Passa La Parola

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24/07/2018

Ascoltare l’altro senza riserve

Buon Martedì

«Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli,
egli è per me fratello, sorella e madre»

Mt 12, 50

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MESE di LUGLIO

dedicato al

PREZIOSISSIMO SANGUE DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/LUGLIO.htm

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Martedì 24 Luglio 2018

Martedì della XVI settimana delle ferie del Tempo Ordinario

 

Santo(i) del giorno : S. Charbel, monaco, presbitero ed eremita (1828-1898),  S. Cristóbal de Santa Catalina, sac. e fond. (1638-1690)

Meditazione del giorno : Sant’Agostino
“Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre”

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 12, 46-50.

In quel tempo, mentre Gesù parlava ancora alla folla, sua madre e i suoi fratelli, stando fuori in disparte, cercavano di parlargli.
Qualcuno gli disse: «Ecco di fuori tua madre e i tuoi fratelli che vogliono parlarti».
Ed egli, rispondendo a chi lo informava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?».
Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: «Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli;
perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre».

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/04/04269.pdf   Mt 12, 22-50

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Passa parola. Buona giornata. Ascoltare l’altro senza riserve

“Cari amici, attraverso il dialogo e l’ascolto possiamo contribuire alla costruzione di un mondo migliore, rendendolo luogo di accoglienza e rispetto, contrastando così le divisioni e i conflitti. Vi incoraggio a proseguire con entusiasmo rinnovato il vostro prezioso servizio alla società, perché nessuno rimanga isolato, perché non si spezzino i legami del dialogo, e perché non venga mai meno l’ascolto, che è la manifestazione più semplice di carità verso i fratelli.” (https://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2017/march/documents/papa-francesco_20170311_volontari-telefono-amico.html)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo ordinario

1) Preghiera

Sii propizio a noi tuoi fedeli, Signore,
e donaci i tesori della tua grazia,
perché, ardenti di speranza, fede e carità,
restiamo sempre fedeli ai tuoi comandamenti.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

http://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-matteo-1246-50

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

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LE TRE MONETE

L’anziano monaco interrogò l’aspirante novizio: «Se tu avessi tre monete d’oro, le daresti ai poveri?». «Di tutto cuore, padre!». «E se tu avessi tre monete d’argento?». «Molto volentieri le darei». «E se avessi tre piccole monete di rame?». «No, non le darei!» Stupito, il monaco gli chiese: «Perché mai?». Il novizio rispose: «Perché io ho tre monete di rame!».

Apologo dei padri del deserto

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La riflessione di oggi

Come aveva ragione Gesù quando colpiva la potente attrattiva che esercita la ricchezza con quel celebre detto: «E più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco nel regno dei cieli» (Matteo 19,24)! Si è fatto di tutto, anche da parte di qualche esegeta, per ridimensionare la forza del paradosso ago-cammello, ricorrendo a un’inesistente porta minuscola a foggia di cruna d’ago a Gerusalemme o a un nodo marinaro. In realtà, il giudaismo conosceva il contrasto metaforico ago-elefante per indicare un impossibile connubio, analogo a quello che Gesù delinea tra le due divinità: il vero Dio e l’idolo Mammona (Matteo 6,24), laddove è curioso notare che questo vocabolo aramaico, che indica la ricchezza, contiene la stessa radice dell’amen, il verbo ebraico della fede.

Sono, quindi, due divinità e due fedi che si confrontano e che contendono tra loro, e quell’aspirante novizio – nel racconto dei Padri del deserto egiziano che abbiano sopra evocato – con sincera spontaneità rivela quanto sia arduo rinunciare al possesso, anche se modesto. Tante proclamazioni retoriche di distacco e di generosità si scontrano poi con gesti egoistici contrabbandati come parsimonia e misura. Per questa strada si approda alla porta dorata ma bloccata di quel vizio che si chiama avarizia, della quale proponiamo ai nostri lettori la brillante definizione coniata da san Bernardo: «Vivere in povertà per paura della povertà»!

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“TI BASTA LA MIA GRAZIA; LA FORZA INFATTI SI MANIFESTA PIENAMENTE
NELLA DEBOLEZZA”
(2Cor 12,9).

Nella sua seconda lettera alla comunità di Corinto, l’apostolo Paolo si confronta con alcuni che mettono in discussione la legittimità della sua attività apostolica, ma non si difende elencando i propri meriti e successi. Al contrario, mette in evidenza l’opera che Dio ha compiuto, in lui e tramite lui.
Paolo accenna ad una sua esperienza mistica, di profondo rapporto con Dio1, ma per condividere subito dopo la sua sofferenza per una “spina” che lo tormenta. Non spiega di cosa si tratti esattamente, ma si capisce che è una difficoltà grande, che potrebbe limitarlo nel suo impegno di evangelizzatore. Per questo, confida di aver chiesto a Dio di liberarlo da questo impedimento, ma la risposta che riceve da Dio stesso è sconvolgente…

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23/07/2018

Irradiare il bene operando con generosità

Buon Lunedì

«…e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto»

Gv 15, 2

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MESE di LUGLIO

dedicato al

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Lunedì 23 Luglio 2018

Santa Brigida di Svezia, Religiosa, Compatrona d’Europa, festa

Santo(i) del giorno : S. Brigida di Svezia, compatrona d’Europa (1303-1373),  BB. Nicéforo de Jesús y de María e 5 comp., martiri († 1936)

Meditazione del giorno : San Francesco Saverio
“Senza di me non potete far nulla”

Dal Vangelo secondo Giovanni 15,1-8

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli”.

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/03/03180.pdf   Mt 13, 10-17

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Passa parola. Buona giornata. Irradiare il bene operando con generosità

“È amando che si annuncia Dio-Amore: non a forza di convincere, mai imponendo la verità, nemmeno irrigidendosi attorno a qualche obbligo religioso o morale. Dio si annuncia incontrando le persone, con attenzione alla loro storia e al loro cammino. Perché il Signore non è un’idea, ma una Persona viva: il suo messaggio passa con la testimonianza semplice e vera, con l’ascolto e l’accoglienza, con la gioia che si irradia. Non si parla bene di Gesù quando si è tristi; nemmeno si trasmette la bellezza di Dio solo facendo belle prediche. Il Dio della speranza si annuncia vivendo nell’oggi il Vangelo della carità, senza paura di testimoniarlo anche con forme nuove di annuncio.” (http://w2.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2016/documents/papa-francesco_20160925_omelia-giubileo-catechisti.html)

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Lectio Divina Carmelitana:

1) Preghiera
O Dio, che salvi i peccatori e li rinnovi nella tua amicizia,
volgi verso di te i nostri cuori:
tu che ci hai liberato dalle tenebre
con il dono della fede,
non permettere che ci separiamo da te,
luce di verità.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

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LA TENACE CONCHIGLIA

Dopo il bacio – dall’ombra agli olmi /sulla strada uscivamo / per ritornare: / sorridevamo al domani / come bimbi tranquilli, / le nostre mani congiunte / componevano una tenace conchiglia / che custodiva la pace.

