Passa La Parola

Passa Parola
15/03/2018

Costruire relazioni di giustizia e di pace

Buon Giovedì

«Quelle stesse opere che io sto facendo,

testimoniano di me che

il Padre mi ha mandato»

Gv 5, 36

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MESE di MARZO

dedicato a

SAN GIUSEPPE

http://www.preghiereperlafamiglia.it/MARZO.htm

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https://www.facebook.com/Papaboys/videos/1793659764031777/

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Giovedì 15 Marzo 2018

Giovedì della IV settimana di Quaresima

Santo(i) del giorno : S. Louise de Marillac, cofondatrice F.d.C. (1591-1660),  B. Artemide Zatti, coadiutore S.D.B. (1880-1951)

 

Meditazione del giorno : Afraate
“Se credeste a Mosè, credereste anche a me”

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 5,31-47.

In quel tempo, Gesù disse ai Giudei: « Se fossi io a render testimonianza a me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera;
ma c’è un altro che mi rende testimonianza, e so che la testimonianza che egli mi rende è verace.
Voi avete inviato messaggeri da Giovanni ed egli ha reso testimonianza alla verità.
Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché possiate salvarvi.
Egli era una lampada che arde e risplende, e voi avete voluto solo per un momento rallegrarvi alla sua luce.
Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato.
E anche il Padre, che mi ha mandato, ha reso testimonianza di me. Ma voi non avete mai udito la sua voce, né avete visto il suo volto,
e non avete la sua parola che dimora in voi, perché non credete a colui che egli ha mandato.
Voi scrutate le Scritture credendo di avere in esse la vita eterna; ebbene, sono proprio esse che mi rendono testimonianza.
Ma voi non volete venire a me per avere la vita.
Io non ricevo gloria dagli uomini.
Ma io vi conosco e so che non avete in voi l’amore di Dio.
Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi ricevete; se un altro venisse nel proprio nome, lo ricevereste.
E come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene da Dio solo?
Non crediate che sia io ad accusarvi davanti al Padre; c’è gia chi vi accusa, Mosè, nel quale avete riposto la vostra speranza.
Se credeste infatti a Mosè, credereste anche a me; perché di me egli ha scritto.
Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole? ».

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

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Passa parola

Buona giornata

[…] rapporti fraterni vissuti nella quotidianità della vita personale, familiare e professionale possono liberare risorse inaspettate. […] Nascono relazioni nuove, piene di significato, – ha proseguito Chiara Lubich – che suscitano le più varie iniziative a beneficio del singolo e della comunità.
[…] infatti, la possibilità di amare il prossimo in un crescendo di carità che va rivolta a tutti;
una carità che non è mero sentimentalismo, ma concreto agire, sempre attento alle necessità del momento;
una carità capace di instaurare con tutti un dialogo profondo che, se vissuto da più, genera comunione, unità.
(Fonte: Citazione: Chiara Lubich – Sabato 9 giugno 2012 – “Una carità che non è mero sentimentalismo” – http://giovaniperunmondounito.blogspot.ch/2012/06/una-carita-che-non-e-mero.html)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo di Quaresima
1) Preghiera
O Padre, che ci hai dato la grazia
di purificarci con la penitenza
e di santificarci con le opere di carità fraterna,
fa’ che camminiamo fedelmente
nella via dei tuoi precetti,
per giungere rinnovati alle feste pasquali.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

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Giovedì 15 marzo 2018 – IV SETTIMANA DI QUARESIMA

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Mosè allora supplicò il Signore suo Dio e disse: “Desisti dall’ardore della tua ira e abbandona il proposito di far del male al tuo popolo. Ricordati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo e tutto questo paese di cui ho parlato, lo darò ai tuoi discendenti, che lo possederanno per sempre”.”

Es. 32, 9-13

 

Come vivere questa Parola?

Mosè, conduttore di Israele, non demorde nel ripetere a Dio la sua supplica: “…abbandona il proposito di far del male al tuo popolo”. Tuttavia, nel corso della sua preghiera, Mosè comprende che non si tratta di convertire jhwh, ma piuttosto di rileggere la storia di Israele a partire dai suoi più lontani progenitori. Ecco allora che entrano in scena Abramo, Isacco e tutti quei servi che sono stati fedeli a Dio.            Il brano dell’Esodo è soprattutto una catechesi sulla preghiera, che, quando è ben fatta, ha il potere di cambiare i nostri pensieri, la nostra stessa vita. Infatti, mentre pensiamo di impetrare grazie per altri o per superare eventi dolorosi, avvertiamo che il nostro cuore si apre a quelle prospettive esaltanti che possono venire solo dal cielo: “Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo”. Nel momento in cui ci sembra che tutto sia perduto e cancellato, si apre il firmamento della possibilità di generare, di possedere beni impensabili “per sempre”.

Nella preghiera chiediamo al Signore di regalare anche a noi, come ad Abramo una posterità numerosa come le stelle del cielo. Per la sua gloria.

La voce di un profeta moderno

“La speranza è una dimensione dell’anima, è un orientamento dello spirito, un orientamento del cuore. Quanto più sfavorevole è la situazione in cui manifestiamo la nostra speranza, tanto più è profonda la nostra speranza.”
Havel presidente Cecoslovacchia

 

Commento di Sr Graziella Curti

direttice@fmamelzo.com

 

 

 Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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La Parola.it

 

PERCHÉ?

C’era una volta il punto interrogativo, un grande curiosone con un solo ricciolone, che faceva domande a tutte le persone, e se la risposta non era quella giusta, sventolava il suo ricciolo come una frusta. Agli esami fu messo in fondo a un problema così complicato che nessuno trovò il risultato. Il poveretto, che di cuore non era cattivo, diventò per il rimorso un punto esclamativo.

Gianni Rodari

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La riflessione di oggi

«Se non diventerete come i bambini…»: questa frase evangelica non vale solo per il regno dei cieli, ma anche per la nostra esistenza terrena. Qualche volta è necessario ritrovare lo stupore dell’infanzia, con gli occhi spalancati per la meraviglia e con l’instancabile fiorire delle domande. Abbiamo, così, voluto ricorrere a quello straordinario compagno di viaggio dei bambini che è stato Gianni Rodari (1920-80), con questo suo elogio del punto di domanda, il segno grafico più tipico di chi si apre alla vita. Ne sanno qualcosa i genitori e gli educatori con gli insaziabili «perché?» dei loro ragazzi.

Eppure è innegabile quanto scriveva il romanziere francese Honoré de Balzac: «La chiave di tutte le scienze è indiscutibilmente il punto di domanda. Dobbiamo la maggior parte delle grandi scoperte al Come?, e la saggezza della vita consiste forse nel chiedersi, a qualunque proposito, Perché?». Parole sacrosante, queste, per molti adulti di oggi, incapaci di interrogarsi sul senso del loro comportamento, del loro agire e parlare e, alla fine, della loro stessa vita, col risultato di avere atteggiamenti insipienti e un’esistenza vuota e insensata. Non per nulla la pubblicità ama l’esclamativo che non è, però, quello di cui parla Rodari, segno di vergogna per la complessità del mistero che ci circonda, ma solo espressione di imperio, di dominio, di sicumera e di conformismo.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri”(Sal 25, 4).

Il re e profeta Davide, autore di questo salmo, è oppresso dall’angoscia e dalla povertà e si sente in pericolo di fronte ai suoi nemici. Vorrebbe trovare una strada per uscire da questa situazione dolorosa, ma sperimenta la sua impotenza.

Allora alza gli occhi verso il Dio di Israele, che da sempre custodisce il suo popolo e lo invoca con speranza perché venga in suo aiuto.

La Parola di vita di questo mese sottolinea, in particolare, la sua richiesta di conoscere le vie e i sentieri del Signore, come luce per le proprie scelte, soprattutto nei momenti difficili…

Passa La Parola

Passa Parola
14/03/2018

I sentieri dell’amore portano a Dio

Buon Mercoledì

«Chi ascolta la mia parola e crede

a colui che

mi ha mandato, ha la vita eterna»

Gv 5, 24

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MESE di MARZO

dedicato a

SAN GIUSEPPE

http://www.preghiereperlafamiglia.it/MARZO.htm

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Un delle due canzoni che diedi a Roberto… Addio campione.

A 10 anni dalla sua dipartita…

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Mercoledì 14 Marzo 2018

Mercoledì della IV settimana di Quaresima

Santo(i) del giorno : B. Giacomo Cusmano, sacerdote e fondatore (1834-1888),  B. Eva da Cornillion, monaca di clausura (1205/10-1265)

 

Meditazione del giorno: Lettera a Diogneto
“Cercavano di ucciderlo perché… chiamava Dio suo Padre”

 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 5,17-30.

