della Mamma Celeste cominciata a maggio scprso quando i Carabinieri di Castel Sant’Elmo  (NA) chiamarono don Peppino e con lui mi recai a verificare che la tela ritrovata era nostra. In seguito portammo tutte le denunce che avevamo fatto nel 1993 con le foto annesse e così potemmo dimostrare che essa era della chiesa Carmine.

In questa ripresa di Settembre che da qualche anno a questa parte è sempre più difficile, la Mamma Celeste ha voluto darci una spinta e ci ha confermati in “grazia” con il ritorno della tela trafugata rappresentante la Sacra Famiglia. Tra le tre è ritornata proprio questa e per noi ha un significato particolare. E’ una solenne esortazione a diventare “Famiglia”. Chi sta intorno a noi sa che cosa si vuole dire.

1 ora per la tua chiesa

Impossibile? No, vero…

La nostra epoca è caratterizzata dal continuo correre, passando da un’attività ad un’altra, da un Centro commerciale all’altro, dal dolce non far niente all’ozio. Ma comunque è un correre.

Si dice sempre che “non si ha tempo”, soprattutto quando il t08_1oraempo da dedicare è per un bene comune e non personale.

“1 ora per la tua Chiesa” è l’iniziativa che si è svolta sabato 30 maggio nella nostra Parrocchia di San Felice in Pincis. L’idea di tale evento è nata dalla convinzione che la Chiesa è la “casa di tutti” e quindi è la “nostra casa”.e come tale dovrebbe essere vissuta con la partecipazione attiva di chi ne fa parte, in particolare noi laici. La Chiesa è la casa dove, in nome di Dio, ci costituiamo famiglia/Comunità, con la guida dei nostri Parroci.

La Comunità Parrocchiale va costruita con l’apporto, la partecipazione, la relazione scambievole di tutti . Il senso di appartenenza genera il senso di responsabilità e disponibilità verso le cose e le persone.

06_1oraPertanto, in tale ottica, come conclusione del mese mariano, che vede protagonista Maria come Colei che in fretta si mette in viaggio, sebbene incinta, e raggiunge la casa della cugina Elisabetta per mettersi al “servizio”, abbiamo lanciato la proposta di offrire un’ora del proprio tempo per lavori ordinari e straordinari della Parrocchia: pulizia, riordino materiali vari, manutenzione giardino, lavori in muratura e di pitturazione della vecchia Casa Canonica.

Dopo le perplessità di tanti di fronte a una proposta così “audace” (poiché tante volte si considera la Chiesa solo luogo di preghiera o erogatore inesauribile di prestazioni), i più coraggiosi hanno accolto l’invito. Eccoci in circa venti persone (tra mamme, giovani, papà) in azione sabato mattina con spazzoloni, scope, stracci e secchi. Giovanni e Pasquale hanno 10_1orapazientemente strappato buona parte delle erbacce del giardino. Abbiamo ripreso nel pomeriggio quando Nicola è arrivato con il suo furgoncino pieno di cemento e attrezzi deciso a chiudere ogni fessura della Casa Canonica per poter poi pitturare. Si sono uniti a lui un allegro gruppo di giovani Scouts e qualche immigrato. Le catechiste insieme ad alcune mamme ha pulito e profumato le aule catechistiche. Un gruppo di signore ha messo fine al disordine in un armadio. Papà Ciro ha strappato le erbacce che invadevano il marciapiede davanti alla Chiesa.

Tutti in movimento, tutti con il sorriso, “gli uni per gli altri” come poi dirà Papa Francesco nell’Angelus del giorno successivo nella festa della Trinità.

L’esperienza che abbiamo fatto è stata quella di lavorare nella nostra casa comune, in un clima di amicizia e fraternità. Ognuno ha potuto mettere a disposizione i suoi doni e poter accogliere quello degli altri.

Abbiamo pregato e vissuto un momento conviviale con Don Peppino.

Giuseppe, un giovane, ha detto: “Ho accolto l’invito con timore, ma ho fatto per la prima volta un’esperienza di servizio bellissima insieme agli altri”. Una mamma di una bambina del catechismo da affermato: “Aver donato un’ora del proprio tempo è stato bello, ma non è sufficiente poiché c’è tanto da fare”.

Ebbene, c’è ancora tanto da fare per la nostra Comunità Parrocchiale, ma abbiamo iniziato.