Antonia Pozzi

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La riflessione di oggi

Stiamo sempre più perdendo una virtù delicata e fragile, eppure affascinante come lo sono certi fiori stupendi, che un solo colpo di vento o il tocco brusco di una mano sgualciscono e infrangono. Parliamo della tenerezza, fatta di affetto, di finezza, di dolcezza, di intensità. Essa è subito ferita dalla brutalità, dalla volgarità, dalla sbrigatività. Soprattutto in amore, alla tenerezza si è sostituito l’atto sessuale «consumato» (e il termine è emblematico) in modo frettoloso e spiccio. Il dialogo degli occhi, il silenzio dell’abbraccio, la delicatezza dei sentimenti sono spazzati via dal possesso svelto e immediato. L’eros cede il passo al sexy, la fantasia alla frenesia, le coccole alla brama, il desiderio alla voglia, l’attesa all’avidità.

È per evitare questa caduta umiliante che abbiamo ripreso i versi di una poetessa che è approdata a una fine tragica forse proprio perché non ha trovato la pienezza di quel sentimento che pure aveva provato. La poesia sopra citata, intitolata L’allodola, è di Antonia Pozzi, milanese, che si è lasciata morire a soli 26 anni. Come ogni vero testo poetico, non ha bisogno di commento; deve solo cantare nel cuore di chi lo legge, con tutta la freschezza di quella virtù che stiamo celebrando, la tenerezza appunto. Una tenerezza che è tutta in quel simbolo universale ed eterno delle mani intrecciate dei due innamorati, «una tenace conchiglia» al cui interno c’è una perla di inestimabile valore, la pace. Altro che una collana o gemme preziose: la serenità e l’intimità gioiosa sono gioielli che non hanno prezzo.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“TI BASTA LA MIA GRAZIA; LA FORZA INFATTI SI MANIFESTA PIENAMENTE
NELLA DEBOLEZZA”
(2Cor 12,9).

Nella sua seconda lettera alla comunità di Corinto, l’apostolo Paolo si confronta con alcuni che mettono in discussione la legittimità della sua attività apostolica, ma non si difende elencando i propri meriti e successi. Al contrario, mette in evidenza l’opera che Dio ha compiuto, in lui e tramite lui.
Paolo accenna ad una sua esperienza mistica, di profondo rapporto con Dio1, ma per condividere subito dopo la sua sofferenza per una “spina” che lo tormenta. Non spiega di cosa si tratti esattamente, ma si capisce che è una difficoltà grande, che potrebbe limitarlo nel suo impegno di evangelizzatore. Per questo, confida di aver chiesto a Dio di liberarlo da questo impedimento, ma la risposta che riceve da Dio stesso è sconvolgente…

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22/07/2018

Contrastare decisamente ogni nostra mediocrità

Buona Domenica

«Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un pò»

Mc 6, 31

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MESE di LUGLIO

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Domenica 22 Luglio 2018

XVI Domenica del Tempo Ordinario

Santo(i) del giorno : S. Maria Maddalena, testimone del Cristo risorto – Festa –,  B. Agostino da Biella, sacerdote O.P. (1430-1493)

Meditazione del giorno : San Beda il Venerabile
“Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’”

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 6,30-34.

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato.
Ed egli disse loro: «Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un pò». Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare.
Allora partirono sulla barca verso un luogo solitario, in disparte.
Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città cominciarono ad accorrere là a piedi e li precedettero.
Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/04/04271.pdf   Mc 6, 30-31

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/04/04272.pdf   Mc 6, 32-34

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Passa parola. Buona giornata. Contrastare decisamente ogni nostra mediocrità

“Vorrei dire, specialmente ai giovani: il nostro peggior nemico non sono i problemi concreti, per quanto seri e drammatici: il pericolo più grande della vita è un cattivo spirito di adattamento che non è mitezza o umiltà, ma mediocrità, pusillanimità.[1] Un giovane mediocre è un giovane con futuro o no? No! Rimane lì, non cresce, non avrà successo. La mediocrità o la pusillanimità. Quei giovani che hanno paura di tutto: “No, io sono così …”. Questi giovani non andranno avanti. Mitezza, forza e niente pusillanimità, niente mediocrità. Il Beato Pier Giorgio Frassati – che era un giovane – diceva che bisogna vivere, non vivacchiare. I mediocri vivacchiano. Vivere con la forza della vita. Bisogna chiedere al Padre celeste per i giovani di oggi il dono della sana inquietudine.” (http://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2018/documents/papa-francesco_20180613_udienza-generale.html)

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Lectio Divina Carmelitana:

Gesù ha compassione della gente
Il banchetto della vita – Gesù invita alla condivisione
Marco 6,30-34

1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.

Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

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FRANCAMENTE ECCESSIVO

La buona educazione consiste nel nascondere quanto bene pensiamo di noi stessi e quanto male degli altri.

Mark Twain

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La riflessione di oggi

Non è la prima volta che ci divertiamo in questo nostro spazio quotidiano di riflessione con Mark Twain e le sue fulminanti osservazioni. Un giorno lo scrittore americano, nato nel Missouri nel 1835 e morto nel 1910, stava tenendo una conferenza e s’accorse che un ascoltatore ricorreva spesso all’orologio. Non seppe trattenere la battuta: «Che lei, signore, guardi ogni due minuti l’orologio, posso anche capirlo; ma che lei se lo porti anche all’orecchio, per verificare se funziona, mi sembra francamente eccessivo». «Francamente eccessiva» definì anche la notizia della sua morte pubblicata avventatamente da un quotidiano di allora. L’ironia di Twain ci porta all’odierna citazione sulla buona educazione, tratta dai suoi Taccuini.

Con amarezza bisogna riconoscere che è un’arte perduta, né ci si preoccupa di rinverdirla a scuola. Basta solo salire su un mezzo pubblico per assistere alla sguaiataggine nei comportamenti, al disprezzo dei deboli, all’ignoranza delle regole, alla brutalità nei confronti della cosa pubblica. Detto e ripetuto questo, si deve anche riconoscere che sussiste un’altra sedicente «buona educazione» che è proprio quella sbeffeggiata da Twain. È il trionfo dell’ipocrisia e della falsità; è il dire una cosa e pensarne un’altra; è il lodare anche l’indegnità, pur di assicurarsi un vantaggio; è il non denunciare l’immoralità per quieto vivere e così via elencando. Uno scrittore americano quasi contemporaneo di Twain, Nathaniel Hawthorne, però, nel suo capolavoro, La lettera scarlatta, ammoniva: «Nessuno può, per un periodo che non sia brevissimo, portare una faccia da mostrare a se stesso e un’altra da mostrare alla folla, senza alla fine trovarsi nella condizione di non capire più quale possa essere la vera».