In quel tempo, Gesù rispose ai Giudei: «Il Padre mio opera sempre e anch’io opero».
Proprio per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo: perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.
Gesù riprese a parlare e disse: «In verità, in verità vi dico, il Figlio da sé non può fare nulla se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa.
Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, e voi ne resterete meravigliati.
Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi vuole;
il Padre infatti non giudica nessuno ma ha rimesso ogni giudizio al Figlio,
perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.
In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.
In verità, in verità vi dico: è venuto il momento, ed è questo, in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno.
Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso al Figlio di avere la vita in se stesso;
e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo.
Non vi meravigliate di questo, poiché verrà l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno:
quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna.
Io non posso far nulla da me stesso; giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

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Passa parola

Buona giornata

Dio è amore! E soltanto per la strada dell’amore, tu puoi conoscere Dio.
Amore ragionevole, accompagnato dalla ragione. Ma amore! ‘Ma come posso amare quello che non conosco?’; ‘Ama quelli che tu hai vicino’.
E questa è la dottrina di due Comandamenti: Il più importante è amare Dio, perché Lui è amore; Ma il secondo è amare il prossimo,
ma per arrivare al primo dobbiamo salire per gli scalini del secondo: cioè attraverso l’amore al prossimo arriviamo a conoscere Dio, che è amore.
Soltanto amando ragionevolmente, ma amando, possiamo arrivare a questo amore.
(Fonte: Papa Francesco – Messa a Santa Marta – Radio Vaticana)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo di Quaresima

1) Preghiera

O Padre, che dai la ricompensa ai giusti
e non rifiuti il perdono ai peccatori pentiti,
ascolta la nostra supplica:
l’umile confessione delle nostre colpe
ci ottenga la tua misericordia.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

http://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-giovanni-517-30

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Mercoledì 14 marzo 2018 – IV SETTIMANA DI QUARESIMA

 

 DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Gesù riprese a parlare e disse: “In verità, in verità vi dico, il Figlio da sé non può far nulla se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il figlio lo fa. Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, e voi ne resterete meravigliati.”

Gv 5, 19-20

 

Come vivere questa Parola?

Ancora una volta, Gesù ci rivela il Padre. Nel suo esilio e nel compimento della sua missione, l’amore del Padre lo sostiene e lo rigenera ogni giorno. “In verità vi dico, il Figlio da sé non può far nulla se non ciò che vede fare dal Padre, quello che egli fa anche il figlio lo fa”. Si tratta di un amore reciproco, che Gesù tenta di spiegarci: “Con queste parole semplici e sublimi, tanto comuni quanto misteriose, ci rivela l’identità di Dio, che è anche l’identità profonda dell’uomo, sua immagine e somiglianza. Ignorarla è la sofferenza essenziale di non sapere ciò che si è”.  Ricordare e assaporare questa realtà dà profonda gioia e speranza. L’essere figli, infatti, ci consente di riferirci a qualcuno a cui affidarci. Questo Vangelo sembra volerci ripetere che l’opera che Gesù ha compiuto ai bordi della piscina guarendo il paralitico, può compierla anche per noi.

Oggi ripeterò spesso la Parola del Salmo 24: “ricordati, Signore, del tuo amore”.

 

La voce di un profeta moderno

“Ciò che blocca l’uomo è la non conoscenza e la non accettazione della sua identità di figlio- amato! – è origine del suo male: gli fa rifiutare il proprio principio e il proprio fine, ignorare da dove viene e verso dove va.”

Silvano Fausti

 

Commento di Sr Graziella Curti

direttice@fmamelzo.com

 

 Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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La Parola.it

 

IL NUOVO PROVINCIALISMO

Nella nostra epoca gli uomini sembrano più portati a confondere la saggezza con la dottrina e la dottrina con l’informazione. Si sta sviluppando una nuova specie di provincialismo, fatto non di spazio ma di tempo:… il mondo è proprietà esclusiva dei vivi, una proprietà di cui i morti non possiedono azioni.

Thomas S. Eliot

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La riflessione di oggi

È morto da quasi mezzo secolo, nel 1965, eppure le parole di uno dei massimi poeti del Novecento, Thomas S. Eliot, colpiscono nel segno la società e la cultura in cui oggi viviamo. Non è forse vero che anche la scuola si sta adeguando a venerare la nuova trinità «Internet-Inglese-Impresa», fissandosi tutta sul presente, sull’utilitarismo, sull’informazione? È un provincialismo temporale (e non solo spaziale: c’è anche quello): la grande eredità civile, culturale e spirituale del passato è ormai ostracizzata o ignorata; ben altre sono le questioni che premono, quelle appunto dell’efficienza, della logica di mercato e di consumo, della produttività.

E, così, si scambia la sapienza, che è visione d’insieme, con le teorie di una tecnica sofisticata ma disumana e amorale, e si confonde la dottrina teorico-pratica con una superficiale informazione. È, dunque, necessario non aver timore di riproporre, anche nella religione, la conoscenza seria del grande lascito che sta alle nostre spalle, evitando la riduzione all’immediato, all’utilitaristico, alla superficialità. Bisogna ritornare al rigore della ricerca non solo scientifica, ma anche umanistica. Aveva ragione il filosofo francese Jean-Jacques Rousseau quando, nella Nuova Eloisa, scriveva: «L’arte di interrogare non è facile come si pensa. È arte più da maestri che da discepoli: bisogna aver già imparato molto per saper domandare ciò che non si sa».

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri”(Sal 25, 4).

Il re e profeta Davide, autore di questo salmo, è oppresso dall’angoscia e dalla povertà e si sente in pericolo di fronte ai suoi nemici. Vorrebbe trovare una strada per uscire da questa situazione dolorosa, ma sperimenta la sua impotenza.

Allora alza gli occhi verso il Dio di Israele, che da sempre custodisce il suo popolo e lo invoca con speranza perché venga in suo aiuto.

La Parola di vita di questo mese sottolinea, in particolare, la sua richiesta di conoscere le vie e i sentieri del Signore, come luce per le proprie scelte, soprattutto nei momenti difficili…

Passa La Parola

Passa Parola
13/03/2018

Lasciarsi guidare dall’amore

Buon Martedì

«Vuoi guarire?»

Gv 5, 6

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MESE di MARZO

dedicato a

SAN GIUSEPPE

http://www.preghiereperlafamiglia.it/MARZO.htm

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Martedì 13 Marzo 2018

Martedì della IV settimana di Quaresima

Santo(i) del giorno : S. Leandro di Siviglia, vescovo (ca. 534-600/601),  B. Dulce (Maria Rita), «Madre Teresa brasiliana» (1914-1992)

 

Meditazione del giorno: San Gregorio Nisseno
Salvati dall’acqua

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 5,1-16.

Era un giorno di festa per i Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
V’è a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una piscina, chiamata in ebraico Betzaetà, con cinque portici,
sotto i quali giaceva un gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.
Un angelo infatti in certi momenti discendeva nella piscina e agitava l’acqua; il primo ad entrarvi dopo l’agitazione dell’acqua guariva da qualsiasi malattia fosse affetto.
Si trovava là un uomo che da trentotto anni era malato.
Gesù vedendolo disteso e, sapendo che da molto tempo stava così, gli disse: «Vuoi guarire?».
Gli rispose il malato: «Signore, io non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, qualche altro scende prima di me».
Gesù gli disse: «Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina».
E sull’istante quell’uomo guarì e, preso il suo lettuccio, cominciò a camminare. Quel giorno però era un sabato.
Dissero dunque i Giudei all’uomo guarito: «E’ sabato e non ti è lecito prender su il tuo lettuccio».
Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: Prendi il tuo lettuccio e cammina».
Gli chiesero allora: «Chi è stato a dirti: Prendi il tuo lettuccio e cammina?».
Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato, essendoci folla in quel luogo.
Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco che sei guarito; non peccare più, perché non ti abbia ad accadere qualcosa di peggio».
Quell’uomo se ne andò e disse ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo.
Per questo i Giudei cominciarono a perseguitare Gesù, perché faceva tali cose di sabato.

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

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Passa parola

Buona giornata

[…] Se io vado dietro a Cristo, dove mi porterà? dove andrò a finire? cosa vorrà da me? cosa farà di me?
Chi ama davvero non fa domande: si lascia semplicemente guidare dall’amore.
Abramo non sapeva dove Dio lo avrebbe condotto,non lo sapeva Mosè, non lo sapeva Pietro, né Giovanni, né Giacomo, né Andrea…
Vieni. A questo invito nessuno di loro ha domandato dove?.
Dell’Amato ci si può fidare.
L’importante non è sapere dove si sta andando, ma con chi si sta camminando.
L’amore infine saprà farti superare anche la paura di una dedizione incondizionata: l’amore è per sempre.
(Fonte: Fabio Ciardi – Vieni – http://www.apostoline.it/perscegliere/formazione/Vieni.htm)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo di Quaresima
1) Preghiera
Dio fedele e misericordioso,
in questo tempo di penitenza e di preghiera
disponi i tuoi figli
a vivere degnamente il mistero pasquale
e a recare ai fratelli il lieto annunzio della tua salvezza.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

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Martedì 13 marzo 2018 – IV SETTIMANA DI QUARESIMA

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Gesù gli disse:” Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina”. E sull’istante quell’uomo guarì e preso il suo lettuccio, cominciò a camminare.”
 Gv 5, 8-9

 

Come vivere questa Parola? 