05_1oraSu, vieni anche tu! Ti aspettiamo sabato prossimo, 6 giugno, per rendere bella e accogliente la nostra Chiesa e far crescere la nostra amicizia.

Provare per credere!  (Mimma De Cicco)

Intervista al Papa di “don” Scalfari… e nota del Vaticano

Il Papa: “Come Gesù userò il bastone contro i preti pedofili”

 

Colloquio con il Pontefice: “La pedofilia è una lebbra che c’è nella Chiesa e colpisce anche i vescovi e i cardinali”. “Alcuni sacerdoti sorvolano sul fenomeno mafioso: la denuncia pubblica è rara”

EUGENIO SCALFARI*

Sono le 5 del pomeriggio di giovedì 10 luglio ed è la terza volta che incontro Papa Francesco per conversare con lui. Di che cosa? Del suo pontificato, iniziato da poco più di un anno e che in così breve tempo ha già cominciato a rivoluzionare la Chiesa; dei rapporti tra i fedeli e il Papa che viene dall’altra parte del mondo; del Concilio Vaticano II concluso 50 anni fa solo parzialmente attuato nelle sue conclusioni; del mondo moderno e la tradizione cristiana e soprattutto della figura di Gesù di Nazaret. Infine della nostra vita, dei suoi affanni e delle sue gioie, delle sue sfide e del suo destino, di ciò che ci aspetta in uno sperato aldilà o del nulla che la morte porta con sé.

 

Questi nostri incontri li ha voluti Papa Francesco perché, tra le tante persone di ogni condizione sociale, di ogni fede, d’ogni età che incontra nel suo quotidiano apostolato, desiderava anche scambiare idee e sentimenti con un non credente. Ed io tale sono; un non credente che ama la figura umana di Gesù, la sua predicazione, la sua leggenda, il mito che egli rappresenta agli occhi di chi gli riconosce un’umanità di eccezionale spessore, ma nessuna divinità.

 

Il Papa ritiene che un colloquio con un non credente siffatto sia reciprocamente stimolante e perciò vuole continuarlo; lo dico perché è lui che me l’ha detto. Il fatto che io sia anche giornalista non lo interessa affatto, potrei essere ingegnere, maestro elementare, operaio. Gli interessa parlare con chi non crede ma vorrebbe che l’amore del prossimo professato duemila anni fa dal figlio di Maria e di Giuseppe fosse il principale contenuto della nostra specie, mentre purtroppo ciò accade molto di rado, soverchiato dagli egoismi, da quelle che Francesco chiama “cupidigia di potere e desiderio di possesso”. L’ha definito in una nostra precedente conversazione “il vero peccato del mondo del quale tutti siamo affetti” e rappresenta l’altra forma della nostra umanità ed è la dinamica tra questi due sentimenti a costruire nel bene e nel male la storia del mondo. È presente in tutti e del resto, nella tradizione cristiana, Lucifero era l’angelo prediletto da Dio, portatore di luce fino a quando non si ribellò al suo Signore tentato di prenderne il posto e il suo Dio lo precipitò nelle tenebre e nel fuoco dei dannati.

 

Di queste cose parliamo, ma anche degli interventi del Papa nelle strutture della Chiesa, delle avversità che incontra. Debbo dire che oltre all’estremo interesse di queste conversazioni, in me è nato un sentimento di affettuosa amicizia che non modifica in nulla il mio modo di pensare ma di sentire, quello sì. Non so se sia ricambiato, ma la spontaneità di questo assai strano successore di Pietro mi fa pensare di sì.

 

Ora lo sto aspettando da qualche minuto nella piccola stanza al pianoterra di Santa Marta dove il Papa riceve gli amici e i collaboratori. Lui arriva puntualissimo senza nessuno che l’accompagni. Sa che ho avuto nei giorni scorsi qualche problema di salute e infatti mi chiede subito notizie in proposito. Mi mette la mano sulla testa, una sorta di benedizione, e poi mi abbraccia. Chiude la porta sistema la sua sedia di fronte alla mia e cominciamo.

 

***

Pedofilia e mafia sono i due temi sui quali Francesco è intervenuto nei giorni scorsi e che hanno sollevato un’ondata di sentimenti e anche di polemiche fuori e dentro la Chiesa. Il Papa è sensibilissimo sia all’uno che all’altro argomento e ne aveva già parlato in varie occasioni, ma non li aveva ancora presi così di petto soprattutto sui punti riguardanti il comportamento d’una parte del clero.