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

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“TI BASTA LA MIA GRAZIA; LA FORZA INFATTI SI MANIFESTA PIENAMENTE
NELLA DEBOLEZZA”
(2Cor 12,9).

Nella sua seconda lettera alla comunità di Corinto, l’apostolo Paolo si confronta con alcuni che mettono in discussione la legittimità della sua attività apostolica, ma non si difende elencando i propri meriti e successi. Al contrario, mette in evidenza l’opera che Dio ha compiuto, in lui e tramite lui.
Paolo accenna ad una sua esperienza mistica, di profondo rapporto con Dio1, ma per condividere subito dopo la sua sofferenza per una “spina” che lo tormenta. Non spiega di cosa si tratti esattamente, ma si capisce che è una difficoltà grande, che potrebbe limitarlo nel suo impegno di evangelizzatore. Per questo, confida di aver chiesto a Dio di liberarlo da questo impedimento, ma la risposta che riceve da Dio stesso è sconvolgente…

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21/07/2018

Il rapporto costruttivo può nascere dalle piccole cose

Buon Sabato

«Nel suo nome spereranno le genti»

Mt 12, 21

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MESE di LUGLIO

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Sabato 21 Luglio 2018

Sabato della XV settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Santo(i) del giorno : S. Lorenzo da Brindisi, sac. e Dr. della Chiesa (1559-1619),  S. Alberico Crescitelli, sac. P.I.M.E. e martire (1863-1900)

Meditazione del giorno : Isacco di Siria
« Il mio servo non spezzerà la canna infranta, non spegnerà il lucignolo fumigante… Nel suo nome spereranno le genti »

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 12,14-21.

In quel tempo, i farisei, usciti, tennero consiglio contro di lui per toglierlo di mezzo.
Ma Gesù, saputolo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli guarì tutti,
ordinando loro di non divulgarlo,
perché si adempisse ciò che era stato detto dal profeta Isaia:
“Ecco il mio servo che io ho scelto; il mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Porrò il mio spirito sopra di lui e annunzierà la giustizia alle genti.
Non contenderà, né griderà, né si udrà sulle piazze la sua voce.
La canna infranta non spezzerà, non spegnerà il lucignolo fumigante, finché abbia fatto trionfare la giustizia;
nel suo nome spereranno le genti”.

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/04/04263.pdf   Mt 12, 15-21

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Passa parola. Buona giornata. Il rapporto costruttivo può nascere dalle piccole cose

“La persona che fa attenzione è quella che, nel rumore del mondo, non si lascia travolgere dalla distrazione o dalla superficialità, ma vive in maniera piena e consapevole, con una preoccupazione rivolta anzitutto agli altri. Con questo atteggiamento ci rendiamo conto delle lacrime e delle necessità del prossimo e possiamo coglierne anche le capacità e le qualità umane e spirituali. La persona attenta si rivolge poi anche al mondo, cercando di contrastare l’indifferenza e la crudeltà presenti in esso, e rallegrandosi dei tesori di bellezza che pure esistono e vanno custoditi. Si tratta di avere uno sguardo di comprensione per riconoscere sia le miserie e le povertà degli individui e della società, sia per riconoscere la ricchezza nascosta nelle piccole cose di ogni giorno, proprio lì dove il Signore ci ha posto.” (https://w2.vatican.va/content/francesco/it/angelus/2017/documents/papa-francesco_angelus_20171203.html)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo ordinario

1) Preghiera
O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità,
perché possano tornare sulla retta via,
concedi a tutti coloro che si professano cristiani
di respingere ciò che è contrario a questo nome
e di seguire ciò che gli è conforme.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

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CULTO E MORALE

Il culto senza morale produce ipocriti e superstiziosi. La morale senza culto produce filosofi e saggi mondani. Per essere cristiani bisogna unire insieme le due cose.

Madeleine de Souvré, marchesa di Sablé

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La riflessione di oggi

Il cuore della predicazione profetica stava tutto qui: il culto senza la morale è vano, la preghiera senza una vita coerente e giusta è ipocrisia. Lapidario Isaia: «Non posso sopportare delitto e solennità» (1,13). Radicale Osea, citato anche da Gesù: «Voglio l’amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli olocausti» (6,6). A questo impegno di base dell’autentica religiosità ci conduce anche una donna del Seicento francese che abbiamo già avuto occasione di far idealmente parlare in queste nostre riflessioni quotidiane, la marchesa di Sablé, amica del filosofo Pascal e, come lui, legata alla spiritualità del convento di Port-Royal, ove si ritirerà una volta rimasta vedova. Essa, però, propone alla nostra considerazione anche il rovescio della medaglia, non esaminato esplicitamente dai profeti.

Se ci può essere un culto senza morale, può anche esistere una morale senza culto. Intendiamoci: essa ha un suo valore perché risponde alla legge naturale e permette un’etica razionale, sulla scia del celebre detto di Kant sul cielo stellato sopra di noi e la legge morale dentro di noi. Ma giustamente Madeleine de Souvré ci ricorda che possiamo in questo modo avere un filosofo o un saggio, ma non abbiamo ancora un cristiano. Egli è colui che, nella linea dei profeti, prega e opera. È interessante vedere come i Vangeli incrocino ininterrottamente, per così dire, le labbra e le mani di Cristo: egli annunzia il Regno e prega, ma anche cammina tra i poveri, i malati e i peccatori e li cura e redime. Fede e amore procedono insieme e creano il fedele vero e genuino.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“TI BASTA LA MIA GRAZIA; LA FORZA INFATTI SI MANIFESTA PIENAMENTE
NELLA DEBOLEZZA”
(2Cor 12,9).

Nella sua seconda lettera alla comunità di Corinto, l’apostolo Paolo si confronta con alcuni che mettono in discussione la legittimità della sua attività apostolica, ma non si difende elencando i propri meriti e successi. Al contrario, mette in evidenza l’opera che Dio ha compiuto, in lui e tramite lui.
Paolo accenna ad una sua esperienza mistica, di profondo rapporto con Dio1, ma per condividere subito dopo la sua sofferenza per una “spina” che lo tormenta. Non spiega di cosa si tratti esattamente, ma si capisce che è una difficoltà grande, che potrebbe limitarlo nel suo impegno di evangelizzatore. Per questo, confida di aver chiesto a Dio di liberarlo da questo impedimento, ma la risposta che riceve da Dio stesso è sconvolgente…

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20/07/2018

Donare amicizia vera

Buon Venerdì

«Misericordia io voglio e non sacrificio»

Mt 12, 7

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https://www.preghiereperlafamiglia.it/LUGLIO.htm

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Venerdì 20 Luglio 2018

Venerdì della XV settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Santo(i) del giorno : B. Luigi Novarese, sacerdote e fondatore (1914-1984),  S. Elia Tesbita, profeta (960-850 a.C.)