Gesù, anche in questo caso, parla per segni. Due verbi soltanto per rispondere all’invocazione del paralitico e, immediatamente, la concretezza di qualcuno che viene reso sano e cammina. Il Maestro non fa discorsi, mirabilmente gli dona la vita. A differenza del cieco nato, l’uomo che da trentotto anni sta in attesa del miracolo, non glorifica Dio per l’avvenuta guarigione, semplicemente cammina. E’ vivo, autonomo, si ritrova tra le mani il futuro, l’esistenza con le sue speranze. E tutto questo ad opera di Gesù, che ancora oggi, come allora, viene a cercare i poveri, i sofferenti, i dimenticati, i soli, gli abbandonati.

Nella preghiera di questo giorno chiederò al Signore di guarirmi, di avvicinarsi a me per liberarmi dalla mia indifferenza, dalla paralisi che mi trattiene e mi impedisce di andare incontro ai fratelli

 

La voce di uno scrittore

“La fede è la convinzione radicata che ci sia una mano a cui aggrapparci.”
Chodron

 

Commento di Sr Graziella Curti

direttice@fmamelzo.com

 

 Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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La Parola.it

 

IL PESO DELLE LACRIME

Nel giorno del giudizio verranno pesate solo le lacrime.

Emile Cioran

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La riflessione di oggi

Sono stato tante volte in Egitto e devo confessare di essere sempre rimasto affascinato dalle pitture parietali con le scene del giudizio del defunto, giunto davanti al dio arbitro del suo destino. Una bilancia raccoglieva su un piatto l’anima del morto, mentre sull’altro piatto era posata una piuma. Solo l’anima lieve come quella piuma, cioè libera da colpe, sarebbe stata ammessa nell’eternità beata. Era la cosiddetta «psicostasia», la pesatura delle anime. Lo scrittore pessimista Emile Cioran immagina un’altra pesatura per il giorno del giudizio, quella delle lacrime. È sostanzialmente un’idea biblica perché l’antico Salmista ebreo cantava: «Le mie lacrime, o Dio, nell’otre tuo raccogli: non sono forse scritte nel tuo libro?» (Salmo 56,9).

Dio è raffigurato come un pastore che avanza nel deserto tenendo sulle spalle un otre, «il pozzo portatile» come lo chiamano i beduini, con la riserva d’acqua che permette di sopravvivere prima di raggiungere l’oasi. È, quindi, uno scrigno di vita, prezioso e custodito con cura. Ebbene, il Signore nel suo otre raccoglie le nostre lacrime, spesso ignorate dagli altri e ignote ai più. Esse non cadono nella polvere del deserto della storia, dissolvendosi nel nulla. C’è Dio che le depone nel suo otre conservandole come fossero perle. Ad attenderci non c’è, dunque, l’assurdo; né una divinità implacabile pronta a pesare solo le nostre colpe. Siamo lontani dall’amaro scetticismo del poeta greco Eschilo che, nei Persiani, di fronte all’insonne respiro di dolore che sale dalla terra al cielo, s’interrogava: «Io grido in alto le mie infinite sofferenze, dal profondo dell’ombra chi mi ascolterà?». Quel silenzio è squarciato dal Dio che pesa le lacrime per trasformarle in luce.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri”(Sal 25, 4).

Il re e profeta Davide, autore di questo salmo, è oppresso dall’angoscia e dalla povertà e si sente in pericolo di fronte ai suoi nemici. Vorrebbe trovare una strada per uscire da questa situazione dolorosa, ma sperimenta la sua impotenza.

Allora alza gli occhi verso il Dio di Israele, che da sempre custodisce il suo popolo e lo invoca con speranza perché venga in suo aiuto.

La Parola di vita di questo mese sottolinea, in particolare, la sua richiesta di conoscere le vie e i sentieri del Signore, come luce per le proprie scelte, soprattutto nei momenti difficili…

Passa La Parola

Passa Parola
12/03/2018

Camminare insieme ai fratelli

Buon Lunedì

«Quell’uomo credette alla parola

che gli aveva detto Gesù

e si mise in cammino»

Gv 4, 50

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MESE di MARZO

dedicato a

SAN GIUSEPPE

http://www.preghiereperlafamiglia.it/MARZO.htm

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Lunedì 12 Marzo 2018

Lunedì della IV settimana di Quaresima

 

Santo(i) del giorno : S. Luigi Orione, sacerdote e fondatore (1872-1940) ,  S. Simeone il Nuovo Teologo, abate (949-1022)

 

 

Meditazione del giorno: Baldovino di Ford
“Quell’uomo credette alla parola che gli era stata annunciata”

 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 4,43-54.

 

In quel tempo, Gesù partì dalla Samarìa per andare in Galilea.
Ma egli stesso aveva dichiarato che un profeta non riceve onore nella sua patria.
Quando però giunse in Galilea, i Galilei lo accolsero con gioia, poiché avevano visto tutto quello che aveva fatto a Gerusalemme durante la festa; anch’essi infatti erano andati alla festa.
Andò dunque di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un funzionario del re, che aveva un figlio malato a Cafarnao.
Costui, udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, si recò da lui e lo pregò di scendere a guarire suo figlio poiché stava per morire.
Gesù gli disse: «Se non vedete segni e prodigi, voi non credete».
Ma il funzionario del re insistette: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia».
Gesù gli risponde: «Và, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che gli aveva detto Gesù e si mise in cammino.
Proprio mentre scendeva, gli vennero incontro i servi a dirgli: «Tuo figlio vive!».
S’informò poi a che ora avesse cominciato a star meglio. Gli dissero: «Ieri, un’ora dopo mezzogiorno la febbre lo ha lasciato».
Il padre riconobbe che proprio in quell’ora Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive» e credette lui con tutta la sua famiglia.
Questo fu il secondo miracolo che Gesù fece tornando dalla Giudea in Galilea.

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

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Passa parola

Buona giornata

[…] Marco fa parte attivamente del Movimento Gen, i giovani dei Focolari.
Fa della sua dolorosa situazione un mezzo straordinario per realizzare quotidianamente la frase evangelica: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro.” (Mt 18,20).
Nell’ultimo incontro che ha con gli amici gen, così li sprona:
“Noi siamo chiamati a fare la volontà di Dio e ci aiutiamo a viverla come fratelli che vogliono camminare insieme nel Santo viaggio.”[…] (Fonte: Marco Bettiol – Una vita straordinaria )

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo di Quaresima

1) Preghiera

O Dio, che rinnovi il mondo con i tuoi sacramenti,
fa’ che la comunità dei tuoi figli
si edifichi con questi segni misteriosi della tua presenza
e non resti priva del tuo aiuto per la vita di ogni giorno.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

http://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-giovanni-443-54

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LUNEDÌ 12 MARZO 2018 – IV SETTIMANA DI QUARESIMA

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

“Ma il funzionario del re insistette:
” Signore, scendi prima che il mio bambino muoia”.
Gesù gli rispose: “Va’, tuo figlio vive”.”
 Gv4,49-50

 

Come vivere questa Parola?

Pochi giorni prima, nella Samaria, Gesù ha parlato con una samaritana, persona eretica secondo i giudei, a cui Gesù ha rivelato la sua condizione di messia. Ed ora, in Galilea, riceve un pagano, funzionario del Re, che cerca aiuto per il figlio malato. Gesù non si limita alla sua razza, né alla sua religione. È ecumenico ed accoglie tutti. Ma le sue risposte non sono quelle a cui fa seguito un intervento immediato, miracolistico. Il Maestro desidera una fede libera dal condizionamento da “effetti speciali”. Vuole una richiesta che non sia determinata da segni prodigiosi, una fede che si basa sulla sua Parola. Il funzionario del re, invece, ha bisogno di sentirsi ripetere due volte l’assicurazione che suo figlio è già stato guarito a distanza. In definitiva, questo è l’atteggiamento normale di tutti noi. Siamo alla ricerca di segni. Non ci è facile accontentarci della Parola di Gesù.  A questo punto, l’evangelista Giovanni termina dicendo: “Questo fu il secondo segnale che Gesù fece”. Egli preferisce parlare di segnale e non di miracolo. La parola segnale evoca qualcosa che io vedo con gli occhi, ma il cui senso profondo solo la fede mi fa scoprire. La fede è come i Raggi X: fa scoprire ciò che ad occhio nudo non si vede”.

 

Nella preghiera di oggi ripeterò l’invocazione: “Signore Gesù, aumenta la mia fede”.

 

La voce di un’eremita

“La chiesa del mio cuore è l’invisibile chiesa che sale alle stelle, che non è divisa da diversità di razze e di culti, ma è formata da tutti i cercatori sinceri della verità.”