 

“La corruzione di un fanciullo” dice “è quanto di più terribile e immondo si possa immaginare specialmente se, come risulta dai dati che ho potuto direttamente esaminare, gran parte di questi fatti abominevoli avvengono all’interno delle famiglie o comunque d’una comunità di antiche amicizie. La famiglia dovrebbe essere il sacrario dove il bambino e poi il ragazzo e l’adolescente vengono amorevolmente educati al bene, incoraggiati nella crescita stimolata a costruire la propria personalità e a incontrarsi con quella degli altri suoi coetanei. Giocare insieme, studiare insieme, conoscere il mondo e la vita insieme. Questo con i coetanei, ma con i parenti che li hanno messi al mondo o visti entrare nel mondo il rapporto è come quello di coltivare un fiore, un’aiuola di fiori, custodendola dal maltempo, disinfestandola dai parassiti, raccontandogli le favole della vita e, mentre il tempo passa, la sua realtà. Questa è o dovrebbe essere l’educazione che la scuola completa e la religione colloca sul piano più alto del pensare e del credere al sentimento divino che si affaccia alle nostre anime. Spesso si trasforma in fede, ma comunque lascia un seme che in qualche modo feconda quell’anima e la rivolge verso il bene”.

 

Mentre parla e dice queste verità il Papa mi si avvicina ancora di più. Parla con me, ma è come riflettesse con se stesso disegnando il quadro della sua speranza che coincide con quella di tutte le persone di buona volontà. Probabilmente – dico io – quella è gran parte di quanto avviene. Lui mi guarda con occhi diversi, improvvisamente diventati duri e tristi. “No, purtroppo non è così. L’educazione come noi l’intendiamo sembra quasi aver disertato le famiglie. Ciascuno è preso dalle proprie personali incombenze, spesso per assicurare alla famiglia un tenore di vita sopportabile, talvolta per perseguire un proprio personale successo, altre volte per amicizie e amori alternativi. L’educazione come compito principale verso i figli sembra fuggito via dalle case. Questo fenomeno è una gravissima omissione ma non siamo ancora nel male assoluto. Non soltanto la mancata educazione ma la corruzione, il vizio, le pratiche turpi imposte al bambino e poi praticate e aggiornate sempre più gravemente man mano che egli cresce e diventa ragazzo e poi adolescente. Questa situazione è frequente nelle famiglie, praticata da parenti, nonni, zii, amici di famiglia. Spesso gli altri membri della famiglia ne sono consapevoli ma non intervengono, irretiti da interessi o da altre forme di corruzione”.

 

A Lei, Santità, risulta che il fenomeno sia frequente e diffuso?

“Purtroppo lo è e si accompagna ad altri vizi come la diffusione delle droghe”.

 

E la Chiesa? Che cosa fa in tutto questo la Chiesa?

“La Chiesa lotta perché il vizio sia debellato e l’educazione recuperata. Ma anche noi abbiamo questa lebbra in casa”.

 

Un fenomeno molto diffuso?

“Molti miei collaboratori che lottano con me mi rassicurano con dati attendibili che valutano la pedofilia dentro la Chiesa al livello del due per cento. Questo dato dovrebbe tranquillizzarmi ma debbo dirle che non mi tranquillizza affatto. Lo reputo anzi gravissimo. Il due per cento di pedofili sono sacerdoti e perfino vescovi e cardinali. E altri, ancor più numerosi, sanno ma tacciono, puniscono ma senza dirne il motivo. Io trovo questo stato di cose insostenibile ed è mia intenzione affrontarlo con la severità che richiede.

 

Ricordo al Papa che nel nostro precedente colloquio lui mi disse che Gesù era l’esempio della dolcezza e della mitezza ma a volte prendeva il bastone per calarlo sulle spalle dei manigoldi che insozzavano moralmente il Tempio. “Vedo che ricorda molto bene le mie parole. Citavo dei passi dei Vangeli di Marco e di Matteo. Gesù amava tutti, perfino i peccatori che voleva redimere dispensando il perdono e la misericordia, ma quando usava il bastone lo impugnava per scacciare il demonio che si era impadronito di quell’anima”.