Meditazione del giorno : Afraate
Il signore del sabato

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 12,1-8.

In quel tempo, Gesù passò tra le messi in giorno di sabato, e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere spighe e le mangiavano.
Ciò vedendo, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare in giorno di sabato».
Ed egli rispose: «Non avete letto quello che fece Davide quando ebbe fame insieme ai suoi compagni?
Come entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che non era lecito mangiare né a lui né ai suoi compagni, ma solo ai sacerdoti?
O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio infrangono il sabato e tuttavia sono senza colpa?
Ora io vi dico che qui c’è qualcosa più grande del tempio.
Se aveste compreso che cosa significa: Misericordia io voglio e non sacrificio, non avreste condannato individui senza colpa.
Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/03/03217.pdf    Mt 12, 1-8 Le spighe colte di sabato

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Passa parola. Buona giornata. Donare amicizia vera

“Dunque, si è amici solo se l’incontro non rimane esterno o formale ma diventa condivisione del destino dell’altro, compassione, coinvolgimento che conduce fino a donarsi per l’altro. Ci fa bene pensare a ciò che fa un amico: si affianca con discrezione e tenerezza al mio cammino; mi ascolta in profondità, e sa andare oltre le parole; è misericordioso nei confronti dei difetti, è libero da pregiudizi; sa condividere il mio percorso, facendomi sentire la gioia di non essere solo; non mi asseconda sempre, ma, proprio perché vuole il mio bene, mi dice sinceramente quello che non condivide; è pronto ad aiutarmi a rialzarmi ogni volta che cado.” (https://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2017/june/documents/papa-francesco_20170623_convention-serrainternational.html)

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Lectio Divina Carmelitana:

1) Preghiera

O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità,
perché possano tornare sulla retta via,
concedi a tutti coloro che si professano cristiani
di respingere ciò che è contrario a questo nome
e di seguire ciò che gli è conforme.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

http://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-matteo-121-8

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

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COME PACHIDERMI

Siamo come pachidermi, tendiamo le braccia l’uno verso l’altro, ma è fatica sprecata. Riusciamo appena a sfregare l’uno contro l’altro le nostre ruvide pellacce. Siamo molto solitari.

Georg Buchner

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La riflessione di oggi

«Wir sind sehr einsam», «siamo molto solitari»: è amara la finale della nostra citazione odierna, tratta dal dramma La morte di Danton di un autore tedesco, Georg Buchner, morto di tifo nel 1837 a soli 24 anni, lasciando capolavori come il celebre Woyzeck, che ebbe anche una riduzione musicale con Alban Berg. Nel dramma da noi evocato il protagonista è il noto corifeo della Rivoluzione francese, Danton, al quale si associa Robespierre. Una battuta dell’opera è significativa: «Perché soffro? Ecco la rocca dell’ateismo!». Dolore, solitudine, morte sono segni dell’assenza, del silenzio e quindi della negazione di Dio. Ma ritorniamo all’immagine forte dei pachidermi che non riescono ad abbracciarsi ma solo a sfregarsi e che, perciò, non conosceranno mai la tenue delicatezza di una carezza che riscalda il cuore.

Per fortuna dobbiamo smentire il cupo pessimismo di Buchner che denuncia sia l’isolamento dell’uomo, sia la sua condizione schizoide di creatura capace e desiderosa di amore, ma votata alla crudeltà e alla misantropia. È possibile rompere quel cerchio magico e incontrarci. Le nostre pelli sono più delicate di quelle degli elefanti e possiamo abbracciarci. Tuttavia, non si deve ignorare la bestialità che pure ospitiamo in noi e che ci allontana o, peggio, ci spinge a incrociare le braccia in duelli, in assalti e prove di forza. O ancora, a ignorarci, ciascuno nella sua solitudine, come scriveva il poeta Giorgio Caproni: «Un uomo solo, / chiuso nella sua stanza… / Solo in una stanza vuota, / a parlare. / Ai morti»,

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“TI BASTA LA MIA GRAZIA; LA FORZA INFATTI SI MANIFESTA PIENAMENTE
NELLA DEBOLEZZA”
(2Cor 12,9).

Nella sua seconda lettera alla comunità di Corinto, l’apostolo Paolo si confronta con alcuni che mettono in discussione la legittimità della sua attività apostolica, ma non si difende elencando i propri meriti e successi. Al contrario, mette in evidenza l’opera che Dio ha compiuto, in lui e tramite lui.
Paolo accenna ad una sua esperienza mistica, di profondo rapporto con Dio1, ma per condividere subito dopo la sua sofferenza per una “spina” che lo tormenta. Non spiega di cosa si tratti esattamente, ma si capisce che è una difficoltà grande, che potrebbe limitarlo nel suo impegno di evangelizzatore. Per questo, confida di aver chiesto a Dio di liberarlo da questo impedimento, ma la risposta che riceve da Dio stesso è sconvolgente…

Passa La Parola

Passa Parola

19/07/2018

Condividere di cuore gioie e dolori

Buon Giovedì

«Venite a me, voi tutti che siete affaticati
e oppressi, e io vi ristorerò»

Mt 11, 28

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MESE di LUGLIO

dedicato al

PREZIOSISSIMO SANGUE DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/LUGLIO.htm

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Giovedì 19 Luglio 2018

Giovedì della XV settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Santo(i) del giorno : S. Ambrogio Autperto, monaco ed abate († 784),  S. John Plessington, sacerdote e martire (1637-1679)

Meditazione del giorno : San Girolamo
Il carico leggero della legge di Cristo

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 11,28-30.

In quel tempo, Gesù disse: «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime.
Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/04/04268.pdf   Mt 11, 28-30

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Passa parola. Buona giornata. Condividere di cuore gioie e dolori

“La missione aiuta anche a guardarci tra noi, negli occhi, e riconoscere che siamo fratelli tra noi, che non c’è una città e nemmeno una Chiesa dei buoni e una città e una Chiesa dei cattivi. La missione ci aiuta a non essere “catari”. La missione ci purifica dal pensare che c’è una Chiesa dei puri e una degli impuri: tutti siamo peccatori e tutti abbiamo bisogno dell’annuncio di Cristo, e se io quando annuncio nella missione Gesù Cristo non penso, non sento che lo dico a me stesso, mi stacco dalla persona e io mi credo – posso credermi – puro e l’altro come l’impuro che ha bisogno. La missione ci coinvolge tutti, come popolo di Dio, ci trasforma: ci cambia lo sguardo, ci cambia il modo di andare nella vita, da “turista” a coinvolto, e ci toglie dalla testa quell’idea che ci sono gruppi, che ci sono nella Chiesa i puri e gli impuri: tutti siamo figli di Dio. Tutti peccatori e tutti con lo Spirito Santo dentro che ha la capacità di farci santi.” (http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2017/may/documents/papa-francesco_20170527_giovani-genova.html)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo ordinario

1) Preghiera

O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità,
perché possano tornare sulla retta via,
concedi a tutti coloro che si professano cristiani
di respingere ciò che è contrario a questo nome
e di seguire ciò che gli è conforme.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

http://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-matteo-1128-30-0

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

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LA STUPIDITÀ È GRATUITA

L’intelligenza ognuno se la deve conquistare. Soltanto la stupidità si espande gratuitamente.