Sorella Maria di Campello

 

Commento di Sr Graziella Curti

direttice@fmamelzo.com

 

 

 Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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La Parola.it

 

COME L’ACQUA

La parola di Dio è come l’acqua. Come l’acqua, essa discende dal cielo. Come l’acqua, rinfresca l’anima. Come l’acqua non si conserva in vasi d’oro o d’argento ma nella povertà dei recipienti di terracotta, così la parola divina si conserva solo in chi rende se stesso umile come un vaso di terracotta.

Talmud

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La riflessione di oggi

In questo periodo dell’anno cade il tempo della Quaresima che, a suo modo, è simile a un deserto dello spirito e, quando si vive in una steppa arida, la realtà a cui più si anela è l’acqua, il principio stesso della sopravvivenza. Ho voluto oggi proporre a tutti -anche a chi mi legge e forse si considera non credente – un passo molto suggestivo del Talmud ebraico che celebra la fecondità della parola divina. Sì, abbiamo bisogno di una voce che non sia sempre e solo la nostra, spesso scaduta a chiacchiera vana e vacua, ma che provenga dall’alto, abbia il sigillo dell’immortalità, della solidità, della certezza. Abbiamo bisogno di una parola che non annebbi l’anima, che non la rattrappisca nella paura o nella rigidità dell’insensibilità, ma che la rinfreschi, la rinvigorisca, la rinnovi, la ridesti e la ravvivi.

Ma per accogliere quest’acqua «che zampilla per la vita eterna» – se vogliamo usare una ben nota espressione pronunziata da Gesù davanti al pozzo di Giacobbe – dobbiamo avere un cuore simile a un vaso di terracotta. Ecco, allora, fuor di metafora, un vocabolo che non si usa più ai nostri giorni, anzi, che è fin sbeffeggiato: l’umiltà o, se si vuole, la semplicità. Mi è rimasta sempre nella memoria la frase della preghiera di un autore spirituale che si leggeva ai miei tempi di seminarista, Léonce de Grandmaison (1868-1927): «Santa Maria, Madre di Dio, conservami un cuore di fanciullo, puro e limpido come acqua di sorgente». Un cuore dolce e umile, arduo da custodire con questa semplicità, ma l’unico capace di ospitare una parola eterna e liberatrice.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri”(Sal 25, 4).

Il re e profeta Davide, autore di questo salmo, è oppresso dall’angoscia e dalla povertà e si sente in pericolo di fronte ai suoi nemici. Vorrebbe trovare una strada per uscire da questa situazione dolorosa, ma sperimenta la sua impotenza.

Allora alza gli occhi verso il Dio di Israele, che da sempre custodisce il suo popolo e lo invoca con speranza perché venga in suo aiuto.

La Parola di vita di questo mese sottolinea, in particolare, la sua richiesta di conoscere le vie e i sentieri del Signore, come luce per le proprie scelte, soprattutto nei momenti difficili…

Passa La Parola

Passa Parola
11/03/2018

Scegliere la strada giusta

Buona Domenica

«Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo,

ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui»

Gv 3, 17

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MESE di MARZO

dedicato a

SAN GIUSEPPE

http://www.preghiereperlafamiglia.it/MARZO.htm

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Domenica 11 Marzo 2018

IV Domenica di Quaresima

 

Santo(i) del giorno : S. Costantino, re e martire in Scozia (ca.  520-576),  S. Eulogio di Cordova, sacerdote e martire († 859)

 

Meditazione del giorno: San Francesco di Sales
“Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito”

 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 3,14-21.

In quel tempo Gesù disse a Nicodemo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo,
perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.
Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è gia stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie.
Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere.
Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

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Passa parola

Buona giornata

[…] lo stile del cristiano è cercare la pienezza, ricevere la pienezza annientata e seguire per quella strada.[…] […] Il segno che noi andiamo su questa strada del tutto e niente, della pienezza annientata, è la gioia. […] (Fonte: Papa Francesco – Santa Marta – http://it.radiovaticana.va/news/2017/02/28/francesco_a_santa_marta_scegliere_dio,_non_le_ricchezze/1295491)

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Lectio Divina Carmelitana:

Gesù, Luce del mondo
Giovanni 3,14-21

Orazione iniziale

Shaddai, Dio della montagna,
che fai della nostra fragile vita
la rupe della tua dimora,
conduci la nostra mente
a percuotere la roccia del deserto,
perché scaturisca acqua alla nostra sete.
La povertà del nostro sentire
ci copra come manto nel buio della notte
e apra il cuore ad attendere l’ eco del Silenzio
finché l’alba,
avvolgendoci della luce del nuovo mattino,
ci porti,
con le ceneri consumate del fuoco dei pastori dell’Assoluto
che hanno per noi vegliato accanto al divino Maestro,
il sapore della santa memoria.

http://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-4-domenica-quaresima-b

lectio-new-small

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11 marzo 2018 – IV DOMENICA DI QUARESIMALAETARE – Anno B

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.”
Gv.3, 16-18

Come vivere questa Parola?

La Parola di Dio di oggi è una dichiarazione della tenerezza del Padre. Il Volto dell’Abbà viene come accarezzato da questo Vangelo di Giovanni che ne delinea una realtà d’amore che ci incanta e commuove. Il recupero della pienezza della vita, che è la vita eterna, è l’unica preoccupazione del Padre. Questa preoccupazione supera tutte le altre perché, esaudire il bisogno di salvezza, sovrasta, per ora, quello della giustizia. “Dio non mandò il Figlio nel mondo per condannare il mondo”. Qualunque sia il nostro peccato, la nostra colpa, lo sguardo di Dio è e sarà per noi sguardo di Padre, abbraccio di misericordia. Allora la speranza si fa strada nella nostra vita. Il Signore è con noi attraverso suo Figlio Gesù, che ci ripete: “Il Dio dell’amore e della pace è con voi”.

Oggi, nei momenti di silenzio e di preghiera chiederò al Signore di dimorare in me, lo inviterò a fermarsi a casa mia perché con la sua presenza la mia vita esulti di gioia.

La voce di una convertita

“L’amore che ci sforziamo di vivere precipitandoci nella vita degli altri esseri abbandona il nostro cuore ad una inesorabile diversità, ora freddo ora tenero ed ora di pietra. Quando rivolgiamo verso Dio il nostro cuore, egli ci dà quel “cuore di carne «che accende dello stesso fuoco ogni cosa che tocca.”
Delbrel

 

Commento di Sr Graziella Curti

direttice@fmamelzo.com

 

 

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La Parola.it

 

VIVERE IL MOMENTO

L’importante è pensare meno, ricordare e immaginare e aspettare meno. Prendere subito quello che c’è e basta. Vivere il momento.

Andrea De Carlo

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La riflessione di oggi

Provate a rileggere le parole dello scrittore Mark Twain che proponevo nella precedente riflessione. Ne rievoco solo l’avvio: «Non facciamo altro che sentire, e l’abbiamo confuso col pensare». Ebbene, oggi cito uno scrittore contemporaneo, Andrea De Carlo, nato a Milano nel 1952 ma vissuto a lungo in Australia e negli Stati Uniti, tanto da saper pubblicare il suo romanzo, Treno di panna, in italiano e in inglese (Cream Train). La sua considerazione riflette una scelta che è quasi un programma per le giovani generazioni (ma non solo per esse). Il pensare è sempre più anchilosato, il ricordare è spento, l’immaginare è rattrappito, l’attesa è dissolta. Tutte queste attività alte che costituivano una sorgente di vitalità per la ricerca umana e spirituale sono state abbandonate come relitti inutili.

Troppe persone ai nostri giorni sono ferme in quell’incrocio tra passato e futuro che è il «momento», un presente grigio e statico, radicalmente diverso da quell’«istante» perfetto a cui il Faust di Goethe aspirava come a uno stato di pienezza «puntuale», ossia eterna e traboccante. No, ora ci si accontenta di quel che è lì davanti, lo si afferra, ci si nutre e ci si rimette seduti ai bordi del fiume del tempo e della storia. De Carlo incarna in questo progetto di vita un modello che, certo, critica ed evita le illusioni delle ideologie o la retorica del progresso. Ma alla fine condanna solo a «sentire» e non più a pensare, a ignorare e non più a ricordare, a raggelare la fantasia e non più a sognare, a rassegnarsi e non più a sperare.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri”(Sal 25, 4).

Il re e profeta Davide, autore di questo salmo, è oppresso dall’angoscia e dalla povertà e si sente in pericolo di fronte ai suoi nemici. Vorrebbe trovare una strada per uscire da questa situazione dolorosa, ma sperimenta la sua impotenza.

Allora alza gli occhi verso il Dio di Israele, che da sempre custodisce il suo popolo e lo invoca con speranza perché venga in suo aiuto.