 

Le anime – anche questo lei me l’ha detto nel nostro precedente incontro – possono pentirsi dopo una vita di peccati anche nell’ultimo momento della loro esistenza e la misericordia sarà con loro.

“È vero, questa è la nostra dottrina e questa è la via che “Cristo ci ha indicato”.

 

Ma può darsi il caso che qualche pentimento dell’ultimo minuto di vita sia interessato. Magari inconsapevolmente, ma interessato a garantirsi un possibile aldilà. In quel caso la misericordia rischia di finire in una trappola.

“Noi non giudichiamo ma il Signore sa e giudica. La sua misericordia è infinita ma non cadrà mai in trappola. Se il pentimento non è autentico la misericordia non può esercitare il suo ruolo di redenzione”.

 

Lei, Santo Padre, ha tuttavia ricordato più volte che Dio ci ha dotato di libero arbitrio. Sa bene che se scegliamo il male la nostra religione non esercita misericordia nei nostri confronti. Ma c’è un punto che mi preme di sottolineare: la nostra coscienza è libera e autonoma. Può in perfetta buonafede fare del male convinta però che da quel male nascerà un bene. Qual è, di fronte a casi del genere, che sono molto frequenti, l’atteggiamento dei cristiani?

“La coscienza è libera. Se sceglie il male perché è sicura che da esso deriverà un bene dall’alto dei cieli queste intenzioni e le loro conseguenze saranno valutate. Noi non possiamo dire di più perché non sappiamo di più. La legge del Signore è il Signore a stabilirla e non le creature. Noi sappiamo soltanto perché è Cristo ad avercelo detto che il Padre conosce le creature che ha creato e nulla per lui è misterioso. Del resto il libro di Giobbe esamina a fondo questo tema. Si ricorda che ne parlammo? Bisognerebbe esaminare a fondo i libri sapienzali della Bibbia e il Vangelo quando parla di Giuda Iscariota. Sono temi di fondo della nostra teologia”. E anche della cultura moderna che voi volete comprendere a fondo e con la quale volete confrontarvi. “È vero è un punto capitale del Vaticano II e dovremo al più presto affrontarlo”.

 

Santità, c’è ancora da parlare del tema della mafia. Lei ha tempo?

“Siamo qui per questo”.

 

***

 

“Non conosco a fondo il problema delle mafie, so purtroppo quello che fanno, i delitti che vengono commessi, gli interessi enormi che le mafie amministrano. Ma mi sfugge il modo di pensare dei mafiosi, i capi, i gregari. In Argentina ci sono come dovunque i delinquenti, i ladri, gli assassini, ma non le mafie. È questo aspetto che vorrei esaminare e lo farò leggendo i tanti libri che sono stati scritti in proposito e le tante testimonianze. Lei è di origine calabrese, forse può aiutarmi a capire”.

 

Il poco che posso dirle è questo: la mafia – sia calabrese sia siciliana sia la camorra napoletana – non sono accolite sbandate di delinquenti ma sono organizzazioni che hanno leggi proprie, propri codici di comportamento, propri canoni. Stati nello Stato. Non le sembri paradossale se le dico che hanno una propria etica. E non le sembri abnorme se aggiungo che hanno un proprio Dio. Esiste un Dio mafioso.

“Capisco quello che sta dicendo: è un fatto che la maggior parte delle donne legate alla mafia da vincoli di parentela, le moglie, le figlie, le sorelle, frequentano assiduamente le chiese dei loro paesi dove il sindaco e altre autorità locale sono spesso mafiose. Quelle donne pensano che Dio perdoni le orribili malefatte dei loro congiunti?”.

 

Santità, gli stessi congiunti spesso frequentano le chiese, le messe, le nozze, i funerali. Non credo si confessino ma spesso si comunicano e battezzano i nuovi nati. Questo è il fenomeno.

“Quello che lei dice è chiaro e del resto non mancano libri, inchieste, documentazioni. Debbo aggiungere che alcuni sacerdoti tendono a sorvolare sul fenomeno mafioso. Naturalmente condannano i singoli delitti, onorano le vittime, aiutano come possono le loro famiglie, ma la denuncia pubblica e costante delle mafie è rara. Il primo grande Papa che la fece proprio parlando in quelle terre fu Wojtyla. Debbo dire che il suo discorso fu applaudito da una folla immensa”.