Erich Kästner

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La riflessione di oggi

«Sono un tedesco di Dresda in Sassonia. Il mio paese non mi lascia partire. Sono come un albero che è nato in Germania e che, se è proprio necessario, si seccherà in Germania». Così si presentava nelle sue Risposte necessarie a questioni superflue lo scrittore Erich Kästner, nato appunto a Dresda nel 1899 e perseguitato dal nazismo che fece mettere al rogo i suoi libri per la gioventù, costringendolo a pubblicare in Svizzera. Egli, però, rimarrà in Germania e vedrà il crollo del nazismo: morirà, infatti, nel 1974 a Monaco di Baviera. La sua lingua era volutamente dimessa, ma attraversata da lampi di feroce ironia, come nel passo delle Risposte che ho sopra tradotto. Sono, comunque, parole sacrosante che meritano, pur nella loro evidenza, una riflessione.

Essere intelligenti non è solo frutto di nascita, ma è risultato di un costante e paziente esercizio, di una sorta di libera e gioiosa ascesi che attrezza la mente e l’anima a percorsi ardui e gravosi su sentieri d’altura. Lo studio esige rigore, tempo, applicazione e non si concilia con la genericità e la dissipazione. Leonardo da Vinci, usando una locuzione evangelica, osservava che «come ogni regno in sé diviso è disfatto, così ogni ingegno diviso in diversi studi si confonde e si indebolisce». Quello che, invece, non esige fatica e impegno è la stupidità che cresce senza costi e senza limiti. L’autore francese del Cinquecento François Rabelais nel suo famoso capolavoro Gargantua e Pantagruel non esitava a dichiarare che «nel mondo ci sono più imbecilli che uomini», usando un termine popolare che per pudore evitiamo, ma dal significato inequivocabile. Infatti, «l’intelligenza ha un abito solo e una sola strada ed è sempre in svantaggio. La stupidità è versatile e può indossare qualsiasi abito» scriveva Robert Musil nell’Uomo senza qualità.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“TI BASTA LA MIA GRAZIA; LA FORZA INFATTI SI MANIFESTA PIENAMENTE
NELLA DEBOLEZZA”
(2Cor 12,9).

Nella sua seconda lettera alla comunità di Corinto, l’apostolo Paolo si confronta con alcuni che mettono in discussione la legittimità della sua attività apostolica, ma non si difende elencando i propri meriti e successi. Al contrario, mette in evidenza l’opera che Dio ha compiuto, in lui e tramite lui.
Paolo accenna ad una sua esperienza mistica, di profondo rapporto con Dio1, ma per condividere subito dopo la sua sofferenza per una “spina” che lo tormenta. Non spiega di cosa si tratti esattamente, ma si capisce che è una difficoltà grande, che potrebbe limitarlo nel suo impegno di evangelizzatore. Per questo, confida di aver chiesto a Dio di liberarlo da questo impedimento, ma la risposta che riceve da Dio stesso è sconvolgente…

Passa La Parola

Passa Parola

18/07/2018

Oggi fare un passo più in là delle mie possibilità

Buon Mercoledì

«Hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti
e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli»

Mt 11, 25

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MESE di LUGLIO

dedicato al

PREZIOSISSIMO SANGUE DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO

https://www.preghiereperlafamiglia.it/LUGLIO.htm

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Mercoledì 18 Luglio 2018

Mercoledì della XV settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Santo(i) del giorno : S. Bruno (o Brunone) di Segni, vescovo (1040/45-1123),  S. Szymon z Lipnicy, sacerdote O.F.M. (1435/40-1482)

Meditazione del giorno : San Vincenzo de’ Paoli
« Hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli »

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 11,25-27.

In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli.
Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te.
Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare».

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/04/04266.pdf     Mt 11, 1-27

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Passa parola. Buona giornata. Oggi fare un passo più in là delle mie possibilità

“Come, concretamente, possiamo allora piacere a Dio? Quando si vuole far piacere a una persona cara, ad esempio facendole un regalo, bisogna prima conoscerne i gusti, per evitare che il dono sia più gradito a chi lo fa che a chi lo riceve. Quando vogliamo offrire qualcosa al Signore, troviamo i suoi gusti nel Vangelo. Subito dopo il brano che abbiamo ascoltato oggi, Egli dice: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). Questi fratelli più piccoli, da Lui prediletti, sono l’affamato e l’ammalato, il forestiero e il carcerato, il povero e l’abbandonato, il sofferente senza aiuto e il bisognoso scartato. Sui loro volti possiamo immaginare impresso il suo volto; sulle loro labbra, anche se chiuse dal dolore, le sue parole: «Questo è il mio corpo» (Mt 26,26). Nel povero Gesù bussa al nostro cuore e, assetato, ci domanda amore.” (https://w2.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2017/documents/papa-francesco_20171119_omelia-giornata-mondiale-poveri.html)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo ordinario
1) Preghiera
O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità,
perché possano tornare sulla retta via,
concedi a tutti coloro che si professano cristiani
di respingere ciò che è contrario a questo nome
e di seguire ciò che gli è conforme.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

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LA NOSTALGIA

Per noi spesso è dove non siamo che stiamo bene. Così, il passato – ove non siamo più – ci appare bellissimo.

Anton Cechov

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La riflessione di oggi

«I veri paradisi sono i paradisi perduti»: è facile capire che a fare questa affermazione sia stato lo scrittore francese Marcel Proust che passò la sua esistenza «alla ricerca del tempo perduto», quasi fosse un’isola dei beati smarrita. La nostalgia lo attanagliava e lo faceva attendere non più l’alba del nuovo giorno, perché il suo volto era girato sempre verso il tramonto della giornata precedente, ormai irrimediabilmente trascorsa e ai suoi occhi alonata di luce dorata. In modo più realistico, un altro grande scrittore come Anton Cechov (1860-1904) nel testo sopra citato ci fa capire, invece, che questo rimpianto del passato è illusorio, frutto di una vera e propria deformazione della nostra ottica spirituale. Di solito si evoca la moglie di Lot come simbolo negativo: «essa guardò indietro [verso Sodoma e Gomorra coperte da una coltre di zolfo e fuoco] e divenne una statua di sale» (Genesi 19,26). Come emblema positivo di un ritorno alle radici perdute viene, invece, esaltato l’Ulisse omerico.