La Parola di vita di questo mese sottolinea, in particolare, la sua richiesta di conoscere le vie e i sentieri del Signore, come luce per le proprie scelte, soprattutto nei momenti difficili…

Passa La Parola

Passa Parola
10/03/2018

Costruire rapporti sulla roccia dell’amore

Buon Sabato

«Chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato»

Lc 18, 14

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MESE di MARZO

dedicato a

SAN GIUSEPPE

http://www.preghiereperlafamiglia.it/MARZO.htm

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Sabato 10 Marzo 2018

Sabato della III settimana di Quaresima

Santo(i) del giorno : S. John Ogilvie, sacerdote S.J. e martire (1579-1615),  S. Marie-Eugénie di Gesù, vergine e  fondatrice (1817-1898)

 

Meditazione del giorno : San Bonaventura
Le lacrime e il desiderio

 

 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 18,9-14.

In quel tempo, Gesù disse questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano.
Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore.
Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato».

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

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Passa parola

Buona giornata

Chiara ha paragonato il vivere la Parola al costruire la casa sulla roccia.
infatti il Vangelo contiene un ideale che non passa, non viene travolto dagli eventi, e può dunque
costituire la roccia su cui poggiare l’esistenza.
Non si tratta di parole umane, ma eterne ed universali.
(Unità e Carismi – Città Nuova)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo di Quaresima

1) Preghiera

O Dio, nostro Padre,
che nella celebrazione della Quaresima
ci fai pregustare la gioia della Pasqua,
donaci di approfondire e vivere
i misteri della redenzione
per godere la pienezza dei suoi frutti.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

http://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-luca-189-14

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Sabato 10 marzo 2018 – III settimana di Quaresima

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Lc 18, 10-14

Come vivere questa Parola?

La Chiesa, Madre e Maestra, suggerisce alla nostra meditazione in questo tempo quaresimale la parabola del “fariseo e del pubblicano” quando magari, se abbiamo vissuto con un certo impegno la Quaresima, possiamo forse lasciarci sfiorare dalla tentazione dell’orgoglio, cioè di sentirci migliori degli altri: «Digiuno due volte alla settimana e pago le decime…» e faccio tanti altri sacrifici! Gesù, nella sua memorabile parabola, presenta due uomini con i loro due modi di pregare molto diversi, anzi contrapposti.

– Il fariseo anzitutto: è un ‘monumento’ di virtù, lui, pienamente soddisfatto di sé stesso e tutto concentrato attorno al suo io: «Io non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. Io digiuno due volte alla settimana e io pago le decime di tutto quello che possiedo» Io, io, io… . Si noterà come nella sua preghiera il fariseo nomini Dio, ma solo all’inizio, perché poi Dio scompare subito dall’orizzonte per lasciare spazio esclusivamente al suo io ingombrante che occupa tutto lo spazio della sua pseudo-preghiera. Già il suo atteggiamento iniziale è emblematico: «Il fariseo, stando in piedi pregava così tra sé» (il testo originale si potrebbe tradurre ancora più chiaramente: ritto in piedi pregava così, rivolto a sé stesso). È un uomo tronfio del proprio valore, che si erige a giudice di tutti gli altri.

– Il pubblicano tutto al contrario: «fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto». La sua preghiera è brevissima: «O Dio, abbi pietà di me peccatore».

Il contrasto tra i due non poteva essere più abissale: il fariseo si rivolgeva a Dio, impettito, gonfio solo di sé e dell’ostentazione delle sue virtù. Il pubblicano, invece, si batteva il petto, non avendo nulla da far valere, e implorava unicamente la misericordia di Dio. La parabola ci fa conoscere alla fine il giudizio di Dio: il fariseo, che rendeva grazie per la sua giustizia, ritorna a casa non giustificato, mentre il pubblicano, che si era riconosciuto peccatore, torna a casa giustificato.

In un momento di raccoglimento silenzioso e di verifica quaresimale, ripeterò pieno di fiducia, come S. Teresina del Bambino Gesù, l’umile preghiera del pubblicano: «O Dio, abbi pietà di me peccatore».

 

La voce di una grande santa del nostro tempo

«Appena getto lo sguardo nel Santo Vangelo, subito respiro i profumi della vita di Gesù… Non è al primo posto, ma all’ultimo che mi slancio; invece di farmi avanti con il fariseo, ripeto, piena di fiducia, l’umile preghiera del pubblicano»

S.Teresina di Lisieux, man. C 36v0

 

Commento di Don Ferdinando Bergamelli SDB

f.bergamelli@tiscali.it

 

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La Parola.it

L’argomento di oggi

 

IL CONFORMISTA

Un uomo non può permettersi di avere delle idee che potrebbero compromettere il modo in cui si guadagna il pane. Se vuole prosperare deve seguire la maggioranza. Altrimenti subirà danni alla sua posizione sociale e ai guadagni negli affari… Conformarci è nella nostra natura. È una forza alla quale pochi riescono a resistere… Solo ai morti è permesso dire la verità.

Mark Twain

——

La riflessione di oggi

L’ironia dello scrittore americano ottocentesco Mark Twain, l’autore delle Avventure di Tom Sawyer, era tagliente e spesso amara e le righe che abbiamo proposto ne sono una prova folgorante. Come lo è quest’altro terribile aforisma: «I giornalisti onesti ci sono. Solo che costano di più». Il suo pessimismo è comunque una sferzata benefica contro la sonnolenza dei luoghi comuni, contro la deriva dell’opinione dominante, contro la banalità di un’esistenza comoda e superficiale, contro l’adulazione servile per interesse personale.

Ecco, infatti, nel passo sopra citato la denuncia di quel conformismo a cui si piega il capo per non avere fastidi e soprattutto per ottenere vantaggi egoistici. Vorrei lasciare ancora la parola a Twain: «Non facciamo altro che sentire, e l’abbiamo confuso col pensare. E da questo nasce un risultato che consideriamo una benedizione: il suo nome è Opinione Pubblica… Risolve tutto. Alcuni credono che sia la voce di Dio». Lo scrittore non conosceva ovviamente la televisione e internet e si accaniva contro la stampa, ma se fosse qui oggi aggiornerebbe certe sue staffilate contro gli attuali comunicatori di massa. C’è, al riguardo, un’altra sua frase implacabile, ma sacrosanta, soprattutto nell’odierno circo mediático: «Esistono leggi per proteggere la libertà di stampa, ma nessuna che faccia qualcosa per proteggere le persone dalla stampa». E continuava: «Una bugia detta bene è immortale».

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri”(Sal 25, 4).

Il re e profeta Davide, autore di questo salmo, è oppresso dall’angoscia e dalla povertà e si sente in pericolo di fronte ai suoi nemici. Vorrebbe trovare una strada per uscire da questa situazione dolorosa, ma sperimenta la sua impotenza.

Allora alza gli occhi verso il Dio di Israele, che da sempre custodisce il suo popolo e lo invoca con speranza perché venga in suo aiuto.

La Parola di vita di questo mese sottolinea, in particolare, la sua richiesta di conoscere le vie e i sentieri del Signore, come luce per le proprie scelte, soprattutto nei momenti difficili…

Passa La Parola

Passa Parola
09/03/2018

Puntare al dialogo con tutti

Buon Venerdì

«Amerai il prossimo tuo come te stesso.

Non c’è altro comandamento più importante

di questi»

Mc 12, 31

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MESE di MARZO

dedicato a

SAN GIUSEPPE

http://www.preghiereperlafamiglia.it/MARZO.htm

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Venerdì 09 Marzo 2018

Venerdì della III settimana di Quaresima

Santo(i) del giorno : S. Caterina da Bologna, vergine O.S.C. (1413-1463),  S. Domenico Savio, allievo di don Bosco (1842-1857)

 

Meditazione del giorno : San Francesco di Sales
Il vero amore

 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 12, 28b-34.

In quel tempo, si accostò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?».
Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l’unico Signore;
amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza.
E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c’è altro comandamento più importante di questi».
Allora lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità che Egli è unico e non v’è altri all’infuori di lui;
amarlo con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso val più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Gesù, vedendo che aveva risposto saggiamente, gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio». E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

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Passa parola

Buona giornata

Nel Movimento dei Focolari, per le persone che vi hanno aderito, il dialogo non è qualcosa che resti nell’ambito dell’opinabile.
Anche solo scorrendo le tappe del suo sviluppo, si intuisce come il movimento non sia nato a tavolino, ma per un’ispirazione carismatica
che lo Spirito ha voluto concedere a una giovane donna trentina.
Fin dai primi anni numerosi episodi, accaduti a Chiara Lubich e alle sue prime compagne, indicavano una via di totale accoglienza dell’altro, chiunque esso fosse.
E l’accoglienza è il primo gradino del dialogare.
(Fonte: www.cittanuova.it – Le aperture)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo di Quaresima

1) Preghiera

Padre santo e misericordioso,
infondi la tua grazia nei nostri cuori,
perché possiamo salvarci
dagli sbandamenti umani
e restare fedeli alla tua parola di vita eterna.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

http://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-marco-1228b-34

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Venerdì 9 marzo 2018 – III settimana di Quaresima

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: “Qual è il comandamento primo di tutti?”. Gesù rispose: “Il primo è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c’è altro comandamento più grande di questi».