 

Lei pensa che in quella folla che applaudiva non ci fossero mafiosi? Per quanto ne so ce n’erano molti. Il mafioso, lo ripeto, applica un suo codice e una sua etica: i traditori vanno uccisi, i disobbedienti vanno puniti, a volte l’esempio viene dato con l’omicidio di bambini o di donne. Ma questi per il mafioso non sono peccati, sono le loro leggi. Dio non c’entra, i santi protettori tantomeno. Ha visto la processione di Oppido Mamertina?

“Erano migliaia gli intervenuti. Poi la statua della Madonna delle Grazie si è fermata davanti alla finestra del boss che è in custodia per ergastolo. Appunto, tutto questo sta cambiando e cambierà. La nostra denuncia delle mafia non sarà fatta una volta tanto ma sarà costante. Pedofilia, mafia: la Chiesa, il popolo di Dio, i sacerdoti, le Comunità, avranno tra gli altri compiti queste due principalissime questioni”.

 

È passata un’ora e mi alzo. Il Papa mi abbraccia e mi augura di risanare al più presto. Ma io gli faccio ancora una domanda: Lei, Santità, sta lavorando assiduamente per integrare la cattolicità con gli ortodossi, con gli anglicani… Mi interrompe continuando: “Con i valdesi che trovo religiosi di prim’ordine, con i Pentecostali e naturalmente con i nostri fratelli ebrei”.

 

Ebbene, molti di questi sacerdoti o pastori sono regolarmente sposati. Quanto crescerà col tempo quel problema nella Chiesa di Roma?

“Forse lei non sa che il celibato fu stabilito nel X secolo, cioè 900 anni dopo la morte di nostro Signore. La Chiesa cattolica orientale ha facoltà fin d’ora che i suoi presbiteri si sposino. Il problema certamente esiste ma non è di grande entità. Ci vuole tempo ma le soluzioni ci sono e le troverò.

 

Ormai siamo fuori dal portone di Santa Marta. Ci abbracciamo di nuovo. Confesso che mi sono commosso. Francesco mi ha accarezzato la guancia e l’auto è partita.

 

CITTA’ DEL VATICANO – Il portavoce vaticano Federico Lombardi in una nota scrive che per il colloquio del Papa con Eugenio Scalfari pubblicato oggi da Repubblica, come per i precedenti, “Non si può e non si deve parlare in alcun modo di intervista nel senso abituale del termine. Il colloquio è cordiale e molto interessante e tocca principalmente i temi della piaga degli abusi sessuali su minori e dell’atteggiamento della Chiesa verso la mafia”.

 

“Tuttavia – prosegue – come già in precedenza in una circostanza analoga, bisogna far notare che ciò che Scalfari attribuisce al Papa, riferendo “fra virgolette” le sue parole, è frutto della sua memoria di esperto giornalista, ma non di trascrizione precisa di una registrazione e tantomeno di revisione da parte dell’interessato, a cui le affermazioni vengono attribuite. Non si può e non si deve quindi parlare in alcun modo di un’intervista nel senso abituale del termine, come se si riportasse una serie di domande e di risposte che rispecchiano con fedeltà e certezza il pensiero preciso dell’interlocutore”.

 

“Se quindi si può ritenere che nell’insieme l’articolo riporti il senso e lo spirito del colloquio fra il Santo Padre e Scalfari, occorre ribadire con forza quanto già si era detto in occasione di una precedente “intervista” apparsa su Repubblica, cioè che le singole espressioni riferite, nella formulazione riportata, non possono essere attribuite con sicurezza al Papa”.

 

“Ad esempio e in particolare – sottolinea Lombardi – ciò vale per due affermazioni che hanno attirato molta attenzione e che invece non sono attribuibili al Papa. Cioè che fra i pedofili vi siano dei “cardinali”, e che il Papa abbia affermato con sicurezza, a proposito del celibato, “le soluzioni le troverò”.

 

“Nell’articolo pubblicato su Repubblica queste due affermazioni vengono chiaramente attribuite al Papa, ma – curiosamente – le virgolette vengono aperte prima, ma poi non vengono chiuse. Semplicemente mancano le virgolette di chiusura… Dimenticanza o esplicito riconoscimento che si sta facendo una manipolazione per i lettori ingenui?”, conclude padre Lombardi.

 

* La Repubblica 13 luglio 2014.