Sta di fatto che camminare col viso rivolto indietro in una permanente deprecazione del presente, incapaci di progresso e chiusi in un cupo circuito di malinconia, è alla fine una malattia della psiche (la «nostomania», dicono gli psicologi), ma anche dello spirito che si raggela e cristallizza, perdendo ogni dinamismo e bloccandosi in un pedante conservatorismo. È, però, necessario anche spezzare una lancia in difesa della nostalgia. Senza passato si è ben miseri, senza memoria non si riesce a progredire, senza radici si è smarriti e sperduti. Ed è proprio questo il rischio che stiamo correndo oggi, smemorati come siamo di un passato che ci potrebbe invece illuminare, eccitare e potenziare.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

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“TI BASTA LA MIA GRAZIA; LA FORZA INFATTI SI MANIFESTA PIENAMENTE
NELLA DEBOLEZZA”
(2Cor 12,9).

Nella sua seconda lettera alla comunità di Corinto, l’apostolo Paolo si confronta con alcuni che mettono in discussione la legittimità della sua attività apostolica, ma non si difende elencando i propri meriti e successi. Al contrario, mette in evidenza l’opera che Dio ha compiuto, in lui e tramite lui.
Paolo accenna ad una sua esperienza mistica, di profondo rapporto con Dio1, ma per condividere subito dopo la sua sofferenza per una “spina” che lo tormenta. Non spiega di cosa si tratti esattamente, ma si capisce che è una difficoltà grande, che potrebbe limitarlo nel suo impegno di evangelizzatore. Per questo, confida di aver chiesto a Dio di liberarlo da questo impedimento, ma la risposta che riceve da Dio stesso è sconvolgente…

Passa La Parola

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17/07/2018

Farsi prossimo ad ognuno

Buon Martedì

«Se a Tiro e a Sidóne fossero stati compiuti i miracoli
che sono stati fatti in mezzo a voi,
già da tempo avrebbero fatto penitenza»

Mt 11, 21

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MESE di LUGLIO

dedicato al

PREZIOSISSIMO SANGUE DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO

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Martedì 17 Luglio 2018

Martedì della XV settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Santo(i) del giorno : S. Marcellina, vergine, sorella di S. Ambrogio (327-397),  S. Jadwiga (Edvige), regina di Polonia (1374-1399)

Meditazione del giorno : San Giacomo di Saroug
Convertirsi e tornare al Signore

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 11,20-24.

In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali aveva compiuto il maggior numero di miracoli, perché non si erano convertite:
«Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsàida. Perché, se a Tiro e a Sidone fossero stati compiuti i miracoli che sono stati fatti in mezzo a voi, gia da tempo avrebbero fatto penitenza, ravvolte nel cilicio e nella cenere.
Ebbene io ve lo dico: Tiro e Sidone nel giorno del giudizio avranno una sorte meno dura della vostra.
E tu, Cafarnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se in Sòdoma fossero avvenuti i miracoli compiuti in te, oggi ancora essa esisterebbe!
Ebbene io vi dico: Nel giorno del giudizio avrà una sorte meno dura della tua!».

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/04/04266.pdf     Mt 11, 1-27

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Passa parola. Buona giornata. Farsi prossimo ad ognuno

“È un invito a superare le nostre paure per poter andare incontro all’altro, per accoglierlo, conoscerlo e riconoscerlo. È un invito che offre l’opportunità di farsi prossimo all’altro per vedere dove e come vive. Nel mondo di oggi, per i nuovi arrivati, accogliere, conoscere e riconoscere significa conoscere e rispettare le leggi, la cultura e le tradizioni dei Paesi in cui sono accolti. Significa pure comprendere le loro paure e apprensioni per il futuro. E per le comunità locali, accogliere, conoscere e riconoscere significa aprirsi alla ricchezza della diversità senza preconcetti, comprendere le potenzialità e le speranze dei nuovi arrivati, così come la loro vulnerabilità e i loro timori.” (https://w2.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2018/documents/papa-francesco_20180114_omelia-giornata-migrante.html)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo ordinario

1) Preghiera
O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità,
perché possano tornare sulla retta via,
concedi a tutti coloro che si professano cristiani
di respingere ciò che è contrario a questo nome
e di seguire ciò che gli è conforme.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

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PASSATO, PRESENTE, AVVENIRE

L’uomo passa la sua vita a ragionare sul passato, a lamentarsi del presente, a tremare per l’avvenire.

Antoine de Rivarol

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La riflessione di oggi

Non è mai un male riflettere sul tempo: oggi, ad esempio, abbiamo già consumato 198 giorni dell’anno in corso (199, se è bisestile) e ne aspettiamo ancora 167. Siamo ininterrottamente sospesi tra la nostalgia del passato che ormai è solo ricordo e l’incertezza di un futuro non privo di sorprese, di enigmi e forse di drammi. Il presente è, di solito, la stanza ove ci si lamenta. È ciò che puntualizza nella frase lapidaria sopra citata un autore francese che ho già avuto occasione di evocare attingendo a un’antologia dei suoi motti e aforismi, Antoine de Rivarol. La tridimensionalità del tempo è da sempre oggetto di riflessioni; anche il tempo in sé considerato è stato sottoposto a serrate analisi filosofiche. Ciò che, però, tutti sperimentiamo è la sua fluidità inarrestabile: chi ha fatto il liceo ricorderà il lamento delle Odi di Orazio: «Eheu fugaces labun-tur anni», «ahimè, fuggevoli scorrono via gli anni», e il poeta latino continuava ammonendo che «le preghiere non possono fermare le rughe, la vecchiaia incombente e la morte invincibile».

Ciò che viene sottolineato da Rivarol è, però, l’incapacità dell’uomo a vivere in pienezza il tempo, accettandolo nella sua realtà. Sul passato si recrimina perché lo si è perso, oppure lo si rimpiange idealizzandolo. Il presente genera solo lamenti per la nequizia dei tempi; il futuro, proprio perché ignoto, ci spaventa. È paradossale, ma un sapiente biblico che aveva un’amara concezione «circolare» del tempo («non c’è niente di nuovo sotto il sole»), il Qohelet, ci ha lasciato un prezioso consiglio per vivere questa realtà che aderisce intimamente a noi: «Ogni cosa ha il suo momento giusto, ogni evento ha il suo tempo sotto il sole» (3,1).

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“TI BASTA LA MIA GRAZIA; LA FORZA INFATTI SI MANIFESTA PIENAMENTE
NELLA DEBOLEZZA”
(2Cor 12,9).