Mc 12, 28b-31

 

 

Come vivere questa Parola?

Ecco una delle pagine evangeliche più importanti e conosciute, ma anche più soggetta al rischio di essere fraintesa. È una grande gioia dunque ascoltare questo Vangelo di oggi che proclama il comandamento primo di tutti. Ho cercato qui di tradurre il testo stando aderente il più possibile alla forza espressiva dell’originale.

Gesù, rispondendo alla domanda dello scriba, cita due testi tra i più ricorrenti nella preghiera e nella spiritualità di Israele: un passo del Deuteronomio, il celebre shemà Israel: “Ascolta Israele! “Amerai il Signore tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le tue forze” (6,4-5) e un passo del Levitico: “Amerai il tuo prossimo come te stesso” (19,18). Nel labirinto sterminato di precetti, Gesù sceglie soltanto questi due, che esprimono chiaramente l’essenza della volontà di Dio in tutta la sua semplicità: amare Dio e gli uomini. La Legge mosaica si era poi preoccupata dei casi della vita, svariati e molteplici, formulando tutta una serie di prescrizioni, perdendo però di vista il centro che dà unità e slancio vitale a tutto. Ebbene, questo centro che unifica tutto, per Gesù, è l’Amore. Egli risponde ancora allo scriba che il primo dei comandamenti non è uno solo, ma due, però intimamente congiunti, come due facce della stessa moneta: una faccia è rivolta in alto a Dio, e l’altra è rivolta in basso agli uomini. Questi due amori non vanno mai disgiunti. Sta, infatti, nella capacità di mantenere questi due amori sempre saldamente uniti la genialità e la novità del Cristo.

Un’ultima considerazione. I due amori (a Dio e al prossimo) sono strettamente congiunti e il secondo è la verifica del primo. Tuttavia essi sono anche diversi fra loro. La misura dell’amore a Dio – se si presta attenzione al testo – è la totalità. Infatti, nella risposta di Gesù, viene sottolineato per ben quattro volte l’aggettivo “tutto”: «Amerai il Signore tuo Dio con “tutto” il tuo cuore e con “tutta” la tua anima, con “tutta” la tua mente e con “tutta” la tua forza». Invece la misura dell’amore al prossimo non è più il tutto, ma «come te stesso». Vedi qui sotto il testo splendido di Sant’Agostino, che mette bene in chiaro la precedenza dell’attuazione “pratica” dell’amore del prossimo in vista dell’Amore di Dio.

 

La voce del grande Agostino

«L’amore di Dio è il primo come comandamento, ma l’amore del prossimo è primo come attuazione pratica. Colui che ti dà il comando dell’amore in questi due precetti, non ti insegna prima l’amore del prossimo, poi quello di Dio, ma viceversa. Siccome però Dio tu non lo vedi ancora, amando il prossimo ti acquisti il merito di vederlo; amando il prossimo purifichi l’occhio per poter vedere Dio»

Agostino, Trattati su Giovanni, Tratt. 17, 7-8

 

Commento di Don Ferdinando Bergamelli SDB

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La Parola.it

L’argomento di oggi

 

VIVERE APPARTATO

Per nascere scrittore, bisogna imparare ad amare la rinuncia, la sofferenza, le umiliazioni. Soprattutto bisogna imparare a vivere appartato.

Henry Miller

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La riflessione di oggi

Anche a me giungono spesso testi inediti, che grondano speranze destinate a rivelarsi illusioni. Infatti, soprattutto per quanto riguarda la poesia, molti sono convinti che sia solo un’improvvisazione simile a una folgore, mentre in verità essa è come un distillare miele da una candida e casta cera, per usare un’immagine di un poeta autentico come Clemente Rebora. Molti credono che scrivere sia come indossare un cappotto e non strappare qualcosa dall’anima con fatica, impegno, tormento. A tutti gli aspiranti scrittori – e sono una legione, come ben sanno le case editrici – dedico questa nota di un autore provocatorio come è stato l’americano Henry Miller, morto in California nel 1980.

Ma questa considerazione, desunta dalla sua opera autobiografica Nexus (1960), vale un po’ per ogni professione e per una vera formazione personale. Quattro sono le tappe di questo ideale itinerario dello spirito. La rinuncia, innanzitutto, alle distrazioni, alle banalità, alla superficialità, alle illusioni. Segue la sofferenza che comporta la fatica dell’addestramento, dell’ascesi, della ricerca. Si parano poi davanti a noi le umiliazioni: lo scacco, l’insuccesso sono spesso in agguato ed è facile lasciarsi tentare dallo sconforto, accasciandosi ai bordi della strada della vita. Infine, ecco la tappa decisiva: il paziente e silenzioso appartarsi nella riflessione, lontano dal rumore, dalle chiacchiere, dalla mondanità, dalla luce sfacciata dei riflettori. Al pittore El Greco chiesero un giorno perché egli dipingesse sempre in una camera in penombra. Rispose: «Se sapeste quale luce sfolgorante è dentro di me!».

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri”(Sal 25, 4).

Il re e profeta Davide, autore di questo salmo, è oppresso dall’angoscia e dalla povertà e si sente in pericolo di fronte ai suoi nemici. Vorrebbe trovare una strada per uscire da questa situazione dolorosa, ma sperimenta la sua impotenza.

Allora alza gli occhi verso il Dio di Israele, che da sempre custodisce il suo popolo e lo invoca con speranza perché venga in suo aiuto.

La Parola di vita di questo mese sottolinea, in particolare, la sua richiesta di conoscere le vie e i sentieri del Signore, come luce per le proprie scelte, soprattutto nei momenti difficili…

Passa La Parola

Passa Parola
08/03/2018

Superare i nostri limiti

Buon Giovedì

«Ogni regno diviso in se stesso

va in rovina e una casa

cade sull’altra»

Lc 11, 17

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MESE di MARZO

dedicato a

SAN GIUSEPPE

http://www.preghiereperlafamiglia.it/MARZO.htm

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https://www.facebook.com/Papaboys/videos/1785862891478131/

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Giovedì 08 Marzo 2018

Giovedì della III settimana di Quaresima

Santo(i) del giorno : S. Giovanni di Dio, fondatore “Fatebenefratelli” (1495-1550),  B. Faustino Míguez, sacerdote S.P. e fondatore (1831-1925)

 

Meditazione del giorno : Origene
“Chi non raccoglie con me, disperde”

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 11,14-23.

In quel tempo, Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle rimasero meravigliate.
Ma alcuni dissero: «E’ in nome di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni».
Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.
Egli, conoscendo i loro pensieri, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra.
Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni in nome di Beelzebùl.
Ma se io scaccio i demòni in nome di Beelzebùl, i vostri discepoli in nome di chi li scacciano? Perciò essi stessi saranno i vostri giudici.
Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il regno di Dio.
Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, tutti i suoi beni stanno al sicuro.
Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via l’armatura nella quale confidava e ne distribuisce il bottino.
Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde.

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

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Passa parola

Buona giornata

[…] Analizziamoci un po sul nostro amore scambievole considerando la misura di questo amore […],
evidenziamo la nostra poca generosità, i nostri limiti d’attuarlo, per superarli.
[…] Io vorrei che vivessimo quest’amore […] come se non avessimo nient’altro da fare[…] (Io-Il fratello-Dio – M. Vandeleene – Citazione di Chiara Lubich Nota 136 pag. 188 – Ed. Città Nuova)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo di Quaresima

1) Preghiera

Dio grande e misericordioso,
quanto più si avvicina la festa della nostra redenzione,
tanto più cresca in noi il fervore
per celebrare santamente la Pasqua del tuo Figlio.
Egli è Dio e vive e regna con te…

http://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-luca-11-14-23

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Giovedì 8 marzo 2018 – III settimana del Tempo di Quaresima

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Quando un uomo forte, bene armato fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino. Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde».
Lc 11, 21-23

 

Come vivere questa Parola?

La similitudine usata da Gesù nel Vangelo di oggi ci è di grande aiuto nel cammino di conversione e di discernimento interiore che stiamo compiendo con tutta la Chiesa in questo tempo di Quaresima. L’uomo “forte, ben armato” che fa la guardia alla porta della sua casa rappresenta il demonio, certo di aver sconfitto l’uomo e di averlo conquistato definitivamente. «Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino». Questo più forte è Gesù stesso, che vince il demonio e gli strappa l’armatura. Gesù è il Vincitore e solo Lui può dire: «Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde».

Pertanto, ascoltiamo la voce di Gesù e mettiamo solo in lui la nostra sicurezza e la certezza della vittoria. Altrimenti, tutte le nostre opere sono vane e ci possono essere tolte in qualsiasi momento. È bello, e ci è di grande conforto e consolazione, sapere che in questo itinerario quaresimale di conversione, (nonostante qualche difficoltà, fatica, stanchezza, e qualche possibile scoraggiamento) Gesù è più forte del demonio, più forte di ogni tentazione, di ogni prova, di ogni difficoltà. Noi dunque ci affatichiamo a raccogliere con lui e siamo certi di avere un buon raccolto, perché lui è il più forte!

Lungo questa giornata di Quaresima, in qualche momento di raccoglimento e di preghiera, ripeterò sovente al Signore: «Tu sei il più forte, Gesù, e mi affido totalmente alla tua grande potenza. Salvami, Signore!».

 

La voce di Gesù nell’Apocalisse

«Il vincitore lo farò sedere con me, sul mio trono, come anche io ho vinto e mi sono seduto col Padre mio sul suo trono»

Ap 3, 21

 

Commento di Don Ferdinando Bergamelli SDB

f.bergamelli@tiscali.it

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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La Parola.it

L’argomento di oggi

 

DONNE E UOMINI

È una delle grandi difficoltà della vita indovinare ciò che una donna vuole. / Se c’è un genere che mi è estraneo, è il genere maschile. Lo trovo troppo determinato, tradizionalista, triste, fedele alle abitudini, perduto in automatismi, in credenze sulle quali non s’interroga mai.

Italo Svevo / Alice Ceresa

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La riflessione di oggi

La scrittrice inglese George Eliot (1819-80), che aveva assunto questo pseudonimo maschile, annotava: «Certo che le donne sono stupide. Dio onnipotente le ha create per essere uguali agli uomini!». Ebbene, sulla scia di questa provocazione ironica ho voluto accostare due considerazioni antitetiche, eppure entrambe dotate di una loro verità. Da un lato, c’è la prima frase, desunta da quel romanzo originalissimo che è La coscienza di Zeno (1923) di Italo Svevo. Che la donna sia spesso capace di sorprendere e di spiazzare il suo interlocutore maschile è un’esperienza abbastanza frequente e non necessariamente negativa. Si pensi che in Cina c’è un villaggio, Pumei, ove le donne usano una lingua solo femminile, il nushu, incomprensibile ai maschi e tramandato dalle madri alle figlie.

D’altro lato, però, è anche fondata la seconda frase della scrittrice Alice Ceresa (1923-2001) che bolla la noiosa pedanteria maschile. Certo, anche questo aspetto può avere un risvolto positivo nella determinazione, nella fermezza, ma può irrigidirsi nell’automatismo, nell’abitudine, perdendo la freschezza della ricerca, della sorpresa, della domanda di senso. Tutto questo ci conduce alla specularita dei due sessi, entrambi limitati e criticabili, ma necessari per l’armonia e la vita dell’umanità. Stupidità e grandezza sono ugualmente ripartite perché siamo sempre in presenza di creature e non di divinità. Eppure, come insegna la Bibbia (Genesi 1,27), l’immagine divina nella creatura umana è proprio nella dualità sessuale, nel suo profilo originale e creativo.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri”(Sal 25, 4).

Il re e profeta Davide, autore di questo salmo, è oppresso dall’angoscia e dalla povertà e si sente in pericolo di fronte ai suoi nemici. Vorrebbe trovare una strada per uscire da questa situazione dolorosa, ma sperimenta la sua impotenza.

Allora alza gli occhi verso il Dio di Israele, che da sempre custodisce il suo popolo e lo invoca con speranza perché venga in suo aiuto.

La Parola di vita di questo mese sottolinea, in particolare, la sua richiesta di conoscere le vie e i sentieri del Signore, come luce per le proprie scelte, soprattutto nei momenti difficili…

Passa La Parola

Passa Parola
07/03/2018

Essere audaci e coraggiosi

Buon Mercoledì

«Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi,

e insegnerà agli uomini a fare altrettanto,

sarà considerato minimo nel regno dei cieli»

Mt 5, 19

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MESE di MARZO

dedicato a

SAN GIUSEPPE

http://www.preghiereperlafamiglia.it/MARZO.htm

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Promo Rosario meditato di mercoledì 7 marzo 2018 ore 20.30

Sarà un Rosario dedicato all'Eucaristia e alle vocazioni. Ci prepariamo all'Ordinazione sacerdotale di un nostro parrocchiano il 19 marzo prossimo. Pregate con noi dalle pagine: https://www.facebook.com/Papaboys/ ; https://www.facebook.com/domenico.iervolino ; da: https://www.facebook.com/donMimmoIervolino/ ; e da: https://www.facebook.com/sanfeliceinpincis/

Pubblicato da Associazione Nazionale Papaboys su Martedì 6 marzo 2018

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Mercoledì 07 Marzo 2018

Mercoledì della III settimana di Quaresima

Santo(i) del giorno : SS. Perpetua e Felicita, martiri († 203),  S. Teresa Margherita del Cuore di Gesù, O.C.D. (1747-1770)

 

Meditazione del giorno: Sant’Ilario di Poitiers
Cristo è il compimento delle Scritture

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 5,17-19.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: « Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento.
In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli. »

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

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Passa parola

Buona giornata

[…] Gesù ci ha insegnato che il Padre è contento che portiamo “molto frutto” (cf. Gv 15, 8 ) e che addirittura faremo cose più grandi lui (cf. Gv 14, 12).
Egli attende dunque da noi dedizione, passione nel lavoro che ci è dato da compiere, inventiva, audacia, intraprendenza.
Ma senza affanno e agitazione, con quella pace che viene dal sapere che stiamo compiendo la volontà di Dio.[…] (Fonte: Fabio Ciardi – Parola di Vita Giugno 2015)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo di Quaresima

1) Preghiera

Signore Dio nostro,
fa’ che i tuoi fedeli,
formati nell’impegno delle buone opere
e nell’ascolto della tua parola,
ti servano con generosa dedizione
liberi da ogni egoismo,
e nella comune preghiera a te, nostro Padre,
si riconoscano fratelli.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

http://ocarm.org/it/content/lectio/lectio-divina-matteo-517-19

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Mercoledì 7 marzo 2018 – III settimana di Quaresima

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto».
Mt 5, 17-18

 

Come vivere questa Parola?

Gesù chiarisce con l’affermazione riportata nel Vangelo di oggi la sua posizione di fronte alla Legge di Mosè e al messaggio spirituale dei Profeti dell’Antico Testamento. Tanto più che nella Chiesa del tempo di Matteo era ancora vivo il dibattito tra due opposte tendenze: su quale fosse il rapporto di Gesù con le Scritture dell’AT. Chi proclamava che egli era venuto come un liberatore ad abolire e annullare la Legge di Mosè; chi, al contrario, sosteneva che il suo compito era stato solo quello di sottoscrivere fin nei minimi dettagli, tutto ciò che vi era scritto.

Contro i cristiani di stampo ‘libertario’ (chiamiamoli così), Gesù afferma di non essere venuto ad abolire la Legge di Dio scritta nei libri dell’AT. Nello stesso tempo però, proclama che Egli non si è limitato a confermare semplicemente ciò che era stato detto prima. Egli è invece venuto a portare la rivelazione definitiva della Volontà di Dio. La Legge antica ha trovato così nella sua parola e nella testimonianza della sua vita il pieno compimento che le mancava. Quindi, da una parte, non esiste rottura col passato; ma dall’altra parte ciò non significa che la continuità si riduca a mera ripetizione o a semplice conferma di esso. Ora avviene una novità interpretativa propria e esclusiva di Gesù.

Pertanto, si deve riconoscere anche un superamento del passato, anche se in vista di una pienezza definitiva nel futuro. Gesù dunque, assume il passato, ma in un processo di compimento, lasciando alle spalle aspetti caduchi e imperfetti e reinterpretando tutto alla luce del suo comandamento nuovo: l’Amore. La libertà non si raggiunge uscendo dalla Legge, ma scendendo in profondità in essa. Il testo del grande Agostino, riportato più sotto, è uno splendido commento a quanto stiamo dicendo.

 

La voce del grande S. Agostino

«Una volta per tutte dunque ti viene imposto un breve precetto: ama e fa’ ciò che vuoi; sia che tu taccia, taci per amore; sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che perdoni, perdona per amore; sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene»
Agostino, I Epist. Giov: Omelia. 7,8.

 

Commento di Don Ferdinando Bergamelli SDB

f.bergamelli@tiscali.it

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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La Parola.it

L’argomento di oggi

 

IL MONDO È UN PONTE

Gesù – che la pace sia con lui – disse: «Il mondo è un ponte. Attraversalo, ma non fermarti lì!».

Detto Apocrifo di Cristo

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La riflessione di oggi

A una quarantina di chilometri da Agra, la capitale indiana dei Moghul, celebre per il suo indimenticabile Taj Mahal, si leva la città fantasma di Fatehpur Sikri, edificata nel Cinquecento dall’imperatore Akbar, fautore del dialogo interreligioso. Ebbene, sulla moschea di quella città era stata incisa la frase assegnata a Gesù che oggi proponiamo. Naturalmente il detto – che ha una sua forza poetica e spirituale – germoglia dai Vangeli, là dove Cristo invita a cercare un altro tesoro rispetto a quelli che offrono la storia e la terra, e a non affannarsi nell’accumulo dei beni caduchi (si leggano Matteo 6,19-34 e Luca 12,16-31).