Nella sua seconda lettera alla comunità di Corinto, l’apostolo Paolo si confronta con alcuni che mettono in discussione la legittimità della sua attività apostolica, ma non si difende elencando i propri meriti e successi. Al contrario, mette in evidenza l’opera che Dio ha compiuto, in lui e tramite lui.
Paolo accenna ad una sua esperienza mistica, di profondo rapporto con Dio1, ma per condividere subito dopo la sua sofferenza per una “spina” che lo tormenta. Non spiega di cosa si tratti esattamente, ma si capisce che è una difficoltà grande, che potrebbe limitarlo nel suo impegno di evangelizzatore. Per questo, confida di aver chiesto a Dio di liberarlo da questo impedimento, ma la risposta che riceve da Dio stesso è sconvolgente…

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16/07/2018

Sentirsi amato immensamente da Dio

Buon Lunedì

«Donna, ecco il tuo figlio!”. Poi disse al discepolo:
“Ecco la tua madre!»

Gv 19, 26-27

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MESE di LUGLIO

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Lunedì 16 Luglio 2018

Lunedì della XV settimana delle ferie del Tempo Ordinario

Oggi la Chiesa celebra : Beata Vergine Maria del Monte Carmelo (memoria facoltativa)

Meditazione del giorno : San Vincenzo de’ Paoli
Dio prende cura di coloro che si prendono cura dei poveri

Vangelo  Gv 19, 25-27

Ecco il tuo figlio, ecco la tua madre!

Dal vangelo secondo Giovanni

In quell’ora: stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

Messale – Liturgia della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/10/10609.pdf    crocefissione di Gesù

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Passa parola. Buona giornata. Sentirsi amato immensamente da Dio

“I Focolari ricordano il 16 luglio 1949 come il giorno in cui Chiara Lubich e Igino Giordani strinsero un “patto di unità” che sarà alla base dello sviluppo del Movimento. In quel giorno ebbe inizio anche l’esperienza mistica di Chiara conosciuta come “Paradiso 1949”.

Nel seguente testo, pubblicato integralmente sulla rivista Nuova Umanità XXXIV (2012/6) 204, Chiara Lubich narra il “patto di unità” stretto con Igino Giordani (che lei chiamava Foco) il 16 luglio 1949, preludio all’esperienza spirituale e mistica di quell’estate.

«[…] Vivevamo queste esperienze quando venne in montagna Foco.

Foco, innamorato di santa Caterina, aveva cercato sempre nella sua vita una vergine da poter seguire. Ed ora aveva l’impressione d’averla trovata fra noi. Per cui un giorno mi fece una proposta: farmi il voto d’obbedienza, pensando che, così facendo, avrebbe obbedito a Dio. Aggiunse anche che, in tal modo, potevamo farci santi come san Francesco di Sales e santa Giovanna di Chantal. Io non capii in quel momento né il perché dell’obbedienza, né questa unità a due. Allora non c’era l’Opera e fra noi non si parlava molto di voti. L’unità a due poi non la condividevo perché mi sentivo chiamata a vivere il “che tutti siano uno”.

Nello stesso tempo però mi sembrava che Foco fosse sotto l’azione d’una grazia, che non doveva andar perduta.

Allora gli dissi pressappoco così: “Può essere veramente che quanto tu senti sia da Dio. Perciò dobbiamo prenderlo in considerazione. Io però non sento quest’unità a due perché tutti devono essere uno”.

E aggiunsi: “Tu conosci la mia vita: io sono niente. Voglio vivere, infatti, come Gesù Abbandonato che si è completamente annullato. Anche tu sei niente perché vivi nella stessa maniera.

Ebbene, domani andremo in chiesa ed a Gesù Eucaristia che verrà nel mio cuore, come in un calice vuoto, io dirò: ‘Sul nulla di me patteggia tu unità con Gesù Eucaristia nel cuore di Foco. E fa in modo, Gesù, che venga fuori quel legame fra noi che tu sai’”. Poi ho aggiunto: “E tu, Foco, fa altrettanto” […]».” (http://www.focolare.org/news/2018/07/14/il-patto-di-unita/)

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Lectio Divina Carmelitana:

Ecco il tuo figlio! Ecco la tua madre!
Giovanni 19,25-27
1. LECTIO
a) Orazione iniziale
Vieni, Spirito Santo, riempi della tua luce la nostra mente per capire il vero significato della tua Parola.
Vieni, Spirito Santo, accendi nei nostri cuori il fuoco del tuo amore per infiammare la nostra fede.
John 19,25-27Vieni, Spirito Santo, riempi la nostra persona con la tua forza per rinvigorire ciò che in noi è debole nel nostro servizio a Dio. 
Vieni, Spirito Santo, con il dono della prudenza per frenare il nostro entusiasmo che ci impedisce a amare Dio e il prossimo.

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

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VIAGGIARE

Quelle stesse cose che, per conoscerle, ci mettiamo in cammino e attraversiamo il mare, se sono poste sotto i nostri occhi, le ignoriamo.

Plinio il giovane

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La riflessione di oggi

Gli estivi sono i mesi dei viaggi e per nessun altro popolo come l’italiano vale ciò che in una delle sue lettere annotava Plinio il Giovane, scrittore latino di Como, nipote dello zio omonimo detto il Vecchio (quest’ultimo ci lasciò la Naturalis Historia, uno dei capisaldi della cultura antica e medievale, e morì nell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.). L’Italia è, infatti, un paese artisticamente e naturalmente così ricco e splendido da meritare tutti i viaggi possibili prima di imbarcarci verso lidi remoti e città esotiche. Il monito colpisce il gusto snobistico nei confronti di tutto ciò che è strano, stravagante, insolito, anomalo, ma anche bizzarro, eccentrico e fin strambo. È, questa, una ricerca a cui ci spinge senza sosta la pubblicità che delinea mete singolari per i viaggi, ma al tempo stesso introduce comportamenti generali sempre in cerca del diverso e dell’eccesso.

Ma ritorniamo al tema del viaggio che, per altro, percorre tutta la Bibbia e che è insito nella natura umana, legata proprio al movimento e alla curiosità: «la strada è vita», scriveva Jack Kerouac nel suo romanzo di culto, intitolato appunto On the road, «sulla strada» (1957). Certo, importante è l’apertura mentale generata dall’incontro con culture diverse: il sapiente – si legge nella Bibbia – «viaggia in terre di popoli stranieri, sperimentando il bene e il male in mezzo agli uomini… Chi ha viaggiato conosce molte cose… Ho visto molte cose nei miei viaggi, il mio sapere è più delle mie parole» (Siracide 39,4; 34,9.12). Ma è vero anche quello che scriveva Montaigne: «A chi mi domanda ragione dei miei viaggi, rispondo che so bene quello che sfuggo, ma non quello che cerco».