Un Vangelo apocrifo, quello attribuito all’apostolo Tommaso, contiene quest’altro appello di Gesù: «Siate gente di passaggio». E la Lettera agli Ebrei non esita a suggerire al cristiano di «uscire dall’accampamento» provvisorio in cui ci troviamo perché «non abbiamo quaggiù una città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura» (13,13-14). La nostra civiltà è certamente di matrice sedentaria, tant’è vero che detestiamo i nomadi che s’accampano ai bordi delle nostre città. Eppure, mai come in questi tempi l’umanità si è fatta frenetica nel voler viaggiare, migrare, cercare. E spesso questa pulsione interiore è solo segno di scontentezza, di insoddisfazione, di un’attesa frustrata. Ecco perché è importante muoversi non solo fisicamente, ma anche spiritualmente, tenendo fissa una meta che dia senso all’esistenza. Oltre il ponte e il fiume turbolento della storia cerchiamo un approdo che sia però più in là, nell’infinito e nei vasti orizzonti dell’anima.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri”(Sal 25, 4).

Il re e profeta Davide, autore di questo salmo, è oppresso dall’angoscia e dalla povertà e si sente in pericolo di fronte ai suoi nemici. Vorrebbe trovare una strada per uscire da questa situazione dolorosa, ma sperimenta la sua impotenza.

Allora alza gli occhi verso il Dio di Israele, che da sempre custodisce il suo popolo e lo invoca con speranza perché venga in suo aiuto.

La Parola di vita di questo mese sottolinea, in particolare, la sua richiesta di conoscere le vie e i sentieri del Signore, come luce per le proprie scelte, soprattutto nei momenti difficili…

Passa la Parola

Passa Parola
06/03/2018

Diffondere la civiltà dell’amore

Buon Martedì

«… così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi,

se non perdonerete di cuore al vostro fratello»

Mt 18, 35

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MESE di MARZO

dedicato a

SAN GIUSEPPE

http://www.preghiereperlafamiglia.it/MARZO.htm

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Martedì 06 Marzo 2018

Martedì della III settimana di Quaresima

Santo(i) del giorno : S. Julián di Toledo (E), arcivescovo (642-690),  S. Colette(a) Boylet, vergine, clarissa (1381-1447)

 

Meditazione del giorno: San Francesco di Sales
Con tutto il cuore perdonare al fratello

 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 18,21-35.

In quel tempo Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?».
E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.
A proposito, il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi.
Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti.
Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito.
Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa.
Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi!
Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito.
Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto.
Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato.
Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?
E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello».

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Sinossi Valtortiana del Vangelo del giorno…

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Passa parola

Buona giornata

Un amore rivolto a tutti, senza alcuna discriminazione; che si dà per primo; che ama come sé;
capace di vedere Gesù nel fratello; che “si fa tutto a tutti, secondo l’espressione di san Paolo.
Così deve essere l’amore perché possa dirsi evangelico.
E non è sempre facile vivere secondo questo impegno.
È davvero un’arte, che richiede un esercizio costante, quotidiano, e un “metodo” che Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari,
ha attinto dal Vangelo e che propone nella consapevolezza che solo questa nuova disposizione d’animo
è il primo passo per una rivoluzione pacifica, capace di cambiare il mondo e il cuore dei singoli e di costruire una civiltà dell’amore.”
(Fonte: Chiara Lubich citazione da II Tema su Gesù in mezzo – alle focolarine – Rocca di Papa, 6 dicembre 1975)

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Lectio Divina Carmelitana:

Tempo di Quaresima
1) Preghiera
Non ci abbandoni mai la tua grazia, o Padre,
ci renda fedeli al tuo santo servizio
e ci ottenga sempre il tuo aiuto.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

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Martedì 6 marzo 2018 – III settimana del Quaresima

 

DALLA PAROLA DEL GIORNO

«Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

Mt 18, 32-35.

 

Come vivere questa Parola?

Non possiamo vivere in forma autentica il cammino quaresimale di conversione se non ci mettiamo decisamente dalla parte del perdono. La parabola evangelica raccontata oggi da Gesù, ha la forza di scuoterci profondamente dentro, quando pensiamo al forte contrasto esistente davanti al perdono che riceviamo gratuitamente e continuamente da Dio, e la durezza del cuore che riserbiamo invece al fratello, quando si tratta di accordargli il nostro perdono!

Nelle due parti della parabola ascoltiamo le stesse parole. Nella prima, il servo del padrone, al quale era stato condonato un debito stratosferico, supplicava: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. E il padrone ebbe compassione di quel servo.

Nella seconda parte, il servo perdonato sente le stesse parole sulla bocca di un suo compagno per un debito di pochi spiccioli: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma questa supplica, che lui stesso aveva fatto pochi istanti prima al padrone, ora non la sente più, non la vuole ascoltare: “Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione fino a che non avesse pagato il debito”.

È un contrasto scandaloso, che ci urta profondamente e che suscita la nostra indignazione.  Eppure, non si tratta forse anche di noi, dei sentimenti che anche noi proviamo talora nei confronti del nostro prossimo?

Lasciamoci dunque convertire dalla Parola di Gesù e impariamo dal suo cuore la misericordia. La prova che noi abbiamo conosciuto l’Amore di Dio sperimentando la sua misericordia, dovrebbe diventare la nostra gioia, quando, a nostra volta, sappiamo perdonare. È una gioia incontenibile che non viene da noi, ma dalla vita di Dio in noi. È un segno dell’Amore che un giorno abbiamo conosciuto, e forse è anche la cicatrice dei nostri peccati che, ormai perdonati, si fanno sorgente di perdono anche per gli altri.

 

Signore, nessuno sia escluso dal nostro amore quando l’Eucaristia, il sacramento dell’Amore, si rinnova in mezzo a noi, poiché incessantemente noi non viviamo che grazie alla tua misericordia.

 

La voce dell’Unico Maestro, Gesù

«Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono»

Mt 5, 23-24

Commento di Don Ferdinando Bergamelli SDB

f.bergamelli@tiscali.it

 

Casa di Preghiera San Biagio www.sanbiagio.org  info@sanbiagio.org

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La Parola.it

L’argomento di oggi

 

UN’UNICA LINGUA PATERNA

Nessun uomo è un’isola, completo in sé. Ciascuno di noi fa parte di un continente, un pezzo di terraferma.

John Donne

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La riflessione di oggi

«Ci sono persone che parlano un momento prima di pensare». Proviamo a ribaltare questo aforisma del moralista francese La Bruyère, autore da noi citato anche nella riflessione precedente. Prima di parlare, creiamo uno spazio di silenzio e di meditazione e in quest’oasi lasciamo echeggiare le parole, per altro celebri, che sopra sono state trascritte. A proporle è un poeta inglese, John Donne, vissuto tra il Cinque e il Seicento, in una raccolta significativamente intitolata Devozioni. È una meditazione spirituale sul mistero dell’uomo, «l’unico essere animale per il quale il suo stesso esistere è un problema da risolvere», come ha detto un filosofo, Erich Fromm. Ora, l’umanità è stata creata – è la Genesi (1,27) a dircelo – come immagine divina proprio perché è maschio e femmina, cioè votata a una relazione interpersonale, a un incontro fecondo e, perciò, capace di imitare il Creatore attraverso la generazione.

Ma c’è di più. Noi apparteniamo a un orizzonte genetico comune, Inumanità» appunto, il nostro «continente», di cui siamo una porzione. Invano abbiamo eretto le frontiere delle razze, delle classi, delle divisioni: noi rimaniamo tutti figli di Adamo, deboli e gloriosi al tempo stesso, capaci di infamie e di eroismi. Ed è per questo che dobbiamo combattere la grande tentazione di isolarci, perché da soli non bastiamo a noi stessi. L’autismo spirituale e culturale è un dramma peggiore di quello psicologico e guarirlo è un’impresa ardua. Ritorniamo, allora, a guardarci negli occhi, a estrarre non la spada del duello ma la voce del dialogo, dato che tutti abbiamo una lingua paterna comune, quella dell’unico Creatore, iscritta nelle nostre anime e coscienze.

(Testo tratto da: G. Ravasi, Breviario laico, Mondadori)

RECUPERA LA RIFLESSIONE DI IERI!

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“Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri”(Sal 25, 4).

Il re e profeta Davide, autore di questo salmo, è oppresso dall’angoscia e dalla povertà e si sente in pericolo di fronte ai suoi nemici. Vorrebbe trovare una strada per uscire da questa situazione dolorosa, ma sperimenta la sua impotenza.

Allora alza gli occhi verso il Dio di Israele, che da sempre custodisce il suo popolo e lo invoca con speranza perché venga in suo aiuto.

La Parola di vita di questo mese sottolinea, in particolare, la sua richiesta di conoscere le vie e i sentieri del Signore, come luce per le proprie scelte, soprattutto nei momenti difficili…