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

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“TI BASTA LA MIA GRAZIA; LA FORZA INFATTI SI MANIFESTA PIENAMENTE
NELLA DEBOLEZZA”
(2Cor 12,9).

Nella sua seconda lettera alla comunità di Corinto, l’apostolo Paolo si confronta con alcuni che mettono in discussione la legittimità della sua attività apostolica, ma non si difende elencando i propri meriti e successi. Al contrario, mette in evidenza l’opera che Dio ha compiuto, in lui e tramite lui.
Paolo accenna ad una sua esperienza mistica, di profondo rapporto con Dio1, ma per condividere subito dopo la sua sofferenza per una “spina” che lo tormenta. Non spiega di cosa si tratti esattamente, ma si capisce che è una difficoltà grande, che potrebbe limitarlo nel suo impegno di evangelizzatore. Per questo, confida di aver chiesto a Dio di liberarlo da questo impedimento, ma la risposta che riceve da Dio stesso è sconvolgente…

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15/07/2018

Cercare di comprendere il prossimo

Buona Domenica

«Se in qualche luogo non vi riceveranno e non vi ascolteranno,
andandovene, scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi,
a testimonianza per loro»

Mc 6, 11

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MESE di LUGLIO

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Domenica 15 Luglio 2018

XV Domenica del Tempo Ordinario

Santo(i) del giorno : S. Bonaventura, vescovo e dottore della Chiesa (1217-1274),  S. Pompilio Maria Pirrotti, sacerdote S.P. (1710-1766)

Meditazione del giorno : San Cirillo d’Alessandria
“Per la prima volta, li mandò”

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 6,7-13.

In quel tempo Gesù chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi.
E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa;
ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche.
E diceva loro: «Entrati in una casa, rimanetevi fino a che ve ne andiate da quel luogo.
Se in qualche luogo non vi riceveranno e non vi ascolteranno, andandovene, scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi, a testimonianza per loro».
E partiti, predicavano che la gente si convertisse,
scacciavano molti demòni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano.

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

http://www.scrittivaltorta.altervista.org/04/04265.pdf    Mc 6, 7-13

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Passa parola. Buona giornata.

Cercare di comprendere il prossimo

[…] “Non si può entrare nell’animo di un fratello – spiega Chiara – per comprenderlo, per capirlo…se il nostro spirito è ricco di un’apprensione, di un giudizio”; “Farsi uno” – prosegue – significa mettersi di fronte a tutti in posizione di imparare, perché si ha da imparare realmente, significa tagliare completamente la radice della tua cultura e entrare nella cultura dell’altro e capirlo e lasciar che si esprima, finché l’hai compreso dentro di te, e quando l’hai compreso, allora sì, potrai iniziare il dialogo con lui e passare anche il messaggio evangelico attraverso le ricchezze che lui già possiede”.[..] (Fonte:Citazione di Chiara Lubich – Comprendere l’altro: fondamento dell’inculturazione – 9.5.2013)

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Lectio Divina Carmelitana:

La missione dei Dodici
Marco 6, 7-13

1. Orazione iniziale

Donaci, o Padre, di riconoscere nel Figlio il volto del tuo amore, la Parola di salvezza e di misericordia, perché lo seguiamo con cuore generoso e lo annunciamo con le opere e le parole ai fratelli e alle sorelle che attendono il Regno e la sua giustizia. Colmaci del tuo Spirito perché il nostro ascolto sia attento e la nostra testimonianza sia autentica e libera, anche nei momenti di difficoltà e di incomprensione. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

http://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-15-domenica-tempo-ordinario-b

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AMICI E SERVITORI DELLA PAROLA

Questa rubrica RITORNA dopo l’estate

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La Parola.it

LA «RISOTERAPIA»

Il semplice rider alto vi dà una decisa superiorità sopra tutti gli astanti o circostanti, senza eccezione. Terribile ed awful è la potenza del riso; chi ha il coraggio di ridere, è padrone degli altri.

Giacomo Leopardi

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La riflessione di oggi

Siamo abituati a considerarlo sgraziato e cupo, triste e malinconico, mentre fissa la luna in cielo. Eppure è Giacomo Leopardi nel suo Zibaldone a celebrare la forza contagiosa del riso. È pur vero che la frase finale completa del testo che ho citato suona così: «Chi ha il coraggio di ridere, è padrone degli altri, come chi ha il coraggio di morire». E qui ritroviamo l’anima profonda del poeta di Recanati. Ma già questo paragone riesce a far brillare la forza di un atto che è tipico dell’uomo, perché – come diceva un poeta spagnolo del Cinquecento, Francisco de la Torre – «solamente l’uomo ride e nessun altro animale», ma subito aggiungeva: «lui solo ride ma nessuno avrebbe più da piangere!».

C’è persino chi ha inventato la «risoterapia» nella convinzione che il sorriso abbassi la pressione, favorisca la digestione, riduca il colesterolo e così via fantasticando. Sta di fatto che in un mondo cupo e scontroso il sorridere radioso può aprire uno squarcio di serenità e di simpatia. In questo senso si diventa superiori agli altri, non con la prevaricazione dell’accigliato prepotente, ma con l’emanazione di una forza dolce e quieta. Detto questo, è anche vero quello che dice un sapiente biblico, Qohelet, quando in un verso che in ebraico è onomatopeico, afferma che «il riso dello stupido è come un crepitio di pruni sotto una caldaia» (7,6). Certe risate sguaiate e triviali assomigliano appunto a un crepitare sibilante di rovi che ardono e sono solo indizio di grossolanità e di volgarità. Non è più il sano umorismo, né il lieto sorridere: «l’uomo saggio» dice un altro sapiente biblico «sorride appena, sommessamente» (Siracide 21,20).

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“TI BASTA LA MIA GRAZIA; LA FORZA INFATTI SI MANIFESTA PIENAMENTE
NELLA DEBOLEZZA”
(2Cor 12,9).

Nella sua seconda lettera alla comunità di Corinto, l’apostolo Paolo si confronta con alcuni che mettono in discussione la legittimità della sua attività apostolica, ma non si difende elencando i propri meriti e successi. Al contrario, mette in evidenza l’opera che Dio ha compiuto, in lui e tramite lui.
Paolo accenna ad una sua esperienza mistica, di profondo rapporto con Dio1, ma per condividere subito dopo la sua sofferenza per una “spina” che lo tormenta. Non spiega di cosa si tratti esattamente, ma si capisce che è una difficoltà grande, che potrebbe limitarlo nel suo impegno di evangelizzatore. Per questo, confida di aver chiesto a Dio di liberarlo da questo impedimento, ma la risposta che riceve da Dio stesso è sconvolgente…